Il quadrifoglio di Teresa

Tra i fiori e le piante del mio terrazzo, direi in ogni stagione, crescono sempre rigogliosi i trifogli.
Indomiti e testardi, si ostinano a spuntare nonostante io mi impegni a far in modo che non ci siano: i trifogli, comunque, rispuntano.
E tra quel verde brillante e deciso, lo ammetto, ho tante volte sperato di trovare almeno un fortunato quadrifoglio ma ahimè, ad oggi non è ancora successo!
E tuttavia non mi perdo d’animo, sento che un giorno o l’altro capiterà e stringerò tra le mani un fragile e beneaugurante quadrifoglio.
Fino ad allora ho pensato di consolarmi con il delizioso quadrifoglio che l’ottimista Teresa scelse per la cartolina che inviò a Giacomo con poche gradite parole.
La cartolina è in rilievo ed è una raffinatezza di verde e di oro, impreziosita per di più anche da quei versi in rima così graziosamente adagiati tra le verdi foglie.
Questo è il quadrifoglio di Teresa: per Giacomo, per me e per voi.

Offrendoti il fiore che porta fortuna
ricevi il mio core che affetto raduna
e tal quadrifoglio ti sia talisman
da renderti lieto ognor il doman.

La statua di San Francesco d’Assisi di Anton Maria Maragliano

È una statua lignea ed è opera dello scultore Anton Maria Maragliano che lasciò nelle chiese di Genova e della Liguria numerose testimonianze del suo mirabile talento.
Maragliano, magnifico artista vissuto tra la seconda metà del ‘600 e la prima metà del ‘700, aveva quello straordinario estro creativo che gli consentiva di dar vita al semplice legno e così egli così restituì ai nostri occhi l’immagine del poverello di Assisi.
San Francesco, così devoto e sinceramente innamorato di Dio, era anche un uomo di carattere e io credo che Maragliano abbia saputo cogliere appieno il suo fervore e la bellezza della sua dedizione a Dio che a mio parere si ritrovano nell’intensità dello sguardo del Santo e nell’assertività dei suoi gesti.

La statua di San Francesco viene custodita nel Santuario di Nostra Signora del Monte, io però ho fotografato la scultura alla mostra La Forma della Meraviglia tenutasi di recente a Palazzo Ducale.
In quella circostanza, con un allestimento di notevole impatto, così si potevano ammirare alcune opere di Maragliano: ecco la Madonna Immacolata in un trionfo di lucente misticismo tra San Francesco d’Assisi e San Bernardino da Siena.

San Francesco d’Assisi è una delle figure più carismatiche della Chiesa Cattolica, è uno dei Santi più amati ed è Patrono d’Italia, la sua festività si celebra il 4 Ottobre.
San Francesco d’Assisi scrisse anche quella che io considero una delle preghiere più intense e al tempo stesso una delle poesie più commoventi, quel Cantico delle Creature, anche noto come Cantico di Frate Sole, con il quale il fraticello canta la grandezza di Dio e loda le sue opere.
Ne riporto qui appena alcune righe, invitandovi a ricercare il testo completo.
Così si rivolgeva a Dio San Francesco d’Assisi, con queste parole e con il suo sguardo denso di amore.

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimu, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.

Chiesa del Gesù: la Cappella della Vergine Assunta

È una delle chiese più ricche ed è situata nella centrale Piazza Matteotti: la Chiesa dei Santi Ambrogio e Andrea anche nota come Chiesa del Gesù è davvero uno dei gioielli di Genova e di alcune sue meraviglie ho già avuto modo di scrivere in questo articolo.
Percorrendo la navata destra soffermatevi davanti alla terza cappella che ebbe il patrocinio della famiglia Durazzo: qui potrete ammirare l’Assunzione della Vergine di Guido Reni, opera risalente al 1617.

Nella sua Guida Illustrativa del Cittadino e del Forastiero per la città di Genova e sue adiacenze del 1875 lo storico Federico Alizeri definisce l’opera di Guido Reni eccellentissima e spiega che è così sita sull’altare e ai due lati si trovano le statue di San Giuseppe e di David, entrambe sono opera della scuola dei Carlone.

Magnificenti angeli sovrastano il dipinto.

Per raccontarvi in qualche modo la splendida tela di Guido Reni ricorrerò ad una guida d’eccezione e sfoglierò con voi il volume Descrizione della Città di Genova da un anonimo del 1818 edito da Sagep nel 1974.
L’anonimo visitatore, con cura e precisione, narra le bellezze di Genova e a lungo si sofferma sulla Chiesa del Gesù dedicando alcune righe a questo dipinto che egli definisce uno dei più bei quadri dell’Italia.
Vi si ammirano, egli scrive, 26 figure e tra esse ci sono i 12 apostoli.
Sempre seguendo le indicazioni dell’anonimo ecco lo stupore e la meraviglia di San Pietro a braccia spalancate verso il cielo.

A terra un rotolo di carta, libri e chiavi, c’è da perdersi ad ammirare certi dettagli di questo quadro definito sempre dall’anonimo di grande e difficile esecuzione.

L’anonimo riferisce poi che vi si notano anche San Giacomo e San Giovanni in colloquio sopra il miracolo avvenuto.
E davvero pare di udire parole appena sussurrate e preghiere di mistico stupore.

Nel candore e nella sua assoluta lievità, tra nuvole leggere si staglia la Vergine Maria nell’istante dell’Assunzione al cielo: le braccia incrociate sul petto, lo sguardo saldo e fidente, la grazia impareggiabile della sua figura.

Tutto attorno piccoli angeli deliziosi e frementi accompagnano la Vergine.

In questa dolce e armoniosa bellezza.

Nella volta del soffitto poi si ammira l’affresco con la Santissima Trinità e la Vergine incoronata opera di Giovanni Carlone.

Tutto è ammantato da una sublime leggiadria e certo le mie semplici fotografie non possono restituire appieno cotanta perfezione.
Se vorrete coglierla con il vostro sguardo recatevi nella Chiesa del Gesù e potrete così ammirare l’Assunzione della Vergine di Guido Reni.

Il profumo del mare

Il profumo del mare, in questa stagione incerta, sa essere più intenso e forte.
Intriso di salmastro, inquieto come l’acqua che pare più densa, scuro come la tempesta che arriverà.
E così il profumo del mare ti sembra come quello che respirano i pescatori nei loro viaggi sulle onde, quando le reti scendono nell’acqua.
Il profumo del mare è agitato come quel vento che smuove la bandiera con la croce di San Giorgio.

La luce cade, vira e crea magici riflessi.

Le barche dondolano dolcemente sull’acqua d’autunno.

E il colore del mare assume toni d’argento e metallo.

Il profumo del mare può essere il preludio di un lungo viaggio, un promessa che presto sarà mantenuta.

Il profumo del mare poi si mescola alla vaghezza delle nuvole.
Erano lassù a imperlare il cielo sulle colline, mentre osservavo la grande scritta che ora si trova al Porto Antico.
Poco dopo, con mia grande sorpresa e con loro grande divertimento, ho visto due bimbette di pochi anni passare felici tra quelle lettere più grandi di loro, affacciarsi ridendo tra una vocale e una consonante.
E tutto attorno spirava il profumo del mare.

E ne godevano anche certi piccoletti che svolazzavano di qua e di là, uno si trascinava dietro una grossa briciola di pane e se la beccava con gusto.

Ed è sempre una gioia ritrovare i miei amici del Porto Antico e apprezzare la tenacia della vita.

Là dove si ascolta il sussurro del vento, là dove si sente il profumo del mare.

I posti dove mi piace leggere

Questi sono per me tempi di letture appassionanti, i libri del resto sono tra i miei migliori amici e in quanto tali la loro compagnia è sempre un privilegio.
L’altro giorno, mentre ero immersa nelle fantastiche vicende di un magnifico romanzo, mi sono ritrovata a riflettere su tutti i posti dove mi piace starmene con un libro tra le mani e così eccomi a raccontarvi le mie preferenze di lettrice.
In primo luogo amo da sempre leggere a letto e prediligo le ore del primo mattino, dopo aver bevuto il mio caffè mi piace ritornare sotto le coperte e rimanere a lungo a leggere, nel silenzio ovattato del giorno che nasce: e così il mio primo sguardo sul mondo passa attraverso le parole di un libro e si arricchisce di altri sguardi e di panorami inconsueti.
Nelle giornate serene, luminose e non troppo calde tipiche della primavera amo leggere tra i fiori del mio terrazzo, con una musica che mi accompagna nella lettura.
E quando poi viene il tempo dell’estate, a Fontanigorda, prediligo una certa panchina che considero una postazione di lettura davvero privilegiata!
Questa panchina si trova sulla strada tra Fontanigorda e Casanova, ci si arriva dopo una breve passeggiata ed offre il conforto dell’ombra degli alberi, il canto del vento tra le foglie e il cinguettio gioioso degli uccellini.
Io potrei rimanerci per ore e ore, la mia panchina è incantata come un tappeto volante.

Mi sistemo là sopra a gambe incrociate e parto felice per i miei viaggi letterari: comodamente seduta sulla mia panchina sono stata diverse volte nella Parigi di Zola e altrettanto di frequente nella Londra vittoriana, ho vissuto amori tormentati e ho conosciuto storie indimenticabili.
La mia panchina, come dicevo, è lungo la strada e quindi di tanto in tanto passano altri villeggianti ma tutto è semplicemente perfetto e nulla interrompe la mia adorata lettura.
Leggere è un gioco di fantasia, una meraviglia dell’immaginazione che ognuno si costruisce da sé, ognuno nel luogo che preferisce.
E ancora, qui a casa, a Genova, quando fuori piove amo sedermi per terra vicino alla porta finestra per restare lì a a leggere mentre in sottofondo tintinnano le gocce di pioggia sulla ringhiera.
Ci sono tante gioie semplici, al mondo.
A volte a renderci felici sono le parole di uno scrittore, le suggestioni di una storia antica, il riflesso di emozioni che sappiamo riconoscere come nostre.
A volte a renderci felici è un libro, una di quelle gioie semplici uniche al mondo.

La Madonna con il Bambino in Piazza delle Erbe

Si trova nell’ antica piazza delle Erbe dove in tempi lontani si teneva un vivace mercato della frutta e degli ortaggi, le fruttivendole della Val Bisagno arrivavano qui con le loro ceste colme dei doni della terra.
Adesso, come in quelle epoche ormai distanti, sulla nostra Piazza delle Erbe posa il suo dolce sguardo la Madonna con il Bambino.

Tra i colori vivaci della città vecchia, in questa piazza ancora adesso molto amata e frequentata.

La dolce immagine di Maria così si staglia nella nicchia che la custodisce, la Madonna tiene tra le braccia il piccolo Gesù che ha il visetto allegro incorniciato dai boccoli e l’espressione festosa tipica dell’infanzia.

E l’abito di Maria cade fino ai piedi.
Alla base della statua è posta poi un’iscrizione in latino e credo di aver trovato la corretta corrispondenza in uno degli inni della Chiesa.
Per la precisione penso si tratti dei seguenti versi tratti dall’inno Al vespro del martedì:

Ut germen aptum proferens
fulvis decora floribus

Perché di germi ricca e d’odorati
fior di potesse rivestir gioconda

Così la bella immagine della Madonna custodisce le antiche case di Genova e i suoi abitanti.

Accanto a una finestra con le persiane chiuse, sfiorata dal sole che accarezza questi luoghi.

Con questa dolcezza eternamente amorevole cosi si svela la tenerezza della Madonna con il Bambino in Piazza delle Erbe.

Come Alice nel Paese delle Meraviglie

Lei è una piccolina vissuta in un tempo lontano, un giorno il mio sguardo ha incontrato il suo e così alla fine il suo ritrattino fragile come lei è tornato a casa con me.
È una piccolina di appena pochi anni, ha questi occhi chiari, grandi e spalancati, stupiti e stupefatti, curiosi, ingenui e carichi di ogni infinita aspettativa.
Ha la bocca a cuore, i capelli castani tirati indietro, la vestina bianca.
E osserva, guarda verso il fotografo Sciutto, tiene le manine come lui le ha detto, cerca di rimanere immobile o per lo meno ci ci prova.
Trattiene il respiro e intanto fantastica, immagina, con la mente forse vaga in un suo magnifico altrove come Alice nel Paese delle Meraviglie.

Con le scarpette chiare, la sottogonna di pizzo, la postura lieve.

In piedi sulla sedia, appoggiata allo schienale.
In questa leggerezza di bianco candore lei resta, dolce bambina, in questo istante della sua fragile infanzia in un tempo ormai perduto.
Con questa tenerezza, come Alice nel Paese delle Meraviglie.

Giorni felici

“L’immagine che vide riflessa le piacque: occhi blu lucenti, naso diritto, bocca carnosa. La sua pelle era rosea e chiara, ma adesso quando rideva apparivano delle antipatiche rughette che fino a due o tre anni prima non c’erano.
L’anno successivo avrebbe compiuto trent’anni.”.

È la primavera del 1952 a Berlino e questa creatura incantevole è Silvie, la seconda delle ragazze Thalheim: lei è è la protagonista di Giorni Felici, secondo volume della trilogia scritta da Brigitte Riebe dedicata alla storia di una benestante famiglia tedesca, qui trovate la mia recensione di Una vita da ricostruire, primo libro della saga pubblicata da Fazi Editore.
In questi luminosi anni ‘50 la Germania rinasce e con essa la sua economia, i grandi magazzini Thalheim sul Kurfürstendamm berlinese fanno affari d’oro con le loro proposte di moda.
Silvie è una giovane inquieta, ha una tormentata storia d’amore, è una ragazza brillante e di talento, ama sfrecciare per la sua Berlino a bordo della sua Vespa e ha alcune doti mirabili, non le mancano certo intuito e lungimiranza.

“… sin dalla più tenera età riusciva a immaginare praticamente tutto.
Quello era il suo modo di sentire.
Il suo modo di pensare.
E persino il suo modo di agire.”

Con stile garbato ed eleganza così si dipana questa ulteriore vicenda della famiglia Thalheim mantenendo lo sguardo anche sugli eventi della Berlino post bellica e sugli inevitabili legami tra gli abitanti del settore ovest e quelli del settore est.
Il romanzo, tuttavia, ha volutamente gradevoli accenti di leggerezza e pertanto non si dilunga in modo particolare su vicende complesse e drammatiche.
La vita scorre, non senza difficoltà, la Riebe assegna ad ognuno dei suoi protagonisti la propria parte di gioie e di dolori, proprio come accade nella realtà.
Silvie è vivace, ha un’intelligenza curiosa, conduce con successo una trasmissione radiofonica e riuscirà persino ad intervistare il celebre scrittore Heinrich Böll che fa così la sua comparsa in alcune pagine del libro.
Silvie inoltre si occupa anche dell’impresa di famiglia e ha un fratello gemello che è fonte di grandi preoccupazioni.
E per gran parte del romanzo la giovane si ripete certe parole che gettano un ombra di incertezza sul suo futuro:

“Senza un uomo. Senza una casa. Senza un figlio.”

Pagina dopo pagina l’autrice accompagna la sua protagonista e i suoi lettori verso la realizzazione e verso la tanto agognata felicità, non è un percorso semplice e piano, è anzi ricco di ostacoli, di lacrime e di improvvisi colpi di scena.
La trama, ricca e mai monotona, si presterebbe sicuramente a divenire la sceneggiatura di una serie televisiva, le vicende delle sorelle del Ku’damm avvincono e coinvolgono con la giusta gradevolezza, questo romanzo come il precedente è una lettura piacevole e coinvolgente e tra queste pagine già si preannunciano le vicende del terzo volume che conclude la serie.
C’è un momento, nella vita di ognuno, in cui si cercano semplicemente la quiete e la serenità, un traguardo ambizioso e non sempre facile da raggiungere e Silvie Thalheim, ve lo assicuro, lo sa molto bene.

“Era forse troppo pretendere che per una volta le cose andassero bene e basta, per tutta la famiglia e senza eccezioni?
Giorni felici – pensò – è di questo che abbiamo bisogno adesso.”

Il Galeone di Genova la Superba

È il galeone della Superba, ha di recente trionfato alle Regata delle Repubbliche Marinare nelle acque di Pisa.
È uno dei simboli dell’orgoglio di Genova, si incitano i rematori ripetendo Dagghe, Zena!
E ancora, li si incoraggia con quelle parole a noi care: Pe Zêna e pe Sàn Zòrzo!

Il galeone della Superba, in occasione del Salone Nautico Internazionale, è stato collocato in Largo Lanfranco e là lo si può ammirare nei suoi magnifici colori che rappresentano questa città.

Sventola sul galeone la fiera Croce di San Giorgio.

E ci sono anche le bandiere delle altre Repubbliche Marinare: ecco il leone di San Marco che rappresenta la Repubblica di Venezia, la croce bianca in campo rosso della Repubblica di Pisa e la croce di Malta della Repubblica di Amalfi.

Ed è un’emozione bellissima poter ammirare il glorioso galeone di Genova.

E in questi giorni di settembre così si offre agli sguardi dei genovesi e dei visitatori.

Con i nostri colori, di bianco e di rosso, pe Zêna e pe Sàn Zòrzo!

I giorni dell’uva

Giungono con l’autunno i giorni dell’uva: dolce, succosa, prodiga di ristoro, l’uva è bontà e ricchezza, mi rammenta lussuosi banchetti e bicchieri colmi di vino per brindare con gioia alla bellezza della vita.
E l’uva magnifica così si offre per essere raccolta e assaporata.

L’ho veduta così a Fontanigorda, all’inizio dell’estate era ancora verde e acerba.

E poi, settimana dopo settimana, i chicchi si sono fatti sempre più scuri e morbidi.

E così è maturata tra i tralci e i pampini l’uva deliziosa.

Ad osservare i suoi grappoli così ricchi mi sono anche tornate alla memoria alcune del poeta Marziale e qui le riporto in latino e nella traduzione presente sul volume Epigrammi a cura di Giuseppe Norcio edito da UTET.

Uvae duracinae
Non habilis cyathis et inutilis uva Lyaeo,
sed non potanti me tibi nectar ero.

Uva dalla buccia dura
Sono uva non adatta alle coppe e non buona per il vino,
ma per te che non mi bevi sarò un nettare.
(Epigrammi XIII – XXII)

Così gustiamo questo frutto zuccherino e soave, così l’autunno ci dona i giorni dell’uva.