Una cartolina da San Nicola

E ritorniamo a camminare nel passato, oggi la mia macchina del tempo vi porterà in una zona della nostra Circonvallazione a Monte che conosco bene e frequento quotidianamente.
Qui trovo la farmacia, l’edicola, il supermercato e il negozio di fiori, l’ufficio postale e il fruttivendolo, è uno dei tratti più vivi di Corso Firenze.

E magari ci sembra anche strano ma in un tempo a noi sconosciuto si stampavano e si spedivano cartoline con questo scorcio del nostro quartiere.
La prospettiva è esattamente questa e anche allora doveva esserci un glorioso cielo blu e il consueto andirivieni della vita quotidiana.

In un frammento di vita che rimase così catturato nella cornice di una cartolina spedita negli anni ‘20: si notano in effetti ben poche differenze e certo non c’è il traffico della nostra epoca, ma malgrado questo la nostra San Nicola è ben riconoscibile.

E tuttavia c’è un dettaglio particolare che ha colpito la mia attenzione: si intravede appena un tratto della facciata della vecchia chiesa di San Nicola da Tolentino e si distingue chiaramente una delle statue che l’adornavano.
La chiesa fu colpita durante i bombardamenti della II Guerra Mondiale e fu gravemente danneggiata, verrà poi restaurata e ampliata negli anni ‘60.

Allora, in quel giorno del passato, la vita scorreva con il suo solito ritmo nell’attesa del tempo che sarebbe venuto, ignari del futuro e dei suoi pericoli e sempre portando sempre nel cuore la luce della speranza che è il motore delle vite degli uomini.

In un tempo distante, nella nostra San Nicola.

Una partita a bocce al Bosco delle Fate

E si ritorna ancora indietro negli anni, seguendo il ritmo lento di un antico passatempo ancora molto apprezzato in questi luoghi e in questa campagna.
All’ombra degli alberi che generosi offrono frescura e riparo, al Bosco delle Fate di Fontanigorda.
Là, sui campi da bocce, ieri come oggi.

E ancora adesso sono numerosi i giocatori che si dilettano con le bocce: il gioco delle bocce richiede pazienza, precisione, cura e attenzione.
Non è certo un gioco per gente impaziente e frettolosa, qui in Val Trebbia ci sono dei veri talenti che si sfidano in gare e tornei.

E si giocava a bocce anche al tempo di questa bella cartolina della mia collezione che fu spedita da Fontanigorda a Santo Stefano d’Aveto nel mese di agosto del 1936.
In un dettaglio ecco certi provetti giocatori del passato.

Ancora oggi, nei giorni d’estate, alcuni trovano il proprio diletto proprio qui, al Bosco delle Fate.

Nella quiete silenziosa della campagna.

Dove il sole filtra tra gli alberi, dove il venticello fresco fra tremare le foglie, dove l’aria è fresca e l’acqua sgorga chiara dalle fontane, dove si resta, sereni e felici, nei giorni delle nostre vacanze.

Così era, anche in un tempo diverso, nella stagione della villeggiatura.
E si giocava a bocce, tra amici, nel tempo dello svago e dell’estate.

Estate ai Bagni del Bello di Sampierdarena

Trascorse, dolce e serena, ancora un’estate ai Bagni del Bello di Sampierdarena.
Fu una stagione di piccole gioie semplici: una corsa sulla spiaggia, i sassi caldi di sole, l’acqua del mare limpida e trasparente.
Su una spiaggia che poi, in epoche successive, sarà tanto rimpianta e ricordata come cuore di una bellezza perduta.
Il vento soffiava gentile e la barca dondolava cullata dalle onde, era un tempo di sorrisi e di quieta libertà che così traspare dai dettagli di una bella cartolina della mia collezione.

Spirava l’acqua salmastra, scostando le tende alle finestre e accarezzando i panni stesi ad asciugare davanti a quel mare compagno di ogni stagione.
E si scendeva là, sulla spiaggia, ai Bagni del Bello, un luogo di gradite consuetudini.

E certe barche ancora erano a riva, in attesa di prendere il largo.
Quanta spensieratezza in un tempo gioioso in questa Sampierdarena di un’epoca diversa, ci si tuffa nel blu a pochi passi dalla Lanterna, un privilegio che le generazioni future non sapranno neppure immaginare.

Resta il ricordo e, a volte, il racconto di chi visse in questa maniera questo litorale che non era ancora parte del porto ma spiaggia cittadina: mia nonna andava al mare in questi luoghi, i suoi racconti mi avvincevano.
Ho imparato, anche grazie a lei, a fantasticare con la forza delle parole e dell’immaginazione e a provare a ritornare in quei luoghi che nemmeno ho veduto come se anch’io, per un incanto imprevedibile, avessi trascorso una bella estate ai Bagni del Bello di Sampierdarena.

Agosto 1915: l’inaugurazione del Ristorante Caffè Olimpia

Fu un evento tanto atteso, vi partecipò infatti il fior fiore della buona società.
La notizia è riportata in poche esaurienti righe sul quotidiano Il Lavoro del 18 Agosto 1915 e l’affabile cronista fornisce al lettore alcuni interessanti particolari.
Dunque, all’inaugurazione del Ristorante Caffè Olimpia presero parte graziose dame e garbati gentiluomini, con le consuete eleganze riservate a queste occasioni in questa Genova di inizio secolo.
Il Ristorante Caffè Olimpia, scrive il giornalista, si trova nei locali sotto la Borsa e si distingue per fasto ed eleganza.
C’è un ampio salone dall’aspetto a dir poco regale e riccamente addobbato, scintillano le artistiche lampade di Murano, luccicano le cristallerie e le pietanze sono proposte in servizi di gran pregio.
Per non parlare poi della serra di piante verdi e fiori, un incanto e un vero stupore!
Così i genovesi convenuti al fastoso evento hanno modo di mostrare il loro gradimento per la raffinata novità e il cronista chiosa che tutti nutrono fiduciosa speranza in un duraturo successo per questo nuovo locale genovese situato in una zona centralissima della città e in posizione decisamente favorevole.
Io per parte mia mi appresto a indossare guanti e cappello e vi mando i miei saluti: mi attendono al Ristorante Caffè Olimpia, in un lontano giorno di Genova.

Camminando nel passato di Portofino

Ritorniamo a camminare nel passato in uno dei luoghi più incantevoli della Liguria.
L’acqua chiara e fresca, le case alte e colorate e la bellezza inconfondibile di Portofino, borgo di pescatori e anche meta della villeggiatura.
Consultando la Guida Treves del 1911 si legge una caratteristica di questo luogo: l’ingresso anteriore delle abitazioni si trova al piano terreno mentre quello posteriore si trova al terzo o magari al quarto piano.
Dolce è la vita nella baia di Portofino, questa bella cartolina fu spedita nell’estate del 1915 alla Signora Cesarina che se ne stava a prendere il fresco in quel di Murta.
E così appariva, nella sua perfetta armonia, la nostra Portofino.

Uno scorcio della celebre piazzetta, i portici a donare ombra, le belle case alte.

Un fascino imperituro che ancora oggi conquista e cattura.

Una vela bianca, le barche, davanti alle finestre i panni stesi ad asciugare nell’aria frizzantina.

Consultiamo poi la Guida pratica ai Luoghi di soggiorno e di cura d’Italia edita dal Touring Club Italiano nel 1932 e avremo ulteriori indicazioni sulla nota località del levante ligure.
Tra queste pagine si legge infatti che Portofino conserva il suo aspetto unico e particolare ma certo non è priva di elementi di conforto dovuti anche all’intensa frequentazione.
I panorami straordinari e il clima mite ne fanno poi un luogo piacevole in ogni stagione.
Durante tutto l’anno, si specifica sulla guida, Portofino è prediletta da coloro che amano godere di un soggiorno semplice, tranquillo, riposante.
Ed ancora ecco le sue case da un diverso punto di vista, in un dettaglio di una seconda cartolina.

E le barche a vela, magnifiche e superbe, in attesa di prendere il largo.

E tutto attorno una fragranza di profumi tipici della macchia mediterranea e di questo tratto di costa come il mirto, il corbezzolo e l’ulivo generoso che diviene cornice di uno scorcio di impareggiabile bellezza.

L’acqua era calma, il sole brillava alto nel cielo, il verde degli alberi donava una freschezza ristoratrice e il tempo era dolce a Portofino.

In villeggiatura ad Arenzano

E ritorniamo ancora a camminare nel passato, nel tempo di una diversa estate, nella nostra magnifica Arenzano.
Arriveremo là grazie a una bella cartolina della mia collezione, alcuni dettagli ci conducono davanti all’azzurro, davanti al mare della Liguria dove restano ancora le barche così adagiate sui sassi.

Ha un clima dolce Arenzano, così si legge anche nella Guida Pratica ai Luoghi di Soggiorno e e di Cura d’Italia pubblicata dal Touring Club Italiano nel 1932, ne possiedo una copia e lo sfoglio volentieri insieme a voi.
Predominano in questa zona le fresche pinete e i rigogliosi olivi, nella guida si decanta la dolcezza del clima e si sottolinea che qui le nebbie sono sconosciute.

Un uomo passeggia lento sulla spiaggia.
Sarà una persona del posto, lui potrebbe raccontarci chissà quante storie su Arenzano.

Conosce a memoria ogni piazzetta, ogni caruggio e ogni angolo del paese.

Arenzano è luogo di pescatori, di gente che vive sul mare e dal mare trae sostentamento.

Le barche dai colori chiari così si stagliano contro il blu della Liguria.

Questa amena località del ponente è consigliata in diverse stagioni, la Guida del Touring infatti precisa che i villeggianti godono delle bellezze del luogo non solo in estate ma anche in primavera e in autunno, in questi periodi dell’anno è la meta prescelta da molti turisti inglesi.
Tra gli alberghi il più celebre e rinomato è proprio il Grand Hotel che dispone di un ampio giardino e anche di grandi terrazze con vista sul mare e sulle colline.
E sulla Guida del Touring si legge che nella spiaggia antistante c’è un comodo stabilimento balneare con cabine in legno.

Così scorre, con dolcezza, il tempo dello svago e della villeggiatura davanti al mare di Arenzano.

Camminando nel passato di Via Giovanni Tomaso Invrea

Ritorniamo a camminare nel passato, oggi la mia speciale macchina del tempo vi condurrà in Via Giovanni Tomaso Invrea, vibrante e ampia arteria cittadina che tutti noi abbiamo attraversato e che si estende dalla zona di Brignole fino a Piazza Alimonda, laggiù sullo sfondo si nota la bella Chiesa del Rimedio.
Via Giovanni Tomaso Invrea è una strada larga, con un bel marciapiede e una fila di lampioni della pubblica illuminazione per gran comodo e sicurezza degli abitanti.

E il cielo è blu su Via Giovanni Tomaso Invrea, camminando nel passato tutto poi si ammanta di una luce nuova.

Si esce e certo non si scordano a casa l’ombrello da passeggio e un cappello fastoso, certe dame si distinguono sempre per stile.
E quanti negozi ci sono in Via Giovanni Tomaso Invrea, li ho scoperti consultando come sempre la mia Guida Pagano del 1926.

Sarebbe complicato nominare tutte le botteghe ma sappiate che all’epoca c’erano ben nove commestibili, due latterie, macellerie e pollerie, diversi fruttivendoli, un pizzicagnolo, una sartoria, un parrucchiere e due calzolerie.
E non mancavano una bella e fornita merceria, un negozio di pellami, due rivendite di sali e tabacchi, nelle osterie si brindava alla bellezza della vita e le diverse vinerie tenevano i vini migliori.
Era un piccolo mondo con le sue botteghe e con le sue buone consuetudini.
Là dietro, sull’angolo di un palazzo, si nota una panciuta insegna e parrebbe riferirsi ad una bottiglieria e drogheria che certo sarà stata molto frequentata.


Ho naturalmente cercato tra le pagine della mia Guida e ho così scoperto che, nel 1926, lì si trovava la rivendita di vini del Signor Marradi, da un lato c’era poi la signora Adele con la sua stiratoria e dall’altro lato il sellaio Binelli.
E approfitto dell’occasione per mandare un caro saluto a tutti questi signori e dir loro che, se potessi, verrei a sbirciare nei loro negozi e sarebbe una bella emozione, scorgo da qui la Signora Adele che mi sorride annuendo comprensiva.

Ah, chissà se la dama con l’abito a balze era un’affezionata cliente della Signora Adele e affidava alle sue abili mani i suoi capi esclusivi ed eleganti.

I giorni di un altro secolo, a volte, appaiono un po’ appannati e inevitabilmente distanti: per fortuna ci sono i pali della pubblica illuminazione a rischiarare la via e anche il nostro viaggio nel tempo.

E il passato e il presente, in qualche maniera, si sovrappongono e ti ritrovi proprio davanti al palazzo dove un tempo c’era l’insegna della bottiglieria e drogheria.

E si cammina, in Via Giovanni Tommaso Invrea.
Con la paglietta calcata sul capo, con le gonne lunghe fino ai piedi oppure con le braghette al ginocchio e tutta la vita davanti.

Così, a volte, ci sembra quasi che tutti coloro che sappiamo immaginare in questo scorcio di Genova, in qualche maniera, siano ancora là, in Via Giovanni Tomaso Invrea, in un frammento di passato che un invisibile filo sottile unisce al nostro presente.

Una cartolina per Miss Muriel

La cartolina per Miss Muriel venne spedita nell’inverno del 1926: era proprio il giorno di Santo Stefano e colui che la scrisse la inviò con lo scopo di porgere anche i suoi auguri per il nuovo anno.
Il mittente si chiamava George e si era ben sistemato qui nella Superba, dimorava infatti in una bella casa nella nostra Via Assarotti, naturalmente la sua cartolina è scritta in inglese.
Mr George, dunque, fu preso da una sorta di inevitabile nostalgia per Miss Muriel e così, per l’appunto, pensò bene di contattarla.
Ah George, a dire il vero non era poi così certo di essere rimasto impresso nella mente di Muriel e infatti glielo dice: non so se vi ricordiate di me, ma io penso spesso a quel periodo meraviglioso a Penzance.
E così, con poche parole cariche di rimpianto per il bel tempo andato, George ha suscitato la mia curiosità, figuratevi invece cosa avrà risvegliato nella mente di Miss Muriel!
La nostra eroina all’epoca si trovava a Londra, naturalmente sono subito andata a cercare le immagini dell’indirizzo riportato sulla busta e ho così trovato un’ampia strada pianeggiante, con un’infilata di edifici di mattoni rossi in stile vittoriano con le finestrelle bianche.
E naturalmente ho veduto lei: pallida, con la pelle chiara, Miss Muriel ha gli occhi di ghiaccio e i capelli molto sottili tendenti al rosso che porta raccolti sulla nuca, per leggere indossa certi piccoli occhialini.
Miss Muriel tiene saldamente tra le dita la cartolina di George e con lo sguardo segue quelle righe fitte scritte da lui.
Lui le racconta di aver trovato un buon lavoro in questo sunny south (il sud soleggiato) e tuttavia, non senza rammarico, aggiunge che molto spesso sente nostalgia per la sua cara Inghilterra.
Non so se poi Mr George e Miss Muriel si siano ritrovati, a me piace pensare che un giorno lui abbia attraversato la Manica e sia ritornato nella sua amata terra natale e insieme a Miss Muriel si sia goduto un soggiorno in Cornovaglia, nella loro cara Penzance.
Miss Muriel certo avrà avuto un bel cappello a tesa larga per ripararsi dal sole e sarà stata molto curiosa di sentire i racconti di George su quel sunny south che lui ben conosceva.
E forse, stringendo tra le dita quella cartolina di Genova, gli avrà domandato di mostrarle i dettagli di quella città a lei sconosciuta: la basilica di Carignano sullo sfondo, il porto, le colline della Superba.
Una suggestione in bianco e nero in una cartolina per Miss Muriel.

Un giorno in Piazza De Ferrari

Ritorniamo a camminare nel passato, con l’aiuto della mia macchina del tempo si può arrivare in una diversa stagione della nostra cara Piazza De Ferrari e la troveremo così perfettamente riconoscibile.
E ci sono delle vetture parcheggiate lì davanti, c’è chi chiacchiera amabilmente, un signore invece pare rallentare il passo per osservare incuriosito: che straordinaria novità l’automobile, uno se ne può andare in giro senza nemmeno bisogno di un cavallo!

E a tutti noi piacerebbe attraversare Genova su questi mezzi del tempo che fu, con mirabile lentezza e guardando il panorama.

In questo scorcio del nostro passato la vita ferve e ciascuno rimane intento nelle proprie faccende.
Un tale è chino sulla strada, completa certi lavori per il bene di tutta la comunità e ad osservarlo è un ragazzo con il grembiule bianco che incede lì accanto recando sulle spalle un pesante carico, più indietro si nota un frate devoto.
Ecco poi arrivare sprintoso il 271 e a me piacerebbe molto salire a bordo per un diverso viaggio nel tempo!

In questi frammenti di quotidiano catturati nella cornice di una cartolina ci sono sempre dettagli che ci lasciano con i nostri interrogativi ai quali non sappiamo dare risposte.
Ad esempio, chi è l’uomo che attraversa Piazza De Ferrari con una capiente cesta?
Che mestiere fa?
E dove si dirige con quel passo deciso?
Eccolo mentre passa davanti alle macchine, vorrei tanto sapere cosa porta con sé.

A volte tutto è chiaro e facilmente intuibile, a volte invece gesti e particolarità restano ammantati da un magnifico mistero che rende ogni cosa ancor più affascinante.
Era un giorno qualunque e fu così immortalato dal talento del fotografo Neer, era un giorno del nostro passato in Piazza De Ferrari.

Antica Farmacia Sant’Anna: una cartolina dal passato

Vi porto ancora in un luogo a me molto caro e sovente citato su queste mie pagine: l’Antica Farmacia Sant’Anna dei Frati Carmelitani Scalzi sita nella piazza omonima, nella nostra Circonvallazione a Monte, è un luogo dalle molte bellezze e come è noto vi si trovano speciali rimedi erboristici preparati in un moderno laboratorio avvalendosi di antiche ricette.

L’Antica Farmacia è inclusa tra le Botteghe Storiche della città ed è la più antica bottega di Genova che non ha mai cambiato proprietario: correva l’anno 1650 e i Frati Carmelitani già allora preparavano i loro medicinali.
E oggi vi si trovano anche ottime marmellate, cosmetici, liquori e molto altro ancora.

Per un felice caso fortunato sono riuscita ad acquistare un’antica cartolina della farmacia e questo luogo tanto amato è davvero sempre riconoscibile e fedele a se stesso, con i suoi antichi arredi e le sue belle sedie.

E dentro le vetrinette saranno stati riposti i libri, le bilance da farmacia e le preziose pozioni.

Un saggezza antica è custodita tra queste mura e ancora ai nostri giorni possiamo beneficiarne.

All’Antica Farmacia Sant’Anna, in quel tempo distante, c’era già la bella statua della Madonna a sovrastare il bancone.

E alzando lo sguardo, se vi recherete là, potrete così vederla.

In quei giorni di un secolo diverso altri frati vissero in questo convento e certo ci sarà stato un frate esperto di tutti i segreti della farmacia e dell’erboristeria simpatico come il mio caro amico Frate Ezio.

Così era in un tempo distante, in un frammento del passato dell’Antica Farmacia Sant’Anna.