Grigio e azzurro di giugno

Era una di quelle mattine di giri nei caruggi e di bancarelle al mercatino.
Era uno di quegli orari ancora silenziosi e c’era poca folla in giro.
Alcuni turisti con cartina, pantaloncini corti e zainetto: chiacchiere e programmi per la giornata alla scoperta di una città nuova.
C’era un sole brillante e poi, ad un tratto, si è alzato improvviso un vento potente che ha portato certe nuvole inquiete.
E così ho pensato che sarebbe arrivata la pioggia e mi sono diretta verso casa.
E c’era nel cielo chiaro questa vaghezza di nuvole grigie e poi davanti a me camminava lei, con il suo passo sicuro e tranquillo, il vento smuoveva il suo velo e non c’era un solo colore fuori posto ed era tutto grigio e azzurro di giugno e di Genova.

Le magie delle nuvole di novembre

Questa è la stagione del tempo mutevole, delle serate più brevi, delle variazioni rapide e improvvise, degli incanti da cogliere nel labile spazio di qualche attimo che poi svanisce.
E l’altro giorno sull’orizzonte si stagliava una nuvola leggera e soffice, armoniosa come una bella musica e lieve come una trina delicata.

E poi, tutto ad un tratto, la nuvola aggraziata ha preso a trasformarsi e nell’azzurro genovese è apparso un minaccioso dragone.
Io non sono tanto incline a vedere forme immaginarie nelle nuvole ma in questo caso, oh, era evidentissimo!

Il grande dragone sovrastava così il porto della Superba.

E là è rimasto, sembrava quasi che avanzasse facendosi sempre più temibile.

Poi, tutto è bene ciò che finisce bene, si dice così, no?
E infatti lentamente si è dissolto svanendo nel nulla e dopo qualche tempo altra leggerezza ha preso il suo posto in cielo.

E poi ancora è scesa la sera e l’azzurro si è coperto di nubi così trafitte dai raggi del sole.

Una bellezza d’autunno, di grigio e celeste e di evanescente argento.

Sono le magie delle nuvole di novembre, tra cielo e mare, in una sera di Genova.

Diverse sfumature di bianco

E poi diverse sfumature di bianco e di estate in Val Trebbia e di rose che dondolano nell’aria tiepida contro il cielo limpido.

Mentre il vento sospinge il bucato in una danza gentile.

Bianco di gigli, simbolo assoluto di purezza.

Bianco di teneri petali sui quali si posa la farfalla leggera.

Diverse sfumature di questo candore di margherite assetate di luce che si aprono al sole.

E ancora bianco di luce abbacinante che inonda nobili fiori odorosi.

Bianco lucidato da brezza fresca, bianco di lenzuola e profumo di Sapone di Marsiglia.

Bianco di nuvole lievi che attraversano il cielo e bianco di rose, candide e meravigliose in un giorno d’estate a Fontanigorda.

Il mare e la creuza

Laggiù, in fondo alla creuza.
Laggiù in realtà c’è una ripida sinuosità di mattoni e poi una curva e poi la discesa conduce verso la zona di Carbonara e dell’Albergo dei Poveri.
In questa prospettiva una geometria di muri pare racchiudere la solitaria bellezza di questo semplice tratto di Salita Inferiore San Simone mentre un albero spoglio si protende verso il sole.
E questa è davvero una delle anime di questo mio quartiere arrampicato sulle colline, con i suoi corsi ampi e luminosi.
Poi, in un punti diversi, in Circonvallazione a Monte tante sono le creuze da percorrere e grazie alle quali in pochi minuti puoi raggiungere il centro.
E allora vedi ombra e luce che cade di traverso e cielo chiaro e qualche nuvola leggera e laggiù il mare.

Quanti cieli

“La nostra è un’epoca essenzialmente tragica, così ci rifiutiamo di viverla tragicamente. C’è stato un cataclisma, siamo tra le rovine, incominciamo a costruire nuovi piccoli habitat, ad avere nuove piccole speranze. È un lavoro piuttosto duro; adesso non c’è una strada scorrevole che porti al futuro: bisogna scavalcare gli ostacoli o aggirarli.
Dobbiamo vivere, non importa quanti cieli ci siano crollati addosso.”

David Herbert Lawrence – L’amante di Lady Chatterley (1928)

Rosa d’inverno

È rosa d’inverno e così ravviva l’ora del tramonto in Spianata Castelletto.
È rosa d’inverno in una sera di aria fresca e frizzante.
È rosa d’inverno, brillanti si accendono le luci che rischiarano il cammino.
E si resta là, ad ammirare il porto e le navi, a immaginare nuovi viaggi e nuovi approdi.
Mentre un ramo spoglio così si staglia tra le nuvole leggere: tornerà a vestirsi di germogli e di tenere foglioline, secondo il ritmo consueto della natura.
È il gioco del tempo, la vita che sempre ritorna e che ancora ci sorprende nella lievità di questo rosa d’inverno.

Un terrazzino tra le nuvole

È un terrazzino del mio quartiere, abbarbicato lassù sul tetto di palazzo di Circonvallazione a Monte.
Tra le ardesie, i comignoli, così si staglia in una lucentezza di nuvole.
Il luogo perfetto per cercare il sole che si tuffa nel mare in queste sere d’inverno e il fascio di luce della lanterna che luccica in lontananza.
Un terrazzino su un tetto è un angolo magico e prezioso dove far crescere il rosmarino odoroso e la salvia profumata, dove le rose sbocciano gentili nel tempo di maggio.
In quel terrazzino lassù si può sognare, leggere, fantasticare e ridere e poi addormentarsi al sole nella bella stagione, ascoltare il canto del vento e svagarsi a cercare altri tetti e altri terrazzini.

E così quando passo da quelle parti il mio sguardo cerca sempre quella ringhiera, quella prospettiva, quella vertigine lassù.
Un semplice terrazzino: a volte perduto in una vaghezza incerta che preannuncia la pioggia, a volte sovrastato da nubi maestose e candide.
E anche questa, a modo suo, è una delle magie di Genova: un terrazzino tra le nuvole.

La speranza

La speranza, il suo tono è tenue celeste.
Dolce e rasserenante speranza che offre allo sguardo orizzonti sconfinati.
Il suo suono è come il ritmo di un’onda che piano si frange ma sempre ritorna e mai abbandona la riva.
Viva speranza che dona respiro e lenta si posa come luce radiosa sul mare e così conforta e consola.

Nuvole di ottobre

Sono nuvole d’autunno, così sono arrivate sovrastando il mare nel bagliore di questa luce ottobrina.
Tra sfumature rosate, inseguendosi nel cielo di Genova.

Nel riflesso del sole che lento si posa e ci saluta dipingendo così le nostre nuvole.

Sono nuvole d’autunno, diverse una dall’altra.
Alcune, più lontane, mantengono il loro latteo biancore e quasi paiono posarsi delicate sulla costa.

Altre si squarciano nella luce d’arancio che tratteggia i loro contorni.

Sono nuvole inquiete e gloriose, così mutevoli e magnifiche.

Lievi come in un dipinto impressionista.

Si levano dietro il campanile della Chiesa della Madonnetta e fluttuano nel cielo con la loro straordinaria leggerezza.

Di rosa e di metallo come la pioggia d’autunno, così uniche ed evanescenti, non se ne vedrà mai più una uguale.
Ci saranno altre nuvole, altre emozioni, diverse suggestioni.

E allora là si rimane, ad ammirare il cielo di Genova e il suo spettacolo, fino a quando sul mare iniziano a luccicare le luci del porto e tutto sfavilla e ancora una volta il panorama muta e così ci incanta con le sue nuvole di ottobre.

Le nuvole più belle

Le nuvole più belle le trovo sempre qui, nel tempo d’estate a Fontanigorda.
Passano leggere nell’azzurro, restano sospese nel cielo, alcune vaghe si disperdono, altre incorniciano i monti all’orizzonte.

E paiono posarsi sulle vette, ancora esitanti sul loro viaggio e la loro meta.

Le nuvole più belle sono candide, gonfie, contrastano con il verde intenso dei boschi e con la freschezza acerba dei prati.

Restano nella prospettiva di una strada tortuosa, gloriose e magnifiche, dense di pioggia e di goccioline avventurose.

Vagano sui monti della Val Trebbia, sulle felci e sui castagni ondeggianti, sui ruscelli gorgoglianti e sulle foglie frementi al vento.

Rosee si illuminano nel chiarore del tramonto delle serate estive.

Le nuvole più belle scivolano via come portate da zefiro lieve, ruzzolano nell’azzurro nella bellezza dell’immensità.

Sovrastano i tetti rossi del paese, le casette bianche e le biciclette appoggiate ai muretti, i gatti addormentati, gli orti rigogliosi e le rose profumate nei giardini.

Le trovo sempre qui, in questo luogo così amato.
Le vedo scorrere nel cielo di Fontanigorda e mi fanno tornare alla mente certe amorose parole di Jules Renard che faccio mie: il mio paese è là dove passano le nuvole più belle.