Stad Amsterdam: un magnifico veliero nel mare della Superba

Svetta con i suoi alberi maestosi davanti ai Magazzini del Cotone un magnifico veliero: è il Clipper Stad Amsterdam.
La nave olandese di 76 metri è adibita alla formazione nautica ed è anche una nave passeggeri, così sono andata al suo cospetto proprio per ammirarla da vicino.

L’avevo notata, nei giorni scorsi, guardando il mare dal mio terrazzo.
E devo dirvi che mi pareva di averla già veduta anche se, in lontananza, non era certo riuscita a distinguere i dettagli.

La memoria non mi ha ingannato, il Clipper Stad Amsterdam era già venuto a Genova nel lontano 2015 e allora riuscii a vederlo solo da distante in quanto, come scrissi in questo post, era attraccato alla Stazione Marittima.
E come si dice, tutto arriva a chi sa aspettare, anche un maestoso veliero che ritorna così nelle acque della Superba.

A prua ecco la sua magnifica polena che con i naviganti sfida il mare e le sue onde.

Le geometrie del porto, per me, sanno essere autentica poesia, ancor di più quando si ritrovano giochi di simmetrie rari e straordinari come questi.

Resta sul placido mare il maestoso veliero.

In una delle mie più amate prospettive genovesi: in questo tratto del porto, quando infuria il gelido vento d’inverno, quasi si barcolla e si fatica a mantenere l’equilibrio.
Nel tempo d’estate spira appena una brezza leggera che sfiora le cime, le barche, le bitte e accarezza la superficie dell’acqua.

Deve essere un’emozione grande vedere questo veliero solcare le onde a vele spiegate e sospinto da favorevole vento.

Così si staglia il veliero Stad Amsterdam nell’azzurro di giugno.

In attesa di prendere il largo e di abbandonare la terra.

Così si ammira, nella sua maestosa bellezza, il veliero Stad Amsterdam nel mare della Superba.

Piero Tafur: descrizione di Genova nel 1435-1436

Questo è il diario di bordo di un viaggiatore, lo scrittore spagnolo Piero Tafur che vide Genova nel 1435-1436 e la descrisse lasciando ai posteri la memoria di ciò che vide e lo impressionò.
Il brano in questione è riportato in lingua originale con traduzione a fronte nel preziosissimo libro “Genova medievale vista dai contemporanei” della Professoressa Giovanni Petti Balbi e edito da Compagnia dei Librai.
Incontriamo così il nostro viaggiatore che giunge nella Superba via mare da Savona e pare lasciarsi affascinare dal panorama:

“… ce ne andammo lungo la riviera di Genova che sono 40 miglia fino alla città, la cosa più bella al mondo a vedersi: a chi non la conosce sembra che sia tutta una città tanto è popolata e ricca di case.”

L’ingresso nel porto della città è reso gradevole da una buona accoglienza, la prima meta del nostro Piero è il Santuario di Coronata, egli scrive di aver promesso di recarsi là durante una minacciosa tempesta che li aveva sorpresi durante la navigazione.
E così, da insolito turista di un secolo tanto lontano, il nostro visitatore descrive Genova in una maniera che sappiamo riconoscere:

… tutte le case sono torri di quattro o cinque piani ed anche più; le strade sono strette e molto difficili gli ingressi…”

E se la terra è povera e non così prodiga dei suoi frutti i genovesi hanno dalla loro parte un forte senso della laboriosità e se ne vanno in giro per il mondo procurandosi tutto ciò che a loro occorre.
Luccica nel porto della città la fida Lanterna che guida i naviganti, il nostro nomina anche l’antica Torre dei Greci che serviva ad agevolare l’ingresso nel porto.
Tutto questo, scrive l’autore, è stato realizzato con grande dispendio di denaro.

Joinville – Ingresso del Porto di Genova
Opera esposta alla Mostra La Città della Lanterna a Palazzo Reale di Genova

Il viaggiatore scrive inoltre che a Genova ci sono molte ricche e belle chiese e non manca certo di citare la Cattedrale di San Lorenzo e il Sacro Catino in essa custodita, la reliquia portata dalla Terra Santa dal nostro Guglielmo Embriaco ricorre spesso nelle memorie degli antichi visitatori.

Di Genova e della sua gente scrive ampiamente il nostro Piero Tafur e sottolinea l’industriosità e l’abilità nell’acquisire ricchezze e conquiste, cita Chio, Metellino, la città di Famagosta e Pera.
Le donne di Genova sono poi molto virtuose ed attente, di rado le vedove si sposano nuovamente e se lo fanno è con grande vergogna.
Molte sono le lotte che Genova dovette affrontare, il nostro narra di conoscere le vicende di Opizzino di Alzate  avvenute proprio mentre Tafur era in città e dice anche di aver veduto il carcere della Malapaga.
E più di tutto, a colpire l’attenzione dello straniero è il carattere dei genovesi: dice che essi sono molto industriosi e hanno pochi vizi, la loro tempra è data anche dalla terra in cui vivono.
Inoltre sottolinea che, sebbene siano ricchissimi, sono gente con un buon senso della misura e cercano di evitare gli eccessi del lusso oltre il consentito, ben consci che altrimenti dovrebbero pagare delle belle somme e qui l’autore si riferisce alle antiche leggi suntuarie in vigore nell’antica Repubblica, tali leggi andavano appunto a tassare i lussi.
Genova di gente di mare e di fieri condottieri, così descrive i genovesi Piero Tafur, così la gente di questa città rimase impressa nella sua memoria:

“È gente molto potente sul mare; soprattutto le sue carrache sono le maggiori del mondo e se non fosse per i grandi dissidi che fa tempo antico hanno avuto ed hanno oggi tra di loro, il il loro dominio si sarebbe esteso di più nel mondo.”

Guardando lontano

Vi porto con me, davanti al mio orizzonte.
In un luogo magnifico e speciale, sulla Piazza di Oregina, nello spazio antistante al Santuario di Nostra Signora di Loreto.
C’è un belvedere, ci sono le panchine e tutta Genova è ai vostri piedi.
Qui, in questo luogo, il 10 Dicembre 1847, dopo 101 anni dalla cacciata degli austriaci, il giovane e audace Goffredo Mameli condusse un folto corteo di cittadini a ringraziare la Madonna per la liberazione della città dal nemico e nella circostanza tutti loro dimostrarono quanto fossero uniti nel desiderare una sola nazione.
Qui, nell’aria fresca di un lontano inverno, per la prima volta risuonarono le note e le parole di quel Canto degli Italiani che diverrà nostro inno nazionale.
Lo sguardo si perdeva lontano, con coraggio e fiducia.
Davanti al mare luccicante per i raggi del sole che battevano sui tetti di ardesia, sui caruggi, sugli abbaini, sui visi speranzosi, sul profilo della Lanterna.
Semplicemente così, guardando lontano.

Le magie delle nuvole di novembre

Questa è la stagione del tempo mutevole, delle serate più brevi, delle variazioni rapide e improvvise, degli incanti da cogliere nel labile spazio di qualche attimo che poi svanisce.
E l’altro giorno sull’orizzonte si stagliava una nuvola leggera e soffice, armoniosa come una bella musica e lieve come una trina delicata.

E poi, tutto ad un tratto, la nuvola aggraziata ha preso a trasformarsi e nell’azzurro genovese è apparso un minaccioso dragone.
Io non sono tanto incline a vedere forme immaginarie nelle nuvole ma in questo caso, oh, era evidentissimo!

Il grande dragone sovrastava così il porto della Superba.

E là è rimasto, sembrava quasi che avanzasse facendosi sempre più temibile.

Poi, tutto è bene ciò che finisce bene, si dice così, no?
E infatti lentamente si è dissolto svanendo nel nulla e dopo qualche tempo altra leggerezza ha preso il suo posto in cielo.

E poi ancora è scesa la sera e l’azzurro si è coperto di nubi così trafitte dai raggi del sole.

Una bellezza d’autunno, di grigio e celeste e di evanescente argento.

Sono le magie delle nuvole di novembre, tra cielo e mare, in una sera di Genova.

Luce sul mare

Luce sul mare che così cade, accolta nell’abbraccio dell’acqua.
Fluttua leggera, brilla e mai si posa.
Lieve si dissolve appena in sfumature di rosa e di oro.
Luccica in lontananza e freme, vibra, si confonde e scivola via, sospinta da propizia brezza marina.
Luce sul mare, così diffonde il suo chiarore sui pensieri e sull’orizzonte del tempo che verrà.

Riflessi genovesi

Sono riflessi genovesi, sul mare calmo, dal Porto Antico alla Darsena.
Sono note di bianco, di blu e di celeste e colori che si mescolano a voci e suoni della città e del porto.

Tremula acqua luccicante sulla quale dondolano le barche.

Sono riflessi genovesi di un luogo dove amo sempre ritornare, cercando la Lanterna, le catene dei pensieri e dei desideri.

Sono riflessi genovesi e arancio acceso, davanti al Galata Museo del Mare.

E barche di pescatori, vivaci e allegre, raccontano l’avventura delle onde e del salmastro.

E il riflesso di un gozzo e diverse tonalità di verde e di azzurro.

Sono riflessi di Genova, un orizzonte familiare, i colori e i profumi di casa.
Il galeone, linee di barche, luccicante blu e cielo celeste e riflessi genovesi, una mattina di settembre al Porto Antico.

E ti ritrovo così

E ti ritrovo così, con la tua aria calda di settembre, il cielo che sfuma dal celeste al rosa.
E mentre le finestre delle case si illuminano una dopo l’altra, io ancora ti ritrovo con il tuo porto luccicante di luci, le navi, i traghetti delle vacanze: si parte e poi si ritorna, ancora su questa riva.
E ti ritrovo così e ti guardo dal mio terrazzo e aspetto la sera che scende e so che ancora è tempo di maniche corte e di abiti leggeri, in questo scorcio d’estate genovese.
E ti ritrovo così: brilla la Lanterna, tranquillo è il mare e magnifica sei tu, mia amata Genova.

I colori di Salita alla Spianata di Castelletto

Chi visita Genova non può certo privarsi del piacere di scoprire le sue creuze che si dipanano tra le case svettanti e regalano bellezze inaspettate, noi che abitiamo in questa città impervia percorriamo le nostre creuze per abbreviare i percorsi e arrivare così alla nostra meta.
Salita alla Spianata di Castelletto è una delle mie creuze, da Salita San Francesco sale fino a Spianata e sbuca dal lato dell’ascensore di ponente.
E da lassù così si ammira Genova e la sua Lanterna tra le case che si affacciano sulla salita.

È una creuza ampia e ha pure una certa pendenza.

Così vivace nella luce che la rischiara.

E ha tutti questi colori: il mare e il cielo limpido, rosso e giallo delle case e toni biscotto e mattoni sui quali si posano i passi.

E ardesie, tetti e altezze.

Queste sono le bellezze vere della città in salita.

E terrazzini, comignoli e ancora cielo della Superba.

E piante alle finestre, luce che incontra l’ombra e persiane verdi.

E una magnifica vertigine da scoprire nella sua meravigliosa semplicità: le nostre creuze sono silenzio, quiete antica, e diverse sfumature di Genova.

Così si scende, in pochi minuti: a pochi passi da qui si raggiungono Piazza delle Meridiana e Via Garibaldi.

È solo una semplice creuza ma è una delle mie creuze, l’ho percorsa infinite volte.
E i suoi colori sempre mi incantano, fra i toni di mattoni e di rosa di Salita alla Spianata di Castelletto ritrovo l’anima di Genova e la sua vera e autentica essenza.

Genova e la caligo

La Superba come sempre, non smette di stupirci e una volta di più ci ha meravigliato l’altra sera quando, nel tardo pomeriggio, una fitta coltre nebbiosa ha avvolto la sua costa, il suo porto e i suoi tetti.
La nebbia di mare si chiama caligo ed è un fenomeno meteorologico che talvolta si verifica ma io davvero non lo avevo mai veduto per un tempo così prolungato.
E così intorno alle 18 di mercoledì appena si intravedeva la punta della Lanterna.

Ho atteso fiduciosa e speranzosa di veder luccicare le luci del porto nella nebbia ma la caligo, spessa e persistente, è rimasta a sovrastare la Superba per tutta la notte.

E il mattino,dopo, con mia meraviglia, ancora avvolgeva ovattata la città.


Noi liguri non ci siamo abituati, la caligo ha così suscitato in nostro autentico stupore.
Poi, piano, sono emersi gli edifici, laggiù in lontananza.

Ed ecco la Lanterna, ad un tratto l’ho veduta stagliarsi tra la nebbia che si dissolveva.

E sono riapparse le gru, sospese in questa inconsueta dimensione.

Di Genova non si smette di innamorarsi mai, anche quando si lascia appena intuire.

E poi ho veduto le navi, lente scivolavano sull’acqua.

In uno spettacolo insolito, stupefacente e a suo modo straordinario.

Piano piano la caligo è poi svanita, si è ritratta, perdendosi nel chiarore del giorno e lasciando così il porto e i suoi moli e la nostra Lanterna sotto la luce rigenerante del sole.

Camminando sotto la pioggia

E sono andata a camminare sotto la pioggia, davanti al mio mare.
E davvero non c’era nessuno.

C’era la pioggia e c’era il suono del mare.
E le panchine vuote, tutto questa aria salina fresca e vitale.

E ho camminato, immersa nei miei pensieri mi sono fermata a guardare le navi, con la testa ai viaggi veri e alle metafore dei viaggi.

In un bagliore di luci e di dolcezze della sera.

E poi laggiù, fino alla mia amata isola delle Chiatte dove sempre vado a rincorrere i tramonti.

Dondolando sull’acqua, nella prima sera di dicembre.

Mentre ancora brilla il porto della mia città e ancora luccica la Lanterna.

In una sera di Genova e di pioggia.