La Madonna con il Bambino in Piazza delle Erbe

Si trova nell’ antica piazza delle Erbe dove in tempi lontani si teneva un vivace mercato della frutta e degli ortaggi, le fruttivendole della Val Bisagno arrivavano qui con le loro ceste colme dei doni della terra.
Adesso, come in quelle epoche ormai distanti, sulla nostra Piazza delle Erbe posa il suo dolce sguardo la Madonna con il Bambino.

Tra i colori vivaci della città vecchia, in questa piazza ancora adesso molto amata e frequentata.

La dolce immagine di Maria così si staglia nella nicchia che la custodisce, la Madonna tiene tra le braccia il piccolo Gesù che ha il visetto allegro incorniciato dai boccoli e l’espressione festosa tipica dell’infanzia.

E l’abito di Maria cade fino ai piedi.
Alla base della statua è posta poi un’iscrizione in latino e credo di aver trovato la corretta corrispondenza in uno degli inni della Chiesa.
Per la precisione penso si tratti dei seguenti versi tratti dall’inno Al vespro del martedì:

Ut germen aptum proferens
fulvis decora floribus

Perché di germi ricca e d’odorati
fior di potesse rivestir gioconda

Così la bella immagine della Madonna custodisce le antiche case di Genova e i suoi abitanti.

Accanto a una finestra con le persiane chiuse, sfiorata dal sole che accarezza questi luoghi.

Con questa dolcezza eternamente amorevole cosi si svela la tenerezza della Madonna con il Bambino in Piazza delle Erbe.

Le mistiche bellezze dell’Oratorio di San Filippo Neri

Vi porto ancora con me, nella mia amata città vecchia.
In Via Lomellini, strada antica e amatissima, risplende di luce dorata il settecentesco oratorio di San Filippo Neri collegato alla Chiesa attigua dedicata al medesimo Santo.

Per scoprire l’oratorio dovrete varcare questa soglia.

E passo dopo passo lo sguardo ritroverà quell’antica bellezza.

Sull’altare, candida e colma di grazia, è la figura marmorea scolpita da Pierre Puget, artista francese vissuto nella seconda metà del Seicento, a Genova sono numerose le opere che testimoniano il suo talento.

Questa è la Madonna Immacolata e così tiene le mani al petto, raccolta in mistica preghiera.

Se entrerete nell’Oratorio di San Filippo alzate poi gli occhi verso quella meraviglia di delicati affreschi che vi sovrasta.
Come scrive l’Alizeri, gli affreschi sono opera di Giacomo Antonio Boni che così raffigurò l’Assunta fra schiere di patriarchi e di profeti.

Sono affreschi densi di dolcezza e di grazia luminosa.

Lassù si ammira il mistero della Trinità.

Tra angeli che con leggiadria adornano l’Oratorio.

E ancora così si staglia la statua della Madonna Immacolata.

E con questa dolcezza scaturita dallo scalpello del Puget.

In un capolavoro di autentica armonia.

Ed è ancora il pennello di Boni ad aver ritratto San Filippo Neri in compagnia dei suoi amici.

Questo luogo antico e di gran pregio è oggi un auditorium dove si tengono concerti, conferenze e incontri.

Nella luce dell’Oratorio di San Filippo Neri, una bomboniera nel cuore del centro storico, notevole è anche il dipinto che sovrasta l’altare.

Si cammina in silenzio, accolti dalla gioiosa dolcezza dei putti che reggono i cartigli.

E confortati dal loro volo lieve e leggero.

Là, nell’Oratorio di San Filippo Neri, dove lo sguardo incontra infinite bellezze.

Una sfumatura di celeste

E poi, in una mattina di settembre e di Genova nella prospettiva di Via Luccoli il cielo così si rischiara.
Così lucente e accarezzato dall’aria leggera del mare che sfiora anche le antiche edicole della città.

Questa sfumatura di celeste così sovrasta le alte case di Genova e le vetuste dimore di Piazzetta Merli.

Un cielo lindo, perfetto, appena percorso da nuvolette lievi e il vessillo di San Giorgio che sventola sopra i caruggi.

Una sfumatura di celeste e di geometrie della città vecchia.

E oltre, davanti al mare, un’intensità di blu e di onde lente, un luccichio d’argento e laggiù, in lontananza, il candore di una nuvola grandiosa.
E ancora una sfumatura di celeste, di azzurro e di Genova.

La ragazza con l’abito a quadretti

La ragazza con l’abito a quadretti aveva gli occhi celesti e i lineamenti regolari, portava i capelli raccolti in una semplice pettinatura e orecchini minuti ai lobi.
La ragazza con l’abito a quadretti era così seria, con questa espressione imbronciata, eppure non dobbiamo pensare a lei come ad una fanciulla ombrosa: la ragazza con l’abito a quadretti avrà svelato, in qualche altra diversa circostanza, il suo luminoso sorriso.
Quel giorno, nello studio di Alfred Noack nei caruggi di Genova, così rimase, immobile e graziosa.
Oggi quel suo ritratto fa parte della mia piccola collezione.

La ragazza, come le sue coetanee di quel tempo, aveva quel vitino di vespa certamente dovuto alla consuetudine di indossare il bustino.
E il suo abito era delizia di sfumature differenti con una fila di bottoncini e delle bordature raffinate: da principio ho immaginato che fosse sui toni del verde prato e poi ho invece supposto che potesse essere rosso o quasi amaranto.

La ragazza con l’abito a quadretti aveva la pelle chiara e diafana e reggeva l’immancabile ventaglio, teneva poi le dita della mano sinistra posate ad arte sullo schienale della sedia, chiaramente secondo le indicazioni dello stesso Noack.
Quella sedia era un arredo di studio e compare spesso nei ritratti di Alfred Noack, lo stesso può dirsi a riguardo del grazioso cestino colmo di fiorellini che ho ritrovato diverse volte nelle fotografie in formato carte de visite di giovani donne oppure di bimbette.

Alfred Noack aveva il suo studio in Vico del Filo, un caruggio che collega San Lorenzo e Canneto il Curto e ogni volta che attraverso quella parte di Genova antica mi immagino tutta quella gente che si recava da lui: giovani madri con la loro numerosa prole, azzimati gentiluomini con cravattini lucidi e garbate signorine delle nobili famiglie genovesi.
In un giorno distante, perduto in un passato lontano, un giorno in quello studio fotografico giunse anche lei.
Si sistemò la gonna, trattenne il fiato, puntò lo sguardo verso un punto indefinito e si immerse nei suoi pensieri.
Unica, come ogni persona che attraversa questo mondo, lei era la ragazza con l’abito a quadretti.

La Madonna con il Bambino in Via Luccoli

Ritorniamo ancora nei miei cari caruggi, nella nostra vivace e sempre amata Via Luccoli, una strada ricca di bei negozi e di diversi punti di interesse e a volte la si attraversa quasi distratti senza prestare attenzione a certe antiche testimonianze del nostro passato.

Se alzerete lo sguardo verso certe finestre, infatti, noterete un’edicola che ospita una statua.

È la Madonna con il Bambino e così posa il suo sguardo su coloro che attraversano la via.

Così resta, nell’imprendibile e meravigliosa verticalità di Via Luccoli.

La statua ospitata nella nicchia è semplice e molto graziosa.

Ai piedi di Maria una scritta in latino: hinc tuta quies che dovrebbe significare qui quiete sicura.
Seguono poi le parole Nostra Signora.

Se passate in Via Luccoli cercate anche voi questa edicola, potrete anche ammirarla da una diversa prospettiva, dal portone dell’edificio di fronte: così vigila sulla gente di Via Luccoli questa bella immagine della Madonna con il Bambino.

La Madonna Immacolata di Salita del Prione

Ritorniamo insieme nei miei amati caruggi e percorriamo la bella e ariosa Salita del Prione che da Piazza delle Erbe conduce al cospetto delle Torri di Porta Soprana.
Mentre salite osservate alla vostra sinistra e potrete notare una maestosa edicola che ospita la statua della Madonna Immacolata.

Tra due colonnine, due angeli reggono la sua corona.

La sovrasta il Padre Celeste.

E ai suoi piedi si nota un’iscrizione latina.

Nella luce radiosa che rischiara questi caruggi.

Maria ha le mani giunte, il suo sguardo è rivolto verso il cielo e verso Dio.
Questa statua aggraziata che si ammira nel nostro centro storico è un calco dell’originale che risale al 1600 circa ed è conservato al Museo di Sant’Agostino.

Là, tra quelle mura, ecco la preziosa e antica statua che un tempo si venerava in Salita del Prione.

Così eterea e colma di grazia, il suo manto pare smosso da vento lieve e Lei così si staglia nella sua bellezza perfetta.

Ancora resta la sacra immagine della Madonna Immacolata, nel luogo dove sempre a Lei si levarono suppliche e preghiere.
In Salita del Prione, nel cuore di Genova antica.

Estate in città, estate in campagna

Così, in Via Luccoli.
La frescura donata dalle case alte, un antico portone, una sinfonia di persiane verdi.
E gli abiti estivi e leggeri, una bicicletta legata a un palo.
Tre sdraio, un tavolino e un ombrellone aperto in questa estate cittadina.

E poi, invece, Fontanigorda.
Un cielo che pare dipinto ad acquerello, il verde dei boschi, la cascina.
Un cestino appeso, i gerani rossi, i vasi di diverse misure.
L’ombrellone variopinto dai colori così allegri e vivaci.
Così è la bella estate nella mia Val Trebbia.

Un tratto di Via David Chiossone

Vi porto ancora nei miei caruggi amati, in quest’ombra confortevole percorreremo un breve tratto di Via David Chiossone.

In queste strade antiche il cielo sempre si staglia con il suo azzurro tra le case così vicine, tra gli incroci di caruggi in quei mirabili disegni urbani tutti genovesi.

E colori e verticalità dei nostri vicoli.

Là, in quel tratto di Via David Chiossone, c’è un antico palazzo sul quale si legge un’epigrafe in latino, è una delle consuete citazioni bibliche che lo sguardo trova nei caruggi di questa città.

E con infinita dolcezza vi sovrasta una dolce immagine di Maria: le mani sul petto, un velo sul capo e gli occhi così socchiusi.

In questa prospettive di caruggi nulla mai è scontato.
E là dove l’ombra si insinua tra i vicoli all’improvviso un gioco di contrasti cattura l’attenzione: voltandovi, verso Piazza San Matteo, gli occhi troveranno un incanto di bianco e nero di Genova.

E sopra di voi, in quel tratto di Via David Chiossone, ancora i palazzi, il celeste tenue del cielo, le persiane verdi e l’antica beltà della Superba.

Sulla Cattedrale di San Lorenzo

Molte sono le storie che si possono leggere sulla Cattedrale di San Lorenzo, restano scolpite nella pietra e nel marmo e ancora si svelano ai nostri occhi.
E così a volte ci soffermiamo ad ammirare i dettagli e sempre ritroviamo nuovi stupori.
Scendendo dal lato di Via San Lorenzo, ad esempio, alzate lo sguardo e noterete un marmo che ci restituisce la vicenda di San Giorgio.
Al di sotto si trova invece una statua della Madonna con Gesù e San Giovannino.

Eccolo il temibile drago, minaccioso sfida San Giorgio.

Il Santo nulla teme e così lo affronta, mentre il vento solleva il suo mantello.

E ancora una volta ritroviamo così l’episodio della vita di un santo caro ai genovesi e tante volte replicato sugli antichi portali della città, scolpito nella pietra o nel marmo.

Sulla nostra Cattedrale di San Lorenzo.

Dove si incontra lo sguardo dolce e materno di Maria.

E dove si staglia un prode cavaliere che un tempo sconfisse un terribile drago.

Nel cuore della città

La libreria dove vai a cercare nuove letture, avventure e poesie per ogni stagione del tempo e della tua vita.
Il negozio di cappelli che in inverno ha in vetrina guanti di tutte le fogge e berretti di lana e in estate invece è un trionfo di cappelli di paglia.
Quella grande ferramenta dove si facevano le chiavi, un negozio che non c’è più.
La bella merceria, la più elegante e raffinata che si potesse immaginare, romantica e accogliente, era un trionfo di nastri, bottoni, accessori da ricamare, fili e colori, ha chiuso da diversi anni ma tempo fa spesso mi trovavate lì.


Il negozietto che negli anni ‘80 proponeva camicie rivisitate con pizzi e dettagli particolari, quelle creazioni erano sempre una sorpresa e una novità.
E i giocattoli di legno, gli articoli sportivi, le scarpe eleganti e anche il profumo del tè.
La panna, sempre eternamente quella, la panna della nostra infanzia.
Il tempo scorre, le cose cambiano.
E il sole sempre attraversa queste case, supera i tetti di ardesia e ancora cade, a illuminare il selciato della nostra bella Via Luccoli, il cuore della città.