Ogni volta che passo a Fontanigorda mi imbatto sempre in qualche straordinario felino.
Sono gatti liberi, avventurosi o indolenti, sanno godersi la bellezza del luogo e i suoi doni.
In anni e anni di vacanze a Fontanigorda ho visto gatti in ogni luogo: nei giardinetti e sulle ringhiere dei terrazzini, sui bordi delle fontane e davanti alle porte dei negozi.
Sui muretti, sui dondoli, nei vasi di ortensie.
E nei boschi, negli orti, nei frutteti.
Ho visto gatti piccini, mamme premurose, gatti villeggianti e gatti autoctoni.
E in quest’ultima visita a Fontanigorda non ho mancato il consueto incontro con i fantastici felini, ora che l’autunno avanza la quiete della campagna è il loro regno.
Uno di loro, nero come la notte e fiero come una pantera, se ne stava pigramente adagiato su uno zerbino.
Mi ha riservato uno sguardo ed è rimasto immobile, nella sua postazione, nella tranquillità della sua adorata pigrizia fontanigordese.
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Tornando a Loco
Salendo a Fontanigorda con la corriera ho dovuto fare una breve tappa a Loco, paesino a me tanto caro sito a pochi chilometri da Fontanigorda.
E così, tornando a Loco, mi sono venute in mente come sempre tante cose del passato, questi luoghi per me sono ricchi di memorie.
Quando ero piccola e ci si avvicinava a Loco, si faceva il gioco di sempre: vediamo chi è il primo che riesce a vedere Fontanigorda.
Eh sì, perché fermandosi lungo la strada, ad un tratto volgendo lo sguardo verso i monti si vede la mia bella Fontanigorda così dolcemente adagiata nel verde.
E poi a Loco scorre gioioso il Trebbia, meta prediletta dei pescatori come mio papà.
Acque chiare, fresche e semplici come questa valle.
Sotto il ponte e tra i cespugli, così fluisce il Trebbia.
In una quiete di prati, montagne e alberi e orti.
Mentre certe nuvole candide e leggere solcano il cielo.
Ancora sbocciano le rose in certi giardinetti.
E tutto è armonioso, semplice e perfetto.
Una panca di legno, una corda con i panni stesi, l’annaffiatoio vicino alla soglia.
Non è distante Fontanigorda, è proprio lassù, tra i castagni e i noccioli.
Ancora si percorre questo tratto di strada, lasciandosi alle spalle le casette colorate.
E si attraversa il ponte sul Trebbia.
E si osserva la piccola e accogliente Loco, nella dolcezza dei colori della Val Trebbia.
Sfumature d’autunno a Fontanigorda
E queste sono le prime sfumature d’autunno a Fontanigorda.
Una leggerezza di nuvole vaghe, gli alberi che lentamente declinano verso i colori di ottobre, l’aria inaspettatamente ancora tiepida.
E sui rami i doni di una stagione nuova.
L’atmosfera, il silenzio, l’armonia.
Le foglie cadute, i ricci che racchiudono le castagne.
Un incanto effimero e pacificante, la natura sa sempre donare equilibrio e quiete.
E si cammina su un tappeto dorato.
Spiccano le bacche di rosa canina.
E dondola nell’azzurro la fusaggine, bellezza pericolosa di questa stagione, da guardare e non toccare in quanto tossica.
Tra i rami è un gioco potente di contrasti, con tutta la bellezza di questo inizio d’autunno.
Tra sole e ombra e toni ramati.
Con i colori tenui della vita quotidiana.
E ci sono anche certi simpatici uccellini che cantano per tutti noi la grandezza dell’universo.
Così inizia questa stagione nuova a Fontanigorda.
Mentre i meli sono carichi dei loro frutti.
E i fiori danzano nell’azzurro.
Nel tempo delle sfumature d’autunno, nella mia cara Fontanigorda.
Una piccola piuma
È una piccola piuma.
È fragile, leggera, dai toni di tortora appena sfumati.
È una piccola piuma, un felicissimo ritrovamento avvenuto appena ieri, era da tanto che non mi imbattevo in una piuma lieve!
E invece, ieri, su un prato a Fontanigorda ho trovato lei.
Sono stata nel mio paesino del cuore in occasione del compleanno della mamma, vado sempre a trovarla il 30 Settembre.
Ed era caldo, non pareva quasi autunno.
La piccola piuma stava posata tra l’erba, tutto attorno nell’aria volteggiavano allegri gli uccellini, passeri e ballerine, creature gioiose e vivaci.
Così, con leggerezza, uno di loro ha lasciato cadere la piccola piuma, un dono speciale per me.
L’ho raccolta, l’ho portata con me e l’ho messa insieme a tutte le altre piume trovate nel corso degli anni sui sentieri e ai margini dei boschi di Fontanigorda.
La piccola piuma però è più preziosa e importante: l’ho trovata proprio il 30 Settembre, nel giorno del compleanno della mia mamma.
Prime foglie d’autunno
Sono le prime foglie d’autunno, sul finire di questo settembre che ancora pare uno scorcio prepotente d’estate.
Dondolano tra i rami ancora verdi, fremono di una sfumatura ramata, lievi e fragili, alcune già sono cadute al suolo, altre restano così sospese, come le cose incerte e non ancora sicure.
Sono le avanguardie di una stagione che lenta si risveglia, posando i suoi colori e i suoi profumi su ogni cosa, sono le prime foglie di un nuovo autunno.
Inizio d’autunno
Il mare di novembre
Il mare di novembre è come una musica che inizia piano, dolcemente.
E poi segue il ritmo concitato delle onde che si abbattono sulla spiaggia di Corso Italia.
Accarezzando i sassi, con grazia e delicatezza.
Il mare di novembre è increspato di candida schiuma e laggiù, sull’orizzonte, si scorgono cime innevate.
Mentre l’onda sempre ritorna, ancora e ancora.
Nella luce chiara e cristallina di una giornata limpida.
E di nuovo si rincorrono quelle onde, ancora e ancora.
In una sincronia perfetta che supera la nostra semplice percezione del tempo.
Il mare ha un canto eterno che mai si posa.
E così si frange sugli scogli.
Per poi levarsi in spruzzi gioiosi.
E gioca con le nuvole, con questi contrasti di bianco e di azzurro.
E ancora ritorna con i suoi incanti e i suoi stupori: questo è il mare di novembre e di Genova.
È arrivato il freddo
E infine è arrivato il freddo e con esso, naturalmente, il pettirosso.
Sì, è il primo ospite panciuto e non pagante della stagione, le coppette con i semini sono allestite, la casetta sul limone è stata posizionata e quindi ogni cosa è al suo posto.
C’è da mantenere la linea e il piumaggio bello morbido e lucido e come da tradizione non mancherò di fornire dell’ottima granella di nocciole, so che il mio piccolo amico la gradisce molto.
Inoltre, avevo una mezza idea di potare un po’ la petunia del deserto ma, essendo stata designata come area di transito e sosta, bisognerà che riveda i miei programmi e tenga presente le esigenze di tutti: le mie, quelle della petunia e pure quelle del pettirosso.
Come sempre la vita è davvero una questione di magnifici equilibri.
La ringhiera di Corso Firenze
La ringhiera di Corso Firenze ha accompagnato tutto il cammino della mia vita, non c’è stata stagione in cui io non abbia percorso questa direzione pensando al domani, alle cose fatte, ai traguardi raggiunti o a quelli mancati, alle persone che camminavano vicino a me e a quelle che invece non ci sono più.
Un passo dietro l’altro, nel mio amato quartiere.
La ringhiera di Corso Firenze è una poesia, è una canzone che conosco a memoria, una musica che potrei fischiettare in qualunque momento.
La ringhiera di Corso Firenze scende dolcemente, una volta ha avuto anche lei un grosso guaio ma per fortuna l’hanno riparata e restituita ai nostri sguardi proprio com’era e così si continua a camminare posando la mano sulla ringhiera di Corso Firenze.
Poi a un tratto c’è una curva straordinaria che così avvolge la scalinata che conduce in Via Pertinace.
E qui la memoria va sempre a giorni di scuola con lo zainetto sulle spalle anche se quella scalinata è sempre rimasta ancora mia, anche in questi anni.
Quindi, tra tutti, ci conosciamo da sempre, si può dire.
I luoghi che sono nostri, a volte, sanno di noi cose che nemmeno le persone con le quali ci confidiamo conoscono.
I luoghi ascoltano, forse a volte rispondono persino, a volte magari nemmeno come vorresti tu.
Eppure i luoghi, i nostri luoghi, ci riconoscono, sembrano sapere chi siamo, ci confortano, forse ci sfidano.
E ci aspettano, sempre, e questi pensieri mi accompagnano ogni volta che percorro Corso Firenze.
Oltre la ringhiera di Corso Firenze c’è l’orizzonte dove sempre si posa lo sguardo.
E sulla ringhiera di Corso Firenze si arrampicano le foglie arrossate dall’autunno.
Foglie che danzano sotto la luce.
E fremono i convolvoli dai fiori delicati.
Fiori che dondolano verso i tetti, verso il cielo, nell’aria leggera.
Verso l’azzurro e verso il profilo di Genova che così si ammira, fermandosi davanti alla ringhiera di Corso Firenze.
La patella di Boccadasse
In questo tiepido autunno una passeggiata a Boccadasse è una gioia per l’anima e per il cuore, ci si riempie subito gli occhi di bellezza e ci si lascia avvolgere dal profumo del mare.
Così si scende giù per la creuza, verso la bella spiaggia di sassi dove batte l’onda.
Ci sono le barche messe a riposare.
E c’è la gente seduta sui sassi mentre un giovane gabbiano se ne va a spasso sul muretto.
E la patella di Boccadasse, direte voi?
Eccola qua, è una barchetta della quale si intravede il nome.
Un nome semplice, affettuoso, genuino, un nome che racconta questo mare e questi scogli.
Tra molti altri gozzi così allineati e adagiati al sole.
In un quieto pomeriggio di ottobre questa luce sfiora anche la patella di Boccadasse e le belle case del borgo con i loro incanti e la loro armonia.


































































