Il Monumento ai Caduti di Voltri di Vittorio Lavezzari

Questa è la storia di un monumento perduto opera di Vittorio Lavezzari, artista di grande talento e autore di numerose suggestive sculture site al Cimitero Monumentale di Staglieno.
Realizzato a metà degli anni ‘20 e collocato in Piazza Gaggero a Voltri, il monumento celebrava il sacrificio di molti giovani voltresi mai più ritornati alle loro case dopo la I Guerra Mondiale.

Nelle straordinarie immagini che completano questo post potete vedere il bozzetto originale dell’opera, una preziosità della quale è proprietario l’Ingegner Vittorio Lavezzari, nipote del celebre scultore e qui lo ringrazio per avermi contattata e per avermi inviato tutte le fotografie di questo post che mi permettono di mostrarvi il lavoro del suo illustre nonno.

Lavezzari effigiò nel bronzo la drammatica figura di un soldato che in una mano regge una tagliente spada e nell’altra uno scudo.

È una figura intensa e potente, carica di drammaticità e di tensione rese ancor più percepibili proprio grazie alla postura del giovane soldato.

Nel 1941 l’opera di Vittorio Lavezzari venne inclusa nella campagna “bronzo alla patria” durante la quale molti monumenti vennero rimossi e fusi, il loro bronzo fu utilizzato poi per realizzare armamenti.
Così Voltri perse il suo monumento ai caduti, al posto di esso oggi è ivi collocata una scultura astratta di un diverso autore.
Rimane sul basamento la firma di Vittorio Lavezzari e l’opera dello scultore ancora si ammira grazie a questo bozzetto.

Così si stagliava nel cielo di Voltri la tragica figura del soldato pensata e realizzata dall’ingegno di Vittorio Lavezzari.

Dettaglio da cartolina di proprietà di Vittorio Lavezzari

Monumento Diena: la ragazza con i fiori

La ragazza con i fiori si staglia eterea sul sepolcro della famiglia Diena, mentre il sole lambisce le sue fattezze aggraziate.
La tomba è collocata nel campo antistante il Porticato Sant’Antonino al Cimitero Monumentale di Staglieno, la figura diafana della fanciulla è opera magnifica dello scultore Vittorio Lavezzari che la realizzò nell’anno 1915.

La giovane ha il viso bellissimo così incorniciato dalle morbide chiome.

E compie un gesto gentile e misericordioso: posa i fiori in omaggio ai defunti e in loro indelebile memoria.

E così si china, porgendo il suo odoroso dono.
La figura esile e sinuosa rispecchia appieno i dettami stilistici del liberty, restituendo l’immagine di una femminilità armoniosa e leggiadra.

La ragazza stringe a sé quei boccioli profumati.

E così la si ammira quando ad accarezzarla è soltanto l’ombra.

E i fiori che lei dona non sfioriscono mai, eterno ricordo delle persone amate.

Cosi resta la ragazza con i fiori, rischiarata da un raggio di sole, nella quiete mistica del Cimitero Monumentale di Staglieno.

Monumento Danovaro: la luce della Fede

Camminando sotto gli alberi nella parte alta del nostro Cimitero Monumentale di Staglieno, lungo il viale che sovrasta Valletta Pontasso, si scorge la fiera bellezza di una figura femminile che così è posta a guardia del sepolcro.

Ritta, austera, nulla pare temere.

Ha il viso bello dai lineamenti perfetti e regolari.

E il sole sfiora le pieghe del suo abito e quei drappeggi leggeri.
La scultura bronzea è opera dell’artista Vittorio Lavezzari e risale al 1914: questa giovane fanciulla che così custodisce la tomba di Tomaso Danovaro brandisce con fermezza una croce e rappresenta la Fede.

Lo si legge inciso sulla tomba nelle parole scritte in memoria del defunto: visse modestamente morì beneficando fisso in quella fede che qui volle effigiata.

E Lavezzari diede quindi alla sua Fede il volto di una fanciulla che salda trattiene in una mano quella croce e la eleva sopra ogni cosa, simbolo di cristianità, di fiducia e fratellanza.
Colpiscono, in questa giovane donna, l’armoniosa fisicità e quella folta chioma smossa da invisibile vento che le solleva i capelli ma non può scalfire la sua incrollabile fermezza.

Così rimane, in questa misteriosa ombra.

Leggiadra, mistica e fidente.

Nella quiete formidabile di questo viale.

In un tempo senza tempo mentre la luce sfiora le sue dita sottili e quella croce che così si staglia radiosa tra gli alberi.

Il busto della Duchessa di Galliera

Molti luoghi in questa città parlano di lei, Maria Brignole Sale fu una nobildonna genovese alla quale dovremmo essere grati per la sua prodiga generosità.
Lei e il suo consorte, Raffaele Luigi De Ferrari Duca di Galliera, si distinsero per la munificenza verso questa città: la generosità del Duca di Galliera permise l’ampliamento del Porto di Genova.
Maria Brignole Sale fondò poi anche l’Ospedale San Raffalele di Coronata, il San Filippo di San Bartolomeo degli Armeni e l’Ospedale di Sant’Andrea, il nostro attuale Galliera.
La Duchessa di Galliera, inoltre, donò alla città i suoi palazzi con i loro ricchi arredi, i dipinti e le preziose opere d’arte che oggi sono il fiore all’occhiello di Genova e sono parte dei Musei di Strada Nuova.
Nell’atrio in uno di questi edifici di Via Garibaldi, il nostro Palazzo Rosso che ora è appunto sede museale, trovate il busto di lei: Maria Brignole Sale, Duchessa di Galliera.

A scolpirlo, con il consueto mirabile talento, l’artista Vittorio Lavezzari, autore di diversi pregevoli monumenti siti sotto i porticati del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Ed ecco la grazia della mano di lei, le sue dita sottili, il bracciale al polso.

E gli orecchini pendenti, le perle che le cadono sul petto, lo sguardo che sa vedere lontano.

Così la ritrasse il bravo scultore, lasciando a noi il volto di lei in quella Strada Nuova che era uno dei suoi luoghi, in quell’edificio che fu dimora della Duchessa.
Colpisce la candida leggiadria dei pizzi e dei merletti scolpiti nel marmo.

E spicca la bellezza armoniosa delle sue mani, la raffinatezza dei suoi gioielli che sono il suo ornamento e quel foglio che tiene tra le dita: non so dirvi cosa rappresenti quella carta ma a me piace pensare che possa essere il munifico testamento scritto dalla Duchessa in favore della sua città.

Così si svela, nella sua dolcezza, in un luogo a lei caro, la nostra Marinetta Brignole Sale Duchessa di Galliera, generosa benefattrice che sempre dovremmo ricordare.

La preghiera degli angeli

Due creature celesti sono accanto a lei, due angeli custodiscono una giovane donna di nome Enrica Canale vissuta appena 44 anni.
Lo splendido monumento è opera di Vittorio Lavezzari ed è Ferdinando Resasco a scrivere che il soggetto di questa scultura è “La preghiera degli angeli”.

Quanta grazia in questi loro gesti, nella complessità di un mistero che non si sa comprendere.
E poi la luce, ieri mattina.
Si è posata per qualche istante sul volto bello di Enrica, sul manto che ricopre le sue fattezze senza più forza, sulle mani dell’angelo giunte in preghiera.

Gli angeli hanno tratti perfetti e pensieri infiniti.

E sguardi amorevoli e misericordiosi.

Le dita si sfiorano, in questa preghiera silenziosa.

Gli angeli hanno gli occhi chiari, colmi della luce dell’eternità.

E quella luce si posa sui capelli sciolti sul cuscino, sulle palpebre ormai chiuse, sulle labbra senza più respiro.
Resta sul viso di lei, lei che stringe al petto un Crocifisso, con i suoi sogni perduti del tempo che non è più.

E l’ombra avvolge l’angelo mentre la luce salvifica scende ancora e rimane ad accarezzare il dolce viso di Enrica.

Il fremito dell’eternità

È un fremito inquieto, un palpito concitato, un turbine di emozioni che non sa fermarsi.
Un battito, un ritmo cadenzato.
Come se spirasse un vento instabile: sibila all’improvviso e poi si posa, smuove il pesante manto e scosta il velo che copre il viso della fanciulla.

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In equilibrio tra l’inesplicabile mistero della vita e l’ineluttabilità del destino.
Con un gesto lieve la ragazza regge il mondo in una mano.
E la luce vira e lo lambisce per un istante effimero.

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Un serpente avvolge il polso di lei e sfiora le sue dita.
È un rettile che si morde la coda, simbolo dell’eternità.

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Questa figura, opera di Vittorio Lavezzari, domina il sonno della Famiglia Fassio.
In equilibrio sulle cose conosciute e su quelle inesplicabili.
Sul limite tra la vita terrena e ciò che travalica il confine del tempo.

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Armoniosa e frastornante.
Un palpito, un’emozione immobile, un segreto.
Il fremito dell’eternità.

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