I piccoli pescatori della Foce

Loro sono i piccoli pescatori della Foce, se ne stanno là, davanti all’azzurro, mentre i signori del mare si lbrano sull’acqua salmastra e mentre le vele lente trovano il loro destino.

I piccoli pescatori si tengono saldi sulle loro zampette.

E di tanto in tanto uno di loro vola verso levante e magari su posa sul ramo di qualche albero.

I piccoletti, sulla barca, dondolano al ritmo della vita.

Mentre il cormorano si leva in volo sul mare, oltre la scogliera.

E il piccolo pescatore resta ad osservare, scruta lontano, verso l’orizzonte.

Davanti a questo blu, in un pomeriggio quieto di Genova.

Anatre a Boccadasse

E arrivare una mattina di marzo a Boccadasse, è abbastanza presto e tutto è quieto e silenzioso, non c’è quasi nessuno, alcuni mattinieri passeggiano per il borgo sotto il cielo terso e lucente.

E arrivare una mattina a Boccadasse e vedere sguazzare in mare alcune splendide anatre, non mi era mai capitato prima, una circostanza fortunatissima!

Si trattava di certi eleganti germani reali che fluttuavano felici sull’acqua.

Che colori, che sfumature.

E che tinte vivaci nella nostra Boccadasse ancora un po’ assonnata sotto le luci del giorno.

E sassi, cielo azzurro e panni stesi.

E le anatre che con movenze sinuose si allontanavano verso il largo.

In uno romantico annuncio di primavera che mi ha lasciato piacevolmente sorpresa.

E le sole bagnanti, in questa mattina marzolina, erano loro: le anatre.

Una dopo l’altra, via, dietro lo scoglio.

E sull’acqua luccicante di riflessi.

E non mancavano certo i soliti bianchi gabbiani.

E il tempo era dolce, sulla spiaggia di sassi di Boccadasse.

Mentre l’onda lenta accarezzava la riva.

E certe provette nuotatrici si spostavano con eleganza sull’acqua chiara del mare.

Nella cornice incantevole della nostra bella Boccadasse in un giorno di primavera.

Come in una poesia di Giorgio Caproni

A volte la poesia è lì, davanti ai tuoi occhi.
Un frammento di città, un istante di una giornata, la luce pomeridiana prima del tramonto.
L’acqua del mare che si increspa, il tempo che scorre.
E le parole, le parole di un grande poeta.

Genova tutta colore.
Bandiera. Rimorchiatore.

Litania – Giorgio Caproni

Luci d’inverno

È una luce d’inverno a brillare in questa prospettiva squisitamente genovese davanti ai nostri Magazzini del Cotone.
Le amate geometrie del porto, le panchine, le bitte, la ringhiera davanti al mare.

E sfumature di oro e di rosa.

Un tempo ritrovato, ogni volta ritorno qui a respirare l’aria fresca del mare e ogni volta ricevo in cambio una sensazione di benessere e di armonia.

Qui dove sempre ci troviamo ad osservare il tramonto e le sue luci, qui dove ci raccontiamo la vita davanti al nostro blu.

E sono viaggi sulle onde o nel cielo, viaggi reali o di fantasia, davanti ai bagliori della sera.
Mentre il sole, con dolce lentezza, va a nascondersi oltre l’orizzonte.

E tutto luccica e brilla, mentre il mare di Genova si veste di queste luci d’inverno.

Il colore rosso

Il colore rosso, così illuminato dal sole, si riflette, con un tono di bianco, nel mare di Genova.
E racconta storie di pescatori, di viaggi e di ritorni, di reti e di onde.
Rosso come la cera lacca, come i papaveri che fluttuano al vento, come i coralli tra i quali nuotano certi pesciolini d’argento.
Rosso come certi tramonti, rosso come la barca che così si dondola sul blu.
Rosso di Genova e e del Porto Antico.

Una sera di dicembre al Porto Antico

Questa è una sera di dicembre al Porto Antico, là dove amo sempre ritornare, là dove nuovamente è stata posizionata la ruota panoramica in questa collocazione per me ideale.

Laggiù, davanti ai Magazzini del Cotone, così la sia ammira arrivando all’Isola delle Chiatte.

Il nostro Porto Antico ha da poco compiuto trent’anni e a pensarci pare che ci sia sempre stato eppure c’è stato un tempo, non tanto distante, nel quale questo mare non era così direttamente raggiungibile dai caruggi e dalla città vecchia.
Ora è cuore pulsante, luogo dell’anima e voce della città.

E nel tempo del Natale tutto luccica al Porto Antico.

E si cammina mentre il vento gelido di dicembre sfiora il viso.

Luce delle feste, del tempo del gioco e di meravigliati stupori.

Tra i toni di arancio e di oro del nostro tramonto.

Con leggerezza, nell’aria pungente di questa stagione.

Osservando le luci della città che brillano in lontananza.

Davanti al mare, davanti alle gru del porto operoso.

In questo luogo che ci appartiene e che sentiamo profondamente nostro.

Là dove si guardano le navi, la Lanterna, il profilo della nostra Genova.

Così brilla, così lucente, una bella sera di dicembre al Porto Antico.

Promesse

Sono promesse.
Sono parole, per sempre, per tutta la vita, perdonami e non andare via, resta con me.
E stringimi e sogna e non smettere mai.
Sono gioie, abbracci, ricordi, tramonti infuocati, mare che canta, vento che soffia e dita che si intrecciano e respiri e sorrisi.
Sono baci, memorie e dolcezze e tempi bellissimi.
Sono istanti vissuti e ancora luccicano, davanti al mare, all’Isola delle Chiatte.

Luci di novembre al Porto Antico

E queste sono le luci di novembre, quando un bagliore di oro accarezza l’orizzonte.

Una sera iniziata così, con le nuvole che si specchiano nelle acque inquiete del mare.

E tutto diviene ancor di più magia, in sere come questa, al Porto Antico.

E un luccichio d’argento pare posarsi su ogni cosa mentre cammino verso l’Isola delle Chiatte.

Scende piano la sera, tutto avvolge nel suo chiarore incantevole.

E così rischiara la Lanterna, le gru, le navi, la vita del porto.

Si dondola dolcemente su queste onde leggere.

E volano i gabbiani, si librano alti e così fendono l’aria salmastra.

E una sinfonia di bronzo e di oro brilla laggiù, in lontananza.

E così si resta, a guardare il sole che si getta nel mare, con il suo ritmo lento.

E poi le nuvole si orlano di rosa e ogni dolcezza sa essere così semplicemente perfetta in una sera di novembre e di Genova.

Due settimane in settembre

“Tutti gli uomini sono uguali in vacanza: tutti liberi di fare castelli in aria senza preoccuparsi delle spese e senza possedere competenze da architetto. Sogni fatti di una materia così impalpabile devono essere coltivati con venerazione e tenuti lontani dalla luce violenta della settimana seguente.”

Così iniziano le vacanze della famiglia Stevens, in certe giornate luminose sul finire dell’estate.
Gli Stevens abitano a Dulwich, un sobborgo nel sud est di Londra.
Gli Stevens, ogni anno e ormai da molti anni, sono soliti trascorrere le vacanze sempre nello stesso posto: la pensione Vistamare a Bognor Regis.
Il loro soggiorno poi ha sempre la stessa durata: esattamente Due settimane in settembre, come recita il titolo del magnifico romanzo dedicato alle avventure di questa famiglia inglese scritto da R. C. Sherriff nel 1931 e pubblicato in Italia da Fazi Editore.
Facciamo così la conoscenza degli Stevens: il Signor Stevens è impiegato, la moglie è casalinga, i due hanno 3 figli, Mary e Dick sono già grandicelli e lavorano entrambi, Ernie è invece il piccolo di casa e ha appena 10 anni.
Ogni anno, con grande aspettativa, tutti si preparano con cura per trascorrere l’agognata vacanza a Bognor Regis: a dire il vero la pensione Vistamare non è proprio lussuosa, anzi è piuttosto modesta e mostra diversi segni di decadenza ma per gli Stevens è un luogo del cuore.
La partenza per Bognor Regis prevede tutta una serie di precisi rituali: si tratta del ruolino di marcia del signor Stevens.
Meticoloso e metodico, il capofamiglia è solito compilare una lista precisa di tutte le incombenze da sbrigare prima delle vacanze e non si scorda di affidare il canarino ad una solerte vicina che se ne occuperà.
Per arrivare a Bognor Regis c’è un lungo viaggio in treno da affrontare e si protrae per molte pagine, è una vera delizia viaggiare con gli Stevens mentre al di là del vetro scorre rapido il panorama e la meta si avvicina.

E tutto è così normale, tranquillo e deliziosamente famigliare: questo romanzo, nella sua disarmante semplicità, rappresenta un autentico elogio della quotidianità e delle piccole gioie della vita.
Pagina dopo pagina, grazie al mirabile talento dell’autore, sembra quasi di conoscere davvero gli Stevens.
Al mare, a Bognor Regis, si fanno lunghe passeggiate sulla spiaggia e ci si diletta con i passatempi tipici del posto, ogni anno si sceglie un souvenir da portare in regalo alla vicina di casa e bisogna darsi un po’ da fare per aggiudicarsi la cabina migliore.
La Signora Stevens in queste vacanze ama in particolare le ore della sera quando tutti se ne vanno fuori e lei se ne può restare in santa pace in poltrona a dilettarsi con il suo cucito e a sorseggiare il suo Porto.
In questo luogo che suscita emozioni contrastanti e piccoli tumulti dell’anima:

“Uno strano sentimento, venato di tristezza, ti assale quando entri in una stanza che ti sussurra i ricordi di una lunga serie di anni.”

In questo luogo dove si diventa grandi e nei giorni della giovinezza si aprono spiragli inaspettati sul futuro:

“Mary aveva sempre considerato la vita qualcosa che iniziava prima che te ne rendessi conto e poi andava avanti senza scosse finché morivi: non aveva mai saputo che potesse finire e poi ricominciare, così splendida.”

Ho amato ogni riga di questo romanzo.
Ho amato lo stile garbato, asciutto ed elegante.
Ho amato la vena britannica che attraversa ogni pagina di questa storia come un raggio di luce.
Ho amato la semplicità, a volte persino prevedibile, vera e credibile.
Ho amato la sensazione di serenità che si assapora leggendo il romanzo di Sherriff, si resta a Bognor Regis con questa piacevole compagnia alla quale è davvero facile affezionarsi.
E così anche a noi lettori rimane salda nel cuore un sorta di inspiegabile nostalgia per quel tempo trascorso in quella quiete, per quelle memorabili due settimane in settembre.

“Una vacanza è così. I primi giorni indugiano quasi interminabili. Verso sera il sole si posa dentro una conca tra le colline e rimane li, ostinato, a sfidare la notte. Domenica, lunedì, martedì: ti sembra di essere al mare da settimane intere.”

Il profumo del mare

Il profumo del mare, in questa stagione incerta, sa essere più intenso e forte.
Intriso di salmastro, inquieto come l’acqua che pare più densa, scuro come la tempesta che arriverà.
E così il profumo del mare ti sembra come quello che respirano i pescatori nei loro viaggi sulle onde, quando le reti scendono nell’acqua.
Il profumo del mare è agitato come quel vento che smuove la bandiera con la croce di San Giorgio.

La luce cade, vira e crea magici riflessi.

Le barche dondolano dolcemente sull’acqua d’autunno.

E il colore del mare assume toni d’argento e metallo.

Il profumo del mare può essere il preludio di un lungo viaggio, un promessa che presto sarà mantenuta.

Il profumo del mare poi si mescola alla vaghezza delle nuvole.
Erano lassù a imperlare il cielo sulle colline, mentre osservavo la grande scritta che ora si trova al Porto Antico.
Poco dopo, con mia grande sorpresa e con loro grande divertimento, ho visto due bimbette di pochi anni passare felici tra quelle lettere più grandi di loro, affacciarsi ridendo tra una vocale e una consonante.
E tutto attorno spirava il profumo del mare.

E ne godevano anche certi piccoletti che svolazzavano di qua e di là, uno si trascinava dietro una grossa briciola di pane e se la beccava con gusto.

Ed è sempre una gioia ritrovare i miei amici del Porto Antico e apprezzare la tenacia della vita.

Là dove si ascolta il sussurro del vento, là dove si sente il profumo del mare.