Genova, 3 Ottobre 1273: il prezzo della virtù

Forse la virtù era la sua inclinazione o forse ciò che gli toccò in sorte fu per lui un sacrificio: non so davvero dirvelo, conosco appena un frammento dell’esistenza di questo genovese vissuto molti secoli fa.
Eppure, in qualche modo, l’ho immaginato.
Lo vedo aggirarsi per Genova, lui è un giovane uomo e si chiama Settimo.
Cammina per i caruggi, poco distante c’è il  mare solcato da avventurosi mercanti, percorre certi vicoli bui forse appena rischiarati dal fuoco di una torcia che arde.

Vicoli

Forse.
Cammina e passa davanti alle taverne delle città vecchia: questa è l’ultima sera.
Là dentro frastuoni e urla, in certi luoghi c’è un gran baccano, si beve per celebrare la vita e per scordare certe amarezze.
Si levano le coppe, immagino quelle persone con volti solcati dal tempo e mani inaridite dalla fatica, bocche sdentate e sguardi inebriati.
Dimenticano, dimenticano così ogni dolore.
E poi è ben noto, in certe bettole si incontra gente poco raccomandabile, Settimo lo sa, sa anche che per lungo tempo non correrà alcun rischio di imbattersi in certi manigoldi.
Scende la notte e poi risorge il sole: è mattina, la mattina del 3 ottobre 1273.
E Settimo si reca nel luogo convenuto, davanti al notaio Giacomo Mazucco: sarà lui a stabilire le condizioni per la concessione di un prestito.
Si tratta di 3 lire, cambieranno le sorti del giovane?
Settimo dovrà dare delle garanzie, in qualche modo: tra il resto rassicura il notaio, lui non ha le mani bucate e anzi ha una certa abilità nel gestire i soldi.
Tre lire, questo è il prezzo della virtù, se così si può dire: in cambio di questa somma Settimo si impegna a mantenere una promessa.
Per 10 anni starà lontano dalle taverne, gli è persino proibito fermarsi fuori dalla porta, non potrà bere vino acquistato e neppure offerto da altri.
Niente vino e niente vizi, il denaro non si sperpera e Settimo deve anche garantire che si asterrà dal gioco: una partita a dadi non gli è consentita, non può nemmeno giocare per mezzo di altri.
Tre lire, dieci anni.
E se per caso la tentazione fosse troppo forte cosa accadrebbe a Settimo?
Eh, sarebbero guai! Dovrebbe restituire il prestito sotto pena del doppio.

Dadi

Ora forse vi starete chiedendo in quale modo la mia strada abbia incrociato quella di Settimo.
Le vite degli uomini non sempre restano racchiuse nello spazio di tempo a loro concesso, a volte superano i propri confini e giungono fino a noi e si svelano così certi giorni lontani.
La mia visita all’Archivio di Stato per la mostra Tutti i Genovesi del Mondo mi ha portato regali preziosi, la Dottoressa Olgiati mi ha fatto dono di alcuni volumi, sono i cataloghi di 4 mostre, in questi libri sono raccolti documenti antichi che restituiscono frammenti di storie e di vite.
La vicenda di Settimo è narrata in Mercanti, gli uomini d’affari a Genova nel Medioevo, il documento che riguarda questo giovane è l’atto notarile stilato dal notaio Mazucco, la sua collocazione archivistica è la seguente: AS Ge Notai Ignoti 9, frammento 99.
E a quanto pare era piuttosto comune all’epoca esigere l’astensione dal gioco, nel testo sono riportate altre situazioni simili a quella che vi ho narrato.
E poi io ci ho messo la fantasia, l’immaginazione si accende davanti a certi scritti, ti fa vedere volti e persone che non hai mai incontrato.
E forse la virtù era nell’indole di Settimo.
O magari no e davvero lui quella sera si fermò davanti a una taverna e poté udire un frastuono di voci mentre il vino scorreva a fiumi.
Era una sera di ottobre del 1273 e quello era il prezzo della virtù: tre lire, dieci anni.

Libri

Volumi fotografati presso l’Archivio di Stato di Genova