Il tempo del cappello di paglia

E poi, senza quasi accorgersi come sia accaduto, all’improvviso è il tempo del cappello di paglia.
E delle camicie leggere, degli abiti chiari, sono giorni da zainetto sulle spalle e bibite fresche.
Esplorando luoghi nuovi e sconosciuti e osservandoli con lo sguardo meravigliato che nasce ad ogni nuova scoperta, con sorprendente entusiasmo.
Oppure ripercorrendo queste strade note e ben conosciute e le piazze sempre frequentate, salendo i gradini di una chiesa molto cara e ritrovando, ancora, una prospettiva che appartiene all’anima e al cuore.
Nella bella stagione, quando a Banchi e nella nostra Genova ritorna ancora il tempo del cappello di paglia.

Piazza Banchi

Archivolto di Nostra Signora della Guardia: un altare per la Madonna

Camminando nei caruggi di Genova, nei pressi della Chiesa di San Siro, vi capiterà di notare un luogo antico, quasi nascosto, che custodisce la memoria della Madonna della Guardia e la devozione a Lei riservata dai genovesi.

Ecco così il nostro Archivolto di Nostra Signora della Guardia, uno di quegli angoli della vecchia Genova che certo meritebbe maggiore cura.
E là, a metà dell’archivolto, c’è proprio un altare dedicato alla Madonna della Guardia.

Un luogo speciale, dove in qualche modo si respira la suggestione del tempo antico con le sue tradizioni di fede e devozione.

L’altare dedicato alla Madonna è protetto da una robusta cancellata e questa era già presente in anni lontanissimi in quanto ne fanno cenno anche i fratelli Remondini che a metà dell’Ottocento scrissero ampiamente delle edicole e dei luoghi di culto.
Diversamente da oggi a quell’epoca l’altare era sempre adornato riccamente e rischiarato dalla luce di molte candele, c’erano anche i voti d’argento lasciati davanti alla statua della Madonna.

E poi era frequente notare fedeli devoti inginocchiati in mezzo al vicolo e raccolti in preghiera.
In occasione della festa del 29 Agosto poi l’archivolto era addobbato a festa come si conveniva per celebrare la Madonna della Guardia.

Negli anni passati mi è capitato spesso di vedere l’altare privo dell’immagine sacra ma da qualche tempo, invece, è stata lì collocata questa suggestiva statua della Madonna della Guardia con il beato Pareto al cospetto di Lei.

Una piccola targa è posta dell’altare.

E sul cancello spiccano le lettere M e V che intrecciate compongono il monogramma di Maria.

Se passate nei caruggi fermatevi presso l’Archivolto dove la luce rischiara la bella e commovente immagine della Madonna della Guardia.

Sorelle in Vico Inferiore del Portello

Sono due sorelle che a passo svelto scendono verso i caruggi, attraversando Vico Inferiore del Portello.
I veli azzurri, le giacche nere, il piglio dinamico e sicuro.
E gli abiti color del cielo smossi da quella camminata leggera e così fiduciosa, verso la meta della giornata.
E questa volta non sono io l’autrice dello scatto, la bellissima fotografia è di mia nipote Maddalena e qui la ringrazio per aver colto perfettamente questo istante di assoluta armonia.
Due sorelle, con questa grazia, in Vico Inferiore del Portello.

Il fior d’angelo della mamma

Il fior d’angelo della mamma è una cara presenza, abita sul nostro terrazzo ormai da moltissimi anni, non so neanche dirvi da quanto.
È uno di famiglia, si può proprio dire così.
Il fior d’angelo è resistente, tenace, poco pretenzioso, ha tante virtù che anche noi dovremmo avere, c’è molto da imparare dalla natura e dalle sue bellezze.
Il fior d’angelo sboccia e fiorisce tra maggio e giugno e si ricopre di piccoli fiori bianchi.
Ieri, con mio infinito stupore, mi sono accorta che sul fior d’angelo della mamma c’erano molte gradite ospiti: queste meravigliose farfalle.

Il fior d’angelo è rigoglioso, ricco, magnifico.

E devo dirvi che non ho mai veduto tante farfalle tutte insieme sul mio terrazzo, l’ultima volta che ne ho viste così tante era estate ed ero a Fontanigorda.

Le farfalle dondolano lievi sui fiori.

Si beano del profumo delizioso del fior d’angelo.

Su ogni petalo una delicatezza.

Ad ali spiegate, godendo della luce del sole.

Farfalle fragili, meravigliose e frementi.

Le ho ammirate per un tempo infinito, le farfalle sono sempre un dono prezioso.

E ospitarle proprio sul fior d’angelo della mamma è una commozione che non vi so neanche spiegare.
Uno stupore per il quale, credetemi, non trovo le parole.

Le ho vedute librarsi da un petalo all’altro.

E ancora indugiare e poi rialzarsi in volo.

E di nuovo ritornare, ancora e ancora.

Nell’ammirarle ho come perduto la cognizione del tempo, ero sotto il sole in terrazzo tra tutte queste farfalle leggere che mi volavano attorno, un vero balsamo per l’anima e per il cuore.

Grazie di questo dono, grazie di questa commovente grazia e leggiadria sul fior d’angelo della mia mamma.

Nel passato di Via San Luca: la prestigiosa Casa Musicale del Signor De Bernardi

Ritorniamo a camminare nel passato della Superba, saliamo ancora sulla macchina del tempo per ritrovarci sotto il cielo turchese che sovrasta le case antiche di Via San Luca.

E qui ce ne andiamo a far compere, come da consuetudine dei genovesi di ieri e di oggi.

Cerchiamo un prestigioso esercizio commerciale fondato nel lontano 1880 e che ha la sua sede proprio in Via San Luca.
È il negozio del Signor Giuseppe De Bernardi, successore di Enrico.
Qui si trovano strumenti per bande e orchestre, macchine parlanti, pianoforti e accessori di ogni tipo.

Tratto da Guida Pagano del 1922 di mia proprietà

E secondo voi, camminando in Via San Luca, riusciremo a trovare il favoloso negozio del Signor De Bernardi?
Eccoci qua davanti, amici musicisti e melomani, l’emozione è davvero grande ed io sono curiosa di andare a scoprire le meraviglie esposte in vetrina!

E poi balzando all’improvviso dal passato ai tempi moderni, ecco il luogo nel quale un tempo si potevano udire melodiose armonie.

Alzando lo sguardo e ammirando altri dettagli di questa cartolina pubblicitaria che appartiene alla mia piccola collezione noteremo alcuni straordinari particolari.
L’orologio segna le 12.37 ed è lì a testimoniare un’altra importante attività: il Deposito di Orologeria del Signor Carlo Tragni.
Osservate poi con attenzione le finestre, lì sono poste due mampae e cioè quei telai che si usavano a Genova per riflettere la luce nei vicoli scuri, ne scrissi diffusamente anni fa in questo post.

Le finestre sono ancora lì e custodiscono il ricordo di tempi lontani.

All’epoca il nostro Signor De Bernardi sapeva proprio il fatto suo, infatti sul retro della cartolina aveva fatto stampare il dettaglio della ricca offerta della sua Casa Musicale.
Autopiani, armoniums e tutto il resto!
E sale di audizione!
E, badate bene, cataloghi gratis!

In effetti avvicinandosi alle vetrine c’è da rimanere a bocca aperta: spartiti, grammofoni, accessori di ogni tipo.

E dischi per tutti i gusti!

E trombe, flauti, chitarrine e romantici mandolini, ci sono strumenti di ogni genere.

Nel mio girovagare per caruggi, come sempre faccio in questi casi, ho portato con me la cartolina pubblicitaria di questo bel negozio, riconducendo così questa immagine proprio in quel luogo che fu scenario dei successi di questo abile commerciante.

E così, la prossima volta che passerete in Via San Luca, provate a guardare con attenzione: potrebbe capitarvi di vedere con gli occhi dell’immaginazione la prestigiosa Casa Musicale del Signor De Bernardi.

Una meraviglia nascosta in Canneto il Lungo

Accade sempre di lasciarsi cogliere dalla meraviglia, nel nostro centro storico.
E succede una volta di più varcando la soglia di un’antica dimora che custodisce il fasto di secoli lontani.
Ci troviamo in Canneto il Lungo, al civico 17 presso il Palazzo di Gio Andrea Cicala risalente al XVII secolo e in seguito divenuto di proprietà della famiglia Donghi.
L’edificio è annoverato tra i Palazzi dei Rolli, è quindi una di quelle dimore che la Repubblica utilizzava per le visite di stato.
E qui, in questo luogo, nell’atrio è posto un suggestivo ninfeo.

È protetto da una cancellata ma avvicinandovi potrete ammirare i dettagli.

Secondo l’uso antico che di frequente si ritrova nella Superba il ninfeo è sontuosamente decorato con splendide conchiglie.

E pietre minute sistemate a mosaico compongono alcune figure.

Due fiere creature sovrastano il ninfeo.

E uno stemma decora la vasca marmorea nella quale un tempo zampillava l’acqua.

Rimane, sempre viva e presente, l’opera della mano dell’uomo, la traccia di colui che in un giorno che non conosciamo sistemò con pazienza certosina le fragili conchiglie in un gioco di armoniosa perfezione.

E così persiste l’antica gloria di Genova, nella bellezza delle sue antiche dimore che gelosamente racchiudono antichi splendori.

Una di queste meraviglia si ammira nell’atrio di un favoloso palazzo in Canneto il Lungo.

Un cesto da picnic

È primavera, a breve sarà estate, è tempo di stare all’aria aperta.
In queste stagioni luminose mi viene in mente uno di quei desideri che raccontano una certa serenità: il cesto da picnic.
La prima volta che rimasi a bocca aperta davanti a una selezione di cesti da picnic fu molti anni fa, da Harrods a Londra.
Immagino di non essere l’unica ad essere rimasta strabiliata, ricordo benissimo la sensazione: allora non avrei saputo davvero quale cesto scegliere.
Le tovagliette a quadretti oppure a fiori, i bicchieri, i piatti assicurati con le cinghie contro il coperchio, le posatine tutte in fila e tutti gli accessori indispensabili per un pranzetto sui prati: il cesto di vimini intrecciato contiene tutto questo e molto di più.
E sì, infatti io ho sempre pensato che un cesto da picnic sia semplicemente il complemento e il coronamento della felicità.
In effetti, quando hai una bella famiglia, dei bimbetti allegri e felici, o magari un amore corrisposto e tanti amici con cui trascorrere il tempo, che cosa mai potrebbe mancarti? Il cesto da picnic, per l’appunto!
Poi ci metterai i tramezzini con la crema di prosciutto, un’insalatina di farro e verdurine fresche, quanche formaggio morbido, la frutta succosa, il caffè caldo nel thermos e l’aranciata.
E poi ci metterai anche l’allegria, le risate, la condivisione, i ricordi da costruire insieme, un cesto da picnic secondo me sa essere capiente più di quanto sembri.
E sapete, dai luoghi visitati, in genere, porto con me anche il ricordo di talune persone incontrate per caso e mai conosciute, non so come accada ma mi rimangono come impresse nella memoria in maniera del tutto naturale e imprevedibile.
In quel lontano tempo londinese feci una gita nella campagna inglese ed mi capitò di incrociare una splendida coppia.
Erano giovani, belli, eleganti e andavano a cavallo nella campagna inglese, parevano veramente usciti da un romanzo di Rosamunde Pilcher.
Ecco, appena li vidi allora pensai:
– Adesso se ne vanno verso il loro cottage, lasciano i cavalli nelle stalla, prendono il cesto da picnic e si dirigono insieme verso un bel prato, all’ombra generosa di un grande albero.
Non so se poi sia accaduto davvero ma mi piace pensarlo.
Perché in fondo il culmine della felicità, a volte, può essere semplicemente un orizzonte pacifico e un cesto da picnic.

Il Perigeo – Piazza Portello (Genova)

La luce e la Madonna del Rosario in Via della Maddalena

Ritornando nella città vecchia vi porto ancora ad ammirare l’edicola della Madonna del Rosario in Via della Maddalena, ho già avuto modo di mostrarvela in passato ma in un giorno di questa nostra primavera la luce l’ha illuminata in maniera incantevole.
Questa nicchia ospita oggi una copia fedele della statua originale della Madonna della Guardia risalente al XVII secolo e attualmente conservata presso il Museo di Sant’Agostino.

E il sole attraversa il vicolo, incontra l’ombra e così disegna i contorni delle case alte.

In un gioco di tenui contrasti.

Così si rimirano la grazia di Maria, la dolcezza del piccolo Gesù e la devozione degli angioletti.

Un chiarore miracoloso ravviva i colori e fa risaltare i dettagli della scultura.

Accade in Via della Maddalena, quando la luce rischiara la sacra immagine della Madonna del Rosario.

Sorella in Salita San Siro

C’era il tempo allegro di una giornata tersa, in sottofondo le voci gioiose degli studenti in visita alla Chiesa di San Siro.
C’erano la luce e l’ombra, nella solita incantevole alternanza garantita dalle case alte dei vicoli.
E c’era lei, con il suo velo che cadeva sulla sua schiena con una simmetria perfetta.
Con questa grazia e con il suo incedere leggero verso la sua meta.
Nel tempo di primavera, una sorella in Salita San Siro.

Il canto della capinera

In questi giorni di primavera capita spesso di udire uccellini ciarlieri e chiacchieroni e una di queste magnifiche creature ha di recente allietato la mia passeggiata in Corso Firenze, accompagnando i miei passi.
Dall’albero prescelto per il suo concerto il maschio della capinera diffonde così la sua perfetta sinfonia primaverile.

È un richiamo per le femmine e anche un avvertimento per eventuali rivali, così prevede la natura.

Una dolcezza assoluta e una’armonia difficile da eguagliare.

Così sono rimasta ad ammirare e ad ascoltare.

Mentre l’aria leggera spandeva tutto attorno le dolci note del melodioso canto della capinera.