Il fior d’angelo della mamma

Il fior d’angelo della mamma è una cara presenza, abita sul nostro terrazzo ormai da moltissimi anni, non so neanche dirvi da quanto.
È uno di famiglia, si può proprio dire così.
Il fior d’angelo è resistente, tenace, poco pretenzioso, ha tante virtù che anche noi dovremmo avere, c’è molto da imparare dalla natura e dalle sue bellezze.
Il fior d’angelo sboccia e fiorisce tra maggio e giugno e si ricopre di piccoli fiori bianchi.
Ieri, con mio infinito stupore, mi sono accorta che sul fior d’angelo della mamma c’erano molte gradite ospiti: queste meravigliose farfalle.

Il fior d’angelo è rigoglioso, ricco, magnifico.

E devo dirvi che non ho mai veduto tante farfalle tutte insieme sul mio terrazzo, l’ultima volta che ne ho viste così tante era estate ed ero a Fontanigorda.

Le farfalle dondolano lievi sui fiori.

Si beano del profumo delizioso del fior d’angelo.

Su ogni petalo una delicatezza.

Ad ali spiegate, godendo della luce del sole.

Farfalle fragili, meravigliose e frementi.

Le ho ammirate per un tempo infinito, le farfalle sono sempre un dono prezioso.

E ospitarle proprio sul fior d’angelo della mamma è una commozione che non vi so neanche spiegare.
Uno stupore per il quale, credetemi, non trovo le parole.

Le ho vedute librarsi da un petalo all’altro.

E ancora indugiare e poi rialzarsi in volo.

E di nuovo ritornare, ancora e ancora.

Nell’ammirarle ho come perduto la cognizione del tempo, ero sotto il sole in terrazzo tra tutte queste farfalle leggere che mi volavano attorno, un vero balsamo per l’anima e per il cuore.

Grazie di questo dono, grazie di questa commovente grazia e leggiadria sul fior d’angelo della mia mamma.

Nel passato di Via San Luca: la prestigiosa Casa Musicale del Signor De Bernardi

Ritorniamo a camminare nel passato della Superba, saliamo ancora sulla macchina del tempo per ritrovarci sotto il cielo turchese che sovrasta le case antiche di Via San Luca.

E qui ce ne andiamo a far compere, come da consuetudine dei genovesi di ieri e di oggi.

Cerchiamo un prestigioso esercizio commerciale fondato nel lontano 1880 e che ha la sua sede proprio in Via San Luca.
È il negozio del Signor Giuseppe De Bernardi, successore di Enrico.
Qui si trovano strumenti per bande e orchestre, macchine parlanti, pianoforti e accessori di ogni tipo.

Tratto da Guida Pagano del 1922 di mia proprietà

E secondo voi, camminando in Via San Luca, riusciremo a trovare il favoloso negozio del Signor De Bernardi?
Eccoci qua davanti, amici musicisti e melomani, l’emozione è davvero grande ed io sono curiosa di andare a scoprire le meraviglie esposte in vetrina!

E poi balzando all’improvviso dal passato ai tempi moderni, ecco il luogo nel quale un tempo si potevano udire melodiose armonie.

Alzando lo sguardo e ammirando altri dettagli di questa cartolina pubblicitaria che appartiene alla mia piccola collezione noteremo alcuni straordinari particolari.
L’orologio segna le 12.37 ed è lì a testimoniare un’altra importante attività: il Deposito di Orologeria del Signor Carlo Tragni.
Osservate poi con attenzione le finestre, lì sono poste due mampae e cioè quei telai che si usavano a Genova per riflettere la luce nei vicoli scuri, ne scrissi diffusamente anni fa in questo post.

Le finestre sono ancora lì e custodiscono il ricordo di tempi lontani.

All’epoca il nostro Signor De Bernardi sapeva proprio il fatto suo, infatti sul retro della cartolina aveva fatto stampare il dettaglio della ricca offerta della sua Casa Musicale.
Autopiani, armoniums e tutto il resto!
E sale di audizione!
E, badate bene, cataloghi gratis!

In effetti avvicinandosi alle vetrine c’è da rimanere a bocca aperta: spartiti, grammofoni, accessori di ogni tipo.

E dischi per tutti i gusti!

E trombe, flauti, chitarrine e romantici mandolini, ci sono strumenti di ogni genere.

Nel mio girovagare per caruggi, come sempre faccio in questi casi, ho portato con me la cartolina pubblicitaria di questo bel negozio, riconducendo così questa immagine proprio in quel luogo che fu scenario dei successi di questo abile commerciante.

E così, la prossima volta che passerete in Via San Luca, provate a guardare con attenzione: potrebbe capitarvi di vedere con gli occhi dell’immaginazione la prestigiosa Casa Musicale del Signor De Bernardi.

Una meraviglia nascosta in Canneto il Lungo

Accade sempre di lasciarsi cogliere dalla meraviglia, nel nostro centro storico.
E succede una volta di più varcando la soglia di un’antica dimora che custodisce il fasto di secoli lontani.
Ci troviamo in Canneto il Lungo, al civico 17 presso il Palazzo di Gio Andrea Cicala risalente al XVII secolo e in seguito divenuto di proprietà della famiglia Donghi.
L’edificio è annoverato tra i Palazzi dei Rolli, è quindi una di quelle dimore che la Repubblica utilizzava per le visite di stato.
E qui, in questo luogo, nell’atrio è posto un suggestivo ninfeo.

È protetto da una cancellata ma avvicinandovi potrete ammirare i dettagli.

Secondo l’uso antico che di frequente si ritrova nella Superba il ninfeo è sontuosamente decorato con splendide conchiglie.

E pietre minute sistemate a mosaico compongono alcune figure.

Due fiere creature sovrastano il ninfeo.

E uno stemma decora la vasca marmorea nella quale un tempo zampillava l’acqua.

Rimane, sempre viva e presente, l’opera della mano dell’uomo, la traccia di colui che in un giorno che non conosciamo sistemò con pazienza certosina le fragili conchiglie in un gioco di armoniosa perfezione.

E così persiste l’antica gloria di Genova, nella bellezza delle sue antiche dimore che gelosamente racchiudono antichi splendori.

Una di queste meraviglia si ammira nell’atrio di un favoloso palazzo in Canneto il Lungo.

Un cesto da picnic

È primavera, a breve sarà estate, è tempo di stare all’aria aperta.
In queste stagioni luminose mi viene in mente uno di quei desideri che raccontano una certa serenità: il cesto da picnic.
La prima volta che rimasi a bocca aperta davanti a una selezione di cesti da picnic fu molti anni fa, da Harrods a Londra.
Immagino di non essere l’unica ad essere rimasta strabiliata, ricordo benissimo la sensazione: allora non avrei saputo davvero quale cesto scegliere.
Le tovagliette a quadretti oppure a fiori, i bicchieri, i piatti assicurati con le cinghie contro il coperchio, le posatine tutte in fila e tutti gli accessori indispensabili per un pranzetto sui prati: il cesto di vimini intrecciato contiene tutto questo e molto di più.
E sì, infatti io ho sempre pensato che un cesto da picnic sia semplicemente il complemento e il coronamento della felicità.
In effetti, quando hai una bella famiglia, dei bimbetti allegri e felici, o magari un amore corrisposto e tanti amici con cui trascorrere il tempo, che cosa mai potrebbe mancarti? Il cesto da picnic, per l’appunto!
Poi ci metterai i tramezzini con la crema di prosciutto, un’insalatina di farro e verdurine fresche, quanche formaggio morbido, la frutta succosa, il caffè caldo nel thermos e l’aranciata.
E poi ci metterai anche l’allegria, le risate, la condivisione, i ricordi da costruire insieme, un cesto da picnic secondo me sa essere capiente più di quanto sembri.
E sapete, dai luoghi visitati, in genere, porto con me anche il ricordo di talune persone incontrate per caso e mai conosciute, non so come accada ma mi rimangono come impresse nella memoria in maniera del tutto naturale e imprevedibile.
In quel lontano tempo londinese feci una gita nella campagna inglese ed mi capitò di incrociare una splendida coppia.
Erano giovani, belli, eleganti e andavano a cavallo nella campagna inglese, parevano veramente usciti da un romanzo di Rosamunde Pilcher.
Ecco, appena li vidi allora pensai:
– Adesso se ne vanno verso il loro cottage, lasciano i cavalli nelle stalla, prendono il cesto da picnic e si dirigono insieme verso un bel prato, all’ombra generosa di un grande albero.
Non so se poi sia accaduto davvero ma mi piace pensarlo.
Perché in fondo il culmine della felicità, a volte, può essere semplicemente un orizzonte pacifico e un cesto da picnic.

Il Perigeo – Piazza Portello (Genova)

La luce e la Madonna del Rosario in Via della Maddalena

Ritornando nella città vecchia vi porto ancora ad ammirare l’edicola della Madonna del Rosario in Via della Maddalena, ho già avuto modo di mostrarvela in passato ma in un giorno di questa nostra primavera la luce l’ha illuminata in maniera incantevole.
Questa nicchia ospita oggi una copia fedele della statua originale della Madonna della Guardia risalente al XVII secolo e attualmente conservata presso il Museo di Sant’Agostino.

E il sole attraversa il vicolo, incontra l’ombra e così disegna i contorni delle case alte.

In un gioco di tenui contrasti.

Così si rimirano la grazia di Maria, la dolcezza del piccolo Gesù e la devozione degli angioletti.

Un chiarore miracoloso ravviva i colori e fa risaltare i dettagli della scultura.

Accade in Via della Maddalena, quando la luce rischiara la sacra immagine della Madonna del Rosario.

Sorella in Salita San Siro

C’era il tempo allegro di una giornata tersa, in sottofondo le voci gioiose degli studenti in visita alla Chiesa di San Siro.
C’erano la luce e l’ombra, nella solita incantevole alternanza garantita dalle case alte dei vicoli.
E c’era lei, con il suo velo che cadeva sulla sua schiena con una simmetria perfetta.
Con questa grazia e con il suo incedere leggero verso la sua meta.
Nel tempo di primavera, una sorella in Salita San Siro.

Un festeggiamento in famiglia

È un festeggiamento in famiglia e tutti loro sono attorno al tavolo, nel salotto di casa, luogo di molte domestiche felicità.
Su un vassoio la bottiglia e i bicchieri per il brindisi, per celebrare forse un momento importante.
La tovaglia bella, gli abiti migliori, i sorrisi che illuminano i visi.

La timidezza dei più giovani, la ritrosia della signora.

E l’allegria spontanea di una giovane donna, in un istante per tutti loro da ricordare.

Questa fotografia da me rinvenuta a uno dei soliti mercatini mi ha colpito non tanto per la qualità dell’immagine che non è di certo eccelsa o per la posa dei soggetti ma più che altro per l’ambientazione e i dettagli che costituiscono frammenti di quotidianità.
Alla parete infatti si nota il ritratto di una bimba fotografata con il cerchio, come da consuetudine del tempo.

Al lato opposto del mobile un’altra cornice racchiude la fotografia di un bimbetto più piccino.
Ci sono un vaso con i fiori e un paralume vistoso ed io osservo gli oggetti e mi domando dove siano finiti, saranno stati apprezzati e conservati dai coloro che li hanno ricevuti in eredità? E il mobile austero fa ancora bella mostra in qualche salone?

Su uno dei ripiani, in quei tempi diversi, c’erano un vaso finemente decorato e una bottiglia di Marsala Florio.

E poi l’orologio a pendolo che scandisce gli istanti, una cristalliera con i centrini sui quali sono posati i bicchieri, le coppette e i servizi buoni.

E braccia forti e salde che proteggono e conducono verso il futuro.

Era un tempo felice, era il tempo di un festeggiamento in famiglia.

Il canto della capinera

In questi giorni di primavera capita spesso di udire uccellini ciarlieri e chiacchieroni e una di queste magnifiche creature ha di recente allietato la mia passeggiata in Corso Firenze, accompagnando i miei passi.
Dall’albero prescelto per il suo concerto il maschio della capinera diffonde così la sua perfetta sinfonia primaverile.

È un richiamo per le femmine e anche un avvertimento per eventuali rivali, così prevede la natura.

Una dolcezza assoluta e una’armonia difficile da eguagliare.

Così sono rimasta ad ammirare e ad ascoltare.

Mentre l’aria leggera spandeva tutto attorno le dolci note del melodioso canto della capinera.

Torriglia: ad Aldo Gastaldi, il grande Partigiano

A Torriglia, rinomata località dell’entroterra ligure e nel passato scenario di vicende partigiane, si conserva la memoria di uno uomo che fu figura cardine e guida del movimento partigiano a Genova.
Il suo nome è noto e celebrato: Aldo Gastaldi, detto Bisagno.

E le parole tramandate nella pietra sono scritte in ricordo di lui e delle sue gesta sul monumento commemorativo collocato in questa piazza a lui dedicata.

Sotto il sole che scalda la Val Trebbia vive così, ancora forte e potente, la memoria di Bisagno e di coloro che lo seguirono nella strenua lotta partigiana compiuta con coraggio in questi boschi e in questa valle.

Con un profondo senso di gratitudine e di stima per i partigiani.

Bisagno, grande partigiano e Comandante della Divisione Cichero, come molti suoi compagni non visse la stagione di libertà e democrazia che egli stesso aveva contribuito a realizzare per la nostra nazione, cadde infatti il 21 Maggio 1945.

Rimane a noi la memoria di lui e dei suoi compagni.

Se vi recate a Torriglia cercate anche voi il luogo nel quale si ricorda la grandezza di Aldo Gastaldi, detto Bisagno, il grande Partigiano Comandante della Cichero.

Alla luce

Nei caruggi in primavera, cielo azzurro e panni stesi in Via della Maddalena.

Alla luce che forte e potente disegna il contorno dei vicoli e si lascia cadere al suolo fendendo l’ombra.

Alla luce, negli antichi sestieri della Superba.

A volte intravedendo lo splendore della cattedrale di San Lorenzo.

Verso le antiche dimore nobiliari, in un’incantevole verticalità.

In Salita San Siro, tra sole e ombra.

Alla luce, percorrendo Via San Luca, nei rumori e nei colori di Genova.