Dolcissimo Gesù Bambino

In questo giorno di Santo Stefano, la Sua grazia.
Il Bambino Gesù, così adagiato su un drappo rosso, tra le fioriture gioiose delle stelle di Natale.
Rispetto così una mia personale tradizione: in questo giorno, da qualche anno, porto qui un’immagine di Gesù Bambino scattata nell’anno precedente in una delle nostre belle chiese genovesi.
Sotto uno splendori di ori, nella chiesa a Lui dedicata, ecco il Bambino Gesù con la sua tenerezza colma di speranza.

Chiesa del Gesù

I miei auguri di Buon Natale per voi!

Arrivano così i miei auguri per voi, con un suggestivo paesaggio innevato e invernale, nella dolce atmosfera delle feste.
E come ogni anno ci tengo a ringraziarvi per il tempo da voi dedicato ai miei scritti, per ogni volta che venite con me nei miei viaggi nel passato o nei luoghi che amo.
Con la speranza che questo giorno porti in dono gioia e serenità, cari amici, auguro buon Natale a tutti voi!

23 Dicembre 1920: gli auguri di Vincenzino

Questi sono gli auguri di Vincenzino, arrivano da un altro secolo con infinita tenerezza.
Vincenzino è un piccoletto con i capelli biondi, la frangetta, gli occhi blu spalancati sul mondo.
E sorride, tutto felice ed emozionato.
Con la manina si tiene saldamente allo schienale della sedia perché insomma, non si sa mai, meglio esser sicuri!

Gli auguri di questo bimbetto sono scritti sul retro della fotografia, una garbata calligrafia ha lasciato le seguenti parole:

Vincenzino a 13 mesi
invia a mezzo e insieme ai genitori tanti Auguri di Buone Feste Natalizie e di un felicissimo Capo d’Anno a tutti i grandi e piccoli cugini sperando di unirsi a loro nell’allegria e nelle azioni della vita, sotto la grazia e protezione del Signore e Bambino Gesù.

Genova, addì 23 Dicembre 1920

Seguono poi i nomi dei destinatari di questi affettuosi auguri.
Lui, Vincenzino, se ne sta ritto in piedi sulla sedia nello studio del fotografo Giauni e porta le calzette bianche, la vestina e una catenina con due ciondolini.
Il destino era ancora tutto da scrivere, con i suoi insondabili misteri.
Però lui si reggeva forte alla sedia, pronto a resistere a qualunque incertezza.
Era il Natale del 1920, il Natale del piccolo Vincenzino: 13 mesi e tutta la vita davanti.

Il Natale del 1976

Il Natale del 1976 arrivò forse più freddo di questo, allora però avevo da poco compiuto dieci anni e secondo me neanche me ne accorgevo.
In quel Natale del 1976 c’era qui con noi un’ospite graditissima, la mia cara zia della quale spesso vi parlo, lei aveva appena avuto un intervento e allora si pensò che fosse meglio che stesse con noi per qualche tempo, così quando lo zio andava a lavorare lei non rimaneva a casa da sola.
Ricordo quei giorni di dicembre con particolare affetto perché avere la zia da noi era proprio un privilegio, con lei passavamo lunghe settimane nella casa del mare quando era estate ma in inverno, a Natale, era tutta un’altra cosa.
In quel Natale del 1976 al posto dell’abete qui in casa venne addobbato un olivo, se non ricordo male si trattava semplicemente di un grande ramo che venne sistemato in ingresso.
L’olivo era veramente alto e la mamma, con il suo solito estro creativo, lo aveva decorato con le palline dorate e con i fili dorati che andavano di moda negli anni ‘70, c’erano poi degli angioletti fatti da noi con la carta dorata e ripiegati in modo da poter essere riposti tra le foglie.
Gli angioletti, oggi gelosamente conservati in una scatola in cantina, erano stati ritagliati con pazienza certosina uno ad uno seguendo un disegno preciso tracciato con una sagoma, io ricordo quell’albero come una straordinaria particolarità per me davvero entusiasmante.
Quindi Babbo Natale arrivò e lasciò tutti i pacchettini sotto l’olivo e il mattino dopo che bella sorpresa per noi bambine!
C’è una foto di quel Natale del 1976, fatta evidentemente da mio papà che era il fotografo ufficiale di famiglia, in cui si vedono la mamma e la zia sorridenti sullo sfondo mentre io e mia sorella siamo sedute per terra a sfasciare i nostri regali.
Io avevo tutti i capelli scarmigliati, un codino in mezzo alla testa e una vestaglietta a quadretti.
La mamma e la zia sorridevano con quelle espressioni che ancora mi sono rimaste impresse nella memoria e che hanno avuto anche molti anni dopo nei diversi momenti felici delle nostre vite.
Non ricordo esattamente cosa arrivò per me in quel Natale del 1976, dalle foto mi pare di intravedere una confezione di un vestitino di Barbie e di certo ne sarò stata entusiasta.
Di sicuro in quel Natale del 1976 ci fu una bella tavola imbandita con tante cose buone, eravamo tutti insieme a festeggiare e a fare il brindisi con il moscato.
In quelle feste degli anni ‘70, non so precisamente in quali anni, a volte sotto l’albero trovavo gli angioletti di legno.
Erano piccoli, delicati e così graziosi nella loro semplicità, li ho sempre amati e naturalmente li conservo ancora tutti, ne ho molti e sono tutti diversi tra loro.
E oltre agli angioletti ci sono i pretini musicanti, ognuno di essi stringe tra le mani uno strumento e tutti insieme compongono un’orchestrina.
Tre di questi piccoli preti erano miei, due invece appartenevano alla zia: ora stanno tutti vicini e suonano un’allegra musichetta natalizia.
Stanno tutti insieme, proprio come noi in quel Natale del 1976.

Chiesa di Nostra Signora delle Grazie e San Gerolamo: il sogno di Giuseppe

Nella Chiesa di Nostra Signora delle Grazie in Corso Firenze è rappresentato, in questi giorni che precedono il Natale, un episodio della venuta al mondo di Gesù.
La vita scorre, scandita lentamente dai ritmi del quotidiano.

In questo luogo semplice dove ognuno è intento a compiere i propri doveri.

È un paesaggio che ha i colori sabbiosi e le luci chiare della Galilea.

E in una di queste umili dimore riposa un uomo, è destinato a compito grande.

È Giuseppe e questo suo sonno gli porta il sogno di un angelo che ha per lui preziose rivelazioni.

E intanto, tutto attorno, la vita ferve.
Un uomo conduce con sé il suo asino che è carico di legna.

Una donna, accompagnata da un piccola ochetta, reca con sé certe erbe raccolte nell’orto.

E il fuoco scoppietta nel forno in questo tempo così speciale.

Nella Chiesa di Nostra Signora delle Grazie, accanto all’allestimento che lascerà poi il posto al presepe, si può leggere il brano del Vangelo Secondo Matteo che narra questo episodio relativo alla nascita di Gesù.
Lo riporto qui per voi alternandolo alle immagini di questa suggestiva rappresentazione che racconta in maniera così semplice ed efficace le parole tramandateci dal Nuovo Testamento.

Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.
Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.

Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.  Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:  Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi.
Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Il Vangelo secondo Matteo 1,18-24

C’era una volta un piccolo ombrellino

C’era una volta un piccolo ombrellino da cocktail che non se la passava tanto bene.
Vantava un rutilante passato festaiolo e, memore di quei giorni gioiosi, spesso sospirava ricordando i tempi felici.
– Quanto ero giovane – andava ciarlando – era tutta un’altra storia! Ah, che bei tempi! Se ricordo quelle estati degli anni ‘80 non riesco a trattenere l’emozione!
– Oh, no, adesso ricomincia! – Sbottava infastidita sua sorella.
I due ombrellini avevano avuto un destino comune e avevano trascorso insieme tutta la vita.
Negli anni della loro gioventù erano capitati in un allegro locale della riviera ligure e per un bel pezzo se ne erano stati tranquilli riposti in un contenitore di vetro sul ripiano dietro il bancone del bar.
E da lì si vedevano tutte le cose del mondo: coppie di innamorati, famiglie numerose, turisti con sandali improbabili, dinamiche vecchiette e giovani sportivi.
E così da quel barattolo l’ombrellino si era fatto una certa esperienza ed era certo quindi di sapersi districare nelle faccende della vita.
Era poi arrivata una luminosa sera di agosto, la sera del destino, verrebbe da dire.
Il vaso venne aperto e l’ombrellino insieme a sua sorella venne appuntato su una fetta di limone:
– Eccoci, finalmente è il nostro turno! – Trillò tutto felice mentre planava in un bicchiere di frizzante analcolico.
La ragazza al quale era destinato quel cocktail fece un brindisi con le sue amiche, sorseggiò quella fresca delizia e poi, a fine serata, ripose i due ombrellini nella sua borsetta di paglia.
Infine li sistemò in un bicchiere pieno di perline collocato nella sulla libreria e lasciò lì per anni e anni senza più curarsi di loro.
L’ombrellino non era molto soddisfatto di quella condizione, sua sorella invece aveva fatto amicizia con la farfallina, le due si intendevano a meraviglia e si godevano la meritata pensione.

L’ombrellino, invece, strepitava.
Voleva fare, andare in giro, vedere posti, conoscere persone, socializzare, divertirsi, aprirsi e poi richiudersi, roteare leggero e vanitoso come si addiceva a uno come lui.
E così ogni tanto si lagnava della sua situazione, mentre sua sorella e la farfalla parlottavano tra di loro quasi commiserandolo.
Passarono mesi e anni, non sapeva nemmeno più lui quanti, poveretto!
Che noia quella vita, dalla libreria vedeva sempre lo stesso panorama: scrivania, divanetto e poltroncine.
A stagioni alterne poi, accanto alla finestra, compariva l’albero di Natale con le lucine brillanti, era l’unico motivo di svago per il povero ombrellino che amava molto quelle atmosfere festose.
Ed era di nuovo quel periodo, freddo ma gioioso.
La ragazza di un tempo era diventata una signora e sotto il suo abete natalizio aveva riposto i regali per la sua nipotina, una bimbetta deliziosa e vivace.
C’erano per lei una scatola di mattoncini colorati, i pennarelli nuovi, diversi libri didattici e anche una celebre bambola bionda tanto desiderata.
Le manine strinsero felici tutti quei doni e poi lo sguardo vispo della bambina si posò sul ripiano della libreria e la piccina svelta si avvicinò, si mise un punta di piedi e afferrando l’ombrellino azzurro esclamò:
– Questo lo prendo io, zia, mi serve per la mia bambola!
La zia annuì sorridendo e l’ombrellino, tutto emozionato, comprese che finalmente lo attendevano nuove avventure.
È proprio vero – pensò tra sé e sé – a volte, quando meno te lo aspetti, la vita ti regala una seconda possibilità!

Basilica di Santa Maria Immacolata: il piccolo Gesù

Nella nostra Basilica di Santa Maria Immacolata si aprono gentili le rosse stelle di Natale.
Scattai questa foto lo scorso anno, ormai è per me una cara abitudine portare qui in questo giorno un’immagine di Gesù scattata in una chiesa genovese e risalente al Natale precedente.
Nel chiarore dorato così si staglia la dolcezza della Madonna Immacolata scolpita dalle abili mani di Santo Varni.
E davanti alla balaustra una luce radiosa avvolge il piccolo Gesù, nella grazia della sua tenerezza infantile.
Nella Basilica di Santa Maria Immacolata, nel tempo di Natale.

Una cartolina per questo Natale

Vi mando una bella cartolina per questo Natale.
Ecco i rami di agrifoglio, una piccoletta dagli occhi grandi e stupefatti, una ricca scatola di dolcetti elegantemente posati su una trina candida.
Vi offro virtualmente uno di questi piccoli bonbons per ringraziarvi della vostra cara presenza e per augurare ad ognuno di voi un sereno Natale, con la speranza che porti a tutti tante cose belle.
Buon Natale a tutti voi, dal profondo del cuore!

Natale a Boccadasse

La magia incantata di Natale è arrivata nelle vie del borgo di Boccadasse dove i piccoli aiutanti di Babbo Natale sono indaffarati a preparare ogni cosa per la notte più speciale dell’anno.

Qualcuno resta di guardia sulla ringhiera.

Altri si trovano sui muretti, davanti alle case colorate del borgo.

Un intrepido elfo si è poi arrampicato in alto e se ne sta lassù con le gambe a penzoloni.

Ogni finestra è addobbata a festa.

E i simpatici piccoletti rendono ancor più unica l’atmosfera.

E poi anche gli aiutanti di Babbo Natale fanno il bucato, sapete?

Natale a Boccadasse è in ogni angolo caratteristico e lo spirito marinaro del luogo viene giustamente rispettato.

A Natale, a Boccadasse, un tipico gozzo ligure ospita il più semplice dei presepi.

E la capanna dove nascerà il piccolo Gesù è adagiata tra i ciottoli resi lisci dall’acqua salmastra.

Mentre la luce brillante dell’inverno accarezza la superficie del mare.

E l’incanto del Natale ancora si rinnova.

Sotto il cielo azzurro della Superba gli elfi di Babbo Natale sono ormai pronti.

Fanno capolino dalle finestrelle mentre brilla il piccolo presepe luminoso.
Questa maniera elegante e suggestiva di addobbare una semplice creuza è un magnifico esempio di come si possa ricreare una perfetta atmosfera natalizia con stile, buon gusto e nel rispetto della bellezza autentica di un luogo così particolare.

E tutto e quieto, armonioso e perfetto nel borgo marinaro così caro ai genovesi.

A Boccadasse, nella dolce magia del Natale.

Il Natale del 1972

Il Natale del 1972 fu entusiasmante, allegro, rumoroso e felice come sanno essere certe festività quando si è piccoli.
Avevo, all’epoca sei anni e quindi frequentavo la prima elementare e così alcuni ricordi di quel Natale sono rimasti racchiusi tra le pagine di un quaderno a quadretti dalla copertina rossa dove una mini Miss Fletcher stava imparando a scrivere.
In prevalenza usavo la matita, immagino su disposizione della Signora Maestra (si scrive così, con le iniziali maiuscole) e avevo una scrittura a tratti incerta ma piuttosto ordinata.
Naturalmente per i disegni via libera a matite e pennarelli e così ecco qua i Re Magi di quel glorioso 1972.

Il disegno accompagnava un dettato fatto il 22 Dicembre e dedicato appunto alla stella cometa che aveva condotto i Re Magi al cospetto di Gesù con l’oro, l’incenso e la mirra.

Oltre alla stella cometa, in quel Natale del 1972, c’erano anche le stellucce, stelline di una celebre filastrocca che avevo diligentemente scritto sul quaderno di scuola.

Il Natale di quell’anno fu particolarmente generoso con me, nell’album delle foto di famiglia mi si vede con il pigiamino a fiori seduta sul tappeto, davanti all’albero di Natale, intenta a scartare pacchi e pacchetti.
E secondo voi cosa desiderava la mini Miss Fletcher dell’epoca?
Ne ho sempre memoria grazie al quaderno delle elementari e sinceramente sono rimasta io stessa stupefatta.

Tuttavia sono certa di avere avanzato anche altre richieste perché Babbo Natale fu molto magnanimo e mi portò un sacco di bellissimi regali dei quali ancora conservo l’elenco, sempre sul quaderno della prima elementare.
Quel 25 dicembre ricevetti un mercatino, una cucina, un servizio di pentolini, il gioco del football, un gioco per costruire le mattonelle, un proiettore e dei puzzles.
E oltre a tutto questo quell’anno arrivò anche il mio gioco in scatola preferito: l’adoratissima Reginetta del Ballo della quale ebbi modo già di scrivere tempo fa in questo post.

C’era da divertirsi con tutti questi giocattoli creativi e interessanti, avrei passato interi pomeriggi nella mia cameretta con i miei giochi, mi piaceva condividerli con le amichette ma sono sempre stata una bambina molto indipendente e sapevo far passare il tempo anche da sola senza mai annoiarmi.
Fu un Natale semplice, fu il Natale felice di una bambina felice.
Da grandi poi si guarda indietro a quel tempo e si riprova una nostalgia che rimbalza nel cuore per quella spensieratezza e per quel senso di avventura e di continua scoperta tipico dei giorni d’infanzia.
Fu un Natale semplice, fu il Natale felice di una bambina felice.
Era il Natale del 1972.