Camminando nel passato di Portello

Ed eccoci ancora a camminare nel passato, questa volta ci troviamo in Piazza del Portello, più comunemente detta dai genovesi soltanto Portello.
Si passeggia lentamente e non c’è un gran traffico, un piccolo tram temerario imbocca brioso la Galleria Giuseppe Garibaldi che conduce alla Zecca.

E così accade anche ai nostri tempi, quando l’autobus arancione attraversa Portello.

In questo passato poi lo sguardo si rivolge alla Torre del Mirador di Palazzo Lomellino e all’ascensore di Castelletto, lassù sospesa nella sua atmosfera incantevole.
Da questa mia cartolina spedita in un giorno del 1933 scopriamo anche che all’epoca la Galleria era dedicata a Re Vittorio Emanuele III.

Ed ecco l’ingresso dell’ascensore, potremmo perdere questa emozione magnifica del breve viaggio fin lassù?

Un luogo straordinario e a me molto caro, da qualunque punto di vista lo si osservi.

Vivendo il nostro presente, a volte, tutto pare immutato, come cristallizzato nella quiete di un’antica cartolina.

Come se davvero stessimo camminando nel passato di Portello.

La grazia di Emilia

È un magnifico dipinto e vi è ritratta una giovane donna in tutta la sua grazia.
Questo è il ritratto della Marchesa Emilia Negrone nata Centurione opera del savonese Giuseppe Frascheri e risalente al 1842.
Il quadro fa parte della collezione della Galleria di Arte Moderna di Nervi ma io l’ho veduto di recente esposto a Palazzo Bianco in Strada Nuova.
Una pettinatura composta, la pelle diafana, l’elegante fanciulla ha un garbo squisito colto mirabilmente dall’artista.

Tra le dita sottili stringe così un libro.

E porta un abito chiaro, il tessuto è leggero e impalpabile, due grandi fiocchi abbelliscono le maniche.

Così lei rimane in posa paziente davanti al pittore che tramanderà ai posteri la sua immagine.

E da quel tempo svanito con la sua timidezza ritrosa, la giovane e leggiadra Emilia ancora volge lo sguardo verso di noi.

Canneto il Lungo: sotto la protezione di San Giorgio

Ritornando nelle strade antiche percorriamo Canneto il Lungo con le sue ricche testimonianze dal nostro passato.
E sul portoncino di un vetusto edificio campeggia la fiera figura di San Giorgio, prode cavaliere e protettore dei genovesi.

Come è noto, non a tutti era concesso fregiare la propria dimora con l’eroica immagine di San Giorgio, il privilegio era concesso solo ai capitani di galea che si erano distinti in battaglia per il loro coraggio.
E così sappiamo che in Canneto il Lungo viveva uno di essi.

Come vi dicevo il portoncino si caratterizza per la sua semplicità ma a renderlo straordinario è proprio quel pregiato sovrapporta.

E passando di lì, inevitabilmente, lo sguardo si perde anche verso l’alto, là dove si apre Piazzetta dell’Amico.

Temibile è il pauroso drago che minaccia San Giorgio.

E il cavaliere in sella al suo destriero lo affronta senza timore, reggendo in una mano la sua lancia e nell’altra lo crudo crociato.

Lo sovrasta il trigramma di Cristo rappresentato dalle lettere IHS.

Nella parte inferiore si nota uno stemma abraso.

E due angeli, con questa grazia, circondano il nostro San Giorgio.

La principessa, a mani giunte, è raccolta in devota preghiera.

E il tempo passato, con le sue eroiche fierezza, è ancora tra di noi: in Canneto il Lungo, sotto la protezione di San Giorgio.

Sorella in Spianata Castelletto

Una giornata d’estate più fresca delle altre, il cielo limpido.
L’aria leggera, il silenzio mirabile e la quiete miracolosa.
La nostra ringhiera, il nostro orizzonte genovese, la linea del mare blu e i tetti di ardesia.
E l’abito bianco, un tempo lento e pacifico, una sorella in Spianata Castelletto.

Genova, anni ’30: la favolosa polleria del Signor Zunino

Ritorniamo indietro nel passato, la mia macchina del tempo che fa tic tac ci porta dritti nella prima metà del secolo scorso, precisamente in Val Bisagno, si va a far compere dal Signor Zunino.
Io non gironzolo spesso da quelle parti ma, una volta, passando con l’autobus ho visto per caso da lontano un’insegna di marmo che mi ha davvero incuriosita e così sono scesa dall’autobus per andare a vedere di cosa si trattasse, ero certa che avrei iniziato un nuovo viaggio nel passato e avevo ragione!

E infatti eccoci in Via Bobbio, cari amici! Qui, negli anni ‘30, il signor Giovanni Zunino ha la sua bella e ben fornita polleria, di sicuro ha la sua fidata clientela.

Dovete sapere che ho compiuto le mie consuete ricerche sulle guide del passato e sono lieta di informarvi che la bottega del nostro abile commerciante era già in attività nel 1922, così risulta dalla Guida Pagano di quell’anno.
Il negozio allora era già in Via Bobbio ma al 195 rosso e lì lo troviamo ancora nel 1926 e poi, negli anni ‘30 ecco la nuova collocazione al 182 rosso.
E il nome del Signor Zunino fieramente scolpito nel marmo, ecco l’insegna che all’epoca aveva attirato la mia attenzione!

E tuttavia le sorprese non sono finite, perché il Signor Zunino era uno che evidentemente sapeva il fatto suo e aveva altre due insegne sull’altro lato del palazzo.

E su una di esse c’era ancora una volta scritto polleria.

E poi il racconto dell’attività commerciale continua sulla seconda insegna, non ricordo di aver mai visto due insegne unite da una semplice congiunzione.
Polleria e uova, nel negozio a poca distanza dal Bisagno.

E come l’acqua anche il tempo è trascorso e tutto è cambiato ma qui ancora si legge il nome del lungimirante Signor Zunino che negli anni ‘30 aveva qui la sua bottega.

Gioia di vivere

Un prato, i soffioni e le piccole margherite.
Il cielo azzurro, il sole caldo e appena una velatura di nubi leggere.
Un ciuffetto biondo, lo stupore nello sguardo, un completino chiaro, il ditino alzato.
È una piccola semplice fotografia e l’ho recuperata tempo fa in una delle solite scatole al mercatino, trovo questa immagine di una bellezza commovente perché racconta in maniera perfetta l’emozione, la meraviglia e l’entusiasmo di un piccoletto alla scoperta del mondo.
Con tenerezza, questa è la vera gioia di vivere.

Fiori a Ferragosto

Fiori a Ferragosto, nel cuore di questa calda estate.
Sono le fucsie forti e delicate che dondolano in un bel giardino di Fontanigorda, una bellezza colorata e vivace di questa stagione.
La natura, come sempre, torna a stupirmi per l’incanto dei suoi miracolosi e misteriosi equilibri.
E con questa meraviglia auguro buon Ferragosto a tutti voi!

Lo splendore dei girasoli

Lo splendore dei girasoli è nella loro vibrante vitalità, i girasoli radiosi si aprono al sole e dondolano lievi nell’azzurro.

Splendenti e radiosi, nutriti dalla luce gentile d’estate.

Generosi, magnifici e regali.

Con la loro prorompente bellezza che profuma di gioia, di vita e sole.

Ho scattato queste foto in una delle mie passate estati trascorse a Fontanigorda, quel giorno mi trovavo a Rovegno, località a breve distanza dal mio paesino del cuore.
Abbiamo veduto questi splendidi girasoli nel pieno della loro ricca fioritura, una bellezza semplice e al tempo stesso straordinaria.

Un dono di una diversa estate che arriva qui soltanto ora, con la grazia di una leggiadria gentile e gradita.

I petali grandi e così vivaci.

Due piccole api intente in un’opera preziosa.

E poi ancora una al centro del fiore.

La linea sinuosa dei monti della Val Trebbia, laggiù, in lontananza.

E la meraviglia, la gloria del creato, la voce della terra che sussulta e vibra.

Lo splendore dei girasoli, nel tempo di agosto.

Un’estate lontana a Pegli

Era una lontana estate sulla spiaggia di Pegli, si sorrideva accanto agli ombrelloni a righe facendo sfoggio di inusitate eleganze.

E per l’occasione si sta in posa per la foto ricordo, i più piccini hanno le cuffiette di sangallo per ripararsi la testolina dal sole.

E poi maniche a sbuffo, abiti alla marinara, frangette e fiocchetti in testa.

C’è una gran folla sulla spiaggia di Pegli in questo istante da ricordare.

La ragazza con l’accappatoio si distrae e si volta indietro, forse ad ascoltare qualcuno che si rivolge proprio a lei.

La giovane donna vestita di scuro spicca tra gli abiti candidi delle sue amiche, in questo tempo felice in cui si sorride con spensieratezza.

L’aria del mare lambisce i volti in una languida dolcezza estiva.

E i piccoletti sempre in cerca di avventure stanno tutti in fila buoni buoni.
Sole negli occhi, pelle ambrata, risate cristalline e l’amorevole cura delle mamme.

Con allegria, proprio così!

Poco distante certe elegantissime signore e signorine si svagano in una piacevole conversazione, con loro c’è anche un signore dai modi gioviali.

Sulla spiaggia si fa a gara a chi indossa il cappello più fastoso, sinceramente faccio fatica a scegliere!

E il tempo scorre, mentre si sta tutti vicini a farsi immortalare dal bravo fotografo.

Era un’estate lontana a Pegli e si stava così, seduti sui sassi, cercando di evitare il sole negli occhi e con tutta la vita davanti.

La luce della Lanterna

Nella mia stanza, di notte, arriva la luce della Lanterna.
Succederà in molte altre case genovesi, per quanto mi riguarda io ho scoperto questa cosa per me straordinaria quando ero ragazzina in un istante che mi è rimasto impresso nella memoria.
Ero sul letto e ascoltavo la musica di quegli anni là, quando ad un tratto ho visto una luce battere sulla porta chiusa.
Non ci avevo mai fatto caso prima e a dir la verità ci ho messo qualche secondo a capire da dove provenisse quel bagliore, allora poi il faro della Superba aveva un sistema di illuminazione un po’ diverso, non sono in grado di scendere nei dettagli ma ricordo che era più evidente il fascio di luce proveniente dalla Lanterna.
E così, in quella sera incantata, una volta svelato l’arcano ho subito chiamato mamma e papà per mostrare la mia straordinaria scoperta.
In sottofondo ci sarà stata una canzone dei Duran Duran, forse una di Raf o qualche altra hit dell’epoca.
E c’era la luce della Lanterna che inesorabile sfiorava la mia stanza, una cosa bellissima!
Ora poi dovete sapere che generalmente ho l’abitudine di chiudere le tapparelle delle camere da letto abbastanza presto, quindi non mi capita spesso di vedere la luce della Lanterna.
Nelle sere d’estate però, come tutti noi, tengo aperto più a lungo per rinfrescare le stanze.
Era sabato sera scorso, in TV davano Ritorno al futuro, uno di quei film iconici dei nostri anni dorati, non lo perdo mai quando lo trasmettono.
Lo so a memoria ma è un ricordo che ripercorro volentieri, quando vedo Michael J. Fox sfrecciare sullo skate resto sempre strabiliata e penso: ma come vai veloce, Marty McFly!
E così ancora una volta siamo andati insieme nel 1955, abbiamo fatto tutto quello c’era da fare con i genitori di Marty e poi, con la DeLorean di Doc siamo ripiombati dritti nel 1985.
Tutto perfetto, puntuale e impeccabile, sì, è stato facile, quello è uno di quei viaggi nel tempo che riesce sempre a meraviglia, senza sbavature.
Poi, finito il film, sono andata nella mia stanza e c’era la finestra aperta e così ho visto ancora una volta la luce della Lanterna accarezzare la porta e il muro, allora sono uscita in terrazzo a fotografare il porto.
A volte il tempo si riavvolge e sembra ritornare, ancora e ancora.
Come ripercorrere un sentiero che non ricordavi più da dove partisse eppure è sempre stato lì e tu sei di nuovo lì.
Basta un musica, un film, un raggio di luce e tutto si ripresenta, intatto e inesorabile e nemmeno sai come ci sei arrivato.
O forse sì, a dire il vero non ti serve nemmeno il sentiero, per arrivare a quel punto lì!
Ricordate la frase finale di Ritorno al Futuro?

Strade? Dove stiamo andando non c’è bisogno di strade!