Giugno 1908: le gite per mare sul vapore Principessina

Tic, tac, tic, tac, ancora una volta saliamo sulla macchina del tempo e arriveremo ai giorni di un’altra calda estate: sulle pagine del quotidiano Il Lavoro del 27 Giugno 1908 un breve ed invitante trafiletto promette meraviglie a chi desideri svagarsi con un bel viaggio per mare.
E così prepariamoci alla partenza, serviranno di certo abiti freschi, un bel cappello a tesa larga, un ombrellino parasole, gli immancabili guanti e un bel ventaglio.
Si parte di buon mattino, alle 7 del 28 Giugno dal Ponte Federico Guglielmo, il vapore Principessina salperà alla volta di Monaco dove è previsto il suo arrivo intorno alle ore 13.30.
Si rimarrà a Monaco fino a mezzanotte e poi, a quell’ora, il vapore Principessina riprenderà il suo viaggio verso Genova dove si giungerà tranquilli e riposati alle otto del mattino.
Non mancano gli svaghi in questa frizzante estate del 1908: il giorno successivo, infatti, il vapore Principessina porterà certi fortunati gitanti nell’incantevole Portofino.
Alle luci del tramonto, invece, chi lo desidera potrà lasciarsi cullare dalle onde navigando lungo la costa dalla Foce a Voltri, il rientro è previsto per le dieci di sera.
È dolce il tempo, a bordo del Vapore Principessina: la brezza marina sfiora la pelle candida, lo sguardo si perde a cercare il panorama, la costa e le sue meraviglie, in un giorno d’estate del 1908.

Un tratto di Via David Chiossone

Vi porto ancora nei miei caruggi amati, in quest’ombra confortevole percorreremo un breve tratto di Via David Chiossone.

In queste strade antiche il cielo sempre si staglia con il suo azzurro tra le case così vicine, tra gli incroci di caruggi in quei mirabili disegni urbani tutti genovesi.

E colori e verticalità dei nostri vicoli.

Là, in quel tratto di Via David Chiossone, c’è un antico palazzo sul quale si legge un’epigrafe in latino, è una delle consuete citazioni bibliche che lo sguardo trova nei caruggi di questa città.

E con infinita dolcezza vi sovrasta una dolce immagine di Maria: le mani sul petto, un velo sul capo e gli occhi così socchiusi.

In questa prospettive di caruggi nulla mai è scontato.
E là dove l’ombra si insinua tra i vicoli all’improvviso un gioco di contrasti cattura l’attenzione: voltandovi, verso Piazza San Matteo, gli occhi troveranno un incanto di bianco e nero di Genova.

E sopra di voi, in quel tratto di Via David Chiossone, ancora i palazzi, il celeste tenue del cielo, le persiane verdi e l’antica beltà della Superba.

I ghiaccioli della nostra infanzia

I ghiaccioli della nostra infanzia sono ancora adesso per molti di noi indimenticabili.
Per noi che siamo stati bambini negli anni ‘70 il ghiacciolo era la merenda preferita per rinfrancarci dalle scorribande in bicicletta o dalle lunghe nuotate in mare.
All’epoca, quando andavamo al baretto, in realtà avremmo voluto comprare le patatine con la sorpresa e anche il ghiacciolo ma, come vi ricorderete, le mamme degli anni ‘70 erano irremovibili: o uno o l’altro!
E così, spesso e volentieri, sceglievamo un ghiacciolo fresco e coloratissimo.
Quello al limone, devo dirvi, non l’ho proprio mai considerato, invece mi attirava molto quello all’anice, più che altro per la tinta perfetta, il gusto invece non era proprio nelle mie corde.
La maggior parte dei ghiaccioli della mia infanzia, in definitiva, era alla menta oppure all’amarena.
E così eccomi sulla sdraio al mare con il mio ghiacciolo oppure seduta sulla panca di legno al Bosco delle Fate a Fontanigorda.

Il ghiacciolo si mangia rispettando un rituale bene preciso che tutti i bambini di tutti i tempi conoscono sebbene nessuno sappia dove l’abbiano imparato: è uno dei segreti dell’infanzia, secondo me.
Dunque, il ghiacciolo appena scartato è proprio ben ghiacciato e dargli un morso lì per lì è anche un po’ complicato ma in estate, con il caldo, ci vuole poco perché si sciolga un poco.
Tutti i bambini di tutti i tempi hanno sempre amato succhiare via il succo del ghiacciolo fino a quando il ghiaccio diventa quasi bianco, è uno di quei diletti estivi che non si saprebbero definire e che sono proprio perfetti così.
Il ghiacciolo, poi, lascia un senso di freschezza incomparabile con qualunque altro gelato eccetto, naturalmente, la granita.
Ah, la granita!
Che bellezza quando si stava per finirla e sul fondo del bicchierino restava tutto il liquido da bere in un solo sorso come una gradita ricompensa, se ci pensate essere bambini era davvero fantastico, eravamo contenti con poco!
Ed eravamo felici di gustare il nostro bel ghiacciolo, quando stava per terminare rimanevano due pezzetti di ghiaccio attaccati ai lati del bastoncino e se non si era abbastanza svelti andava a finire che quel ghiaccio cascava irrimediabilmente sulla maglietta.
Se potessimo mettere in fila tutti i ghiaccioli della nostra infanzia avremmo una coloratissima e fresca sequenza e forse rivedremmo noi stessi con gli occhi felici, i codini, i calzoncini corti e i sandaletti blu.
Davanti al cartello dei gelati, in una mano stringiamo una monetina che ci garantirà la meritata freschezza e uno dei ghiaccioli della nostra infanzia.

Il giglio di San Giovanni

Sboccia nel tempo di giugno un fiore dalla bellezza sublime che con i suoi petali dai toni d’arancio spicca nel verde e ai margini del bosco: è il giglio di San Giovanni che fiorisce generoso nella mia Val Trebbia.

È un fiore magnifico che così cresce rigoglioso e si apre al sole libero e selvaggio, tra l’erba madida di rugiada e nel verde intenso della campagna.

Luminoso, vivace, così intenso, è un dono scorgerlo in questi giorni dell’anno.

Ed è una specie protetta, pertanto è vietato raccoglierlo, se lo vedete rispettatelo e limitatevi ad ammirare la sua gloriosa beltà.

Questo è il suo tempo: nel sole chiaro di questa stagione così sboccia sotto i raggi caldi del sole il giglio di San Giovanni.

Per mano ai bagni della Cava

Ecco la stagione del mare e della spiaggia.
Un sorriso, i capelli al vento tagliati secondo i dettami della moda, il costume scuro bordato di bianco.
E tutto attorno lo sciabordio dell’onda, una musica che sempre ritorna e sempre incanta.

Un fazzoletto in testa, per ripararsi dal sole che in estate picchia forte a Genova.
Un ricordo di una stagione felice ai bagni della Cava che un tempo si trovavano nella zona della Circonvallazione a Mare.

Sullo sfondo di questa bella fotografia della mia collezione si scorge una struttura: è il Telfer, un impianto a monorotaia che venne appositamente realizzato nel 1914 per l’Esposizione Internazionale di Marina e Igiene Marinara.
Il Telfer collegava il Molo Giano a Piazza di Francia e cioè la zona dell’attuale Piazza della Vittoria, così c’era questo mezzo che viaggiava da una parte all’altra portando a destinazione i visitatori e passando davanti al mare e davanti alle onde.
Là, su quei sassi, ecco le nostre bagnanti: felici, sorridenti, mentre l’acqua frizzante lambisce le loro caviglie e il vento marino sfiora la pelle.

In un tempo speciale e gioioso, tenendosi per mano.
Fissando nella memoria la nostalgica dolcezza di un giorno d’estate, in un tempo distante, ai Bagni della Cava.

Sulla Cattedrale di San Lorenzo

Molte sono le storie che si possono leggere sulla Cattedrale di San Lorenzo, restano scolpite nella pietra e nel marmo e ancora si svelano ai nostri occhi.
E così a volte ci soffermiamo ad ammirare i dettagli e sempre ritroviamo nuovi stupori.
Scendendo dal lato di Via San Lorenzo, ad esempio, alzate lo sguardo e noterete un marmo che ci restituisce la vicenda di San Giorgio.
Al di sotto si trova invece una statua della Madonna con Gesù e San Giovannino.

Eccolo il temibile drago, minaccioso sfida San Giorgio.

Il Santo nulla teme e così lo affronta, mentre il vento solleva il suo mantello.

E ancora una volta ritroviamo così l’episodio della vita di un santo caro ai genovesi e tante volte replicato sugli antichi portali della città, scolpito nella pietra o nel marmo.

Sulla nostra Cattedrale di San Lorenzo.

Dove si incontra lo sguardo dolce e materno di Maria.

E dove si staglia un prode cavaliere che un tempo sconfisse un terribile drago.

Undici anni con voi, buon compleanno Dear Miss Fletcher!

Oggi è un giorno speciale per me, in questo 19 Giugno il mio blog compie ben undici anni!
Undici anni di caruggi, fiori, giretti, onde del mare, sguardi dal passato, scoperte impensabili e nuove, entusiasmanti esperienze e incontri inaspettati.
Ho la fortuna di condividere tutto questo con lettori sensibili, garbati e davvero speciali e desidero ringraziare tutti voi per la vostra presenza e per i vostri sempre generosi apprezzamenti, grazie di cuore davvero!
E così, con i fiori magnifici della mia Fontanigorda, oggi festeggio il mio blog, buon compleanno Dear Miss Fletcher!

Nel cuore della città

La libreria dove vai a cercare nuove letture, avventure e poesie per ogni stagione del tempo e della tua vita.
Il negozio di cappelli che in inverno ha in vetrina guanti di tutte le fogge e berretti di lana e in estate invece è un trionfo di cappelli di paglia.
Quella grande ferramenta dove si facevano le chiavi, un negozio che non c’è più.
La bella merceria, la più elegante e raffinata che si potesse immaginare, romantica e accogliente, era un trionfo di nastri, bottoni, accessori da ricamare, fili e colori, ha chiuso da diversi anni ma tempo fa spesso mi trovavate lì.


Il negozietto che negli anni ‘80 proponeva camicie rivisitate con pizzi e dettagli particolari, quelle creazioni erano sempre una sorpresa e una novità.
E i giocattoli di legno, gli articoli sportivi, le scarpe eleganti e anche il profumo del tè.
La panna, sempre eternamente quella, la panna della nostra infanzia.
Il tempo scorre, le cose cambiano.
E il sole sempre attraversa queste case, supera i tetti di ardesia e ancora cade, a illuminare il selciato della nostra bella Via Luccoli, il cuore della città.

 

 

Stad Amsterdam: un magnifico veliero nel mare della Superba

Svetta con i suoi alberi maestosi davanti ai Magazzini del Cotone un magnifico veliero: è il Clipper Stad Amsterdam.
La nave olandese di 76 metri è adibita alla formazione nautica ed è anche una nave passeggeri, così sono andata al suo cospetto proprio per ammirarla da vicino.

L’avevo notata, nei giorni scorsi, guardando il mare dal mio terrazzo.
E devo dirvi che mi pareva di averla già veduta anche se, in lontananza, non era certo riuscita a distinguere i dettagli.

La memoria non mi ha ingannato, il Clipper Stad Amsterdam era già venuto a Genova nel lontano 2015 e allora riuscii a vederlo solo da distante in quanto, come scrissi in questo post, era attraccato alla Stazione Marittima.
E come si dice, tutto arriva a chi sa aspettare, anche un maestoso veliero che ritorna così nelle acque della Superba.

A prua ecco la sua magnifica polena che con i naviganti sfida il mare e le sue onde.

Le geometrie del porto, per me, sanno essere autentica poesia, ancor di più quando si ritrovano giochi di simmetrie rari e straordinari come questi.

Resta sul placido mare il maestoso veliero.

In una delle mie più amate prospettive genovesi: in questo tratto del porto, quando infuria il gelido vento d’inverno, quasi si barcolla e si fatica a mantenere l’equilibrio.
Nel tempo d’estate spira appena una brezza leggera che sfiora le cime, le barche, le bitte e accarezza la superficie dell’acqua.

Deve essere un’emozione grande vedere questo veliero solcare le onde a vele spiegate e sospinto da favorevole vento.

Così si staglia il veliero Stad Amsterdam nell’azzurro di giugno.

In attesa di prendere il largo e di abbandonare la terra.

Così si ammira, nella sua maestosa bellezza, il veliero Stad Amsterdam nel mare della Superba.