Maggio 1920: andar per fiori

E sono ore di maggio del 1920, è un tempo luminoso e tiepido, forse una di quelle giornate trascorse tra le gioie più semplici, si capirà poi molto tempo dopo la straordinaria preziosità di quegli istanti.
In compagnia, tra amiche o forse sorelle e cugine.
Con la camiciola rifinita da candido pizzo, una collana lunga, i cappelli raffinati.
E con questa grazia così spontanea e naturale, non c’è nulla di studiato nei modi e negli sguardi.

Con i fiori raccolti sui prati, i sorrisi allegri e felici, le espressioni così rilassate.

E gli stivaletti con i tacchi a rocchetto chiusi da fiocchi o da stringhe ben tirate.

In un giorno di maggio del 1920.
E colei che più colpisce la mia attenzione è una giovane donna quasi misteriosa, così aggraziata con il suo soprabito chiaro, stringe tra le mani un mazzo di fiori selvatici.
E ha una finezza innata e inimitabile, è femminile, elegante e al tempo stesso semplice.

Come dubbiosa porta la mano alla bocca, forse scruta il panorama o divaga con la fantasia, forse ricorda o pensa a qualcuno che le è caro.
E non vediamo il suo viso leggiadro che rimane così coperto dal raffinatissimo fiocco che decora il suo cappello.

Ah, i cappelli!
Le giovani donne ritratte un questa fotografia fanno a gara a chi indossa il più fastoso, a dir la verità a me sembrano tutti deliziosi.
Un sorrisino, una luce negli occhi, la gioia di quegli istanti irripetibili colmi di rasserenante leggerezza.

L’aria era fresca, la luce chiara, i prati brillavano di verde e si andava per fiori, in un giorno di maggio del 1920.

Le bambine di La Spezia

Le bambine di La Spezia sono due bellissime piccoline.
Indossano identiche maglie che sembrano fatte all’uncinetto forse dalle mani amorose di una nonna, ognuna di loro porta al collo una catenina con dei ciondolini.
E appena le ho vedute ho pensato che la loro mamma doveva essere una giovane aggraziata ed elegante, perché scegliere per due bambine dei cappellini così deliziosi non è da tutti!
Sono cappellini alla moda con una una piuma vezzosa, una vera finezza secondo di dettami dello stile degli anni ‘20.
Le bambine di La Spezia portavano quei nomi che oggi mi pare non si usino più, lo so perché a tergo del loro ritratto si leggono queste parole:

Con tutto il loro cuoricino alla zia e cugini.
Marisa e Nicla
27/7/29

All’epoca non c’era l’immediatezza dei moderni mezzi di comunicazione e allora si faceva in questa maniera: si andava dal fotografo, ci si metteva in posa e così si aveva la foto ricordo da inviare ad amici e parenti.
A pensarci bene anche nella seconda metà del ‘900 le cose erano ben diverse da adesso, anche se a farci le fotografie nel nostro caso erano spesso i nostri genitori.
Le due bambine invece furono ritratte nello Studio del Cavalier Greco di La Spezia, tutte composte e un po’ intimidite con i loro cappellini e i loro sguardi innocenti sul mondo e sul futuro.
Loro sono Marisa e Nicla, con i loro pochi anni e tutta la vita davanti.

Al volante

Sono due amiche intrepide, allegre e sorridenti.
Sono elegantissime, con il busto che segna la loro vita sottile, indossano abiti di buon taglio e camicette candide, portano i gioielli minuti e raffinati.
E sfoggiano ricercati cappelli arricchiti da nastri, pizzi e applicazioni floreali.
Sono due amiche e una regge saldamente un volante, chissà dove le condurrà il viaggio della vita!

Di certo il tempo che verrà presenterà loro strade tortuose ma le due amiche sapranno percorrerle insieme, con coraggio e fiducia.
La fotografia risalente ai primi del ‘900 è opera di Luigi Guerra, fotografo milanese che per i suoi meriti artistici fu premiato con la medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale del 1906.
La vettura a bordo della quale paiono ritratte le due giovani altro non è che un curioso artifizio d’antan e cioè una riuscita sagoma forse di cartone o magari di legno sapientemente dipinta, non crediate poi che tale stratagemma fosse esclusivamente riservato alle signorine, ho alcune fotografie di gagliardi giovanotti ugualmente immortalati nella medesima posa!
In questo caso a tergo della cartolina, sono riportate anche le nostalgiche parole in memoria di quel giorno felice e così si legge:

“Carissima Rita, ti rammenti di questo scherzo? Ci rassomiglia o no? A destra è un’amica ed a sinistra è la tua Maria che ricordandoti viene a portarti tante cose belle ed affettuosissime.”

E così, con tutta la gioia e l’entusiasmo della giovinezza, ecco qua Maria e la sua amica, a bordo della loro rombante automobile.

Una ragazza degli anni ’60

Era stata una ragazza degli anni ‘60.
Ah, come se la ricordava bene la swinging London con le sue attrattive, lì aveva scoperto un nuovo modo di essere.
Libera, indipendente, ribelle.
Una giovane creatura fiera e sottile come un giunco, con i capelli castani lisci e dritti fino alla vita, la minigonna vertiginosa e gli stivali sotto il ginocchio.
E gli abiti dai colori vividi e sgargianti, quanto li aveva amati!
Lei che a volte era stata Eleanor Rigby e a volte invece My Sweet Lady Jane.
Poi.
Poi il tempo era trascorso, lei aveva avuto successo sul suo lavoro e poi aveva conosciuto Stefano.
Rapporto anticonvenzionale il loro, per un certo tempo.
Poi c’era stato il matrimonio, erano venuti i figli e persino i nipotini, a guardare indietro a quella ragazza che attraversava King’s Road con la falcata decisa le pareva che il tempo fosse scivolato via troppo velocemente.
Così, rifletteva, mentre incedeva con quel garbo appreso, nonostante tutto, dalla rigida educazione della sua famiglia borghese.
Pensava a se stessa e a quella ragazza che era stata, si rivedeva ancora.
E mentre scendeva verso la città vecchia il suo sguardo si posò sulla vetrina e vide quel cappello dai colori vivaci, così particolare e diverso da tutti gli altri.
E non ci pensò un attimo, entrò nel negozio, acquistò il cappello e subito lo indossò.
Un elegante taglio a carré le incorniciava il viso, gli occhiali scuri le conferivano una certa aria di mistero.
Era ancora lei: una ragazza degli anni ‘60.

Luciana 1950 – Via Luccoli

Il cappello a cilindro

C’era una volta un cappello a cilindro che, inavvertitamente, andò a finire sul banchetto di un mercatino dell’usato.
Dovete sapere che questo cappello a cilindro aveva dei trascorsi mondani ben considerevoli, era uno che aveva fatto la bella vita!
Serate danzanti, feste, ricevimenti fastosi, ogni occasione era buona per mettersi in mostra e il cappello al cilindro era sempre presente.
Un destino improbabile ed imprevisto lo aveva catapultato su quel banco del mercatino ed era stato sistemato con un certo buon gusto accanto a una seria bombetta.
La bombetta era un tipo rigoroso: da indefessa lavoratrice aveva passato anni e anni al servizio di un agente di cambio, con lui aveva frequentato gli Uffici della Borsa e tutte le banche della città e adesso, tutto sommato, pareva godersi il meritato riposo, anche se su un banchetto del mercatino.
Il cappello a cilindro, invece, non faceva altro che brontolare:
– Guarda un po’ cosa va a capitare a uno come me, io dovrei stare a Montecarlo oppure a Parigi, Londra, New York e invece eccomi qui attorniato da inutili carabattole!
La bombetta sospirò paziente e tutto attorno gli altri abitanti del tavolo si voltarono in direzione del cappello a cilindro.

– Il solito arrogante! – Tintinnarono in coro i bicchieri di cristallo.
– Chissà chi si crede di essere! – Aggiunse la teiera del servizio buono, mentre le tazzine annuivano – Ne sono passati tanti come lui da queste parti!
Le porcellane di pregio tentavano in ogni modo di farsi notare dai passanti: non vedevano l’ora di trovare una nuova casa e di andarsene da quel tavolino, lontane dal cappello a cilindro.
Le posate d’argento se ne stavano in silenzio tutte vicine, i quadretti e la zuppiera parlottavano complici tra di loro.
Nel frattempo il tronfio cappello a cilindro andava blaterando in merito alle sue glorie passate e alla sua grandezza personale, snocciolando l’elenco delle esclusive località che aveva frequentato non mancando di descrivere gli incontri prestigiosi, le dame dagli abiti fantastici e le atmosfere indimenticabili.
Il mercatino era affollatissimo, c’era un gran viavai di gente e mentre le porcellane si sgolavano per attirare l’attenzione, la bombetta, modesta e ritrosa, se ne stava lì in attesa degli eventi.
Ad un tratto un giovane uomo si avvicinò al banco.
Le porcellane si fecero mute, la zuppiera trattenne a stento il respiro, i bicchieri di cristallo tintinnarono per l’emozione.
Il cappello a cilindro, come al solito, cercò di mettersi in mostra con la consueta sfrontatezza:
– Oh, questo gentiluomo elegante e alla moda fa proprio al caso mio, insieme faremo fortuna. Giovanotto, se vuole che le insegni le cose della vita nessuno saprà farlo meglio di me!
Il ragazzo era un brillante attore di teatro e si era fermato davanti al banco attratto da quella semplice bombetta, erano anni che ne cercava una e non gli pareva vero di averla trovata!
La prese con cura tra le mani, la rimirò per bene, chiese garbatamente il prezzo e dopo averla acquistata se ne andò con lei felice e contento.
E il cappello a cilindro? Ah quello ci rimase con un palmo di naso, come spesso accade a coloro che credono immeritatamente di valere più degli altri.

Tutti insieme al Santuario della Madonna della Guardia

29 Agosto: è tempo di pellegrinaggi al Santuario della Madonna della Guardia.
Là, sul Monte Figogna, si susseguono gruppi di fedeli, molti di loro si metteranno in posa per una foto ricordo di una giornata straordinaria.
Vi mostrerò così una fotografia affollatissima e insieme troveremo sguardi e volti del passato.
Come sempre, seduti a terra ci sono i più piccini con la collana di nocciole, il cappello in testa e una specie di trombetta tra mani.

Felici, distratti, ingenui.

Seduti per terra a gambe incrociate, con tutta la vita davanti.

E c’è quello più spavaldo di tutti, in mezzo ai suoi amici, si vede che lui è uno con un certo carattere.

È un tempo sereno al Santuario della Madonna della Guardia.

E ci sono le signorine alla moda con i cappelli a cloche.

E i signori con i baffi importanti e tutto un mondo di ferventi fedeli.

Ci sono le bimbe con l’abitino bello.

E c’è quello con la maglietta righe che strizza un po’ gli occhi forse a causa del sole.

Poi c’è uno che sembra portare una sveglia al collo, chissà come mai.

E ci sono le sorelle, le zie e le mamme.

E le signorine sorridenti con il cappello bianco.

Ci sono la giovinezza, l’età adulta, la saggezza e la spensieratezza.

Poi ci sono questi due che tengono qualcosa tra le labbra, forse un bastoncino o magari un lecca lecca.

E poi c’è ancora quello con la sveglia al collo, qui si nota che in una mano stringe un piccolo cestino dove forse ha la sua merenda.
E ancora tenerezza, collane di nocciole e sguardi.

C’è la signorina con il suo favoloso cappello scuro e c’è la ragazza con il cappellino chiaro e le mani sono il mento e quel sorriso luminoso che racconta tutta la sua gioia di vivere.

E poi c’è il ragazzino che sta laggiù in ultima fila, dietro ai grandi, e si regge al palo con divertita disinvoltura.

Era un giorno di un tempo lontano e loro erano tutti insieme al Santuario della Madonna della Guardia.

I favolosi cappelli di Via Carlo Felice

Ritornando a camminare nel passato ci ritroviamo in Via Carlo Felice, toponimo che una volta era attribuito alla nostra Via XXV Aprile.
In questo girovagare a ritroso nel tempo faremo la conoscenza di una persona che certo seguì e segnò le mode dell’epoca nel corso di molti anni.
E partiamo dal 1890: in quell’anno la signora Giuseppina Gibello esercita la sua raffinata arte di modista in Campetto e crea favolosi cappelli per le signore e signorine della città, l’attività è indicata nella Guida Pagano di quell’anno.
Nel 1899 la troviamo poi in Via Carlo Felice al numero 15 e in seguito, nel 1902,  il suo negozio sarà al numero 21 di Via Carlo Felice e qui resterà per moltissimi anni.
Ma immaginate l’elegante negozio della Signora Giuseppina?
È un trionfo di trine e sete, velluti e fiocchi, ci sono perle e fiori artificiali da appuntare sui cappelli a tesa larga, la moda di inizio secolo impone una certa leziosità.

Il tempo scorrerà, arriveranno gli anni ‘20 e saranno in voga i cappelli a cloche e la signora Giuseppina sarà ancora lì, pronta ad accontentare la sua esigente clientela con la sua fiorente attività, il suo nome infatti risulta nelle Guide Pagano dell’anno 1922 e dell’anno 1926.
Immagino la signora Giuseppina affabile e attenta, precisa e paziente, fare la modista è un’arte che richiede una certa dedizione.
E di sicuro nel negozio della signora Giuseppina ci saranno state sarte e lavoranti, ad ognuna di loro lei avrà insegnato alcuni segreti del mestiere.
Il tempo passerà ancora e per la Signora Giuseppina verrà il momento di cedere il testimone: una delle mie Guide indica infatti che nel 1934 in Via Carlo Felice 21 c’era il negozio di modista della Signora Emma Repetti.
Chissà se la signora Emma aveva conosciuto la Signora Giuseppina, sarei tanto curiosa di saperlo!

La moda dei cappelli non perse mai il suo fascino, nella Guida del 1937 viene indicata in Via Carlo Felice 21 la modista Pagliari E., lo stesso nome è presente nella Guida del 1959, anche questa attività durò quindi molto tempo.
A conti fatti questo significa che per più di sessant’anni in quell’esercizio commerciale vennero confezionati cappelli alla moda per la gioia delle genovesi.
Questo articolo nasce da una mia personale curiosità perché un bel giorno, passando in Via XXV Aprile, mi sono domandata cosa ci fosse nel passato in quello che sembra un negozio d’epoca per i marmi e le decorazioni che ne abbelliscono gli esterni.
E così ho compiuto una breve e modesta ricerca sulle mie Guide facendo poi queste splendide scoperte.
Per molti e molti anni, in Via Carlo Felice, potevate acquistare favolosi cappelli di ogni foggia, misura e stile.
E trovandovi da quelle parti provate a guardare con gli occhi della fantasia: potrebbe capitarvi di intravedere la fiera Signora Giuseppina nel suo magnifico negozio di cappelli.

In campagna

Un giorno di un tempo lontano in campagna e un istante fermato in una piccola fotografia che restituisce intatta l’atmosfera bucolica di un luogo silenzioso e accogliente, pare quasi di sentire il profumo di paglia, di legna e di bosco.
È un semplice ritratto di famiglia per ricordare ore felici e spensierate.
La giovane donna ritta in piedi alle spalle dei bambini sorride rassicurante, non ha rinunciato a una certa inconfondibile eleganza in voga all’epoca.

I piccoletti stanno lì, buoni e bravi, in posa per la fotografia.
Il bimbetto, a dire il vero, sembra più impaziente di andarsene via a giocare in questo posto colmo di stupori.

Che dolcezza la campagna!
E così si sorride, con benevolenza, in questo frammento di autentica serenità.
Sempre con un certo stile, i gentiluomini portano giacca, panciotti e cravatta e per le signore vanno di moda i cappelli favolosi così se ne fa sfoggio con una certa disinvoltura.
E così ecco lei, con il vitino di vespa e la camiciola elegante, il suo cappello sembra di paglia e ha un grande fiocco scuro davanti, un magnifico vezzo femminile!

E poi riccioli, fiorellini in boccio, un candore insuperabile per affrontare la calura estiva.

Il bambino vestito alla marinara ha il suo bel cappello pure lui, quello della bimbetta ha un grande fiocco chiaro sotto il quale la piccina svela il tipico broncio infantile.

Era un tempo felice, un tempo di sorrisi e di ricordi, nella quiete della campagna.

Tre fratellini

Loro sono tre fratellini, almeno così mi sembra.
Loro sono tre fratellini e ci siamo incontrati per caso: la fotografia nella quale sono ritratti è stata ritagliata, io in genere non acquisto fotografie che non siano integre, in qualche caso, però, faccio volentieri un’eccezione.
I tre fratellini sono lì, tutti vicini, vennero ritratti in un luogo che sembra un parco pubblico, la ringhiera intrecciata sullo sfondo mi ha fatto subito pensare a Villetta Di Negro ma si tratta soltanto di una supposizione.
Dunque, i tre fratellini sono abbigliati di tutto punto: completo alla marinara per i maschietti, abitino candido per la bambina.
E cappelli ingombranti per tutti e tre, quello della sorellina è una vera delizia.

Come sempre poi, sono i dettagli a fare la differenza, notare i piccoli particolari restituisce ancor meglio il gusto e lo stile dell’epoca.
E così, guardando la giacchetta del ragazzino più grande si nota, tra il fiocco e la taschina, una catenella.

La bimba invece ha la gonnellina con i pizzi raffinati e al collo un piccolo ventaglio, proprio come le signorine più grandi di lei, è un vezzo femminile tipico del tempo.
Il bambino più piccolo, infine, se ne sta lì un po’ spavaldo con la mano sulla cintura.

Loro sono tre, ritratti così vicini nel tempo della loro infanzia.
Un guizzo di ingenua vivacità percorre i loro visetti, il futuro li attende con le sue incognite, con il suo carico di felicità e delusioni, con i sorrisi e le speranze che toccheranno ad ognuno.
Tre fratellini e tutta la vita davanti.

Felici ore lontane

Felici ore lontane, trascorse con lievità insieme alle persone care della propria famiglia.
Un semplice sorriso ingenuo illumina il viso della ragazza più giovane, lei ha questo sguardo dolce e sognante, porta i capelli morbidi e folti, la camiciola candida e la sua gonna è trattenuta dalla cintura alta.

Attento e rigoroso il capofamiglia sorride bonario, ha una barba importante e bei baffi a manubrio, panciotto di ordinanza sul quale brilla la catena dell’orologio da taschino, paglietta e parasole, simboli di questo tempo delle ore lontane e felici.

Madame è briosa e volitiva, basta osservarla per comprendere che è una donna di carattere e sa di certo farsi rispettare.
E secondo la moda dell’epoca anche lei, come le sue amiche, fa sfoggio di un cappello favoloso e piuttosto ingombrante, il suo ombrello poi si distingue per la stoffa più scura e per il motivo a righe.

Queste felici ore lontane resteranno, forse, inamovibile ricordo della giovinezza.
Emergerà, nel tempo, la memoria di una voce, un frammento banale, una parola dimenticata.
Tutto diverrà tesoro prezioso e tassello minuto di un’intera esistenza che a volte pare composta di tanti attimi insignificanti che tuttavia, messi in sequenza, compongono un patrimonio di emozioni e di esperienze.
E sarà così per il tipo brillante che sorride baldanzoso, per il ragazzino che se ne sta lì buono tra i grandi e per la giovane donna dall’espressione timida.

Rimane così il ricordo di quelle ore lontane, straordinari istanti di vita e di felicità.