In estate

In questa nostra estate nella quale il caldo non concede tregua, tutti cercano fresco e refrigerio.
E così, in un tardo pomeriggio d’agosto, eravamo in tanti a passeggiare sotto gli alberi di Spianata Castelletto, sulle panchine a chiacchierare o alla ringhiera ad ammirare il panorama.
Un gelato, una granita, una bibita fresca.
Due amiche che scambiano due parole, un giovane papà che spinge un passeggino nel quale sorride un piccolo frugoletto.
Sandali, ventagli, calzoncini corti.
Risate, occhiali da sole, cappelli di paglia.
E una brezza leggera che altrove magari non si sente.
Il cielo azzurro, la nostra cara ascensore e una sera d’estate in Spianata Castelletto.

 

La dolcezza delle ortensie di Fontanigorda

Non c’è estate senza la dolcezza delle ortensie di Fontanigorda e mi è bastata una semplice passeggiata per le stradine del paese per poter cogliere questa straordinaria bellezze.

Le magnifiche ortensie dai toni del rosa.

Vivaci di lilla e di sole radioso.

Così generose davanti alle case del mio amato paesino.

Allegre, trionfanti, semplici e straordinarie.

In una sinfonia di delicate sfumature.

Vicino a scalette, fontanelle e panni stesi.

Con i loro petali dai toni rasserenanti e tenui.

Di rosa e d’azzurro d’estate.

Sotto il cielo celeste della Val Trebbia così sbocciano le dolci ortensie di Fontanigorda.

Sorella d’agosto

In una rovente mattinata estiva sono poche le persone che gironzolano per la città, alcuni vanno al lavoro, altri a fare le proprie commissioni.
Cappello di paglia, pantaloncini corti e zainetto costituiscono la divisa del turista che impavido attraversa caruggi e piazzette alla scoperta delle bellezze genovesi.
È insolita la città agostana, appare quasi sospesa nel caldo implacabile che l’avvolge e in questa atmosfera estiva ho fatto uno dei miei soliti graditi incontri.
L’abito candido, il velo, i sandali adatti a questa stagione, l’andatura certa e mai esitante, malgrado la calura.
Con questa grazia una sorella d’agosto nel caldo dell’estate di Genova.

Agosto 1930: una gita al Colle di Nava

Ritorniamo nel passato, all’estate del 1930, uniamoci anche noi a questa bella compagnia: si va a prendere il fresco al Colle di Nava, valico delle nostre Alpi Liguri.
E in questo giorno luminoso il nostro gruppo di amici si distingue per stile, spensieratezza ed eleganza.
Siamo ad un picnic eppure nulla è lasciato al caso, tutto è curato e perfetto come in una sorta di ricevimento all’aperto.

E tutti mostrano una certa allegria, le signore hanno la giacchetta sulle spalle, una porta un’importante collana, un’altra invece sfoggia un abito fresco in fantasia.

È un momento radioso catturato nell’istante effimero di una fotografia e osservarne i dettagli restituisce ai nostri occhi quell’autentica felicità.

Seduti sul prato, tutti vicini, nel tempo di un’estate calda.

Il ragazzo che si nota in primo piano ha come dipinta sul volto quell’inafferrabile e svagata rilassatezza dei momenti di gioia vera, quegli instanti in cui sei felice e forse nemmeno lo sai.

Le sorridenti signore hanno davanti a loro una capiente cesta con il pane fragrante, forse ci sono anche gli ottimi formaggi di queste zone e la frutta fresca.

E davvero non manca nulla per trascorrere una bella giornata, sull’erba è posata una raffinata teiera e al centro , sullo sfondo, si nota un signore con un gilet scuro.
Vedete bene cosa si trova proprio davanti a lui? Oh sì, è un grammofono, per portare dolci note in queste ore felici!

L’aria era fresca, gli ucccellini cinguettavano lieti e la musica suadente segnava il tempo felice di una giornata trascorsa al Colle di Nava.

1 Agosto 1914: notizie di una gita al mare e al monte

Ritornando di gran carriera nel nostro passato ce ne andiamo al principio di agosto del 1914, anche noi faremo parte di una bella compagnia di gitanti!
Vuole il caso che anche in quell’anno lontano il 1 Agosto cadesse di sabato, pertanto ciò significa che siamo ampiamente in tempo per partecipare alla gita organizzata dalla U.OE.I. e cioè l’Unione Operaia Escursionisti Italiani per il 2 Agosto 1914 e annunciata sul quotidiano Il Lavoro di questo rovente 1 Agosto 1914.
Dunque, cari amici, andate a letto presto perché per la gita bisogna fare una levataccia: l’appuntamento è alle 5.15 a Caricamento, poi si parte per Voltri alle 5.30.
Una volta arrivati nella ridente località del ponente ci si rinfranca subito con una bella gara di nuoto e il vincitore si aggiudicherà una lucente medaglia d’argento.

Lasciata la spiaggia la bella comitiva si dirigerà su per le creuze e verso il Monte Pennone che si trova alle spalle di Voltri dove si farà una ricca colazione!
Naturalmente i componenti dell’U.OE.I. sono degli sportivoni e quindi hanno previsto giochi e attività sportive lungo il percorso.
Il rientro è previsto a Pra’ per le sei della sera.
Il costo della gita è 0,95 Lire, sono in programma 3 ore di cammino ed è gradito l’intervento di amici, soci, signore e signorine.
Che dite, ci procuriamo un bel ventaglio e andiamo anche noi?
Segnatevi bene l’ora: domenica 2 Agosto alle 5.15 a Caricamento, ci vediamo lì!

Micetti di Fontanigorda

E tornando sul finire di luglio a Fontanigorda ho incontrato nuovi vivacissimi micetti anche piuttosto circospetti, a dir la verità.

In effetti una certa cautela è più che comprensibile!

Mica ci si può fidare della prima che passa di lì, meglio starsene un po’ distanti dietro la roccia.

Ancor meglio è rimanere vicini alla mamma.

Curiosi ma non troppo!

Sempre prudenti e un po’ diffidenti.

Teneramente vicini in quest’avventura di diventare grandi.

I micetti di Fontanigorda, come sempre, sono delle vere bellezze.

E sua maestà la squamina diventerà un’adorabile regina.

Una delle due mamme mi guardava attentamente, a mio parere a volte i gatti hanno espressioni silenziosamente eloquenti.

Quanta dolcezza in questi piccolI intraprendenti gattini!

Pronti ad affrontare il mondo con curiosità, tenacia ed entusiasmo.

Sono i dolci micetti di Fontanigorda, nei nuovi inizi del tempo d’estate.

Due piccole vele

Sono due piccole vele, in un viaggio misterioso.
Il porto, la Lanterna, le gru, un’ imponente nave portacontainer.
E poi due piccole vele bianche, avventurose e temerarie, cariche di sogni e di entusiasmi.
Sospinte dal vento, scivolano sull’azzurro in un tempo assolato d’estate.
Ogni viaggio, anche quando non è nostro, dona un riflesso d’immaginazione, una fantasia che per ognuno ha un profumo diverso.
Due piccole vele bianche, il mare e una meta dolce come una speranza.

Sanremo e i ricordi di Odette

Percorreva svelta le strade di Sanremo, conosceva quelle vie a menadito.
A Sanremo era nata e cresciuta, coltivando il suo innato e riconosciuto talento, da Sanremo se ne era poi andata inseguendo quel sogno coltivato fin dai giorni dell’infanzia.
Acclamata cantante e attrice di successo, nessuno ormai più la conosceva come Teresina: per il mondo lei era Odette, una stella di prima grandezza che brillava nella Ville Lumière e sui palcoscenici più prestigiosi.
Di rado ritornava a Sanremo, ormai non aveva più parenti lì.
Quando poi decideva di solcare le strade dei ricordi sceglieva un albergo esclusivo che le garantisse una certa riservatezza e che le ricordasse che, ad ogni modo, lei apparteneva ormai ad un altro mondo.
E ogni volta tornava sedersi sulla panchina davanti all’infinito del mare.
Osservava le onde, respirava, ricordava.

E quando percorreva quel lungomare straordinario in parte le pareva che tutti la guardassero anche se, in realtà, sapeva bene che era difficile ritrovare la semplice Teresina di un tempo nella sofisticata Odette con il suo abito alla moda e il cappello uscito da un atelier di Parigi.
Quel giorno, mentre incedeva sicura sul suo cammino, notò una signora di una certa età con la cesta dei panni posata sulla testa.
Non la conosceva eppure trovava in lei qualcosa di famigliare, sembrava una donna forte e tenace proprio come sua nonna Maria, anche lei portava sempre la cesta sulla testa.

Odette sorrise, scostò la veletta e continuò a osservare la signora che svelta proseguiva per la sua strada.
Pensò alla nonna Maria, al suo scialle di lana scura, alle sue mani segnate da molte fatiche, a quelli rughe che le percorrevano il volto, alle sue cure mai svogliate e incerte.
Ripensò alle parole che le aveva detto quando ancora era bambina, alle sue raccomandazioni, a quegli insegnamenti che le erano rimasti nel cuore e comprese che, sebbene non ci avesse mai riflettuto, un filo sottile ma fortissimo ancora la legava a Sanremo e ai giorni del suo passato che avevano fatto di lei la donna che era poi poi diventata.

Era pomeriggio, la luce dorata lenta declinava.
Un refolo di vento smuoveva le cime degli alberi, il profumo leggero degli agrumi si spandeva nell’aria mescolandosi alla freschezza del salmastro.
Odette fece qualche passo e tornò a sedersi sulla sua panchina.
I suoi occhi scuri luccicavano di una commossa consapevolezza, mentre i suoi dolci ricordi fluivano come la marea.

Verso Via di Fossatello

In una calda mattina d’estate, nei caruggi.
Mentre l’ombra si getta al suolo zigzagando tra la luce, una tonaca nera ondeggia leggera e colui che la indossa pare incurante della calura.
Passo dopo passo, con sicurezza, reggendo nella mano una valigetta scura.
Senza esitazione, una mattina di luglio, andando verso Via di Fossatello.

Una bellezza da riscoprire in Vico Sauli

Ritorniamo a camminare nei caruggi, vi porto con me dalle parti di Canneto il Lungo, in queste strade della città vecchia è sempre opportuno alzare lo gli occhi e tentare di cogliere alcune bellezze che sarebbero da riscoprire.
E in Vico Sauli lo sguardo trova un magnifico altorilievo, purtroppo oscurato dallo scorrere tempo e ormai quasi difficilmente distinguibile.

Dovete proprio mettervi in una posizione favorevole e attendere la benedizione della luce, so bene che le mie modeste fotografie non rendono giustizia a questa scultura ma, ad oggi, è il meglio che sono riuscita a fare.
E dunque, per poter ancor meglio apprezzare le bellezze adombrate di Vico Sauli, ricorriamo a chi le ha vedute e descritte in tempi diversi e cioè gli storici Remondini che nella seconda metà dell’Ottocento si dedicarono a descrivere minuziosamente le edicole dei nostri caruggi.
E già allora, a quanto si legge nei loro preziosi scritti, era già difficile poter ammirare questo tondo devozionale, infatti gli storici ricordano che, nel passato, il vicolo non era così stretto e lì davanti c’era una piazzetta dalla quale la prospettiva era ben differente.

Le figure ritratte in Vico Sauli sono la Madonna con il Bambino, San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista.
È un delicato altorilievo di marmo bianco e grandioso, per usare proprio le parole dei Remondini.
Vi sono iscrizioni latine non più distinguibili, ai piedi delle figure si trovano un agnello e un’aquila che regge un libro.

Nella sua grazia e nella sua distanza la Vergine Maria tutto sovrasta stringendo a sé il piccolo Gesù.

Così si scorge questa bellezza da riscoprire, in Vico Sauli.

Facendo pochi passi si giunge poi in Piazza Sauli dove la luce accarezza i palazzi e i ricchi decori.
Spero che un giorno questa luce radiosa torni a illuminare il marmo bianco e le sacre figure effigiate in Vico Sauli.