Primavera all’Orto Botanico di Genova

Arriva discreta la primavera all’Orto Botanico di Genova, in Corso Dogali.
Così giunge e con la sua grazia tutto fa sbocciare e rifiorire.

Fluttuano leggere le belle ninfee.

E l’albero di Giuda protende i suoi rami verso il cielo.

Fiorisce la regale magnolia.

E tutto è armonioso, pacifico, perfetto.

Mentre sbocciano timidi i semplici ranuncoli.

La natura non è mai in ritardo o fuori luogo, la natura conosce i ritmi del creato meglio di noi che pensiamo di possedere ogni saggezza.

L’iris sontuoso dona la sua bellezza alla luce del sole.

E il glicine dondola con la sua grazia odorosa.

I fiori delicati si svelano nella loro magnifica leggiadria.

E ognuno è una nota di una sinfonia melodiosa.

Si sale poi su per le scale e i grandi alberi svettano solenni.

Davanti a voi il panorama della città.

Tra i rami fitti ciarlieri uccellini donano un piacevole sottofondo musicale.

E il celeste e l’azzurro si fondono all’orizzonte.

Tra i profumi del glicine e tra le meraviglie dell’Orto Botanico nel tempo di primavera.

Una bella gita di primavera

E venne il tempo di una bella gita di primavera.
Tutti insieme, sotto il sole tiepido che riscalda la pelle, seduti sull’erba e sempre con una certa garbata eleganza, con grazia e rilassatezza.
E tra tutti loro non manca l’amico a quattro zampe, naturalmente.

Una paglietta, un bastone da passeggio per camminate più sicure.
E gli abiti che segnano la vita e l’immancabile parasole per difendere la carnagione candida.

Come sempre accade con le fotografie d’epoca anche in questo caso c’è una persona in particolare che cattura la mia attenzione: è lei, la ragazza con l’abito chiaro, i capelli raccolti e gli occhialini tondi.
Forse è timida e molto studiosa, forse suona il pianoforte e si diletta con il ricamo e la mamma le ricorda sempre di non sforzare gli occhi e di avere cura di se stessa.

Questa fotografia è un ritratto di famiglia che comprende diverse generazioni, un affetto autentico unisce tutte queste persone con un legame indissolubile.

Erano istanti felici, era il tempo di una bella gita di primavera, un tempo da ricordare.

Felice Pasqua a tutti!

Un cestino con gli ovetti, le semplici margheritine e un tenero pulcino.
Un fiocchetto rosso, i colori pastello e tutta la grazia della primavera.
Così, con un semplice cartolina di tempi lontani, vi porto i miei auguri per questo giorno di festa.
Cari amici, buona Pasqua a tutti voi!

La visita ai Sepolcri nelle Chiese della Superba

Ritorniamo ad una tradizione cara che si osserva nei giorni che precedono la Santa Pasqua: il Giovedì Santo si usa allestire nelle chiese della città gli altari della Reposizione dove viene poi posta l’Eucarestia.
Gli altari abbelliti in diverse maniere con foglie e fiori rimangono così decorati fino al Venerdì Santo.
Vi porto così con me nel mio giro nelle amate Chiese della mia città.
Iniziamo dalla Chiesa del Gesù dove in un raffinato allestimento foglie e fiori compongono l’immagine dell’agnello e le parole latine Dona nobis pacem e cioè dona a noi la pace.

Gli ulivi decorano invece l’altare maggiore della Chiesa della Nunziata.

E nella Chiesa delle Vigne i grandi ceri sono sistemati su candelabri dorati.

Al centro le tenere margherite e, come da tradizione di questa chiesa, l’allestimento si arricchisce con le sagome di cartone tipiche della tradizione ligure dei cartelami, sono qui rappresentati Gesù e gli apostoli durante l’Ultima Cena.

I fiori e il grano abbelliscono invece l’altare della Chiesa di San Donato.

E l’oro regale illumina la Chiesa di San Luca.

È semplice e armonioso l’altare così decorato nella Chiesa di San Matteo.

E nella Chiesa di San Pietro in Banchi fiori, piante e spighe di grano si trovano davanti alla statua del Cristo senza mani.

Così si attende invece la Pasqua nella Chiesa di San Siro, ancora con il grano e poi con il pane, l’uva e le spighe sulla balaustra.

Infine ho concluso il mio giro nella bella Chiesa di San Filippo Neri in Via Lomellini dove sempre si trova uno degli altari più suggestivi e curati.

I fiori e le candele, il grano e la croce, nella tempo della Santa Pasqua.

Provetti automobilisti e non solo

Ecco qua ancora due provetti automobilisti, ve li avevo preannunciati!
Eh già, proprio come le due divertite signorine, anche questi giovanotti amano le spericolate avventure al volante.
Ora, trattandosi nuovamente di un’automobile di cartone, direi che i viaggi sono più che altro di fantasia ma i due prodi marinai mi sembrano abbastanza allegri, non pare anche a voi?

I due amici vennero immortalati dal fotografo Giuseppe Laganà, sicuramente molto noto per i suoi prezzi modicissimi e anche per quei ritratti in carta al platino consegnati in soli tre minuti, suo metodo brevettato.
Il nostro invita inoltre a guardarsi dalle imitazioni, ci mancherebbe altro.
E dove aveva il suo studio il nostro bravo professionista? Ah, un giorno qui e l’altro là, infatti si legge chiaramente nell’ultima riga che il suo è un Primario Stabilimento Fotografico Viaggiante e quindi egli si spostava da una parte all’altra trascinandosi dietro la sagoma di cartone dell’autovettura e chissà che altro!

Di preciso il bravo fotografo doveva avere un debole per i mezzi di trasporto, ecco infatti una piccoletta con un vestitino di Sangallo, un cappellino di paglia, le manine salde sul manubrio di un triciclo e tutta la vita davanti.

Per i seri e compiti giovanotti invece c’era appunto la mirabilante automobile, un prodigio di un’epoca lontana!
Tutto questo presso il Primario Stabilimento Fotografico Viaggiante di Giuseppe Laganà, per la gioia di grandi e piccini.

Una magnifica eccezione

Come già ho avuto modo di dirvi, sono sbocciati ancora i miei amatissimi fiorellini rossi.

Mi tengono compagnia ormai da decenni, li seminai infatti moltissimi anni fa e loro, fedeli, tornano sempre a celebrare ogni nuova primavera.

Il loro nome è sparaxis e sono una vera gioia per gli occhi, sono fiori allegri e vivaci che a decine abbelliscono il terrazzo.

E vanno d’accordo con tutti, come si può ben notare: eccoli colti in chiacchiere con la fresia bianca e con la salvia odorosa.

Cotanta meraviglia proviene da sole due bustine giunte qui decenni fa: una per i fiori rossi e l’altra per i fiori bianchi.
Con il tempo, tuttavia, i fiori bianchi sono divenuti sempre più rari fino a quasi scomparire, mi viene da dire, ogni tanto ne spunta ancora qualcuno ma non accade ad ogni primavera.
Quest’anno, invece, ecco qui questa magnifica eccezione!

Non vi dico l’emozione di tutti noi sul terrazzo!

Ho poi visto che i fiori bianchi non erano soltanto due ma addirittura tre!
Come si dice? Tutto arriva a chi sa aspettare, qualche volta, anche certe fioriture che non mi aspettavo di rivedere!

E così la primavera, stagione prodiga di molte bellezze, è ancora più trionfante e gioiosa grazie ai miei amati fiori che sempre tornano a salutarmi.

Vico Cicala: un’antica testimonianza di fede

Vico Cicala è un breve caruggio che collega Sottoripa a Piazza San Pancrazio e prende il suo toponimo da un’illustre famiglia che distinse in tempi lontani, a dire il vero poi parrebbe un vicoletto di poco conto ma, come sappiamo, le antiche strade della Superba celano sempre meraviglie.

Così in Vico Cicala troviamo un antico sovrapporta in parte abraso, si nota che nelle parti laterali della lastra erano un tempo presenti figure oggi non più visibili.

Sono ben chiari invece i profili degli angeli così scolpiti a mani giunte.
E si notano, sopra di essi, due lettere: A B. Secondo l’uso del tempo le due lettere erano sicuramente le iniziali di colui che in tempi lontanissimi abitava in questa dimora.

Le stesse lettere sono visibili anche dall’altro lato, sempre sopra le due figure angeliche inginocchiate in devota preghiera.

Al centro le tre lettere IHS che rappresentano il trigramma di Cristo.

Così accade in queste antiche strade che discretamente racchiudono antichi misteri.

Così accade anche nel nostro Vico Cicala.

In quel tratto sovrastato da una magnifica geometria di cielo.

Là, dove un’antica dimora è custodita dal segno di Gesù.

Oltre la curva

Oltre la curva c’è la nostra Via XX Settembre.
Le vetrine, lo shopping, il passeggio.
Oltre la curva forse tutti vanno più di fretta, veloci e distratti.
Oltre la curva arriverà anche lei, con la sua calma, con il suo abito azzurro come il cielo e il suo velo oltre ogni moda.
Sotto i portici, con il suo passo deciso e fiducioso, oltre la curva.

Il mestolo vanitoso

C’era una volta un mestolo vanaglorioso che abitava, insieme a certi suoi simili, sopra ad uno specchio.
Era un delicato mestolo di vetro e condivideva così il suo destino con una serie di mestoli in porcellana con i quali, va detto, non andava tanto d’accordo.
A dire il vero quella era soltanto una sistemazione provvisoria allestita per la durata di un mercatino locale ma per il giovane mestolo vanitoso era la condizione ideale, infatti non faceva altro che rimirarsi tutto il giorno ripetendo:
– Oh, come sono bello ed elegante! Guardate che grazia, io mi distinguo sempre dagli altri, altroché!
– Adesso ricomincia! – Replicava il mestolo da salsiera che gli stava vicino.
– Eh, con i giovani ci vuole pazienza, ma lui me la fa proprio perdere tutta, santo cielo! – Sospirava l’antico mestolo da zuppiera che, dall’alto della sua esperienza, dispensava spesso perle di saggezza.
Il mestolo vanitoso, va da sé, non dava retta a nessuno, si dondolava per guardarsi meglio ed era tutto un sdilinquirsi in elogi alla propria beltà:
– Nessuno mi può eguagliare, questo è un fatto! La mia bellezza è indubitabile!
Insomma, quanto ci si metteva sapeva essere davvero fastidioso e petulante.
Tutti gli altri mestoli erano invece dei gran lavoratori, veri professionisti del settore, ognuno di loro aveva infatti contribuito ad allietare tavole imbandite nelle più svariate occasioni: c’era chi si era tuffato allegramente tra i tortellini in brodo, chi aveva servito salse delicate e chi aveva ospitato colorate macedonie.
L’unico che non aveva lavorato neanche un giorno della sua vita era lui: il mestolo vanitoso.

E sapete? Nessuno di loro lo avrebbe mai detto ma, da lì a poco, si sarebbe compiuto il loro destino.
Verso sera, infatti, passò da quelle parti una giovane donna proprietaria di un romantico ristorantino in campagna, era una sapiente cuoca e ed era venuta al mercatino in cerca di oggetti utili per le sue tavole per la festa di primavera.
Giunta in prossimità dello specchio, rimase colpita dai mestoli e fece subito la sua proposta al proprietario del banco:
– Li prenderei tutti, tranne quello! – E così dicendo indicò il mestolo vanitoso, poi proseguì spiegandosi, quasi rammaricata – è carino ma non è il mio genere e di una dimensione inadatta, non saprei come utilizzarlo!
Non vi dico come ci rimase il mestolo vanitoso, era offesissimo!
Tutti gli altri mestoli furono così venduti e prima di avventurarsi verso la loro nuova destinazione vennero impacchettati uno ad uno perché non si rompessero.
L’’ultimo ad essere fasciato fu il saggio mestolo da zuppiera che lapidario chiosò all’indirizzo del giovane vanitoso:
– A essere belli e presuntuosi senza saper far nulla non si arriva da nessuna parte, neanche sulla tavola della festa di primavera!

 

Al volante

Sono due amiche intrepide, allegre e sorridenti.
Sono elegantissime, con il busto che segna la loro vita sottile, indossano abiti di buon taglio e camicette candide, portano i gioielli minuti e raffinati.
E sfoggiano ricercati cappelli arricchiti da nastri, pizzi e applicazioni floreali.
Sono due amiche e una regge saldamente un volante, chissà dove le condurrà il viaggio della vita!

Di certo il tempo che verrà presenterà loro strade tortuose ma le due amiche sapranno percorrerle insieme, con coraggio e fiducia.
La fotografia risalente ai primi del ‘900 è opera di Luigi Guerra, fotografo milanese che per i suoi meriti artistici fu premiato con la medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale del 1906.
La vettura a bordo della quale paiono ritratte le due giovani altro non è che un curioso artifizio d’antan e cioè una riuscita sagoma forse di cartone o magari di legno sapientemente dipinta, non crediate poi che tale stratagemma fosse esclusivamente riservato alle signorine, ho alcune fotografie di gagliardi giovanotti ugualmente immortalati nella medesima posa!
In questo caso a tergo della cartolina, sono riportate anche le nostalgiche parole in memoria di quel giorno felice e così si legge:

“Carissima Rita, ti rammenti di questo scherzo? Ci rassomiglia o no? A destra è un’amica ed a sinistra è la tua Maria che ricordandoti viene a portarti tante cose belle ed affettuosissime.”

E così, con tutta la gioia e l’entusiasmo della giovinezza, ecco qua Maria e la sua amica, a bordo della loro rombante automobile.