Verso Portofino

È una piccola fotografia in bianco e nero e risale al 1936.
Racconta un viaggio, breve ed emozionante, sulle onde del mare verso Portofino.
Sulla motonave Vittoria, con il vento che accarezza la pelle.
E narra di lei, che se ne sta così appoggiata mentre ammira il panorama.
E pensa, forse sogna e fantastica, magari ricorda.
Così con grazia, con il cappellino bianco, gli occhiali da sole, i guanti neri e la pochette scura tra le mani.

E ci sono altri viaggiatori sulla motonave Vittoria, in questo scorcio di passato che richiede giochi di fantasia.
E si immaginano sguardi meravigliati, visi rasserenati dalla bellezza del panorama, in un giorno di un tempo perduto.
Navigando sul Mar Ligure.

Fino a quando comparirà all’orizzonte il profilo di uno dei gioielli della Riviera di Levante.

Navigando verso Portofino, indossando un impeccabile tailleur con una cifra di inarrivabile eleganza.
Cullati dalle onde che portano via il tempo e anche i pensieri.

Una mattina al Monastero di Valle Christi

Una mattina d’inverno, a poca distanza dal mare di Rapallo.
In frazione San Massimo, ad appena 3 chilometri dalla costa, si trovano gli antichi ruderi del Monastero di Valle Christi con il loro imperituro fascino.

Bisogna andare molto indietro nel tempo per ritrovare le tracce della fondazione di questo luogo suggestivo.
È il lontano 1204, sono tempi bui di sanguinose lotte tra guelfi e ghibellini.
Due nobildonne, Atrtilia e Tiba Malfanti, desiderose di vivere in ascetica quiete, fondano qui un Monastero Cistercense.

Eleggono, quale luogo dove testimoniare la loro fede ardente, questa valle silenziosa che fu scenario delle loro preghiere.

L’abbazia è costruita in stile gotico francese, ad una sola navata e conserva ancora il fascino dei luoghi così saldamente legati al loro passato.

Le religiose rimasero qui per molti anni, dopo le Monache Cistercensi il monastero passò alle Clarisse di Sant’Agostino.
Quindi, nel 1568, la bolla papale di Pio V sancì la sconsacrazione del monastero e questo luogo perse così la sua originaria vocazione.

Suggestivo, caratteristico, ammantato da insondabile enigma il monastero di Valle Christi con la sua abbazia rimane come autentica testimonianza di una fede lontana.

E le pietre levigate dal vento custodiscono memorie senza tempo.

Così si staglia il maestoso campanile con le sue caratteristiche trifore.

Nel prato ancora rimane l’antico pozzo che donava acqua ristoratrice alle buone monache.

E tutto, sebbene mutato, può appare quasi identico a come era nel tempo in cui tra queste mura risuonavano rosari e devote litanie.

Oltre il tempo e oltre la caducità delle cose terrene, nella mistica quiete di un luogo antico.

Là, dove nel freddo dell’inverno, sboccia intrepido un piccolo fiore davanti alle vetuste pietre del Monastero di Valle Christi.

Al Portofino Kulm: la nuova vita di Miss Gwendoline

Miss Gwendoline giunse a Victoria Station e salì sul suo treno senza voltarsi indietro.
Si lasciava alle spalle un cielo livido di pioggia e un lungo fidanzamento destinato a sfociare in un comodo matrimonio che le avrebbe garantito una vita agiata e tranquilla.
Miss Gwendoline, tuttavia, aveva ben altre aspirazioni: da sempre coltivava l’amore per le buone letture e per la bella scrittura, da qualche tempo poi era anche autrice di una rubrica letteraria per una prestigiosa rivista inglese.
Nuovi progetti, nuovi orizzonti erano nel suo destino.
Così aveva chiuso la sua casa, aveva fatto recapitare al suo promesso sposo un laconico messaggio che non desse adito a fraintendimenti, infine aveva preparato i suoi bagagli e aveva lasciato l’Inghilterra.
Il viaggio era stato lungo, dopo la traversata della Manica Miss Gwendoline si era brevemente trattenuta in Francia: era stata a Parigi e poi sulla Riviera, per qualche giorno era rimasta a Nizza.
E infine aveva raggiunto l’Albergo Portofino Kulm dove le era stata riservata una stanza ampia e luminosa, il vento faceva danzare le tende chiare e spirava fresco di salmastro.
Miss Gwendoline era scesa così per una breve passeggiata e facendosi ombra con il suo parasole si era soffermata per un tempo indefinito ad ammirare il panorama.

L’azzurro del mare era limpido, l’aria era densa di profumi mediterranei, di freschezza di resine e di fiori, Miss Gwendoline si sentiva come immersa nella gloriosa bellezza della natura incontaminata e pura.
Le balenavano nella mente colori e parole, rime poetiche, sensazioni e nuove inaspettate emozioni.
Era un nuovo entusiasmante inizio.

A sera, nella sua camera al Portofino Kulm, si mise seduta alla scrivania, vi posò sopra la sua valigetta e da essa estrasse un taccuino e tutto il necessario per scrivere.
Era anche lei come un romanzo ancora da raccontare.
Sorrise, si scostò un ricciolo dalla fronte e poi senza esitazione intinse la penna nell’inchiostro e sulla pagina bianca vergò quel titolo che aveva in mente da tempo: The days of a traveller.
Così ebbe inizio la nuova vita di Miss Gwendoline.

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Miss Gwendoline con i suoi talenti è un mio gioco di fantasia ispirato dalla bella cartolina di uno spicchio incantevole del levante ligure.
Nella luce di un secolo nascente, di certo sarà esistita una signorina inglese che, ammaliata da quel magnifico panorama, avrà iniziato a scrivere le sue emozionanti memorie di viaggio.

Una cartolina da Bogliasco

Ritornando a camminare nel passato ci ritroviamo sulla Riviera di Levante, siamo nella bella Bogliasco così vicina a Genova e la ammiriamo osservando i dettagli di una mia cartolina d’epoca.
Le onde si rincorrono vitali e gioiose in questo mare inquieto e vivace davanti al quale svettano le case colorate di Bogliasco mentre risuona la campana della Chiesa.

E per questo viaggio nel tempo consulterò insieme a voi la mia Guida pratica ai luoghi di soggiorno e di cura d’Italia edita dal Touring Club Italiano nel 1932 per scoprire con voi quali siano le indicazioni per i visitatori.
Il clima, dolce e mite, rende questa località accogliente nei mesi invernali ed estivi, nelle poche righe dedicate a Bogliasco sono anche nominati quattro alberghi e si sottolinea che il piccolo borgo marinaro è circondato da boschi di ulivi e giardini di agrumi.
Una dolce fragranza di profumi allieterà così il vostro soggiorno.

Seguendo le rocce, la costa, le bellezze di questo spicchio di Liguria.

E se è vero che il tempo muta i luoghi e dona loro a volte un nuovo aspetto, un certo fascino rimane inalterato e perfettamente riconoscibile.

Il tempo è come il mare, in perpetuo movimento, al di là della ringhiera.

E da un tempo che non abbiamo vissuto giunge così questa cartolina da Bogliasco.

Sui sassi sulla spiaggia di Camogli

E poi rimasero lì, seduti sui sassi, sulla spiaggia di Camogli.
Fratelli e complici di giochi e di avventure, a volte rivali, a volte segretamente uniti.
Con le calzette corte, l’abito alla marinara e la giacchetta, forse non era proprio il tempo d’estate ma era comunque un tempo bello per sedersi insieme sui sassi.

Sorridendo e scherzando, con allegria e gioia.

Mentre la mamma tiene per mano la bimba più piccina e c’è una grazia speciale nel suo amorevole gesto, anche lei sorride con dolcezza.
È un momento di pura spontaneità, in un frammento di passato che forse sarà stato ricordato con nostalgia.

Sui sassi, sulla spiaggia.
A Camogli.
Mentre l’onda accarezzava la riva e il sole baciava le case alte dai colori caldi.

Proprio su quella spiaggia.
In un giorno spensierato, trascorso giocando e inseguendosi e ridendo forte come piace ai bambini.
E poi sospiri, sorrisi e occhi che brillano.
Loro erano là, seduti sui sassi, sulla spiaggia di Camogli.

Agosto 1927 a Mulinetti

Era il mese di agosto del 1927 a Mulinetti.
Così si legge dietro a questa bella fotografia di un tempo distante, una mano gentile ha lasciato traccia di un luogo e di una stagione.
Estate, profumo di agrumi e di fragranze fresche, onde salmastre e canto echeggiante di cicale.
Tenpo di svaghi, di pelle abbronzata e di vento che scompiglia i capelli.
Un abitino a quadretti, il sorriso migliore in questa estate bambina che certo avrà riservato ai più piccini gioia e spensieratezza.

Là, sugli scogli ripidi e scoscesi, mentre l’acqua del mare si frange e si dissolve in candida schiuma.
In piedi, sorridendo e respirando, guardando avanti, verso il giorno che verrà e verso il futuro, in uno scorcio di Liguria che fu scenario di questa nascente felicità.

Una mollettina a fissare i capelli, un’espressione pensierosa, il vestitino allegro e tutto colorato con le margherite.
E un fiore di bambina così timida e dolce.

Le scarpette con il passante, il sole negli occhi, un sorriso incerto.
E la manina posata là, sopra lo scoglio ruvido e caldo, la bellezza dell’infanzia, con le sue scoperte e le sue tenere insicurezze.
Era un tempo felice, era un giorno di agosto del 1927 a Mulinetti.

Una giornata di aprile a Camogli

Era un giornata di primavera, era aprile.
Era l’anno 1931, molte cose erano proprio come adesso, altre erano piuttosto diverse.
L’acqua del mare luccicava sotto i raggi del sole, le case alte di Camogli si stagliavano fiere e l’onda lenta si abbatteva sui sassi con la sua carezza salmastra.

Forse era una giornata dall’aria frizzantina, rinfrescata da vento vivace che increspava leggermente la superficie del mare.
E loro erano là, in posa per la foto di rito.
C’è il signore con giacca, cravatta, panciotto e cappello e accanto a lui vediamo due giovani donne con i soprabiti alla moda e i cappelli a cloche in voga in quel periodo, l’abbigliamento suggerisce così che fosse una giornata non troppo calda.
Era primavera, era un tempo con molte incognite e con cupe minacce sul futuro.
Ed era una giornata dolce, in un luogo incantevole della nostra Liguria.
Di quel tempo queste persone avranno conservato un ricordo, una tenera nostalgia, una memoria consolatrice da riportare davanti agli occhi in momenti forse più difficili.
E l’acqua lambiva la riva, in un giorno di aprile del 1931 a Camogli.

 

Estate 1918 sulla spiaggia di Camogli

Era un caldo giorno d’estate di un tempo lontano.
E questo è soltanto lo scatto di un fotografo dilettante che ha anche compiuto un errore comune a molti di noi, se osservate con attenzione l’orizzonte è storto e oggi sarebbe facile rimediare a questa minuzia, invece lascio la fotografia così come l’ho trovata.
A tergo una mano gentile ha scritto: Camogli, 1918.
I sassi lisci della bella spiaggia del levante ligure bruciavano caldi di sole e il nostro provetto fotografo immortalò un istante felice su quel tratto di costa.
E c’erano magliette a righe, calzoncini con le bretelle, fazzoletti annodati sulla testa per ripararsi dal sole.
E c’erano giovani e ritrose fanciulle tutte bardate sotto il sole e noi a guardarle ci domandiamo come facessero!
E c’era un prestante giovanotto seduto a gambe incrociate sui sassi e poi c’erano cappellini vezzosi, abiti candidi e una vela chiara lassù che sferzava le onde e poi c’era il rumore del mare uguale a quello che sentiamo anche noi dopo tanti anni.
E c’era un bimbetto che correva felice nell’acqua e intanto una garbata signora si allontanava dalla spiaggia riparandosi sotto il suo ombrellino.
E c’erano gioia, divertimento e forse persino felicità anche se il mondo non era poi un posto facile nemmeno allora, soprattutto in quegli anni: era il 1918, una guerra adombrava la tranquillità di ognuno.
E così osservando queste persone viene da pensare che alcuni di loro magari avranno avuto fratelli o parenti caduti sui campi di battaglia, ragazzi giovani che non saranno mai stati dimenticati.
E intanto l’onda salmastra, lenta e inesorabile, scandiva il tempo e lambiva la riva.
Era il 1918 sulla spiaggia di Camogli.

Il mare tra le case

Lo vedi così, tra le case di Camogli, il mare.
In un chiaroscuro che lascia intuire la solita discesa vertiginosa tipica di questa Liguria, il color di pesca delle facciate, il corrimano per tenersi saldi.
Lampioni spenti alla luce del giorno, suono di dolce marea che sempre ritorna, profumo inconfondibile di salmastro.
Un muretto per sedersi, gli ombrelloni aperti, i sassi riscaldati dal sole e poi azzurro, azzurro e ancora azzurro, onda su onda.
Con la gioia negli occhi così trovi il mare tra le case, in un giorno qualsiasi a Camogli.

I colori di Sori

Vi porto ancora con me sulla Riviera di Levante, nel tempo del sole.
Era l’inizio di giugno, stagione di luce che rischiara le belle case di Sori abbarbicate sulla costa scoscesa.

Sono vari e radiosi i colori di Sori, spiccano così in quelle creuze che portano al mare.

Nelle case alte, nella magnifica verticalità della Liguria.

E poi la spiaggia, il mare turchino, l’onda di bianca spuma.

Una chiesetta, le facciate color biscotto.

I lettini chiusi, gli ombrelloni, l’estate doveva ancora iniziare.

E finestre, quadretti e panni stesi.

E barche, verde, azzurro e profumo di salsedine.

Nella semplice bellezza di Sori, un posto nel quale non mi dispiacerebbe affatto vivere.

E sassi, barche e laggiù soltanto mare.

E vento che agita gli ombrelloni e accarezza la pelle.

Colori e prospettive autentiche di Liguria, i luoghi come questo non hanno nulla di artefatto, solo si mostrano nella loro vera bellezza.

E poi l’onda che si frange sui sassi e si dissolve.

E ancora caruggi, salite, profumi d’estate.

Nella prospettiva bellissima di Sori, con il suo campanile svettante.

Mentre piano l’acqua del mare disegna la sabbia, lascia la sua traccia e la sua freschezza.

Mentre le barche riposano a riva.

In questo gioiello semplice della nostra Liguria, con questo brio e questa luce, questi sono i colori brillanti di Sori.