George Eliot, una celebre scrittrice a Genova

È un giorno di primavera del 1860 e alla stazione di Torino si presenta una viaggiatrice inglese, il suo nome è Mary Anne Evans ed è una scrittrice nota ancor adesso con lo pseudonimo di George Eliot.
Nell’attesa di salire sul suo treno la nostra protagonista fa un incontro che la incuriosisce, i suoi occhi si posano sulla figura di Camillo Benso, Conte di Cavour.
Il treno parte e conduce la nostra George verso una delle tappe del suo viaggio, è una città che ha già veduto e a lei l’autrice riserva parole ricche di sentimento:

In Genoa again, on a bright, warm, spring morning!
Di nuovo a Genova, in una luminosa, calda mattina di primavera!

L’albergo che ospita la scrittrice inglese è molto celebre ed è spesso prescelto dagli stranieri, l’Hotel Feder si trova in una posizione incantevole, nel cuore pulsante della città, in Via al Ponte Reale.

Palazzo Di Negro

La nostra turista si sofferma a fare qualche considerazione in merito agli interni dell’albergo, dice che vi ritrova un certo gusto tipicamente inglese.

Palazzo Di Negro (2)

George Eliot trascorrerà breve tempo nella Superba, a stupire lei e l’uomo con il quale condivide i suoi giorni sono i fasti di Via Cairoli, allora denominata Strada Nuovissima, la incantano poi gli splendori di Via Garibaldi, la celebre Strada Nuova.

Via Garibaldi (17)

La prospettiva di queste strade, scrive l’autrice, crea un’impressione di grandezza, la ammaliano i cortili e le architetture dei Palazzi dei Rolli.

Palazzo Lomellino

E da saggia osservatrice George Eliot comprende che per ammirare Genova nella sua bellezza occorre guardarla da diversi punti di vista.
Dall’alto, lasciando correre lo sguardo sopra i tetti.
Su per i gradini e spezzandosi il fiato, lei sale sul campanile delle Basilica di Carignano.

Basilica di Carignano

E poi vede le chiese, la Nunziata e il Duomo di San Lorenzo con le sue ricchezze.

San Lorenzo (4)

Anche George Eliot, come molti viaggiatori, accenna ad una visita nella zona di Staglieno, va detto che l’autrice non fa riferimenti precisi riguardo alle opere del Cimitero Monumentale, tuttavia la colpisce l’ambiente rurale di quelle zone, nota i numerosi bambini che scorrazzano liberi, vede un panorama agreste dove trova carri trainati dai muli, è un luogo immerso nella natura incontaminata e ricco di floridi ulivi.
Fu breve il soggiorno genovese di George Eliot, le sue memorie di questa città sono incluse nel volume Life and Letters.
L’Hotel Feder fu meta di diversi viaggiatori, alcuni di essi sono molto celebri e di loro ho già avuto modo di scrivere in questo articolo.

Palazzo Di Negro (3)
George Eliot ha scritto autentici capolavori della letteratura, Il Mulino sulla Floss è uno dei romanzi più belli che abbia mai letto e mi ha regalato momenti di autentico coinvolgimento.
In quelle stanze vicine al mare e alla vita frenetica del porto dormì anche Mary Ann Evans, colei che volle essere nota al mondo come George Eliot.
La città che vide rimase nei suoi occhi, lucente nella sua fiera bellezza, resa ancor più affascinante dalle parole che le dedicò una celebre scrittrice.

Genova La Superba is not a name of the past merely.
Genova La Superba non è soltanto un nome del passato.

George Eliot, Life and Letters 

Genova

Il ninfeo di Palazzo Balbi Senarega

Una dimora nobiliare in Via Balbi 4, un edificio che vide i fasti di Genova.
Costruito agli inizi del ‘600 Palazzo Balbi Senarega oggi è sede dell’Università e anche se non siete studenti non mancate di visitarlo.

Palazzo Balbi Senarega

Al piano terra troverete una cancellata, c’è una porta che permette di accedere al giardino ideato da Pietro Antonio Corradi, allievo di Bartolomeo Bianco che invece realizzò la progettazione dell’edificio.

Palazzo Balbi Senarega (3)

Calpesterete un risseu, tipico acciottolato ligure, camminerete tra alberi di agrumi.

Palazzo Balbi Senarega (4)

L’intera parete sullo sfondo è occupata da un maestoso ninfeo.
Un tempo qui scrosciava l’acqua dal suono argentino, accarezzava minuscole pietre e risuonava nelle stanze del palazzo.

Palazzo Balbi Senarega (5)

Le nicchie ospitano statue in stucco, sono creature che appartengono a una dimensione mitologica.

Palazzo Balbi Senarega (6)

Alza gli occhi verso il soffitto che le sovrasta.

Palazzo Balbi Senarega (6a)

E osserva questi tratti, il senso di movimento dei gesti, parrà anche a te di sentire quell’acqua che oggi non scende più nella grande vasca.

Palazzo Balbi Senarega (7)

E tutto è armonia e simboli marini.

Palazzo Balbi Senarega (8)

In un palazzo vissuto che in qualche modo rappresenta un indissolubile legame tra il passato e il futuro di Genova, lo abitano figure che appartengono a un tempo lontano e lo frequentano gli studenti, le generazioni di oggi e di domani.
E spetta a tutti noi il compito di valorizzare e difendere la bellezza dei tesori della Superba.

Palazzo Balbi Senarega (10)

Vedrete creature misteriose con le fauci spalancate.

Palazzo Balbi Senarega (11)

Osservate i dettagli e la cura minuziosa, sono pietre, piccoli tasselli e colorate conchiglie.

Palazzo Balbi Senarega (12)

E sbocciano fiori e volti.

Palazzo Balbi Senarega (13)

I riquadri svelano sguardi imperscrutabili.

Palazzo Balbi Senarega (14)

Sopra di te, nel tondo.

Palazzo Balbi Senarega (15)

E nelle figure che decorano le colonne.

Palazzo Balbi Senarega (16)

Questo è il lavoro degli artisti che abbellirono Palazzo Balbi Senarega e il suo giardino.

Palazzo Balbi Senarega (17)

Lasciarono a guardia di questo luogo una bellezza che si è conservata nel tempo.

Palazzo Balbi Senarega (18)

E a volte io credo che oggi non saremmo neanche in grado di immaginarla questa armonia, il nostro frettoloso mondo ha altre priorità.

Palazzo Balbi Senarega (19)

Qui tutto è silenzioso e là, nella nicchia, resta una giovane donna dai gesti aggraziati, ricorda a noi che non ci è dovuta questa ricchezza, non è un nostro diritto, è un dono che ci è stato lasciato da chi ci ha preceduto.

Palazzo Balbi Senarega (20)

E anche se non siete studenti salite le scale fino al primo piano e prima di farlo non scordate di guardare verso il cielo.

Palazzo Balbi Senarega (21)

Lassù, oltre la balaustra, vedrete il piano che sovrasta il magnifico ninfeo, c’è un’aquila bicefala attorniata da due leoni.

Palazzo Balbi Senarega (22)

È la grandezza di Genova, vive ancora nei suoi simboli e nelle testimonianze di giorni che sono scivolati via come l’acqua che scorreva lungo queste pietre.
E c’è un volto giovane, accenna appena un sorriso e volge gli occhi lontano, forse verso i tempi che ancora devono venire, tra pietre e conchiglie, verso il futuro della Superba.

Palazzo Balbi Senarega (23)

Le luci splendenti di Strada Nuova

C’est que rien n’est beau comme cette collection de palais, prodigieuse galerie de chefs-d’ œuvre
qui se prolonge à des distances infinies.
Chacun de ces palais est une merveille dont l’étude prendrait plusieurs semaines.

Nulla è bello come questa collezione di palazzi, prodigiosa galleria di capolavori che si prolunga per distanze infinite.
Ciascuno di questi palazzi è una meraviglia, per cui per la visita ci vorrebbero diverse settimane.

Joseph Autran – Italie et Semaine Sante a Rome 1840

Così vide Strada Nuova e la descrisse il meravigliato visitatore francese, così l’hanno veduta tutti coloro che nella serata di venerdì sono accorsi ad ammirare i palazzi nobiliari di Genova rischiarati da luci splendenti
La Via Aurea, poi detta Strada Nuova, oggi è dedicata a Giuseppe Garibaldi.
I suoi edifici vennero costruiti nella seconda metà del ‘500 e sono annoverati tra i Rolli di Genova, sono i palazzi che la Repubblica utilizzava per ospitare capi di stati e figure eminenti in visita nella Superba.
Uno scenario di una bellezza da mozzare il fiato, una magia difficile da raccontare.

Via Garibaldi (2)

Le luci brillanti, le finestre spalancate su nascoste meraviglie.

Via Garibaldi (3)

Palazzi che ospitano tuttora abitazioni private, alcuni sono sedi di banche o di uffici.
Portoni che celano atri e scaloni magnificenti.

Via Garibaldi (4)

Una bellezza sognante, tra marmi, stucchi e soffitti decorati da artisti di pregio.

Via Garibaldi (5)
Ed io ci sono andata molto presto per poter godere appieno di tutto questo splendore, di lì a poco la via si sarebbe riempita di gente desiderosa di ammirare Strada Nuova.

Via Garibaldi (6)

Nella notte splendente dei Rolli di Genova sventola fiero il vessillo della Superba.

Via Garibaldi (7)

E guarda, una tenda scostata rivela la delicata perfezione di un affresco.

Via Garibaldi (8)

I portoni si aprono su atri meravigliosi.

Via Garibaldi (9)

E da ogni palazzo esci con lo sguardo rivolto verso l’alto, verso altri balconi dietro ai quali si intravedono sontuosi saloni.

Via Garibaldi (10)

Regale, radiosa e sfavillante Genova, è così che noi vorremmo sempre vederla.

Via Garibaldi (11)

Ecco le finestre aperte di Palazzo Lomellino.

Via Garibaldi (12)

Ed è un’inesauribile sequenza di stupori, tra bianco e azzurro tenue.

Via Garibaldi (13)

E’ accesa di luce anche la fontana.

Via Garibaldi (14)

E’ un chiarore che dona maggiore leggiadria ad edifici già magnifici.

Via Garibaldi (15)

Guarda, guarda oltre quelle finestre.

Via Garibaldi (16)

Strada Nuova, la via che ammaliò Vasari, Stendhal, Dickens e molti altri, celebrata da tutti i visitatori di rilievo.
E per me questa è una delle strade più belle del mondo.

Via Garibaldi (17)

Palazzo Tursi, sede del Comune della città di Genova.

Via Garibaldi (18)

Guarda, guarda la luce che ravviva il porticato.

Via Garibaldi (19)

E poi la scala, laggiù un caruggio che porta alla Maddalena, è Vico del Duca.
E’ così Genova, il fasto delle sue dimore e la semplicità dei vicoli convivono e si sfiorano, in perfetta armonia.

Via Garibaldi (20)

Strada di magiche suggestioni, inondata dalla musica e dalle note immortali di Mozart e Paganini.
Credetemi, per qualche istante ho creduto di incontrare dame in abiti fastosi, con le parrucche incipriate e i ventagli per farsi fresco in una calda serata di settembre.
Genova sa essere un sogno, un sogno che genovesi e turisti meritano di vedere.

Via Garibaldi (21)

Scintillano le finestre di Via Garibaldi 12.

Via Garibaldi (22)

E lo sguardo incontra solo la stupefacente meraviglia di ciò che ci è stato lasciato da chi ci ha preceduto.
A noi tocca il compito di valorizzare le nostre ricchezze e di difenderle.

Via Garibaldi (22a)

Perditi in queste prospettive dorate, questa è la Superba con le sue meraviglie.

Via Garibaldi (24)

E alza lo sguardo verso Palazzo Rosso.

Via Garibaldi (23)

E ancora, ammira le finestre, i soffitti e la facciata di Palazzo della Meridiana.

Palazzo della Meridiana

Ho camminato su e giù, su e giù per diverse volte.
E sebbene questi siano luoghi del mio quotidiano non smettono mai di incantarmi, è così che vogliamo vedere sempre Genova, con le strade gremite di gente ammaliata dal suo splendore.

Via Garibaldi (25)

E poi ho sostato a lungo in Piazza Fontane Marose dove altri edifici brillavano di quella sfavillante luce.

Piazza Fontane Marose (2)

E sotto a certe finestre ci resteresti per un tempo infinito, non te ne andresti mai.

Piazza Fontane Marose

Piazza Fontane Marose (4)

Intravedi manti leggeri, nuvole chiare e azzurro cielo.

Piazza Fontane Marose (5)

La grazia di certe figure, la perfezione dei gesti è là, nel riquadro di queste finestre.

Piazza Fontane Marose (6)

Tinte tenui e delicate, l’incantevole magia di un affresco.

Piazza Fontane Marose (7)

E un mondo da immaginare, sognante e armonioso.

Piazza Fontane Marose (3)

E’ così che tutti noi vorremmo sempre vedere Genova.
Splendente e lucente, con le sue strade dal fascino eterno, nella luce che accarezza i suoi palazzi in una sera di settembre.

Via Garibaldi (26)

Montesquieu, un viaggiatore francese a Genova

Le impressioni di viaggio non sempre tramandano un ritratto positivo dei posti che si sono veduti, un celebre visitatore non amò affatto trovarsi per le strade della Superba e incontrare i suoi abitanti.
Filosofo e pensatore, Montesquieu giunge a Genova nel novembre del 1728, le memorie di quei giorni trascorsi nella mia città si trovano tra le pagine di  Viaggio in Italia.
Il nostro autore concede meritati elogi a certe bellezze cittadine, descrive il porto e la conformazione ad arco della città davanti al suo mare.
Da turista d’eccezione anch’egli si avventura alla scoperta dei luoghi noti per la loro unicità e se ne va a passeggio nel giardino dei Principi Doria.
Che fascino la fontana con la statua di Nettuno, Montesquieu scrive che sarebbe degna dei giardini di Versailles!

Palazzo Del Principe (11)

E ha ragione, io vorrei tanto sapere cosa ne direbbe della Sopraelevata ma questa è una personale curiosità che resterà insoddisfatta, ahimé!

Villa del Principe (2)

E poi varca i portoni delle chiese, visita Santo Stefano e San Siro, di quest’ultima non apprezza i soffitti affrescati, resta invece ammaliato dalla Chiesa della Nunziata, con i suoi ori lucenti e le opere d’arte che adornano le cappelle.

La Nunziata

E certo non si fa mancare una passeggiata tra gli splendori di Strada Nuova, nota che vi sono magnifici palazzi.

Via Garibaldi

E allora? Per quale ragione Genova è così sgradita al nostro viaggiatore?
E’ presto detto, a quanto scrive sembra che Montesquieu abbia proprio in antipatia i genovesi e il loro stile di vita, ecco il succo della questione!
Genovesi, popolo di mercanti, così scrive il nostro autore.
Tutti hanno fondi in San Giorgio, persino il Doge ha i suoi commerci, quelli che contano possiedono dimore sontuose ma in realtà i primi tre piani vengono utilizzati per ammassare le mercanzie.
Provate a varcare quei portoni, resterete sorpresi:

“Non c’è niente di più bugiardo dei loro palazzi: di fuori una casa superba, e dentro una vecchia serva che fila.”

Via Garibaldi

Poca servitù in questi palazzi, una cosa da non credere!
Genovesi, gente attaccata ai soldi.
Ricevere un invito a cena da queste parti?
Figurarsi, quelli di Genova non ci pensano proprio, chiosa Montesquieu!
L’autore non si trova affatto a suo agio tra i miei concittadini, li definisce chiaramente avari e pure poco socievoli.
E non ha parole di riguardo neanche per le gentildonne di Genova, costoro osano persino mettersi al pari delle dame di Francia, secondo Montesquieu non ne hanno il garbo e neppure lo stile.
Il celebre visitatore fa pure peculiari esperienze, gli accade di ritrovarsi nella dimora del Doge nel giorno in cui a Genova si mettono in mostra certi prigionieri turchi catturati per mare da coloro che solcano le onde sulle galee.
E tutta la città accorre ad assistere a quel trionfo, il nostro rischia di restare schiacciato dalla folla di gente sopravvenuta in occasione dell’evento.

Palazzo Ducale (2)

Palazzo Ducale

Montesquieu vedrà anche Savona e Finale, si recherà via mare a Porto Venere, del resto non c’era altro modo di raggiungere la località.
Che viaggio!
Il mare mosso lo costringe a una tappa a Portofino, il poveretto ha lo stomaco sottosopra però si consola con un gustoso pasto a base di triglie e olio profumato, il tutto annaffiato da un buon vino della Riviera.
E meno male che almeno ha apprezzato la cucina ligure, lasciatemelo dire!
Il viaggio verso Porto Venere continuerà non senza difficoltà, c’è pure il rischio di lasciarci le penne!

Porto Venere

Su Genova e sui suoi abitanti Montesquieu non cambierà idea.
In una sua lettera scriverà di essersi annoiato a morte e di non aver tratto nessun piacere da questo viaggio.
E non è finita, sua è una poesia dal titolo Adieu à Gênes.
E il primo aggettivo che riserva alla mia città è détestable, seguono poi altri versi carichi di acrimonia verso i nobili e i borghesi, con note di disprezzo verso una maniera di vivere per lui intollerabile, incentrata su una congenita avarizia.
Genovesi, gente sgradita a Montesquieu.
Eppure certe sue parole potremmo leggerle quasi come elogi, descrivono il nostro attaccamento alla nostra terra, il nostro senso di appartenenza e di identità, narrano un’inclinazione che a volte può rappresentare un limite e un difetto incorreggibile, in altri casi invece può essere una virtù preziosa e un’arma vincente.

Genovesi, gente così:

“C’è ancora una cosa, che i Genovesi non si raffinano in nessun modo: sono pietre massicce che non si lasciano tagliare.
Quelli che sono stati inviati nelle corti straniere, ne son tornati Genovesi come prima.”

Montesquieu, Viaggio in Italia

Galata Museo del Mare

Galata Museo del Mare

Gli splendori di Palazzo Giustiniani

Dovrai andare là, nel cuore della città vecchia, dove i Giustiniani avevano le loro case.
Una strada e una piazza portano il nome di questa nobile famiglia e questo edificio appartenne a uno dei suoi membri, questa è la dimora di Marc’Antonio Giustiniani,  per suo volere verso la fine del ‘600 il palazzo subì diverse modifiche.
Un edificio annoverato tra i Rolli di Genova ovvero quegli elenchi che comprendevano palazzi privati di una certa importanza che erano a disposizione della Repubblica, vi si ospitavano personaggi di rilievo e capi di stato.

Palazzo Giustiniani

Splendori di Genova e restauri che rendono giustizia a certe bellezze.

Palazzo Giustiniani (4)

Palazzo Giustiniani (3)

E troverai  il portone chiuso, attendi con pazienza che qualcuno ti consenta di entrare nell’atrio, non potrai mai dire di conoscere Genova se non hai veduto la magnificenza dei suoi palazzi.

Palazzo Giustiniani (3)

Marmi, colonne e pietra nera, rivive imperioso il fasto del passato.

Palazzo Giustiniani (5)

Un ninfeo, qui un tempo sgorgava generosa l’acqua.

Palazzo Giustiniani (6)

Alla base c’è un fregio di marmo, misteriosa Genova, certe pietre ancora sussurrano di certe sue grandezze.

Palazzo Giustiniani (7)

Qui, nell’atrio del palazzo, vegliano sui visitatori i busti degli eminenti rappresentanti della famiglia Giustiniani.

Palazzo Giustiniani (9)

Palazzo Giustiniani (8)

Uno di essi era un cardinale.

Palazzo Giustiniani (9a)

E c’è una lapide sulla quale è effigiato il santo caro a tutti i genovesi, il nostro San Giorgio, immortalato come sempre mentre uccide il drago.

Palazzo Giustiniani (11)

Ancora un altro ninfeo e atmosfere marine, la parte superiore ha l’armonia di una conchiglia.

Palazzo Giustiniani (12)

Meraviglie che puoi vedere nella città vecchia, nel cuore antico di Genova.

Palazzo Giustiniani (13)

L’orgoglio e il senso di appartenenza, una lapide ricorda ancora i proprietari di questa dimora.

Palazzo Giustiniani (14)

E poi sali, sali su per le scale, queste colonne e questi scalini sono la testimonianza di ciò che è stato e rappresentano tutto ciò che dovremmo difendere e valorizzare.

Palazzo Giustiniani (15)

Sali, c’è sempre una ragione per meravigliarsi.

Palazzo Giustiniani (16)

Sali, io sono andata fin lassù, su quel magnifico terrazzo dal quale ho veduto quella magia di tetti che già vi ho mostrato in questo articolo.

Tetti (2)

Sali, non sai mai quanta bellezza potrai trovare soltanto salendo le scale e affacciandoti dalle finestre.
Tra luce e ombra, si intravede l’edificio antistante.

Palazzo Giustiniani (17)

E poi guarda, guarda fuori.
C’è la città viva, il suo presente e il suo passato si sfiorano e convivono in perfetta armonia.

Palazzo Giustiniani (18)

E se nessuno te lo ha mai raccontato forse non sai che sul muro del Palazzo di Marc’Antonio Giustiniani c’è un antico leone, lo portarono i genovesi da Trieste come bottino di guerra a seguito della battaglia di Chioggia, nel lontano 1380.

Palazzo Giustiniani (19)

Quando sei in questa piazza, guarda in su e vedrai il leone che fu strappato ai nemici.

Palazzo Giustiniani (20)

Marmo silenzioso che racconta la nostra storia.

Palazzo Giustiniani (21)

Vertigine di scale, di bellezza e di simmetrie.

Palazzo Giustiniani (22)

Quando sei nel centro storico, entra nei palazzi, sali i gradini alti, guarda fuori dalle finestre, c’è una città nascosta che ha una luce vivida e calda, è la luce della sua grandezza.

Palazzo Giustiniani (23)

Risplende qui, su queste fattezze acerbe scolpite nel marmo.

Palazzo Giustiniani (24)

Oltre il portone sul quale è affisso orgoglioso lo stemma della famiglia Giustiniani.

Palazzo Giustiniani (25)

Lettere al direttore e mugugni del passato

Cosa fanno i poveri cittadini quando si presenta un problema e non sanno a chi rivolgersi?
Ci sarà pure qualcuno disposto a dar retta alle lamentele della gente!
Qui ci vuole una bella lettera al direttore!
Cari amici, oggi apriremo insieme i giornali del secolo scorso e leggeremo alcuni mugugni dei genovesi dei passato, sfogliando diversi numeri del quotidiano Il Lavoro ho raccolto alcune piccole perle.
Di cosa si lamentano i genovesi?
Della sicurezza, della pulizia e di certe pessime abitudini.
Con cautela però, molti di essi evitano di render pubblica la propria identità e per firmarsi scrivono: un assiduo.
E’ l’anno 1911 e un commerciante di Via Tommaso Reggio prende carta e penna e scrive appunto al Direttore.
Ha molto da ridire, poveretto!
Pare che si sia beccato una multa per aver versato un po’ d’acqua sui gradini del suo negozio e intanto lì di fronte cosa succedeva?
Due massaie svuotavano le cassette di rumenta – leggasi spazzatura per i foresti – proprio sotto le sue finestre, davanti ai vigili che però non hanno battuto ciglio!
Più tardi mentre il poveretto stava chiudendo il negozio da uno dei piani alti qualcuno ha fatto volare di sotto due sacchetti di rifiuti, roba da matti!

Via T. Reggio

Siamo ancora nel 1911 ed ecco un gruppo di genovesi che scrive con solerzia al Direttore per segnalare la chiusura dei Portici sotto al nuovo Palazzo della Borsa.
Ecco lì, si è costretti a passare per Via XX Settembre tra le pietre e tra nuvole di polvere, ovvio, stanno lastricando la strada, un bel disagio!
E oltre al danno la beffa, i portici sono fastosamente illuminati però non ci si passa, ci rendiamo conto?
Cari assidui, ieri mi trovavo a De Ferrari e mi sono domandata se la fontana con l’acqua colorata sarebbe di vostro gradimento.
Sotto ai portici, per fortuna, noi ci passiamo!

Piazza De Ferrari

Un altro genovese invece ha delle rimostranze da fare a proposito della manutenzione di una certa creuza, Salita San Rocco.
Siamo alla fine degli anni ’20 e questo concittadino lamenta le cattive condizioni di quella strada, scrive che una donna è pure caduta e c’è sempre gente che finisce a gambe all’aria, dovreste sentire l’irripetibile sequela di improperi che escono dalla bocca dei cittadini in circostanze come questa!
E come si firma l’autore della missiva? Tuo vecchio assiduo che abita lassù sulla montagna.
Però che vista dalle alture, impagabile!
Basta non rotolare giù per le creuze!

Genova

Quartiere che vai, mugugno che trovi!
C’è un cittadino che scrive dalla zona di Marassi, parla di certe case di recente costruzione tra Corso Galliera e Via Monticelli, dice che lì c’è una piazza e nessuno ha pensato di spianarla.
Che si riferisca a Piazza Carloforte? Credo di sì!
E comunque non c’è neppure il marciapiede e quando piove ci si inzacchera in maniera indicibile, per non dire del fatto che manca pure l’illuminazione!
E conclude puntualizzando che anche quelli di Corso Galliera sono contribuenti tanto quanto i signori di Via XX Settembre e di Via Roma.
E ha ragione, caspita!

Corso Galliera

Corso Galliera – 1920
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Non va meglio in Via Porta d’Archi, un altro lettore segnala che la strada sarebbe da pulire, lì c’è pieno di osterie e macellerie, va lavata con una certa costanza quella strada!
E Via Vallechiara?  Dimenticata da tutti, scrive un abbonato nel 1925, quella strada proprio non viene mai lavata!
C’è quello che si lamenta delle code in posta: solo due addetti allo sportello e mezz’ore di attesa per fare un telegramma.
Un altro pover’uomo racconta le sue odissee per andare in visita ai malati all’Ospedale San Martino.
I mezzi sono affollati, non si respira e si soffoca dal caldo, tutti pigiati come sardine, non si può far questa vita!

Il tram

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E da ultimo vorrei ricordare il Signor Parodi, anche lui scrive nell’anno 1925.
In quel periodo sono allo studio diversi progetti urbanistici e lui ricorda una delle proposte avanzate da Luigi Arnaldo Vassallo, Gandolin, un tempo direttore del Secolo XIX: l’apertura  al pubblico dei giardini di Tursi.
Tutta la cittadinanza ne sarebbe più che felice, il Signor Parodi ne è certissimo!
Caro Signor Parodi, anch’io spero da tempo che questi giardini vengano restituiti alla comunità in modo che genovesi e turisti possano visitarli e godere di tanta bellezza.
Porti pazienza, vedrà che prima o poi ce la faremo!

Via Garibaldi

Meraviglie nascoste di una casa privata nei caruggi

Cose molto belle che capitano a me, quando il caso mi consente di scoprire le meraviglie nascoste di questa città.
Ero nei vicoli con un’amica e abbiamo incontrato una persona che lei conosce, questa signora abita in Via San Bernardo.
E naturalmente ho posto la domanda di rito:
– Scusi, potrei entrare nel portone?
In risposta la mia interlocutrice mi ha invitata in casa sua, dicendomi che aveva qualcosa di speciale da mostrarmi, potrei essere più fortunata?
E sebbene lei non avesse nulla in contrario a rivelare dove si trovi il suo appartamento preferisco mantenere un alone di mistero, vi basti appunto sapere che si tratta di un edificio annoverato tra i Rolli e si trova in Via San Bernardo, strada di antiche dimore nobiliari, il palazzo in questione naturalmente appartenne a una celebre famiglia genovese.
Varco la soglia e trovo un salone con un soffitto con vetuste travi di legno.

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Hanno scalfiture, segni, tracce di vita e solchi del tempo, sono travi tratte da antiche navi.
E allora immagini avventure di mercanti, rematori, vedi vele squarciate dal vento e senti il rumore della tempesta.

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Si cammina su antiche piastrelle domandandosi chi le abbia calpestate.

3

Alcune risalgono addirittura al ‘600.

4

E qui, in questa casa nei vicoli di Genova, durante i lavori di rifacimento, tra quelle antiche pietre è stata trovata un’autentica meraviglia, un antico affresco reso opaco dallo scorrere dei secoli.

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Giorno per giorno, grazie a un sapiente restauro, riemergono raffinati dettagli.

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Si distingue chiaro il profilo di questa colonna.

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E non sono riusciti a rimuovere un vecchio chiodo arrugginito, si potrebbe comunque dire che questo non è soltanto un chiodo, è vero?

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Si intravedono panorami e animali.

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La padrona di casa mi ha detto che dopo aver ultimato il restauro mi mostrerà nuovamente l’affresco e come potrete immaginare non vedo l’ora che accada.
Ecco le sagome di certi uccelli che si librano leggeri.

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E poi, incredibile a dirsi, la padrona di casa mi ha portata in giardino.
Un giardino nei caruggi, in Via San Bernardo non ve lo aspettereste proprio, è vero?
E certe tenere piantine sono ospitate in un luogo insolito.

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E poi c’è un’antica vasca di marmo, misteriose sconosciute bellezze che meritano di essere restituite a nuova vita come sta accadendo.

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E le sorprese non sono finite, le case del centro storico hanno spesso scalini e architetture movimentate.
E si sale, su una porzione di muro c’è un altro affresco, più recente.

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E ugualmente se ne trova uno nella cantina che è collocata al di fuori dell’appartamento, cose meravigliose che si vedono soltanto nelle antiche dimore di Genova.

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In una delle stanze si nota un foro sul muro, è cavo e pare essere collegato al piano superiore, a cosa servirà?
Io non ne ho idea, la padrona di casa pensa che qui fosse collocata la campanella per chiamare la servitù, potrebbe essere?

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E ancora stupori, davvero non sai mai cosa si può trovare in luoghi come questo, salgo alcuni gradini che conducono al bagno.
Ha un soffitto particolare, a volta.

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E adesso bisogna guardare verso il basso.
In una piccola porzione del pavimento al posto delle piastrelle c’è un vetro.
E così finisce che mi trovo per terra, in una casa dove non sono mai entrata prima, è normale eh!
E guardo giù, volgo gli occhi verso l’infinita vertigine del pozzo.

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Cose incredibili che puoi trovare in posti come questo e naturalmente non puoi evitare di immaginare il passato e le sue infinite possibilità.
E se uno degli antichi proprietari un giorno avesse gettato nel pozzo un sacchetto colmo di monete d’oro?
Ah la fantasia, che gioco bellissimo!
Sopra il pozzo c’è un gancio, certamente sarà stato utilizzato per il secchio.

19

E sul soffitto è appesa la carrucola, potete sentire la corda cigolare?

20

Ringrazio colei che mi aperto generosamente la sua casa, i genovesi si dimostrano sempre affabili e ospitali e mi permettono di scoprire bellezze inattese che testimoniano il fasto dei secoli passati, a noi è stato affidato il compito di conservarle e di tutelarle.
Spero di tornare e di vedere l’affresco in tutto il suo splendore e se sarà possibile lo mostrerò anche a voi.

21

E’una delle segrete meraviglie di un’antica casa nel cuore dei caruggi.

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Gli illustri abitanti di Palazzo della Meridiana

Vieni, ti racconto una storia, questa è per me una delle frasi più belle che si possano pronunciare.
E ci sono tanti modi di narrare ed io ieri ho ascoltato tante affascinanti storie.
Ho trascorso un piacevole pomeriggio a Palazzo della Meridiana, una splendida dimora genovese annoverata tra i Rolli della Superba.
E ho avuto già modo di mostrarvi le sue sale, in questo articolo, ieri in questo splendido palazzo i visitatori hanno potuto incontrare coloro che in passato vissero in questa dimora.

Palazzo della Meridiana (2)

E allora vi porto con me, si parte da qui guardando verso l’alto e verso questo lucernario a vetri che sovrasta l’atrio.

Palazzo della Meridiana (3)

E poi si sale, anche i muri a loro modo a volte raccontano storie di ciò che è stato e di ciò che è rimasto.
A Palazzo della Meridiana c’erano una volta una fontana, una corte e un giardino, adesso non ci sono più.

Palazzo della Meridiana (5)

Ehi ma chi sta arrivando?
Signore e signori, vi presento il padrone di casa.
Lui è Gerolamo Grimaldi Oliva, abile banchiere e mercante, titolare del monopolio della riscossione delle tasse a Cordova e a Granada.

Palazzo della Meridiana (11)
E’ un tipo lungimirante, sapete?
E vi racconterà come abbia avuto la brillante intuizione di acquistare questi terreni e di costruirci la sua dimora!
Palazzo della Meridiana sorgerà tra il 1541 e il 1545, ancora non esiste il lusso sontuoso di Strada Nuova ma Gerolamo è uno che la sa lunga, lui sa che un giorno questa sarà la zona più prestigiosa della città.

Palazzo della Meridiana (4)

Ah, vi avverto!
Gerolamo parla rigorosamente in genovese, snocciola alla sua maniera le vicende cittadine, vi parlerà anche dei suoi vicini e dellla chiesa dei frati di San Francesco.
Gerolamo è proprio uno che ha fiuto, ha fatto un vero affare a costruire casa sua proprio qui!

Palazzo della Meridiana (6)

E racconterà le sue storie nel salone affrescato da Luca Cambiaso.

Palazzo della Meridiana (7)

E tra quelle figure sono orgogliosamente rappresentati anche diversi componenti della famiglia.

Palazzo della Meridiana (9)

Silenzio, fate attenzione!
Sta per fare il suo ingresso un personaggio di rilievo e sarà lei a raccontarvi ancora altre storie, il suo nome è Leila Spinola ed ha proprio un bel caratterino, sapete?
Certo è una che sa farsi rispettare, ve ne accorgerete!

Palazzo della Meridiana (8)

Sarà lei a riferirvi alcuni aneddoti riguardo alla celebre fontana del Palazzo, ritengo giusto che li ascoltiate proprio dalla sua voce, merita davvero!

Palazzo della Meridiana (10)

E poi ancora, è la volta di una gran dama: Maria Francesca Durazzo, elegante, trillante e, non me ne voglia, anche un po’ pettegola.
Ah, ci ha affascinato tutti con il suo allegro chiacchiericcio!
Ha grazia e stile, lei conosce alla perfezione i dettami della moda del tempo, del resto guardate il suo abito, naturalmente è francese!

Palazzo della Meridiana (12)

Vi incanterà con la sua voce argentina, narrerà di certe feste e non mancherà di riferirvi aneddoti su altre nobildonne genovesi.
Qui, in questa stanza da fiaba, dove il pavimento è impreziosito di  corallo rosa.

Palazzo della Meridiana (12a)

E certo non si risparmia con le parole, ha qualcosa da dire anche sui Doria e non solo su di loro, è informatissima su tutto ciò che accade in città, credetemi!

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E poi d’un tratto, è corsa via!
Doveva partecipare a un ballo e non voleva perdersi neanche un istante, posso capirla!

Palazzo della Meridiana (14)

Vieni, ti racconto una storia, questa è per me un delle frasi più belle che si possano pronunciare.
E a Palazzo della Meridiana abbiamo ascoltato una miriade di racconti, tanti tasselli che ricostruiscono la storia di questo palazzo e restituiscono il ritratto della vita genovese attraverso i secoli.
E non è finita, cari lettori!
Ho l’onore di presentarvi Sebastiano Odero, ha acquistato il palazzo nel 1835, lui è un abile commerciante ed ha accumulato molti denari.
Tra i proprietari di Palazzo della Meridiana lui è il primo a non appartenere alla nobiltà cittadina.
E’ un affabulatore nato, con le sue storie vi stregherà!

Palazzo della Meridiana (15)

E lo ascolterete e intanto ammirerete le opere che abbelliscono queste splendide stanze.

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Certo, negli anni di Sebastiano il palazzo subirà dei cambiamenti ma resterà immutata la bellezza di questi affreschi cinquecenteschi che sono opera di Lazzaro Calvi.

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E poi lui vi porterà in giardino, ascoltate bene le sue parole.

Palazzo della Meridiana (18)

Vi mostrerà un certo edificio.
Perché?

Palazzo della Meridiana
Lo scoprirete da Sebastiano, non sarò certo io a dirvelo, farà tutto il padrone di casa!

Palazzo della Meridiana (19)

E ancora, in giardino noterete una statua.
Da dove proviene?
Lo saprete nel corso della visita, non è mia abitudine rovinare le sorprese ai miei lettori!

Palazzo della Meridiana (20)

E poi il tempo passa, gli anni scivolano via, si torna nell’atrio, dove tutto è iniziato.

Palazzo della Meridiana (21)

E qui incontrerete una timida segretaria, anche lei è prodiga di parole, vi narrerà del periodo di Mackenzie e degli interventi di Gino Coppedè.

Palazzo della Meridiana (22)

Una visita interessante, insolita, ricca di spunti e di originali interpretazioni, “La storia in scena a Palazzo della Meridiana” è un evento a cura di Claudia Bergamaschi in collaborazione con la compagnia teatrale GiCAP ovvero Giocosi Creativi Amanti del Palcoscenico.
E loro, gli attori, sono semplicemente magnifici.
Con i gesti, gli sguardi e le parole vi raccontano le loro storie e non potrete fare a meno di starli ad ascoltare.
Ringrazio la direzione di Palazzo della Meridiana per avermi invitata a questo originale evento, è stato un piacere esserci e poterlo segnalare a voi con la speranza che ci siano appuntamenti futuri, per le informazioni guardate qui.
C’erano grandi e piccini, lo spettacolo itinerante è accessibile davvero a tutti.
Il viaggio nel tempo termina e gli attori salutano il pubblico.

Palazzo della Meridiana (23)

E questi sono i loro nomi, da sinistra verso destra Cristina Dal Farra, Paolo Asta, Alessandro Gianfaldone, Gisella De Niccolò e Chiara Niccoli.
Ad ognuno di loro voglio porgere i miei sinceri complimenti per  la splendida  maniera coinvolgente di condurre gli ascoltatori tra le pieghe del passato.

Palazzo della Meridiana (24)

Frizzanti, incisivi, espressivi e sicuramente dotati di grande talento.
Loro sono gli illustri abitanti di Palazzo della Meridiana, spero che capiti anche a voi l’occasione di conoscerli.

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Salita Santa Caterina: monache e flagellanti, patrizi e bottegai

Salita Santa Caterina, una via sospesa tra due mondi, da una parte i caruggi, dall’altra l’ottocentesca Via Roma.
Oggi strada di bei negozi e del passeggio, la salita ariosa assai frequentata dai genovesi ha una storia lontana.

Salita Santa Caterina (2)

La via fu un tempo un boschetto sacro, questo è il significato del latino Luculus dal quale deriva la denominazione della nostra Via Luccoli che nel 1127 costituiva insieme a Salita Santa Caterina un’unica strada che giungeva fino a Soziglia.
E poi vennero tempi duri, i genovesi furono costretti a difendersi dal nemico e nel 1155, con l’alacre concorso di tutto il popolo, furono erette le possenti Mura del Barbarossa, in cima alla nostra Salita fu edificata la Porta di Murtedo, così la zona divenne Contrata a Porta Murtedi.

Salita Santa Caterina (7)

Mutò nuovamente nome nel 1272 e fu chiamata Salita di San Germano in onore di una chiesa che lì si trovava.
Le strade della città seguono spesso i percorsi della fede, così è stato anche per questa via che fu intitolata a Santa Caterina nei primi anni del ‘300, in quanto lì c’era un monastero dedicato a Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto.
Strada di Rolli e di dimore nobiliari, nell’atrio del Palazzo di Giorgio Spinola trionfa uno splendido ninfeo.

Salita Santa Caterina (5)

Salita Santa Caterina (8)

Portali scolpiti magnificamente, affreschi e stucchi: nel primo tratto, salendo da Piazza Fontane Marose, per ammirare i dettagli delle facciate occorre tirare la testa indietro, sono le impervie prospettive di Genova che rendono questa città così affascinante.

Salita Santa Caterina (4)

E poi guardate il cielo, sempre.

Salita Santa Caterina (3)

Salita Santa Caterina (6)Nel palazzo di Tommaso Spinola lavorarono Andrea Semino e Luca Cambiaso.

Salita Santa Caterina (9)

E poi entri nel portone e tutto è bellezza e meraviglia.

Salita Santa Caterina (10)

Salita Santa Caterina (10a)

Strada di angeli che reggono cartigli.

Salita Santa Caterina (11)

Dolce salita crocevia di sestieri.
Se vi fermate all’altezza di di Piazza della Rovere vedrete le targhe relative a quelli di  Molo, Maddalena e Portoria, quest’ultima si trova a fianco della Madonna della Misericordia che veglia sul cammino dei passanti.

Salita Santa Caterina (14)

Strada di devozione di popolo, sempre.

Salita Santa Caterina (15)

Strada che si apre e diviene più ampia e luminosa.

Salita Santa Caterina (16)

Strada di patrizi e di pie monache, ma in Salita Santa Caterina un tempo avreste potuto incontrare anche gli incappucciati, sapete?
Oh, non spaventatevi!
Sono i disciplinanti di San Giacomo delle Fucine che un tempo avevano qui il loro Oratorio sorto per merito di un generoso tintore di nome Giovanni Clavarino che nel 1419 donò i denari necessari per la costruzione dell’edificio.
Fermatevi nei pressi di questo palazzo, come potrete notare anche qui ci sono finestre dipinte, ora sapete  perché!

Salita Santa Caterina (17)

Attualmente l’Oratorio non esiste più ma se prestate attenzione potrete ancora incontrare i membri della confraternita, la loro immagine si trova su un’antica lapide sita sopra al civico 21 r.

Salita Santa Caterina (17a)
Sul marmo si legge una data, 1574, c’è una croce e si distinguono le figure di due disciplinanti, entrambi incappucciati: uno ha un braccio alzato in un gesto ieratico, l’altro stringe in mano il flagello.

Salita Santa Caterina (19)

E prima che me lo chiediate, sorvoliamo sui fili elettrici a vista, che dispiacere trovarli così!
Strada che diede i natali ad illustri personaggi che poi trovarono il loro destino altrove.

Salita Santa Caterina (20)

E mentre camminate soffermatevi ancora davanti a questo edificio.

Salita Santa Caterina (21)

Qui nel 1854 nacque Giacomo della Chiesa destinato a divenire Papa con il nome di Benedetto XV, un’epigrafe ricorda la sua nascita.

Salita Santa Caterina (22)

La salita nella sua parte superiore è più ampia e luminosa, lì un tempo c’era il ponte dell’Acquedotto che venne abbattuto per lasciar spazio ai fasti di Via Roma.
Strada di belle vetrine e di negozi eleganti, ma com’era nel passato?
I negozi sono lo specchio dei tempi, sfogliamo insieme la guida Pagano del 1926 dove troviamo l’elenco degli esercizi commerciali dell’epoca.
C’era la bottega di pizzi e ricami delle sorelle Zelano, immagino che le fanciulle in età da marito venissero qui per arricchire i loro corredi!
C’era Valentino Villa che vendeva vini e il droghiere Rondanina.
E poi ancora una sartoria e un fabbricante di guanti, una teleria e una merceria.
E c’era una gloriosa istituzione genovese: il tappaio Luico, fabbricanti di turaccioli dal 1855.
Tuttora esiste questo bel negozio, in vetrina esibisce tappi di sughero, bottiglie e corde.
E se non ci siete mai entrati vi consiglio di farlo, troverete persone orgogliose della propria storia famigliare, del loro negozio ho già parlato in questo articolo.

Luico (12)

Una città, una strada e le tracce del suo passato glorioso.
E vi porto con me a una serata di gran gala, al 28 dicembre 1869.
Accomodatevi in sala, ci sono tutte le grandi personalità della città e che eleganza sfoggiano le signore!
Si scorgono abiti sontuosi e acconciature regali, il pubblico è in trepidante attesa: si inaugura la Sala Sivori.
E’ un evento musicale di grande rilievo in questa sala che diverrà cinematografo, verranno proiettati qui i primi film frutto della geniale invenzione dei Fratelli Lumière, in tempi più recenti diverrà poi il cinema Palazzo.
Ma questa è la sera del primo spettacolo, in sala si bisbiglia, c’è una certa impazienza.
Il concerto si apre con l’orchestra che esegue in maniera mirabile un’armoniosa sinfonia, poi la platea ascolta con grande interesse il discorso tenuto dal Marchese d’Arcais, un’ampia dissertazione che verte sui differenti generi musicali e sulla necessità di valorizzare la cultura musicale.
E giunge infine il grande momento.
Sul palco, con il suo violino, sale il celebre allievo di Niccolò Paganini, Camillo Sivori, a lui è dedicata la sala.
E le note di Mendelssohn affascinano e trascinano gli spettatori, tutti i presenti ascoltano in silenzio.
Accadde qui.
Nella strada delle monache e dei flagellanti, dei patrizi e dei bottegai.
Nella salita che un tempo fu un boschetto.

Salita Santa Caterina (23)

Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, il servizio da tavola Raggi

Un appuntamento di pregio, un’occasione per ascoltare voci di studiosi e di uomini di cultura, da domani al 13 aprile a Palazzo Ducale torna La Storia in Piazza, evento organizzato dalla Fondazione Palazzo Ducale in collaborazione con il  Comune di Genova.
La rassegna culturale prevede incontri e occasioni di approfondimento, il tema di quest’anno è molto  interessante, I tempi del cibo, storia e vicende dell’alimentazione.
Il calendario è davvero fitto e denso di nomi di rilievo, trovate tutti i dettagli qui.
Io oggi vi porto nel cuore dei caruggi, in un palazzo nobiliare che ospita uno splendido Museo di Genova, la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola.
In questo museo troverete opere di celebri artisti, da Van Dyck a Joos Van Cleve, da Domenico Piola a Bernardo Strozzi, solo per citarne alcuni.
E poi mobili, arredi e tessuti preziosi, si possono persino visitare le antiche cucine.
Mi limito ad accennarvene perché avrò occasione di portarvi presto in quelle sale, oggi vorrei farvi scoprire una delle sue meraviglie, la potrete ammirare anche voi se andrete a visitare Palazzo Spinola.

Palazzo Spinola di Pellicceria

Dovrete salire al quarto piano dove è esposta una ricca collezione di antiche e raffinate porcellane.
E in queste sale c’è un nuovo allestimento, lo si deve alla generosità della scrittrice Camilla Salvago Raggi che ha donato al Museo un prezioso servizio da tavola risalente agli inizi dell’Ottocento, è il servizio della famiglia Raggi.

Servizio Raggi

Un sogno di porcellana francese, 150 pezzi della manifattura Discry.
Lo splendore delle tavole dei genovesi, tra oro e azzurro.

Servizio Raggi (2)

Un’incantevole delicatezza.

Servizio Raggi (3)

Alzate e zuppiere.

Servizio Raggi (4)

Sboccia la primavera sui piatti del servizio Raggi.

Servizio Raggi (5)

E fioriscono timide viole nei piattini.

Servizio Raggi (6)

Qualcuno di voi gradisce un tè? Che meraviglia!

Servizio Raggi (7)

Non siamo più abituati a tanta armoniosa bellezza, la nostra epoca predilige la praticità, questo è il  fasto splendente  dell’aristocrazia.

Servizio Raggi (9)

E vi assicuro, si resta incantati davanti ad ogni piatto.

Servizio Raggi (10)

Lo vedete da voi, questo servizio già merita una visita a Palazzo Spinola.
E in questi giorni, in occasione degli eventi proposti da La Storia in Piazza, anche al Museo di Palazzo Spinola sono previsti degli incontri.
Tematiche affascinanti, dedicate alla tavola e al cibo.
Ecco gli appuntamenti ai quali potrete partecipare:

Giovedi 10 Aprile h. 16.30 Un Menù per il Servizio Raggi
(a cura di Farida Simonetti)

Venerdì 11 Aprile h. 16.30 Cibo come decoro sulla tavola barocca
(a cura di Matteo Moretti)

Sabato 12 Aprile h 15.30. Caffè e cioccolato nella società settecentesca
(a cura di Hilda Ricaldone)

Domenica 13 Aprile h 16.30 I grandi servizi da tavola per la nuova cucina ottocentesca
(a cura di Marie Luce Repetto)

Appuntamenti culturali di grande interesse, ho ritenuto giusto segnalarveli perché mi sembrano davvero particolari, le antiche tradizioni della tavola e del cibo sono tutte da scoprire.
Ringrazio la Dottoresa Farida Simonetti per la sua disponibilità a consentire la pubblicazioni di queste immagini, Palazzo Spinola è un vero gioiello di questa città ed è un piacere poter scrivere delle sue ricchezze.
E quando andrete a visitarlo non scordate di alzare lo sguardo verso l’alto, sopra di voi c’è sempre la stupefacente vertigine del cielo di Genova.

Palazzo Spinola