Camminando nel passato di Piazza Manin

Camminando nel passato di Piazza Manin finiamo anche noi per sorprenderci, insieme a questi antichi genovesi, per il privilegio di trovare la piazza così libera e non ingombra di automobili.
Si passeggia a meraviglia, qui sulla Circonvallazione a Monte, in questo tempo distante!

Osservo ancora una volta, insieme a voi, i dettagli di una mia cartolina d’epoca spedita nel 1927 e così mi confondo tra la folla, vorrei fermarmi a chiacchierare con queste persone per farmi raccontare da loro la città del loro tempo.

E guardate, c’è un bel chiosco in Piazza Manin, se ne vedono spesso di simili nelle cartoline del passato.
Chissà, forse la si comprano i giornali? Chissà, conviene chiedere all’austero signore che si nota il primo piano armato di cappello, bastone da passeggio e quotidiano, di certo lui saprebbe esserci utile.

Il tempo fa arrossire le foglie sui muraglioni e poi le fa cadere a terra, ricopre i rami spogli di nuove gemme e la vita segue il suo corso tumultuoso.
E il tempo scorre, inesorabile.

E siamo in questo tratto di Piazza Manin, nei pressi della scalinata che conduce a Via Cesare Cabella.

Ed è un tempo diverso, gli alberi sono giovani e le ore scorrono lente, in questo passato lontano della nostra Piazza Manin.

Le gelaterie di Genova nel 1922

Cosa c’è di meglio di un buon gelato per una speciale merenda golosa?
A dire il vero non saprei suggerire di meglio e intraprendendo uno dei nostri particolari viaggi nel tempo eccoci arrivare spossati in questa estate genovese del 1922, a questo punto ci resta solo da cercare una buona gelateria che faccia al caso nostro.
Consultiamo così il nostro fidatissimo Annuario Genovese – Guida Pagano di questo 1922 e vediamo un po’ dove possiamo andare per gustare la crema e il cioccolato o il gusto che più gradirete.
Dunque, ci sono gelaterie in po’ ovunque: una si trova in Via Paolo Giacometti e una in Via San Giacomo di Carignano.
Mi ispira molto la gelateria del Signor Biscaro in Via del Cigno ma dove mai sarà questa strada? Ammetto di non averla mai sentita prima e così, consultando la mappa della mia Guida, ho scoperto che questo era il nome dell’attuale Via Costantino Morin, una via della Foce che collega Via Cravero e Via Casaregis, per una ragione che non so il grazioso cigno ha perduto l’intitolazione di questa via.
Ritorniamo a camminare sotto il sole di Genova e nei nostri caruggi troveremo la signora Cabona e la signora Carpi che vendono i loro deliziosi gelati in Canneto il Curto, le due signore si chiamano Maria ed evidentemente si fanno concorrenza.
C’è poi una gelateria in Salita a Santa Maria di Castello e in Via San Bernardo un certo signor Francesco fa buoni affari con le sue fresche bontà.

Ritorniamo ancora nel turbinio vorticoso della città e in Via Fiume ecco la Gelateria dei Fratelli Fasciotti mentre in Corso Torino c’è la Grande Gelateria Moderna e il nome di questa attività suscita in me infinite fantasticherie.
Risalendo in Circonvallazione a Monte sappiate che si possono acquistare ottimi gelati anche in Piazza Manin dalla Signora Giustina e in Corso Firenze, invece, possiamo andare dal Signor Ugo e scegliere il nostro gelato preferito.
Ecco, ora conosciamo tutte le gelaterie presenti sull’Annuario del 1922, direi che siamo a posto!
E allora adesso vi saluto, vado dal Signor Ugo in Corso Firenze, spero proprio di trovare un buon gelato al pistacchio ma anche la fragola mi andrebbe bene per rinfrescarmi in questo tempo di giugno del 1922.

Nel passato di Piazza Manin

Salendo sulla macchina del tempo e viaggiando nel passato di Piazza Manin ci ritroviamo in un luogo che comunque sappiamo riconoscere: noi però abbiamo di rado veduto questa piazza così deserta, la nostra è un’epoca di traffico e frastuono.
In questo scorcio di un tempo diverso un uomo guida il suo carretto tirato da un cavallo, i tram trasportano i passeggeri scivolando su quei binari che si perdono nella consueta prospettiva dell’elegante Via Assarotti.
Sembra un mondo silenzioso e quieto ma forse questo è soltanto il dolce inganno delle cartoline: era certo un tempo più difficile anche se ora lo evochiamo con romantica nostalgia.
La cartolina viaggiò da Genova a Siena in un giorno del 1914, di lì a poco una guerra mondiale avrebbe sconvolto le vite di molti.
Lasciamo trascorrere i mesi e i giorni e giungiamo al 1926: possiedo l’Annuario Genovese dei Fratelli Pagano pubblicato in quell’anno e così sfogliando quelle pagine possiamo scoprire insieme le attività commerciali site in Piazza Manin.
E quanti negozi a Manin!
C’erano un salumiere e un macellaio, un droghiere, un fruttivendolo e non mancava un tale che vendeva l’indispensabile carbone, si potevano fare acquisti presso la ben fornita merceria del Signor Delpino e si poteva pranzare all’osteria della Signora Ernesta, chissà che manicaretti preparava l’abile ostessa, mi sembra quasi di vedere i piatti ricolmi di saporiti ravioli o di trippe gustose.
Accadeva molto tempo fa, in quel tempo diverso, in Piazza Manin.

La strada di casa di Camillo Sbarbaro

La strada di casa del poeta Camillo Sbarbaro è da lui ricordata in certe sue pagine intense pubblicate in Trucioli 1941 per Elena edito da San Marco dei Giustiniani.
E inizia così quella memoria, con un viaggio: il tram numero 21 giunge in Piazza Manin con il suo carico di passeggeri per poi scendere giù lungo la tortuosa e ripida Via Montaldo, questa è la strada di casa di Sbarbaro.

“La via che faccio e rifaccio quotidianamente con andatura di bestia rassegnata.
Quartiere fuori centro; dove si dà del lei alla portinaia per esserne ricambiati.”

Ed è difficile immaginare quella via veduta da Sbarbaro, egli racconta un mondo che non è più e lo mostra a noi con la forza evocativa delle sue parole.
Ha toni lividi la verdura offerta da una certa fruttivendola, occhi di fanciulla sbirciano da dietro una persiana, due uomini se ne escono da una rivendita di vino.
A tratti è tetra e desolante, a tratti ce la mostra tanto amata proprio per certe sue rare semplicità come un vaso da poco valore decorato con conchiglie marine oppure come quei fiori che sbocciano diversi ad ogni nuova stagione in una casa della via.
Cose di nessun conto e tuttavia immensamente belle, oserei dire.
E poi erbe selvatiche che invadono un giardino, i tavoli vuoti di un’osteria ormai chiusa, le foglie cadute sulla strada.
Ed è un racconto di inquietudini e di variegati moti dell’animo, cercate queste pagine in Trucioli, troverete la memoria di Sbarbaro.
Qui egli visse, al civico 13, qui egli usava scendere seguendo le curve sinuose di Via Montaldo.

E a sera, egli racconta, la valle si accende di luci sfavillanti che squarciano la scura tenebra.
Trascrivo per voi le sue parole, così il poeta ricorda la strada di casa nei suoi lucenti bagliori notturni.

“È un cielo rispecchiato nel buio d’una vasca, un firmamento capovolto.

Dalla ringhiera mi spenzolo a figgere gli occhi in basso dove accampano le masse cubiche delle case, stilettate dai fanali verdognoli. E a momenti mi capita, per la commozione, di giungere le mani quasi a render grazia d’esser nato.

Così anche dalla strada di casa cavo un poco di gioia – come dalla vita, a forza di strizzare.”

Camillo Sbarbaro – Trucioli 1941 per Elena