Il canto della capinera

In questi giorni di primavera capita spesso di udire uccellini ciarlieri e chiacchieroni e una di queste magnifiche creature ha di recente allietato la mia passeggiata in Corso Firenze, accompagnando i miei passi.
Dall’albero prescelto per il suo concerto il maschio della capinera diffonde così la sua perfetta sinfonia primaverile.

È un richiamo per le femmine e anche un avvertimento per eventuali rivali, così prevede la natura.

Una dolcezza assoluta e una’armonia difficile da eguagliare.

Così sono rimasta ad ammirare e ad ascoltare.

Mentre l’aria leggera spandeva tutto attorno le dolci note del melodioso canto della capinera.

Un belvedere sulla città

È un belvedere sulla città, un luogo forse non così noto ai visitatori ma di certo molto caro agli abitanti di Circonvallazione a Monte e ai genovesi che amano passeggiare lungo i corsi ottocenteschi.
Romantico, radioso e generoso di vedute straordinarie: questo è Belvedere Don Ga, situato in corrispondenza dell’ultima curva di Corso Firenze.

Quei pini domestici ritorti e vissuti sono per me autentica poesia.

Ed è questo un luogo denso di ricordi di persone care, qui dove tra i rami degli alberi si scorge il panorama di Genova.

Le panchine, gli alberi possenti, i tetti della Superba.

E l’amata ringhiera sulla quale poso le mani da tutta la vita.

E le ardesie, gli scorci sorprendenti, le chiese, i vicoli e i campanili.

E il mare di un turchese così prodigioso da levarti il fiato, la distesa dei tetti, la città ai vostri piedi.

Un luogo che per me è casa e che, malgrado questo, non smette mai di incantarmi.

La luce, il celeste e l’azzurro.

Una panchina davanti a questa bellezza, quando l’aria è fresca e intrisa di dolcezza.

Un angolo di quiete autentica, un luogo dai molti stupori.

E poi, percorrendo Corso Dogali e alzando lo sguardo verso quel tratto del mio quartiere è così che si ammirano gli alberi magnifici che discreti custodiscono questo posto straordinario.

Là, sotto il cielo chiaro, c’è un belvedere sulla città e sulle meraviglie di Genova.

Primavera all’Orto Botanico di Genova

Arriva discreta la primavera all’Orto Botanico di Genova, in Corso Dogali.
Così giunge e con la sua grazia tutto fa sbocciare e rifiorire.

Fluttuano leggere le belle ninfee.

E l’albero di Giuda protende i suoi rami verso il cielo.

Fiorisce la regale magnolia.

E tutto è armonioso, pacifico, perfetto.

Mentre sbocciano timidi i semplici ranuncoli.

La natura non è mai in ritardo o fuori luogo, la natura conosce i ritmi del creato meglio di noi che pensiamo di possedere ogni saggezza.

L’iris sontuoso dona la sua bellezza alla luce del sole.

E il glicine dondola con la sua grazia odorosa.

I fiori delicati si svelano nella loro magnifica leggiadria.

E ognuno è una nota di una sinfonia melodiosa.

Si sale poi su per le scale e i grandi alberi svettano solenni.

Davanti a voi il panorama della città.

Tra i rami fitti ciarlieri uccellini donano un piacevole sottofondo musicale.

E il celeste e l’azzurro si fondono all’orizzonte.

Tra i profumi del glicine e tra le meraviglie dell’Orto Botanico nel tempo di primavera.

Luce tra gli alberi

Erano gli alberi di Fontanigorda carichi di foglie di questo inizio d’autunno.
Erano gli alberi che a breve si vestiranno di bronzo e di oro.
Erano gli alberi che sovrastano la strada del Bosco delle Fate, silenziosa e incantevole.
E c’era il sole che filtrava tra le foglie, così improvviso e gentile.
Luce tra gli alberi immensi e meravigliosi di Fontanigorda.

Tra le foglie d’autunno

Tra le foglie d’autunno a Fontanigorda si leva, leggero, il profumo di una stagione nuova.

Tra i rami freme ancora il verde tenace lasciato dalla una lunga estate e brilla di luce l’oro che illumina le foglie degli alberi.

Tra le foglie si adagiano i ricci che racchiudono castagne gustose.

E si posano i frutti maturati al sole.

Tra le foglie si protende un ramo carico di bacche rosse.

E dondola il ramoscello di fusaggine, pianta tanto leggiadra quanto velenosa.

Alcune foglie, poi, scelgono percorsi imprevedibili.

Una si era fermata sulla ringhiera alla quale pareva caparbiamente aggrapparsi come se fosse una nuova imprevista occasione di rimanere ancora sotto la luce del sole.

Tra le foglie si celebrano nuovi inizi, tempi freschi e profumati di molte dolcezze.

Tra le foglie d’autunno, a Fontanigorda, vi è la bellezza della semplicità e l’armonia perfetta della natura.

Ancora autunno

Ed è ancora autunno.
La stagione calda è svanita ed è un tempo nuovo.
È ancora autunno.
Di pioggia, di tepori, di nuvole bizzose.
È autunno, ancora.
Già fremono le lievi foglie cadute e si accartocciano al sole, nel tempo che le vede lasciare i rami degli alberi.
Così leggere e fragili, nel tempo d’autunno.

Una passeggiata a Villa Serra di Comago

Vi porto con me a fare una passeggiata a Villa Serra di Comago, oggi parco storico e un tempo residenza del Marchese Orso Serra che nel lontano 1851, tornato da un viaggio in Inghilterra, decise di realizzare una magnificente villa in stile Tudor così circondata da un magnifico parco all’inglese.
Sita a Comago, nel Comune di Sant’Olcese a brevissima distanza da Genova, Villa Serra è un luogo incantevole dalle molte bellezze.

Ed è piacevole passeggiare qui, rinfrancati dalla frescura donata dagli alberi.

Così vi accoglie una magnifica quiete.

Ci sono poi certi simpatici pennuti abilissimi nell’arte del mimetismo, faceva caldo e loro se ne stavano saggiamente tutti parcheggiati sotto le fresche frasche.

Una perfetta armonia di colori, di piume e di foglie cadute.

Sbocciano generose le ortensie a Villa Serra di Comago.

E il prato è curato e lucente.

E ci sono panchine collocate in luoghi paradisiaci.

Accanto ad alberi maestosi e magnifici.

È piacevole attraversare il parco accompagnati dal frinire ininterrotto delle cicale.

In questo posto raffinato ed elegante realizzato dalla felice intuizione di un uomo di mondo.

Ci si ferma a riposare all’ombra del gazebo.

Mentre certi abitanti si concedono una nuotatina.

E un saggio airone cenerino controlla la situazione.

Gioiosa zampilla l’acqua nel laghetto dove sguazzano anche le tartarughe.

E un cigno fluttua leggero in questa cornice così romantica.

La sua grazia non lascia certo indifferenti.

Mentre ancora si aprono le delicate ortensie.

In un giorno d’estate, a Villa Serra di Comago.

Una ghiandaia molto indaffarata

Ci siamo incontrate di prima mattina ed è sempre un piacere imbattersi nell’elegantissima ghiandaia.
Come alcuni di voi sanno, ho da tempo un conto in sospeso con le ghiandaie.
Sì, perché nella mia collezione di piume di uccello raccolte in estate nei boschi di Fontanigorda manca sempre la piuma azzurra della Signora Ghiandaia e per quanto mi ostini a chiederla cortesemente in dono per adesso non l’ho ancora ricevuta.
Eh, questa ghiandaia alla fin fine è come tutte le altre: fa finta di non aver sentito!

Così eccola gironzolare su e giù per la ringhiera.

Con un voletto rapido è poi balzata sulla sommità di una palma.

E ho così scoperto che le ghiandaie erano due, vedete la seconda abbarbicata all’albero, sulla destra.
E ho anche visto che le due ghiandaie prendevano con il becco dei pezzetti di foglie o di corteccia e poi portavano tutto via.
Insomma, è evidente che stanno mettendo su casa e facendo il nido da qualche parte, presumo.

Stando così le cose attenderò con pazienza che una delle indaffaratissime ghiandaie si decida a lasciarmi sul terrazzo la tanto desiderata piuma, sarebbe un regalo assai gradito.
Arrivederci a presto, cara ghiandaia!

Candido aprile

Candido aprile, con il ciliegio che fiorisce gentile, mentre sullo sfondo si vede il Santuario della Madonnetta.

Un giorno i rami dell’albero sono appena coperti di boccioli richiusi, la mattina dopo è una meraviglia di fiori che si aprono al sole.

E i rami protesi paiono cercare la luce.

La linea del mare, il cielo azzurro, il chiarore della primavera.

Una bellezza che sempre ritorna, nel ciclo armonioso della natura.

Rifiorisce il ciliegio, la vita si rinnova tra i rami forti e saldi.

È un candido aprile, delicato e lieve come i fiori del ciliegio.

Un maestoso albero di città

Attraversando il centro di Genova i vostri occhi troveranno un maestoso albero: la sua dimora è in Largo Lanfranco e in questa stagione i suoi rami si coprono di foglie dorate.
Ecco così la luce, il cielo terso, l’azzurro del cielo e l’albero magnifico.

Gli eleganti palazzi di Via Roma sullo sfondo e i rami possenti con le foglie dondolanti.

Una bellezza superba, degna davvero di ammirazione.

E infatti l’altro giorno non ero la sola a rimirare il grande albero di Largo Lanfranco, diversi sguardi si sono levati, stupiti e meravigliati, verso la sua imponenza.

Una bellezza semplice e naturale, eppure sempre capace di emozionarci.

È la leggiadria luminosa di un maestoso albero di città.