Sorelle in Sottoripa, con l’abito chiaro smosso dai passi ritmati.
Passi sicuri, tranquilli, sguardi certi della meta.
Sorelle in Sottoripa, in una di quelle prospettive che raccontano tanto di Genova.
In una quiete silenziosa e perfetta, fragile come un istante che fugge via.
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Armanino: sapore di rosa
Una mattinata con una cara amica per botteghe e caruggi ci ha portato dritte nel magnifico negozio di Armanino in Sottoripa, storica attività della città vecchia che racchiude profumi, delizie, bontà e specialità locali.
Ai trionfi di frutta secca e candita di Armanino dedicai tempo fa questo post, come i genovesi sanno bene durante le feste bisogna mettersi in fila per fare acquisti in questo negozio!
E torniamo all’altro giorno e alle buone e vecchie abitudini dei luoghi cari e delle nostre tradizioni.
Eravamo in cerca di spezie e da Armanino se ne stanno tutte in esposizione nei magnifici vasi di vetro.
La mia amica cercava in particolare la curcuma e la proprietaria di Armanino, con la consueta competenza, mi ha spiegato che la curcuma è un potente antinfiammatorio, una particolarità che non conoscevo.
Davvero non si finisce mai di imparare!
E poi ecco le arbanelle piene di cremini e cioccolatini e le capienti vaschette colme di frutta candita.
Stavamo quasi per lasciare il negozio quando i miei occhi hanno trovato loro: le celebri caramelle alla rosa che hanno accompagnato gran parte della mia vita.
Le rosette se ne stavano là su un ripiano accanto alle violette, altra delizia mai dimenticata.
Acquistare le caramelle sfuse ha il sapore di un gesto antico e di una buona consuetudine da custodire come prezioso tesoro.
– Voglio quelle lì! – Si dice indicando il vaso di nostro interesse.
E quante volte nella vita ho detto queste parole? Oh, non saprei dirlo!
Sapore di rosa, una dolcezza gradita, famigliare, quanto tempo è passato dall’ultima volta che ho gustato queste caramelle.
E che buone sono, ritrovarle è un viaggio a ritroso e una sorta di piccola felicità!
Ancora uno sguardo alla vetrina di Armanino e alle sue molte ricchezze, è facile incantarsi davanti a cotanta bellezza e bontà!
E poi, una volta a casa, le caramelle alla rosa hanno trovato posto nella coppetta di vetro che abbiamo sempre usato.
Alla mamma piacevano tanto queste caramelle alla rosa, erano tra le sue preferite, così non mi è difficile immaginarla mentre svuota il sacchettino e ripone poi la coppetta sul tavolo della sala.
Sapore di rosa, dolce e commovente nostalgia.
Ricordi
I luoghi dei ricordi conservano per noi, intatti ed eterni, istanti che ci rimandano a momenti della nostra vita, a frasi e parole che sono rimaste dentro di noi.
Penso alla semplicità del quotidiano, a volte basta un’inezia e il ricordo restituisce integra ogni lontana emozione, qualche piccola gioia o una sensazione che è rimasta da qualche parte, dentro di noi.
E così, passando in Piazza De Marini, è naturale ritornare a pensare che qui c’è uno dei negozi preferiti di mamma e papà: se si vuole fare un bel regalo a qualcuno bisogna venire qui, alla Libreria Dallai.
Ho sentito questa frase tantissime volte e mi risuona ancora nella testa come se la sentissi pronunciare in questo momento.
Ho guardato la vetrina, ho ammirato i libri d’epoca e le stampe, mi sono fermata a fare due chiacchiere con la signora Dallai.
Ricordando e ritornando ancora a quel tempo che, in qualche modo, nel luogo del ricordo ancora c’è.
Memorie, suoni, profumi.
I sensi custodiscono qualche parte misteriosa che poi ritorna, svelandosi senza che tu possa sfuggirle: semplicemente ti trova e ti inchioda lì, tra il ricordo e la nostalgia.
Spira fresco il profumo degli eucalipti smossi da vento, davanti alla nostra casa del mare.
In lontananza si sentono il canto delle cicale e il gracidare delle rane.
Ritornano le musiche lontane delle feste di paese, il frastuono del mercato.
Rivedo la Settimana Enigmistica aperta sul tavolo, con la penna in mezzo.
E scorgo il sole mentre affonda dolcemente tra i monti della Val Trebbia come accade nelle sere d’estate.
Sento il profumo del muschio, quando tocchi una roccia alla quale è abbarbicato ti resta sulle mani un intenso odore di bosco, di legna, di umido e di vita.
Le foglie che scricchiolano sotto i piedi mentre cammini tra gli alberi mi rammentano un’estate degli primi anni 2000 durante la quale andai più volte per funghi con la mamma e lei a dir la verità si inerpicava anche più di me.
Memorie, sapori.
Camminando in Sottoripa sorrido rivedendo la storica bottiglieria dove andavo a comprare una particolare bevanda analcolica che piaceva molto alla mamma e anche a me.
Un bicchiere per uno e cin cin con questa delizia rinfrescante!
Memorie, ricordi, luoghi.
Mi sembra come se fosse ieri, eppure è passato un sacco di tempo da quel giorno in cui la mamma tornò a casa da uno dei suoi giri nei vicoli e mi disse tutta allegra:
– Ci sei mai stata in quel locale che c’è in Fossatello? È bellissimo, ci sono dei giovani molto simpatici e hanno tante cose buone!
Quel posto era la Marescotti, io non c’ero mai entrata, ci sono andata grazie a lei.
Il ricordo è un colore, un profumo, una nostalgia.
Il ricordo è il fresco aroma della lavanda che cresce sul mio terrazzo, queste piante sono qui da sempre, da quando ero bambina.
Da piccola una volta ero sul terrazzo, spalancai le braccia e dissi:
– Ah che bella giornata!
Andai a sbattere la mano contro la ringhiera e mi ruppi il mignolo della mano destra.
Questa cosa qui me la ricordo benissimo, forse anche la lavanda se ne ricorda.
Il ricordo ti segue, ti aspetta, ti attende.
E ti trova, in qualche luogo che per te ha avuto un qualche significato importante.
E ti avvolge, mentre guardi il mare, i tetti e mentre tutto diviene presenza, memoria e dolcezza.
Gli affitta sacchi di Genova nell’anno 1890
Ritornando a camminare nel passato potrebbe capitarvi di voler intraprendere qualche fruttuosa attività che fiorirà rigogliosa in questa città di traffici, di porto e di operose maestranze.
Pertanto potreste planare nel lontano 1890 e aver bisogno di capienti sacchi di materiale più che resistente e adatto alle vostre necessità.
E così, pensando di esservi di aiuto, eccomi qua a consultare per voi il Lunario del Signor Regina del 1890 dove la categoria degli affitta sacchi ha una sua sezione dedicata con tutti gli indirizzi utili.
Dunque, trovate sacchi in affitto a Caricamento e in Sottoripa, qua ci sono ben quattro esercizi commerciali che trattano questi articoli.
E del resto è anche logico: questa zona è il fulcro dei commerci e delle attività dei genovesi, così tutto attorno fioriscono le attività.
Ecco dunque il Signor Sessarego e il Signor Assereto che affittano sacchi in Vico del Serriglio mentre in Via al Ponte Calvi trovate il Signor Celesia.
Ci sono poi una bottega in Piazza Luxoro e una in Vico Denegri.
Ferve la vita dei caruggi, i vicoli sono un continuo andirivieni di gente affaccendata, i commerci portano lavoro, benessere e vivacità.
E se per caso vi serve affittare dei sacchi ricordatevi che in Piazza Pinelli potete rivolgervi al Signor Gazzo e ai Signori Roccatagliata e certamente troverete ciò che fa per voi!
Il Lunario del Signor Regina è un volume preziosissimo, a sfogliarlo lo sguardo si posa su un mondo ormai scomparso, a volte emergono da queste pagine termini per noi desueti e pertinenti a quell’epoca lontana.
Le strade che percorriamo ci appaiono sotto una luce diversa e in alcune di esse ritroviamo antiche attività e ci sembra di vedere i volti di quegli abili commercianti e dei loro solerti garzoni.
In quel 1890 il Lunario del Signor Regina indica 13 diversi affitta sacchi e tra questi c’era anche il signor Raffo che faceva i suoi affari in Piazza Sauli.
E anche allora, ne sono certa, il cielo là sopra era così blu.
Un’antica trattoria in Sottoripa
L’ho cercata.
Sono andata là, sotto i portici di Sottoripa.
Camminando piano, un passo alla volta, sperando di trovare il civico corrispondente, in fondo non è nemmeno passato poi tanto tempo, mi dicevo.
E così i miei occhi hanno cercato le tracce della gloriosa Trattoria Monticelli, l’ho anche immaginata, naturalmente.
Un soffitto con le volte, i tavoli di solido legno scuro, le tovaglie spesse, le stoviglie bianche e le brocche di vetro trasparente.
E le voci festanti e rumorose, le frasi pronunciate in dialetto e le risate fragorose, espressione di gioia e di convivialità.
In alto i bicchieri, si brinda alla bellezza della vita e alle fortune che il destino concede!
Qui si servono porzioni abbondanti e generose, dalla cucina escono piatti ricolmi di vere delizie.
E lui, il proprietario, se ne sta dietro il bancone, con un certo compiacimento osserva i suoi clienti soddisfatti, già la vita riserva tante amarezze ma i momenti di gioia bisogna pur saperli apprezzare.
Ho trovato notizie su questa trattoria tra le pagine di uno dei miei libricini, Genova e Dintorni, Guida Popolare Illustrata edita agli inizi del ‘900 dai Fratelli Dell’Avo.
E così eccomi in Sottoripa, vado su e giù e nel mio sognante girovagare ho trascurato di considerare la realtà: la celebre trattoria, infatti, si trovava in quel tratto dove oggi svetta un edificio moderno, il palazzo che un tempo la ospitava ormai non esiste più.
E cammino in Sottoripa, a dire il vero sono piuttosto contrariata.
Non posso trovare neanche un’insegna sbiadita o un locale rinnovato che con la potenza della fantasia potrei provare ad immaginare diverso.
Eppure.
C’era tutta quella folla, gli affezionati avventori tornavano sempre da Monticelli.
Gente di mare e di vicoli, gente dalle facce pulite e dai sorrisi aperti.
Ad una certa ora fuori dalla porta si formava la coda per assicurarsi un tavolo.
Da Monticelli nella stagione calda il locale era rinfrescato da ventilatori elettrici, avevano molto a cuore il benessere della clientela!
E che dire del negozio di vino?
Le due pubblicità sono sulla stessa pagina della Guida, ne ho dedotto che appartenessero alla stessa famiglia.
Il premiato negozio era a breve distanza, si trattava di una bottega di lunga tradizione specializzata in vini particolari, sono certa che i proprietari ne andassero particolarmente fieri.
Attiva dal lontano 1840, caspita!
Ben prima dell’Unità d’Italia, stai a vedere che le Camicie Rosse di Garibaldi sono passate pure da Monticelli?
Non mi stupirebbe affatto, del resto lì vicino c’era l’Albergo del Raschianino dove soggiornarono i prodi che seguirono il nizzardo nella sua impresa.
Certo, se potessi far due chiacchiere con il Signor Monticelli mi sarebbe tutto più chiaro!
Ho tentato di seguire il filo del tempo, sempre avvalendomi della mia Guida Pagano.
E posso dirvi che nel 1926 sia la trattoria che il negozio erano ancora fieramente al loro posto.
E la concorrenza era forte, Sottoripa era pullulante di negozi e botteghe, solo in quel breve tratto c’erano ben due osterie e guardate quante botteghe diverse facevano i loro affari davanti al mare di Genova.
Io avrei particolare interesse per il negozio di un certo Signor Guani, costui vendeva crine, certo quella è tutta un’altra storia!
Poi il tempo passò, venne la guerra, caddero le bombe e cambiarono in parte il profilo della città.
Sulla Guida Pagano del 1957 non c’è più traccia di gloriose attività della Famiglia Monticelli, forse cessarono molto tempo prima, non saprei dirvelo.
Eppure.
Là c’era un continuo andirivieni, io ne sono sicura.
Provate ad immaginare di esserci stati anche voi.
In un altro tempo, in Sottoripa.
Sottoripa, un frammento di passato
Ci sono immagini di un altro tempo che sono a loro modo speciali: non le ha scattate un celebre fotografo e non ritraggono persone importanti, semplicemente catturano istanti di quotidianità che diversamente resterebbero sconosciuti .
La foto in questione non è antica, semmai la definirei vintage, non saprei davvero attribuirle una data precisa, l’ho trovata in un mercatino e mi è sembrata interessante.
E andiamo a un giorno di settembre, eccomi in Sottoripa con la digitale in una mano e la piccola foto nell’altra.
– Scusi, perché fotografa questo palazzo? – Mi chiede un signore affacciandosi da una delle finestre, il suo tono è piuttosto perplesso.
Sventolo la mia fotografia e rispondo candidamente:
– Guardi! Ho una foto del passato! Sto cercando di ritrarre lo stesso scorcio!
Il signore annuisce, mi saluta e sorride: fatelo anche voi se vedete una tizia che fotografa sotto casa vostra, potrei essere io, ecco.
Dunque, siamo in Sottoripa.

Oltre i portici lo scenario è questo ed è noto a tutti i genovesi.

Di questo amatissimo porticato ho già avuto modo di scrivere in un precedente articolo.

E in altri anni era identico, sembra che non sia cambiato nulla, nell’immagine soprastante si nota una differenza: adesso sono visibili alcune parti di muro e certe antiche pietre.

Le finestre.
Spalancate sull’azzurro, invase dall’aria del mare, dai rumori della via, da voci che non possiamo sentire.

Sono rimaste uguali, così erano in quello scatto e così sono ancora.

Sotto i portici di Sottoripa c’era una bottiglieria.

E ancora adesso, nello stesso luogo, si vendono vini, bevande e liquori.

Che accade in quella zona di Genova in quel frammento di vita ormai trascorsa?
Sullo sfondo qualcuno che passa di fretta, in primo piano sulla destra c’è un tale seduto su uno sgabello, discute con l’uomo in piedi davanti a lui, entrambi indossano un capello.
E osservate la porzione di porticato sulla sinistra.
Si nota un negozio, un bancone, un motivo a quadretti, così sono disposte certe piastrelle.

Sono bianche azzurre e sono proprio quelle di una storica friggitoria dei caruggi nota a tutti i genovesi.

Uno di quei posticini dove si trovano certe semplici golosità.

Una strada che sempre percorro, un posto del cuore, un luogo che ho ritrovato identico a se stesso.

Ed è solo un frammento, un istante di una giornata qualunque, davanti al mare di Genova.
Affacciata ad una di quelle finestre c’è una giovane donna.
Osserva, guarda la vita scorrere, immersa in certi pensieri che non possiamo conoscere.
In una giornata qualunque, in Sottoripa.

Tipi che si incontrano in giro
Oggi vi presento certi tipi che si incontrano in giro, ho un po’ di foto da mostrarvi, le ho scattate qua e là nel corso di quest’ultimo anno e oggi colgo l’occasione per pubblicarle.
Tra l’altro, in certi casi, si tratta di vere celebrità, diciamo così, personaggi che si incontrano proprio sempre.
A breve arriverà il freddo e allora per andare a far la spesa ci toccherà coprirci.
Sì, vale anche per quelli che aspettano fuori il padrone, ovvio.
Come fa quella canzone di Francesco De Gregori? Quattro cani per strada… eh, proprio quella!
Alla Maddalena, invece, si incontra sempre il fedele amico del tappezziere, sta piantato lì davanti al negozio.
E di fronte a Steri, famoso negozio di chiavi in Sottoripa, c’è lui. Sempre eh!
A proposito del jet set genovese, conoscete tutti il vicino di casa di Giuseppe Mazzini? No?
Beh, io sono certa che se siete soliti passare in Via Lomellini lui comunque conosca voi, mi pare che controlli con una certa attenzione il passaggio della gente.
Il Museo del Risorgimento, casa natale del patriota, è proprio lì accanto.
Ci sono poi i cani di riviera.
Meglio stare all’ombra quando il sole picchia.
E non dare confidenza a quelli di città, ecco.
E concludo questo articolo con un incontro meraviglioso di ieri mattina.
Che stupore!
Passavo in Via Malta e come sempre ho dato uno sguardo ad un negozio che mi piace tanto, vende fiori e piante artificiali di qualità, ne scrissi tanto tempo fa in questo articolo.
E l’ho visto.
E ho pensato: dai, è finto!
Eh sì, direi di sì, è decisamente finto.
E invece no, poco dopo ha iniziato a giocare gioiosamente con il suo pupazzetto e poi si è di nuovo rimesso sul pavimento.
Sarà stata l’atmosfera, sarà per i fiori, credevo che non fosse vero, ecco.
Tipi che si incontrano girando per Genova.
Lucarda, la bottega della gente di mare
A Genova, in Sottoripa, troverete una bottega che cela tutto il fascino di un’antica tradizione marinara, una delle tante anime di questa città.
Andate da Lucarda e scoprirete un mondo che ancora trattiene il suo saldo legame con il passato, pur guardando al nostro futuro.
Una bottega davanti al mare, una bottega per la gente di mare, una bottega per i genovesi e per i foresti.
Orgogliosamente in questa posizione dal 1920, il bancone di legno un tempo aveva la ribaltina e ancora ne resta la traccia.
Lucarda vende abbigliamento sportivo, abiti per marinai e abiti da lavoro, mentre ero lì è entrato un cliente, era un cuoco che ha visto prontamente soddisfatta la sua richiesta.
Un negozio come questo annovera tra i suoi affezionati clienti diverse celebrità: tra gli altri Fabrizio De André, Paolo Villaggio, Monica Vitti e tante altre famose figure del cinema e dello spettacolo.
Di Gilberto Govi il ricordo è vivido, arrivava qui vestito di bianco con la paglietta in testa e faceva lunghe conversazioni con il proprietario.
In vetrina ci sono i fazzoletti da collo, ma siamo a Zena e qui si chiamano mandilli, Lucarda è un ininterrotto inno alla genovesità.
E ci sono le lucardine, le vere magliette da marinaio, rigorosamente a righe.
In cima alle scale c’è un tricolore, qui un tempo si facevano anche le bandiere.
E al piano superiore ci sono le foto di famiglia e c’è una storia da scoprire.
Fu Giuseppe Lucarda a dare l’avvio a questa attività, il suo negozio di tessuti aprì battenti sul finire dell’Ottocento, nella strada che dava lustro alla città: si trovava in Via XX Settembre, nel Palazzo dei Giganti.
E già allora era ben nota l’importanza della pubblicità!
Poi, negli anni ’20, suo figlio Giuseppe aprì la bottega che ancora adesso trovate in Sottoripa: il negozio dei jeans e delle maglie a righe, dei giacconi pesanti e delle giacche a vento, dei maglioni spessi e degli stivali di gomma e di molti altri capi d’abbigliamento tipicamente sportivi.
Passato e presente convivono in armonia.
In una bottega che ha una marcata e precisa identità, tutto parla di Genova, della sua gente e del suo mare.
E tra la merce in vendita ci sono anche capi che potrete solo ammirare, hanno fatto la storia di questo negozio e anche di questa città.
Spicca il nome di una compagnia di navigazione, è una memoria che suscita nostalgia in tanti genovesi: queste sono le maglie della gloriosa Società Italia, non so se vi ho mai detto che mio padre era funzionario di questa compagnia.
Provate a parlare con un genovese, provate a nominare certe navi leggendarie come la Michelangelo e la Raffaello: quelli di Genova sospireranno di nostalgia, ve lo posso garantire.
Qui da Lucarda trovate un manifesto di altri anni e una spessa maglia blu che viene detta pidocchiera.
E poi c’è un mobile antico con tanti cassettini.
E una luce vivace illumina la scala di Lucarda.
Tutto racconta del mare e delle navi, del porto e della sua vita.
E nella bottega dalla lunga storia c’è anche la storia della nazione, è persino esposta una divisa risalente alla Prima Guerra Mondiale, ci sono gli encomi e le decorazioni di colui che la indossò.
Di curiosità in curiosità.
Un antico metro di legno pieno di timbri, fino a un po’ di anni fa ogni negoziante doveva portarlo a far misurare e pagare la tassa dovuta.
Ci sono timbri molto antichi sul metro di Lucarda.
E poi c’è un attrezzo da chiesa che veniva usato per le elemosine e anche una sacca da golf.
E ci sono i cappelli da marinaio, me ne sono persino provata uno!
Non manca il camugin, il tipico berretto blu e rosso.
E se verrete a Genova non potete perdervi un giro da Lucarda, magari potreste anche tornare a casa con una maglietta da marinaretto per i vostri bambini.
Un negozio di famiglia, passato di generazione in generazione.
Adesso a gestirlo è Michela, la vedete qui sotto a sinistra, accanto a lei c’è Nanà che lavora qui dal 1969, ringrazio entrambe per il tempo dedicatomi e per i loro racconti.
Un negozio dal fascino antico che ancora conserva le memorie dei nostri giorni lontani.
Parte viva della storia di Genova, voce del mare e della sua gente, custode delle nostre tradizioni e della nostra identità della quale dovremmo essere orgogliosi, Lucarda naturalmente è inserito tra le Botteghe Storiche della città.
Ha un’insegna dal caratteri tondeggianti, le magliette appese fuori e uno stile inconfondibile.
È lo stile di Lucarda, la bottega della gente di mare in Sottoripa.
Gente comune nelle cartoline di Genova antica
A volte in certe immagini del passato trovi un mondo che diversamente non potresti mai vedere, a volte puoi scorgere certi dettagli nelle strade percorse dalla gente semplice e comune.
Così nasce questo post, osservando le cartoline di Stefano Finauri mi sono accorta di una particolare figura ritratta dai fotografi e ho iniziato una piccola ricerca dedicata a una precisa categoria di lavoratori.
E poi fatalmente altre persone hanno colpito la mia attenzione, accade sempre.
Venite con me, andiamo indietro nel tempo e iniziamo il nostro breve viaggio in Piazza della Nunziata, come sempre c’è un gran viavai.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
E al centro dell’immagine si nota una donna ritratta di spalle, lei da sola è già un romanzo tutto da scrivere.
Chi sarà mai costei? E’ una levatrice, una sarta, una lavandaia?
E cosa c’è il quella sua borsa voluminosa che sembra così pesante?
Lei per me è la Scià Colomba, sono quasi certa che questo sia il suo nome, la conoscono tutti da queste parti.
Lì accanto a lei, impegnati in un lavoro faticoso e sfibrante, ci sono alcuni uomini ed è proprio a loro che è dedicato questo articolo, sono gli spazzini della vecchia Genova.
Con tutti quei cavalli c’era bisogno di una certa solerzia per tenere pulite le strade e qui sono addirittura in tre a darsi da fare, sullo sfondo si nota un tizio che sembra osservare il loro lavoro, a dire il vero pare un po’ perplesso.
E sull’angolo con Via Polleri si nota l’insegna dell’ufficio postale, lì sotto c’è pure la gente in coda!
Spostiamoci in una piazza lussuosa ed elegante, a Fontane Marose ci sono uomini d’affari e ragazzini vestiti con l’abito da marinaretti.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
E sì, ci saranno avvocati, notai, alcuni forse discutono di alta finanza e c’è anche una figura non meno importante: lo spazzino.
In un altro scatto di Fontane Marose si nota un curioso particolare: nei pressi del lampione ci sono il cesto e la ramazza, poi c’è uno strano contenitore.
Che sia un cassonetto d’epoca? E se non lo è qualcuno di voi sa di cosa si tratti?
Scendiamo in San Lorenzo e qui la folla è ancora numerosa.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
E ancora ecco l’uomo che fa in modo che le dame genovesi non si sporchino il bordo dell’abito, è grazie a lui se le strade sono pulite.
E poi se scendete a Caricamento ecco cosa vedrete, all’epoca questa era Via Carlo Alberto.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
Fate caso alla parte sinistra dell’immagine, in ombra c’è un uomo seduto su un gradino.
Sarà un mendicante?
Certe vite vengono dimenticate, restano lì, in un angolo.
Eppure c’è anche lui in questa fotografia, c’è anche l’uomo seduto per terra.
E ci sono le insegne, tra le altre una indica la trattoria e una si riferisce a un negozio che vende turaccioli di Spagna.
Un cavallo, un calessino e lì accanto chi c’è? Sempre lui, lo spazzino!
E ancora, andiamo in Piazza del Principe.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
Un carro con le botti, un altro mezzo che ha come destinazione Rivarolo e poi gli uomini con la ramazza e il cesto, uno dei due sembra che si sia accorto del fotografo.
E osservate la strada, mi sembra piuttosto pulita.
E questa è Corso Andrea Podestà, nel quartiere di Carignano.
Si va al passeggio, c’è chi porta fuori il cane e i bambini giocano per la strada.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
Marito e moglie camminano fianco a fianco, lui pare avere un bastone.
E lì in primo piano ci sono due bimbetti e ancora l’uomo con il cesto e la scopa.
E naturalmente se si va a zonzo con me si finisce sempre nei caruggi!
Eccoci in Soziglia, in un giorno qualunque, come sempre qui c’è un sacco di gente, questi siamo noi, in un altro tempo.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
E anche nei vicoli si incontrano vite che sono romanzi, poesie e supposizioni.
C’è la bimba con il cagnolino al guinzaglio e una donna di una certa età dall’aspetto severo, sembra immersa nei suoi pensieri.
La ragazza con lo scialle è innamorata, ne sono certa, ha quel fare quasi svagato, pare che quasi non si accorga delle persone che la circondano.
E colei che invece si vede di spalle al centro della foto è una madre di famiglia e corre a casa dai suoi bambini, ha il passo svelto e deciso.
E poi c’è un gruppo di amiche.
Sono eleganti e raffinate, indossano vezzosi cappellini, direi che sono uscite insieme a far compere.
In mano reggono dei pacchi, secondo me hanno comprato delle stoffe per rinnovare il guardaroba.
E chiacchierano, lo shopping non è ancora terminato, ci giurerei!
Chino sulla strada, di fronte a loro, c’è un uomo.
Ha la scopa, il capiente secchio e una paletta.
E compie il suo lavoro a beneficio di tutta la comunità.
In quanti scatti ho trovato gli spazzini!
In ogni strada e in ogni piazza della Superba c’erano anche loro, preziosi custodi della bellezza di Genova.
Il Signor Ludwig, uno straniero a Genova
Il Signor Ludwig giunse a Genova in un giorno d’inverno.
Era il mese di gennaio del 1907, il viaggio era stato lungo e per nulla confortevole, il nostro straniero sentiva sulle sue spalle tutto il peso di quella faticosa esperienza.
La carrozza lo lasciò davanti all’Hotel de La Ville, l’albergo era una struttura di gran pregio, una delle più importanti della città e meta prediletta dei forestieri.
Gli ambasciatori e le persone di rilievo soggiornavano spesso lì e lì, in Sottoripa, arrivò anche il nostro visitatore.
Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo
Lo accolse, nell’inverno di Liguria, una furiosa tramontana.
Un vento pazzo, inquieto e sconquassante, non c’era la neve ad imbiancare i tetti ma il freddo penetrava in ogni fibra del corpo.
Il Signor Ludwig pensò che non avrebbe mai potuto abituarsi, rimpiangeva il candido biancore della sua Austria.
Il Signor Ludwig era un uomo d’affari, giunto in città per curare gli interessi della sua azienda, capitava spesso di incontrarlo a Banchi dove era solito intrattenersi in lunghe conversazioni con i suoi pari.
Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo
E naturalmente, dovendo soggiornare a lungo in città, si risolse per cercarsi una casa.
Ne scelse una con le finestre che si aprivano sul porto e sul mare, di sera si metteva alla finestra per seguire il fascio di luce della Lanterna.
Ludwig era un tipo distinto.
Aveva circa trent’anni, si distingueva per i bei modi e le maniere eleganti, era colto, signorile e affascinante, a causa della sua alta statura di norma spiccava sempre tra la folla.
Apparteneva al bel mondo e così frequentava i luoghi più esclusivi, in certe sere di primavera potevate incontrarlo al Ristorante dell’Hotel Righi.
Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo
Che magnifica vista si godeva da lassù!
Il nostro Ludwig e i suoi amici amavano indugiare davanti a quel languido panorama, la città era tutta ai loro piedi.
Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo
E tuttavia, da straniero in terra straniera, sentiva forte nostalgia di casa e così aveva cercato un luogo per lui più ospitale e più famigliare di altri.
C’era capitato per caso, proprio in quei suoi primi giorni del 1907, passando in Via Carlo Alberto.
Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo
Che meraviglia! Una vera birreria come quelle di Vienna!
E a servire ai tavoli c’era una giovane fanciulla, una ragazza di modesta estrazione, da Campomorone era venuta a Genova per guadagnarsi da vivere e ora lavorava lì, dal signor Alfred Stamm.
Clementina era un fiore di bellezza poco più che ventenne, era risoluta, volitiva e dal carattere gioioso e vivace.
Là, alla birreria di Via Carlo Alberto, il nostro Ludwig si sentiva davvero a casa, lì si poteva persino gustare una celebre birra di Dresda che come simbolo aveva un cinghiale.
E il signor Stamm, orgoglioso di questa sua particolare esclusiva, aveva fatto stampare la pubblicità della birra con l’immagine dell’animale sulla cartolina del suo locale.
C’era poi una veduta di Genova e vi compariva anche una fotografia della famiglia Stamm al gran completo.
Eccola, la prima cartolina scritta da Ludwig, il 30 gennaio 1907.
Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo
Il destino a volte ti porta nel luogo al quale tu devi appartenere e il soggiorno del nostro visitatore durò più a lungo del previsto.
In parte a causa del lavoro, certo.
E d’altro canto non c’era alcuna fretta, il clima era dolce, la birra era fresca, Genova era a sua misura.
E poi c’era lei, Clementina.
I due si frequentarono a lungo e tra loro sbocciò un tenero amore, confessato nel languore di una sera, al tramonto, sulla passeggiata di Nervi.
Ci credereste? Da quel giorno non si lasciarono più.
E certo, il Signor Ludwig era stimato e rispettato e come già vi ho detto frequentava l’alta società e quando nel 1908 venne inaugurato l’Hotel Miramare lui fu tra gli invitati, naturalmente.
Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo
Partecipò anche al veglione di fine anno, il cartoncino di invito precisava che occorreva prenotare per tempo ma lui non ne ebbe bisogno, il suo tavolo era già riservato.
Invito appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo
Si presentò con una fanciulla di angelica bellezza, in sala si levò un mormorio, chi era mai costei?
Nessuno l’aveva mai veduta, eppure Genova non è una poi una città così grande!
E tuttavia nessuno osò chiedere nulla, la ragazza accanto al Signor Ludwig suscitò molto curiosità che rimase insoddisfatta.
Ludwig arrivò con Clementina e con lei se ne andò, poco tempo dopo il Signor Stamm si mise in cerca di una nuova cameriera, la ragazza di Campomorone era andata in sposa all’aitante viennese e con lui era partita alla volta dell’Austria.
Gli sposi tornarono a Genova diverso tempo dopo.
Accadde nella primavera del 1958, erano entrambi ormai avanti negli anni e ci misero molto a percorrere la passeggiata di Nervi, passo dopo passo, come avevano fatto in ogni giorno della loro vita.
Una ragazza di Campomorone e un uomo d’affari austriaco che si erano conosciuti a Genova nel 1907.
E ora forse voi lettori vi starete chiedendo se questa sia una storia vera.
Il racconto è frutto della mia fantasia, ho mescolato immaginazione e realtà, è una vicenda che ho inventato dopo che Eugenio mi ha detto di avere una cartolina della birreria Stamm di Via Carlo Alberto.
E’ firmata da un certo Ludwig e datata 1907.
Non c’era una storia da raccontare e così l’ho creata dal nulla.
Ringrazio Eugenio per la sua generosità e tutti voi per aver letto fino a qui.
E ovunque egli sia mando un saluto al vero Signor Ludwig, con la speranza che il suo soggiorno genovese sia stato davvero così piacevole.
























































































