Panni stesi e finestre nei caruggi

E questi sono panni stesi e finestre sotto il cielo limpido di Genova.
E all’improvviso un soffio di vento e una danza lieve in Vico di Campopisano.

E azzurro e diverse sfumature d’arancio in Piazza dei Truogoli di Santa Brigida.

Là dove i colori sono intensi e così vivaci.

E una corda tesa tra i palazzi in Vico degli Indoratori.

E poi ancora le tinte pastello di Piazza Pinelli.

E aria e sole e candore in questa prospettiva di Via della Concezione.

E poi persiane spalancate e luce che cade a fendere l’ombra in Piazza Grillo Cattaneo.
E questa bellezza radiosa di panni stesi e finestre nei caruggi di Genova.

Verso sera in Piazza Banchi

E poi, verso sera in Piazza Banchi.
Le luci si accendono e brillano mentre piano scende il buio.
Alcuni rientrano dal lavoro, qualcuno passeggia con l’amico a quattro zampe, un signore cammina rilassato con le mani in tasca, altre persone invece si fermano a sbirciare tra i libri e tra loro ci sono spesso anch’io che amo gironzolare tra queste bancarelle in cerca di letture interessanti.
La vita ha un ritmo ed è nei nostri passi mentre attraversiamo le vie pianeggianti o affrontiamo le impervie salite, la vita ha un ritmo incalzante o lento, a volte rasserenante e a volte affrettato.
Qui, in Piazza Banchi, ognuno trova la propria direzione, come sempre accade anche nelle scelte della vita.
In questa porta che si affaccia sul mare e pare colma di promesse, di storie passate, di voci che risuonano, nelle luci della sera.

Gli angeli di Piazza Sauli

Vi porto con me ancora nei miei caruggi, in una piazza antica nelle vicinanze di Canneto il Lungo.
Questa è una di quelle zone della città vecchia dove il cielo ti abbaglia con la sua luce e con il suo turchese percorso da nubi leggere, qui lo sguardo trova sempre questa meraviglia e questo stupore.

Piazza Sauli prende il suo nome da un’antica famiglia di ricchi ed abbienti mercanti che avevano qui i loro possedimenti, i nobili Sauli diedero anche diversi dogi alla Repubblica di Genova e si deve alla magnificenza di uno di loro l’edificazione della basilica di Carignano.

E là, nella piazzetta dei caruggi, sono piccoli angeli a custodire i portoni e le antiche dimore.

Sul civico 7 spiccano le lettere IHS che indicano il nome di Gesù e sono due piccoli putti a circondare la scritta.

Si legge inoltre una frase in latino che è tratta da una delle lettere di San Paolo e significa: che ogni ogni ginocchio si pieghi.

E qui, se alzerete ancora lo sguardo, vedrete la le decorazioni della facciata di questo splendido edificio.

Lì accanto c’è poi un caruggetto che collega la Piazza a Canneto il Lungo: è Vico secondo Sauli e lì si nota un altro antico edificio.

E sono sempre due creature celesti a proteggere questa casa e a reggere l’insegna dove si leggono le lettere L e P.

L’azzurro lucente così sovrasta queste case che hanno ospitato cuori, speranze, sorrisi e gioie in secoli diversi.

E ancora ammiriamo il portale del civico 4.

Ci sono due austere figure poste ai lati del portone.

E ancora ecco due angeli sbarazzini e paffutelli.

Le due statue hanno diverse parti mancanti ma ancora resta immutata la loro infantile dolcezza.

Di fronte ecco ancora un’antica dimora un tempo annoverata nel sistema dei Rolli, era cioè inclusa negli elenchi delle dimore nobiliari che all’epoca della Repubblica di Genova venivano utilizzate per le visite di stato di personaggi di rilievo e di grande importanza.

Ancora, sul portale, si nota nuovamente il trigramma di Gesù.

E nella colonne, tra le foglie e le ricche decorazioni scolpite nel marmo si leggono due lettere, giunte immutate fino alla nostra epoca.
Il palazzo risale alla fine del XV secolo e queste sono le iniziali del padrone di casa: Antonio Sauli.

E ancora piccoli angeli frementi spiccano su quel portale.

Sono solenni, giocosi, rimandano a un tempo glorioso e lontano.

E nella radiosa prospettiva che vi sovrasta si coglie la fiera e svettante torre.
E il cielo è sempre così blu, sopra le case e sopra gli angioletti di Piazza Sauli.

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida: la Madonna con il Bambino e San Giovannino

È una bella edicola collocata nella città vecchia e così la si ammira in Piazza dei Truogoli di Santa Brigida.
Sfiorata dall’aria del mare di Genova e rischiarata dal sole che illumina questi caruggi, in questa sinfonia di colori armoniosi.

L’edicola è sita in questa piazza così caratteristica e un tempo attraversata dalle molte massaie che ai truogoli lavavano i loro panni, in quei giorni diversi dai nostri le preghiere e le voci si mescolavano al suono argentino dell’acqua limpida.

Ricca e raffinata è la decorazione della nicchia che ospita la statua oggetto di antica devozione.

È la Madonna con il Bambino e San Giovannino, la statua attualmente presente nella Piazza è un calco dell’opera originale che è invece custodita al Museo di Sant’Agostino.

E nel museo che racchiude le antiche ricchezze e le storie della Superba così si staglia la bella immagine di Maria.
La scultura risale al 1617 ed è attribuita ad uno scultore appartenente alla scuola di Leonardo Mirano o di Gio. Domenico Casella.

Questa dolcezza materna attraversa il volto di Maria.

È un’opera preziosa che come si vede non è giunta integra fino a noi ma oggi è preservata tra le mura di un magnifico museo.
Sguardi di un tempo diverso dal nostro si posarono fiduciosi su queste figure.

Ancora oggi, se passerete in questa zona dei nostri caruggi, i vostri occhi troveranno questa immagine sacra: la Madonna con il Bambino e San Giovannino nella Piazza dei Truogoli di Santa Brigida.

Cose di Vico Casana

Passando in Vico Casana mi vengono sempre in mente certi ricordi belli.
In questo vicolo della città vecchia c’era un tempo il fotografo Salviati, era abitudine di mio papà portargli sempre le foto da sviluppare, era una consuetudine che poi anch’io ho mantenuto.
All’epoca l’esito di una fotografia era un insondabile mistero: non sapevi se era venuta bene fino al momento dello sviluppo del rullino.
La sensazione che ne derivava era un esercizio di pazienza e un gioco di inspiegabili aspettative.
E poi, come bonus, ogni negozio di fotografia regalava al cliente il piccolo album di plastica nel quale mettere le foto del mare, dell’estate e dei momenti felici.
E naturalmente mi ricordo di essermi fermata tante volte in mezzo a Vico Casana a sfogliare le foto appena ritirate da Salviati perché la curiosità era sempre troppa!
In Vico Casana poi c’era anche un negozietto dove mi piaceva fare acquisti: qui comprai i miei pantaloni estivi a fiori che scelsi per fare l’esame di maturità.
E forse qui iniziai una delle abitudini che non mi ha poi più abbandonato: se una cosa mi piace la compro due volte.
Anche in quel caso si trattava di pantaloni a fiori: neri con le ortensie azzurre, li ho amati tantissimo.
Percorrendo Vico Casana ad un certo punto si arriva all’incrocio con Via David Chiossone e a me viene sempre voglia di girare a destra per andare nel negozio di dischi a guardare i vinili, ho comprato lì tanti miei 33 giri, era un negozio cult per gli amanti delle musica.
E proseguendo ancora ricordo la magnifica bottigliera di Vico Casana, uno di quei negozi dove era inevitabile perdersi a guardare le diverse specialità.
Infinite sono le mie divagazioni mentre cammino per le strade di Genova.
Quante volte sarò passata in Vico Casana?
Quante volte, nei diversi tempi della vita, restando comunque sempre io?
L’ultima proprio qualche giorno fa, scendevo verso Via Luccoli e poi mi sono voltata e ho veduto loro due: incedevano con il passo deciso e fiducioso, su per Vico Casana.
Le ho osservate, ho sorriso, mi mette sempre di buon umore incontrare le suore.
Ed era nuvolo e un po’ freddo e mentre camminavo ho pensato che ognuno di noi guarda i luoghi con occhi diversi e anche noi stessi osserviamo lo stesso posto in maniera differente nei diversi momenti delle nostre esistenze.
Eppure a volte i diversi tempi delle nostre vite paiono sovrapporsi e  sembra quasi di rivivere certe stagioni del nostro passato.
Quando un vento fresco attraversa Vico Casana.

Antiche vicende di Via Prè: i monaci di Sant’Antonio Abate e i loro maiali

Questa è una storia antica e per raccontarla bisogna andare in certi caruggi nella zona di Prè dove ancora si conservano le tracce di un antico passato.
Qui, in alcuni vicoli densi di storie lontane, si ritrova il filo di certe vicende narrate con dovizia di particolari dallo storico Federico Alizeri nella sua Guida Artistica della città di Genova risalente al 1846.
Narra l’Alizeri di certi religiosi Antoniani che avevano il compito di prendersi cura di coloro che erano afflitti dal fuoco di Sant’Antonio, malattia per la quale si richiedeva la protezione di Sant’Antonio Abate.
Bonifacio VIII sul finire del ‘200 concesse a questi religiosi di riunirsi in congregazione, essi portavano un abito bruno con una T azzurra sul manto e a loro era data la facoltà di questuare.
In seguito, nel 1398, Papa Bonifacio IX stabilì con una sua bolla che questi religiosi potessero chiedere l’elemosina con un campanello che potevano appendere al collo dei loro animali come ad esempio cavalli, buoi e maiali.
Dice sempre l’Alizeri che dalla bolla risulta che questi monaci coltivassero la terra e allevassero in particolare proprio i maiali.
C’erano così, anche a Genova, un monastero e un ospedale di Sant’Antonio e percorrendo il vico dedicato al santo troverete l’antico portale dell’abbazia.

In questo vicolo che si estende tra Via Balbi e Via Prè.

Agli antoniani, poi, fu concesso dal Senato anche un altro peculiare privilegio.
Infatti si stabilì che a questi religiosi era permesso nutrire un certo numero di maiali e le bestiole potevano scorrazzare libere e beate per la città.
Per la precisione si trattava di tre scrofe, un verro e venti porcellini che si distinguevano per l’anello al labbro superiore e e per il marchio con il segno della gruccia a Tau di Sant’Antonio.
Tuttavia i religiosi, con il tempo, smisero di rispettare alla lettera le diverse prescrizioni ricevute e questo creò un certo inatteso scompiglio per le strade della Superba: c’erano sempre più maiali che se ne andavano serafici per i caruggi.
E, così chiosa sempre l’Alizeri:

“… i porci mal conosciuti vagavano confusamente per la città con gran noia de’ cittadini ed impaccio dei beccai e dei pizzicagnoli.

Questi maiali, naturalmente, sgranocchiavano tutto quel che trovavano in giro e non facevano certo complimenti!
E sempre partendo da Via Prè raggiungiamo il Vico Inferiore del Roso che si trova a pochi metri da Vico di Sant’Antonio.
Qui, su un’antica lastra in pietra, spicca la figura di Sant’Antonio Abate.

E là, accanto, a lui si nota, appunto, la sagoma di un maiale.

Tra le usanze degli abati di Sant’Antonio, inoltre c’era, anche quella di mandare alla famiglia Doria, nel giorno della vigilia di Natale, un maiale “tutto adorno e imbacuccato di foglie d’alloro” tra le grida di giubilo del popolo festante.
L’omaggio veniva così offerto per ringraziare la nobile famiglia in quanto quattro gentildonne dei Doria solevano recarsi ogni anno all’Abbazia, nel giorno di Santa Lucia, portando in dono uno scudo d’argento.
Con il tempo l’usanza di regalare il maiale si perse e così un bel giorno ai Doria venne l’idea di chiedere come mai quel gradito dono non arrivava più e i religiosi risposero che pure loro non avevano più ricevuto denari sonanti dai Doria.
Fu così che le due parti si accordarono e decisero di ripristinare le buone vecchie usanze e fino alla fine del ‘700 i Doria ricevettero così il loro gradito dono.

Via Prè

La faccenda dei maiali, con il tempo, prese una brutta piega.
Gli animali continuavano a vagare indisturbati per la città, causando danni a cittadini e ai negozianti.
E giunse così un giorno ferale, si era a metà del ‘700.
Ecco un corteo di illustri senatori, i Serenissimi incedono la dovuta solennità in Via ai Quattro Canti di San Francesco quando, ad un tratto, si ritrovano tra i piedi il solito branco di maiali.
Ci volle del bello e del buono perché i senatori si cavassero d’impaccio mettendosi in salvo ma alla fine riuscirono a darsela a gambe, reggendo le regali vesti imbrattate senza ritegno dai suddetti suini.


Via ai Quattro Canti di San Francesco

A seguire le autorità presero i dovuti provvedimenti, i Padri del Comune rinnovarono un decreto che era già stato pubblicato nei secoli precedenti: chiunque aveva la facoltà di impadronirsi dei maiali che se ne andavano a zonzo per la Superba e non c’era l’obbligo di restituirli.
Si levò, naturalmente, il prevedibile mugugno dell’Abate Basadonne che fece ricorso per un’indennità e alla fine ricevette la somma di 172 Lire annue e come conclude l’Alizeri “con questo pare che si spegnesse la consuetudine de’ porci vaganti”.

Sant’Antonio Abate è il protettore degli animali e anche dei macellai e dei salumai, la sua festività si celebra il 17 Gennaio.
La figura del Santo si staglia nella bella edicola in Vico del Rosario della quale ebbi modo di scrivere tempo fa in questo post.

E al Santo è dedicato l’Oratorio sito in Vico sotto le Murette.

La memoria di lui e degli Antoniani rimane ancora per le antiche strade di Genova.

Basilica di Santa Maria delle Vigne: ammirando la cupola

Vi porto ancora nella Basilica di Nostra Signora delle Vigne, antica e preziosa chiesa che si affaccia sulla Piazza delle Vigne nei caruggi di Genova.
E percorrendo la navata si giunge sotto la bellezza della cupola, uno splendore di oro vi sovrasta.
E là, in questa vertiginosa meraviglia, ecco la leggiadria degli affreschi.
Come ho letto sulla copia della mia guida Genova Bella di Partecipatio risalente al 1889, nel 1815 gli affreschi della cupola furono ultimati dal pittore Paganelli che dipinse anche uno dei quattro evangelisti ritratti nei peducci, gli altre tre erano opera di Santo Tagliafichi.
Le opere di questi artisti, tuttavia, non sono giunte fino a noi e al loro posto vi sono gli angeli dipinti da Giuseppe Gainotti nel 1920 come si legge nel volume “Santino Tagliafichi (1756-1829) Tradizione e modernità a Genova tra Sette e Ottocento” di Gianni Bozzo ed edito da Sagep nel 2013.

Là, in quel luccichio dorato, un angelo è a mani giunte e un altro posa l’archetto sulle corde del suo violino.

Sono creature celesti così graziose e delicate, ognuna di esse canta la gloria di Dio.

Sono angeli trionfanti e vittoriosi.

E circondano Maria che con questa grazia sorregge Gesù Bambino.
E tutto è leggiadro, armonioso ed esprime letizia perfetta.

In questa chiesa genovese così ricca di molte opere degne di nota.

A volte mi fermo là, sotto la cupola e alzo lo sguardo e resto ad ammirare queste figure.

Gli angeli, la loro grazia, i colori pastello, la luce che filtra e la bellezza della cupola della Basilica di Santa Maria delle Vigne.

Azzurro d’inverno

E poi l’azzurro, tra le case e tra i tetti, oltre le finestre, in inverno.
Dopo lunghi giorni di pioggia è ritornato il sereno ed io sono tornata a cercare il cielo tra le magnifiche geometrie dei miei amati caruggi.
E ho trovato il mio azzurro appena sfiorato dalle nuvole nei pressi di San Siro.

E poi ancora, scendendo giù, passo dopo passo.
In giornate come questa il cielo di Genova profuma di vento e di aria di mare, è inquieto, bizzoso e magnifico.

E ancora si svela tra le antiche dimore di Via San Luca.

E in Canneto il Lungo, in una delle mie prospettive genovesi preferite.

E ancora là, dove svetta tra le case l’antica torre dei Maruffo.

È un cielo splendido, brillante, lucente, vibrante di colore e di aria.
È il cielo di Genova e sempre stupisce, incanta e non smette mai di farti innamorare.

Basilica di Santa Maria delle Vigne: l’Epifania di Santo Tagliafichi

Vi porto ancora in una bella e antica chiesa di Genova che si trova nel cuore dei nostri caruggi: la Basilica di Santa Maria delle Vigne è molto amata dai genovesi.
E percorrendo la navata destra raggiungerete la magnificente Cappella di Nostra Signora delle Vigne, sulla parete destra di questa cappella è collocato il dipinto che desidero mostrarvi: l’Epifania di Santo Tagliafichi risalente al 1819.

L’opera spicca per le tinte vivaci e per il manto ceruleo della Madonna, un raggio di luce scende glorioso dal cielo e illumina il piccolo Gesù  attorno al quale sono collocate le figure in questa disposizione armoniosa.

La Cappella è riccamente decorata e ogni volta che mi trovo in questa chiesa mi soffermo ad ammirarne i molto meravigliosi dettagli.

Nel dipinto di Tagliafichi mi colpisce poi la grazia fanciullesca della Madonna raffigurata dall’artista come una dolce ragazzina dai tratti eterei e delicati che con un mano regge il lembo del lenzuolo che così accoglie il piccolo Gesù.

E al cospetto del Figlio di Dio ecco i Re Magi che recano in dono l’oro, l’incenso e la mirra.
Sui loro volti si coglie una sorta meravigliato stupore, nei loro gesti si ritrova una certa ricercata teatralità che a mio personale parere crea un senso di vitalità e movimento nella totalità del dipinto.

Se entrerete nella Basilica delle Vigne cercate quest’opera magnifica: questa è la dolce Epifania di Santo Tagliafichi.

La Madonna con il Bambino in Vico Boccanegra

È una delle belle immagini di Maria che vigila sulla nostra Genova, così è affrescata l’immagine della Madonna con il Bambino in Vico Boccanegra, l’opera è collocata sul muro laterale di Palazzo Rosso, un tempo dimora dei Brignole Sale e oggi museo cittadino.

L’affresco è opera del talento di Giuseppe Isola che così ritrasse la giovane Maria mentre stringe a sé il piccolo Gesù.
Attorno a Lei ci sono i quattro Santi protettori di Genova e cioè San Giovanni Battista, San Giorgio, San Lorenzo e San Bernardo.
Inginocchiato in preghiera, inoltre, si nota anche Sant’Antonio da Padova.

Ricca e raffinata è la cornice che racchiude l’affresco, piccoli putti custodiscono l’immagine.

Con questa grazia, con questa tenerezza.

E si svela così, nella più tipica delle prospettive genovesi, una sontuosa edicola racchiusa tra i vetusti palazzi della città vecchia.
In questa penombra dei nostri caruggi questa è la leggiadria della Madonna con il Bambino in Vico Boccanegra.