La musica di un secolo nascente

È la musica di un secolo nascente o forse è soltanto l’illusione di questa melodia a giungere a noi.
Le note più dolci e suadenti potrebbero scaturire dalle corde di un antico strumento retto con questa grazia da una fanciulla.
Lei indossa bracciali d’oro e una collana, ha i capelli acconciati in maniera complicata, potrebbe anche essere una delle Muse.
I fiori, lo stile, la posa, tutto richiama il liberty e il gusto di un’epoca.

I profili, una certa idea di bellezza, la cornice fiorita, la ricercatezza dei dettagli.

Si tratta soltanto di una cartolina spedita in un giorno del 1900, è un semplice cartoncino proveniente dal nostro passato e racchiude così tanta perfetta armonia alla quale non siamo forse più abituati.
Uno stile, un’epoca: la musica di un secolo nascente.

Buon Natale a voi!

E giungono così i miei auguri per tutti voi, li porta un allegro Babbo Natale sulla sua slitta, arriva così sulla neve per la gioia dei più piccini.
È la magia del Natale, è lo stupore ingenuo che dovremmo saper conservare anche da grandi.
Auguri a tutti voi di gioia, meraviglia e bellezza e colgo l’occasione per ringraziarvi tutti per la vostra cortesia e per la vostra presenza.
Di cuore, buon Natale a tutti voi!

Camminando nel passato alla scoperta di Via Giulia

Ritorno ancora a portarvi nel nostro passato, in una strada che nessuno di noi ha mai veduto e che merita di essere rammentata: l’antica Via Giulia si estendeva in quella che per noi sarebbe oggi la parte alta di Via XX Settembre e cioè la zona compresa tra l’attuale Piazza De Ferrari e il nostro Ponte Monumentale.
Era una zona che aveva all’epoca un aspetto diverso, la rivoluzione urbanistica operata da Cesare Gamba restituirà ai genovesi una prospettiva completamente differente che ancora oggi si apre davanti ai nostri occhi.
Per raccontare l’antica Via Giulia ho consultato La Settimana Religiosa del Luglio 1899, all’epoca era in corso la realizzazione di Via XX Settembre e la città con il suo attuale aspetto era ancora tutta da immaginare così l’autore dell’articolo che si firma con le iniziali P.L.P. scrive queste parole:

Prima che si perda totalmente il nome e la forma di questa strada vogliamo qui scriverne la descrizione e la storia affinché resti di memoria ai posteri che transiteranno per Via XX Settembre.”

Andiamo quindi a certi tempi lontanissimi: ancor prima della Via Giulia esisteva l’antico Vico del Vento che partiva dalla Piazza San Domenico, zona destinata a divenire poi la nostra Piazza De Ferrari.
Dunque, si era nel 1628 e questo Vico del Vento pare che fosse davvero angusto per le necessità dell’epoca e così il patrizio Giulio della Torre, con deciso piglio imprenditoriale, si fece balenare l’idea di costruire una strada carrozzabile: la strada prenderà il nome da lui e verrà denominata Via Giulia.
La realizzazione non fu immediata, bisognerà attendere infatti il 1642 per l’inizio dell’edificazione di Via Giulia, l’opera fu realizzata non senza difficoltà.
E infatti, come sempre accade quando si tratta di rivoluzioni urbanistiche, non tutti erano contenti.
Eh già, c’erano certi commercianti residenti nel Carrubeo del Vento che non dormivano sonni tranquilli!
Dicevano infatti che questa balzana idea del Della Torre avrebbe danneggiato i loro commerci di panissa, frisceu e farinate.
E così i panissaroti, farinatari e venditori di torte indirizzarono una bella lettera ai Padri del Comune chiedendo di tener conto delle loro necessità e dei loro commerci e le autorità, temendo un poco gradito sciopero dei venditori di farinata, decretarono che venisse disposto per loro un lauto risarcimento.
E così ebbe inizio la costruzione dell’antica Via Giulia.

Via Giulia dalla Porta degli Archi (Ponte Monumentale) verso Piazza De Ferrari

L’autore del magnifico articolo dedicato a Via Giulia ci narra poi della strada già completamente realizzata e della grande soddisfazione dei rappresentanti dell’alta società.
Finalmente c’era una strada ampia, ariosa e adatta alle necessità di quei nobili che si recavano a cavallo in villeggiatura ad Albaro e delle dame che si facevano condurre il portantina alla Chiesa di Carignano.

Con il passare del tempo, tuttavia, i grandi cocchi padronali divennero i mezzi prediletti dai nobili della città per raggiungere Terralba, Sturla o le altre località vicine.
Ed ecco così un nuovo coro di mugugni perché la Via Giulia non era più abbastanza grande e bisognava provvedere in merito: è il 1710 quando il governo dispone che si provveda a un ulteriore allargamento della Via Giulia.
Impresa non facile, va detto che fino alla metà del ‘700 non cessarono le beghe e i litigi, ci volle del bello e del buono per la realizzazione della strada.
Nei tempi successivi, a più riprese, furono operati degli interventi per ampliare e modificare la strada, venne variata anche la pendenza della via: da principio, infatti, salendo verso De Ferrari la Via Giulia aveva una forte pendenza e poi scendeva altrettanto ripidamente sempre verso l’attuale De Ferrari, così scrive sempre l’autore dell’articolo.
Nell’immagine sottostante ecco un dettaglio dalla cartolina che apre questo articolo.
La veduta è presa dalla zona del Ponte Monumentale e laggiù, in lontananza, si scorge Piazza De Ferrari.

Ma guardiamo ancora meglio, i viaggi nel passato meritano una certa attenzione alla quotidianità.
Ecco i molti manifesti appesi al muro, un cavallo intento a fare il suo duro mestiere e una donna che passeggia per questa Genova a noi sconosciuta.

Forse la signora si sta recando alla Farmacia Bignone per qualche acquisto indispensabile.

Fugge via il tempo e lascia appena la sua traccia, c’è un filo sottile da raccogliere per seguire lo svolgimento di certe storie.
Ed ecco ancora un’antica cartolina, qui la prospettiva è differente: stiamo osservando Via Giulia da Piazza De Ferrari.

E guardiamo ancora meglio, andiamo con questi antichi genovesi nella nostra Via Giulia.
Il primo palazzo sulla sinistra è quello dell’Accademia con i suoi portici, davanti c’è un chiosco.
Laggiù, in lontananza, si scorge l’antica Chiesa del Rimedio che merita certamente uno spazio a lei dedicato.

Una strada vibrante di vita, con i suoi negozi, le insegne, i cavalli e i carretti, gli uffici e le case.

La Via Giulia con le sue case alte verrà demolita e al suo posto sorgerà la nostra Via XX Settembre con i suoi portici, i palazzi eleganti e progettati da valenti architetti.
Sorgerà il Ponte Monumentale e quella diversa idea di Genova immaginata da Cesare Gamba diverrà concreta realtà e scenario della quotidianità dei genovesi.

Resterà, nella memoria di alcune generazioni, il ricordo di Via Giulia.
Così semplice, antica, sempre vissuta, una consuetudine perduta.
E qualcuno, magari avrà ricordato con nostalgia certe botteghe scomparse, alcuni scorci cari o alcuni luoghi del cuore.
E sospirando avrà rivolto un pensiero dolce a quella rimpianta strada genovese, come un bambino che corre verso Via Giulia e verso il tempo che lo ha accolto e cresciuto.

Una cartolina per Natalia

È un’atmosfera romantica e c’è una barca a vela che lenta dondola sull’acqua.
E sbocciano i fiori delicati che fanno da cornice al messaggio destinato a lei, Natalia.
E sono parole ferventi d’amore e di assoluta dedizione da Gigi alla sua adorata, forse lui non avrebbe saputo esprimersi meglio e trovare frasi più intense da scrivere a lei e così, in un giorno che non so, acquistò questa cartolina e la indirizzò a lei.
Le scrisse poche affettuose e timide parole, c’era già tutto ciò che lui avrebbe voluto dire.
Lei raccolse la cartolina, forse distrattamente, ma quando la lesse il suo viso si illuminò di una gioia vera e realmente mai perduta, il suo cuore traboccava d’amore per lui.
E quel sentimento vivo e corrisposto era là, in quelle dolce cartolina per Natalia.

Camminando nel passato in Piazza Corridoni

E ritorniamo a camminare insieme nel passato della Superba, oggi attraverseremo una centralissima piazza genovese e proveremo a scoprirla osservando i dettagli di due cartoline della mia collezione.
Del resto, se si vuole viaggiare nel tempo, questo pare ancora essere il metodo migliore!
E così eccoci in Piazza Corridoni, è tempo di rivoluzioni urbanistiche e di modernità così bene testimoniate dalle fiammanti automobili poste una accanto all’altra, non manca però un carretto con il suo fido cavallo, le buone abitudini del passato hanno pur sempre il loro fascino.

E così si svela questa fantastica Piazza Corridoni, nessuno di noi la conosce con questo toponimo che le venne attribuito per un certo periodo, ai nostri tempi questa è chiaramente Largo Zecca che tante volte molti di noi hanno attraversato proprio come questi antichi genovesi.
C’è chi va di fretta, chi se la prende comoda, lo spazio è ampio e libero, nella città che cambia si appprezzano i molti miglioramenti della modernità.
E sullo sfondo si scorge un tram che imbocca la Galleria allora dedicata a Vittorio Emanuele III ed oggi invece denominata Galleria Giuseppe Garibaldi.

Questa Genova è una città operosa e vivace, si nota sullo sfondo un uomo chinato, potrebbe essere un addetto a qualche manutenzione o alla pulizia della strada, più sulla destra forse si scorge un vigile.

E così si mostra la bella prospettiva di Piazza Corridoni: è una città moderna e nuova, la piazza è elegante e di ampio respiro.

Ancora si notano altre vetture magnifiche parcheggiate lì a lato, là dietro ci sarebbe la stazione della Funicolare Zecca Righi e non sapete quante volte ho fatto di corsa questo pezzo di strada!
Per non perdere la funicolare, naturalmente.
E a dire il vero nemmeno sapevo che stavo attraversando Piazza Corridoni!

Dal passato al presente il cielo chiaro sempre sovrasta questa parte di Genova che sono riuscita a cogliere in un istante insolitamente poco trafficato.

E resta tutto molto riconoscibile in questa zona di Genova un tempo nota come Piazza Corridoni.

Camminando nel passato di Piazza Paolo da Novi

Camminando nel passato di Piazza Paolo da Novi potreste ritrovarvi in uno spazio ampio, aperto e arioso, attraversiamo così la piazza in tutta tranquillità come i vari passanti che qui si attardano in diverse maniere: c’è chi scambia due parole, chi si ferma sulla panchina e chi invece si dirige con passo sicuro verso qualche bottega.
Tic tac, tic tac, la mia macchina del tempo vi porta nel lontano 1926, periodo che mi è più semplice immaginare grazie alla Guida Pagano di quell’anno che mi consente di conoscere le attività commerciali della zona.
Piazza Paolo da Novi è un piccolo mondo a parte, non manca nulla per il gran comodo degli abitanti della zona.

Ci sono infatti due macellerie, due drogherie, una salumeria, tre rivendite di vino buono, il Signor Podestà vende ghiaccio e il Signor Cerosillo offre invece ai suoi clienti le sue esuberanti acque gazzose, c’è una calzoleria e persino una fabbrica di ombrelli.
Qui si trovano salumi, prodotti di erboristeria e poi mobili e tappezzerie e anche macchine da cucine, le sorelle Zanchi vendono alle signore i loro capi all’ultima moda e naturalmente c’è anche un parrucchiere.
E poi ci sono due botteghe di ferramenta e per il carbone si può contare sul Signor Morando.
Deve essere questa la ragione per la quale, cari lettori, in Piazza Paolo da Novi tutti se la prendono comoda: hanno il loro piccolo mondo a parte dove trovano tutto ciò che di cui hanno bisogno.

In Piazza Paolo da Novi, in questo scorcio di un altro tempo, c’è anche qualche smagliante automobile ma si tratti di mirabili eccezioni in un spazio in prevalenza libero.
Chissà se colui che sfreccia a bordo di questa macchina fantastica si figura come saranno queste strade negli anni a seguire, il futuro è sempre difficile da immaginare.

I dettagli che avete veduto sono tutti tratti da una cartolina della mia collezione e mostrano una città per noi inconsueta.
Piazza Paolo da Novi è ancora ricca di negozi e di attività commerciali, certo in maniera diversa rispetto a quel 1926.
La piazza: luogo di incontro e di condivisione, a volte spazio adibito a mercato, fulcro della vita di un quartiere e suo cuore pulsante.
Ad un certo punto della nostra storia e del nostro percorso nel mondo, in certi casi, con le nostre abitudini abbiamo attribuito un diverso significato al termine piazza, mutando la destinazione di certi luoghi: le nostre piazze sono spesso congestionate dal traffico o utilizzate come parcheggi, così non sappiamo più ritrovare il loro originario orizzonte.
È il naturale corso del progresso che, a volte, ha anche un prezzo, certamente è chiaro che nessuno di noi pensa di dover rinunciare ai diversi agi della modernità o ai mezzi di trasporto privati.
Nella coscienza di ciò, tuttavia, mi permetto di fare una mia personale considerazione: attraversando le nostre piazze e le nostre vie, dovremmo avere sempre la perfetta consapevolezza della loro originaria destinazione e potremmo anche non essere in grado di ritrovarla ma la conoscenza può esserci di aiuto per vivere al nostro meglio gli spazi delle nostre città.
E così, quando vi troverete in Piazza Paolo da Novi provate a osservarla con occhi diversi, come se poteste davvero camminare anche voi in quel passato per tutti noi sconosciuto.

Camminando nel passato di Via al Ponte Reale

E si torna ancora per caruggi, viaggiando con la mia personale macchina del tempo che incede con un ritmo lento, romantico e denso di nostalgia di luoghi mai veduti in una certa maniera sempre perfettamente riconoscibili.
E così, avvolti nel bianco e nero di un’antica cartolina, arriviamo in un tempo diverso di Via al Ponte Reale, la strada che da Piazza Banchi conduce a Caricamento.
È zona di porto, di lavoratori e di viaggiatori, di camalli e di scagni.
È zona di aria di mare che spira frizzante tra le strettezze di questi caruggi, è voci di pescivendoli e di besagnini, Via al Ponte Reale è così viva e vivace.

E se osserviamo la via nella prospettiva dei tempi presenti comprendiamo che non è poi così molto mutata rispetto ai giorni in cui venne scattata la fotografia impressa sulla mia cartolina.

E ritorniamo a un’epoca distante, sfogliando insieme la mia Guida Pagano del 1926 scopriremo che Via al Ponte Reale pullulava di attività diverse e ognuna è un tassello del magnifico puzzle del passato di Genova.
Qui si trovano una bottega di cereali, un parrucchiere, qui il Signor Poggio vende i suoi liquori, ci sono una cappelleria e una bottega di vini.
E c’è l’Offelleria dei Fratelli Klainguti, termine direi desueto ma tutti noi conosciamo le delizie di quel negozio e sappiamo bene che si tratta di una celebre pasticceria.
E naturalmente, in questo glorioso 1926, c’è anche la storica bottega di Busellato che produce le targhe e i timbri dei genovesi dal lontano 1896, è un negozio dalla storia magnifica che potete leggere in questo mio post.

Spicca, a caratteri tondeggianti, l’insegna che indica il pregiato Hotel De France, una struttura che ebbe l’onore di ospitare tra le sue mura lo scrittore Alexandre Dumas in certi giorni del 1860.

Esattamente di fronte ecco invece l’Hotel Feder, anche qui soggiornarono certe celebrità come Theodor Mommsen ed Herman Melville.
E al Feder si fermarono anche la scrittrice George Eliot e il patriota irlandese Daniel O’Connell dei quali ho scritto qui e qui.

Si comprende così quanto fossero vibranti le ore in quella Via al Ponte Reale che anche noi ai nostri tempi spesso attraversiamo.
Ecco un signore che incede frettoloso ma si lascia distrarre da qualcosa che attira la sua attenzione e così si volta e osserva in direzione di un gruppetto di gente, verso i portici di Sottoripa.
E c’è una ragazzina, ha l’abito scuro e il colletto bordato di chiaro, anche lei pare sporgersi, forse è lì insieme alla mamma e le due stanno facendo acquisti.
Sul muro spicca il manifesto dei Grandi Magazzini alle 7 Porte che aveva la sua sede in Via XX Settembre e doveva essere un trionfo di diverse eleganze.

Qui, in Via al Ponte Reale, ci sono anche altre insegne di attività diverse, la città è produttiva e attiva.

E ci sono i manifesti che indicano le partenze dei vapori e delle imbarcazioni che compiranno lunghi viaggi, qui tutto racconta del porto e delle sue attività.

Così, osservando e immaginando, vi ho portato con me in un frammento del passato di questa parte della città vecchia.

Il tempo a volte pare accellerare per poi svanire in fretta e divenire appannato ricordo di ciò che eravamo.
A volte, invece, pare scorrere più lento per lasciare intravedere gesti e udire voci di giorni perduti.
E allora pare di essere davvero lì, nella baraonda di questa folla trafelata, accanto al giovane uomo che incede sicuro mentre intanto si sistema il cappello.
In un tempo distante, camminando nel passato di Via al Ponte Reale.

Una cartolina da San Nicola

E ritorniamo a camminare nel passato, oggi la mia macchina del tempo vi porterà in una zona della nostra Circonvallazione a Monte che conosco bene e frequento quotidianamente.
Qui trovo la farmacia, l’edicola, il supermercato e il negozio di fiori, l’ufficio postale e il fruttivendolo, è uno dei tratti più vivi di Corso Firenze.

E magari ci sembra anche strano ma in un tempo a noi sconosciuto si stampavano e si spedivano cartoline con questo scorcio del nostro quartiere.
La prospettiva è esattamente questa e anche allora doveva esserci un glorioso cielo blu e il consueto andirivieni della vita quotidiana.

In un frammento di vita che rimase così catturato nella cornice di una cartolina spedita negli anni ‘20: si notano in effetti ben poche differenze e certo non c’è il traffico della nostra epoca, ma malgrado questo la nostra San Nicola è ben riconoscibile.

E tuttavia c’è un dettaglio particolare che ha colpito la mia attenzione: si intravede appena un tratto della facciata della vecchia chiesa di San Nicola da Tolentino e si distingue chiaramente una delle statue che l’adornavano.
La chiesa fu colpita durante i bombardamenti della II Guerra Mondiale e fu gravemente danneggiata, verrà poi restaurata e ampliata negli anni ‘60.

Allora, in quel giorno del passato, la vita scorreva con il suo solito ritmo nell’attesa del tempo che sarebbe venuto, ignari del futuro e dei suoi pericoli e sempre portando sempre nel cuore la luce della speranza che è il motore delle vite degli uomini.

In un tempo distante, nella nostra San Nicola.

Una partita a bocce al Bosco delle Fate

E si ritorna ancora indietro negli anni, seguendo il ritmo lento di un antico passatempo ancora molto apprezzato in questi luoghi e in questa campagna.
All’ombra degli alberi che generosi offrono frescura e riparo, al Bosco delle Fate di Fontanigorda.
Là, sui campi da bocce, ieri come oggi.

E ancora adesso sono numerosi i giocatori che si dilettano con le bocce: il gioco delle bocce richiede pazienza, precisione, cura e attenzione.
Non è certo un gioco per gente impaziente e frettolosa, qui in Val Trebbia ci sono dei veri talenti che si sfidano in gare e tornei.

E si giocava a bocce anche al tempo di questa bella cartolina della mia collezione che fu spedita da Fontanigorda a Santo Stefano d’Aveto nel mese di agosto del 1936.
In un dettaglio ecco certi provetti giocatori del passato.

Ancora oggi, nei giorni d’estate, alcuni trovano il proprio diletto proprio qui, al Bosco delle Fate.

Nella quiete silenziosa della campagna.

Dove il sole filtra tra gli alberi, dove il venticello fresco fra tremare le foglie, dove l’aria è fresca e l’acqua sgorga chiara dalle fontane, dove si resta, sereni e felici, nei giorni delle nostre vacanze.

Così era, anche in un tempo diverso, nella stagione della villeggiatura.
E si giocava a bocce, tra amici, nel tempo dello svago e dell’estate.