Una dimora nobiliare in Via Balbi 4, un edificio che vide i fasti di Genova.
Costruito agli inizi del ‘600 Palazzo Balbi Senarega oggi è sede dell’Università e anche se non siete studenti non mancate di visitarlo.
Al piano terra troverete una cancellata, c’è una porta che permette di accedere al giardino ideato da Pietro Antonio Corradi, allievo di Bartolomeo Bianco che invece realizzò la progettazione dell’edificio.
Calpesterete un risseu, tipico acciottolato ligure, camminerete tra alberi di agrumi.
L’intera parete sullo sfondo è occupata da un maestoso ninfeo.
Un tempo qui scrosciava l’acqua dal suono argentino, accarezzava minuscole pietre e risuonava nelle stanze del palazzo.
Le nicchie ospitano statue in stucco, sono creature che appartengono a una dimensione mitologica.
Alza gli occhi verso il soffitto che le sovrasta.
E osserva questi tratti, il senso di movimento dei gesti, parrà anche a te di sentire quell’acqua che oggi non scende più nella grande vasca.
E tutto è armonia e simboli marini.
In un palazzo vissuto che in qualche modo rappresenta un indissolubile legame tra il passato e il futuro di Genova, lo abitano figure che appartengono a un tempo lontano e lo frequentano gli studenti, le generazioni di oggi e di domani.
E spetta a tutti noi il compito di valorizzare e difendere la bellezza dei tesori della Superba.
Vedrete creature misteriose con le fauci spalancate.
Osservate i dettagli e la cura minuziosa, sono pietre, piccoli tasselli e colorate conchiglie.
E sbocciano fiori e volti.
I riquadri svelano sguardi imperscrutabili.
Sopra di te, nel tondo.
E nelle figure che decorano le colonne.
Questo è il lavoro degli artisti che abbellirono Palazzo Balbi Senarega e il suo giardino.
Lasciarono a guardia di questo luogo una bellezza che si è conservata nel tempo.
E a volte io credo che oggi non saremmo neanche in grado di immaginarla questa armonia, il nostro frettoloso mondo ha altre priorità.
Qui tutto è silenzioso e là, nella nicchia, resta una giovane donna dai gesti aggraziati, ricorda a noi che non ci è dovuta questa ricchezza, non è un nostro diritto, è un dono che ci è stato lasciato da chi ci ha preceduto.
E anche se non siete studenti salite le scale fino al primo piano e prima di farlo non scordate di guardare verso il cielo.
Lassù, oltre la balaustra, vedrete il piano che sovrasta il magnifico ninfeo, c’è un’aquila bicefala attorniata da due leoni.
È la grandezza di Genova, vive ancora nei suoi simboli e nelle testimonianze di giorni che sono scivolati via come l’acqua che scorreva lungo queste pietre.
E c’è un volto giovane, accenna appena un sorriso e volge gli occhi lontano, forse verso i tempi che ancora devono venire, tra pietre e conchiglie, verso il futuro della Superba.





















