Amiche alla spiaggia

Ancora una foto ricordo della villeggiatura e della felicità condivisa.
Il tempo trascorso con le amiche, il più prezioso ed indimenticabile, a ritornarci con la mente un sorriso illumina il viso.
Tempo d’estate, di corse sulla battigia, di spruzzi di acqua salata.
Tempo di gioia e di pelle ambrata, un cappellino bianco e per l’allegria ridono anche gli occhi.

Le mani sulle spalle, i capelli alla moda, quella frase pronunciata in quell’istante e la magia di ricordarsela: ha quella potenza lì la felicità, si insinua in certi meandri del cuore e della memoria e poi riaffiora, improvvisa e inattesa.

Il tempo appanna e consuma la carta, questa fotografia non è in ottime condizioni e a me è sembrata un’ottima ragione per metterla in salvo.
E così trattengo qui con me i sorrisi di queste amiche sorprese su una spiaggia probabilmente ligure.

La mano sotto il mento, il costume a righe.

Una posa scherzosa, lo stile di un’epoca, una memoria conservata gelosamente: tra amiche, con questa felicità, alla spiaggia.

Camminando nel passato di Portofino

Ritorniamo a camminare nel passato in uno dei luoghi più incantevoli della Liguria.
L’acqua chiara e fresca, le case alte e colorate e la bellezza inconfondibile di Portofino, borgo di pescatori e anche meta della villeggiatura.
Consultando la Guida Treves del 1911 si legge una caratteristica di questo luogo: l’ingresso anteriore delle abitazioni si trova al piano terreno mentre quello posteriore si trova al terzo o magari al quarto piano.
Dolce è la vita nella baia di Portofino, questa bella cartolina fu spedita nell’estate del 1915 alla Signora Cesarina che se ne stava a prendere il fresco in quel di Murta.
E così appariva, nella sua perfetta armonia, la nostra Portofino.

Uno scorcio della celebre piazzetta, i portici a donare ombra, le belle case alte.

Un fascino imperituro che ancora oggi conquista e cattura.

Una vela bianca, le barche, davanti alle finestre i panni stesi ad asciugare nell’aria frizzantina.

Consultiamo poi la Guida pratica ai Luoghi di soggiorno e di cura d’Italia edita dal Touring Club Italiano nel 1932 e avremo ulteriori indicazioni sulla nota località del levante ligure.
Tra queste pagine si legge infatti che Portofino conserva il suo aspetto unico e particolare ma certo non è priva di elementi di conforto dovuti anche all’intensa frequentazione.
I panorami straordinari e il clima mite ne fanno poi un luogo piacevole in ogni stagione.
Durante tutto l’anno, si specifica sulla guida, Portofino è prediletta da coloro che amano godere di un soggiorno semplice, tranquillo, riposante.
Ed ancora ecco le sue case da un diverso punto di vista, in un dettaglio di una seconda cartolina.

E le barche a vela, magnifiche e superbe, in attesa di prendere il largo.

E tutto attorno una fragranza di profumi tipici della macchia mediterranea e di questo tratto di costa come il mirto, il corbezzolo e l’ulivo generoso che diviene cornice di uno scorcio di impareggiabile bellezza.

L’acqua era calma, il sole brillava alto nel cielo, il verde degli alberi donava una freschezza ristoratrice e il tempo era dolce a Portofino.

Sui sassi, sulla spiaggia di Sturla

Ancora ritornano gli sguardi dal passato, da un tempo felice trascorso sulla spiaggia di Sturla.
L’onda lenta lambiva la riva e gli istanti fluivano dolci, in compagnia delle persone care.
E così vi porto là, tra loro che si fecero ritrarre tutti insieme: la signora che sorride trattenendo le ginocchia tra le mani, il ragazzo pronto a tuffi spericolati e le fanciulle dai modi garbati.

Uno si stringe nell’accappatoio, uno tiene l’asciugamano sulle spalle e la ragazzina sfoggia una bella maglietta a righe.
Negli occhi di tutti loro pensieri che non sappiamo decifrare anche se, in qualche modo, sappiamo riconoscere quella serenità come nostra.

Il sole negli occhi, il costume scuro, la posa in qualche modo esitante.

La giovinezza e l’infanzia: si diventa grandi davanti a questo mare che scandisce le ore mentre sfiora la riva.

Ecco lei, accenna appena un sorriso.
È una ragazza semplice, timida, ad osservarla non diresti mai che potrebbe essere capricciosa o difficile.
Non lei, no.
Lei sorride forse persino inconsapevole della sua autentica bellezza.

C’è un mondo intero, come sempre, nella fragilità di una fotografia.
Tra tutti loro legami d’affetto e certamente di parentela.
Si mostra solida ed efficiente la solerte madre di famiglia, ha un’energia che traspare persino dalla sua posa.
Là dietro, sullo steccato, è appeso un ombrello parasole, servirà se il caldo dovesse farsi insopportabile.

Per cautela, comunque, meglio tenere il capo coperto come lei.

La ragazzina, invece, porta i lunghi capelli sciolti, li tiene con la riga nel mezzo e sono così scuri e forti.
Qualche vezzo per lei: gli anellini sottili, il bracciale, mi pare di scorgere anche dei piccoli orecchini.

Comprai questa fotografia diverso tempo fa.
A tergo nessuna indicazione del luogo ma, notando i sassi, ero quasi certa che potesse proprio trattarsi di una spiaggia della Liguria, di sicuro però non avrei mai pensato di riuscire a riconoscere il luogo.
Poi, l’altro giorno, un caso del destino mi ha donato un’intuizione.
Stavo sfogliando le fotografie balneari e questa si trovava accanto ad un’altra fotografia che tempo fa già pubblicai su questo blog.
Osservando con attenzione gli steccati con i legni così sfalsati in entrambe le immagini e la ringhiera alle spalle delle persone ho compreso che si trattava proprio dello stesso luogo: la spiaggia di Sturla che già vi mostrai in questo post.
E per me è una grande gioia aver salvato questa immagine e aver inoltre riportato tutte queste persone, in qualche modo, nel luogo a loro così caro.
Il tempo scorreva, dolce e inesorabile, lasciando nel cuore una memoria bella, una piccola nostalgia, un fremente ricordo che sarebbe rimasto impresso per sempre.
Ed era un giorno felice, sui sassi, sulla spiaggia di Sturla.

Diverse velocità

Diverse velocità, diversi amori.
Un pomeriggio d’estate, al Porto Antico.
E c’erano le barche superbe, una bicicletta, una moto.
Diverse velocità, diverse vite.
Ero là, seduta sulla panchina a guardare il mare e ho pensato che per tutti noi, in maniera uguale, spira e soffia il benefico vento.
Sfiora il viso, accarezza i capelli, fa respirare, ristora e bacia la pelle.
Diverse velocità, diversi amori, stesso vento.

12 Luglio 1929: giocando con la rete da pesca

Ancora un frammento d’estate, su una riva che fu scenario di istanti felici.
Acquistai questa fotografia diverso tempo fa, insieme ad altre riferibili alla zona di La Spezia, in questo caso non è specificato il luogo ma soltanto la data: era il 12 Luglio 1929.
E le ragazze erano là e ridevano e giocavano con la rete da pesca, mentre l’acqua fresca lambiva le loro caviglie.

C’è un tempo che ritorna alla mente e riaffiora gioioso e spensierato, identico a se stesso.

E in questo tempo i pescatori hanno la pelle ambrata e le canotte a righe.

Le ragazze si divertono, tutte loro hanno i costumi e le pettinature più in voga, simbolo e stile di un’epoca.

Sono aggraziate, femminili e disinvolte.
E i costumi da bagno, in questo scorcio di inizio secolo, consentono loro maggior libertà di movimento, i pesanti e ingombranti indumenti di lana sono ormai passati di moda e le ragazze se ne stanno alla spiaggia con braccia e gambe scoperte, che magnifica libertà per loro!
Un cinturino in vita, una collana che pende sul petto, l’espressione fatale e un sorriso incantevole.

E il mare d’argento è colmo di pesci.

E il tempo fluisce, inesorabile come l’onda salmastra che frizzante sfiora la pelle.

Rimane la memoria dolce di una fotografia scattata in un giorno felice, su quella riva.
E si scherzava così, con la rete da pesca.
Era un giorno d’estate, era il 12 Luglio 1929.

Sulla spiaggia di Pegli

E poi venne la calda estate e tutti si ritrovarono, di nuovo, sulla spiaggia di Pegli, là dove le onde si frangevano sulla costa dissolvendosi in bianca schiuma.
Erano giorni felici e sono rimasti impressi in una serie di belle fotografie che adesso ho il privilegio di custodire e così vi porterò con me sulla spiaggia di Pegli, mostrandovi una di queste immagini nei dettagli.
Spira una certa brezza fresca davanti a questo mare, signore e signorine tengono fermi i cappelli con le mani, che disdetta se volassero via!
Il ragazzino con la maglia a righe invece ride fortissimo e di gran gusto: che gioia l’infanzia, solo il fatto esistere ti rende semplicemente felice.

I più piccoli, come al solito, se ne stanno seduti per terra davanti.
Un nasino che si arriccia, un sorrisetto e i lunghi capelli della bambina così smossi dal vento.

Accade tutto in una maniera che non si sa spiegare: un giorno te ne stai là sui sassi con i tuoi amici e ad un tratto, all’improvviso, ti ritrovi grande.

Ecco poi uno dei più piccini della compagnia: costumino bianco con le bretelle, pelle ambrata e un salvagente come sedile.
A reggere il piccoletto è un giovane uomo dalla mirabile prestanza, oserei ipotizzare che si tratti proprio del bagnino.

La vita è dolce in questa estate lontana.
E noi, da osservatori di un altro tempo, riusciamo persino a cogliere certi tratti del carattere e certe maniere proprie di ogni personalità: la giovane vestita di bianco ci appare come una donna solida e concreta, forte e instancabile.

Sulla spiaggia di Pegli c’è gran sfoggio di copricapi, accappatoi e abbigliamento da spiaggia secondo la moda dell’epoca.

La signora con la collana di perle stringe con grazia tra le dita la tesa del suo elegante cappello.
Questo vento inquieto non vuol proprio saperne di fermarsi!

E poi magliette a righe, capelli bagnati, espressioni fin troppo serie e timidezze infantili.
E l’affabile cura di una mamma che tiene una manina del suo bimbetto e nello sguardo di lei si colgono tutta la bellezza di essere madre e tutto il suo immenso amore.

Era un giorno felice e loro erano là, davanti a questo mare.
Un’antica fotografia riporta tutti loro alla luce del mondo, nel luogo che a loro apparteneva, accanto ai loro amici e alle persone care.
In un frammento di tempo colmo di autentica letizia, sulla spiaggia di Pegli.

In villeggiatura ad Arenzano

E ritorniamo ancora a camminare nel passato, nel tempo di una diversa estate, nella nostra magnifica Arenzano.
Arriveremo là grazie a una bella cartolina della mia collezione, alcuni dettagli ci conducono davanti all’azzurro, davanti al mare della Liguria dove restano ancora le barche così adagiate sui sassi.

Ha un clima dolce Arenzano, così si legge anche nella Guida Pratica ai Luoghi di Soggiorno e e di Cura d’Italia pubblicata dal Touring Club Italiano nel 1932, ne possiedo una copia e lo sfoglio volentieri insieme a voi.
Predominano in questa zona le fresche pinete e i rigogliosi olivi, nella guida si decanta la dolcezza del clima e si sottolinea che qui le nebbie sono sconosciute.

Un uomo passeggia lento sulla spiaggia.
Sarà una persona del posto, lui potrebbe raccontarci chissà quante storie su Arenzano.

Conosce a memoria ogni piazzetta, ogni caruggio e ogni angolo del paese.

Arenzano è luogo di pescatori, di gente che vive sul mare e dal mare trae sostentamento.

Le barche dai colori chiari così si stagliano contro il blu della Liguria.

Questa amena località del ponente è consigliata in diverse stagioni, la Guida del Touring infatti precisa che i villeggianti godono delle bellezze del luogo non solo in estate ma anche in primavera e in autunno, in questi periodi dell’anno è la meta prescelta da molti turisti inglesi.
Tra gli alberghi il più celebre e rinomato è proprio il Grand Hotel che dispone di un ampio giardino e anche di grandi terrazze con vista sul mare e sulle colline.
E sulla Guida del Touring si legge che nella spiaggia antistante c’è un comodo stabilimento balneare con cabine in legno.

Così scorre, con dolcezza, il tempo dello svago e della villeggiatura davanti al mare di Arenzano.

La stagione balneare a Sturla

Iniziò, con la pigra dolcezza dell’estate, la stagione balneare a Sturla.
L’acqua del mare era frizzante ristoro, freschezza e trasparenza, tra i sassi incedevano certi piccoli granchi e i pesci argentati guizzavano via veloci.
I bambini correvano sulla riva e si tuffavano felici tra le onde del mare, i più spericolati si esibivano in tuffi straordinari, che estate magnifica!
Era dolce la stagione balneare a Sturla, si attendeva questo tempo come una bella promessa o come una gioia tanto desiderata.
Là, sulla spiaggia di Sturla, c’era anche lei, con il suo costume scuro bordato di bianco, il capo coperto, alle sue spalle di scorge un’altra figuretta femminile con un ampio cappello chiaro.
Una fotografia soltanto, per ricordare quei giorni spensierati.
Sulla panchina, nel tempo della stagione balneare a Sturla.

Giugno 1908: le gite per mare sul vapore Principessina

Tic, tac, tic, tac, ancora una volta saliamo sulla macchina del tempo e arriveremo ai giorni di un’altra calda estate: sulle pagine del quotidiano Il Lavoro del 27 Giugno 1908 un breve ed invitante trafiletto promette meraviglie a chi desideri svagarsi con un bel viaggio per mare.
E così prepariamoci alla partenza, serviranno di certo abiti freschi, un bel cappello a tesa larga, un ombrellino parasole, gli immancabili guanti e un bel ventaglio.
Si parte di buon mattino, alle 7 del 28 Giugno dal Ponte Federico Guglielmo, il vapore Principessina salperà alla volta di Monaco dove è previsto il suo arrivo intorno alle ore 13.30.
Si rimarrà a Monaco fino a mezzanotte e poi, a quell’ora, il vapore Principessina riprenderà il suo viaggio verso Genova dove si giungerà tranquilli e riposati alle otto del mattino.
Non mancano gli svaghi in questa frizzante estate del 1908: il giorno successivo, infatti, il vapore Principessina porterà certi fortunati gitanti nell’incantevole Portofino.
Alle luci del tramonto, invece, chi lo desidera potrà lasciarsi cullare dalle onde navigando lungo la costa dalla Foce a Voltri, il rientro è previsto per le dieci di sera.
È dolce il tempo, a bordo del Vapore Principessina: la brezza marina sfiora la pelle candida, lo sguardo si perde a cercare il panorama, la costa e le sue meraviglie, in un giorno d’estate del 1908.

I ghiaccioli della nostra infanzia

I ghiaccioli della nostra infanzia sono ancora adesso per molti di noi indimenticabili.
Per noi che siamo stati bambini negli anni ‘70 il ghiacciolo era la merenda preferita per rinfrancarci dalle scorribande in bicicletta o dalle lunghe nuotate in mare.
All’epoca, quando andavamo al baretto, in realtà avremmo voluto comprare le patatine con la sorpresa e anche il ghiacciolo ma, come vi ricorderete, le mamme degli anni ‘70 erano irremovibili: o uno o l’altro!
E così, spesso e volentieri, sceglievamo un ghiacciolo fresco e coloratissimo.
Quello al limone, devo dirvi, non l’ho proprio mai considerato, invece mi attirava molto quello all’anice, più che altro per la tinta perfetta, il gusto invece non era proprio nelle mie corde.
La maggior parte dei ghiaccioli della mia infanzia, in definitiva, era alla menta oppure all’amarena.
E così eccomi sulla sdraio al mare con il mio ghiacciolo oppure seduta sulla panca di legno al Bosco delle Fate a Fontanigorda.

Il ghiacciolo si mangia rispettando un rituale bene preciso che tutti i bambini di tutti i tempi conoscono sebbene nessuno sappia dove l’abbiano imparato: è uno dei segreti dell’infanzia, secondo me.
Dunque, il ghiacciolo appena scartato è proprio ben ghiacciato e dargli un morso lì per lì è anche un po’ complicato ma in estate, con il caldo, ci vuole poco perché si sciolga un poco.
Tutti i bambini di tutti i tempi hanno sempre amato succhiare via il succo del ghiacciolo fino a quando il ghiaccio diventa quasi bianco, è uno di quei diletti estivi che non si saprebbero definire e che sono proprio perfetti così.
Il ghiacciolo, poi, lascia un senso di freschezza incomparabile con qualunque altro gelato eccetto, naturalmente, la granita.
Ah, la granita!
Che bellezza quando si stava per finirla e sul fondo del bicchierino restava tutto il liquido da bere in un solo sorso come una gradita ricompensa, se ci pensate essere bambini era davvero fantastico, eravamo contenti con poco!
Ed eravamo felici di gustare il nostro bel ghiacciolo, quando stava per terminare rimanevano due pezzetti di ghiaccio attaccati ai lati del bastoncino e se non si era abbastanza svelti andava a finire che quel ghiaccio cascava irrimediabilmente sulla maglietta.
Se potessimo mettere in fila tutti i ghiaccioli della nostra infanzia avremmo una coloratissima e fresca sequenza e forse rivedremmo noi stessi con gli occhi felici, i codini, i calzoncini corti e i sandaletti blu.
Davanti al cartello dei gelati, in una mano stringiamo una monetina che ci garantirà la meritata freschezza e uno dei ghiaccioli della nostra infanzia.