Sulla barca

Sulla barca, dondolando con la fantasia.
Mentre poco distante le onde accarezzano i sassi in questo tempo della vita che sa essere infinitamente dolce.
E quanta bellezza c’è attorno da scoprire, così tanta che tu naturalmente ti distrai!
E volgi lo sguardo verso un punto indefinito, forse un suono, una voce o un colore ha attirato la tua attenzione e tu, seguendo il tuo istinto infantile, ti giri verso quella direzione.
Con un ditino tra le labbra e i ricciolini spettinati dal vento.

E l’altra tua manina è tenuta stretta, salda e sicura perché tu non corra rischi magari perdendo l’equilibrio.
D’altra parte crescere è proprio una questione di magnifici e delicati equilibri: imparare a camminare, inciampare, rialzarsi, lasciarsi guidare nelle strade del mondo.
E rimanere, appena per qualche istante, in riva al mare.
Su una spiaggia, in un tempo felice.
Sulla barca, con tutta la vita davanti.

La patella di Boccadasse

In questo tiepido autunno una passeggiata a Boccadasse è una gioia per l’anima e per il cuore, ci si riempie subito gli occhi di bellezza e ci si lascia avvolgere dal profumo del mare.

Così si scende giù per la creuza, verso la bella spiaggia di sassi dove batte l’onda.

Ci sono le barche messe a riposare.

E c’è la gente seduta sui sassi mentre un giovane gabbiano se ne va a spasso sul muretto.

E la patella di Boccadasse, direte voi?
Eccola qua, è una barchetta della quale si intravede il nome.
Un nome semplice, affettuoso, genuino, un nome che racconta questo mare e questi scogli.

Tra molti altri gozzi così allineati e adagiati al sole.

In un quieto pomeriggio di ottobre questa luce sfiora anche la patella di Boccadasse e le belle case del borgo con i loro incanti e la loro armonia.

Camminando nel passato di Priaruggia

Partiamo ancora con la mia macchina del tempo, verso una caratteristica spiaggia molto amata dai genovesi.
E lì, dove una ansa accoglie il mare, batte l’onda che sfiora la riva, davanti alle case di Priaruggia.

Le barche, la quiete, il tempo dello svago.

Qui a volte il mare si gonfia inquieto per infrangersi con la sua potenza e dissolversi in spuma frizzante.

Così si estende l’onda, come un orlo di pizzo che adorna la spiaggia.

Mentre taluni indugiano sulle panchine, nella tranquillità di una giornata qualunque.

E il mare canta, gioioso e immenso.

A volte, viaggiando nel tempo, il passato e il presente si sovrappongono.

E i colori si mescolano ai toni del bianco e nero, in un eterno fluire che segue il ritmo incessante del mare.

E così si ritorna ancora una volta a camminare nel passato di Priaruggia.

Seguendo le onde al Porticciolo di Nervi

Con il suo canto incessante e armonioso, l’onda sfiora la riva, si infrange e sempre ritorna, davanti al Porticciolo di Nervi.
Le case, le finestre, l’aria fresca e intrisa di salmastro.

E ancora accade, nel piccolo borgo di pescatori che pare tratteggiato dal pennello di un abile artista.

E si sale, seguendo le curve sinuose della passeggiata di Nervi, mentre tutto attorno è uno splendore mediterraneo.

Volgiamo ancora lo sguardo al passato e a un ulteriore dettaglio di una caratteristica cartolina che venne spedita nel lontano 1919.
Sulla ringhiera sono posati certi panni stesi ad asciugare, soffia benevolo il vento e l’onda sussurra le sue parole.

E sono le stesse frasi che ancora ripete alle barche che placide riposano al porticciolo.

Nella luce calda della sera.

In questa cornice perfetta dai colori pastello, sotto l’azzurro intenso del cielo, nella dolcezza della riviera.

Ieri come oggi, seguendo le onde al Porticciolo di Nervi.

Natale a Boccadasse

La magia incantata di Natale è arrivata nelle vie del borgo di Boccadasse dove i piccoli aiutanti di Babbo Natale sono indaffarati a preparare ogni cosa per la notte più speciale dell’anno.

Qualcuno resta di guardia sulla ringhiera.

Altri si trovano sui muretti, davanti alle case colorate del borgo.

Un intrepido elfo si è poi arrampicato in alto e se ne sta lassù con le gambe a penzoloni.

Ogni finestra è addobbata a festa.

E i simpatici piccoletti rendono ancor più unica l’atmosfera.

E poi anche gli aiutanti di Babbo Natale fanno il bucato, sapete?

Natale a Boccadasse è in ogni angolo caratteristico e lo spirito marinaro del luogo viene giustamente rispettato.

A Natale, a Boccadasse, un tipico gozzo ligure ospita il più semplice dei presepi.

E la capanna dove nascerà il piccolo Gesù è adagiata tra i ciottoli resi lisci dall’acqua salmastra.

Mentre la luce brillante dell’inverno accarezza la superficie del mare.

E l’incanto del Natale ancora si rinnova.

Sotto il cielo azzurro della Superba gli elfi di Babbo Natale sono ormai pronti.

Fanno capolino dalle finestrelle mentre brilla il piccolo presepe luminoso.
Questa maniera elegante e suggestiva di addobbare una semplice creuza è un magnifico esempio di come si possa ricreare una perfetta atmosfera natalizia con stile, buon gusto e nel rispetto della bellezza autentica di un luogo così particolare.

E tutto e quieto, armonioso e perfetto nel borgo marinaro così caro ai genovesi.

A Boccadasse, nella dolce magia del Natale.

Riflessi genovesi

Sono riflessi genovesi, sul mare calmo, dal Porto Antico alla Darsena.
Sono note di bianco, di blu e di celeste e colori che si mescolano a voci e suoni della città e del porto.

Tremula acqua luccicante sulla quale dondolano le barche.

Sono riflessi genovesi di un luogo dove amo sempre ritornare, cercando la Lanterna, le catene dei pensieri e dei desideri.

Sono riflessi genovesi e arancio acceso, davanti al Galata Museo del Mare.

E barche di pescatori, vivaci e allegre, raccontano l’avventura delle onde e del salmastro.

E il riflesso di un gozzo e diverse tonalità di verde e di azzurro.

Sono riflessi di Genova, un orizzonte familiare, i colori e i profumi di casa.
Il galeone, linee di barche, luccicante blu e cielo celeste e riflessi genovesi, una mattina di settembre al Porto Antico.

Questo mare, questa vita, questo cuore di Vernazzola

Quelle case davanti al mare, l’onda che sempre ritorna, le barche affollate sulla riva.
La schiuma bianca e salmastra, le luci tenui al tramonto, questa è la dolcezza del nostro mare genovese: Vernazzola si trova nel levante cittadino e sembra un piccolo mondo a parte e un pacifico altrove.

Il cielo lucidato dal vento è limpido e blu, la luce del sole ravviva i colori caldi di queste case, scalda i sassi e conforta i pigri bagnanti che se ne stanno davanti a questo mare.

Questo mare, queste case, questa brezza marina che accarezza e asciuga i panni stesi.
Questo mare, questa vita, questo cuore.
Così accadeva in un altro tempo, diverso e anche simile al nostro.

Osservare la città viaggiando nei suoi giorni distanti è sempre un’emozione particolare, soprattutto in quei luoghi che ancora svelano la loro vera identità, la loro anima palpitante e la loro autentica essenza.
E a Vernazzola ancora ci sono le barche davanti alle case e sulle corde da stendere sventola una sinfonia di bucato.

Vernazzola e i suoi pescatori, i volti scuriti dal sole, le mani forti, le braccia possenti.
E i pesci guizzanti, le cime, le reti.
La fatica, l’incertezza, la conquista quotidiana.
Questo mare, questa vita, questo cuore.

Questo mare, questa luce, questa allegria.
Questa nostra Vernazzola, questa nostra Genova così brillante e viva.

Le immagini in bianco e nero di questo articolo sono dettagli di una cartolina d’epoca della mia piccola collezione, la fotografia è opera del bravo del bravo fotografo Sciutto e la pubblico nella sua interezza a conclusione delle mie brevi divagazioni.
È un tempo che ritorna e che sappiamo riconoscere, quasi immutato, ancora nostro, nel profondo.
Questo mare, questa vita, questo cuore di Vernazzola.

Merenda tra le barche

E così finalmente ecco il sole di maggio e i colori accesi della primavera davanti al mare di Corso Italia.
Una dolcezza ritrovata che sempre dona quiete al cuore.
Le vele, l’azzurro e quel lento dondolare.

E gli scogli, l’orizzonte da catturare, mentre certe barche restano in attesa di nuove partenze.

Alcun si dedicano alla pesca mentre un remo fende l’acqua e una barchetta turchese come quel mare prende il largo in un questa dolce tranquillità.

E qualcuno ne approfitta per far merenda, tra i ciottoli levigati dal salino e le barche tirate a riva.

Era un bella briciola sostanziosa e invitante, perfetta per un piccoletto così!

Mentre attorno c’era tutto questo azzurro di primavera e di Genova.

E certe candide vele si lasciavano condurre dalla brezza leggera.

E alcuni restavano lì, davanti al muretto, a scrutare le barche, i pescatori, il confine del mare e il cielo limpido.

Una semplice attesa

Era una semplice attesa.
L’acqua ferma, le nuvole, i riflessi evanescenti.
Era una memoria di onde, di reti e pesci guizzanti, di albe salmastre e di vento pungente.
Era una sfida da accettare, una nuova avventura da vivere, una quiete inaspettata.
Era un nome non più pronunciato, era una parola soltanto, un tempo svanito.
Era una semplice attesa, con la speranza di una nuova partenza.

Pegli: una cartolina dai Bagni Italia

E così venne l’estate anche ai Bagni Italia di Pegli.
E là, sul ridente e placido litorale del ponente genovese, la vita era dolce e scorreva piacevolmente scandita dal fragore delle onde che lente si frangevano sulla riva.
Una fantasia di toni marini, il molo, i gozzi a riposare sui sassi.
Ed era il mese di luglio del 1925 quando qui giunse una certa Carolina, fu lei a spedire questa cartolina a Buenos Aires, la destinataria era una certa signorina Natalia che, dall’altra parte del mondo, si ritrovò tra le mani questo cartoncino e l’immagine di Pegli.
Pensate a quanti sguardi si sono posati su questa veduta e quali percorsi misteriosi abbiano poi ricondotto qui questa cartolina che ora è parte della mia piccola collezione.

E vi dicevo di Carolina e del suo soggiorno, alla sua amica lei scrive che questa è proprio una bella spiaggia.
Anche lei, come gli altri bagnanti, si sarà scelta il suo posticino al sole.
C’è chi rema vigorosamente, chi se ne resta seduto sui sassi e chi si rinfresca nell’acqua frizzante del mare, alcuni stringono anche un salvagente.

E così, in questo incantevole scenario, scorre una bella giornata d’estate.
Vi ho mostrato alcuni dettagli di questa cartolina prescelta dalla nostra turista in quel tempo lontano, nell’angolo in alto a sinistra sono stampati anche alcuni versi firmati da un certo Caldirola e così recitano:

Lento, mite, instancabile,
ne la diffusa chiarità solare
i suoi mister con voce carezzevole
mormora il vasto mare.

E venne l’estate ai Bagni Italia di Pegli e così la vide anche Carolina.