Agosto 1915: l’inaugurazione del Ristorante Caffè Olimpia

Fu un evento tanto atteso, vi partecipò infatti il fior fiore della buona società.
La notizia è riportata in poche esaurienti righe sul quotidiano Il Lavoro del 18 Agosto 1915 e l’affabile cronista fornisce al lettore alcuni interessanti particolari.
Dunque, all’inaugurazione del Ristorante Caffè Olimpia presero parte graziose dame e garbati gentiluomini, con le consuete eleganze riservate a queste occasioni in questa Genova di inizio secolo.
Il Ristorante Caffè Olimpia, scrive il giornalista, si trova nei locali sotto la Borsa e si distingue per fasto ed eleganza.
C’è un ampio salone dall’aspetto a dir poco regale e riccamente addobbato, scintillano le artistiche lampade di Murano, luccicano le cristallerie e le pietanze sono proposte in servizi di gran pregio.
Per non parlare poi della serra di piante verdi e fiori, un incanto e un vero stupore!
Così i genovesi convenuti al fastoso evento hanno modo di mostrare il loro gradimento per la raffinata novità e il cronista chiosa che tutti nutrono fiduciosa speranza in un duraturo successo per questo nuovo locale genovese situato in una zona centralissima della città e in posizione decisamente favorevole.
Io per parte mia mi appresto a indossare guanti e cappello e vi mando i miei saluti: mi attendono al Ristorante Caffè Olimpia, in un lontano giorno di Genova.

Grigio e azzurro di giugno

Era una di quelle mattine di giri nei caruggi e di bancarelle al mercatino.
Era uno di quegli orari ancora silenziosi e c’era poca folla in giro.
Alcuni turisti con cartina, pantaloncini corti e zainetto: chiacchiere e programmi per la giornata alla scoperta di una città nuova.
C’era un sole brillante e poi, ad un tratto, si è alzato improvviso un vento potente che ha portato certe nuvole inquiete.
E così ho pensato che sarebbe arrivata la pioggia e mi sono diretta verso casa.
E c’era nel cielo chiaro questa vaghezza di nuvole grigie e poi davanti a me camminava lei, con il suo passo sicuro e tranquillo, il vento smuoveva il suo velo e non c’era un solo colore fuori posto ed era tutto grigio e azzurro di giugno e di Genova.

Un giorno in Piazza De Ferrari

Ritorniamo a camminare nel passato, con l’aiuto della mia macchina del tempo si può arrivare in una diversa stagione della nostra cara Piazza De Ferrari e la troveremo così perfettamente riconoscibile.
E ci sono delle vetture parcheggiate lì davanti, c’è chi chiacchiera amabilmente, un signore invece pare rallentare il passo per osservare incuriosito: che straordinaria novità l’automobile, uno se ne può andare in giro senza nemmeno bisogno di un cavallo!

E a tutti noi piacerebbe attraversare Genova su questi mezzi del tempo che fu, con mirabile lentezza e guardando il panorama.

In questo scorcio del nostro passato la vita ferve e ciascuno rimane intento nelle proprie faccende.
Un tale è chino sulla strada, completa certi lavori per il bene di tutta la comunità e ad osservarlo è un ragazzo con il grembiule bianco che incede lì accanto recando sulle spalle un pesante carico, più indietro si nota un frate devoto.
Ecco poi arrivare sprintoso il 271 e a me piacerebbe molto salire a bordo per un diverso viaggio nel tempo!

In questi frammenti di quotidiano catturati nella cornice di una cartolina ci sono sempre dettagli che ci lasciano con i nostri interrogativi ai quali non sappiamo dare risposte.
Ad esempio, chi è l’uomo che attraversa Piazza De Ferrari con una capiente cesta?
Che mestiere fa?
E dove si dirige con quel passo deciso?
Eccolo mentre passa davanti alle macchine, vorrei tanto sapere cosa porta con sé.

A volte tutto è chiaro e facilmente intuibile, a volte invece gesti e particolarità restano ammantati da un magnifico mistero che rende ogni cosa ancor più affascinante.
Era un giorno qualunque e fu così immortalato dal talento del fotografo Neer, era un giorno del nostro passato in Piazza De Ferrari.

Il guardiano della fontana di Piazza De Ferrari

Il guardiano della fontana di Piazza De Ferrari prende con molta serietà il suo arduo compito, nulla sfugge alla sua attenzione.
E infatti l’ho veduto l’altro giorno ed era molto impegnato a tenere sotto controllo la situazione, ha fatto tutto il giro del bordo della vasca guardandosi bene intorno.

E d’altra parte questa è la fontana più importante di Genova e si trova nella piazza centrale della città.

Così il nostro attento guardiano se ne prende cura, con quel tenace affetto di ligure che anima lui e anche molti di noi che amiamo intensamente la nostra cara Superba.

Incanto di Natale

C’è sempre un pizzico di magia, un incanto che commuove: è l’atmosfera del Natale e delle luci brillanti.
C’è sempre quel senso di meraviglia e di gioia inattesa, anche da grandi, davvero è proprio la magia del Natale.
E penso che sia una sorta di piccolo privilegio saper custodire dentro di noi quello stupore infantile, è una sensazione a suo modo davvero bella.
Così davanti all’abete luccicante di Piazza De Ferrari mi sono soffermata a ammirare quelle luci d’argento: è l’incanto del Natale, ancora una volta.

Ombra di ottobre

È stato uno dei molti istanti effimeri, un gioco di luci, una mattina a De Ferrari.
E a dire il vero se fossi distratta forse non lo avrei neanche notato, io però seguo il sole, i suoi viaggi sui tetti e per le strade, le improvvise virate dei suoi raggi in certi vicoli angusti e il loro distendersi luminoso in certe piazze.
Cammino e a volte quella bellezza mi sfugge, talvolta svanisce e scivola via troppo rapida.
A volte, invece, rimane e attende che lo sguardo si posi su certe magie.
E così è accaduto, in una mattina tersa e limpida.
La luce, un incanto, un’ombra di ottobre.

Luce settembrina

C’era una musica e c’era una voce, una canzone languida in questo tempo incerto.
Qualcuno passava di fretta, altri invece indugiavano mentre il primo pomeriggio scorreva lento.
E sotto i portici c’erano i tavolini all’aperto, le chiacchiere, i cucchiaini che tintinnavano nelle tazzine di caffè, i sorrisi e la serenità di un momento condiviso.
In altri periodi dell’anno e in altri giorni ho già scattato fotografie simili a questa, mi stupisce sempre che il sole viri lasciando a questo modo la sua traccia davanti al Teatro Carlo Felice.
E c’era questa melodia, preludio d’autunno e di una stagione che muta.
E un gioco di ombre e di bellezza brillante, dono magnifico di questa luce settembrina.

Sorridendo in Piazza De Ferrari

Doveva essere il tempo d’inverno, forse era anche uno di quei giorni in cui tira il vento e a Genova il vento è spesso padrone.
E allora, per ripararsi e trovare il giusto conforto, meglio indossare cappotti caldi e guanti pesanti.
Certo, una signora elegante appunta sempre sul bavero una bella spilla, una di quelle che si conservano nel portagioie nel cassetto del comò.
I capelli raccolti, i sorrisi garbati per una foto ricordo in Piazza De Ferrari.
Poi molti anni dopo l’acqua sgorgherà nella fontana in maniera differente e certe luci variopinte la illumineranno, sono i cambiamenti della modernità e forse a pensarci allora sarebbe sembrata una sorta di stravaganza.
In posa, uno accanto all’altro, in un giorno qualsiasi.

Il gentiluomo porta giacca e cravatta, baffi curati e tiene le mani in tasca.
Le due signore hanno queste piccole borse alla moda.
E tutti sorridono, davanti alla fontana di Piazza De Ferrari.
Ci sono certi istanti simili a molti altri, sono semplicemente momenti di quiete e spiensieratezza, ci sono certi istanti che mentre li vivi forse non ti sembrano neppure memorabili, sono come molti altri, nel semplice fluire della vita.
Poi gli anni scorrono e fuggono via e magari dall’album dei ricordi spuntano proprio quelle fotografie di quel giorno.
Guarda come eravamo giovani!
Ti ricordi?
Quanto anni sono passati, da non credere.
Insomma, quelle sensazioni lì.
Era il tempo dei sorrisi, in Piazza de Ferrari: in cammino verso il futuro e verso la vita.

Luce genovese

E c’era questa luce così unica e straordinaria.
Così è la luce della Superba, vestita di brio, di brezza marina e di brillante vivacità.
Mentre il vento alzava appena l’acqua della fontana, era la metà di settembre ed era ancora caldo, giravamo in calzoncini e maglietta, a De Ferrari era già stata posizionata una delle sculture di Deredia.
In questo bagliore luccicante e vivo, nell’eleganza della Genova ottocentesca che qui si sposa in perfetta armonia la modernità.
In questa luce genovese che sempre mi affascina.