Oro sul mare

È oro sul mare, la sera al Porto Antico.

È luce che scende piano e lenta sfiora l’acqua, i luoghi, i sorrisi.

È la dolcezza del tramonto che si attende seduti ad aspettare la magia della sera.

Tutto si veste di incanto, nella quiete silenziosa.

Dondolano le barche, l’acqua è appena increspata dal vento mentre lento si posa l’oro sul mare di Genova.

Due amici

Il mare, le barche che dondolano.
Tutto attorno le voci dei bambini, i passi degli innamorati, il tempo che scivola via e il canto dell’acqua.
Laggiù in fondo, sulla chiatta, si attendono i bagliori della sera.
Mentre la luce vira, piano, divenendo sempre più fioca.
E poi due amici.
Due amici e le loro memorie degli anni trascorsi, le risate, le nostalgie, le parole e le confidenze.
Mentre si cammina verso il mare, nella luce chiara del tardo pomeriggio.
E tutto attorno, a volte, nulla: soltanto la forza e la bellezza dell’amicizia.

 

La patella di Boccadasse

In questo tiepido autunno una passeggiata a Boccadasse è una gioia per l’anima e per il cuore, ci si riempie subito gli occhi di bellezza e ci si lascia avvolgere dal profumo del mare.

Così si scende giù per la creuza, verso la bella spiaggia di sassi dove batte l’onda.

Ci sono le barche messe a riposare.

E c’è la gente seduta sui sassi mentre un giovane gabbiano se ne va a spasso sul muretto.

E la patella di Boccadasse, direte voi?
Eccola qua, è una barchetta della quale si intravede il nome.
Un nome semplice, affettuoso, genuino, un nome che racconta questo mare e questi scogli.

Tra molti altri gozzi così allineati e adagiati al sole.

In un quieto pomeriggio di ottobre questa luce sfiora anche la patella di Boccadasse e le belle case del borgo con i loro incanti e la loro armonia.

Un giorno che non finisce mai

A volte, un giorno è un giorno che non finisce mai.
Accade quando si torna a ripensare, a desiderare, a progettare, a immaginare qualcosa che si vorrebbe realizzare.
Allora un giorno che non finisce mai diviene riflessione, continuo pensiero, immaginazione, fantasia, vaga supposizione.
E rimane come desiderio, speranza di un orizzonte e di un porto ritrovato.
Come un’idea che fluttua, instabile sull’acqua del mare, in un giorno che non finisce mai.

Sulla riva

Sulla riva del mare, in un giorno d’estate.
Con il cappellino chiaro o a pois, il costume a righe, il sorriso favoloso, la frangetta e le manine che affondano nella sabbia.

Sulla riva del mare, sotto l’occhio vigile di un’elegantissima mamma e di una nonna altrettanto raffinata.
Un fazzoletto scuro a trattenere i capelli, una certa inimitabile semplicità.

E più di tutti stupisce il capofamiglia con questo look straordinariamente moderno.
Camicia chiara, pantalone al ginocchio: non sarebbe fuori posto su una riva dei nostri tempi moderni.

E siamo invece in un giorno lontano, con il costumino scuro, la cuffietta bianca e gli occhi strizzati per il sole.

E poi lui e lei e una barchetta di nome Laura.

Sulla riva del mare, costruendo memorie da ricordare, in un giorno d’estate.

Sinceri auguri di felicità

È una semplice cartolina del tempo passato e reca sinceri auguri di felicità destinati al gentilissimo signorino Domenico.
Questo signorino Domenico doveva essere un bambinetto o forse un ragazzino e se ne stava in quel di Rivarolo Ligure, sulla cartolina non c’è nemmeno scritto un indirizzo preciso ma io sono sicura che il postino sapesse precisamente dove trovare il signorino Domenico per mettere tra le sue mani la corrispondenza inviata da Alessandra.
Due marinaretti, un vela, un magnifico equilibrio per una cartolina semplicemente deliziosa che recava dolci e sinceri auguri di felicità.

Un giro in barca

Nel tempo d’estate venne il tempo di un giro in barca.
Con il cuore leggero, dondolando sull’acqua, alle spalle un orizzonte infinito.
Sorrisi felici, fazzoletti in testa, il tempo della gioia.

Ai remi il più prestante della compagnia, con forza e senza incertezza conduce tutti al largo, nella meraviglia del mare.

Intanto la bimba più piccina se ne sta buona seduta vicino alla mamma e osserva con una certa invidia il fratellino che nuota avventuroso accanto alla barca.
Come le piacerebbe tuffarsi come lui!
E verrà anche quel momento e lei diventerà una provetta nuotatrice, ne sono certa.

I minuti e le ore trascorsero lieti, scivolando via come una gioia perfetta.
Era il tempo d’estate, il tempo di un giro in barca.

Gente di mare

Gente di mare.
Uomini instancabili, forti, tenaci, a volte taciturni.
Saggi di un’esperienza appresa dalla vita e dalla fatica di ogni giorno.
Figli del mare, ne conoscono la voce e la potenza.
Pelli ambrate, volti segnati dal sole, profumo di salsedine.
Le mani stringono il remo, mentre il vessillo di San Giorgio sventola smosso dalla brezza marina.

Gente di mare.
Con la forza della caparbia e della pazienza.
Cullati dalle onde, sulla barca.

Gente di mare, con questa semplicità disarmante.
Gente di mare fieramente genovese.

Ancora un viaggio

Ancora un viaggio.
Un vento favorevole che sciorina parole e gonfia le vele, una nuova onda, un orizzonte ritrovato.
Mentre la spuma del mare leviga i sassi e ancora canta e sempre ritorna.
Ancora un viaggio.
Una nuova meta, un sogno, un approdo.
E una riva a cui ritornare.

Camminando nel passato di Priaruggia

Partiamo ancora con la mia macchina del tempo, verso una caratteristica spiaggia molto amata dai genovesi.
E lì, dove una ansa accoglie il mare, batte l’onda che sfiora la riva, davanti alle case di Priaruggia.

Le barche, la quiete, il tempo dello svago.

Qui a volte il mare si gonfia inquieto per infrangersi con la sua potenza e dissolversi in spuma frizzante.

Così si estende l’onda, come un orlo di pizzo che adorna la spiaggia.

Mentre taluni indugiano sulle panchine, nella tranquillità di una giornata qualunque.

E il mare canta, gioioso e immenso.

A volte, viaggiando nel tempo, il passato e il presente si sovrappongono.

E i colori si mescolano ai toni del bianco e nero, in un eterno fluire che segue il ritmo incessante del mare.

E così si ritorna ancora una volta a camminare nel passato di Priaruggia.