Un giorno a San Quirico

Era un giorno di una stagione svanita.
A San Quirico, vicino agli alberi, davanti a una raffinata balaustra, nella prospettiva di un tempo diverso.
A San Quirico, un giorno.
Un gentiluomo e una giovane donna.
Lui porta il panciotto, ha un abito di buon taglio, una certa naturale eleganza e ostenta sicurezza, tiene la mano in tasca e pare impegnato in una conversazione della quale non possiamo conoscere i contenuti.
Accanto a lui c’è una giovane donna dall’aspetto composto e ritroso, porta i capelli raccolti con cura, indossa un vestito rifinito con motivi alla moda, ha una grazia garbata che nemmeno le sgualciture della fotografia possono appannare.

E a breve distanza ecco ancora lei.
Alta e slanciata, un busto stretto cinge la sua vita, sembra quasi severa nella sua posa e per lo stile del suo abito: la gonna scura, la camicia in tessuto rigato e appena una frivolezza di decorazione ad aggiungere ancora femminilità.
Lo sguardo perduto verso un punto indefinito, le labbra sottili e quel gesto quasi nervoso della mano.
È una figura ammantata di suggestioni gozzaniane, la sua leggiadra è propria di certi giorni di un secolo nascente.

Vi ho mostrato i protagonisti di una fotografia del passato che ho il privilegio di custodire, appena l’ho veduta ha suscitato la mia interessata curiosità: vorrei conoscere le storie di queste persone ma, in qualche modo, è possibile anche immaginarle.
Ciò che mi ha colpito, in particolare, è la composizione della fotografia: la postura delle persone, gli sguardi, le distanze.
E questa vaghezza imperscrutabile e al tempo stesso incantevole.
Accadde in un giorno lontano, a San Quirico.