Sul cigno

I capelli chiari e sottili, lo sguardo vispissimo, le guance rosate.

In un giorno felice del tempo d’infanzia ecco una foto ricordo dei primi inizi della vita.
Credo si tratti di una bimba e la troviamo in posa nello studio di un bravo fotografo: osservate bene, c’è un cigno alle spalle della piccola creatura, è una sorta artificio creato ad arte per l’occasione.

Autore del ritratto in formato Cabinet è il fotografo Solza che aveva il suo studio in Salita Santa Caterina come si evince dal dorso della fotografia.

Un ritratto a suo modo insolito perché, a prima vista, parrebbe quasi che la bimbetta sia seduta sul cigno ma in realtà guardando con attenzione è chiaro che non è così.
Ci sono anche rami di fiori e foglie a confondere in parte l’osservatore, il cigno è parte della scena allestita dal fotografo.

Una maniera per lasciare agli orgogliosi genitori un ricordo affettuoso della loro creaturina.

Era un tempo d’infanzia.
Con una vestina chiaro, una collanina al collo, un sorriso ingenuo e fiducioso e ancora tutta la vita davanti.

Attraversando Piazza dell’Agnello

Ritornando a camminare nel caruggi attraversiamo insieme Piazza dell’Agnello che si trova nel groviglio di vicoli tra Via San Luca e Caricamento.

Ci racconta il solito impareggiabile Amedeo Pescio che il simbolo dell’agnello si diffuse maggiormente quando venne adottato nel sigillo del Governo del Capitano Guglielmo Boccanegra.
E in questa piazza, su una di queste antiche dimore, si trova proprio l’effigie dell’Agnello di San Giovanni Battista.

Nella nostra Piazza dell’Agnello.

Qui si trova il palazzo che fu dei Cicala, un edificio risalente al XVI Secolo e progettato da Bernardino Cantone.

In questi luoghi visse Lanfranco Cicala e una targa ci rammenta i suoi molti meriti.

Custodiscono la dimora due aggraziate figure femminili che sovrastano il portone.

Ancor più in alto, sbiaditi dal tempo, si scorgono raffinati affreschi.

E austere figure sono a guardia delle finestre.

Le colonne sono finemente decorate con fregi che rammentano eroiche battaglie.

Ecco una testa di Medusa.

E altri simboli e sculture marmoree che abbelliscono queste colonne.

Il cielo sa essere una radiosa promessa sopra queste svettanti e antiche dimore.

In questo angolo della Superba custodito da virtuose creature.

Nel cuore antico della città, in Piazza dell’Agnello.

11 Settembre 1911: un mugugno in Via Colombo

Ritornando a camminare nel passato di Genova ci imbattiamo, ancora una volta, nel legittimo scontento di un lontano genovese che tenta di far valere le sue ragioni.
È il giorno 11 Settembre 1911 e sul quotidiano Il Lavoro viene pubblicata la lettera di un anonimo cittadino che, esasperato, ha preso carta e penna e si è rivolto al suo quotidiano di fiducia per far sentire la sua voce.
Il povero signore è un abitante di Via Colombo e non ne può veramente più della situazione che deve sopportare e quindi chiede l’intervento delle competenti autorità.
E qual è il problema? Ah, è presto detto! Le osterie, certe osterie e i loro esercenti!
Lor signori farebbero bene a rammentarsi che in Via Colombo ci abitano dei poveri cittadini che devo pur godere del meritato riposo e, a causa di certe osterie, è praticamente impossibile chiudere occhio!
E infatti, in queste sere di settembre, le notti sono funestate da schiamazzi e canti di giovinastri avvinazzati, riporto testuali parole perché il signore in questione sapeva esprimersi con proprietà di linguaggio.
E per concludere, riferisce ancora il nostro lettore, è andata a finire che alcuni abitanti, non sopportando più detto fracasso, hanno persino lanciato secchiate d’acqua dalle finestre, ecco lì!
Accadeva in un giorno di settembre del 1911 e da questo nostro diverso secolo mando un caro saluto all’anonimo lettore con la speranza che qualcuno sia giunto in suo soccorso e che, finalmente, egli abbia potuto dormire sonni tranquilli nella sua bella casa in Via Colombo.

Di giorno in giorno

Di giorno in giorno, ora dopo ora, la vita si trasforma, tutto si evolve.
Di generazione in generazione, dagli adulti ai ragazzi c’è un cambio di passo e in questo modo una semplice fotografia in formato Carte de Visite ci narra lo scorrere del tempo, il passaggio del testimone e la consegna della fiducia.
C’è un ragazzino, è poco più che un adolescente, ha l’espressione molto seria e consapevole, pare che sappia di dover diventare grande.
Lui porta una divisa, probabilmente quella della collegio dove studia, il luogo nel quale si formerà e crescerà.
La mano sinistra del ragazzo è posata sulla spalla dell’uomo che gli è accanto, una persona per lui importante, forse il padre o forse lo zio.

Per lui è un punto di riferimento, una persona che sa indicare la strada e sa anche dire quali siano i passi da compiere.

E il legame è assoluto e inscindibile, rimarcato da quelle mani che si stringono in un gesto che racconta affetto, vicinanza, cura.

Nulla è lasciato al caso, non sono improvvisate le posizioni dei piedi, non è casuale il drappo caduto sul tappeto.

La bella Carte de Visite e una mia recente acquisizione, la fotografia è opera di Alfred Noack che la realizzò nel suo studio di Vico del Filo.

È il ricordo di un nuovo inizio, di un affacciarsi alla vita e al futuro con il cuore colmo di speranza e con la forza della giovinezza.
Di giorno in giorno, ora dopo ora, verso il domani.

Vertigo a Genova

A Genova c’è una scala leggendaria, una scala che leva il fiato solo alla vista.
Una meraviglia di gradini che si perde in un’ellisse, uno scalone che si trova in un pregiato edificio in stile liberty nella nostra Via XX Settembre.
E se varcherete quella soglia alzando lo sguardo sopra di voi vedrete una vertigine scalini efficace come una musica potente.

La scala, come è noto, è quella dell’elegante Hotel Bristol Palace edificato nel 1905.

E così gli ospiti dell’Hotel possono lasciarsi meravigliare dalla bellezza di questa struttura straordinaria.

Con le sue ringhiere in ferro battuto la scala sale inesorabile come un vortice, sovrastata da una splendida vetrata.
L’ Hotel Bristol Palace annovera molti celebri ospiti, da D’Annunzio a Montale, da Nureyev a Vittorio De Sica e molti altri ancora.
E tra le celebrità che soggiornarono negli spazi mirabili del Bristol c’è anche il maestro del brivido, Alfred Hitchcock.
L’acclamato regista fu tra gli ospiti dell’Hotel Bristol Palace e si narra che la scala dell’albergo fu la sua ispirazione per la realizzazione della celebre scena della scala del campanile per il suo film Vertigo, la donna che visse due volte con Kim Novak e James Stewart.

Sei piani di stupore e vertigine, una scala ellittica che è una toccante suggestione, una meraviglia per lo sguardo.
Vertigo a Genova, in Via XX Settembre.

Settembre in Galleria Mazzini

Settembre in Galleria Mazzini è come una promessa mantenuta.
Una prospettiva cara e genovesissima, una passeggiata lenta e quieta in questa eleganza ottocentesca.
I tavolini dove sedersi a gustare qualcosa di buono, le vetrine da ammirare, un tempo che ci appartiene.
E la trionfante bellezza degli antichi lampadari che sono il complemento naturale di questa magnifica parte di Genova tanto amata da tutti noi.
Settembre in Galleria Mazzini è un nuovo inizio, una nuova stagione cittadina ancora da vivere.

Tre cuori

Loro sono tre.
Tre cuori, tre sorrisi, tre speranze.
Tre volte il futuro, la vita, la felicità.
Loro sono tre, ritratti con il consueto talento dal fotografo Ernesto Rossi.

La Carte de Visite ha anche la sua delicata busta nella quale riporla, una piccola rarità che non si sempre si riesce a trovare.

Loro sono tre.
Tre visetti felici, tre sorrisi, tre testoline di ricci, tre sguardi affacciati sul mondo.
Così vicini, nel tempo dell’infanzia, con tutta la vita davanti.

Una meraviglia nascosta in Via di Porta Soprana

Camminando per la città vecchia lo sguardo trova sempre inaspettate meraviglie.
E in un luogo che non avresti mai immaginato, varcando un portone, si rimane stupefatti davanti a un magnifico ninfeo di superba beltà.

Ci troviamo in Via di Porta Soprana, in questa parte storica e misteriosa della nostra Genova.

Varcando il semplice portoncino del civico 5 ci attende appunto l’autentico stupore.

A sinistra una scala, sulla destra invece si va verso una piccola corte.

E oltre ad un raffinato cancello svetta il dio del mare.

Egli presidia questa raccolta corte interna.

E sovrasta un ninfeo dove un tempo zampillava acqua cristallina.

Sulla vasca è posto un mascherone.

Il dio Nettuno è così raffigurato nella sua possanza.

Fieramente posa il piede su un docile delfino.

Austero signore dei flutti e delle tempeste.

Sul lato opposto si ammira un armonioso loggiato.

E sopra di voi c’è rettangolo di cielo azzurro.

La statua è stata restaurata con la giusta cura.

Saggio e potente ci appare Nettuno.

Dio degli abissi, dei pesci fluttuanti, della spuma salmastra.

È il fascino ininterrotto del mito che continua ad ammaliarci anche ai giorni nostri.

Salendo le scale che avete veduto in una foto precedente così si ammira la magnifica corte dall’alto.

In Via di Porta Soprana, dove si custodisce una meraviglia nascosta della nostra Genova.

Ritornando al Santuario della Madonna della Guardia

Ritornando al Santuario della Madonna della Guardia, in questo 29 Agosto nel quale i genovesi salgono devotamente al Monte Figogna dove Maria apparve al contadino Benedetto Pareto.
E la devozione è sempre stata sentita e commossa, i pellegrini salgono al Santuario e poi si fermano, tutti insieme, a far la foto ricordo sulla scalinata.
Abiti estivi, cappellini bianchi, la gioia nel cuore.

Bimbette timide, ragazzetti vivaci, un tempo che sfugge e sarà da trattenere nella memoria.

Mamme, zie, amici, devoti pellegrini ritratti tutti insieme in un frammento di vita.

Sullo sfondo, nell’ultima fila, c’è un prestante giovanotto con la sigaretta tra le labbra, a osservarlo penso che mantenga la stessa posa spavalda anche nelle fotografie balneari, non credete anche voi?

A breve distanza c’è il ragazzino con la maglietta a righe e la mano sul fianco, lui se ne sta un po’ distaccato dal gruppo, vicino alla colonna.

E si sorride con grazia, in questo tempo leggero e piacevole trascorso in un luogo caro.

In prima fila, uno accanto all’altro i più piccini della compagnia.
Scarpette bianche, calzine corte, un cappellino tra le mani, braghette e abitini a fiori e sole negli occhi nel tempo d’estate, con tutta la vita davanti, al Santuario della Madonna della Guardia.

La musica dell’angelo

L’angelo e la sua musica, tra l’ombra e la quiete, con impalpabile leggerezza.

Collocato sotto il Porticato Semicircolare del Cimitero Monumentale di Staglieno l’angelo custodisce il sepolcro dove dormono il loro eterno sonno i membri della famiglia Campora.

A volte il sole vira e sfiora e illumina le ali grandi e possenti dell’angelo che così rimane nel suo mirabile e miracoloso equilibrio.

Figure scolpite adornano ulteriormente la tomba.

Sul marmo, in corrispondenza dei piedi della creatura celeste, è inciso il nome di Enrico Pacciani che realizzò la statua.

L’angelo ha il volto dalla bellezza sublime e perfetta così incorniciato da morbidi boccoli.

E suona una melodia eterna e irripetibile, è la musica della memoria e lì, sul suo strumento, è posto anche un tondo con un ritratto del defunto.

Così rimane, nella penombra silenziosa, custode dell’eternità e del ricordo.