Il colore verde

Il colore verde è grazia, leggerezza e incanto, nella sinfonia dei rami degli alberi davanti al panorama dei monti che circondano la mia Fontanigorda.

Il colore verde ha infinite sfumature che divengono sempre più accese con l’approssimarsi dell’estate.

Il colore verde è intenso, vitale, brioso, nella prospettiva sempre amata del Bosco delle Fate.

Il colore verde è vibrante e vivace, si veste dell’umidità dei muschi e della tenerezza delle piantine appena cresciute.

Il colore verde è respiro, afflato, battito del bosco.

È anima e mistero, culla della vita e della rinascita.

Il colore verde profuma di giovinezza e al tempo stesso di saggezza autentica, il colore verde è la voce della terra.

Accoglie, nel suo cuore, l’infinito del cielo.

E si snoda in straordinarie complessità.

Accudisce piccoli fiori selvatici, insetti e creature.

E si svela nella perfezione delle foglie.

Accompagna il cammino lungo il sentiero, custode della bellezza e degli orizzonti.

Con questa meraviglia l’immensità del creato a noi si dona, nella leggiadra armonia del colore verde.

La ringhiera di Corso Firenze

La ringhiera di Corso Firenze ha accompagnato tutto il cammino della mia vita, non c’è stata stagione in cui io non abbia percorso questa direzione pensando al domani, alle cose fatte, ai traguardi raggiunti o a quelli mancati, alle persone che camminavano vicino a me e a quelle che invece non ci sono più.
Un passo dietro l’altro, nel mio amato quartiere.

La ringhiera di Corso Firenze è una poesia, è una canzone che conosco a memoria, una musica che potrei fischiettare in qualunque momento.

La ringhiera di Corso Firenze scende dolcemente, una volta ha avuto anche lei un grosso guaio ma per fortuna l’hanno riparata e restituita ai nostri sguardi proprio com’era e così si continua a camminare posando la mano sulla ringhiera di Corso Firenze.

Poi a un tratto c’è una curva straordinaria che così avvolge la scalinata che conduce in Via Pertinace.
E qui la memoria va sempre a giorni di scuola con lo zainetto sulle spalle anche se quella scalinata è sempre rimasta ancora mia, anche in questi anni.
Quindi, tra tutti, ci conosciamo da sempre, si può dire.

I luoghi che sono nostri, a volte, sanno di noi cose che nemmeno le persone con le quali ci confidiamo conoscono.
I luoghi ascoltano, forse a volte rispondono persino, a volte magari nemmeno come vorresti tu.
Eppure i luoghi, i nostri luoghi, ci riconoscono, sembrano sapere chi siamo, ci confortano, forse ci sfidano.
E ci aspettano, sempre, e questi pensieri mi accompagnano ogni volta che percorro Corso Firenze.

Oltre la ringhiera di Corso Firenze c’è l’orizzonte dove sempre si posa lo sguardo.

E sulla ringhiera di Corso Firenze si arrampicano le foglie arrossate dall’autunno.

Foglie che danzano sotto la luce.

E fremono i convolvoli dai fiori delicati.

Fiori che dondolano verso i tetti, verso il cielo, nell’aria leggera.

Verso l’azzurro e verso il profilo di Genova che così si ammira, fermandosi davanti alla ringhiera di Corso Firenze.

Ancora autunno

Ed è ancora autunno.
La stagione calda è svanita ed è un tempo nuovo.
È ancora autunno.
Di pioggia, di tepori, di nuvole bizzose.
È autunno, ancora.
Già fremono le lievi foglie cadute e si accartocciano al sole, nel tempo che le vede lasciare i rami degli alberi.
Così leggere e fragili, nel tempo d’autunno.

Candida brina

È la candida brina a orlare le foglie come pizzo delicato nel tempo d’inverno.

Contorna gli steli e tutto riveste.

L’ho veduta sul prato che circonda il Monastero di Valle Christi, in una giornata neppure tanto gelida.

Incantevole brina, nella luce del primo mattino.

E quando poi il sole la illumina lentamente si dissolve.

Argentea brina, prezioso ornamento della natura.

Una magia tra le foglie, nei giorni di gennaio.

Ottobre a Fontanigorda

Ottobre a Fontanigorda è un incanto di foglie dorate nella magia e nel silenzio del Bosco delle Fate.

E i rami possenti, protesi verso il cielo, si vestono di luce e di colore.

Questo bosco custodisce i miei pensieri, i miei ricordi, la memoria delle ginocchia sbucciate, delle corse in bicicletta, delle chiacchierate con le amiche e delle merende con un gelato tra le mani.

Un luogo del cuore dove sempre ritorno.

E il bosco vive, si rigenera, si svela nel suo armonioso splendore.

Svettano gli alberi magnifici con le loro foglie frementi.

Il bosco accoglie, abbraccia, protegge.

Con le sfumature più belle dell’autunno.

Con i colori di una stagione incantevole e calda.

Là dove sgorga l’acqua nella fontana della Madonnina.

E dove le foglie si incontrano in questi contrasti formidabili.

Ottobre a Fontanigorda è quieto, pacifico, straordinario.

Ed è toni di oro, rame, bronzo e preziosa beltà dell’universo.

Camminando sotto a questi alberi mi sento parte di questo mondo meraviglioso che non conosce imperfezione.

Il bosco respira, vibra di vita, freme nel tempo di ogni stagione diversa.

Il bosco sovrasta con la sua immensità.

E così lo ascolto, sapendo che molti di questi alberi hanno veduto tutte le estate degli anni della mia vita: siamo cresciuti insieme, a volte forti e a volte fragili.

Il sole bacia le foglie e le rende ancor più dorate.

E dondolano i rami tra le case del mio amato paesino.

È lo splendore perfetto dei giorni di ottobre a Fontanigorda.

Nell’abbraccio dei monti

Sono ritornata, ieri mattina, nella mia Fontanigorda.
Così porto qui quell’aria fresca e la soffice evanescenza della nebbia che si posa nell’abbraccio dei monti.

Tra i colori autunnali, sotto il cielo celeste.

In un tepore che accoglie, con questa lenta dolcezza.

Là dove gli alberi antichi osservano il susseguirsi delle stagioni.

Così la nebbia gentile si adagia come morbida coltre, mentre il sole scalda i tetti di tegole rosse e il campanile della Chiesa di Fontanigorda.

Fremono le foglie e la vera bellezza, pura a e intatta, così rimane nel dolce abbraccio dei monti.

Un nuovo autunno

Arriva così, lento e pigro, un nuovo autunno, la stagione dai colori soffici e tenui accoglie come un caldo abbraccio.
Una copertina a quadretti sulle ginocchia, la pioggia fuori, la tazza di tè, un libro tra le mani e un’amica con cui chiacchierare anche delle bellezze dell’autunno.
L’autunno è il crepitio delle foglie cadute, tra le quiete degli alberi.

Nell’autunno, come nei giorni della vita, ritrovi ciò che hai messo da parte nelle stagioni migliori: la legna che hai faticosamente custodito nel tempo caldo può ardere nel fuoco e un accogliente tepore riscalda i cuori.

L’autunno è l’attesa delle cose semplici e tutto ritorna, nel ciclo perenne della vita e del suo fluire.

E nell’autunno si gustano i doni della terra coltivati con cura e attenzione nel tempo d’estate.

È il tempo delle zucche che trattengono nella loro polpa il colore caldo del sole.

E le arbanelle custodiscono i profumi e sapori intensi del bosco.

È una bella stagione l’autunno, con i suoi ritmi e le sue sorprese.
E la si attende, al limitare del bosco, con cauta curiosità.
È un tempo nuovo, è il tempo d’autunno.

Ricordi

I luoghi dei ricordi conservano per noi, intatti ed eterni, istanti che ci rimandano a momenti della nostra vita, a frasi e parole che sono rimaste dentro di noi.
Penso alla semplicità del quotidiano, a volte basta un’inezia e il ricordo restituisce integra ogni lontana emozione, qualche piccola gioia o una sensazione che è rimasta da qualche parte, dentro di noi.
E così, passando in Piazza De Marini, è naturale ritornare a pensare che qui c’è uno dei negozi preferiti di mamma e papà: se si vuole fare un bel regalo a qualcuno bisogna venire qui, alla Libreria Dallai.
Ho sentito questa frase tantissime volte e mi risuona ancora nella testa come se la sentissi pronunciare in questo momento.
Ho guardato la vetrina, ho ammirato i libri d’epoca e le stampe, mi sono fermata a fare due chiacchiere con la signora Dallai.
Ricordando e ritornando ancora a quel tempo che, in qualche modo, nel luogo del ricordo ancora c’è.

Memorie, suoni, profumi.
I sensi custodiscono qualche parte misteriosa che poi ritorna, svelandosi senza che tu possa sfuggirle: semplicemente ti trova e ti inchioda lì, tra il ricordo e la nostalgia.
Spira fresco il profumo degli eucalipti smossi da vento, davanti alla nostra casa del mare.
In lontananza si sentono il canto delle cicale e il gracidare delle rane.
Ritornano le musiche lontane delle feste di paese, il frastuono del mercato.
Rivedo la Settimana Enigmistica aperta sul tavolo, con la penna in mezzo.
E scorgo il sole mentre affonda dolcemente tra i monti della Val Trebbia come accade nelle sere d’estate.
Sento il profumo del muschio, quando tocchi una roccia alla quale è abbarbicato ti resta sulle mani un intenso odore di bosco, di legna, di umido e di vita.
Le foglie che scricchiolano sotto i piedi mentre cammini tra gli alberi mi rammentano un’estate degli primi anni 2000 durante la quale andai più volte per funghi con la mamma e lei a dir la verità si inerpicava anche più di me.

Memorie, sapori.
Camminando in Sottoripa sorrido rivedendo la storica bottiglieria dove andavo a comprare una particolare bevanda analcolica che piaceva molto alla mamma e anche a me.
Un bicchiere per uno e cin cin con questa delizia rinfrescante!

Memorie, ricordi, luoghi.
Mi sembra come se fosse ieri, eppure è passato un sacco di tempo da quel giorno in cui la mamma tornò a casa da uno dei suoi giri nei vicoli e mi disse tutta allegra:
– Ci sei mai stata in quel locale che c’è in Fossatello? È bellissimo, ci sono dei giovani molto simpatici e hanno tante cose buone!
Quel posto era la Marescotti, io non c’ero mai entrata, ci sono andata grazie a lei.

Il ricordo è un colore, un profumo, una nostalgia.
Il ricordo è il fresco aroma della lavanda che cresce sul mio terrazzo, queste piante sono qui da sempre, da quando ero bambina.
Da piccola una volta ero sul terrazzo, spalancai le braccia e dissi:
– Ah che bella giornata!
Andai a sbattere la mano contro la ringhiera e mi ruppi il mignolo della mano destra.
Questa cosa qui me la ricordo benissimo, forse anche la lavanda se ne ricorda.

Il ricordo ti segue, ti aspetta, ti attende.
E ti trova, in qualche luogo che per te ha avuto un qualche significato importante.
E ti avvolge, mentre guardi il mare, i tetti e mentre tutto diviene presenza, memoria e dolcezza.

Un pigro autunno

Questo è un pigro autunno e tarda a risvegliarsi restando avvolto in un inconsueto tepore ancora quasi estivo.
E l’autunno, lento, lascia cadere solo qualche foglia sulle creuze.

Ancora domina su certi rami una decisa sfumatura di verde ma una ad una piano arrossiscono le foglie.

E dondolano leggere nell’aria ancora calda.

Questo quieto autunno, indeciso e incerto, talvolta pare lasciare traccia del suo passaggio.

E da ragazzino indolente e capriccioso si ricorda appena di scuotere i rami e di scompigliare le foglie.
Poi alcune planano giù, così leggere.

Indugia e ritarda la stagione delle incertezze e dei toni caldi.

Per ora ci dona una lieve sinfonia di foglie, preludio dell’autunno che verrà.

In settembre

In settembre il tempo pare come fuggire via.
L’aria è più fresca, le nuvole si susseguono rapide in cielo.
Settembre è un nuovo libro tutto da scrivere e porta con sé una certa speranza e anche una sorta di nostalgica e inevitabile malinconia.
In settembre gli alberi iniziano a tingersi di nuovi colori, frementi e caldi.
Scivolano giù le foglie e una piccola fogliolina dorata di sole si posa, in miracoloso equilibrio, su un ramo spezzato e così rimane, come sospesa tra due stagioni.
In settembre, a Fontanigorda.