Attraversando Vico della Galera

È soltanto un breve caruggio dalle parti della Maddalena, Vico della Galera è una traversa di Vico Salvaghi.
E l’altro giorno passavo da quelle parti e così ho veduto questa solita bellezza: una corda e i panni stesi tra le case, una di quelle solite geometrie genovesi che piacciono a me.

E poi l’antico vicoletto che è un modesto caruggio di antica memoria e chissà quanti volti di bimbi si sono affacciati da quelle finestre e quante famiglie hanno ospitato quelle antiche mura preservando storie, memorie, speranze e felicità.

Davanti ad una di queste dimore ci sono alcuni gradini: sono quegli scalini altissimi e vertiginosi che si trovano nella città vecchia e quando ti capita di fare un paio di rampe di quelle scale lì sperimenti una fatica insolita alla quale non siamo più abituati.

Il vicoletto ha un toponimo che si presta a molteplici interpretazioni e ne scrive con la consueta vivacità il mio fido amico Amedeo Pescio che riporta tutte le possibili interpretazioni.
Lo storico infatti esclude che il toponimo si riferisca ad un’oscura prigione e a suo parere non si tratterebbe neanche di un riferimento alle galee, antiche imbarcazioni usate al tempo della Repubblica di Genova.
Pescio per parte sua predilige un’altra interpretazione e sostiene che, secondo la sua opinione, il vicolo prende il nome dalla nobile famiglia Galera originaria di Loano.

Sono tracce del tempo passato, di un’epoca ricca misteriosa e lontana ma il cielo è azzurro come allora e così sovrasta Vico della Galera.

Campo Pisano: la Madonna con il Bambino e San Giovannino

È una bella e antica edicola nei caruggi della Superba, la trovate percorrendo la nostra Campo Pisano.
Là, sul muro di un edificio, si ammira l’edicola che ospita la statua della Madonna con il Bambino e San Giovannino.

La si nota in una di queste straordinarie prospettive genovesi composte di case, cielo e suggestioni del nostro passato.

L’immagine di questa Madonna è amorevole ed estatica e al contempo, nel mio sentire, è anche semplice, materna e umana nella sua maniera di stringere il piccolo Gesù.

E là, ai piedi di Maria, c’è il piccolo San Giovanni Battista dall’espressione lieta e giocosa, ci si mostra come un bimbetto allegro e vivace.

Narrano gli storici Remondini che sotto l’immagine c’era una scritta in latino che informava dell’avvenuto restauro agli inizi del ‘700 ad opera di certi benefattori.

Inoltre, a a fianco di questa edicola, c’era un tempo una palla di cannone conficcata nel muro e risalente agli eventi del 5 Aprile 1849: in quel periodo la città venne colpita e tormentata dai Bersaglieri del Generale La Marmora e in memoria di quei giorni si usò così collocare le palle di cannone nei muri della città.
Oggi ne rimaste alcune come scrissi tempo fa in questo post, un tempo una di esse era là, in Campo Pisano.

Risplende di luce il cielo turchese su queste vie antiche e colme di storie del nostro passato.

E dolce si posa su coloro che passano per queste vie lo sguardo dolce della Madonna con il Bambino e San Giovannino.

Panni stesi e finestre nei caruggi

E questi sono panni stesi e finestre sotto il cielo limpido di Genova.
E all’improvviso un soffio di vento e una danza lieve in Vico di Campopisano.

E azzurro e diverse sfumature d’arancio in Piazza dei Truogoli di Santa Brigida.

Là dove i colori sono intensi e così vivaci.

E una corda tesa tra i palazzi in Vico degli Indoratori.

E poi ancora le tinte pastello di Piazza Pinelli.

E aria e sole e candore in questa prospettiva di Via della Concezione.

E poi persiane spalancate e luce che cade a fendere l’ombra in Piazza Grillo Cattaneo.
E questa bellezza radiosa di panni stesi e finestre nei caruggi di Genova.

Un piccolo Pierrot

Ed ecco uno scorcio d’infanzia e del nostro passato genovese, il tempo del Carnevale è tra prediletti dai più piccini.
La maschera di Pierrot poi doveva essere un tempo una delle più comuni e ambite, questa infatti è la terza fotografia della mia collezione con un bimbetto vestito con il costume di questo personaggio malinconico.
E così ecco un piccolo Pierrot ritratto dal fotografo Santacroce.
Il bimbetto sarà arrivato lì tenuto per mano dalla sua mamma e poi si sarà messo in posa, così compreso nel suo ruolo.
Il colletto vaporoso, l’espressione stupefatta, un frammento di giorni felici.

Le ditina passano lievi sulle corde di un mandolino che evoca una musica languida.

In bianco e nero, come si conviene, con i pon-pon sulle scarpette chiare.

Era il tempo di un altro Carnevale e di una diversa infanzia e lui era allora un piccolo Pierrot.

Verso sera in Piazza Banchi

E poi, verso sera in Piazza Banchi.
Le luci si accendono e brillano mentre piano scende il buio.
Alcuni rientrano dal lavoro, qualcuno passeggia con l’amico a quattro zampe, un signore cammina rilassato con le mani in tasca, altre persone invece si fermano a sbirciare tra i libri e tra loro ci sono spesso anch’io che amo gironzolare tra queste bancarelle in cerca di letture interessanti.
La vita ha un ritmo ed è nei nostri passi mentre attraversiamo le vie pianeggianti o affrontiamo le impervie salite, la vita ha un ritmo incalzante o lento, a volte rasserenante e a volte affrettato.
Qui, in Piazza Banchi, ognuno trova la propria direzione, come sempre accade anche nelle scelte della vita.
In questa porta che si affaccia sul mare e pare colma di promesse, di storie passate, di voci che risuonano, nelle luci della sera.

Un pietra d’inciampo per Bruno De Benedetti

Oggi è il 27 Gennaio e in questo giorno si celebra la Giornata della Memoria per ricordare le vittime dell’Olocausto, persone vittime dell’odio cieco che ha percorso anni terribili della nostra storia.
A loro sono dedicate le pietre d’inciampo, targhe in ottone che “raccontano” queste vicende dolorose e tragiche.
Ogni pietra d’inciampo viene posizionata in un luogo significativo per la persona alla quale si riferisce come ad esempio la dimora o il posto nel quale questa persona venne tratta in arresto e portata via ai suoi affetti.
Ho già avuto modo di scriverne in passato, qui e qui trovate i miei post dedicati alle pietre d’inciampo di Genova.
Di recente è stata collocata una nuova pietra d’inciampo, è l’undicesima: vi si legge il nome del Dottor Bruno De Benedetti, di professione pediatra.

Il tempo scorre, ci sono ancora tra di noi alcuni sopravvissuti che scamparono a quella furia: raccontano le loro storie, possiamo ancora sentire dalle loro voci ciò che videro e la tragedia immane che essi vissero.
Alle nuove generazioni è lasciato il compito di preservare queste memorie e conservare il ricordo di quanto accaduto perché non avvenga mai più.
Il Dottor De Benedetti era un giovane poco più che trentenne e la pietra d’inciampo in sua memoria è posta davanti al civico 1 di Via Mameli dove era sita la sua abitazione e dove i suoi cari attendevano il suo ritorno.
Oggi si legge là il suo nome, per non dimenticare.

Gli angeli di Piazza Sauli

Vi porto con me ancora nei miei caruggi, in una piazza antica nelle vicinanze di Canneto il Lungo.
Questa è una di quelle zone della città vecchia dove il cielo ti abbaglia con la sua luce e con il suo turchese percorso da nubi leggere, qui lo sguardo trova sempre questa meraviglia e questo stupore.

Piazza Sauli prende il suo nome da un’antica famiglia di ricchi ed abbienti mercanti che avevano qui i loro possedimenti, i nobili Sauli diedero anche diversi dogi alla Repubblica di Genova e si deve alla magnificenza di uno di loro l’edificazione della basilica di Carignano.

E là, nella piazzetta dei caruggi, sono piccoli angeli a custodire i portoni e le antiche dimore.

Sul civico 7 spiccano le lettere IHS che indicano il nome di Gesù e sono due piccoli putti a circondare la scritta.

Si legge inoltre una frase in latino che è tratta da una delle lettere di San Paolo e significa: che ogni ogni ginocchio si pieghi.

E qui, se alzerete ancora lo sguardo, vedrete la le decorazioni della facciata di questo splendido edificio.

Lì accanto c’è poi un caruggetto che collega la Piazza a Canneto il Lungo: è Vico secondo Sauli e lì si nota un altro antico edificio.

E sono sempre due creature celesti a proteggere questa casa e a reggere l’insegna dove si leggono le lettere L e P.

L’azzurro lucente così sovrasta queste case che hanno ospitato cuori, speranze, sorrisi e gioie in secoli diversi.

E ancora ammiriamo il portale del civico 4.

Ci sono due austere figure poste ai lati del portone.

E ancora ecco due angeli sbarazzini e paffutelli.

Le due statue hanno diverse parti mancanti ma ancora resta immutata la loro infantile dolcezza.

Di fronte ecco ancora un’antica dimora un tempo annoverata nel sistema dei Rolli, era cioè inclusa negli elenchi delle dimore nobiliari che all’epoca della Repubblica di Genova venivano utilizzate per le visite di stato di personaggi di rilievo e di grande importanza.

Ancora, sul portale, si nota nuovamente il trigramma di Gesù.

E nella colonne, tra le foglie e le ricche decorazioni scolpite nel marmo si leggono due lettere, giunte immutate fino alla nostra epoca.
Il palazzo risale alla fine del XV secolo e queste sono le iniziali del padrone di casa: Antonio Sauli.

E ancora piccoli angeli frementi spiccano su quel portale.

Sono solenni, giocosi, rimandano a un tempo glorioso e lontano.

E nella radiosa prospettiva che vi sovrasta si coglie la fiera e svettante torre.
E il cielo è sempre così blu, sopra le case e sopra gli angioletti di Piazza Sauli.

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida: la Madonna con il Bambino e San Giovannino

È una bella edicola collocata nella città vecchia e così la si ammira in Piazza dei Truogoli di Santa Brigida.
Sfiorata dall’aria del mare di Genova e rischiarata dal sole che illumina questi caruggi, in questa sinfonia di colori armoniosi.

L’edicola è sita in questa piazza così caratteristica e un tempo attraversata dalle molte massaie che ai truogoli lavavano i loro panni, in quei giorni diversi dai nostri le preghiere e le voci si mescolavano al suono argentino dell’acqua limpida.

Ricca e raffinata è la decorazione della nicchia che ospita la statua oggetto di antica devozione.

È la Madonna con il Bambino e San Giovannino, la statua attualmente presente nella Piazza è un calco dell’opera originale che è invece custodita al Museo di Sant’Agostino.

E nel museo che racchiude le antiche ricchezze e le storie della Superba così si staglia la bella immagine di Maria.
La scultura risale al 1617 ed è attribuita ad uno scultore appartenente alla scuola di Leonardo Mirano o di Gio. Domenico Casella.

Questa dolcezza materna attraversa il volto di Maria.

È un’opera preziosa che come si vede non è giunta integra fino a noi ma oggi è preservata tra le mura di un magnifico museo.
Sguardi di un tempo diverso dal nostro si posarono fiduciosi su queste figure.

Ancora oggi, se passerete in questa zona dei nostri caruggi, i vostri occhi troveranno questa immagine sacra: la Madonna con il Bambino e San Giovannino nella Piazza dei Truogoli di Santa Brigida.

Mimose, neve e azzurro

Nel cuore del rigido inverno i colori vivaci spiccano maggiormente ed è così incantevole la mimosa che lieve dondola al vento nel cielo di Genova.

È la bella pianta che cresce davanti al Convento delle Suore Carmelitane Scalze in Via Domenico Chiodo.

Mentre la neve imbianca le alture che circondano Genova.

E qui, in Via Domenico Chiodo, lo sguardo trova il mare, il cielo e le case mentre la luce abbacinante sfiora il profilo della città.

E ancora la mimosa, con la sua caparbia impazienza di vivere, si protende verso il cielo.

E l’ulivo saggio protegge e incornicia l’orizzonte.

Mentre resto là ad ammirare la magnifica mimosa, così radiosa e vibrante.

E il panorama del porto, le navi e la Lanterna.

Oltre, camminando ancora, ecco ancora un’altra effimera mimosa sbocciata in questi giorni d’inverno e sullo sfondo l’azzurro intenso spazzato dal vento potente.

E nuvole e neve, in lontananza.

E alberi spogli, la linea del mare che incontra il cielo.

Sono i colori del tempo di gennaio e così li ho veduti passeggiando in Via Domenico Chiodo.


Un gabbiano si librava alto, oltre il campanile di San Paolo, l’aria era pungente e fresca e tutto pareva semplicemente perfetto.

 

Cose di Vico Casana

Passando in Vico Casana mi vengono sempre in mente certi ricordi belli.
In questo vicolo della città vecchia c’era un tempo il fotografo Salviati, era abitudine di mio papà portargli sempre le foto da sviluppare, era una consuetudine che poi anch’io ho mantenuto.
All’epoca l’esito di una fotografia era un insondabile mistero: non sapevi se era venuta bene fino al momento dello sviluppo del rullino.
La sensazione che ne derivava era un esercizio di pazienza e un gioco di inspiegabili aspettative.
E poi, come bonus, ogni negozio di fotografia regalava al cliente il piccolo album di plastica nel quale mettere le foto del mare, dell’estate e dei momenti felici.
E naturalmente mi ricordo di essermi fermata tante volte in mezzo a Vico Casana a sfogliare le foto appena ritirate da Salviati perché la curiosità era sempre troppa!
In Vico Casana poi c’era anche un negozietto dove mi piaceva fare acquisti: qui comprai i miei pantaloni estivi a fiori che scelsi per fare l’esame di maturità.
E forse qui iniziai una delle abitudini che non mi ha poi più abbandonato: se una cosa mi piace la compro due volte.
Anche in quel caso si trattava di pantaloni a fiori: neri con le ortensie azzurre, li ho amati tantissimo.
Percorrendo Vico Casana ad un certo punto si arriva all’incrocio con Via David Chiossone e a me viene sempre voglia di girare a destra per andare nel negozio di dischi a guardare i vinili, ho comprato lì tanti miei 33 giri, era un negozio cult per gli amanti delle musica.
E proseguendo ancora ricordo la magnifica bottigliera di Vico Casana, uno di quei negozi dove era inevitabile perdersi a guardare le diverse specialità.
Infinite sono le mie divagazioni mentre cammino per le strade di Genova.
Quante volte sarò passata in Vico Casana?
Quante volte, nei diversi tempi della vita, restando comunque sempre io?
L’ultima proprio qualche giorno fa, scendevo verso Via Luccoli e poi mi sono voltata e ho veduto loro due: incedevano con il passo deciso e fiducioso, su per Vico Casana.
Le ho osservate, ho sorriso, mi mette sempre di buon umore incontrare le suore.
Ed era nuvolo e un po’ freddo e mentre camminavo ho pensato che ognuno di noi guarda i luoghi con occhi diversi e anche noi stessi osserviamo lo stesso posto in maniera differente nei diversi momenti delle nostre esistenze.
Eppure a volte i diversi tempi delle nostre vite paiono sovrapporsi e  sembra quasi di rivivere certe stagioni del nostro passato.
Quando un vento fresco attraversa Vico Casana.