Corso Magenta: tre pietre d’inciampo per la famiglia Valabrega

Sono tre nuove pietre d’inciampo e sono state collocate di recente nella loro sede così come altre dieci pietre posizionate in diverse strade di Genova.
Le pietre d’inciampo, come è noto, sono targhe in ottone ideate dall’artista tedesco Gunter Demnig e pensate come memoria perenne delle vittime dell’Olocausto.
Vengono poste a terra in luoghi particolari e significativi per le persone delle quali testimoniano le esistenze, può trattarsi della casa di famiglia o magari del luogo nel quale la persona venne tratta in arresto.
Queste tre nuove pietre d’inciampo raccontano e rammentano la vicenda tragica della famiglia Valabrega.

Le trovate in Corso Magenta, in Circonvallazione a Monte.

Davanti al civico 5 dove abitavano i Valabrega.

Di fronte al portone, a terra, luccicano nella luce dell’inverno le tre targhe poste in memoria di queste persone.

Ed era un giorno d’inverno quello in cui i Valabrega abbandonarono la loro casa.
Arturo Valabrega, la moglie Ida e il figlio Luciano intendevano rifugiarsi in Svizzera dove speravano di trovare la salvezza e così fuggirono, lasciando Genova.
Con loro c’era anche il nipote, il Dottor Bruno De Benedetti che abitava in Via Mameli, a poca distanza dalla dimora dei Valabrega.
Anche per il Dottor Bruno De Benedetti è stata posizionata tempo fa una pietra d’inciampo della quale ebbi modo di scrivere qui.
Tutti loro non riuscirono mai a raggiungere la frontiera, vennero arrestati, condotti a Fossoli e poi deportati ad Auschwitz il 22 Febbraio 1944: fecero quel terribile viaggio in treno insieme a Primo Levi.
Arturo Valabrega venne assassinato nel maggio di quello stesso anno.

La moglie Ida, invece, fu uccisa il giorno del suo arrivo al campo.

Il loro figlio Luciano, con la sua bella e fiorente giovinezza, perse invece la vita in un luogo differente.

Le pietre d’inciampo, con la precisione di date e luoghi che delimitano i destini delle persone, non restituiscono certo i sorrisi, il suono delle voci, il ricordo dei momenti felici.
E tuttavia, nella loro semplice chiarezza, costituiscono la memoria reale di ciò che queste persone hanno perduto a causa dell’odio cieco di altri uomini, rappresentano il luogo del ricordo per coloro che non ebbero nemmeno una tomba.
Inducono a fermarsi, a leggere i nomi, a rivolgere il pensiero alle speranze svanite, alle famiglie disgregate, alle mani che si lasciarono senza mai più ritrovarsi.
I Valabrega e Bruno De Benedetti erano parenti dell’Avvocato Filippo Biolé che si dedica in diverse maniere a valorizzare e mantenere viva la memoria delle vittime dell’Olocausto, il suo impegno riguarda così anche le pietre d’inciampo e include le visite nelle scuole per parlare ai ragazzi e trasmettere loro le testimonianze di ciò che è accaduto.
Io da qui lo ringrazio per tutto il suo lavoro e per avermi raccontato la tragica storia dei Valabrega.
In questo giorno della memoria ricordiamo tutte le vittime e ricordiamo questa famiglia: un padre, una madre e il loro ragazzo.
Forse prima di lasciare la loro casa si guardarono intorno un’ultima volta, forse con la speranza di tornarci, un giorno.
Aprirono il portone del palazzo di Corso Magenta e il portone si richiuse alle loro spalle.
Per sempre.

Foglie d’autunno in Circonvallazione a Monte

Ecco poi le ultime foglie, tormentate da vento gagliardo cadono giù e così si posano sulle curve e sui marciapiedi di Via Piaggio.

Restano arrese su certi gradini di marmo ad accartocciarsi al sole.

Dondolano contro il cielo blu e incorniciano il terrazzo e le finestre di un bel palazzo di Corso Paganini.

Fremono le dorate foglie tenaci, le poche abbarbicate a certi rami quasi spogli luccicano preziose.

Camminare lungo i corsi della nostra Circonvallazione a Monte in questa stagione offre lo spettacolo di un’incantevole magia e ci fa riflettere sulla vera anima della città ottocentesca con i suoi eleganti corsi pensati per il passeggio e per la quiete che si poteva trovare in questa tranquilla zona genovese.
I nostri moderni mezzi di trasporto, pur così utili e naturalmente necessari, non si armonizzano proprio alla perfezione con questa antica idea di città.
Provate a immaginare di passeggiare in Corso Magenta in un tempo diverso dal nostro, sotto la luce di questi colori.

È un oro lucente che così si staglia contro questo azzurro così limpido.

E il grande albero mostra tutta la sua gloriosa bellezza autunnale.

Altre foglie arrossiscono e si agitano sospinte dall’implacabile vento.

E i toni di questa stagione vibrano caldi sulla prospettiva di Corso Solferino.

Verrà ancora più freddo, arriverà l’inverno, adesso ancora fremono gloriose le fogli d’autunno in Circonvallazione a Monte.

Salita Inferiore di Sant’Anna, giù per la bella creuza

Ci sono luoghi, a Genova, difficili da narrare, nessuna immagine rende loro giustizia.
Vi porto con me, giù per una delle più caratteristiche creuze della Superba.
Impervia, ripida, sinuosa.
E davvero, non potrai mai dire di aver veduto Genova se non ti sei mai perso giù per una delle sue creuze.
Salita Inferiore di Sant’Anna è un mondo a parte, non è nel centro storico ma vi si respira l’atmosfera di un altro tempo, la creuza collega Corso Magenta a Piazza Portello.
Vieni dal centro e non hai il fiato per salire a piedi?
C’è la funicolare di Sant’Anna e poi puoi andar giù, giù per la creuza, oltre i mattoni rossi.

Sal. Inf. di S. Anna (2)

Sia chiaro, quelli che abitano qui non si fanno certo spaventare dalla salita, quelli che abitano qui non vivrebbero in nessun altro posto.
Stanno qui, a due passi dal centro cittadino, nel loro mondo a parte.

Sal. Inf. di S. Anna (3)

Tra sfumature di pesca e di albicocca, Sant’Anna è magicamente silenziosa.

Sal. Inf. di S. Anna (4)

E ha proprio l’anima e lo spirito della città vecchia.

Sal. Inf. di S. Anna (5)

Scendi, alla tua sinistra qualche gradino, l’ardesia, un portoncino verde e cascate di foglie.

Sal. Inf. di S. Anna (6)

Scendi, non potrai mai dire di conoscere Genova se non hai mai percorso queste stradine domandandoti dove andrai a finire.

Sal. Inf. di S. Anna (7)

E poi anche qui il cielo sa essere gentile.

Sal. Inf. di S. Anna (8)

Curva dopo curva.
Scalini, scalini, scalini, quanti saranno? Dovrei contarli, sì!

Sal. Inf. di S. Anna (9)

Quelli che vivono qui ogni giorno passano davanti a una piccola effige di Maria.

Sal. Inf. di S. Anna (10)

Una creuza, se la percorri in salita è tutta un’altra storia.
E’ linee verticali che fuggono verso l’alto, riflessi e penombra.

Sal. Inf. di S. Anna (11)

Questa creuza è contrasti e simmetrie, un perfetto gioco di tinte.

Sal. Inf. di S. Anna (12)

Penombra, ancora una curva.
Un altro tempo, una musica di un’epoca lontana, in sottofondo solo il suono dei tuoi passi.

Sal. Inf. di S. Anna (13)

E ancora un’edicola, testimonianza di un’antica devozione.

Sal. Inf. di S. Anna (14)

E sacro e profano sempre si sfiorano, ci sono tutti i colori della vita in Salita Inferiore di Sant’Anna.

Sal. Inf. di S. Anna (15)

Cose che vedi a Genova, in un mondo sospeso nella sua semplice quotidianità.

Sal. Inf. di S. Anna (16)

Finestre, persiane spinte in fuori e rosso, rosso di Liguria.

Sal. Inf. di S. Anna (17)

Eh sì, ve l’ho già detto, a Portello si può prendere la funicolare, arrivare in cima e poi scendere.
E invece.
Invece sai che succede se conosci qualcuno che abita qui?
Eh, quelli che vivono qui imboccano la salita senza esitazioni.
Si torna a casa, passo dopo passo tra le belle case colorate.

Sal. Inf. di S. Anna (18)

E sali.
Una piacevole consuetudine, un gesto di ogni giorno, gradino dopo gradino.
Si torna casa, su per la bella creuza.

Sal. Inf. di S. Anna (19)