Un istante di Via XX Settembre

Era un istante di Via XX Settembre.
Era un istante di gonne corte, di magliettine leggere e sandaletti, era un istante da fine della scuola e da trepidante attesa delle vacanze.
Era un istante di vetrine luccicanti e allegre di abiti estivi, di coni gelato e fiori in boccio, di gruppetti di ragazzine spensierate.
Era appena un istante di un pomeriggio di giugno e i raggi del sole si insinuavano sotto i portici disegnando curve e giocando con le colonne, in una perfezione davvero insolita e particolare.
Era un istante di giochi di luce e ombra, in Via XX Settembre.

Un giorno in Via XX Settembre

E ritorniamo ancora nel passato, con la mia macchina del tempo e con il suo inesorabile tic tac, tic tac.
È un giorno di un’epoca diversa, la nostra Via XX Settembre pare affollata e ognuno si dedica alle proprie faccende.
C’è un ragazzetto, lì sul marciapiede: si volta indietro e osserva incuriosito, lui davvero fretta non ne ha, ha tutto il tempo del mondo.
La sofisticata signora alle sue spalle, invece, incede apparentemente distratta con il suo abito elegante e il cappello scuro.

Ecco arrivare un moderno tram, lì accanto passano carri e carretti, è tutto un tumultuare di traffico e un continuo andirivieni e là sotto i portici i genovesi si fermano ad ammirare le vetrine, proprio come faranno anche coloro che verranno molti anni dopo.

La vita ferve, ride, fa rumore, si entusiasma, gioisce, la vita stupisce, sempre.
E in questo giorno qualunque del tempo passato, in Via XX Settembre, c’è il solito gruppetto di ragazzini, eccoli lì con le braghe al ginocchio, il cappello sulla testa, le calzette corte e tutta la vita da vivere.
Sullo sinistra si nota un pubblico ufficiale, forse è un vigile, sulla destra un uomo trascina un carretto, sullo sfondo si scorgono volti e figure.
La vita ferve, vive e fa rumore, sempre.

In un frammento di un tempo distante, in un giorno che è svanito eppure sembra presente, nella nostra Via XX Settembre.

Entrando nella Chiesa della Consolazione

Ci passiamo davanti di frequente, per i genovesi è facile trovarsi nei pressi della Chiesa della Consolazione di Via XX Settembre, l’edificio religioso racchiude al suo interno molte preziose opere d’arte.

Oggi vorrei mostrarvi il suo portale con i battenti in bronzo che sono piuttosto recenti, risalgono infatti agli anni ‘60.
Così si svela, in un gioco di luci e ombre mattutine.

Un tempo la Chiesa si affacciava su Via della Consolazione e quando al posto di questa strada fu edificata la nostra Via XX Settembre quest’ultima venne costruita ad un livello superiore rispetto a Via della Consolazione.
Per questa ragione per entrare in Chiesa da allora occorre scendere alcuni scalini.

Da sempre mi colpisce la bellezza di queste figure: i santi qui effigiati sono Sant’Agostino e San Tommaso di Villanova.
All’interno della Chiesa poi troverete la Cappella di Sant’Agostino e quella di San Tommaso di Villanova.

La luce si posa sulla curva delle ali dell’angelo, sui capelli mossi e sui tratti del viso così forti e decisi.

La sacra lettura, la preghiera, lo sguardo fisso sulle pagine, la mano sollevata in un gesto ieratico.

E i denari che scivolano verso chi si protende in cerca di aiuto e di soccorso.

La sacralità delle figure e la perfetta definizione dei dettagli di ogni vestimento.

La luce e l’ombra e una bellezza a suo modo per me straordinaria.

Se passate in Via XX Settembre soffermatevi anche voi ad ammirare questo portone: vi sono rappresentate la fede, la preghiera, la carità e la ricerca dell’amore di Dio.

 

Ancora in Via XX Settembre

E torniamo ancora, una volta in più in Via XX Settembre.
Sempre con la macchina del tempo che ci porta in quel tempo che a noi piace immaginare, senza nemmeno sapere se stiamo indovinando ma questo è anche il bello dei giochi di fantasia.
E così, in questo giorno di un anno lontano ci si incammina verso la più vibrante arteria cittadina, ricca di bei negozi e di palazzi fastosi.
C’è un certo verde urbano che noi non siamo abituati a vedere in quel tratto di strada antistante Piazza della Vittoria, deve fare anche un po’ caldo in questo giorno di un anno che non so: così sembra a giudicare l’abbigliamento del signore in primo piano, tuttavia le altre persone sembrano ben più coperte!

Che tempo diverso era questo!
Ecco le vetrine colme di abiti alla moda, gonne lunghe, maniche a sbuffo e vezzosi cappelli da signora.
C’è chi passa su una briosa macchina sportiva, che bellezza il vento che sfiora la faccia, che gioia l’ebbrezza della velocità!

C’è chi invece si mette in paziente attesa del tram, la vita è anche fretta, incombenze, persone che incontri, cose da fare, tram sbagliati e mete da raggiungere.

E così mi piace sempre ritornarci in questa nostra Via XX Settembre: ancora ogni volta diversa, ma sempre unica e speciale per noi genovesi.

9 Ottobre 1908: un nuovo servizio di automobili

Le innovazioni cambiano la vita e chissà quanto saranno stati curiosi quei genovesi del passato a leggere una certa notizia.
È il 9 Ottobre 1908 e con un certo compiacimento il cronista che scrive sulle pagine del quotidiano Il Lavoro racconta con accuratezza di dettagli la bella novità: presto Genova avrà un nuovo servizio di automobili.
Caspita, si tratta di ben venti vetture e nel giro di otto mesi saranno tutte a disposizione del pubblico.
Per iniziare tre di queste automobili sono già pronte per essere usate, si tratta di veicoli di gran lusso, eh.
Nessuna preoccupazione per gli chauffeurs, sono stati scelti tra i bravi guidatori che ci siano!
Oh, poi ovviamente le automobili sono dotate di moderni tassametri e quindi il costo del percorso verrà calcolato alla perfezione, sul giornale si legge che una corsa cittadina alla fin fine verrà a costare pure meno di 2 Lire.
E per celebrare questa importante novità si è pure tenuto un evento voluto proprio dal lungimirante imprenditore che ha intrapreso questa bella avventura.
Dunque, sono stati invitati 15 signori giornalisti, racconta sempre il cronista: costoro sono stati portati a fare un giro per la città su tre eleganti automobili e poi hanno terminato la giornata al Lido d’Albaro con un sontuoso banchetto e con uno spumeggiante brindisi con lo champagne.
Che fortunati, immaginatevi la gente che li ha veduti passare, tutti avrebbero voluto essere al loro posto!
Fino a ieri si andava con le carrozze a cavalli e poi il progresso cambia persino la quotidianità, che stupore la modernità!
Un motore rombante, l’ebbrezza di un viaggio automobile: provate a pensarci, è una cosa che a dirsi pare davvero straordinaria, non sembra anche a voi?

Vertigine di Via XX Settembre

Torniamo ancora nella nostra Via XX Settembre, da sempre per noi strada dello shopping con i suoi ampi portici sotto i quali è sempre piacevole camminare.
E là, nell’arteria cittadina che testimonia la più elegante e riuscita rivoluzione urbanistica genovese, gli edifici meritano una certa attenzione: sono opera di raffinati architetti e progettisti, riflettono il gusto di un’epoca che ricercava, a mio parere, una certa armonia.
E saliamo per Via XX Settembre, dirigiamoci verso De Ferrari e sul lato destro fermiamoci al civico numero 33.

Sono entrata in questo palazzo un po’ di tempo fa, soltanto per mia pura curiosità e la Superba, come sempre, anche questa volta non mi ha delusa.
Piano dopo piano, lassù, si svela uno straordinario gioco di sapienti geometrie.

Gradino dopo gradino, sali.
E poi ti guardi indietro e sotto di te così già vedi il mosaico del pavimento.

Si snoda ancora in questo modo quell’armonia di curve sinuose.

E scale, corrimano, una sequenza di proporzioni che paiono ripetersi con perfetta ritmicità.

E così, seguendo questo stupefacente candore che la luce sembra saper valorizzare sono arrivata fino in cima.

E da lassù ecco una vertigine assoluta, come in un vortice del quale si intravede il fondo, da lassù si inquadra perfettamente il disegno che trovate al piano terra.

Le cose cambiano, sempre, a seconda del punto di vista.

E là, bellissima, sorprendente e inaspettata ho veduto questa vertigine di Via XX Settembre.

Luglio 1910: bibite, campane e vicende del passato

Ogni estate ha i suoi fatti di poco conto che sono comunque rimasti impressi su certi fogli di giornali.
E andiamo così al mese di Luglio del 1910 e sfogliamo le pagine del quotidiano Il Lavoro, in Via XX Settembre i commercianti hanno un bel problema!
Che affare, dalla sera alla mattina qualcuno ha impiantato sotto i portici di Santo Stefano un bel chiosco dove si vendono bibite fresche.
Bel sistema, protestano gli esercenti, tutti sanno infatti che a poca distanza c’è un commerciante che avrebbe voluto aprire una delle sue botteghe per l’appunto ad uso bar e i signori del Municipio non hanno concesso il permesso.
Ecco lì, i negozianti pagano fior di affitti e tasse sonanti e poi dall’oggi al domani ti ritrovi un casotto messo lì e nessuno dice niente, non è proprio tollerabile!
Non tarderà ad arrivare la risposta con la precisazione che quel casotto risale a tempi remoti, c’era ancora prima che venisse costruita Via XX Settembre, figuriamoci, è stato solo spostato da un punto all’altro, tra l’altro è il sostentamento di un’affabile madre di famiglia e lì resterà con buona pace degli altri esercenti.

A proposito di bar, c’è pure un altro elettore che mugugna vigorosamente perché a Banchi hanno aperto ben due nuovi bar, non bastavano quelli che c’erano?
C’è poi un agguerrito gruppo di abitanti di Portoria che si premura di scrivere una bella lettera al direttore per protestare contro quello che viene definito senza troppi giri di parole il martirio delle campane di Santa Croce.
Possibile che i frati non capiscano?
I cittadini spazientiti concludono la loro missiva specificando che qualcuno dovrebbe far presente ai suddetti frati che l’indomito Balilla era un portoriano, ecco lì!

Non mancano poi le buone notizie, come ad esempio i numerosi intrattenimenti offerti dal Lido d’Albaro.
Dopo il Don Pasquale, infatti, è in programma il Barbiere di Siviglia, chissà quanti spettatori!
E poi ogni sera, fino a mezzanotte, si può far skating all’aperto, tra l’altro si può usufruire di un comodo servizio di vapori che partono da Ponte Federico Guglielmo e i tramways e le automobili sono in servizio fino all’una di notte.
E non dimentichiamoci poi che in questa briosa estate del 1910 in una calda serata di luglio sono anche in programma scenografici fuochi artificiali nel mare antistante il Lido.

Ci sono poi coloro che fiduciosi si affidano al buon cuore del prossimo: c’è una persona che ha smarrito un orologio d’argento nel tragitto tra i Bagni Strega e Via Madre di Dio, una genovese ha perso un braccialetto d’oro in Spianata Castelletto, un tale si è perso una coperta da cavallo e un altro chiede se qualcuno ha visto la sua scarpa in Ponticello.
Tutti loro affidano questi messaggi in bottiglia alle pagine del giornale sperando in un pizzico di altruismo e generosità.
Infine ricorderei una curiosa notizia meteorologica.
In una calda sera di questa estate del 1910 un furioso temporale si abbatte sulla città e una violenta grandinata con chicchi grandi come nocciole cade sui tetti di Genova, sulle alture e nelle zone circostanti.
Certo, se questo fatto fosse accaduto ai giorni nostri vedreste video girati da semplici e intraprendenti cittadini: accadde invece nel 1910 e così la notizia è solo riportata tra le pagine di un quotidiano.
Il temporale rinfrescò l’aria e regalò sollievo in quel tempo d’estate che sappiamo soltanto immaginare.

Il mare in Via XX Settembre

Forse non ve ne siete mai accorti ma davvero c’è il mare proprio in Via XX Settembre.
Salendo, oltre il Ponte Monumentale, sul lato sinistro di questa centralissima strada genovese fermatevi all’incirca in questo punto e alzate gli occhi verso l’alto e verso ciò che vi sovrasta.

Là, a presidiare il civico 26, è la possente figura di Nettuno che con i suoi turbolenti destrieri solca le acque del mare.
Al di sotto della sua figura, proprio nella parte sovrastante il portone, ecco ancora certi grandi pesci guizzanti.

Lassù, nell’arco del porticato, si possono poi ammirare anche certi fantastici abitanti dell’abisso, con mio stupore mi è accaduto di notarli soltanto di recente.

Sono creature che paiono muoversi seguendo il flusso inquieto delle onde.

Tra alghe, conchiglie e spuma frizzante che inesorabile si disfa contro la riva.

Sono creature dell’immaginazione e della fantasia.

Osservate poi con maggiore attenzione questa prospettiva di questo tratto di Via XX Settembre, qui tutto rievoca il mondo marino.

E lassù, nei pannelli che compongono il soffitto, è ancora un susseguirsi di guizzanti creature fantastiche attorniate da leggeri cavallucci marini con le code incrociate.

Infine i cavallucci marini sono presenti anche nella decorazione del mosaico di questo tratto di Via XX Settembre, là dove regnano le creature dell’abisso.

Settembre 1908: mugugni e cinematografi in Via XX Settembre

E ritorno a portarvi nel passato, cari amici, oggi ho qui per voi una notizia fresca fresca tratta dal quotidiano Il Lavoro del 13 Settembre 1908.
Dunque andiamo insieme a scoprire cosa è accaduto nella strada più centrale della città: Via XX Settembre è la via dell’eleganza fastosa e delle nuove architetture.
I genovesi che vivono in questo 1908 hanno veduto questa parte della città mutare radicalmente e divenire nuova e differente, la prospettiva dei palazzi di Via XX Settembre è una bellezza imperdibile e molto apprezzata da tutti.
E là, sotto i grandiosi portici della via, ecco altri regali della modernità: i cinematografi, che magnifica invenzione!
Tutto bene, quindi, direte voi.
Eh no, cari lettori, l’affabile cronista del celebre quotidiano esprime puntualmente il suo totale disappunto per ciò che ogni giorno si vede nella bella arteria genovese.
Ah questi cinematografi creano un certo disordine e un notevole trambusto che contrasta con l’eleganza della via, perbacco!
È tutto un tintinnare di campanelli e un rumoreggiare continuo, non parliamo poi delle maschere che fermano i passanti, per carità!
E quando poi finiscono gli spettacoli Via XX Settembre si intasa e non si riesce più a passare.
E accidenti poi a quei maledetti manifesti appesi qua e là, è uno sconcio inenarrabile e tra l’altro a volte sono pure sgrammaticati, che roba!

Ebbene, tutto questa caotica situazione è a dir poco indegna, scrive ancora il giornalista.
Dove sono finiti il buon gusto, il senso estetico e il sacrosanto decoro?
A tutto ciò si aggiunge un’altra novità e ne è colpevole il Cinematografo Moderno, tanto per parlar chiaro.
Allora, sapete cosa si sono andati ad inventare quelli del cinematografo?
Ah, bella roba, sul giornale si legge che quelli del cinema hanno impiantato nel loro locale a livello dei portici un carozzello incrociatore, così si legge sui manifesti.
Questo ambaradan di affare altro non è che una specie di giostra sgradevole e pure chiassosa, il giornalista non ha remore e la definisce senza riserve nel seguente modo: un cumulo di cassoni usati caracollanti su rotaie impiastricciate di robaccia puzzolente.
Ecco lì!
Il cronista conclude chiosando che andando avanti di questo passo, Via XX Settembre diventerà una sorta di fiera permanente con attrazioni di tal fatta e tanti cari saluti all’eleganza della principale strada genovese.
Io, da questo lontano 2020 vorrei mandare un affettuoso saluto al cronista e mi viene da sorridere pensando che i tanto deprecati e sgrammaticati manifesti oggi sono la gioia dei collezionisti dei nostri giorni, quando ne scorgiamo qualcuno su certe vecchie vecchie cartoline cerchiamo in ogni modo di decifrarlo e di capire cosa c’è scritto!
E non parliamo poi del carozzello incrociatore, caro signor giornalista, sarei più che felice di avere una fotografia di quell’ambaradan di cassoni!
Il tempo scorre ma Via XX Settembre è ancora una delle strade più amate da noi genovesi e la prossima volta che ci passerò di certo mi verrà in mente quella strana giostra del Cinematografo Moderno.

Le finestre nella Chiesa della Consolazione

Ritorno spesso alla Consolazione, ogni volta che mi trovo in Via XX Settembre è quasi inevitabile per me varcare quella soglia.
Questa chiesa racchiude infatti diverse opere d’arte, belle sculture di santi e dipinti di artisti come Domenico Fiasella e Domenico Piola.
È qui collocato anche lo splendido gruppo scultoreo della Madonna della Cintura, un capolavoro di grazia ed armonia.

La chiesa intitolata a Nostra Signora della Consolazione e San Vincenzo Martire è riccamente affrescata, sull’altare è sospeso un grande e antico Crocifisso ligneo, la chiesa così risplende sotto questi bagliori di oro brillante.
La bellezza e il senso di meraviglia per me sono spesso nei dettagli, occorre avere tempo per cercarli, lasciarsi stupire, restare semplicemente a guardare.
E poi ritornare ancora e meravigliarsi di nuovo, come la prima volta.

Accadde un giorno per caso, senza sapere cosa avrei veduto.
Ho alzato gli occhi verso l’alto e ho veduto una finestra: nella mistica bellezza della Chiesa della Consolazione, al termine della navata sinistra, lassù.
Voi lo sapete, io amo le finestre: le cerco quando si affacciano sul mare tempestoso o nell’angustia di un caruggio, quando ad abbellirle sono belle tendine o vasetti di fiori posati sul davanzale.
Le finestre della Chiesa della Consolazione, però, sono un racconto diverso e un diverso stupore: questa finestra è così serrata, ai suoi lati si notano due austere figure.

È così lo sguardo, si perde sui dettagli.
E poi provate a percorrere anche la navata destra e come me alzate gli occhi, se per un caso fortuito troverete la luce a baciare quegli affreschi resterete ancora più stupiti.
E qui la finestra aperta.
E fa capolino un giovane uomo che pare indossare l’abito degli Agostiniani.
Guarda verso il cielo, verso l’infinito e l’eternità mentre voi osservate lui.
Là, alla finestra, nella Chiesa della Consolazione.