Santuario della Madonnetta: l’Annunciazione

Ancora una volta vi porto con me al Santuario della Madonnetta, una celebre chiesa genovese dalla storia antica che racchiude numerose ricchezze.
Ne scrissi tempo fa in questo articolo e torno in quella quiete per mostrarvi una delle opere conservate all’interno del Santuario e precisamente nello spazio del Museo degli Arredi Sacri.
È un’opera magnifica, si tratta di un dittico su tavola attribuito a Ludovico Brea e risalente alla fine del ‘400, con mirabile maestria vi è rappresentata la scena dell’Annunciazione.
Ed è un gioco perfetto di contrasti di colore, di armonie e proporzioni: Maria tiene le mani giunte, l’angelo ha le braccia incrociate e tra le dita stringe un cartiglio dove si leggono, secondo i canoni classici, le prime parole dell’Ave Maria.

L’Arcangelo Gabriele dalla leggiadria sublime indossa un ricco manto dorato, sullo sfondo si notano alcuni oggetti tra i quali un candeliere, dei libri e delle carte.
Il messaggero celeste porta con sé nel suo sguardo fidente il mistero immenso del suo annuncio: i suoi occhi, saldi e sicuri, si posano su Maria e raccontano ciò che accadrà, nel suo viso etereo troviamo quelle parole che pare anche a noi di sentire.

E Maria ascolta, a mani giunte.
Assorta nelle sue preghiere, tiene lo sguardo rivolto verso il basso, l’aureola luccica sulle sue chiome bionde.
E a Lei si avvicina la colomba, simbolo dello Spirito Santo.
Alle spalle della Madonna, al di là della finestra, si intravede un panorama bucolico.

E il Padre Celeste osserva il compimento dell’Annunciazione.

È un’opera meravigliosa e ricca di armonia, ringrazio ancora Padre Eugenio e ringrazio l’amico Architetto Roberto Bajano, da sempre frequentatore e profondo conoscitore del Santuario della Madonnetta, per avermi accompagnata nella mia visita.
Roberto Bajano ha dato di recente alle stampe un libro dal titolo “Ventimila reliquie per la conversione” pubblicato da Erga Edizioni e interamente dedicato al Santuario della Madonnetta e alle sacre reliquie là conservate, il volume è una pregiata guida alla visita del celebre santuario genovese e vi sarà utile se vorrete scoprire il nostro magnifico Santuario.
E là, nella quiete di questa antica chiesa, potrete ammirare la mistica bellezza dell’Annunciazione.

Santa Maria di Castello, il Museo e l’orgoglio di Genova

Vi porto ancora qui, a Santa Maria di Castello, dove sono racchiuse infinite ricchezze.


C’è un museo, in questa chiesa, lì si può ammirare la Pala di Ognissanti di Lodovico Brea  e qui trovate il post che ho dedicato a quel meraviglioso dipinto, ma al Museo  sono esposte molte altre opere.
Al piano terra si trovano le vesti liturgiche donate dalla famiglia Doria ed intessute di preziosissimo oro.

Questo, invece, è il portale della sacrestia.

E in una sala, detta dei Ragusei, si trovano i reperti più antichi, come questi marmi con i simboli della città di Ragusa.

L’amore, la fedeltà, il sentimento.
Sempre uguali nei secoli certe emozioni, come testimonia questa lunetta di epoca preromanica, due dolci colombe scolpite nella pietra.

E’ dello scultore Anton Maria Maragliano questa Madonna dell’Immacolata, che si trova al piano superiore.

Di pari bellezza, è sicuramente la Madonna con il bambino di Domenico Gagini (prima metà del XIV secolo).

E poi, un altro capolavoro di Ludovico Brea, la conversione di San Paolo Apostolo.

Queste sono solo alcune delle opere che potrete ammirare nel museo ed io non sono così preparata da potervele raccontare nel dettaglio, certo credo che meritino di essere vedute, possono portare solo ricchezza ai nostri animi e ai nostri occhi.
Dovete sapere che io sono stata decine di volte in questa chiesa, è un luogo raccolto, dove si sta semplicemente bene, ma ho scoperto il Museo solo recentemente ed è stata un’esperienza densa di emozioni e di sorprese.
E qui, in una vetrina, sono esposti due preziosi manufatti che mi riempiono di orgoglio.
E prima di dare adito a qualunque genere di fraintendimento, ci tengo a precisare che so che i tempi sono cambiati, oh sì, lo so bene!
Ma ci sono eventi nel nostro passato, che sono degni di essere rammentati, perché hanno segnato le sorti dell’umanità, il destino dei popoli e il corso della storia.
E allora signori, genovesi in particolare, alzatevi in piedi, ciò che sto per mostrarvi merita il vostro rispetto e la vostra meraviglia.
Queste, esposte in vetrina, sono le bandiere che i genovesi strapparono ai turchi quando, nel 1571, li sconfissero durante la battaglia di Lepanto.
Questo è l’orgoglio della gente di Genova, di un popolo che solcava i mari con le sue galee, che conquistò terre lontane e diede i natali a uomini valorosi e sprezzanti del pericolo.
Questo è l’orgoglio, l’orgoglio del nostro passato.

La Pala di Ognissanti di Ludovico Brea, il mondo in un dipinto

Alcune opere d’arte di immenso valore artistico racchiudono in sé dei simboli, in quelle pennellate così sapientemente stese dall’artista si nasconde un pensiero, spesso intelligibile ai più.
E io vorrei avere la preparazione per saper decifrare certi capolavori, per saperli guardare con gli occhi che leggono quelle parole, celate in uno sguardo,  in un gesto, in una movenza, in un’espressione.
Come nel caso della Pala di Ognissanti, dipinta da Ludovico Brea e conservata dentro al Museo della Chiesa di Santa Maria di Castello.

Sono rimasta di fronte a questo quadro tanto tempo, e ci sarei restata anche oltre, sapete.
E’ stupefacente, meraviglioso, un’opera di una bellezza da levare il fiato.
E tutto ciò che conosco al riguardo e che vi racconterò mi è stato narrato dal Signor Gian Bartolini, che mi guidato alla scoperta dei capolavori conservati in questa splendida chiesa e voglio pubblicamente ringraziarlo, perché ogni sua parola è stata preziosa per me.
E allora venite con me, alla scoperta di questo quadro e delle sue suggestioni, perdetevi ad osservare quelle vite ferme nel tempo, quei volti, quelle figure femminili diafane e delicate.
L’opera venne commissionata da Teodorina Lomellini vedova Spinola, Brea iniziò a dipingerla nel 1500 e terminò nel 1513, pare che avesse ricevuto in anticipo il suo compenso e quindi, probabilmente, lavorò con calma.
La Pala di Ognissanti rappresenta l’incoronazione della Vergine: in alto, al centro la Madonna e la Trinità, circondati dai Santi e dai beati.
I personaggi ivi ritratti sono 215, molti dei quali appartenenti alla famiglia Spinola o in qualche maniera ad essa legati.
Coloro che si trovano in basso, separati dagli altri, sono i viventi, quelli che invece si affollano nella seconda cerchia, vicini agli angeli e ai Santi sono già ascesi al Paradiso.
E a sinistra del quadro, ecco la committente Teodorina Spinola.
Teodorina ha il capo velato di bianco, dietro di lei il figlio e di profilo la figlia, la povera Tommasina, che tanto amò il re di Francia da lasciarsi morire per lui, in quelle stanze, in piazza dell’Amor Perfetto.

E poi santi, papi, quante vite!
Sempre sul lato sinistro, San  Giovanni Battista, vestito con un’ umile veste.

Dalla parte opposta, invece, San Giovanni Evangelista, che regge in mano la penna con quale compilò le Sacre Scritture.

Al centro del quadro, poi, questo signore di nero vestito e con il capo coperto da un berretto del medesimo colore sarebbe l’autore del quadro, Ludovico Brea.

E questi due nobiluomini che amabilmente conversano tra di loro sono Cosimo e Lorenzo De Medici.

Al centro del quadro poi, nel gruppo di coloro che sono più vicini alla Vergine, spicca una bellissima giovane. La vedete? E’ bionda, di carnagione chiara, indossa un abito verde, è l’unica che volge lo sguardo indietro ed i suoi occhi incontrano proprio i vostri, lei vi guarda, con infinita dolcezza.
Riuscite a immaginare chi mai possa essere questa deliziosa e delicata fanciulla?

E’ Simonetta Cattaneo, amata da Giuliano De Medici, cantata dai poeti e ritratta dai pittori, modella di Sandro Botticelli che la immortalò nei suoi dipinti, lei fu la sua Venere, lei fu la sua Primavera, lei fu la sans pareille, senza pari, per grazia e bellezza.

Alla base della Pala di Ognissanti si trova una raffigurazione del Cristo Morto, sullo fondo il paesaggio ligure e il Monte di Portofino.

E poi, ancora, tutte quelle vite.
Uomini, donne, santi, alti prelati e gente di Genova.
Mi scuso con voi se la definizione di alcune di queste immagini non è perfetta, non è semplice fotografare i quadri e poi, sapete, ero davvero troppo impegnata ad osservare e ad ascoltare i meravigliosi racconti che mi venivano narrati.
Quante vite!
Per caso qualcuno di voi riconosce qualche altro personaggio?
Chi saranno mai queste dame così piene di grazia e così riccamente abbigliate, tanto importanti da occupare il centro del quadro?

E questa Santa, che volge lo sguardo alla schiera dei vivi chi mai potrebbe essere?
Lasciatemi dare libero sfogo alla mia fantasia, intanto sono certa che Lodovico Brea sarebbe contento di sapere che ancora oggi noi ci interroghiamo sul suo dipinto!
Forse potrebbe essere Santa Caterina da Siena, suora domenicana, che venne a Genova nel 1376?

Oh, io vorrei conoscere i nomi di ognuno!
Chissà se qualcuno di voi ha la mia medesima curiosità!
Se volete dilettarvi in questo piacevole esercizio trovate qui un’immagine ad alta risoluzione.
E quando sarete qui, andate in Santa Maria di Castello, lasciate che i vostri occhi incontrino quelli di Simonetta Cattaneo e di tutti coloro che sono qui ritratti, sono sguardi pieni di vita, sono sorrisi, mani giunte in preghiera e gesti umani, tanto umani.
Questo è il mondo, il mondo in un dipinto.