La fuga in Egitto

Essi erano appena partiti quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo.”
Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: dall’Egitto ho chiamato il mio figlio.”
Il Vangelo secondo Matteo 2, 13-15

E così, dopo aver ricevuto la visita dei Magi, la Sacra Famiglia seguì le parole dell’angelo del Signore e fuggì verso la salvezza.
La scena venne immortalata nel tempo da diversi pittori, una di queste tele è opera dell’artista seicentesco Bartolomé Esteban Murillo e fu acquisita da Raffaele De Ferrari Duca di Galliera e poi donata al Comune di Genova dalla sua consorte e munifica benefattrice Maria Brignole Sale De Ferrari, Duchessa di Galliera.
Il quadro, oggi esposto a Palazzo Bianco, mostra così questo frammento dell’infanzia di Gesù: un orizzonte da raggiungere, il timore fremente negli occhi di Giuseppe e Maria, i cuori colmi di speranza e gli sguardi rivolti verso il cielo.
Un lungo cammino da percorrere, guidati dalla fede in Dio.

Un percorso difficile e accidentato, da compiere insieme, con semplicità, pazienza e fiducia.

In questo dipinto, a mio parere, suscita particolare tenerezza un dettaglio che non può certo passare inosservato.
Il piccolo Gesù è lì al sicuro, tra le braccia della sua mamma, è avvolto in caldo panno e pare dormire profondamente, con la serenità che rischiara il suo visetto.
E sembra sorridere, così dolce e fidente.

Con questa delicata bellezza questo è lo sguardo di Murillo sugli istanti della fuga in Egitto.