L’erba della Madonna

Tra i ricordi belli dell’infanzia per me c’è anche questo: una pianta bellissima dai fiori generosi, una pianta che abitava in terrazzo proprio davanti alla finestra dei camera dei miei genitori.

Ricca, sontuosa, prodiga di foglie e di questi fiorellini piccoli dai toni del rosa che, tutti assieme, compongono una sorta di ombrello.

E a dire la verità credo di non aver mai conosciuto il suo nome, semplicemente adoravo vederla fiorire e inoltre questa pianta mi ricorda da sempre mio papà e la sua passione per il giardinaggio.
Quando ero ragazzina il terrazzo era in certi anni un trionfo di gerani ricadenti, lui con la sua bella altezza riusciva a prendersene cura come si deve, era una meraviglia di colori vivaci.
E poi c’erano le piante grasse, devo dire che sono ancora tutte qui con me, noi abbiamo fatto un sacco di strada insieme.

La bella pianta dai fiori rosa, invece, a un certo punto non c’è stata più.
E non immaginate la mia gioia quando un bel giorno, finalmente, l’ho ritrovata nel negozio di un fioraio e me la sono subito aggiudicata.
Oltre ad avere un complicato nome botanico è anche detta Erba della Madonna in quanto la si collega a un’antica devozione, era inoltre nota per alcune sue proprietà curative.
Io mi limito alla bellissima nostalgia che suscita in me questa bellissima pianta, la possiedo ormai da diversi anni e non richiede tante cure.

Fiorisce tutta l’estate, poi perde le foglie ma con puntualità inaspettata ogni anno regala nuovi getti e nuove fioriture.

Io l’ho messa esattamente dove si trovava la pianta che l’ha preceduta nei miei anni d’infanzia, davanti alla finestra della camera dei miei genitori.
Così fiorisce ancora con questa delicatezza l’Erba della Madonna.

I custodi della bellezza di Via XX Settembre

Attraversando Via Settembre, in un giorno come un altro, vi potrebbe capitare di ammirare i custodi della bellezza della via: saldi e sicuri osservano dall’alto posando i loro benevoli sguardi anche su di noi.

Li incontrerete in quel tratto della Superba pensato e progettato come una Genova Nuova, moderna e vibrante come l’aveva saputa immaginare l’Architetto Cesare Gamba.
Tra i molti che contribuirono ad abbellire la nuova arteria cittadina ci fu anche l’Architetto Dario Carbone che progettò il civico 37, l’edificio sul quale ci soffermeremo in questa circostanza.

Un palazzo elegantissimo, in stile eclettico, caratterizzato dalla presenza di armoniosi bovindi e cioè quelle strutture aggettanti e chiuse da vetri che si ritrovano anche in altri edifici di Via XX Settembre.

E proprio alzando gli occhi verso l’alto si ammirano i sublimi custodi di questa bellezza.

Spettatori della vita di Genova che scorre inesorabile sotto i loro sguardi.

Sorridono lieti, nel salotto buono della città, paiono quasi intenti in un loro particolare chiacchiericcio mondano.

Complici e consapevoli, io non manco mai di alzare lo sguardo verso di loro.

Presenze rassicuranti e gradevoli che completano la prospettiva di Via XX Settembre.

Nella loro bellissima distanza paiono quasi custodire le memorie di tutto ciò che hanno veduto.
Ricordi quel giorno?
Rammenti la signora con il cappello elegante?
E quei due che questionavano qua sotto!
Ricordi il passato, la storia grande e quella poi più piccola?

Loro ci osservano da lassù, custodi della bellezza e del nostro passato, nell’armonia di Via XX Settembre.

Un tono d’arancio

Un remo che fende l’acqua e una magnifica quiete sullo sfondo.
Un volo distante di gabbiani, appena alcune voci tutto attorno.
E così sul mare un tono d’arancio che lento si allontana, seguendo un ritmo lieve.
Come una musica suadente, come un viaggio a lungo desiderato, come un discorso che trova il suo finale, come un amore eterno e per sempre ritrovato.
Piano, piano, scivolando sull’acqua, un tono d’arancio vivace.

Le Figurine Liebig: fanciullezza di grandi italiani

Ritornando a viaggiare nel nostro passato tra le meraviglie delle Figurine Liebig, scopriamo una serie risalente al 1912 e sempre tratta dagli album della collezione di mia nonna.
La serie celebra la fanciullezza dei grandi italiani e si apre con il ricordo di un gesto eroico compiuto da Giuseppe Garibaldi che, ad appena otto anni, trasse in salvo una giovane donna che stava per annegare.

La seconda figurina è dedicata ad un altro personaggio del Risorgimento, Camillo Benso Conte di Cavour ritratto da giovane allievo dell’Accademia Militare di Torino.

Il mare per lui fu destino e vita: Cristoforo Colombo, fu il più celebre navigatore e la sua scoperta diede inizio all’età moderna.
Colombo ragazzino nelle Figurine Liebig è un giovane entusiasta che, seduto su uno scoglio in riva al mare, legge le avventure dei viaggi di Marco Polo che saranno per lui fonte di ispirazione.

Il sommo poeta, Dante Alighieri, è anche rammentato per il suo amore ideale per Beatrice.
E Beatrice è già presente negli anni della giovinezza di Dante, in questa figurina è raffigurato il primo incontro avvenuto tra i due.

Straordinario e intelligente il giovane Galileo si appresta a partire per un viaggio che lo condurrà a Pisa per intraprendere gli studi di medicina, gli interessi del fanciullo lo porteranno invece a studiare matematica e fisica.

E infine chiude questa serie la figura del geniale Michelangelo, talmente talentuoso da non aver bisogno di insegnanti, infatti qui vediamo il suo maestro che riferisce al padre del fanciullo prodigio di non aver più nulla da insegnare al piccolo Michelangelo.
Così sono ricordati alcuni grandi italiani, nel tempo della loro fanciullezza e nella bella armonia delle Figurine Liebig.

Una bella edicola in Salita Inferiore di Sant’Anna

I passi della fede ci conducono nella nostra erta e silenziosa Salita Interiore di Sant’Anna, una suggestiva mattonata che da Portello si snoda fino in Corso Magenta.

Ripida, faticosa e tuttavia così ricca di fascino, Salita Inferiore di Sant’Anna custodisce la sua antica anima, in questa quiete è facile ritrovare la vecchia Genova.

E passo dopo passo si giunge al cospetto di una bella edicola.

È sita tra due finestre, tra due stanze che hanno ospitato cuori, speranze e desideri di generazioni di genovesi.
E qui, nella penombra di questa via, in questa edicola è collocata un’immagine sacra.

È arduo decifrare chiaramente il dipinto posto sotto la grata, di certo si intuiscono due figure femminili e potrebbero essere Sant’Anna e la Madonna.

La luce fende la bella salita, riscalda i muri dai colori d’arancio e biscotto.

In un incanto di quotidianità, antica devozione e panni stesi.

In questo tratto che riesco ad immaginare percorso da speranzosi fedeli che affidavano le proprie parole alla Vergine Maria e alla Santa madre di Lei.

Fermandosi davanti a questa edicola, nel tempo del sole e in quello del vento.

Alzando lo sguardo fiducioso e lieto.

Percorrendo Salita Inferiore di Sant’Anna in un tempo che sembra lontano e tuttavia ancora presente.

La bambina di Gorizia

La bambina di Gorizia forse Genova non l’ha nemmeno mai veduta, ci è arrivata per un caso quando il mio sguardo ha incrociato il suo e così ho deciso di custodire la piccola Carte de Visite che ci ha tramandato la sua immagine.
La bambina di Gorizia visse in giorni lontani e in un luogo distante da qui, non saprei raccontarvi lo scenario della sua vita.
Ed eccola qua con il suo faccino paffuto, gli occhi grandi, i ricciolini morbidi.

E mi ha colpito il suo abito a righe!
I polsini e i bordi più scuri, tonalità diverse nelle righe e poi, se osservate bene, noterete che la bambina ha un grande fiocco sulla schiena.

Le calzine bianche, gli stivaletti con i bottoncini, i piedini incrociati.

Così la vediamo nella bella Carte de Visite del fotografo Giacomo Luzzatto di Gorizia.
Se ne sta buona buona seduta sulla poltroncina con le frange e io me la immagino mentre cammina, con il passo un po’ incerto, tenendo stretta la manina della mamma.

Nel tempo della tenerezza dell’infanzia, con quello sguardo stupefatto e quel visetto dolcissimo, con i suoi pochi anni e tutta la vita davanti.

Antica saggezza latina in Via Assarotti

Scendendo per la nostra Via Assarotti, scenografica arteria ottocentesca che da Manin conduce a Piazza Corvetto, vi capiterà di ammirare magnifici palazzi con elementi decorativi di gran pregio.
Uno di questi edifici è certamente il civico 46 davanti al quale vi invito a soffermarvi.

Sovrastano il portone alcune sculture e nel marmo si leggono parole che rievocano una certa antica saggezza.

Sulla sommità si nota una minacciosa testa leonina.

E poi ancora due fieri grifoni sono posti a guardia del portone, mentre due fanciulli reggono con cura un elaborato cartiglio.

In un sapiente gioco di simmetrie e di proporzioni perfette.

E là, a lettere dorate, spiccano le seguenti parole.
Labor
omnia vicit
MDCCCXCIII

Una frase che letteralmente significa:
Il lavoro
vinse ogni cosa
Anno 1893 (e questo è naturalmente l’anno di costruzione dell’edificio).

La parole in latino che luccicano d’oro sul marmo costituiscono l’incipit di un verso di un’opera del poeta Virgilio.
La frase per intero è la seguente:

“Labor omnia vicit improbus, et duris urgens in rebus egestas”
“L’aspro lavoro vinse ogni cosa, e il bisogno che incalza nelle avversità.”

Georgiche di Virgilio (Libro I, versi 145-146)

Morbidi boccoli incorniciano i visetti perfetti dei due fanciulli.

E ancora, un volto femminile è così effigiato nella cornice di un’armoniosa conchiglia.

Così, con questa leggiadra perfezione, l’antica saggezza del poeta Virgilio ancora viene rammentata su un portone della nostra Via Assarotti.

Alla finestra nei caruggi

Alla finestra nei caruggi che si fa di bello?
Si ammira il panorama, naturalmente, osservando la vita che scorre.

E a dire la verità, da principio mi pareva che alla finestra ci fosse una statuetta, ferma e immobile.

E invece no! Si trattava proprio di un sontuoso e curioso felino nel pieno esercizio delle sue funzioni di attento osservatore.

Poi, da certe finestre, sono numerosissime le distrazioni, non si sa quasi da che parte guardare!

Uno sguardo a destra, uno a sinistra, sempre con una certa cautela.

In uno scenario genovesissimo, nel cuore della città vecchia.

Così, alla finestra, nei nostri caruggi, con tanta bellezza, ammirando altre bellezze della Superba.

Senza tempo

Senza tempo, in Via XX Settembre.
Senza stagione che termina, senza incertezza.
Con passo lieve, fidente e sicuro, sotto i portici delle shopping.
Il saio, i sandali.
Senza moda, con lo sguardo all’eternità.
Senza tempo, semplicemente.

Tre fratellini diligenti

Sono tre fratellini diligenti, così ci viene tramandata la loro immagine in una bellissima Carte de Visite del fotografo Rossi.
Vestiti alla marinara, compunti e composti, di fronte a loro i quaderni aperti e poi anche tutta la vita davanti.

E di ognuno di loro, in qualche modo, mi pare di intuire qualche piega del carattere, qualche dettaglio di una personalità che emerge da una piccola fotografia.
Il bambino sulla sinistra è il più vivace, lo si comprende da una sorta di malcelata sfrontatezza, quel guizzo nello sguardo che fa di lui una figura assertiva e predominante.

Invece ecco qua colui che mi sembra il più timido.
È un ragazzino studioso, taciturno, riflessivo, aiuta sempre i fratelli nei compiti, è rassicurante e affidabile.

Il più piccolo dei tre è il cocco di casa, bello come un cherubino osserva il mondo con meraviglia con i suoi occhioni azzurri spalancati sul futuro e con quel broncio che lo rende indimenticabile.

Sono tre fratellini diligenti, così ritratti nel tempo della loro infanzia, nell’età dei sogni e delle piccole felicità.