Le memorie di Piazza Embriaci

Attraversando la nostra antica Via di San Bernardo, a un tratto, nella prospettiva di Vico dei Giustiniani, si scorge l’armonia di un’antica dimora appartenuta a Giulio Sale.

In questa zona avevano le loro case gli Embriaci e proprio a loro è dedicata la piazza che così conserva la memoria di antiche glorie genovesi.

Il palazzo si eleva così verso il cielo azzurro di Genova.

Varcando il portone si ammirano una balaustra e vetuste colonne marmoree.

Due attente figure custodiscono l’edificio sulla sommità del portone.

E tra loro una targa indica la grandezza degli Embriaci.
Il più valoroso di loro, il prode Guglielmo, fu eroe delle crociate e tornò vittorioso dalla Terra Santa, qui trovate la sua storia.
La targa rammenta la torre che ancora si lega alla figura del fiero Guglielmo sebbene recenti studi abbiano stabilito che la vera Torre degli Embriaci fosse a breve distanza, nella zona di Santa Maria in Passione.

Vi basta fare pochi passi e così vedrete la torre.
Sarebbe questa, secondo le più recenti teorie, la Torre dei de’ Castro famiglia al quale apparteneva Primo de’ Castro, fratello di Guglielmo Embriaco e suo compagno nell’impresa della Prima Crociata.

Salendo ancora potrete poi ammirare la svettante e antica torre testimone della gloria della Superba.

Sono le memorie di Piazza Embriaci, un angolino speciale nei nostri caruggi.

Pesi e misure: i bilanciai di Genova nell’anno 1890

Ritornando a camminare nel passato andiamo in cerca di… equilibrio!
E sì, infatti, con l’aiuto del mio fido Lunario del Signor Regina del lontano 1890, andremo a cercare gli abili venditori di pesi, misure e bilance: signore e signori, ecco a voi i bilanciai della Superba nello scorcio di un secolo lontano.
Le botteghe sono concentrate nella città vecchia, i vicoli di Genova pullulano di artigiani e commercianti, nei caruggi si trova tutto ciò che occorre.
Il Signor Alterio ha così il suo negozio in Via Carlo Alberto, antico toponimo della nostra Via Gramsci, il Signor Cevasco sta invece in Via dei Giustiniani, c’è un bilanciaio in Piazza della Raibetta e uno in Vico dell’Oliva.
Poi c’è il Signor Giacomo Grasso che ha un negozio in Via dei Conservatori del Mare e uno in Sottoripa e in Sottoripa, compreso lui, ci sono in totale ben cinque bilanciai, la concorrenza è forte!
Continuiamo i nostri giri tra grammi, etti e chilogrammi!
In Vico Salvaghi ci accoglie il Signor Giuseppe Oliva mentre il Signor Poggi ci aspetta per mostrarci le sue bilance in Vico della Rosa.
Mi destreggio alla perfezione in queste strade genovesi, sono i miei caruggi e li conosco molto bene, potete fidarvi di me!
Ho una sola esitazione, cari amici: vorrei portarvi con me a scoprire il negozio del Signor Pietro Gibelli ma, sinceramente, solo in questo caso, ho qualche difficoltà!
Gli altri negozi li abbiamo visti tutti, non ne abbiamo saltato nemmeno uno, possibile che non riusciamo a raggiungere questo posto?
Riprendo tra le mani il mio Lunario e leggo l’indirizzo della bottega del Signor Pietro: Salita di Santa Lucia 2.
Qualcuno di voi ha idea di dove si trovi? Non ci arrendiamo, il Lunario ci sarà certo utile!
E infatti, nelle ultime pagine del volumetto trovo un breve stradario per i più distratti e forse anche per i viaggiatori nel tempo e da qui si scopre che, in questo 1890, Salita di Santa Lucia si trova nella zona di Portoria, tra Via Giulia e Vico di Morcento.
Sono queste le strade perdute di Genova, demolite per lasciar spazio a Via Settembre e alle vie circostanti.
Sono i luoghi che possiamo solo immaginare, cercando di viaggiare nel tempo in cerca di un antico negozio.
Tra pesi e misure, alla scoperta dei bilanciai di Genova nel lontano 1890.

Bilancia dell’Antica Farmacia Sant’Anna dei Frati Carmelitani Scalzi

Attraversando Piazza dell’Agnello

Ritornando a camminare nel caruggi attraversiamo insieme Piazza dell’Agnello che si trova nel groviglio di vicoli tra Via San Luca e Caricamento.

Ci racconta il solito impareggiabile Amedeo Pescio che il simbolo dell’agnello si diffuse maggiormente quando venne adottato nel sigillo del Governo del Capitano Guglielmo Boccanegra.
E in questa piazza, su una di queste antiche dimore, si trova proprio l’effigie dell’Agnello di San Giovanni Battista.

Nella nostra Piazza dell’Agnello.

Qui si trova il palazzo che fu dei Cicala, un edificio risalente al XVI Secolo e progettato da Bernardino Cantone.

In questi luoghi visse Lanfranco Cicala e una targa ci rammenta i suoi molti meriti.

Custodiscono la dimora due aggraziate figure femminili che sovrastano il portone.

Ancor più in alto, sbiaditi dal tempo, si scorgono raffinati affreschi.

E austere figure sono a guardia delle finestre.

Le colonne sono finemente decorate con fregi che rammentano eroiche battaglie.

Ecco una testa di Medusa.

E altri simboli e sculture marmoree che abbelliscono queste colonne.

Il cielo sa essere una radiosa promessa sopra queste svettanti e antiche dimore.

In questo angolo della Superba custodito da virtuose creature.

Nel cuore antico della città, in Piazza dell’Agnello.

Una meraviglia nascosta in Via di Porta Soprana

Camminando per la città vecchia lo sguardo trova sempre inaspettate meraviglie.
E in un luogo che non avresti mai immaginato, varcando un portone, si rimane stupefatti davanti a un magnifico ninfeo di superba beltà.

Ci troviamo in Via di Porta Soprana, in questa parte storica e misteriosa della nostra Genova.

Varcando il semplice portoncino del civico 5 ci attende appunto l’autentico stupore.

A sinistra una scala, sulla destra invece si va verso una piccola corte.

E oltre ad un raffinato cancello svetta il dio del mare.

Egli presidia questa raccolta corte interna.

E sovrasta un ninfeo dove un tempo zampillava acqua cristallina.

Sulla vasca è posto un mascherone.

Il dio Nettuno è così raffigurato nella sua possanza.

Fieramente posa il piede su un docile delfino.

Austero signore dei flutti e delle tempeste.

Sul lato opposto si ammira un armonioso loggiato.

E sopra di voi c’è rettangolo di cielo azzurro.

La statua è stata restaurata con la giusta cura.

Saggio e potente ci appare Nettuno.

Dio degli abissi, dei pesci fluttuanti, della spuma salmastra.

È il fascino ininterrotto del mito che continua ad ammaliarci anche ai giorni nostri.

Salendo le scale che avete veduto in una foto precedente così si ammira la magnifica corte dall’alto.

In Via di Porta Soprana, dove si custodisce una meraviglia nascosta della nostra Genova.

Canneto il Lungo: sotto la protezione di San Giorgio

Ritornando nelle strade antiche percorriamo Canneto il Lungo con le sue ricche testimonianze dal nostro passato.
E sul portoncino di un vetusto edificio campeggia la fiera figura di San Giorgio, prode cavaliere e protettore dei genovesi.

Come è noto, non a tutti era concesso fregiare la propria dimora con l’eroica immagine di San Giorgio, il privilegio era concesso solo ai capitani di galea che si erano distinti in battaglia per il loro coraggio.
E così sappiamo che in Canneto il Lungo viveva uno di essi.

Come vi dicevo il portoncino si caratterizza per la sua semplicità ma a renderlo straordinario è proprio quel pregiato sovrapporta.

E passando di lì, inevitabilmente, lo sguardo si perde anche verso l’alto, là dove si apre Piazzetta dell’Amico.

Temibile è il pauroso drago che minaccia San Giorgio.

E il cavaliere in sella al suo destriero lo affronta senza timore, reggendo in una mano la sua lancia e nell’altra lo crudo crociato.

Lo sovrasta il trigramma di Cristo rappresentato dalle lettere IHS.

Nella parte inferiore si nota uno stemma abraso.

E due angeli, con questa grazia, circondano il nostro San Giorgio.

La principessa, a mani giunte, è raccolta in devota preghiera.

E il tempo passato, con le sue eroiche fierezza, è ancora tra di noi: in Canneto il Lungo, sotto la protezione di San Giorgio.

Verso Via di Fossatello

In una calda mattina d’estate, nei caruggi.
Mentre l’ombra si getta al suolo zigzagando tra la luce, una tonaca nera ondeggia leggera e colui che la indossa pare incurante della calura.
Passo dopo passo, con sicurezza, reggendo nella mano una valigetta scura.
Senza esitazione, una mattina di luglio, andando verso Via di Fossatello.

Una bellezza da riscoprire in Vico Sauli

Ritorniamo a camminare nei caruggi, vi porto con me dalle parti di Canneto il Lungo, in queste strade della città vecchia è sempre opportuno alzare lo gli occhi e tentare di cogliere alcune bellezze che sarebbero da riscoprire.
E in Vico Sauli lo sguardo trova un magnifico altorilievo, purtroppo oscurato dallo scorrere tempo e ormai quasi difficilmente distinguibile.

Dovete proprio mettervi in una posizione favorevole e attendere la benedizione della luce, so bene che le mie modeste fotografie non rendono giustizia a questa scultura ma, ad oggi, è il meglio che sono riuscita a fare.
E dunque, per poter ancor meglio apprezzare le bellezze adombrate di Vico Sauli, ricorriamo a chi le ha vedute e descritte in tempi diversi e cioè gli storici Remondini che nella seconda metà dell’Ottocento si dedicarono a descrivere minuziosamente le edicole dei nostri caruggi.
E già allora, a quanto si legge nei loro preziosi scritti, era già difficile poter ammirare questo tondo devozionale, infatti gli storici ricordano che, nel passato, il vicolo non era così stretto e lì davanti c’era una piazzetta dalla quale la prospettiva era ben differente.

Le figure ritratte in Vico Sauli sono la Madonna con il Bambino, San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista.
È un delicato altorilievo di marmo bianco e grandioso, per usare proprio le parole dei Remondini.
Vi sono iscrizioni latine non più distinguibili, ai piedi delle figure si trovano un agnello e un’aquila che regge un libro.

Nella sua grazia e nella sua distanza la Vergine Maria tutto sovrasta stringendo a sé il piccolo Gesù.

Così si scorge questa bellezza da riscoprire, in Vico Sauli.

Facendo pochi passi si giunge poi in Piazza Sauli dove la luce accarezza i palazzi e i ricchi decori.
Spero che un giorno questa luce radiosa torni a illuminare il marmo bianco e le sacre figure effigiate in Vico Sauli.

Il segno di Gesù in Vico Gibello

Come sempre attraversando i nostri caruggi ci si imbatte nelle tracce di un’antica devozione e questo accade anche nel nostro Vico Gibello.

Qui, su un sovrapporta in parte celato da uno degli imprendibili giochi di luci e ombre genovesi, si nota il segno di Gesù.

Ai due lati stemmi racchiusi da foglie e al centro le tre lettere IHS che indicando il nome di Gesù.

C’è sempre, anche nei luoghi inattesi, qualcosa che ci riporta indietro, verso ciò che siamo stati e che ha costruito la nostra storia.
E allora, imboccando Vico Gibello da Via San Lorenzo, volgete lo sguardo alla vostra sinistra.

Così, ancora una volta, i vostri occhi troveranno il segno di Gesù.

Caldissima estate

È una caldissima estate e quando mi ritrovo a gironzolare per la città cerco sempre l’ombra amica e ristoratrice.
Così scendendo giù per Salita del Fondaco so bene da quale parte camminare, in un gioco di colori, luce e linee.

Ancora più nette scendendo ancora un po’.
È la caldissima estate a disegnare i contorni, a giocare come sempre con le ombre.

E lassù, persi nell’azzurro dondolano fiori eroici e spericolati mentre gli allegri rondoni volano nella calda estate di Genova.

La Madonna con il Bambino in Via San Lorenzo

È una delle sculture più leggiadre che si possano ammirare nella nostra città, il tondo è collocato sulla facciata del Palazzo Centurione Gavotti in Via San Lorenzo 5.
In una cornice di perfetta armonia il tondo racchiude una pregevole scultura raffigurante la Madonna con il Bambino, l’opera è stata da alcuni attribuita al talentuoso artista Francesco Maria Schiaffino.

Grazia e dolcezza si compenetrano restituendo l’immagine dell’amore materno e della cura, la mano affusolata e gentile di Maria trattiene il piccolo Gesù, un frugoletto paffuto e vivace.

Lei ha il viso bellissimo, i tratti delicati, un manto sottile copre le sue chiome.
E così rimane, nella sua sublime beltà, sotto la luce che rischiara Via San Lorenzo.