E si ritorna, si ritorna a Santa Maria di Castello.
Il giardino è fiorito, splende la primavera e ci attende un’ascesa verso l’alto su per quel campanile che tante volte ho guardato da là sotto.
Ah, come sarebbe bello salire lassù e ammirare la Torre degli Embriaci che si stagliano contro il cielo della mia Zena!

E sono salita, insieme al mio amico Gian, che mi ha accompagnata fin lassù!
Eh, resta da comprendere perché una che soffre di vertigini si intestardisca in queste imprese, vallo a capire!
Ma queste sono le scale, con i gradini ricoperti della polvere dei secoli passati.

E si sale, verso l’alto.

E cosa può capitare di vedere, secondo voi, salendo su un campanile?
Oh, una stanza piena di candelabri preziosissimi, a decine!
Finemente intarsiati e lavorati, ricoperti dalla foglia d’oro.

E poi si sale, si sale ancora.
E c’è l’ultima stanza, guardate bene il soffitto, noterete un foro.

Credo proprio che da lì passasse la corda, era organizzato il campanaro di Santa Maria di Castello, cosa credete!
Mica si faceva tutte queste scale!

Ancora un piccolo sforzo, coraggio che ci siamo quasi, la vedete la luce in cima alla scala?
Ah, le vertigini qui non le ho mai sentite, finalmente!
Sarà stata la felicità!
E finalmente le campane!
Ieri, nel giorno del Lunedì dell’Angelo, mentre molti altri si affollavano sui prati per il consueto ed abituale picnic, io ero qui, sul campanile di Santa Maria di Castello.
Ve l’ho detto che sono strana!

Erano quasi le dieci del mattino e il mio amico Gian mi ha insinuato un ragionevole dubbio:
– Può darsi che tra poco suonino…
E infatti, con un tempismo eccezionale, sono riuscita ad essere lassù proprio nel preciso istante nel quale è partito un allegro suono che si è diffuso nell’aria, raggiungendo i vicoli circostanti e le case che circondano Santa Maria di Castello.
Che esperienza!
Sapete, stavo guardando fuori, quando le campane hanno iniziato a suonare e ho fatto un salto per lo spavento, ma accidenti!
Bellissimo!
I miei timpani comunque sono rimasti indenni, nessun problema!
E qui, sul pavimento, ci sono i fori dai quali passava la corda per azionare il movimento delle campane.


E là fuori, la Superba.
Se ancora non la conoscete ve la presento, la città delle ardesie e della tramontana, con il cielo velato di nubi, il Bigo, i campanili, le case arrampicate sulla collina, questa è Zena.

E poi ancora, questo è il mare, il porto e l’orizzonte di Liguria.

E i caruggi, le nuvole scure e minacciose che sovrastano la chiesa di Santa Maria in Passione e le sue rovine.

E poi ciò che desideravo di vedere da tanto tempo, così in alto, così vicina.
La torre del valoroso crociato Guglielmo Embriaco.

Eh, come mi piacerebbe arrivare anche lassù in cima, voi non sapete!
Ma l’ho veduta da quell’altezza, ho visto i suoi merli, le sue pietre, quegli antichi mattoni, quella fierezza lontana.
La torre di Guglielmo Embriaco, detto Testa di Maglio.

E poi sono scesa, piano piano per non scivolare!
Con ancora negli occhi e nel cuore la vista della mia meravigliosa Genova da lassù.
Una piccola porta, chiusa a chiave.
Che mai ci sarà al di là?
Il tetto della chiesa.
Il mare, una nave.
Il cielo.
E Zena.
