Antonio Mosto, condottiero dei Carabinieri Genovesi

Torniamo ai giorni eroici, al tempo in cui si fece l’unità d’Italia e mescoliamoci ancora alla folla tonante dei prodi al seguito del Generale Garibaldi nella sua impresa leggendaria.
Tra quei cuori battenti di patriottismo c’è anche un genovese da tempo dedito all’attività politica: il suo nome è Antonio Mosto ed è nato nel 1824 in una famiglia di commercianti, già dal 1848 è animato da ideali democratici.
Profondamente legato a Giuseppe Mazzini, nel 1852 è tra i fondatori della Società del Tiro Nazionale dove si addestreranno coloro che intendono votarsi alle battaglie per l’indipendenza, qui si troveranno anche i suoi amici Francesco Bartolomeo Savi e Antonio Burlando e poi Nino Bixio e molti altri ancora.
Mosto stesso è un tiratore eccelso e proprio alla Società del Tiro Nazionale nascerà il Corpo dei Carabinieri Genovesi.
Nel 1857 partecipa all’organizzazione della fallimentare spedizione di Carlo Pisacane e mentre il suo amico Savi verrà incarcerato, Mosto sarà condannato a morte come Mazzini ma riuscirà a scappare e a raggiungere l’ Inghilterra dove troverà diversi esuli che condividono i suoi ideali patriottici, quel fervore accompagnerà Mosto per gran parte della sua vita.
Tornerà nella sua Genova e il suo destino seguirà quello del Generale Garibaldi: Mosto addestra i volontari che sono dotati di armi ad altissima precisione e quando giunge il 5 Maggio 1860 è tra le fila dei prodi con i suoi carabinieri.
Da quel passato ascoltiamo la voce di un cronista e attento testimone, Giuseppe Cesare Abba che nel suo volume “Da Quarto al Volturno” così ci ha tramandato il ritratto del giovane Mosto:

“Camminavano adunque i Carabinieri genovesi alla testa della colonna, e innanzi, loro comandante, andava Antonio Mosto, che mostrava più anni assai di quelli che aveva. Barba piena e lunga, portamento incurante di parere, sguardo acuto ficcato lontano traverso gli occhiali a suste d’oro; era qualcosa tra un asceta e un archeologo che da quelle parti andasse cercando ove fu Segesta. Quel che valesse per fegato e cuore, chi non lo sapeva, lo indovinava.”

Antonio Mosto – dettaglio di ritratto di ignoto
Opera esposta a Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

Accanto a lui il suo amico di una vita intera, un genovese che è tanto caro anche a me:

Al fianco al Mosto e suo luogotenente marciava Francesco Bartolomeo Savi, uomo piuttosto sopra che sotto la quarantina, filosofo e classicista, mazziniano come lui, per altezza di sentire, e austerità di vita uno dei più somiglianti al Maestro.”

Francesco Bartolomeo Savi
Opera esposta a Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

E ancora, altre parole per tratteggiare il ritratto del nostro eroe:

“Tutti i Genovesi che hanno carabina, forse quaranta, formano un corpo di Carabinieri. Il loro capitano Antonio Mosto chi lo volesse dipingere, è una bella testa di filosofo antico. Di modi e di fisionomia austero, pare uno che abbia fatto penitenza sino ad oggi, per affrettare la resurrezione d’Italia. È conosciuto per coraggiosissimo; e infatti come potrebbe non esserlo, se quei giovani lo tengono per primo?”

Divisa dei Carabinieri Genovesi
Museo del Rosorgimento – Istituto Mazziniano

Con questo sentito fervore questi uomini partiranno per quell’avventura che ci ha lasciato in eredità la nostra nazione.
Antonio Mosto partecipò ad innumerevoli battaglie, da Palermo a Milazzo, con lui il suo corpo dei Carabinieri Genovesi fu vittorioso a Calatafimi e nella battaglia del Volturno, sono molti gli episodi dove figura il suo nome e molti sono i luoghi genovesi nei quali troverete traccia di lui e delle sue imprese.
Entrando nel’atrio di Palazzo Tursi troverete sulla destra una lastra marmorea dedicata alla Società del Tiro Nazionale che si trovava alla Foce e che un tempo era là collocata, su di essa si commemorano i carabinieri deceduti nelle guerre di indipendenza.
Scorrendo quei nomi troverete anche il fratello di Antonio, Carlo Mosto, caduto eroicamente in battaglia.

Un busto dedicato al Colonnello Antonio Mosto è collocato poi a Villetta Di Negro, venne inaugurato nel 1894.

Spostiamoci poi in Via di Vallechiara, così rischiarata dal sole lucente.

Una lapide commemorativa è affissa sulla casa dove visse Antonio Mosto.

La lapide venne realizzata nel 1907, in occasione del centenario della nascita di Garibaldi.
Rammenta ai posteri le gesta di Mosto.

E nella scultura restituisce la tempra e la fierezza di questo patriota.

Non distante da Via di Vallechiara vi è poi il Museo del Risorgimento dove sono custoditi, oltre al ritratto, anche i cimeli della vita di Antonio Mosto.
Una sezione è infatti dedicata ai Carabinieri Genovesi e qui trovate il kepi da carabiniere di Mosto, la sua spada e la sua sciabola.

Sono esposte anche le sue pistole.

Antonio Mosto dedicò gran parte della sua vita all’impegno politico, spendendosi su più fronti e non solo sul campo di battaglia, in uno dei suoi combattimenti riportò anche una grave ferita.
Si spense nella sua città in un giorno d’estate del 1890 e a Genova riposa, nel Cimitero Monumentale di Staglieno a poca distanza dal luogo del sonno eterno di Giuseppe Mazzini.
La sua tomba è purtroppo poco curata e a malapena si leggono le parole scritte in sua memoria che lo celebrano come condottiero dei Carabinieri Genovesi in tutte le pugne per l’unità d’Italia.

Al luogo del suo ultimo sonno sarebbe dovuta maggiore cura.

Fu un genovese coraggioso, prode condottiero di quei carabinieri che portò con sé in nome di un ideale che ardeva nel suo spirito.

Li comandava Antonio Mosto, tutto di Mazzini, uomo non molto sopra i trent’anni, ma che ne mostrava di più: barba piena, lunga, sguardo acuto, ficcato lontano come per guardare se al mondo esistesse il bene quale ei lo sentiva in sè. Quanto al coraggio, era per lui cosa tanto naturale, che non poteva credere vi fosse altri che non ne avesse.

Giuseppe Cesare Abba – Storia dei Mille

Antonio Mosto – ritratto di ignoto
Opera esposta a Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

5 Maggio 1860, le Camicie Rosse di Garibaldi

Strana coincidenza di date! Partiremo stasera.
Chi fra quanti siamo qui non ripensa che oggi è l’anniversario della morte di Napoleone?

Quarto, presso Villa Spinola
5 Maggio, a un’ora della notte

A scrivere queste parole, in una Villa situata nel levante cittadino, è Giuseppe Cesare Abba, uno dei Mille, uno di coloro che  partirono al seguito di Garibaldi, quel 5 Maggio 1860.
E trovate il resoconto di quelle vicende in Da Quarto al Volturno, noterelle di uno dei Mille, il testo che Abba ha lasciato ai posteri in memoria di quell’impresa dalla quale nacque la nostra nazione.
Giulio Cesare Abba è uno scrittore appassionato, rileggo spesso quelle pagine così dense di vibrante partecipazione e l’anno scorso, in occasione del 5 Maggio, vi portai a conoscere l’Albergo del Raschianino, dove Abba soggiornò insieme ai suoi compagni prima della partenza, qui trovate l’articolo al quale mi riferisco.

Caricamento - I Mille

E torniamo a quei giorni luminosi, a quei giovani desiderosi di prendere il mare.
Abba si imbarcherà sul Lombardo, al comando c’è Nino Bixio e il nostro autore annota con un certo rammarico che quelli del Piemonte sono più fortunati, a bordo insieme a loro c’è il Generale Garibaldi!

Garibaldi (2)

Opera conservata all’Istituto Mazziniano –  Museo del Risorgimento

Le memorie dei garibaldini sono emozionanti e pare davvero di esserci, a Porta Pila, mentre Abba e gli altri passano tra donne del popolo che hanno gli occhi umidi di lacrime.
Si cammina, verso il levante, verso quella villa che ai nostri tempi ospita il Museo Garibaldino di Quarto.
E il caldo picchia e la strada di Quarto è gremita di gente.
E le voci alzano, Abba vi porta proprio lì, tra quelle persone in trepida attesa.

La folla oscillava: Eccolo! No, non ancora!
Invece di Garibaldi usciva dal cancello qualcuno che scendeva al mare o spariva per la via che mena a Genova.
Verso le dieci la folla fece largo più agitata, tacquero tutti; era Lui!

Garibaldi

Opera conservata all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

E’ semplice e coinvolgente la scrittura di Abba, lui è un cronista che ha l’anima in punta di penna.
E vi accompagna verso gli scogli, dove scese Giuseppe Garibaldi seguito da alcuni dei suoi.
E intanto giovani pronti a combattere salutano i padri e i fratelli, si narra di una madre venuta da molto lontano per cercare suo figlio, l’hanno vista correre di qua e di là, per Genova, alla disperata ricerca di lui.
E sì, quando lo trovò con tutto il suo amore materno pregò il figlio di desistere dall’impresa ma lui fu irremovibile e la donna tornò a casa da sola.

Divise

Divise e armi dei Garibaldini
Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

Si parte, a bordo del Piemonte e del Lombardo, si possono  sentire tutti i dialetti, molti dei presenti sono giovani ma non manca qualcuno più in là negli anni.
E tra loro ci sono nomi da non dimenticare.
Tra i tanti c’è anche quel professore di lettere, amico di Mazzini, finito in galera per l’impresa di Carlo Pisacane.
Si chiama  Francesco Bartolomeo Savi e qui trovate la sua storia, Abba lo definisce modesto e taciturno e così scrive: si vede che è amato e cercato, chi non sa chi sia gli passa rispettoso vicino e lo saluta.

Divise (2)

Giubba e armi dei Carabinieri Genovesi
Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

I Carabinieri genovesi hanno un capitano, Antonio Mosto.
E ancora Abba non risparmia gli aggettivi: una bella testa di filosofo antico, di modi e di fisionomia austero, coraggiosissimo.
Il libro di Abba è un viaggio nel viaggio, Genova è la città dalla quale partirono gli uomini di Garibaldi, Genova è la città del Risorgimento.

Armi

Armi e Sciabole appartenute ad Antonio Mosto
Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

Le immagini che avete veduto sono state scattate al Museo del Risorgimento, uno dei luoghi dove si può ripercorrere diversi eroici momenti della storia di Genova e della nostra nazione.
E lì, nel Museo situato nella casa natale di Mazzini, trovate una sala dedicata al monumento che venne eretto per celebrare il cinquantenario dell’impresa dei Mille.

Museo del Risorgimento (40)

Opera esposta all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

E potrete anche vedere il bozzetto con il quale lo scultore Eugenio Baroni vinse il concorso che era stato indetto nel 1910, questo è il monumento che si può ammirare a Quarto.

Monumento di Quarto

Opera esposta all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

Fu inaugurato nel 1915, davanti al mare dal quale partirono gli uomini guidati da Giuseppe Garibaldi.

Monumento ai Mille

E al Museo  c’è un manifesto che ricorda i giorni di quell’inaugurazione, per l’occasione le Ferrovie offrirono condizioni speciali!

Monumento di Quarto - inaugurazione

Manifesto esposto all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

Genova commemora quei giorni di primavera che determinarono l’Unità d’Italia con una serie di eventi: celebrazioni, conferenze e incontri di sicuro interesse.
Dallo scoglio di Quarto al Museo del Risorgimento, le Giornate Garibaldine si svolgono dal 4 al 14 Maggio, qui trovate il programma completo.
Di fronte al quel mare che luccica e davanti a quegli scogli lambiti dalle onde c’è anche il Memoriale dei Mille, dove si possono leggere i nomi di tutto coloro che presero parte all’impresa.

Quarto

Tra loro, tra gli uomini in Camicia Rossa, c’era anche lui,  Giuseppe Cesare Abba.
Era il 5 Maggio 1860.

L’ordine del giorno ci ribattezza Cacciatori delle Alpi, con certe espressioni che vanno dritte al cuore.  Non ambizioni non cupidigie; la grande patria sovra ogni cosa, spirito di sagrificio e buona volontà.

7 Maggio, in mare
Giuseppe Cesare Abba –  Da Quarto al Volturno, Noterelle di uno dei Mille

I Mille