Chiesa di Santa Maria della Cella: la Madonna del Rosario di Tomaso Orsolino

Per ammirarla dovrete recarvi nella bella e antica Chiesa di Santa Maria della Cella a Sampierdarena, un edificio religioso che ospita molte magnifiche opere tra le quali anche la Madonna dell’Olivo di Nicolò Barabino.
Nella Cappella del Santo Rosario è così collocata la splendida statua della Vergine scolpita da Tomaso Orsolino, valentissimo artista vissuto nel ‘600.

La sua Madonna del Rosario è un capolavoro di grazia e armonia, il marmo restituisce la dolcezza dell’amore materno.

Nella ricca e grandiosa Chiesa di Santa Maria della Cella.

La Cappella è sontuosa e molto finemente decorata, ai lati della statua si trovano due tele nelle quali sono ritratti San Domenico e Santa Caterina da Siena.

E Maria si erge nella sua ineguagliabile grazia, la sua figura è dolcemente eterea.
Ai piedi di Lei si nota la seguente iscrizione in latino “qui me invenerit inveniet vitam” che è tratta dal Libro dei proverbi della Bibbia e significa “chi trova me trova la vita”.
E dalla legenda che è posta accanto al dipinto si apprende che nella corona della nicchia che ospita la statua sono inserite 15 tavole con i Misteri del Rosario opera di Domenico Fiasella.

Uno splendore di oro sovrasta la statua, nella volta si ammirano le Scene della vita di Maria, magnifici affreschi opera di Bernardo Castello.

La Madonna del Rosario si staglia nel suo candore stringendo a sé il suo Bambino, con la sua bellezza così risplende nella mistica quiete della Chiesa di Santa Maria della Cella.

Sant’Agostino della Cella: una devozione antica

Le cronache narrano di un piccolo tempio costruito da mani rudi e forti di laboriosi pescatori in una località a ponente di Genova: dedicarono quel luogo di fede a San Pietro, patrono proprio dei pescatori e anche di loro che vivevano su quella riva.
Così venne fondata la chiesa di San Pietro d’Arena dalla quale deriva appunto il suo nome la zona di Genova della quale si parla: la nostra Sampierdarena.
In seguito in questi posti si fermarono gli uomini della corte di re Liutprando: nel 725 egli diede ordine di trasferire le spoglie di Sant’Agostino dalla Sardegna a Pavia, la nave che trasportava le sacre reliquie approdò così a Sampierdarena e i resti del Santo vennero custoditi nella piccola chiesa che da allora sarebbe stata intitolata a Sant’Agostino.
Nell’interessante volume dal titolo Storia di Sampierdarena di Tito Tuvo e Marcello G. Campagnol edito da D’Amore Edizioni nel 1975 e da me consultato per approfondire l’argomento si precisa anche che, con tutta probabilità, si trattava di due diverse chiese e, sebbene si riconosca senza dubbio l’esistenza della Chiesa di San Pietro, si sottolinea che l’edificio dedicato a Sant’Agostino fu fatto costruire nelle vicinanze ex novo da Liutprando.

E così lo vedete, è una semplice costruzione, adatta ad accogliere una piccola e devota comunità di fedeli, non è difficile immaginare coloro che si riunivano in preghiera sotto questa antica volta.
Ed è ancora il tempo ad aver sovrastato l’antica chiesetta che attualmente si trova inclusa nella ricca e vasta chiesa di Santa Maria della Cella, attraversando i locali parrocchiali di quest’ultima si accede infatti con facilità a Sant’Agostino della Cella.
E qui, su questi antichi muri, tutto narra di una fede antica, in uno spazio davvero ridotto è racchiuso un particolare misticismo.

E ancora si conservano marmi vetusti e antiche iscrizioni, nei secoli la piccola chiesa subì diversi rifacimenti.

Alle pareti c’erano un tempo alcuni affreschi che sono stati staccati per poterli preservare dalle ingiurie del tempo e sono conservati altrove, spero di mostrarveli in una diversa occasione.
Il tempo scorre ma certi luoghi, sebbene così mutati, continuano a testimoniare il nostro passato.

Nella piccola chiesetta di Sampierdarena c’è anche un marmo sul quale spicca l’aquila simbolo della famiglia Doria che ebbe appunto un forte legame con questi luoghi.

Filtra la luce dalle strette finestrelle, al centro è collocato un semplice Crocifisso.

Pietre, mattoni, testimoni di lontane preghiere e di antiche speranze a noi sconosciute eppure, in qualche modo, ancora presenti.
Non distante dall’ingresso della piccola chiesa di Sant’Agostino della Cella nel giorno della mia visita ho trovato un odoroso cespuglio di rose rosse in fiore: la vita sempre si rinnova e così palpita attorno a queste antiche pietre.

La Madonna dell’Olivo

Esiste un’immagine sacra che è divenuta assai celebre e nota in quanto è stata molte volte replicata e la sua fama ha così varcato i confini del luogo per il quale era stata concepita.
Oggi vi racconterò di un quadro, di uno stimato artista e di un volto dolce e amorevole: il viso di lei, la Madonna dell’Olivo dipinta da Nicolò Barabino.

Per poterla ammirare dovrete recarvi a Sampierdarena nella Chiesa di Santa Maria della Cella.

Santa Maria della Cella (1)

Stretta tra le case fitte di Sampierdarena è un edificio religioso che presenta molti punti di interesse e diverse sono le ragioni per visitarlo.

Santa Maria della Cella (2)

È una chiesa maestosa e ricca.

Santa Maria della Cella (3)

Là si trova il dipinto del quale voglio narrarvi, un’opera scaturita dall’estro di un valente artista nativo di questi luoghi.
E per darvi un’idea della tempra di lui vi racconterò alcune notizie lette sul volume Storia di Sampierdarena di Tito Tuto e Marcello Campagnol (D’Amore Editore 1975).
Nicolò Barabino nacque nel 1832 in una famiglia di gente semplice, era il primo di nove figli.
Suo padre era sarto di professione e volle il suo primogenito a bottega e così a soli 7 anni il piccolo Nicolò lasciò la scuola per andare a lavorare con il padre.
Fin da bambino Nicolò diede prova del suo talento, sembra che facesse splendide statuine per il Presepe e quando ebbe dodici anni il padre lo iscrisse all’Accademia Ligustica delle Belle Arti.
Tuttavia quando il ragazzo vinse una medaglia d’oro per i suoi studi egli commentò:
– E oua cosa te credi d’ese? Ti te ne accorziae! (E ora cosa ti credi di essere? Te ne accorgerai!)
Barabino diverrà poi un artista affermato e ricorderà sempre la severità del padre con affetto, sostenendo che a lui doveva il suo carattere e la sua capacità di evitare qualsiasi forma di vanteria.
E in Via Sampierdarena, sul civico 99 che fu sua casa natale, è apposta una lapide in memoria di questo artista.

Via Sampierdarena

La sua figura svetta anche sotto il porticato del Cimitero della Castagna sopra il sepolcro dove Nicolò Barabino riposa.

Monumento Barabino

Entriamo insieme nella chiesa di Santa Maria della Cella, tra i suoi ori lucenti.

Santa Maria della Cella (4)

E alziamo lo sguardo, nella cappella che sovrasta il dipinto che ritrae la Vergine Maria.

Santa Maria della Cella (5)

E compiamo anche un balzo nel tempo: è il 1887 in quell’anno Nicolò Barabino presenta all’Esposizione Nazionale di Venezia un dipinto dal titolo Quasi oliva speciosa in campis.
Il verso latino che accompagna questa suggestiva immagine della Madonna è tratto dalla Bibbia e significa Come un olivo maestoso nelle pianure.
L’artista dipinse questo quadro con lo scopo di donarlo alla Chiesa della Cella così come voleva sua madre ma la sua opera esposta a Venezia catturò l’attenzione della Regina Margherita che volle acquistarla e portarla a Roma.
Il dipinto comprato dalla sovrana è andato disperso ma Barabino fece anche un secondo quadro e lo donò alla chiesa di Sampierdarena e ancora lì si trova questa immagine cara e venerata.

Madonna dell'Olivo (2)

Hai il manto candido, umile e semplice Madre di Dio, ritratta tra i fiori e i rami di ulivo, il suo Bambino stringe tra le dita un rametto di questa pianta.

Madonna dell'Olivo (6)

Ed è gloriosa e magnifica la cappella che accoglie l’opera di Barabino.

Madonna dell'Olivo (6a)

Spostiamoci ora in un’altra chiesa fastosa, la Basilica di Santa Maria Immacolata in Via Assarotti.

Basilica di Santa Maria Immacolata (1)

Una chiesa immensa e degna di nota.

Basilica di Santa Maria Immacolata (2)

Qui si trova un altro dipinto opera di Barabino e ancora la luce del sole filtra gentile dalla cupola.

Basilica di Santa Maria Immacolata (3)

Il quadro venne realizzato tra il 1873 e il 1874 e ritrae la Madonna del Rosario tra San Domenico e Santa Caterina.

Madonna del Rosario (1)

Un manto celeste come il cielo, quella postura aggraziata, quella pura bellezza che verrà poi riproposta nel dipinto esposto alla Cella.

Madonna del Rosario (4)

E tutta questa armonia nei tratti di Maria, nelle sue mani affettuose che reggono il piccolo Gesù, nel candore e nella perfezione di un ritratto di un grande artista.

Madonna del Rosario (3)

E ancora spostiamoci in un altro luogo, sotto al Porticato del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Qui è collocato il monumento della famiglia Balduino, opera del genio impeccabile di Giulio Monteverde e risalente al 1889.
Ed è ancora una Madonna dolce e amorosa, i suoi tratti e la sua posa evocano il dipinto di Nicolò Barabino.

Monumento Balduino (1)

Per questo articolo ringrazio di cuore un mio colto amico che è stimato critico d’arte, è stato lui a farmi notare certi preziosi dettagli che mi hanno accompagnato in questo percorso straordinario e per me molto affascinante.
E così ho ammirato con occhi diversi il volto di una giovane mamma che tiene a sé il suo piccolino, Lui accenna un sorriso ingenuo e timido, così lo scolpì Giulio Monteverde.

Monumento Balduino (2)

E ancora Lei, avvolta nel suo morbido manto azzurro manto, eterea e dolcissima, tenera affabile Madre.

Madonna del Rosario (2)

E ancora Lei, nella sua assoluta perfezione, nello splendore della sua semplicità.
Quasi oliva speciosa in campis.

Madonna dell'olivo (7)