La torta rovesciata all’ananas della zia

Questa è certamente una torta che è nella memoria di molti, nel mio caso ricordo di averla mangiata diverse volte a casa di una delle mie zie e ho la ricetta scritta su un foglietto da lei, quindi questa è chiaramente la torta rovesciata all’ananas della zia.
Non la mangiavo da un sacco di tempo!
Questo dolce semplice e delizioso mi riporta dritta agli anni ‘80 e a cari ricordi di riunioni di famiglia e allora mi sono detta che era il caso di provare a farla, direi che è venuta quasi perfetta e la trovo sempre molto buona.

Ecco a voi gli ingredienti:
3 uova – 1 etto di burro – 2 etti di farina – 2 etti di zucchero – mezza bustina di lievito – ananas in scatola – Marsala.

Il procedimento è piuttosto facile, si inizia sbattendo insieme il burro ammorbidito, lo zucchero, le uova, la farina e il lievito.
Quindi versate qualche cucchiaio di zucchero sul fondo della teglia che userete per la torta e mettete la teglia sul fuoco muovendola fino a quando avrete un bel caramello lucido.
Quando il caramello sarà pronto fate in modo che copra bene il fondo e i bordi della vostra teglia, quindi disponete sul fondo le fette di ananas: una va al centro e tutte le altre intorno.
Versate sopra la pasta e fate cuocere in forno a 180°C per 30/40 minuti.
Sfornate e togliete la torta immediatamente dalla teglia capovolgendola su un piatto.
Mescolate in una tazza il succo dell’ananas e il Marsala e bagnate la torta ancora calda.
Lasciate raffreddare e poi mettete la torta in frigo almeno mezz’ora.
È una torta semplice, molto morbida, scenografica ed invitante e per me è anche un dolce ricordo: buona merenda a tutti con la torta rovesciata all’ananas della zia.

La danza della mezzaluna

Chi ama cucinare, io credo, trova appagamento non soltanto nel veder apprezzati i propri manicaretti, la cucina è per molti aspetti anche un magnifico diletto.
È entusiasmante scoprire nuove ricette, fare le liste degli ingredienti da acquistare, apparecchiare la tavola con gusto.
La cucina poi è innanzi tutto condivisione e unità, non c’è nulla di più fraterno di sedersi insieme allo stesso tavolo per un buon pranzo, un brindisi in allegria e un dolce delizioso.
E tra i piaceri della cucina c’è anche la soddisfazione di preparare cose buone per se stessi e per i propri cari.
Ormai, nel procedimento di preparazione di una pietanza, tutti noi possiamo avvalerci del mixer elettrico o di altri piccoli elettrodomestici che sanno rendere la nostra esperienza in cucina assai più semplice.
Tra gli attrezzi del passato, tuttavia, uno conserva intatto per me tutto il suo fascino: la mezzaluna.
Non so come la pensiate voi ma per me la mezzaluna è un rito dal valore impareggiabile.
È un ritmo lento, cadenzato, una piccola fatica felice, un gesto ricco di vera bellezza, è un tempo paziente che non va sprecato.
E si tritano così il sedano, la carota e la cipolla che spandono anche il loro profumo.
È una danza leggera, da un lato all’altro del tagliere.
È una magnifica lentezza, un movimento antico che mi pare colmo di una sapienza semplice e segreta.
Posare la mezzaluna sul tagliere è, in qualche maniera, un gesto amorevole e allo stesso tempo un’attività che a me dona un senso di vera rilassatezza.
E restando nell’ambito delle mie attività personali preferite ho pensato che forse potrei paragonare il gesto di tritare la mezzaluna a quello di muovere l’ago su e giù sulla tela per ricamare.
Piano, piano, senza fretta.
Occorre concentrazione, dedizione, tempo, interesse e tutto poi viene da sé, almeno così mi sembra.
Seguendo la danza lenta della mezzaluna.

Felice compleanno a me!

Oggi è il mio compleanno e, come sempre, porto anche qui i miei festeggiamenti per condividere con voi questo giorno speciale.
È un privilegio avere voi come lettori, è bello compiere i miei viaggi nel presente e nel passato in vostra compagnia, è una gioia aver trovato qui degli amici veri.
Grazie di cuore a tutti voi!
Oggi celebro questa giornata con una rosa delicata di Fontanigorda e con il cielo azzurro ed estivo della mia Val Trebbia, questa bellezza è sempre nel mio cuore e nei miei pensieri.
E allora in alto i calici e buon compleanno a me!

I posti dove mi piace leggere

Questi sono per me tempi di letture appassionanti, i libri del resto sono tra i miei migliori amici e in quanto tali la loro compagnia è sempre un privilegio.
L’altro giorno, mentre ero immersa nelle fantastiche vicende di un magnifico romanzo, mi sono ritrovata a riflettere su tutti i posti dove mi piace starmene con un libro tra le mani e così eccomi a raccontarvi le mie preferenze di lettrice.
In primo luogo amo da sempre leggere a letto e prediligo le ore del primo mattino, dopo aver bevuto il mio caffè mi piace ritornare sotto le coperte e rimanere a lungo a leggere, nel silenzio ovattato del giorno che nasce: e così il mio primo sguardo sul mondo passa attraverso le parole di un libro e si arricchisce di altri sguardi e di panorami inconsueti.
Nelle giornate serene, luminose e non troppo calde tipiche della primavera amo leggere tra i fiori del mio terrazzo, con una musica che mi accompagna nella lettura.
E quando poi viene il tempo dell’estate, a Fontanigorda, prediligo una certa panchina che considero una postazione di lettura davvero privilegiata!
Questa panchina si trova sulla strada tra Fontanigorda e Casanova, ci si arriva dopo una breve passeggiata ed offre il conforto dell’ombra degli alberi, il canto del vento tra le foglie e il cinguettio gioioso degli uccellini.
Io potrei rimanerci per ore e ore, la mia panchina è incantata come un tappeto volante.

Mi sistemo là sopra a gambe incrociate e parto felice per i miei viaggi letterari: comodamente seduta sulla mia panchina sono stata diverse volte nella Parigi di Zola e altrettanto di frequente nella Londra vittoriana, ho vissuto amori tormentati e ho conosciuto storie indimenticabili.
La mia panchina, come dicevo, è lungo la strada e quindi di tanto in tanto passano altri villeggianti ma tutto è semplicemente perfetto e nulla interrompe la mia adorata lettura.
Leggere è un gioco di fantasia, una meraviglia dell’immaginazione che ognuno si costruisce da sé, ognuno nel luogo che preferisce.
E ancora, qui a casa, a Genova, quando fuori piove amo sedermi per terra vicino alla porta finestra per restare lì a a leggere mentre in sottofondo tintinnano le gocce di pioggia sulla ringhiera.
Ci sono tante gioie semplici, al mondo.
A volte a renderci felici sono le parole di uno scrittore, le suggestioni di una storia antica, il riflesso di emozioni che sappiamo riconoscere come nostre.
A volte a renderci felici è un libro, una di quelle gioie semplici uniche al mondo.

Il benvenuto del plumbago

Sono ritornata a casa, sono ritornata a Genova.
E qui, sul mio terrazzo, ho ricevuto con mia sorpresa il benvenuto del plumbago.
Il plumbago ha trascorso l’estate sotto il sole caldo, nutrendosi della sola acqua che il cielo gli ha donato eppure è ricco di fiori ed è un’esplosione di azzurro.

Così, celeste, così lieve, fluttuante nell’aria ancora calda di settembre.

Bisognerebbe saper assomigliare al plumbago che sa bastare a se stesso e sa adattarsi alle stagioni e al clima difficile, uscendone vittorioso con una fioritura magnifica.
Dalla natura si impara sempre il giusto modo di essere, io credo.
E così ringrazio il plumbago per questo magnifico benvenuto che mi ha regalato.

Ritornando a casa

Sono pronta a partire, domani si ritorna a Genova.
Ho salutato gli amici, le creature del bosco, i prati e gli alberi, i fiori e i gatti.
Qui a Fontanigorda sto in un sottotetto e sopra di me abitano certi uccellini, hanno il nido qua sopra, sono dei vicini simpatici e allegri.
Quando tornano a casa arrivano in picchiata verso il tetto e se per caso mi trovano affacciata alla finestra della cucina virano rapidi e volano distanti.

E così quando li vedo arrivare ho la buona abitudine di chiudere la finestra della cucina per permettere ai miei piccoli amici di tornare al loro nido.
Ho scattato queste fotografie ai primi di luglio, nel cuore dell’estate, ero appena arrivata qui.
E ora, come i piccoli pennuti anch’io torno a casa.

Saluto questo luogo del mio cuore, questo panorama, questi monti e questi alberi, l’airone superbo e i dolci daini, le farfalle, le api ronzanti e i gli uccellini.
Saluto te, mia sempre amata Fontanigorda.

Il tempo della mela grattugiata

A un certo punto della nostra infanzia, in quei gloriosi e mai abbastanza rimpianti anni ‘70, per noi bambini veniva il tempo della mela grattugiata.
Arrivava in genere a fine pasto e a volte anche a merenda, la mela grattugiata era uno di quei riti irrinunciabili per tutti noi.
Ed era, naturalmente, preparata amorosamente dalla mamma.
Ed era, ve ne ricorderete, uno di quei sapori dolci, domestici, semplici, densi di nostalgia e di bontà casalinga, una carezza confortevole e sana.
Per prepararla, come ben sapete, si usava un attrezzo meraviglioso ed era una bellezza vedere come funzionava quel magico aggeggio capace di trasformare una semplice mela in un’autentica delizia: per noi bambine con i codini era già uno spettacolo!
Sì, in effetti, noi che eravamo piccoli a quell’epoca ci entusiasmavamo con poco, bisogna ammetterlo.
E sapete, qui in questa casa di campagna, con mio autentico stupore, ho trovato nella dispensa proprio quella grattugia che si usava per la mela, so per certo di averne anche una di vetro a Genova.

E poi, poi noi che siamo stati bambini in quegli anni là ci ricordiamo perfettamente che il bello era anche mangiare la mela grattugiata senza metterla in una tazza ma prendendola direttamente da quella scanalatura che componeva la grattugia: quella cosa lì faceva proprio tutta la differenza!
E anzi, secondo me, la mela grattugiata mangiata così era più buona, non c’è alcun dubbio.
Non si sa dire come accada ma, senza che ce ne accorgiamo, a un certo punto della vita finisce il tempo della mela grattugiata.
Era appena ieri e, all’improvviso, è una stagione diversa.
E tuttavia guardandosi indietro resta quella memoria: una sbucciatura su un ginocchio, un fazzolettino in testa, le fossette sulle guance e la dolcezza della mela grattugiata.

Passeggiate d’estate

Le mie passeggiate d’estate mi conducono spesso su questa strada, tra i prati, passo dopo passo si arriva alla vicina Casanova.
E ho veduto, uno giorno, una rosa appena in boccio, sospesa nell’azzurro.

E la strada dolcemente si snoda, a volte in un magnifico silenzio, ad accompagnare i passi è il canto degli uccellini e il fremito della vita nel bosco.

E il mistero fragile e magnifico dei ritmi perfetti della natura.

Sotto a un cielo azzurro che appare dipinto, mentre il sole è caldo e gli alberi sono magnifico ristoro.

E la rosa magnifica si è così dischiusa nel calore dell’estate.

In questa meraviglia di verde, di quiete e di perfetta armonia.

Tutto rinasce, rivive, sboccia.

Su questa strada percorsa infinite volte: da bambina sulla mia bicicletta o di corsa insieme alle mie compagne di giochi.
Da più grande, ragazzina e adulta, ancora insieme a loro, le amiche di sempre.
È la mia strada, tortuosa e bella.
È la mia strada, ancora adesso.

E la percorro colma di gratitudine per la tanta bellezza che l’universo ci dona.

I ghiaccioli della nostra infanzia

I ghiaccioli della nostra infanzia sono ancora adesso per molti di noi indimenticabili.
Per noi che siamo stati bambini negli anni ‘70 il ghiacciolo era la merenda preferita per rinfrancarci dalle scorribande in bicicletta o dalle lunghe nuotate in mare.
All’epoca, quando andavamo al baretto, in realtà avremmo voluto comprare le patatine con la sorpresa e anche il ghiacciolo ma, come vi ricorderete, le mamme degli anni ‘70 erano irremovibili: o uno o l’altro!
E così, spesso e volentieri, sceglievamo un ghiacciolo fresco e coloratissimo.
Quello al limone, devo dirvi, non l’ho proprio mai considerato, invece mi attirava molto quello all’anice, più che altro per la tinta perfetta, il gusto invece non era proprio nelle mie corde.
La maggior parte dei ghiaccioli della mia infanzia, in definitiva, era alla menta oppure all’amarena.
E così eccomi sulla sdraio al mare con il mio ghiacciolo oppure seduta sulla panca di legno al Bosco delle Fate a Fontanigorda.

Il ghiacciolo si mangia rispettando un rituale bene preciso che tutti i bambini di tutti i tempi conoscono sebbene nessuno sappia dove l’abbiano imparato: è uno dei segreti dell’infanzia, secondo me.
Dunque, il ghiacciolo appena scartato è proprio ben ghiacciato e dargli un morso lì per lì è anche un po’ complicato ma in estate, con il caldo, ci vuole poco perché si sciolga un poco.
Tutti i bambini di tutti i tempi hanno sempre amato succhiare via il succo del ghiacciolo fino a quando il ghiaccio diventa quasi bianco, è uno di quei diletti estivi che non si saprebbero definire e che sono proprio perfetti così.
Il ghiacciolo, poi, lascia un senso di freschezza incomparabile con qualunque altro gelato eccetto, naturalmente, la granita.
Ah, la granita!
Che bellezza quando si stava per finirla e sul fondo del bicchierino restava tutto il liquido da bere in un solo sorso come una gradita ricompensa, se ci pensate essere bambini era davvero fantastico, eravamo contenti con poco!
Ed eravamo felici di gustare il nostro bel ghiacciolo, quando stava per terminare rimanevano due pezzetti di ghiaccio attaccati ai lati del bastoncino e se non si era abbastanza svelti andava a finire che quel ghiaccio cascava irrimediabilmente sulla maglietta.
Se potessimo mettere in fila tutti i ghiaccioli della nostra infanzia avremmo una coloratissima e fresca sequenza e forse rivedremmo noi stessi con gli occhi felici, i codini, i calzoncini corti e i sandaletti blu.
Davanti al cartello dei gelati, in una mano stringiamo una monetina che ci garantirà la meritata freschezza e uno dei ghiaccioli della nostra infanzia.

Undici anni con voi, buon compleanno Dear Miss Fletcher!

Oggi è un giorno speciale per me, in questo 19 Giugno il mio blog compie ben undici anni!
Undici anni di caruggi, fiori, giretti, onde del mare, sguardi dal passato, scoperte impensabili e nuove, entusiasmanti esperienze e incontri inaspettati.
Ho la fortuna di condividere tutto questo con lettori sensibili, garbati e davvero speciali e desidero ringraziare tutti voi per la vostra presenza e per i vostri sempre generosi apprezzamenti, grazie di cuore davvero!
E così, con i fiori magnifici della mia Fontanigorda, oggi festeggio il mio blog, buon compleanno Dear Miss Fletcher!