Sulla Cattedrale di San Lorenzo

Molte sono le storie che si possono leggere sulla Cattedrale di San Lorenzo, restano scolpite nella pietra e nel marmo e ancora si svelano ai nostri occhi.
E così a volte ci soffermiamo ad ammirare i dettagli e sempre ritroviamo nuovi stupori.
Scendendo dal lato di Via San Lorenzo, ad esempio, alzate lo sguardo e noterete un marmo che ci restituisce la vicenda di San Giorgio.
Al di sotto si trova invece una statua della Madonna con Gesù e San Giovannino.

Eccolo il temibile drago, minaccioso sfida San Giorgio.

Il Santo nulla teme e così lo affronta, mentre il vento solleva il suo mantello.

E ancora una volta ritroviamo così l’episodio della vita di un santo caro ai genovesi e tante volte replicato sugli antichi portali della città, scolpito nella pietra o nel marmo.

Sulla nostra Cattedrale di San Lorenzo.

Dove si incontra lo sguardo dolce e materno di Maria.

E dove si staglia un prode cavaliere che un tempo sconfisse un terribile drago.

Nel cuore della città

La libreria dove vai a cercare nuove letture, avventure e poesie per ogni stagione del tempo e della tua vita.
Il negozio di cappelli che in inverno ha in vetrina guanti di tutte le fogge e berretti di lana e in estate invece è un trionfo di cappelli di paglia.
Quella grande ferramenta dove si facevano le chiavi, un negozio che non c’è più.
La bella merceria, la più elegante e raffinata che si potesse immaginare, romantica e accogliente, era un trionfo di nastri, bottoni, accessori da ricamare, fili e colori, ha chiuso da diversi anni ma tempo fa spesso mi trovavate lì.


Il negozietto che negli anni ‘80 proponeva camicie rivisitate con pizzi e dettagli particolari, quelle creazioni erano sempre una sorpresa e una novità.
E i giocattoli di legno, gli articoli sportivi, le scarpe eleganti e anche il profumo del tè.
La panna, sempre eternamente quella, la panna della nostra infanzia.
Il tempo scorre, le cose cambiano.
E il sole sempre attraversa queste case, supera i tetti di ardesia e ancora cade, a illuminare il selciato della nostra bella Via Luccoli, il cuore della città.

 

 

Ammirando il portale di Palazzo Stella

Gironzolando nei caruggi, come ben sapete, è sempre saggio alzare gli occhi e soffermarsi sui dettagli di certe antiche dimore che ancora spiccano per la loro bellezza nelle strade della città vecchia.
E così, trovandovi dalle parti di Canneto il Curto, vi consiglio di fermarvi ad ammirare il portale di Palazzo Stella che si affaccia sulla piazza omonima, la famiglia Stella era un’antica famiglia genovese che ha così lasciato la sua traccia in un tratto della città.

L’edificio, oggi sede di un’associazione culturale, risale al lontano XVI secolo, a pensare quante persone hanno varcato quella soglia si resta in qualche modo sconcertati.
E in molti, come noi, posarono lo sguardo sul magnifico portale e sulle sue ricche decorazioni floreali che circondano uno dei due stemmi ormai abrasi.

Come si legge sul pregiato volume “Le Pietre Parlanti” di Luciana Müller Profumo, questo portale presenta una particolarità: l’Agnello di Dio, infatti, è il punto centrale della targa e così si svela nella raffinatezza di questa scultura.

Non mancano certi severi profili a vigilare sulla vetusta dimora.

E ogni petalo e ogni foglia è rifinito con vera maestria ed accuratezza.

Il cielo così sovrasta questi caruggi come accadeva in quel tempo di dame e cavalieri che vissero e respirarono nelle stanze di Palazzo Stella.

E ancora resta sotto i nostri sguardi, il magnifico portale di questo antico edificio.

Chiesa di San Luca: altari in fiore

Ritornando sempre ai miei amati caruggi vi invito a varcare ancora una volta la soglia di un’antica e preziosa chiesetta.
La Chiesa di San Luca si affaccia sulla piazza omonima ed era un tempo la chiesa gentilizia degli Spinola.
Sull’altare è posta la Madonna di Filippo Parodi della quale scrissi in questo post tempo fa.
In questo periodo poi a bellezza si aggiunge bellezza grazie all’iniziativa Altari in fiore.

In occasioni di solenni celebrazioni liturgiche a Genova si usava, già nel Seicento, decorare riccamente gli altari con fiori artificiali, nella legenda esposta all’interno della chiesa scoprirete che le creazioni delle fanciulle ospiti del Conservatorio dei Fieschi erano talmente apprezzate da essere celebri anche all’estero.
E così, con grazia e armonia, viene fatta rivivere questa antica tradizione.

E sono fiori veri ad abbellire l’altare, la composizione mi è parsa di una bellezza davvero impareggiabile.

Dondolano leggere certe piccole campanelle.

E una decorazione artistica di fiori artificiali è posta su un altro altare.

Inoltre, nella bella Chiesa di San Luca, per l’occasione sono state esposte quattro antiche pianete, preziose vesti liturgiche in dotazione alla Chiesa.

E se ne ammirano così i delicati particolari.

E si apprezza un’arte davvero raffinata.

Le opere d’arte spiccano così sullo sfondo.

Eterea e meravigliosa si staglia tra i fiori la figura di Maria.

Questi allestimenti saranno presenti fino al 26 Giugno e davvero meritano una visita ad una delle chiese più belle di Genova, un vero gioiello dei nostri caruggi ancor più impreziosito dallo splendore dei fiori.

3 Giugno 1922: cose che succedevano a Genova

Viaggiando nel tempo andiamo come sempre in un’altra epoca a scoprire abitudini e passatempi di giorni che non abbiamo veduto ai quali possiamo approdare grazie ai quotidiani e ai giornali.
E così apriamo “Il Lavoro” del 3 Giugno 1922, è un luminoso sabato genovese e il seguito quotidiano abbonda di dritte e suggerimenti per il tempo libero.
Da non perdere è lo spettacolo in programma al Teatro del Popolo di Via di Mascherona dove il 4 Giugno andrà in scena l’ultima rappresentazione dell’opera Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini.

Non mancano certo gli eventi sportivi: a San Bernardino e in Albaro gare di tiro al piattello con ricchi premi per tutti.
Gli amanti delle bocce, poi, troveranno modo di svagarsi nei più svariati luoghi: alla Società Amici di Via Napoli si può cercare di aggiudicarsi una lucente medaglia d’oro, a Quarto dei Mille e al Castellaccio ci sono altri tornei con premi interessanti.

Ci sono poi le molte gite proposte dall’U.O.E.I (Unione Operaia Escursionisti Italiani).
Ad esempio quelli della sezione di Sampierdarena se ne andranno al Monte dei Torbi: appuntamento di buon mattino alle 4.30 in Piazza Ferrer e dopo una giornata all’aria aperta si ritorna con il tram a Sampierdarena.
Un po’ una levataccia per me, eh!
In Piazza di Francia, nella zona che poi prenderà il nome di Piazza della Vittoria, si inaugura un fantastico sferisferio e cioè un campo da gioco doce vi si terrà una singolare disfida al tamburello tra le 2 migliori squadre Liguri, in palio ci sono ben 2000 Lire!
Sempre in Piazza di Francia c’è da divertirsi con le grandiose montagne russe, una di quelle cose che levano il fiato!

E per chi ama le dolcezze della vita all’Odeon si inaugura il Giardino Pensile con gelateria, birreria e spettacoli, il luogo perfetto dove rilassarsi beatamente.
Gran programma per domenica al Lido d’Albaro: al pomeriggio un bel varietà e in serata spettacolo di fuochi artificiali, per di più si può cenare al ristorante sul mare, che meraviglia!
E così, dopo avervi lasciato questi interessanti consigli vi saluto e vado a cercare l’abito adatto per la mia serata al Teatro del Popolo di Via di Mascherona, non posso certo perdere il Barbiere di Siviglia!
E buon weekend di giugno del 1922 anche a voi!

Campo Pisano: una fotografia dal nostro passato

E vi riporto ancora una volta in Campo Pisano, quella parte antica dei caruggi che deve il suo nome a quei pisani che qui videro la fine dei loro giorni dopo essere stati catturati e imprigionati dai genovesi dopo la vittoria della Battaglia delle Meloria nel lontano 1284.
Campo Pisano ha una bellezza speciale, così quieta e al contempo vivace per i colori delle sue case alte che svettano verso l’azzurro.

Un meraviglioso saliscendi con le sue mattonate, le sue edicole e l’autentica meraviglia di questo luogo.

Guardiamo poi questo scorcio in altra maniera e lasciamoci alle spalle la piazza, il muro e la mattonata: di fronte si stagliano altre case, una sinfonia armoniosa di colori caldi e un archivolto oltre al quale, un tempo, si snodavano altri caruggi e altre case antiche che oggi non esistono più e hanno lasciato il posto alla modernità.

E tuttavia, ogni volta che mi trovo da quelle parti, fantastico su fantasiosi viaggi nel tempo e mi immagino di poter fare ancora qualche passo, superare l’archivolto e ritrovarmi in un tempo che non ho veduto e in una magnifica baraonda di gente operosa e affaccendata, tra antiche botteghe e case pullulanti di vita e di storie.

Voltiamoci ancora e guardiamo verso Campo Pisano e verso quelle scalette che conducono ad un portoncino e a quel gioco di luce e ombra che così avvolge questa bella parte dei caruggi.

E di nuovo andiamo indietro nel nostro passato, ad un’epoca non tanto distante così catturata in una fotografia in bianco e nero che acquistai qualche tempo fa su una bancarella.
È una foto piuttosto recente, risale appena ai primi anni ‘70 e lo scorcio è davvero facilmente riconoscibile.
Le finestre erano spalancate sotto il cielo blu della Superba, l’aria marina intrisa di salmastro spirava tra i caruggi e accarezzava i panni sistemati sulla corda tesa tra un palazzo e l’altro.
Ed era un giorno qualunque di un tempo ormai svanito, in Campo Pisano.

Via di Ravecca: l’edicola di San Giovanni Battista

È in una parte magnifica della città vecchia, a pochi passi da Porta Soprana ecco la nostra colorata e inconfondibile Via di Ravecca: salendo per questa antica strada si nota nel suo candore la bella edicola di San Giovanni Battista.

Là, sul muro di un vetusto palazzo, tra Vico Gattilusio e Via di Ravecca.

Così venne effigiato in tempi distanti il patrono della nostra città.

Ai piedi del Santo ci sono l’agnello e un serpente, un’antica iscrizione ci permette poi di stabilire che questa statua risale al lontano 1616.

E certo questo fu uno dei luoghi di lontane devozioni, percorrendo questa strada si ammira la bella immagine del Santo nella prospettiva di Via di Ravecca con i suoi panni stesi.

Nella splendida verticalità di questi caruggi dai colori caldi e vivaci.

Sui genovesi e su coloro che percorrono queste vie ancora vigila San Giovanni Battista.

E così si staglia sotto il cielo della Superba.

In questa strada antica, tra le finestre di una casa, così tra noi resta ancora l’edicola di San Giovanni Battista.

Il delizioso pane dei Kunkl: una storia di Genova

Questa è una storia che inizia in un giorno lontano e in un luogo distante: è una storia di successo, intuito e intraprendenza che si dipana per le vie della vecchia Genova.
E per raccontare da capo questa vicenda bisogna andare in Tirolo, a Neumarkt, in italiano nota come Egna.
Lassù, tra quelle maestose montagne, nasce il giorno 11 novembre 1813 Giovanni Martino Kunkl, in quel periodo il territorio di Egna è incluso nel Regno di Baviera ma, dopo breve, sarà unito all’Austria.
E proprio con il suo passaporto austriaco Giovanni Martino intraprende l’avventura della sua vita: siamo nel 1847 e Kunkl parte alla volta di Genova che diverrà la sua città di adozione.
Certo non sarà stato facile per un austriaco inserirsi in una città come la Superba che con gli austriaci, come ben sappiamo, aveva avuto un passato di contrasti politici.
Giovanni Martino però è un giovane di belle speranze, ha 34 anni e porta con sé la saggezza di una professione nella quale eccelle: Giovanni Martino è panificatore e porterà la sua sapienza nei caruggi di Genova, in particolare in quella Via Lomellini a me tanto cara.

Giovanni Martino non è solo, con lui ci sono la moglie Giuseppina e le prime tre figlie nate in Austria: Maria, Vittoria ed Enrichetta, a Genova vedranno poi la luce Anna e Stefano.
Restiamo in questi caruggi, qui dove Giovanni Martino inizia la sua fiorente attività, la prima traccia della sua presenza, naturalmente con riferimento alle Guide e ai Lunari di mia proprietà, è sul magnifico libro di Edoardo Michele Chiozza dal titolo Guida Commerciale descrittiva di Genova del 1874-75.
Qui il nostro Giovanni Martino viene annoverato come fabbricante di pane di lusso ad uso di Vienna e la sua attività si trova Via Lomellini 3.

Il tempo, poi fugge via veloce e, in un giorno fatale del 1877, Giovanni Martino Kunkl lascia le cose del mondo.
Naturalmente io sono andata a cercare traccia di lui nel nostro Cimitero Monumentale di Staglieno e così ho trovato il suo nome inciso nel marmo nella Galleria Inferiore a Ponente.
È una tomba semplice la sua, simile a quella di tanti genovesi del suo tempo che qui riposano.

A succedere a Giovanni Martino nella conduzione dell’impresa di famiglia sarà Stefano, il suo ultimo figlio.
Quando il padre muore, in quel 1877, Stefano è un giovane di 26 anni: dal padre ha appreso tutti i segreti del mestiere, custodendoli e mettendoli a frutto per il bene suo e della sua famiglia.
Ed è il nome di Stefano a comparire così tra le pagine dei libri e a rifulgere nel commercio della città.
Stefano ha talento, intuito e capacità imprenditoriale, espande l’attività con successo e lo troviamo citato sui lunari del Signor Regina del 1881 e del 1887 tra i fabbricanti di paste e galette e come proprietario di due negozi, il primo si trovava in Via Lomellini 61, nella parte alta della strada.

L’altro negozio era invece in Via Roma.

Il segreto del pane delizoso e rinomato in tutta Genova risiedeva nella scelta accurata di ingredienti di prma qualità.
Stefano Kunkl, infatti, ogni estate si recava in Austria o in Ungheria per acquistare la farina da usare per il suo pane: la sua farina aveva un alto potere lievitante senza agenti aggiunti, in pratica era l’equivalente della manitoba.
Fu così che il segreto dei Kunkl portò loro il meritato succcesso, nel 1899 si aggiunse un ulteriore punto vendita, citato ovviamente nel Lunario del Signor Regina, in Via ai Quattro Canti di San Francesco.

Stefano, con il suo innato fiuto per gli affari, fu poi talmente abile da divenire, insieme al figlio Silvio, stimato fornitore della Real Casa: l’attività di famiglia sarà infatti denominata Panificio Reale Stefano Kunkl.
E in punta di piedi entriamo nell’ufficio di Stefano Kunkl: qui lo vediamo insieme al figlio Silvio.

Fotografia di proprietà delle eredi di Silvio Kunkl

Come specificato, la fotografia è di proprietà delle eredi di Silvio Kunkl e mi è stata inviata dall’Architetto Chiara Kunkl che un giorno è capitata casualmente su queste pagine e ha così generosamente condiviso con me questa magnifica storia di famiglia che vi racconto, la ringrazio anche da qui per questo, le molte informazioni da lei fornite e le immagini di famiglia, unite alle mie ricerche a Staglieno e tra le pagine delle guide, mi permettono di narrarvi questa vicenda.
Ecco ancora Stefano Kunkl: lui è al centro della foto vicino alla moglie Angela e tiene in braccio una nipotina.
Accanto a Stefano siede Silvia, la moglie di Silvio che è in piedi alle spalle di lei, insieme ad altri parenti.

Fotografia di proprietà delle eredi di Silvio Kunkl

E riporto qui una frase tratta dal documento trasmessomi da Chiara Kunkl, queste parole riassumono interamente lo spirito dei Kunkl e il senso del loro operare: si tramanda che Stefano Kunkl raccomandasse ai suoi figli di dividere l’utile di ogni anno in due metà uguali fra loro di cui la prima doveva essere accantonata e reinvestita nell’attività mentre la seconda doveva obbligatoriamente e interamente essere spesa al fine di ricordare a se stessi quali benefici potessero portare un anno di duro lavoro.

Fotografia di proprietà delle eredi di Silvio Kunkl

Tra le notizie inviatemi da Chiara Kunkl c’è anche un articolo di Edilio Pesce dedicato allo storico panificio con l’elogio delle michette e delle rosette deliziose, con il rimpianto per gli sfilatini che si acquistavano uscendo dalla messa in San Filippo Neri.
E certamente da Kunkl avranno fatto anche la focaccia!
Va inoltre anche ricordato che furono i Kunkl a introdurre a Genova i libretti, un tipo di pane molto apprezzato dalle nostre parti.
E continuiamo il nostro giro per Genova, in cerca dei luoghi di Stefano e Silvio Kunkl.
Già nel 1913 avevano un negozio al 110 rosso di Piazza Soziglia, all’epoca i mei antenati avevano un negozio in Campetto, chissà quante volte avranno comprato il pane dai Kunkl!

Il negozio in Via Lomellini fu spostato poi al numero 48 rosso.

Il Panificio era in Via della Maddalena 29, ecco qui l’edificio.

Un altro panificio era in Vico del Fornaro, il caruggio dal toponimo perfetto!

Tutte queste notizie sono presenti sui lunari del tempo, nel 1926 c’era un Panificio Kunkl anche in Via Frugoni, traversa di Via XX Settembre.
E sul Lunario del 1902 si trovano pure i numeri di telefono.
Per dire, il negozio di Via Lomellini aveva il numero 341 e a leggerlo ho pensato: ora chiamo e ordino un chilo di libretti!

La vita non era facile per nessuno, in quel tempo, come in tutte le famiglie anche i Kunkl ebbero i loro tragici lutti.
Come vi dissi da principio, Giovanni Martino Kunkl aveva avuto 5 figli.
La seconda figlia Vittoria morì a soli quattro anni e la terza, Anna, spirò appena ventunenne.
La primogenita Maria si sposò e lasciò questo mondo ad appena 24 anni, io ho trovato la sua tomba nella Galleria Inferiore a Ponente del Cimitero Monumentale di Staglieno.
È collocata in alto, questo rende difficile la lettura della lapide e allora, in memoria di lei, la riporto per intero.

A Maria Lanfranchi nata Kunkl
figlia e sposa affettuosa ed esemplare
che immatura morte rapiva
il 6 Aprile 1867
lo sposo e i suoi desolatissimi
quale attestato di affetto questa lapide consacrano

Stefano Kunkl morì nel 1913 e in seguito alla sua dipartita il figlio Silvio prese in mano le redini dell’Azienda e divenne presidente dell’Associazione Panificatori ed insegnante, tramandando così alle nuove generazioni i segreti per fare il pane.
A Staglieno ho trovato anche la tomba di Stefano Kunkl, egli riposa nella Galleria Frontale, accanto alla moglie Angiolina.
La loro tomba è opera dello scultore Luigi Orengo.

I viaggi nel passato rappresentano l’emozione di ritrovare i luoghi che non abbiamo veduto e di osservare i volti di coloro che non abbiamo conosciuto: eppure in qualche modo ci sembrano vivi e presenti, ci osservano da un’immagine in bianco e nero e si raccontano, con sincerità e verità.
Ringrazio ancora di cuore Chiara Kunkl per aver permesso a me e a voi questo percorso a ritroso sulle tracce di Giovanni Martino e della sua numerosa famiglia.
C’è ancora un piccolo tratto di strada da fare insieme, proprio là, in cima a Via Roma.
In quello slargo oggi denominato Largo Eros Lanfranco e un tempo noto come Largo di Via Roma.
È un giorno qualunque di un tempo distante: due eleganti genovesi passeggiano vicine, chiacchierano tra loro amabilmente.
Osservate con attenzione alle loro spalle e dietro al signore con la bombetta: si vede un negozio, non è del tutto visibile l’insegna ma se ne legge chiaramente una parte, S. Kunkl, spiccano in particolare i caratteri gotici.
Ecco qui il favoloso negozio di Via Roma più volte citato e ritrovato nelle guide, l’immagine è un dettaglio di una cartolina che di seguito trovate pubblicata interamente e appartiene all’amico Stefano Finauri che qui ringrazio.

La memoria e il ricordo sono ricchezze da custodire, raccontare certe storie significa far tornare tra noi sorrisi, sguardi e vite di un altro tempo.
E quando passate in Via Roma rammentatevi che là, accanto all’imbocco di Galleria Mazzini, un tempo si sentiva il profumo del pane fragrante dei Kunkl, memoria preziosa del passato della nostra Genova.

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Cose di Canneto il Lungo

A volte poi, in primavera, per le strade della città c’è una luce nuova.
Come una lievità di vento e di chiarore intenso nel cielo e nelle case che così delimitano l’azzurro, in quel tratto di Canneto il Lungo che da Salita Pollaiuoli conduce verso Vico dei Notari.
E questi sono i colori caldi della città vecchia, una di quelle prospettive amatissime di Genova.

Più in giù, nel tratto che scende verso il mare, certe figure attente sempre vegliano sul coloro che percorrono Canneto.
Hanno grazia, bellezza, i loro sguardi vengono da lontano e sono proiettati al di là del tempo.

E il sole filtra, cade tra le case, illumina la vertigine di questi palazzi.

Sul civico 37 poi, si legge un’antica iscrizione.
Queste parole sono tratte dalla Bibbia e precisamente dal Salmo 85 e significano: la giustizia e la pace si baciano.
Anche semplicemente passeggiando si finisce sempre per trovare qualche spunto di riflessione.

Mentre il sole gioca ancora, mette in fuga l’ombra e abbraccia le antiche case della Superba.

E sopra i tetti e sopra le ardesie passa qualche nuvola leggera ma sempre e ancora trionfa l’azzurro sopra le cose di Canneto il Lungo.

Uno di quei giorni di marzo

It was one of those March days when the sun shines hot and the wind blows cold: when it is summer in the light, and winter in the shade.

Era uno di quei giorni di marzo in cui il sole splende caldo e il vento soffia freddo: quando è estate nella luce e inverno nell’ombra.

Charles Dickens – Great expectations


Via di Ravecca