Rifiorisce la tillandsia

Sul terrazzo, come ogni anno, è tornata a fiorire la tillandsia.

Non ricordo come sia arrivata qui, a dire il vero c’è sempre stata ed è una di quelle piante che non ha pretese, ci si dimentica quasi di averla perché di certo non dà preoccupazioni.
La tillandsia non affonda le sue radici nella terra, è una pianta che rimane così piacevolmente sospesa.

I suoi fiori hanno allegri toni fucsia e viola e questa è la loro stagione.

Io tengo le mie piante di tillandsia attaccate alla ringhiera del terrazzo e le lascio vivere in libertà.

La pianta si propaga facilmente per divisione e così, nel tempo, le mie piantine sono diventate più numerose, molte di esse sono poi andate ad abitare sui terrazzi di parenti e amici e questa mi sembra proprio una bella cosa!

E quando arriva la primavera la generosa tillandsia silenziosamente dona le sue belle fioriture.

E così dondola sulla ringhiera del mio terrazzo, ben ritrovata, cara magnifica tillandsia.

Genova, 1904: la straordinaria storia della Palazzina del Successo

Questa è una bella storia di Genova avvenuta nel lontano 1904.
All’epoca entrava nelle case dei genovesi una rivista di genere umoristico alla quale nel corso del tempo diedero il loro contributo illustri rappresentanti del panorama culturale cittadino come ad esempio Nicolò Bacigalupo, Luigi Arnaldo Vassallo e il celebre Pipein Gamba che con le sue vignette arricchiva le pagine della rivista.
Fondata nel 1889, la rivista Il Successo era pungente, ironica, a volte proprio tagliente e insomma, mi si passi il gioco di parole, era un vero successo!
In redazione poi avevano molta cura dei loro lettori tanto che, in quel luminoso 1904, si decise di premiarli con un’iniziativa straordinaria: una lotteria dedicata agli abbonati.
E così, a fronte di un abbonamento di 9, 99 Lire tutti potevano concorrere per vincere gli ambiti premi: c’erano in palio grammofoni e arredi di lusso, abiti eleganti, pendole e candelabri, una macchina da scrivere, un pianoforte e molto altro ancora.
Il primo premio però era davvero strabiliante: il fortunato vincitore, infatti, si sarebbe aggiudicato la magnifica Palazzina del Successo.
E sulle pagine della rivista, naturalmente, tutto viene narrato nei minimi particolari, così vi racconterò ciò che ho letto.
La splendida dimora verrà realizzata nei possedimenti Piaggio che occupano uno dei più ridenti poggi del diadema di colline che Genova cinge, sarà quindi sita in quella Via Piaggio alla quale si giunge dopo aver percorso Corso Firenze e Via Paride Salvago
Progettata su disegno dell’Ingegner Tallero, verrà consegnata al vincitore munita di tutti gli agi: luce elettrica, caloriferi, bagni e acqua corrente.
Un vero paradiso, in una zona amena e deliziosissima, con attorno un favoloso giardino!

Sulla rivista si legge inoltre che la Palazzina avrà pavimenti pregiati e raffinate finiture, le vetrate verranno dipinte da Ernesto Galliano, decoratore di fama.
Inoltre il negozio La Permanente di Via Vernazza fornirà in omaggio le tappezzerie in stile Liberty e proprio là, in Via Vernazza, si ammira un modellino in scala della leggendaria Palazzina del Successo.
Ora, dovete sapere che tutta la faccenda creò anche qualche grattacapo a quelli della rivista perché, proprio in quel 1904, da lì a breve sarebbe stata approvata una legge che vietava le lotterie ai giornali e ai periodici.
Quelli del Successo naturalmente ne scrivono ma ricordano anche ai lettori che la destinazione della palazzina è salva perché la legge sarebbe entrata in vigore a giugno mentre l’assegnazione dei premi era in programma il 24 Aprile, giorno di San Giorgio.

Tra le varie iniziative vengono inoltre diffuse certe cartoline artistiche realizzate dal fotografo Cavalier Rossi che sono date in dono agli abbonati.
Come si legge sulla rivista, l’immagine riguarda il modellino della Palazzina che in quel momento era appunto ancora in via di costruzione ma da lì a poco tutti avrebbero potuto ammirarla dal vero!
E molti anni dopo ci sarà qualcuno che, trovandosi tra le mani proprio quella cartolina, si porrà molte domande per le quali cercherà la risposta.
Ecco a voi la cartolina, la possiedo da parecchio tempo e ha subito suscitato la mia curiosità perché questa Palazzina del Successo si trova nel mio quartiere e l’ho sempre ammirata con stupore.

Torniamo a quel 1904 e al giorno dell’estrazione da effettuarsi nelle Sale dell’Esposizione Campionaria a Benefizio delle Colonie Alpine nel Palazzo dell’Accademia.
Per l’occasione sulla prima pagina del Successo del 24 Aprile si trova una vignetta particolare nella quale è ritratta una trepidante folla di persone e un capiente bussolotto e sopra di esso si libra un leggiadro putto che regge tra le mani la bella palazzina.
La sospirata estrazione tuttavia si tenne qualche giorno dopo e la dea bendata premiò un fortunato vincitore: a stringere tra le mani il biglietto vincente fu il Signor Rebora, titolare di un negozio di commestibili a Sampierdarena.
E sapete cosa accadde? Un fatto veramente inaspettato!
Evidentemente il fortunato vincitore se ne stava tanto bene a casa sua e così scelse di rinunciare alla proprietà della palazzina e di farsi dare in cambio sonanti denari per un importo pari a 20.000 Lire che gli vennero liquidate con una serie di biglietti di banca, sulle pagine del Successo viene quindi pubblicata una lettera di questo signore che si dichiara felice e soddisfatto della sua scelta!

Non so dirvi se poi il lettore se ne sia pentito, quelli del Successo forse non presero proprio benissimo la sua decisione perché, in occasione della campagna abbonamenti del 1905, sulle pagine della rivista venne specificato che la legge ormai non lo permetteva più altrimenti avrebbero volentieri regalato a un fedele abbonato un bel palazzo in Via XX Settembre come era accaduto nel 1904 quando il vincitore aveva invece preferito ricevere 20.000 Lire al posto della casa e, testuali parole scritte sul giornale, peggio per lui visto che con il passar del tempo la dimora aveva acquisito il valore di 36.000 Lire.
La Palazzina del Successo, protetta dalla sua elegante cancellata in ferro, trovò comunque i suoi estimatori che poterono così godere delle sue bellezze e dei suoi agi.

Venne ribattezzata Villino Flavia e le decorazioni sulle targhe in marmo rispondono appieno ai dettami del Liberty.

Il tempo è trascorso e la magnifica dimora conserva ancora il suo fascino elegante e discreto, io l’ho sempre guardata con gli occhi sognanti e ammirati.
Da qui, da questo secolo lontano, mando un pensiero e un ricordo ai giornalisti e ai vignettisti della leggendaria rivista e al fortunato vincitore che ebbe la sua meritata ricompensa.
Accadde nella nostra Genova, nel 1904: questa è la straordinaria storia della Palazzina del Successo.

Maggio 1920: andar per fiori

E sono ore di maggio del 1920, è un tempo luminoso e tiepido, forse una di quelle giornate trascorse tra le gioie più semplici, si capirà poi molto tempo dopo la straordinaria preziosità di quegli istanti.
In compagnia, tra amiche o forse sorelle e cugine.
Con la camiciola rifinita da candido pizzo, una collana lunga, i cappelli raffinati.
E con questa grazia così spontanea e naturale, non c’è nulla di studiato nei modi e negli sguardi.

Con i fiori raccolti sui prati, i sorrisi allegri e felici, le espressioni così rilassate.

E gli stivaletti con i tacchi a rocchetto chiusi da fiocchi o da stringhe ben tirate.

In un giorno di maggio del 1920.
E colei che più colpisce la mia attenzione è una giovane donna quasi misteriosa, così aggraziata con il suo soprabito chiaro, stringe tra le mani un mazzo di fiori selvatici.
E ha una finezza innata e inimitabile, è femminile, elegante e al tempo stesso semplice.

Come dubbiosa porta la mano alla bocca, forse scruta il panorama o divaga con la fantasia, forse ricorda o pensa a qualcuno che le è caro.
E non vediamo il suo viso leggiadro che rimane così coperto dal raffinatissimo fiocco che decora il suo cappello.

Ah, i cappelli!
Le giovani donne ritratte un questa fotografia fanno a gara a chi indossa il più fastoso, a dir la verità a me sembrano tutti deliziosi.
Un sorrisino, una luce negli occhi, la gioia di quegli istanti irripetibili colmi di rasserenante leggerezza.

L’aria era fresca, la luce chiara, i prati brillavano di verde e si andava per fiori, in un giorno di maggio del 1920.

Il tempo del cappello di paglia

E poi, senza quasi accorgersi come sia accaduto, all’improvviso è il tempo del cappello di paglia.
E delle camicie leggere, degli abiti chiari, sono giorni da zainetto sulle spalle e bibite fresche.
Esplorando luoghi nuovi e sconosciuti e osservandoli con lo sguardo meravigliato che nasce ad ogni nuova scoperta, con sorprendente entusiasmo.
Oppure ripercorrendo queste strade note e ben conosciute e le piazze sempre frequentate, salendo i gradini di una chiesa molto cara e ritrovando, ancora, una prospettiva che appartiene all’anima e al cuore.
Nella bella stagione, quando a Banchi e nella nostra Genova ritorna ancora il tempo del cappello di paglia.

Piazza Banchi

Libri gialli e ricordi d’estate

Giorni fa parlavo con la mia amica Viv, lei è un’appassionata lettrice di gialli e propone le interessanti recensioni delle sue letture sul suo blog Stravagaria che io seguo da tantissimi anni.
Eravamo in tema e mi è è venuto in mente di dirle:
– Ma ti ricordi quei gialli che in copertina avevano una specie di oblò all’interno del quale c’era un disegno?
– Certo che mi li ricordo! – Mi ha risposto subito lei.
A dire il vero penso che quelle copertine siano in un angolino della memoria di molti di noi, il caso ha poi voluto che io mi imbattessi in una selezione di quei gialli in esposizione su una bancarella della Fiera del Libro.
E la macchina del tempo mi ha portato subito indietro, a certe estati lontane.

Vi dico subito che io non sono mai stata un’appassionata di gialli, da anglofila ho sempre avuto un debole per l’ineffabile Miss Marple e quindi naturalmente ho letto alcune delle sue avventure così magistralmente imbastite dalla leggendaria Agatha Christie.
In famiglia, invece, il libro giallo era molto gettonato e particolarmente prescelto come lettura estiva.
Così, se penso alle nostre estati nella casa del mare, mi ritorna oltre al profumo degli eucalipti anche l’immagine di quei volumetti impilati uno sull’altro.
I gialli piacevano a mamma e papà, ricordo che li leggevano volentieri e così in casa ho un selezione di gialli che appartenevano a loro e che io non ho mai letto.
Lo stesso vale per la zia, credo di aver preso a prestito proprio da lei i volumi di Agatha Christie dei quali vi parlavo.
Il lettore più accanito, tuttavia, era lo zio, lui un giallo lo aveva sempre appresso.
Io all’epoca stavo volentieri tutta l’estate nella nostra casa del mare con gli zii, mentre i miei genitori rimanevano fino alla metà di luglio e poi se ne andavano a Fontanigorda.
Così tra le memorie di quei mesi estivi che sono stati i più belli della mia vita mi è rimasto anche il ricordo di mio zio che inforca la bicicletta e se ne va verso la spiaggia dove probabilmente lo troverò immerso nella lettura sotto l’ombrellone.
La zia seduta al suo fianco avrò di certo tra le mani un altro romanzo con trame gialle da esplorare, magari proprio quel “Dieci piccoli indiani” che susciterà la mia curiosità per quel titolo così originale.
Quando poi veniva il tempo di ritornare a Genova c’erano gli immancabili riti di fine stagione: si metteva via il materassino con il borotalco per non ritrovarlo tutto appiccicato l’anno successivo, si riponevano negli armadi gli asciugamani da spiaggia, i mazzi di carte venivano chiusi nel cassetto in attesa di nuove partite a scala quaranta o a macchiavelli.
Insomma, ogni cosa ritrovava il suo posto.
Alcuni di quei libri gialli restavano là, sul ripiano comò.
In attesa di nuovi lettori, per l’anno successivo, per una nuova estate.
Si chiudevano le finestre e si scendevano le scale, ci si incamminava così verso l’autunno e verso le altre stagioni che sarebbero venute.
Del tempo che fugge ognuno di noi conserva qualche frammento, a volte improbabile, eppure a volte ci coglie di sorpresa il fruscio di un libro sfogliato dal vento, una risata lontana e un fragore di onde di un’estate che non c’è più.

Archivolto di Nostra Signora della Guardia: un altare per la Madonna

Camminando nei caruggi di Genova, nei pressi della Chiesa di San Siro, vi capiterà di notare un luogo antico, quasi nascosto, che custodisce la memoria della Madonna della Guardia e la devozione a Lei riservata dai genovesi.

Ecco così il nostro Archivolto di Nostra Signora della Guardia, uno di quegli angoli della vecchia Genova che certo meritebbe maggiore cura.
E là, a metà dell’archivolto, c’è proprio un altare dedicato alla Madonna della Guardia.

Un luogo speciale, dove in qualche modo si respira la suggestione del tempo antico con le sue tradizioni di fede e devozione.

L’altare dedicato alla Madonna è protetto da una robusta cancellata e questa era già presente in anni lontanissimi in quanto ne fanno cenno anche i fratelli Remondini che a metà dell’Ottocento scrissero ampiamente delle edicole e dei luoghi di culto.
Diversamente da oggi a quell’epoca l’altare era sempre adornato riccamente e rischiarato dalla luce di molte candele, c’erano anche i voti d’argento lasciati davanti alla statua della Madonna.

E poi era frequente notare fedeli devoti inginocchiati in mezzo al vicolo e raccolti in preghiera.
In occasione della festa del 29 Agosto poi l’archivolto era addobbato a festa come si conveniva per celebrare la Madonna della Guardia.

Negli anni passati mi è capitato spesso di vedere l’altare privo dell’immagine sacra ma da qualche tempo, invece, è stata lì collocata questa suggestiva statua della Madonna della Guardia con il beato Pareto al cospetto di Lei.

Una piccola targa è posta dell’altare.

E sul cancello spiccano le lettere M e V che intrecciate compongono il monogramma di Maria.

Se passate nei caruggi fermatevi presso l’Archivolto dove la luce rischiara la bella e commovente immagine della Madonna della Guardia.

Sorelle in Vico Inferiore del Portello

Sono due sorelle che a passo svelto scendono verso i caruggi, attraversando Vico Inferiore del Portello.
I veli azzurri, le giacche nere, il piglio dinamico e sicuro.
E gli abiti color del cielo smossi da quella camminata leggera e così fiduciosa, verso la meta della giornata.
E questa volta non sono io l’autrice dello scatto, la bellissima fotografia è di mia nipote Maddalena e qui la ringrazio per aver colto perfettamente questo istante di assoluta armonia.
Due sorelle, con questa grazia, in Vico Inferiore del Portello.

Il fior d’angelo della mamma

Il fior d’angelo della mamma è una cara presenza, abita sul nostro terrazzo ormai da moltissimi anni, non so neanche dirvi da quanto.
È uno di famiglia, si può proprio dire così.
Il fior d’angelo è resistente, tenace, poco pretenzioso, ha tante virtù che anche noi dovremmo avere, c’è molto da imparare dalla natura e dalle sue bellezze.
Il fior d’angelo sboccia e fiorisce tra maggio e giugno e si ricopre di piccoli fiori bianchi.
Ieri, con mio infinito stupore, mi sono accorta che sul fior d’angelo della mamma c’erano molte gradite ospiti: queste meravigliose farfalle.

Il fior d’angelo è rigoglioso, ricco, magnifico.

E devo dirvi che non ho mai veduto tante farfalle tutte insieme sul mio terrazzo, l’ultima volta che ne ho viste così tante era estate ed ero a Fontanigorda.

Le farfalle dondolano lievi sui fiori.

Si beano del profumo delizioso del fior d’angelo.

Su ogni petalo una delicatezza.

Ad ali spiegate, godendo della luce del sole.

Farfalle fragili, meravigliose e frementi.

Le ho ammirate per un tempo infinito, le farfalle sono sempre un dono prezioso.

E ospitarle proprio sul fior d’angelo della mamma è una commozione che non vi so neanche spiegare.
Uno stupore per il quale, credetemi, non trovo le parole.

Le ho vedute librarsi da un petalo all’altro.

E ancora indugiare e poi rialzarsi in volo.

E di nuovo ritornare, ancora e ancora.

Nell’ammirarle ho come perduto la cognizione del tempo, ero sotto il sole in terrazzo tra tutte queste farfalle leggere che mi volavano attorno, un vero balsamo per l’anima e per il cuore.

Grazie di questo dono, grazie di questa commovente grazia e leggiadria sul fior d’angelo della mia mamma.

Nel passato di Via San Luca: la prestigiosa Casa Musicale del Signor De Bernardi

Ritorniamo a camminare nel passato della Superba, saliamo ancora sulla macchina del tempo per ritrovarci sotto il cielo turchese che sovrasta le case antiche di Via San Luca.

E qui ce ne andiamo a far compere, come da consuetudine dei genovesi di ieri e di oggi.

Cerchiamo un prestigioso esercizio commerciale fondato nel lontano 1880 e che ha la sua sede proprio in Via San Luca.
È il negozio del Signor Giuseppe De Bernardi, successore di Enrico.
Qui si trovano strumenti per bande e orchestre, macchine parlanti, pianoforti e accessori di ogni tipo.

Tratto da Guida Pagano del 1922 di mia proprietà

E secondo voi, camminando in Via San Luca, riusciremo a trovare il favoloso negozio del Signor De Bernardi?
Eccoci qua davanti, amici musicisti e melomani, l’emozione è davvero grande ed io sono curiosa di andare a scoprire le meraviglie esposte in vetrina!

E poi balzando all’improvviso dal passato ai tempi moderni, ecco il luogo nel quale un tempo si potevano udire melodiose armonie.

Alzando lo sguardo e ammirando altri dettagli di questa cartolina pubblicitaria che appartiene alla mia piccola collezione noteremo alcuni straordinari particolari.
L’orologio segna le 12.37 ed è lì a testimoniare un’altra importante attività: il Deposito di Orologeria del Signor Carlo Tragni.
Osservate poi con attenzione le finestre, lì sono poste due mampae e cioè quei telai che si usavano a Genova per riflettere la luce nei vicoli scuri, ne scrissi diffusamente anni fa in questo post.

Le finestre sono ancora lì e custodiscono il ricordo di tempi lontani.

All’epoca il nostro Signor De Bernardi sapeva proprio il fatto suo, infatti sul retro della cartolina aveva fatto stampare il dettaglio della ricca offerta della sua Casa Musicale.
Autopiani, armoniums e tutto il resto!
E sale di audizione!
E, badate bene, cataloghi gratis!

In effetti avvicinandosi alle vetrine c’è da rimanere a bocca aperta: spartiti, grammofoni, accessori di ogni tipo.

E dischi per tutti i gusti!

E trombe, flauti, chitarrine e romantici mandolini, ci sono strumenti di ogni genere.

Nel mio girovagare per caruggi, come sempre faccio in questi casi, ho portato con me la cartolina pubblicitaria di questo bel negozio, riconducendo così questa immagine proprio in quel luogo che fu scenario dei successi di questo abile commerciante.

E così, la prossima volta che passerete in Via San Luca, provate a guardare con attenzione: potrebbe capitarvi di vedere con gli occhi dell’immaginazione la prestigiosa Casa Musicale del Signor De Bernardi.