Una cartolina da San Nicola

E ritorniamo a camminare nel passato, oggi la mia macchina del tempo vi porterà in una zona della nostra Circonvallazione a Monte che conosco bene e frequento quotidianamente.
Qui trovo la farmacia, l’edicola, il supermercato e il negozio di fiori, l’ufficio postale e il fruttivendolo, è uno dei tratti più vivi di Corso Firenze.

E magari ci sembra anche strano ma in un tempo a noi sconosciuto si stampavano e si spedivano cartoline con questo scorcio del nostro quartiere.
La prospettiva è esattamente questa e anche allora doveva esserci un glorioso cielo blu e il consueto andirivieni della vita quotidiana.

In un frammento di vita che rimase così catturato nella cornice di una cartolina spedita negli anni ‘20: si notano in effetti ben poche differenze e certo non c’è il traffico della nostra epoca, ma malgrado questo la nostra San Nicola è ben riconoscibile.

E tuttavia c’è un dettaglio particolare che ha colpito la mia attenzione: si intravede appena un tratto della facciata della vecchia chiesa di San Nicola da Tolentino e si distingue chiaramente una delle statue che l’adornavano.
La chiesa fu colpita durante i bombardamenti della II Guerra Mondiale e fu gravemente danneggiata, verrà poi restaurata e ampliata negli anni ‘60.

Allora, in quel giorno del passato, la vita scorreva con il suo solito ritmo nell’attesa del tempo che sarebbe venuto, ignari del futuro e dei suoi pericoli e sempre portando sempre nel cuore la luce della speranza che è il motore delle vite degli uomini.

In un tempo distante, nella nostra San Nicola.

La primavera alle Serre di San Nicola

Vi porto con me in un luogo incantevole del mio quartiere, nella stagione dei fiori e della rinascita.
Scopriremo la bella zona di Valletta Carbonara, qui la natura si svela con la bellezza delle sue piante curate con amorevole impegno dai volontari dell’Associazione Le Serre di San Nicola che si occupano di questo luogo così prezioso.

Ci si arriva facilmente, l’accesso alle Serre di San Nicola infatti è di fronte al civico 43 di Corso Firenze.
In questi giorni di primavera sono in programma delle aperture straordinarie: fino a domenica 8 Maggio le Serre di San Nicola saranno aperte da lunedì a venerdì dalle 14.30 alle 18.00, sabato e festivi dalle 10.00 alle 18.00.

E la natura vi accoglierà con la vividezza dei suoi colori.

Le giovani piantine crescono nei vasetti di terracotta.

E nelle serre accessibili al pubblico troverete piante di vario genere: le piante sono disposte con cura e sistemate all’interno di un allestimento che ripropone il loro ambiente naturale, così per le succulente sono state ricreate piccole oasi rocciose.

E ogni piantina ha il suo cartellino che vi sarà di aiuto per scoprire la biodiversità.

Generose, ricche e varie sono le felci che crescono nella serra a loro dedicata e qui si trovano anche altre piante adatte a questo ambiente.

La natura, in ogni sua manifestazione, sa sempre trovare il modo di stupirci.

E il verde è ricco, intenso e generoso.

Scopriamo poi l’omaggio alla nostra regione: la Liguria in una serra.
Per mostrare la varietà di fiori e piante che popolano i differenti territori liguri sono stati raccolti diversi esemplari di rocce e piante ed è anche stato ricreato un tipico muretto a secco.

Così si impara a conoscere l’ambiente, il territorio e le sue peculiarità.

E si ritrova la luce di questa terra a volte aspra e difficile ma unica e particolare.

Alle Serre di San Nicola, poi, c’è spazio per orticelli che accolgono insalate e verdure, aglio, ravanelli e sedano e altri doni della terra.

E la primavera fiorisce gloriosa sotto l’azzurro del cielo.

In una serra sono collocate le maestose orchidee, sono poste per la maggior parte su supporti aerei fatti di sughero o di tronchi d’albero.

In questa serra sono ospitate diverse specie di orchidee provenienti dai loro paesi d’origine e anche diversi ibridi.

E sbocciano con le tonalità di lilla e bianco.

E i tralci sono carichi di fiori meravigliosi.

Dondola silenziosa la vita, nella sua armonia perfetta.

Le serre di San Nicola sono davvero preziose per questo quartiere e tutti noi dobbiamo ringraziare i volontari che si prendono cura di questo posto.

Ecco ancora un fiore, il sole e i vetri delle serre.

E laggiù, sullo sfondo, il complesso dell’Albergo dei Poveri, oggi sede dell’Università.

Questo luogo accogliente e incantevole ha il pregio raro proprio di tutti i posti che sanno rimanere nel cuore: è la bellezza dell’autenticità, il suo essere così vero e riconoscibile.
Diventano sempre un po’ anche nostri i luoghi come questo, li riconosciamo come angoli del nostro piccolo mondo che custodiscono bellezza e la valorizzano.

Una ricchezza per il quartiere e per tutta la cittadinanza, qui si tengono incontri, concerti e iniziative culturali.

E in più, alle Serre di San Nicola potrete acquistare le piccole piantine per i vostri terrazzi e i vostri giardini.

Così fiorisce nei cestini di vimini la primavera, con la sua semplicità.

Così trovate una natura straordinaria tutta da scoprire alle Serre di San Nicola.

Il glicine di Castello Bruzzo

Fiorisce generoso, profumato della sua bellezza effimera in questi giorni di aprile: è il glicine che adorna i giardini e le vie della città in questa bella stagione.
Un glicine di superba beltà abita ormai da molto tempo nell’elegante Castello Bruzzo e potete ammirarlo da Corso Firenze.

Così sboccia il glicine e diviene romantica cornice delle scale del Castello.

Con questa ricchezza di fiori dondolanti e odorosi, il glicine è il sentore di una stagione che torna a rinnovarsi.

I fiori così si arrampicano sul cancello.

E salgono su, in alto, verso l’azzurro del cielo.

Certa bellezza è fragile ed evanescente, dura per qualche breve istante di meraviglia ed è un dono prezioso e raro.

Così sempre ritorna la dolce delizia del glicine nel tempo di primavera.

Gli illustri talenti di Corso Firenze

È un magnifico edificio della nostra Circonvallazione a Monte, edificato in un tratto che consente di ammirarne la prospettiva in questa maniera.
Vi porto di fronte a civico 18 dell’elegante Corso Firenze, grazie ad un minuzioso e accurato restauro il palazzo ha ritrovato la sua bellezza originaria donando la gioia dello stupore a noi che da sempre percorriamo questi corsi e che ora, finalmente, possiamo ammirare questo edificio nella sua particolarità.

Fino a qualche tempo fa, infatti, il palazzo si presentava in questa maniera.

E fermandosi sotto a quelle a finestre pareva di intuire certi appannati affreschi ormai non più visibili, nemmeno uno sforzo di fantasia poteva aiutarci a comprenderne i dettagli.
Una volta ebbi modo di parlarne con un amico critico dell’arte e lui mi svelò che l’edificio fu progettato di Severino Picasso e che gli affreschi si dovevano invece a Giovanni Battista Traverso.

Ci sono volute mani pazienti e spiriti appassionati per restituire a questo palazzo quella sua perduta bellezza, sulla facciata sono effigiate illustri personalità, ognuna celebre ed apprezzata per un particolare talento e per riconosciute genialità, sono nomi che hanno lasciato il segno, in diverse maniere, nella storia dell’umanità.
E così vado a presentarveli, come si li ammirano da sinistra verso destra.
Per primi troviamo il geniale Archimede e l’inventore James Watt, innovatori vissuti in diversi periodo di tempo.

Come potete notare ad ogni personaggio sono associati gli “attrezzi del mestiere” con i quali ognuno di loro ha saputo fare la differenza.
Ecco quindi la sfera, le carte e il telescopio di Galileo Galilei e la vanga e l’arca del biblico Noè.

Ai lati della finestra che si affaccia sul balconcino centrale sono effigiate due illustri personalità che rappresentano la recitazione e la poesia: ecco l’attore Gustavo Modena al quale è sapientemente associata una maschera teatrale e poi Dante Alighieri.

Due nomi molto celebri e ormai consegnati da tempo a fama imperitura sono invece posti ai lati della finestra successiva.
Qui troviamo infatti Raffaello con la sua tavolozza di colori e Michelangelo con il suo attrezzo per le sue straordinarie sculture.

La serie si conclude poi con un architetto ed ingegnere e con un talentuoso musicista.
Si tratta di Antonio Bertola che, tra l’altro, lavorò nella Cappella della Sacra Sindone a Torino, sul palazzo vedrete il suo nome circondato da capitelli.
Son invece gli strumenti musicali a mettere in risalto il talento insuperabile del musicista e compositore Vincenzo Bellini.

Ci sono poi, all’altezza del terzo piano, alcune aggraziate figure femminili mentre altre raffinate decorazioni abbelliscono il palazzo.

Tutti loro sono ritornati a guardare i genovesi dalla facciata di questo splendido edificio, con grande soddisfazione dei suoi abitanti ma anche per la gioia di tutti noi che percorriamo Corso Firenze.
La bellezza, in qualche modo, tocca il cuore di tutti, la bellezza dona a chi la osserva un senso di ritrovata armonia.

Un plauso e un elogio vanno indirizzati certamente agli architetti e ai restauratori che hanno lavorato con cura e attenzione a questo palazzo.
Penso che per loro sia stata una sfida ma anche una meritata gratificazione.

L’edificio, in realtà, non è una novità assoluta per queste mie pagine, anzi tempo fa fu protagonista di uno dei miei viaggi del passato.
Volete sapere com’era quel tratto di Corso Firenze tanti anni fa? Guardate qui!
E quando passate da quelle parti fermatevi ad ammirare questo palazzo: là troverete gli illustri talenti di Corso Firenze.

Passeggiando in Corso Firenze

Passeggiando in Corso Firenze mi capita spesso di fantasticare.
Passeggiando in Corso Firenze guardo verso le alture, cerco la mia casa, da certe prospettive non riesco nemmeno a scorgerla e in altri casi invece la vedo stagliarsi chiaramente.
E poi immagino come doveva essere questa zona nell’epoca il cui non c’erano i nostri palazzi abbarbicati sulle alture e la Circonvallazione era semplicemente circondata dal verde.
Passeggiando in Corso Firenze cerco ciò che un tempo già c’era e ciò che invece è stato costruito nel tempo, una città nasce e cresce giorno per giorno e tuttavia in certi luoghi conserva quasi intatta la sua anima.

Passeggiando in Corso Firenze incontro spesso persone che conosco, a volte mi fermo a chiacchierare.
Passeggiando in Corso Firenze, a volte, mi pare di vedere una certa signora garbata, lei porta l’abito scuro, cammina lentamente davanti a me e vorrei dirle che anche io ritorno volentieri in questo tratto della Circonvallazione e trovo rigenerante percorrere i nostri corsi nella quiete di certe ore della giornata.
Passeggiando in Corso Firenze, a volte davvero poco mi sembra mutato.
E così là resto, in un tempo diverso, con gli alberi giovani e le alture verdeggianti senza le costruzioni che sorgeranno poi in seguito.
In un tempo immaginato eppure così reale, nella nostra Corso Firenze.

Lettere e mugugni del 12 Ottobre 1911

Amici cari, torniamo ancora una volta a certe dolenti note: i mugugni indirizzati al direttore del quotidiano Il Lavoro dai genovesi esasperati per un motivo o l’altro.
Non so come mai ma nel lontano 12 Ottobre 1911 tra le pagine del quotidiano ne vennero pubblicati moltissimi e così iniziamo con quelli di Ponte Carrega che chiedono la costruzione di un marciapiede nel tratto che porta a Fossato Cicala perché quando piove si creano delle pozzanghere e si finisce sempre per inzaccherarsi!
Non va meglio in Via Bernardo Strozzi, dove gli abitanti si lamentano perché ci sarebbe una parte della via da lastricare, in corrispondenza dei giardini di Corso Firenze, così tutti sperano che si provveda quanto prima!

Poi ci sono quelli di Vico Agogliotti che da più di un mese sono senz’acqua.
E così, scrive uno di loro, è tutto un andirivieni alla pubblica fontanella, che affare!
Tra l’altro, puntualizza lo sconfortato cittadino, quando si chiede notizia del lattoniere viene malamente risposto che si trova in campagna. Beato lui, conclude il povero lettore che abitava in quella strada della vecchia Portoria ormai non più esistente.

Quelli di Granarolo protestano perché, giustamente, anche loro non vogliono essere da meno rispetto agli altri cittadini: serve una regolare fognatura, non si sa più come dirlo!
Dalle alture al mare i mugugni non si fermano e così ecco un abitante di Via Casaregis 8 che avanza le sue richieste al direttore del giornale.
Caspita, di quel palazzo ho giusto scritto di recente in questo post e allora non sapevo che un tempo ci visse un genovese che denunciò una situazione quanto meno complicata.
Dunque, il signore in questione scrive che ormai da due mesi il competente ufficio d’Igiene ha lasciato il nulla osta per gli affitti nel palazzo ma, santo cielo, pure davanti a questa casa manca il marciapiede, quello che c’è infatti termina di fronte al civico 10 dove è collocato anche il lampione a gas.
E quelli del palazzo al civico 8 devono stare al buio e pure senza marciapiede? Ma roba da matti, vedeste quando piove, che disagio il fango e le pozzanghere!

E non è finita: un tale si lamenta della mancanza di illuminazione in Via Frugoni, un altro mugugna per una lunga coda che ha dovuto fare in un ufficio pubblico, che fatica la vita quotidiana!
Tra tante proteste di vario genere, in quel 12 Ottobre del 1911, spicca una lettera in particolare e si riferisce alle difficoltà appena trascorse in quanto la città di Genova era reduce da una brutta epidemia di colera.
Il peggio è ormai alle spalle, scrivono i mittenti della lettera, in questo momento di rinascita tutti hanno sotto gli occhi l’indefesso lavoro dei giovani medici che, sfidando i pericoli della malattia, hanno avuto il coraggio di affrontarla recandosi senza timori nei peggiori tuguri della città per soccorrere chi aveva bisogno.
Gli autori della lettera lo sanno bene, in quanto lo hanno vissuto in prima persona: a scrivere sono infatti alcuni genovesi che furono ricoverati al Lazzaretto.
Tutti loro, con il cuore in mano, articolano così il commosso elogio rivolto ai dottori che si sono presi cura di loro concludendo con due semplici parole: grazie infinite.
Accadeva a Genova, in un tempo lontano: era il 12 Ottobre 1911.

Le fatiche di un gatto farmacista

Nel quartiere, come comprenderete, è una celebrità.
E si può capirlo: quando sei un gatto farmacista tutti ti cercano e tutti ti vogliono.
Quando si va a San Nicola l’affabile e attento felino è sempre lì: presidia la porta, osserva i passanti, nulla sfugge alla sua accurata attenzione.
D’altra parte va detto che essere un gatto farmacista comporta impegno e responsabilità, mi pare ovvio che ogni tanto ci scappi un pisolino.
Così l’altro giorno sono passata da quelle parti e l’augusto personaggio si stava facendo una pennichella all’ombra, nei pressi della vecchia insegna.
Tutti hanno diritto al meritato riposo, anche il celebre gatto farmacista che così si ritempra dalle sue fatiche.

Il mare e la creuza

Laggiù, in fondo alla creuza.
Laggiù in realtà c’è una ripida sinuosità di mattoni e poi una curva e poi la discesa conduce verso la zona di Carbonara e dell’Albergo dei Poveri.
In questa prospettiva una geometria di muri pare racchiudere la solitaria bellezza di questo semplice tratto di Salita Inferiore San Simone mentre un albero spoglio si protende verso il sole.
E questa è davvero una delle anime di questo mio quartiere arrampicato sulle colline, con i suoi corsi ampi e luminosi.
Poi, in un punti diversi, in Circonvallazione a Monte tante sono le creuze da percorrere e grazie alle quali in pochi minuti puoi raggiungere il centro.
E allora vedi ombra e luce che cade di traverso e cielo chiaro e qualche nuvola leggera e laggiù il mare.

Mio amato glicine

E così sei tornato a fiorire, mio amato glicine, sbocci generoso per le strade del mio quartiere, ogni petalo è un dono divino, ogni fiore è una bellezza ritrovata della quale ringrazio.
Mio amato glicine, così dondoli nell’aria e nel cielo sereno.

E ti arrampichi sui muraglioni, sfidi la vertigine e crei la cornice perfetta per i panorami che amiamo ammirare.

Mio amato glicine, così ricco, prodigo e generoso.

Profumato e fresco, contro l’orizzonte e il mare e la Lanterna.

Mio amato glicine che con la tua gloriosa leggiadria fiorisci sulla cancellata di Corso Firenze e così diffondi la tua inconfondibile dolcezza.

E ti stagli così magnifico contro il cielo e tra le case.

Mio amato glicine, sei ancora lo stesso dei miei tempi della scuola, così rigoglioso e splendido, sulla prospettiva di Via Piaggio: quando allora iniziava la tua fioritura voleva dire che l’estate era vicina e ancora è così, mio adorato glicine.

E ancora alzo gli occhi versi i tuoi rami carichi di fiori.

E così ti ringrazio, mio amato glicine, di tutta la deliziosa e profumata bellezza che sai donarci.

Un terrazzino tra le nuvole

È un terrazzino del mio quartiere, abbarbicato lassù sul tetto di palazzo di Circonvallazione a Monte.
Tra le ardesie, i comignoli, così si staglia in una lucentezza di nuvole.
Il luogo perfetto per cercare il sole che si tuffa nel mare in queste sere d’inverno e il fascio di luce della lanterna che luccica in lontananza.
Un terrazzino su un tetto è un angolo magico e prezioso dove far crescere il rosmarino odoroso e la salvia profumata, dove le rose sbocciano gentili nel tempo di maggio.
In quel terrazzino lassù si può sognare, leggere, fantasticare e ridere e poi addormentarsi al sole nella bella stagione, ascoltare il canto del vento e svagarsi a cercare altri tetti e altri terrazzini.

E così quando passo da quelle parti il mio sguardo cerca sempre quella ringhiera, quella prospettiva, quella vertigine lassù.
Un semplice terrazzino: a volte perduto in una vaghezza incerta che preannuncia la pioggia, a volte sovrastato da nubi maestose e candide.
E anche questa, a modo suo, è una delle magie di Genova: un terrazzino tra le nuvole.