21 Maggio 1848: Vincenzo Gioberti a Genova

Ritorniamo ai tempi del fervore patriottico, ai giorni di primavera del 1848 durante i quali si attende con trepidazione un illustre visitatore: Vincenzo Gioberti.
Pensatore, teologo, sacerdote e patriota, Gioberti ricopre in quel momento l’incarico di Presidente della Camera dei deputati del Regno di Sardegna, è un protagonista del suo tempo e della nostra storia e in quelle ore genovesi l’imminenza del suo arrivo in città accende i cuori e riscalda gli animi.
È il 20 Maggio quando si riceve la conferma che egli giungerà ad ore nella Superba: si chiudono le botteghe, una fiumana di gente si dirige verso la porta dalla quale si crede che entrerà Gioberti, le mura della città si coprono di manifesti con la scritta Viva Gioberti!
Tutti rimangono ad attenderlo fino a tardi e il nostro infine si palesa a notte fonda: a bordo di una carrozza scortata dalla Guardia Nazionale giunge così all’Hotel Feder in Via al Ponte Reale.
E tutto attorno c’è un gran trambusto, la gente si accalca tra grida di giubilo, i genovesi alle finestre e ai balconi osservano con fiera partecipazione.

La mattina dopo lo aspetta ancora una folla e una calca di gente, Gioberti si affaccia più volte dal balcone della sua camera d’albergo e ringrazia i genovesi per la calorosa accoglienza, naturalmente egli riceve in modi diversi anche tutti gli onori dalle varie autorità cittadine.

Tra i suoi recenti trascorsi Gioberti annoverava anche l’esperienza del carcere: nel 1833 era stato infatti arrestato come cospiratore mazziniano e in quella circostanza aveva condiviso la cella con un certo Grondona.
Grondona, al tempo della visita genovese di Gioberti era Maggiore della Guardia Nazionale e così non mancò certo di palesarsi ai suoi occhi, riportando alla memoria di Gioberti quei giorni difficili: narrano le cronache che i due si abbracciarono, in un istante di autentica commozione.
La mattina di domenica 21 Maggio, dove aver partecipato alla messa, Gioberti si recò a compiere una visita particolare: andò infatti a trovare Maria Drago, madre di Giuseppe Mazzini e, anche se le visioni politiche di Mazzini e Gioberti certo non collimavano, l’incontro con l’anziana madre del patriota fu denso di commozione.

Casa natale di Giuseppe Mazzini
Museo del Risorgimento e Istituto Mazziniano

La sera del 21 Maggio in Piazza Caricamento gli venne poi tributato un ulteriore omaggio, la piazza è gremita di folla, l’orchestra e i cori del Teatro Carlo Felice offrono uno spettacolo straordinario e cantano per Gioberti il coro dell’Ernani cambiando alcune parole, invece di pronunciare a Carlo Magno Gloria intonano invece al Gran Gioberti Gloria.
Ho trovato notizie del soggiorno di Gioberti a Genova nel libro di Giovanni Monteleone Storia di un teatro: il Carlo Felice edito da Erga nel 1969, ulteriori diversi approfondimenti sono reperibili in altri testi più antichi e risalenti alla seconda metà dell’Ottocento.
Gioberti lasciò l’Hotel Feder la mattina del 22 maggio, incedendo tra due ali di rappresentanti della Guardia Nazionale.
Le campane suonavano a festa e nell’aria risuonavano i colpi di cannone, gran festa salutò l’illustre ospite.
Giunto a bordo del vapore Lombardo Gioberti volse il suo sguardo verso la costa, dove sventolavano le bandiere tricolori al ritmo della musica suonata dalle bande.
Così accadde in un giorno di maggio del 1848, sotto il cielo di Genova.

Marzo 1925: i Reali d’Inghilterra alla Stazione Marittima

Re Giorgio V e la Regina Maria lasciarono Buckingham Palace una mattina di marzo.
Li attendeva un viaggio di riposo e di svago, una crociera nel Mediterraneo, lungo le coste profumate dai mandorli in fiore, ingentilite dagli oleandri e intrise degli aromi dolci della primavera.
I sovrani intendevano imbarcarsi Genova sul loro lussuoso yacht e così, varcata la Manica, dalle coste francesi viaggiarono con il treno reale inglese che li condusse a Parigi e poi nella Superba.
A Ponte dei Mille li attendeva lo yacht reale Victoria and Albert che qui era giunto il 19 Marzo 1925.

Nel frattempo, proveniente da Rapallo, era arrivata in città la Principessa Vittoria, sorella di Re Giorgio.
La principessa, accompagnata dal Maggiore Seymour e da Lady Seymour, soggiornò all’Hotel Miramare, a breve distanza da quel porto dal quale i reali avrebbero presto preso il largo.

I sovrani erano attesi con grande curiosità per il 20 Marzo, il loro treno speciale li avrebbe condotti in forma strettamente privata da Sampierdarena a Ponte dei Mille.
La nave, lucente di ottoni suscitava molto interesse e come si può ben comprendere la stampa italiana ed estera era in gran fermento, a Genova erano arrivati moltissimi giornalisti.
E intanto ci si apprestava a garantire al re la riservatezza richiesta: racconta il cronista del quotidiano Il Lavoro che a nessuno sarebbe stato consentito accedere a Ponte dei Mille se non per certificate e giuste ragioni.
E così come era stato previsto, quando il Re arrivò a Genova, si fece in modo che il suo passaggio fosse celato il più possibile a sguardi indiscreti.
E tuttavia la folla gremiva quei luoghi dai quali si poteva assistere al passaggio del sovrano: dal terrazzo di Via Milano fino a Palazzo Doria i curiosi si assiepavano in attesa di vedere il Re.
Un tale si mise a poppa del Conte Verde, si era trovato un osservatorio ben privilegiato ma le autorità non ci misero né uno né due ad allontanarlo!
Verso le quattro del pomeriggio ecco arrivare a bordo la Principessa Vittoria, un picchetto armato di marinai inglesi venne schierato davanti alla cancellata della ferrovia.
E intanto il treno reale si avvicinava e quando finalmente si fermò la prima a scendere fu la Regina che indossava un tailleur grigio e un cappello rosso scuro, il re portava invece un soprabito grigio e un cappello nero.
I sovrani furono salutati dalla principessa, dal console inglese e dalle altre autorità.
Tutto attorno c’era un imponente apparato di sicurezza e gli altri umili mortali, chiosò caustico il giornalista del Lavoro, allungavano il collo per vedere meglio o cercavano di arrangiarsi con i binocoli.
Appena il Re posò il piede sulla scaletta della nave, solenne venne issato all’albero maestro del Victoria and Albert lo stendardo reale.
Il racconto di quegli istanti genovesi viene riferito dall’attento cronista del quotidiano Il Lavoro nelle diverse giornate che furono scenario di questo regale passaggio.
E in uno di quei giorni di marzo lo yacht Victoria and Albert lasciò il porto il Genova e prese infine il largo: ebbe così inizio la crociera dei Reali d’Inghilterra.

Genova, 1827: impressioni di Giacomo Navone

Genova, 1827: per le strade della Superba giunge un viaggiatore, è uomo dotato di spirito di osservazione e di una certa curiosità.
Annoterà poi le memorie del suo viaggio compiuto nella mia città e nella mia regione in un volumetto dal titolo Passeggiata per la Liguria Occidentale fatto nell’anno 1827 dal Signor Giacomo Navone edito a Torino dalla Stamperia Alliana nel 1831.
In casa abbiamo da sempre una copia di questo curioso libretto e tra le sue pagine ho trovato diversi argomenti interessanti, i miei lettori più affezionati forse ricorderanno che in passato ho già avuto occasione di citare il libro del Signor Navone in riferimento alla fondazione del Teatro Carlo Felice, egli infatti era in città proprio nei giorni in cui il teatro veniva edificato, come ebbi modo di scrivere in questo articolo.

Genova nel 1827 è una città in crescita e in fermento: come scrive Navone, conta 110.000 abitanti mentre nel 1813 erano appena 80.000.
In quell’epoca sgraziata, osserva il nostro, non si vedeva altro che cartelli con la scritta si appigiona, nel 1827 invece è tutta un’altra storia, trovare una casa è diventata un’impresa, gli affitti sono aumentati del 30 e del 50 per cento e per questa ragione si costruiscono nuove case e nuovi quartieri.
La ragione di questo aumento si deve ai floridi commerci e agli affari che attirano molte persone dalle due riviere, Navone narra di aver sentito che i locali del portofranco erano insufficienti per le molte merci e i coloniali prodotti e così fu necessario trovare nuovi depositi.
Egli stesso poi dice di aver veduto moltissimi navigli entrare ed uscire dal porto di Genova.

La città è ricca e in molti vivono negli agi, per lo meno così scrive Navone.
Elogia il talento dei liguri per le imprese in mare e ricorda alcuni celebri figure come ad esempio Filippo Doria e Biagio Assereto.
E da lungimirante si domanda quale sarà il destino di Genova dopo cent’anni, egli scrive infatti che nel dedicarsi alle opere pubbliche è d’uopo pensare alle generazioni future e alle loro necessità.
A tal proposito Navone considera che la costruzione del Teatro Carlo Felice sia opera meritoria ma invece trova da ridire a proposito dei portici dell’Accademia e scrive: ho udito forestieri che biasimavano la picciolezza di tale lavoro, sentii cittadini che lo disapprovavano.
Se la mia macchina del tempo funzionasse a dovere mi piacerebbe portare ai nostri giorni in Signor Navone e condurlo con me a spasso per Genova.
Da quel 1827 molte cose sono cambiate, la città è mutata in una maniera che Giacomo Navone non avrebbe mai potuto indovinare e così mi piace immaginare il nostro viaggiatore mentre percorre insieme a me Piazza De Ferrari e osserva le architetture tardo ottocentesche, la fontana e i palazzi maestosi sorti in seguito: avrei così un nuovo racconto di Giacomo Navone dedicato alle sue impressioni sulla Superba.

Guido Gozzano: il mare d’innanzi

È un giorno di dicembre del 1907 e a Genova si trova un giovane poeta angustiato dalla cattiva salute.
Guido Gozzano ha appena 24 anni e soggiorna nella Superba dove cerca ristoro per i suoi polmoni malandati, di quelle sue ore genovesi ho già avuto modo di raccontarvi in questo post.
L’inquieto poeta dalla penna sagace e nostalgica scrive alcune sue impressioni alla scrittrice e poetessa Amalia Guglielminetti, le parole che leggerete sono tratte da una sua missiva inclusa nel volume “Lettere d’amore” di Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti edito da Alter Ego.
E così troviamo Guido che a lei parla di sé e così le scrive da San Giuliano d’Albaro:

“Povera amica, ho il mare d’innanzi e Voi non ci siete più! Che cosa strana! Si saluta una creatura, si sale in treno, si va, si va, si discende, ci si guarda intorno: e la creatura non c’è più! … E ho riveduto il mare, il mare che sa consolare di tante cose, anche di questo nostro cattivo ultimo giorno… Ritornando qui, nel luogo stesso dove avevo ricevuto le vostre prime lettere, il mio spirito si è ricongiunto al tempo nel quale ancora Voi eravate per me “Amalia Guglielminetti”.”

Il mare è taumaturgico, miracoloso, vitale, nella sua potenza Guido pare ritrovare la sua stessa energia e l’afflato della sua esistenza.
E trova anche le parole per descrivere quella forza e le sue sono parole perfette ed evocative:

“Il mare è pur sempre il grande purificatore: io mi sento l’anima leggera e monda, nata da ieri! C’è un tepore, una gaiezza nell’aria! Tutto l’orizzonte che traspare dalla mia finestra non è che l’armonia di due fasce azzurre: una più cupa: il mare; una più chiara: il cielo…”

Ed il dono del conforto e di una sorta di equilibrio e Guido vi si aggrappa con sincera speranza sebbene la situazione nella quale si trova non sia proprio delle più confortevoli.
Scrive infatti ad Amalia che ancora gli manca la scrivania, la camera è squallida e ci sono tutti i bagagli in giro, anche il suo aspetto non è dei migliori, sostiene di essere spettinato e barbuto.
E nell’elencare tutte queste sfortunate circostanze Guido scrive più di una volta una frase:

“Ma c’è il mare fuori!”

E poi ci sono le piccole incombenze quotidiane come procurarsi l’acqua bollente per le inalazioni, riordinare i cassetti, farsi il caffè e tante altre piccole seccature.

“Ma c’è il mare fuori: e (sic) sono felice!”

E poi ci sono le parole per Amalia e per il loro tormentato legame.
I baci, i ricordi, gli addii, il sangue che pulsa nelle vene, le distanze, il mistero dei sentimenti e l’incapacità di comprendere persino se stessi.
E Amalia è lontana e anche Torino lontana.

“E quest’oggi ho il mare d’innanzi! Sono libero e sono felice. V’ho scritto giorni fa che in questa pace l’immagine vostra sarebbe risorta nella mia memoria.”

E l’aria salmastra si lascia respirare, intrisa di freschezza tumultuosa e il mare diviene per Guido presenza assoluta e imperiosa, il mare fa sentire a Guido tutte le tonalità delle sua voce, si svela con un volto ancora diverso e sa turbare, far riflettere ed emozionare, ancora.
In un giorno di dicembre del 1907, a Genova.

“Vado a vedere il mare prima di salutarvi. Il mare è furibondo: s’accartoccia sotto la mia finestra ribollendo con voce sorda… Non m’ha salutato e non mi lascia di salutarvi. Io penso, guardandolo ed ascoltandolo, a un giudice iroso che ci ammonisca entrambi. È così!”

24 Aprile 1911: Madame Curie all’Università di Genova

Marie Curie giunse in un giorno di primavera, era attesa con curiosità ed interesse da tutti coloro che trepidavano per ascoltare la sua conferenza intitolata La Découverte du Radium.
Un evento di portata straordinaria, i biglietti erano naturalmente richiestissimi.
Fino a quel momento Madame Curie non aveva mai tenuto conferenze al di fuori di Parigi, eccezion fatta per il Congresso di Radiologia di Bruxelles del 1910, così si legge su Il Lavoro e su Il Secolo XIX del 24 e 25 Aprile 1911 dove sono riportate notizie relative a questa memorabile visita.
L’Istituto di Fisica della Regia Università mise a disposizione delle tessere a Lire 5 necessarie per prendere parte all’incontro in programma alle ore 21.00 del 24 Aprile presso l’Aula Magna della Regia Università.

La conferenza, come era prevedibile, suscitò partecipato interesse come mai si era visto in città.
Scrive il cronista del Secolo che intervenne un pubblico sceltissimo, i più brillanti intellettuali di Genova accorsero ad udire la scienziata geniale ed illustre.
Naturalmente Madame Curie fu accolta dalle più importanti cariche cittadine, ad accompagnare la scienziata erano la giovane figlia e una sua nipote.
Varcò la soglia, apparendo al pubblico come una creatura dal fascino particolare: era vestita di nero, “col pallido viso energico spirituale, quasi ascetico” così scrive il giornalista del Secolo.
Il pubblico la accolse tributandole un applauso ammirato e Marie Curie si apprestò quindi a parlare.
La conferenza durò due ore e mezza durante le quali Madame Curie, con l’assistenza del professor Garbasso, effettuò diversi esperimenti, a sua disposizione aveva diversi apparecchi di fisica e alcune macchine elettriche.
Parlò a lungo della sua scoperta del radio e tutti ascoltarono con muta ammirazione la sua sapienza.
La sua voce era chiara e piana, scrive ancora il giornalista, lei emanava una specie di forza misteriosa e immensa, era come una divinità del sapere e tutti restarono muti ad ascoltarla in una sorta di sacro e mistico silenzio.
Marie Curie, grazie ai suoi studi e alle sue scoperte, ricevette due Premi Nobel.
Nel 1903, insieme a suo marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel vinse il Premio Nobel per la Fisica.
In quel 1911, invece, le fu assegnato il Nobel per la Chimica.
Marie Curie è l’unica donna ad aver ricevuto, fino ad oggi, due Premi Nobel.
In un giorno di primavera di un tempo lontano ella attraversò le strade di Genova e parlò a coloro che erano accorsi ad ascoltarla.
E i fortunati che erano andati ad udire la sua conferenza conservarono per sempre il ricordo indelebile di questa donna unica e semplicemente straordinaria.

Camminando nel passato di Via al Ponte Reale

E si torna ancora per caruggi, viaggiando con la mia personale macchina del tempo che incede con un ritmo lento, romantico e denso di nostalgia di luoghi mai veduti in una certa maniera sempre perfettamente riconoscibili.
E così, avvolti nel bianco e nero di un’antica cartolina, arriviamo in un tempo diverso di Via al Ponte Reale, la strada che da Piazza Banchi conduce a Caricamento.
È zona di porto, di lavoratori e di viaggiatori, di camalli e di scagni.
È zona di aria di mare che spira frizzante tra le strettezze di questi caruggi, è voci di pescivendoli e di besagnini, Via al Ponte Reale è così viva e vivace.

E se osserviamo la via nella prospettiva dei tempi presenti comprendiamo che non è poi così molto mutata rispetto ai giorni in cui venne scattata la fotografia impressa sulla mia cartolina.

E ritorniamo a un’epoca distante, sfogliando insieme la mia Guida Pagano del 1926 scopriremo che Via al Ponte Reale pullulava di attività diverse e ognuna è un tassello del magnifico puzzle del passato di Genova.
Qui si trovano una bottega di cereali, un parrucchiere, qui il Signor Poggio vende i suoi liquori, ci sono una cappelleria e una bottega di vini.
E c’è l’Offelleria dei Fratelli Klainguti, termine direi desueto ma tutti noi conosciamo le delizie di quel negozio e sappiamo bene che si tratta di una celebre pasticceria.
E naturalmente, in questo glorioso 1926, c’è anche la storica bottega di Busellato che produce le targhe e i timbri dei genovesi dal lontano 1896, è un negozio dalla storia magnifica che potete leggere in questo mio post.

Spicca, a caratteri tondeggianti, l’insegna che indica il pregiato Hotel De France, una struttura che ebbe l’onore di ospitare tra le sue mura lo scrittore Alexandre Dumas in certi giorni del 1860.

Esattamente di fronte ecco invece l’Hotel Feder, anche qui soggiornarono certe celebrità come Theodor Mommsen ed Herman Melville.
E al Feder si fermarono anche la scrittrice George Eliot e il patriota irlandese Daniel O’Connell dei quali ho scritto qui e qui.

Si comprende così quanto fossero vibranti le ore in quella Via al Ponte Reale che anche noi ai nostri tempi spesso attraversiamo.
Ecco un signore che incede frettoloso ma si lascia distrarre da qualcosa che attira la sua attenzione e così si volta e osserva in direzione di un gruppetto di gente, verso i portici di Sottoripa.
E c’è una ragazzina, ha l’abito scuro e il colletto bordato di chiaro, anche lei pare sporgersi, forse è lì insieme alla mamma e le due stanno facendo acquisti.
Sul muro spicca il manifesto dei Grandi Magazzini alle 7 Porte che aveva la sua sede in Via XX Settembre e doveva essere un trionfo di diverse eleganze.

Qui, in Via al Ponte Reale, ci sono anche altre insegne di attività diverse, la città è produttiva e attiva.

E ci sono i manifesti che indicano le partenze dei vapori e delle imbarcazioni che compiranno lunghi viaggi, qui tutto racconta del porto e delle sue attività.

Così, osservando e immaginando, vi ho portato con me in un frammento del passato di questa parte della città vecchia.

Il tempo a volte pare accellerare per poi svanire in fretta e divenire appannato ricordo di ciò che eravamo.
A volte, invece, pare scorrere più lento per lasciare intravedere gesti e udire voci di giorni perduti.
E allora pare di essere davvero lì, nella baraonda di questa folla trafelata, accanto al giovane uomo che incede sicuro mentre intanto si sistema il cappello.
In un tempo distante, camminando nel passato di Via al Ponte Reale.

Carignano: a casa di Giuseppe Verdi

Giuseppe Verdi visse a Genova, in certi anni della sua vita, diversi sono i luoghi che ancora rammentano la sua presenza.
Così vi porterò in uno di questi posti, davanti ad una dimora che lo ospitò e dove il già celebre e stimato compositore giunse grazie ad un suo caro amico: l’ingegnere Giuseppe De Amicis, cugino del più famoso scrittore Edmondo e flautista dilettante.
Della loro profonda amicizia si legge ampiamente nel volume “Giuseppe Verdi – Le lettere genovesi” a cura di Roberto Iovine e Raffaella Ponte edito dall’Istituto Nazionale di Studi Verdiani di Parma nel 2013, da questo interessante libro sono tratte le notizie che trovate in questo articolo.
De Amicis era sempre disponibile per il Maestro, lo aiutava nelle piccole incombenze, si occupava per lui di certe commissioni ed era sempre pronto a risolvergli i problemi.
Verdi d’altra parte si rivolgeva a lui per sbrigare le più svariate faccende, ad esempio in una lettera del 1 Novembre 1881 il compositore riferisce che ci si sarebbe una questione da risolvere per Lorito, il pappagallo di famiglia:

“Mia moglie desidererebbe che la gabbia di sua eccellenza Lorito venisse ridipinta. … Dunque quando andate all’omnibus allungate un po’ la strada e dite allo spegazin della casa di colorire questa gabbia.”

E De Amicis, solerte, premuroso e affidabile, si assunse il compito richiesto.
Fu sempre l’attento amico a procurare a Verdi una lussuosa dimora: trovò per lui un appartamento a Palazzo Sauli, magnifica costruzione di proprietà della marchesa Pallavicino e sita in Via San Giacomo sul colle di Carignano, una zona elegante, verde e salubre.
Ed eccone uno scorcio in una cartolina della mia collezione dove si vede un tratto di Via Corsica.

Verdi si dimostrò entusiasta di questa sistemazione, quella zona all’epoca era chiaramente meno fitta di edifici e costruzioni e il nostro, sempre in una sua missiva, disse che si trovava d’incanto in quel palazzo: gli piacevano l’appartamento e la vista, aggiunse che contava di viverci per 50 inverni.
Era la primavera del 1867, poco dopo il Consiglio Comunale di Genova concesse a Verdi la cittadinanza onoraria della città.
Inoltre, in quella dimora in Carignano, Verdi aveva il vantaggio di avere come vicino di casa un caro amico: il direttore d’orchestra Angelo Mariani che abitava nella zona delle mezzerie mentre Verdi aveva affittato il piano nobile.

Immagine tratta dalla rivista L’Illustrazione Popolare del 13 Gennaio 1884
(copia di mia proprietà)

Il passato, a volte si sovrappone al presente.
O forse resta, a tratti offuscato e a tratti più chiaro, forse ci sembra di poterlo ancora intuire nell’eleganza di un’antica costruzione, nella bellezza di uno stile che ancora incontra il nostro gusto.

E così accade, camminando in questo bel quartiere genovese.
Prima di giungere in Carignano Verdi era solito soggiornare al celebre Hotel Croce di Malta, a Palazzo Sauli rimase fino al 1874, in seguito si trasferì nel fastoso Palazzo del Principe Doria.

La scelta di vivere a Genova pare fosse legata al genuino desiderio di sfuggire alla mondanità milanese e tuttavia, come si legge nel già citato volume, sembra che Verdi non amasse troppo il vento che sferza il colle di Carignano e che questo sia stato uno dei motivi del suo successivo trasloco.

Camminando nel presente restano, a volte, le tracce di un magnifico passato.
E là, nella nostra Via Corsica, si incede quasi a ritmo di musica, sulle note composte da un celebre italiano che certo merita di essere ricordato: in un tempo lontano qui visse Giuseppe Verdi.

Piero Tafur: descrizione di Genova nel 1435-1436

Questo è il diario di bordo di un viaggiatore, lo scrittore spagnolo Piero Tafur che vide Genova nel 1435-1436 e la descrisse lasciando ai posteri la memoria di ciò che vide e lo impressionò.
Il brano in questione è riportato in lingua originale con traduzione a fronte nel preziosissimo libro “Genova medievale vista dai contemporanei” della Professoressa Giovanni Petti Balbi e edito da Compagnia dei Librai.
Incontriamo così il nostro viaggiatore che giunge nella Superba via mare da Savona e pare lasciarsi affascinare dal panorama:

“… ce ne andammo lungo la riviera di Genova che sono 40 miglia fino alla città, la cosa più bella al mondo a vedersi: a chi non la conosce sembra che sia tutta una città tanto è popolata e ricca di case.”

L’ingresso nel porto della città è reso gradevole da una buona accoglienza, la prima meta del nostro Piero è il Santuario di Coronata, egli scrive di aver promesso di recarsi là durante una minacciosa tempesta che li aveva sorpresi durante la navigazione.
E così, da insolito turista di un secolo tanto lontano, il nostro visitatore descrive Genova in una maniera che sappiamo riconoscere:

… tutte le case sono torri di quattro o cinque piani ed anche più; le strade sono strette e molto difficili gli ingressi…”

E se la terra è povera e non così prodiga dei suoi frutti i genovesi hanno dalla loro parte un forte senso della laboriosità e se ne vanno in giro per il mondo procurandosi tutto ciò che a loro occorre.
Luccica nel porto della città la fida Lanterna che guida i naviganti, il nostro nomina anche l’antica Torre dei Greci che serviva ad agevolare l’ingresso nel porto.
Tutto questo, scrive l’autore, è stato realizzato con grande dispendio di denaro.

Joinville – Ingresso del Porto di Genova
Opera esposta alla Mostra La Città della Lanterna a Palazzo Reale di Genova

Il viaggiatore scrive inoltre che a Genova ci sono molte ricche e belle chiese e non manca certo di citare la Cattedrale di San Lorenzo e il Sacro Catino in essa custodita, la reliquia portata dalla Terra Santa dal nostro Guglielmo Embriaco ricorre spesso nelle memorie degli antichi visitatori.

Di Genova e della sua gente scrive ampiamente il nostro Piero Tafur e sottolinea l’industriosità e l’abilità nell’acquisire ricchezze e conquiste, cita Chio, Metellino, la città di Famagosta e Pera.
Le donne di Genova sono poi molto virtuose ed attente, di rado le vedove si sposano nuovamente e se lo fanno è con grande vergogna.
Molte sono le lotte che Genova dovette affrontare, il nostro narra di conoscere le vicende di Opizzino di Alzate  avvenute proprio mentre Tafur era in città e dice anche di aver veduto il carcere della Malapaga.
E più di tutto, a colpire l’attenzione dello straniero è il carattere dei genovesi: dice che essi sono molto industriosi e hanno pochi vizi, la loro tempra è data anche dalla terra in cui vivono.
Inoltre sottolinea che, sebbene siano ricchissimi, sono gente con un buon senso della misura e cercano di evitare gli eccessi del lusso oltre il consentito, ben consci che altrimenti dovrebbero pagare delle belle somme e qui l’autore si riferisce alle antiche leggi suntuarie in vigore nell’antica Repubblica, tali leggi andavano appunto a tassare i lussi.
Genova di gente di mare e di fieri condottieri, così descrive i genovesi Piero Tafur, così la gente di questa città rimase impressa nella sua memoria:

“È gente molto potente sul mare; soprattutto le sue carrache sono le maggiori del mondo e se non fosse per i grandi dissidi che fa tempo antico hanno avuto ed hanno oggi tra di loro, il il loro dominio si sarebbe esteso di più nel mondo.”

27 Novembre 1887: Santa Teresa del Bambino Gesù a Genova

La memoria dei luoghi si affida anche alla nostra capacità di riconoscere e ritrovare i fatti accaduti  sui quali il tempo posa il suo velo inesorabile.
Torniamo al passato, alla seconda metà dell’Ottocento, seguiamo così i passi di una giovane fanciulla devota di nome Marie-Françoise Thérèse Martin, lei è originaria di Alençon dove è nata il 2 Gennaio 1873.
La storia della sua scelta è la storia di una vocazione sentita in giovane età e perseguita con passione e con ardente amore per Dio.
Eccola la ragazza devota, lei vorrebbe diventare suora carmelitana nel convento di Lisieux proprio come le sue sorelle ma è ancora troppo giovane per seguire quel suo cammino.
Giunge poi l’autunno del 1887 e Teresa, insieme ai fedeli della diocesi di Lisieux, compie un pellegrinaggio in Italia per il giubileo sacerdotale di Papa Leone XIII.
È il 20 Novembre 1887 e la ragazzina, fiduciosa e determinata, durante l’udienza concessa dal pontefice, chiede a Leone XIII di entrare nel Carmelo: Teresa ha appena 15 anni eppure sa già che quello è il suo destino.
Sulla via del ritorno, il 27 Novembre 1887, la giovane Teresa farà anche una breve sosta qui a Genova.

Ed ecco la memoria dei luoghi e delle persone che li hanno percorsi:  alcuni sono già celebri proprio nel momento del loro soggiorno, altri diventeranno poi noti per i più svariati motivi.
La giovane fanciulla di Alençon trovò ospitalità in un celebre albergo cittadino del quale spesso vi ho parlato: è il Grand Hotel Isotta di Via Roma.
Calpestò questa strada, varcò questa soglia.

Rimase, presumo, lo spazio di una notte, giusto il tempo per ritemprarsi dalle fatiche del viaggio per poi ripartire alla volta della sua città.
La memoria dei luoghi è labile, a volte svanisce e non ce ne curiamo più.
Provate a immaginare Teresa, in quella stanza di albergo, mentre recita le sue preghiere e con la mente ritorna all’incontro con il Papa.
Prega e spera, prega e sorride, anche nel cuore.
La memoria di lei e del suo passaggio è rimasta e ci ricorda che qui si fermò una fanciulla che diverrà poi nota come Santa Teresa del Bambino Gesù e del Santo Volto.

La giovane Teresa entrò nel convento di Lisieux, come desiderava, nel 1888.
Sarà breve il suo cammino terreno: Teresa di Lisieux muore ad appena 24 anni nel 1897 a causa della tubercolosi dopo una lunga malattia,
Teresa di Lisieux è Santa e Dottore della Chiesa, la sua festività di celebra il 1 Ottobre, è patrona di Francia e anche dei malati di diverse malattie infettive.
Uno dei suoi attributi sono le profumate rose.

Quando camminate in Via Roma alzate lo sguardo e troverete il luogo che in un tempo lontano ospitò Santa Teresa del Bambino Gesù.

Alberghi, caffè e negozi: consigli per turisti inglesi a Genova nel 1858

In un tempo diverso dal nostro ecco arrivare nella Superba viaggiatori provenienti dalla Terra di Albione: giungono dopo un lungo viaggio, nel cuore serbano curioso interesse per la città che si apprestano a scoprire, Genova è rinomata ed apprezzata dai turisti inglesi.
E allora mescoliamoci tra loro, nella seconda metà dell’Ottocento molti visitatori arrivano nella Superba con un libro prezioso che li aiuterà a districarsi per le strade della città: si tratta del volume Handbook for travellers in Northern Italy pubblicato dall’editore londinese John Murray nel 1858, la guida è una miniera di informazioni e consigli per i viaggiatori che trascorrono le vacanze in Italia e dalle sue pagine sono tratte le notizie che leggerete.
Sorvolerò sulle indicazioni di carattere artistico e sui luoghi da visitare e invece scopriremo insieme dove alloggiare in questo glorioso 1858.
Raccomandatissimo è l’Albergo d’Italia di recente rinnovato e particolarmente apprezzato dalla clientela inglese, offre colazione con le uova, una comoda smoking room e una fantastica vista sul porto e sulla Lanterna.
Celebre anche l’Hotel de La Ville, il proprietario tra l’altro si occupa anche del commercio della preziosa filigrana genovese.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Per un soggiorno in centro città si può scegliere l’Hotel Feder, l’albergo si trova nella centralissima Via al Ponte Reale ed è stato più volte nominato su queste mie pagine.

Celebre e apprezzatissimo è anche l’Hotel Croce di Malta già molte volte citato su questo blog: il Croce di Malta si trova a Caricamento nella Torre dei Morchi e nel tempo sarà meta di scrittori e celebrità, in questo albergo le signore troveranno anche il più celebre negozio di filigrana premiato persino con una medaglia alla Grande Esposizione di Londra del 1851.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

C’è poi l’Hotel de France che si trova di fronte al Feder, non dimentichiamo inoltre il Quattro Nazioni che è sempre nelle vicinanze.
Colui che compilò la preziosa guida non manca di sottolineare che questi alberghi nei pressi di Sottoripa godono tutti di una vista straordinaria sul porto ma bisogna prestare attenzione ai piani bassi dove il panorama è coperto dalle grandiose terrazze di marmo che si stagliano davanti a quegli edifici.

Fotografia di proprietà di Vittorio Laura

Ricordiamo poi anche l’Albergo Nazionale in Piazza dell’Acquaverde e la Pensione Svizzera che sarà resa celebre da un suo illustre ospite: lo scrittore Stendhal.
Degno di menzione è certamente anche l’Albergo della Vittoria in Piazza della Nunziata.

Tre sono i caffè raccomandati: il Caffè della Concordia in Strada Nuova, il Gran Cairo vicino alla Borsa e il Gran Corso nei pressi del Teatro Carlo Felice.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Non mancano certo i consigli a proposito dei negozi: Genova è celebre per le filigrane, come già si è detto, per gli ori, gli argenti e anche per i fiori artificiali.
Gli amanti delle antichità vadano in Piazza della Stampa oppure dal Signor Maggi, in Via Carlo Felice, la strada che verrà poi denominata Via XXV Aprile.

Per le sete e i velluti bisogna andare dal Signor Ferrari in Via Orefici o da Riccini in Campetto, i libri si trovano da Beuf, in Strada Nuovissima, l’attuale Via Cairoli, quella libreria resisterà negli anni e tuttora la conosciamo come Libreria Bozzi.
I dolci e i canditi si acquistano da Romanengo e anche questa, come ben sapete, è ancora una bottega storica tra le più apprezzate di Genova.

L’attentissimo autore della Guida, poi, non manca infine di avere un occhio di riguardo per le debolezze dei suoi connazionali, in fondo quando si è in viaggio capita spesso di sentire nostalgia di casa e delle proprie buone abitudini.
E così, ai viaggiatori inglesi che sentissero necessità di un buon tè o di qualche altro articolo della madrepatria viene raccomandato un certo negozio proprio alla Nunziata, sulla Guida si legge che i prezzi sono anche piuttosto convenienti.
Osservando la città dalle pagine dei libri del passato si scopre una diversa Genova con i suoi alberghi eleganti, le sue botteghe caratteristiche, i caffè che offrono delizie ai visitatori: e allora è come ritrovarsi là, in un altro tempo, come turisti inglesi del 1858 a Genova.