Un ragazzino genovesissimo

Lui è un ragazzino genovesissimo ritratto nel tempo degli anni della scuola.
Forse, come altri coetanei della sua epoca, anche lui frequenta un rigoroso collegio con regole severe.
Forse, come i suoi coetanei di tutti i tempi, anche lui vorrebbe godere di maggior libertà.
E invece eccolo qui, davanti al fotografo, a farsi fare il ritratto in questa posa ai nostri occhi un po’ artificiosa per un ragazzo della sua età.
Nulla di straordinario, invece, per quel suo tempo così diverso dal nostro.
E dunque il ragazzino se ne sta lì, con il suo completo alla marinara, l’espressione un po’ distaccata e aristocratica, lo sguardo perso in pensieri suoi e là, sullo sfondo, la Lanterna.
Sì, perché lui è un ragazzino genovesissimo, non c’è alcun dubbio.

Porta le scarpe coi lacci, i pantaloni al ginocchio, tiene il suo cappello in una mano e sta appoggiato a una roccia che pare proprio di cartapesta o di qualche altro materiale simile.

Il ritratto porta la firma del bravo fotografo Sciutto e restituisce un frammento di una giovinezza lontana, con i suoi sogni e le sue aspirazioni nascoste: un ragazzino genovesissimo con tutta la vita davanti.

Sul seggiolone

A noi custodi delle antiche cose e delle memorie smarrite capitano a volte alcune strane e gradevoli sorprese.
Ad esempio talvolta succede di ritrovare, a distanza di tempo, un secondo ritratto di una persona che già abbiamo incontrato sul nostro cammino e che con nostro stupore ritorna a incrociare il nostro sguardo.
Ecco, questo è uno di quei casi fortunati!
Sapete, quando ho estratto questa foto da una scatola al mercatino lì per lì non ero proprio certa che non fosse un doppione di quella che avevo già, non ricordavo sinceramente la posa precisa del soggetto ma il visetto dolce sì, molto bene!
Forse i miei affezionati lettori si ricorderanno la fotografia di questa tenera creatura già in mio possesso, ne scrissi in questo post tempo fa.
E poi, appunto riecco quel bel faccino!
In questo scatto c’è da dire che ha l’espressione un po’ scocciata eh, sta lì con quel braccino che penzola fuori dal seggiolone, gli occhi blu spalancati e la boccuccia a cuore.
Non ne ho la certezza ma ho l’impressione che fosse una bambina.

Ha la vestina bella con il nastrino lucido, i fiocchetti, i piedini scalzi e tutta la vita davanti.

In posa in un frammento d’infanzia.

Entrambe le fotografie sono in formato Cabinet, entrambe portano la firma del bravo fotografo Sciutto e di seguito le vedete affiancate.
Sulla sinistra c’è la foto più recente che avete veduto in questo post nei dettagli, sulla destra invece c’è il ritratto che era già in mio possesso.
Quanto tempo sarà intercorso tra i due scatti?
Davvero non lo so, tuttavia credo che qualcuno allora presente nella stanza, magari il papà o la mamma, fece distrarre il frugoletto di casa strappandogli un sorriso tenerissimo.
Erano i suoi primi giorni, ingenui e spontanei e pieni di gioia.

Primi sorrisi

I primi tempi della vita: i primi sorrisi, le manine che si aggrappano, una vestina con i pizzi e i nastrini colorati.
Le prime pappe, non c’erano ancora gli omogeneizzati ma i piccoletti di quell’epoca di certo venivano nutriti e coccolati dalle loro balie e poi magari assaggiavano la frutta morbida e altri alimenti adatti a loro.
Gli occhi grandi e dolci, i primi pianti, il primo dentino, i primi sorrisi.
E la prima volta che dici: mamma.

I primi passi, i piedini scalzi e quella maniera di tenerli tipica di tutti i bambini di tutti i tempi.

Non avevo mai visto un seggiolone del tempo passato, poi l’ho trovato in questa bella fotografia in formato Cabinet del bravo fotografo Sciutto.
Tutto in legno e con lo schienale intrecciato come le poltroncine di casa, non so dirvi se fosse uno degli arredi del fotografo (cosa assai probabile) oppure se fosse davvero il seggiolone di casa.
Di certo la piccola creatura ci stava proprio comoda e a suo agio, con uno dei suoi primi sorrisi e davvero tutta la vita davanti.

Una damina genovese

Ritornando a camminare nel passato andiamo insieme a festeggiare il Carnevale con i bimbi di quell’epoca lontana e tra loro troveremo anche lei: una damina genovese.
Eccola qua, con il suo cappellino di paglia, i fiori in boccio e il fiocco grande e setoso.
Con tutto il garbo che si conviene a una nobile fanciulla la damina genovese se ne sta in posa paziente davanti al fotografo.

Oh, poi bisognerebbe saper immaginare i colori del suo abito, quei tessuti sono in fantasie ricercate e particolari.

La damina ha anche le scarpette con i nastri così vezzosamente intrecciati.

Si appoggia alla balaustra e con raffinata eleganza regge un magnifico ventaglio.

La damina genovese fu ritratta dal bravo fotografo Sciutto nello studio di Piazza Fontane Marose.
Poi sarà divenuta una giovane donna affascinante e forse avrà ripensato con svagata tenerezza a se stessa e a quel giorno della sua infanzia.
Era un tempo lontano e lei era una damina genovese.

La barchetta dello Studio Sciutto

Ritorniamo ancora indietro nel passato, al tempo di certi lontani giorni d’infanzia.
Davanti al bravo fotografo Sciutto c’è un bimbetto genovese, i suoi amati genitori hanno scelto di farlo ritrarre ad una certa maniera e questo un giorno sarà un dolce ricordo di anni belli.
Eccolo lì, pare quasi che gli scappi persino un sorriso: ha i lineamenti regolari, gli occhi chiari e grandi accesi da una certa vivacità, ha una grossa ancora sul petto e un’altra più piccolina sulla manica della giacca.

Un figlio di Genova, un figlio del mare.
Di sicuro questo bimbo non proviene da una famiglia di pescatori, il suo entourage famigliare è certo benestante ed abbiente e lo scenario di questa fotografia è semplicemente ricostruito nello studio di Sciutto.
Capitava spesso, come già scrissi in precedenza, che i fotografi ricorressero a scenari di vario genere avvalendosi dei più disparati oggetti di arredamento: ecco così i cestini colmi di fiori e i giocattoli, le poltroncine e i divanetti.
Come già scrissi in passato ho appreso di queste usanze nel magnifico libro Vivere di Immagini curato da Elisabetta Papone e Sergio Rebora, su quelle pagine la dottoressa Papone offre al lettore un’ampia disamina di questi elementi e di quanto essi ricorrano nelle diverse fotografie di un medesimo fotografo.
E torniamo ancora al nostro bel bimbetto che se ne sta lì ritto vicino ad una barchetta con la mano posata con grazia sul remo.
Quella piccola imbarcazione ha un nome caro a me e anche a quel bambino lì: si chiama Zena.

A dir la verità appena ho veduto questo tipetto ho subito avuto l’impressione di trovarmi davanti ad uno scenario già noto.
E così sono andata a cercare tra le mie fotografie dello Studio Sciutto e ho potuto quindi constatare che la memoria non mi aveva ingannata!
Eccolo qui infatti un altro vivace virgulto vissuto in un tempo lontano nella Superba: la riga nel mezzo, una cima marinara tra le dita e tutta la vita davanti.

Così, accanto alla barchetta.
Forse un piccolo sogno per questi bambini, un gioco che richiamava onde, avventure, libertà, tuffi nel mare e reti colme di pesci.
Nel tempo di una diversa infanzia questa era la bella barchetta dello Studio Sciutto.

Una famiglia felice

Questo è il ritratto di una famiglia felice che in un giorno del passato giunse al cospetto del bravo fotografo Sciutto.
Una famiglia così a noi potrebbe sembrare molto numerosa, all’epoca in realtà era abbastanza comune avere diversi bambini tutti in scaletta.
Una famiglia è rifugio sicuro, calore, affetto e comprensione e si legge salda tenerezza nel volto di questa madre che qui vediamo accanto alla piccina di casa.
I folti capelli raccolti in una crocchia, gli occhi chiari, le labbra sottili e attorno a lei tutta la ragione della sua esistenza.

Le bimbe portano abiti candidi, hanno certi fiocchetti tra i boccoli e sguardi dolci e timidi e anche curiosi.
Stanno lì, garbate e obbedienti, con tutta la vita davanti.

Questa poi è una fotografia di grandi dimensioni e questo aiuta certo a cogliere i dettagli.
I piedini incrociati, le scarpette con i bottoncini e le calzine fantasia che con mio stupore sembrano straordinariamente moderne.
E il ventaglio tra le dita della mamma e le mani delle piccoline.

Una famiglia felice e fratelli maggiori saggi e responsabili, sempre affabili e pronti ad aiutare in casa.
E come si notano le somiglianze!
Una giacchetta, una maglia a righe e un futuro luminoso che non sai, è là ad attendere te con il suo carico di gioie e di sorprese.

E poi la gonna a quadretti che io immagino di delicati colori pastello, i guanti bianchi, gli anellini sottili alle dita, una grazia imparata giorno dopo giorno.

E poi la ritrosia e la meraviglia della più piccina.
E poi c’è sempre un fratellino vivace che fa i dispetti, vero? Eh certo, con quel sorriso lì.

Una famiglia felice, un istante passato, appena un ricordo fragile e sono io a conservarlo, è un privilegio per me.
Una famiglia felice e un padre solido e amorevole che si cura di ognuno di loro, protettivo tiene la mano sulla spalla della sua consorte e là tutti restano, nel tempo in cui erano tutti vicini e uniti.

Una mamma e i suoi bambini

Ogni volta che osservo una fotografia del passato mi sovviene spontanea una domanda: dove sono quelli che mancano?
Quelli che mancano sono in viaggio, sono lontani, sono in qualche modo irraggiungibili.
Oppure sono a breve distanza e semplicemente, per qualche ragione a noi sconosciuta, non sono entrati a far parte della fotografia.
Quelli che mancano, poi, sono tutti nell’intensità degli sguardi di coloro che sono stati immortalati nell’istante perduto che ci viene restituito da un immagine.
In questo caso, davanti al bravo fotografo Sciutto, ecco una giovane mamma con i suoi due bimbi, si notano con evidenza certe somiglianze nei tratti, nei lineamenti e nei morbidi ricci.
E doveva trattarsi di una famiglia agiata e benestante, non solo per la scelta del ricercato fotografo ma, a mio parere, anche per la ricchezza degli abiti della signora.
E non saprei dirvi davvero dove si trovasse in quel momento il capofamiglia, mi piace pensare che fosse lontano, forse in viaggio per qualche lavoro importante.
Chi manca è tuttavia sempre presente, in qualche maniera, nella memoria di quegli occhi grandi e spalancati verso il domani, nella tenerezza infantile di una bimba che con dolcezza se ne sta accanto al fratellino e alla mamma.

Nulla mai è lasciato al caso, immaginate il bravo fotografo che spiega ad ognuno come deve mettersi e tutti gli danno ascolto.
Così il maschietto tiene una mano sulla cintura e l’altra intrecciata a quella della sorella, la mamma regge invece un ombrello da passeggio.

Un momento fermi, un po’ di pazienza, non muovete la testa.
Niente sorrisi, mai.
E nel cuore e nella mente?
Ah, là da qualche parte, c’è un luogo segreto e sicuro dove sempre si trovano coloro che mancano nelle fotografie.