Tomba Faveto: la grazia dell’angelo

Nel silenzio e nel mistero così si staglia la figura gentile di un angelo dalle fattezze armoniose di eterea fanciulla, la creatura celeste così vigila sul sonno eterno di Luigi Faveto.
Ha sguardo colmo di purezza, i boccoli incorniciano il suo viso, gli occhi speranzosi e fidenti sono rivolti a Dio.

Austero è il volto di colui che qui riposa e che venne così effigiato nel marmo: i baffi importanti, l’espressione compunta, un ritratto probabilmente ispirato a qualche antica fotografia.

Il cippo, situato nel porticato superiore a levante del Cimitero Monumentale di Staglieno, è opera sempre mirabile del bravo Giovanni Scanzi e venne realizzato nell’anno 1888.
A percorrere con frequenza i porticati del Staglieno accade di saper ritrovare alcune caratteristiche proprie delle sculture di un determinato artista: gli angeli ragazzini di Scanzi sono per me sempre inconfondibili nella loro magnifica grazia.
Alla cara memoria di Luigi Faveto la moglie e il figlio dolenti posero, così si legge scolpito nel marmo.
E l’angelo con le sue ali frementi là rimane a custodire il luogo dell’ultima dimora di Luigi Faveto.

Le dita intrecciate, le labbra socchiuse, le parole sante e preziose.

Il viso bellissimo, la grazia assoluta, la lieve e mistica dolcezza di un angelo assorto in preghiera.