Senza tempo

Senza tempo, in Via XX Settembre.
Senza stagione che termina, senza incertezza.
Con passo lieve, fidente e sicuro, sotto i portici delle shopping.
Il saio, i sandali.
Senza moda, con lo sguardo all’eternità.
Senza tempo, semplicemente.

Tre fratellini diligenti

Sono tre fratellini diligenti, così ci viene tramandata la loro immagine in una bellissima Carte de Visite del fotografo Rossi.
Vestiti alla marinara, compunti e composti, di fronte a loro i quaderni aperti e poi anche tutta la vita davanti.

E di ognuno di loro, in qualche modo, mi pare di intuire qualche piega del carattere, qualche dettaglio di una personalità che emerge da una piccola fotografia.
Il bambino sulla sinistra è il più vivace, lo si comprende da una sorta di malcelata sfrontatezza, quel guizzo nello sguardo che fa di lui una figura assertiva e predominante.

Invece ecco qua colui che mi sembra il più timido.
È un ragazzino studioso, taciturno, riflessivo, aiuta sempre i fratelli nei compiti, è rassicurante e affidabile.

Il più piccolo dei tre è il cocco di casa, bello come un cherubino osserva il mondo con meraviglia con i suoi occhioni azzurri spalancati sul futuro e con quel broncio che lo rende indimenticabile.

Sono tre fratellini diligenti, così ritratti nel tempo della loro infanzia, nell’età dei sogni e delle piccole felicità.

Esposizione Italo-Americana del 1892: fiori e profumi per Cristoforo Colombo

Nel giorno di Colombo e della sua straordinaria avventura, ritorniamo nel 1892, anno nel quale, in occasione dei 400 anni della scoperta dell’America, nella città natale del navigatore si tenne la grandiosa Esposizione Italo-Americana che comprendeva diversi eventi e manifestazioni che si dipanarono nel corso di diversi mesi dell’anno.
Questi fatti sono narrati con dovizia nel volume Cronache della Commemorazione del IV Centenario Colombiano edito a cura del Municipio in quel lontano 1892 e proprio da queste pagine emerge quanto sto per raccontarvi.
Ad aprire le numerose celebrazioni fu la prima festa colombiana che si tenne nello scenario incantevole del palazzo un tempo appartenuto ad Andrea Doria.

Nella fastosa cornice della magnifica dimora, in quei giardini che fronteggiano il mare della Superba, il Comizio Agrario allestì la Settima Esposizione Nazionale Italiana Floro-Orticola.
Intervennero tutte le principali autorità cittadine e anche un “numeroso stuolo di signore, la cui bellezza fiorente e lieta gareggiava col profumo e con le gaie tinte dei fiori.”

L’Esposizione venne inaugurata nel primo pomeriggio dal Marchese Gian Maria Cambiaso che, con solenne autorità e in qualità di presidente del Comizio Agrario, tenne il discorso di apertura.
Dopo di lui parlarono il prefetto Municchi e il Sindaco di Genova Barone Andrea Podestà, entrambi lodarono la grandezza di Colombo e la sua fierezza marinara, celebrata così nella dimora dell’Ammiraglio Andrea Doria.
Dopo i discorsi di rito, la folla degli ospiti scese nei fastosi giardini ad ammirare le magnifiche collezioni floreali, ad ornare il fronte mare era stato realizzato anche un porticato progettato dall’Architetto Luigi Rovelli.

Era un trionfo di anthurium e orchidee, c’erano piante e fiori di diverse specie, una meraviglia di gerani proveniva dalla Villa Pratolongo di San Martino d’Albaro e agavi e araucarie erano invece dei Fratelli Villa di Cornigliano Ligure.
Particolarmente ammirate furono le collezioni di rose del Cavalier Oneto.

Gli espositori provenivano da diverse parti d’Italia, ad abbellire lo scenario erano le serre in ferro della ditta Rey di Torino e Villa di Milano, c’era anche un sistema di riscaldamento fornito dalla ditta Zolla di Torino.
E oltre ai fiori freschi si ammiravano mazzi di fiori recisi, delicate corbeilles e corone, piante e piante essiccati adatti come ornamento per gli appartamenti.
La Società Ortolani e Coloni del Bisagno e il Signor Catto esposero una ricca collezione di ortaggi.
Fu un evento riuscitissimo che diede il via alle grandi celebrazioni che in quell’anno si tennero nella Superba.
Erano i giorni della favolosa Esposizione Italo-Americana del 1892 e nell’aria limpida di Genova si spandeva il profumo dei fiori in onore di Cristoforo Colombo.

Pigrizia fontanigordese

Ogni volta che passo a Fontanigorda mi imbatto sempre in qualche straordinario felino.
Sono gatti liberi, avventurosi o indolenti, sanno godersi la bellezza del luogo e i suoi doni.
In anni e anni di vacanze a Fontanigorda ho visto gatti in ogni luogo: nei giardinetti e sulle ringhiere dei terrazzini, sui bordi delle fontane e davanti alle porte dei negozi.
Sui muretti, sui dondoli, nei vasi di ortensie.
E nei boschi, negli orti, nei frutteti.
Ho visto gatti piccini, mamme premurose, gatti villeggianti e gatti autoctoni.
E in quest’ultima visita a Fontanigorda non ho mancato il consueto incontro con i fantastici felini, ora che l’autunno avanza la quiete della campagna è il loro regno.
Uno di loro, nero come la notte e fiero come una pantera, se ne stava pigramente adagiato su uno zerbino.
Mi ha riservato uno sguardo ed è rimasto immobile, nella sua postazione, nella tranquillità della sua adorata pigrizia fontanigordese.

In fondo a Via XX Settembre

Camminando ancora nel passato ci ritroviamo in fondo a Via XX Settembre o più precisamente nel primo tratto di Via Cadorna percorso così da alcuni amici.
Una sobria eleganza, i soprabiti sottobraccio, i sorrisi franchi e aperti in un momento così semplicemente condiviso.

Sono soltanto tre coppie di amici che trascorrono una giornata in allegria.
Le signore hanno tutte la pettinatura alla moda e certe borsettine a dire il vero poco capienti.
E non è questa l’unica mia fotografia nella quale sono ritratte coppie a passeggio in questo tratto del centro di Genova, presumo quindi che nei dintorni ci fosse un fotografo pronto ad immortalare certi momenti di una giovinezza felice.

Sulla destra si notano i mezzi pubblici e un ciclista intento a pedalare, sullo sfondo si vede la prospettiva di Via XX Settembre.

Era un giorno lontano, forse un giorno d’autunno.
Il futuro sembrava lieve e carico di promesse, mentre sei amici camminavano vicini, in quel tratto di Via Cadorna.

Tornando a Loco

Salendo a Fontanigorda con la corriera ho dovuto fare una breve tappa a Loco, paesino a me tanto caro sito a pochi chilometri da Fontanigorda.
E così, tornando a Loco, mi sono venute in mente come sempre tante cose del passato, questi luoghi per me sono ricchi di memorie.

Quando ero piccola e ci si avvicinava a Loco, si faceva il gioco di sempre: vediamo chi è il primo che riesce a vedere Fontanigorda.
Eh sì, perché fermandosi lungo la strada, ad un tratto volgendo lo sguardo verso i monti si vede la mia bella Fontanigorda così dolcemente adagiata nel verde.

E poi a Loco scorre gioioso il Trebbia, meta prediletta dei pescatori come mio papà.

Acque chiare, fresche e semplici come questa valle.

Sotto il ponte e tra i cespugli, così fluisce il Trebbia.

In una quiete di prati, montagne e alberi e orti.

Mentre certe nuvole candide e leggere solcano il cielo.

Ancora sbocciano le rose in certi giardinetti.

E tutto è armonioso, semplice e perfetto.

Una panca di legno, una corda con i panni stesi, l’annaffiatoio vicino alla soglia.

Non è distante Fontanigorda, è proprio lassù, tra i castagni e i noccioli.

Ancora si percorre questo tratto di strada, lasciandosi alle spalle le casette colorate.

E si attraversa il ponte sul Trebbia.

E si osserva la piccola e accogliente Loco, nella dolcezza dei colori della Val Trebbia.

La salsa verde di casa mia

È una delle salse regine della tavola, un sapore che sa di festa e di pranzi in famiglia, la salsa verde è per me tutto questo e anche molto di più.
È complemento dell’elaboratissimo cappon magro, un piatto ricercato a base di pesce e verdure che non mancava mai a casa mia per il cenone dell’ultimo dell’anno, l’esperto del cappon magro era mio papà, sempre sapientemente coadiuvato dalla mamma che come lui era bravissima in cucina.
La salsa verde, poi, si accompagna anche alla cima o al bollito, a mio parere rende le carni ancor più appetitose.
Ovviamente io seguo la ricetta di mio papà e qui la riporto per voi proprio come lui l’ha scritta nel suo quaderno delle ricette, le dosi naturalmente possono variare a seconda della quantità di salsa che vi occorre.

Un mazzo di prezzemolo – 75 g di pinoli – 25 g di capperi – 3 acciughe salate – 2 tuorli di uova sode – 10 olive verdi – mollica di due panini inzuppati nell’aceto – 1 bicchiere d’olio – ½ bicchiere d’aceto – sale.

Per preparare la salsa verde secondo la tradizione si dovrebbe usare il mortaio, io in realtà uso il mixer.
Il procedimento è molto semplice, unite nel mixer le olive, le acciughe e i capperi, aggiungere i pinoli, il prezzemolo e le uova sode, aggiungete poi il pane precedentemente ammollato nell’aceto e ben strizzato, infine si aggiungono olio e sale.

Un quaderno delle ricette è molto di più che una raccolta di piatti squisiti, è anche una memoria, una nostalgia, un ritorno a una tavola imbandita e allegra.
E a tutto questo in questa particolare circostanza mi piace ricordare un’altra insolita casualità.
Sapete, ieri mi è venuta voglia di fare la salsa verde da accompagnare al pollo bollito, era da tanto che non la preparavo, così ho anche pensato di mettere qui la mia ricetta per voi.
E poi mi venuto in mente che avevo da qualche parte le fotografie già pronte e sono quelle che vedete in questo post.
Pensate, risalgono a un giorno di Agosto del 2016, le avevo fatte a Fontanigorda in una delle belle estati passate lassù con la mamma.
Insomma, avrei anche potuto fare qualche nuovo scatto degli ingredienti e della preparazione ma in realtà ho poi pensato che fosse proprio bello portare qui queste immagini casalinghe e imperfette e testimoni, in qualche maniera, di un tempo felice che mi piace sempre ricordare.
Questa è la salsa verde di casa mia, una vera bontà e per me anche molto di più.

Camminando nel passato vicino a Giuseppe Garibaldi

Ritorniamo a camminare nel nostro passato, in Piazza De Ferrari, all’ombra della fiera figura del Generale Garibaldi in sella al suo destriero.

Era la nostra piazza, è ancora la nostra piazza, cuore pulsante della Superba.

E la possiamo ammirare nell’artistica rappresentazione del brillante acquarellista Aurelio Craffonara che all’inizio del secolo scorso realizzò una serie di interessanti cartoline dai colori allegri e brillanti.
Le sue pennellate restituiscono la vibrante vivacità della vita, pare di camminare in quella folla frettolosa che così attraversa le strade della Superba.

In una perfetta armonia di colori è così raffigurato un frammento effimero di vita quotidiana.

Un’elegante giovane mamma trattiene il suo sguardo attento sui suoi frugoletti in questo dettaglio a dir poco meraviglioso che quasi ci consente di udire le voci cristalline dei piccini e di scorgere i sorrisi che possiamo soltanto immaginare.

È un istante perfetto veduto in un giorno lontano e a noi restituito in una cartolina che ci porta nel nostro passato.

San Francesco riceve le stimmate

San Francesco d’Assisi è il santo patrono della nostra Italia e la sua festività si celebra il 4 Ottobre, così lo ricordo con un suggestivo dipinto che potete ammirare nella Basilica di Santa Maria Assunta di Carignano.

In questa ampia chiesa uno degli altari è dedicato al poverello di Assisi effigiato nel dipinto denominato San Francesco riceve le stimmate e opera del pittore Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino.
Il quadro venne realizzato tra il 1640 e il 1650 e venne in seguito ampliato da Domenico Piola.

Ecco Francesco nel suo mistico immenso amore per Dio.

E in quel cielo inquieto si scorge la figura di un angelo.

E così tutto si compie, nella bellezza che restituisce l’intensità della figura di Francesco e della sua fede.

Con le braccia protese al cielo e lo sguardo fidente questo è San Francesco che riceve le stimmate.

Sfumature d’autunno a Fontanigorda

E queste sono le prime sfumature d’autunno a Fontanigorda.

Una leggerezza di nuvole vaghe, gli alberi che lentamente declinano verso i colori di ottobre, l’aria inaspettatamente ancora tiepida.

E sui rami i doni di una stagione nuova.

L’atmosfera, il silenzio, l’armonia.

Le foglie cadute, i ricci che racchiudono le castagne.

Un incanto effimero e pacificante, la natura sa sempre donare equilibrio e quiete.

E si cammina su un tappeto dorato.

Spiccano le bacche di rosa canina.

E dondola nell’azzurro la fusaggine, bellezza pericolosa di questa stagione, da guardare e non toccare in quanto tossica.

Tra i rami è un gioco potente di contrasti, con tutta la bellezza di questo inizio d’autunno.

Tra sole e ombra e toni ramati.

Con i colori tenui della vita quotidiana.

E ci sono anche certi simpatici uccellini che cantano per tutti noi la grandezza dell’universo.

Così inizia questa stagione nuova a Fontanigorda.

Mentre i meli sono carichi dei loro frutti.

E i fiori danzano nell’azzurro.

Nel tempo delle sfumature d’autunno, nella mia cara Fontanigorda.