Un saluto da Via XX Settembre

Tic tac, tic tac, ripartiamo insieme con la macchina del tempo e ritorniamo nella parte alta di Via XX Settembre, proprio di fronte al magnifico palazzo progettato da Dario Carbone.
La vita ferve nella strada centrale della città, è tutto un andirivieni di gente e laggiù, in questa ampia e trionfale prospettiva, si nota la bellezza del Ponte Monumentale ideato da Cesare Gamba.

Incedono svelti gli uomini di affari diretti negli uffici, questa è gente che sa come far girare i soldi!

E chissà quale folla si trova all’ombra del porticato, alcuni di certo ammireranno le scintillanti vetrine dove sono in mostra le più recenti novità.

Cigola il carretto e si affretta una donna che con le mani regge una sorta di grembiale.
Ognuno segue il corso delle proprie incombenze quotidiane, in questo tempo che ci restituisce un frammento di vita di Via XX Settembre.

Così freme e palpita il cuore della Superba e così vi giunge un saluto da Via XX Settembre.

Sull’altro lato della strada ancora tutto scorre, un ragazzino con il cappellino messo per traverso cammina veloce, stringendo a sé un pesante fagotto.
Volge lo sguardo distante, verso un tratto di strada che noi non possiamo vedere, verso un futuro che possiamo anche noi immaginare.
In un giorno distante, in Via XX Settembre.

I custodi della bellezza di Via XX Settembre

Attraversando Via Settembre, in un giorno come un altro, vi potrebbe capitare di ammirare i custodi della bellezza della via: saldi e sicuri osservano dall’alto posando i loro benevoli sguardi anche su di noi.

Li incontrerete in quel tratto della Superba pensato e progettato come una Genova Nuova, moderna e vibrante come l’aveva saputa immaginare l’Architetto Cesare Gamba.
Tra i molti che contribuirono ad abbellire la nuova arteria cittadina ci fu anche l’Architetto Dario Carbone che progettò il civico 37, l’edificio sul quale ci soffermeremo in questa circostanza.

Un palazzo elegantissimo, in stile eclettico, caratterizzato dalla presenza di armoniosi bovindi e cioè quelle strutture aggettanti e chiuse da vetri che si ritrovano anche in altri edifici di Via XX Settembre.

E proprio alzando gli occhi verso l’alto si ammirano i sublimi custodi di questa bellezza.

Spettatori della vita di Genova che scorre inesorabile sotto i loro sguardi.

Sorridono lieti, nel salotto buono della città, paiono quasi intenti in un loro particolare chiacchiericcio mondano.

Complici e consapevoli, io non manco mai di alzare lo sguardo verso di loro.

Presenze rassicuranti e gradevoli che completano la prospettiva di Via XX Settembre.

Nella loro bellissima distanza paiono quasi custodire le memorie di tutto ciò che hanno veduto.
Ricordi quel giorno?
Rammenti la signora con il cappello elegante?
E quei due che questionavano qua sotto!
Ricordi il passato, la storia grande e quella poi più piccola?

Loro ci osservano da lassù, custodi della bellezza e del nostro passato, nell’armonia di Via XX Settembre.

Un tono d’arancio

Un remo che fende l’acqua e una magnifica quiete sullo sfondo.
Un volo distante di gabbiani, appena alcune voci tutto attorno.
E così sul mare un tono d’arancio che lento si allontana, seguendo un ritmo lieve.
Come una musica suadente, come un viaggio a lungo desiderato, come un discorso che trova il suo finale, come un amore eterno e per sempre ritrovato.
Piano, piano, scivolando sull’acqua, un tono d’arancio vivace.

Una bella edicola in Salita Inferiore di Sant’Anna

I passi della fede ci conducono nella nostra erta e silenziosa Salita Interiore di Sant’Anna, una suggestiva mattonata che da Portello si snoda fino in Corso Magenta.

Ripida, faticosa e tuttavia così ricca di fascino, Salita Inferiore di Sant’Anna custodisce la sua antica anima, in questa quiete è facile ritrovare la vecchia Genova.

E passo dopo passo si giunge al cospetto di una bella edicola.

È sita tra due finestre, tra due stanze che hanno ospitato cuori, speranze e desideri di generazioni di genovesi.
E qui, nella penombra di questa via, in questa edicola è collocata un’immagine sacra.

È arduo decifrare chiaramente il dipinto posto sotto la grata, di certo si intuiscono due figure femminili e potrebbero essere Sant’Anna e la Madonna.

La luce fende la bella salita, riscalda i muri dai colori d’arancio e biscotto.

In un incanto di quotidianità, antica devozione e panni stesi.

In questo tratto che riesco ad immaginare percorso da speranzosi fedeli che affidavano le proprie parole alla Vergine Maria e alla Santa madre di Lei.

Fermandosi davanti a questa edicola, nel tempo del sole e in quello del vento.

Alzando lo sguardo fiducioso e lieto.

Percorrendo Salita Inferiore di Sant’Anna in un tempo che sembra lontano e tuttavia ancora presente.

Antica saggezza latina in Via Assarotti

Scendendo per la nostra Via Assarotti, scenografica arteria ottocentesca che da Manin conduce a Piazza Corvetto, vi capiterà di ammirare magnifici palazzi con elementi decorativi di gran pregio.
Uno di questi edifici è certamente il civico 46 davanti al quale vi invito a soffermarvi.

Sovrastano il portone alcune sculture e nel marmo si leggono parole che rievocano una certa antica saggezza.

Sulla sommità si nota una minacciosa testa leonina.

E poi ancora due fieri grifoni sono posti a guardia del portone, mentre due fanciulli reggono con cura un elaborato cartiglio.

In un sapiente gioco di simmetrie e di proporzioni perfette.

E là, a lettere dorate, spiccano le seguenti parole.
Labor
omnia vicit
MDCCCXCIII

Una frase che letteralmente significa:
Il lavoro
vinse ogni cosa
Anno 1893 (e questo è naturalmente l’anno di costruzione dell’edificio).

La parole in latino che luccicano d’oro sul marmo costituiscono l’incipit di un verso di un’opera del poeta Virgilio.
La frase per intero è la seguente:

“Labor omnia vicit improbus, et duris urgens in rebus egestas”
“L’aspro lavoro vinse ogni cosa, e il bisogno che incalza nelle avversità.”

Georgiche di Virgilio (Libro I, versi 145-146)

Morbidi boccoli incorniciano i visetti perfetti dei due fanciulli.

E ancora, un volto femminile è così effigiato nella cornice di un’armoniosa conchiglia.

Così, con questa leggiadra perfezione, l’antica saggezza del poeta Virgilio ancora viene rammentata su un portone della nostra Via Assarotti.

Alla finestra nei caruggi

Alla finestra nei caruggi che si fa di bello?
Si ammira il panorama, naturalmente, osservando la vita che scorre.

E a dire la verità, da principio mi pareva che alla finestra ci fosse una statuetta, ferma e immobile.

E invece no! Si trattava proprio di un sontuoso e curioso felino nel pieno esercizio delle sue funzioni di attento osservatore.

Poi, da certe finestre, sono numerosissime le distrazioni, non si sa quasi da che parte guardare!

Uno sguardo a destra, uno a sinistra, sempre con una certa cautela.

In uno scenario genovesissimo, nel cuore della città vecchia.

Così, alla finestra, nei nostri caruggi, con tanta bellezza, ammirando altre bellezze della Superba.

Senza tempo

Senza tempo, in Via XX Settembre.
Senza stagione che termina, senza incertezza.
Con passo lieve, fidente e sicuro, sotto i portici delle shopping.
Il saio, i sandali.
Senza moda, con lo sguardo all’eternità.
Senza tempo, semplicemente.

Tre fratellini diligenti

Sono tre fratellini diligenti, così ci viene tramandata la loro immagine in una bellissima Carte de Visite del fotografo Rossi.
Vestiti alla marinara, compunti e composti, di fronte a loro i quaderni aperti e poi anche tutta la vita davanti.

E di ognuno di loro, in qualche modo, mi pare di intuire qualche piega del carattere, qualche dettaglio di una personalità che emerge da una piccola fotografia.
Il bambino sulla sinistra è il più vivace, lo si comprende da una sorta di malcelata sfrontatezza, quel guizzo nello sguardo che fa di lui una figura assertiva e predominante.

Invece ecco qua colui che mi sembra il più timido.
È un ragazzino studioso, taciturno, riflessivo, aiuta sempre i fratelli nei compiti, è rassicurante e affidabile.

Il più piccolo dei tre è il cocco di casa, bello come un cherubino osserva il mondo con meraviglia con i suoi occhioni azzurri spalancati sul futuro e con quel broncio che lo rende indimenticabile.

Sono tre fratellini diligenti, così ritratti nel tempo della loro infanzia, nell’età dei sogni e delle piccole felicità.

Esposizione Italo-Americana del 1892: fiori e profumi per Cristoforo Colombo

Nel giorno di Colombo e della sua straordinaria avventura, ritorniamo nel 1892, anno nel quale, in occasione dei 400 anni della scoperta dell’America, nella città natale del navigatore si tenne la grandiosa Esposizione Italo-Americana che comprendeva diversi eventi e manifestazioni che si dipanarono nel corso di diversi mesi dell’anno.
Questi fatti sono narrati con dovizia nel volume Cronache della Commemorazione del IV Centenario Colombiano edito a cura del Municipio in quel lontano 1892 e proprio da queste pagine emerge quanto sto per raccontarvi.
Ad aprire le numerose celebrazioni fu la prima festa colombiana che si tenne nello scenario incantevole del palazzo un tempo appartenuto ad Andrea Doria.

Nella fastosa cornice della magnifica dimora, in quei giardini che fronteggiano il mare della Superba, il Comizio Agrario allestì la Settima Esposizione Nazionale Italiana Floro-Orticola.
Intervennero tutte le principali autorità cittadine e anche un “numeroso stuolo di signore, la cui bellezza fiorente e lieta gareggiava col profumo e con le gaie tinte dei fiori.”

L’Esposizione venne inaugurata nel primo pomeriggio dal Marchese Gian Maria Cambiaso che, con solenne autorità e in qualità di presidente del Comizio Agrario, tenne il discorso di apertura.
Dopo di lui parlarono il prefetto Municchi e il Sindaco di Genova Barone Andrea Podestà, entrambi lodarono la grandezza di Colombo e la sua fierezza marinara, celebrata così nella dimora dell’Ammiraglio Andrea Doria.
Dopo i discorsi di rito, la folla degli ospiti scese nei fastosi giardini ad ammirare le magnifiche collezioni floreali, ad ornare il fronte mare era stato realizzato anche un porticato progettato dall’Architetto Luigi Rovelli.

Era un trionfo di anthurium e orchidee, c’erano piante e fiori di diverse specie, una meraviglia di gerani proveniva dalla Villa Pratolongo di San Martino d’Albaro e agavi e araucarie erano invece dei Fratelli Villa di Cornigliano Ligure.
Particolarmente ammirate furono le collezioni di rose del Cavalier Oneto.

Gli espositori provenivano da diverse parti d’Italia, ad abbellire lo scenario erano le serre in ferro della ditta Rey di Torino e Villa di Milano, c’era anche un sistema di riscaldamento fornito dalla ditta Zolla di Torino.
E oltre ai fiori freschi si ammiravano mazzi di fiori recisi, delicate corbeilles e corone, piante e piante essiccati adatti come ornamento per gli appartamenti.
La Società Ortolani e Coloni del Bisagno e il Signor Catto esposero una ricca collezione di ortaggi.
Fu un evento riuscitissimo che diede il via alle grandi celebrazioni che in quell’anno si tennero nella Superba.
Erano i giorni della favolosa Esposizione Italo-Americana del 1892 e nell’aria limpida di Genova si spandeva il profumo dei fiori in onore di Cristoforo Colombo.

In fondo a Via XX Settembre

Camminando ancora nel passato ci ritroviamo in fondo a Via XX Settembre o più precisamente nel primo tratto di Via Cadorna percorso così da alcuni amici.
Una sobria eleganza, i soprabiti sottobraccio, i sorrisi franchi e aperti in un momento così semplicemente condiviso.

Sono soltanto tre coppie di amici che trascorrono una giornata in allegria.
Le signore hanno tutte la pettinatura alla moda e certe borsettine a dire il vero poco capienti.
E non è questa l’unica mia fotografia nella quale sono ritratte coppie a passeggio in questo tratto del centro di Genova, presumo quindi che nei dintorni ci fosse un fotografo pronto ad immortalare certi momenti di una giovinezza felice.

Sulla destra si notano i mezzi pubblici e un ciclista intento a pedalare, sullo sfondo si vede la prospettiva di Via XX Settembre.

Era un giorno lontano, forse un giorno d’autunno.
Il futuro sembrava lieve e carico di promesse, mentre sei amici camminavano vicini, in quel tratto di Via Cadorna.