La mia trisnonna Maria in Vico di Porta Nuova

C’è un luogo dove ogni tanto passo, scendo giù dai Quattro Canti di San Francesco, una delle traverse è proprio Vico di Porta Nuova.
E non è il solo posto dove vado in cerca di memoria, ogni volta che capito al Carmine penso a lei, alla mia trisnonna: Maria, un nome semplice per una persona comune di origini contadine.
Lei, il suo amore e i loro bambini vissero là, in Piazzetta della Giuggiola.

Il Carmine (6)

E a dire il vero della loro esistenza ho scoperto tutto io, ho scartabellato per ore tra archivi, censimenti e faldoni polverosi, da questa ricerca e da quelle pagine è emersa la storia di un amore avventuroso.
E forse quei giorni al Carmine furono i più felici per loro, non posso saperlo.
Tempo dopo lui morì e lei, sola con i suoi figli, andò a vivere in Vico di Porta Nuova e questa è la ragione per cui spesso vado da quelle parti.

Vico di Porta Nuova

Cammino su e giù, poi mi fermo davanti a quel portone.
Poi vado fino in fondo, torno indietro, non incontro mai nessuno.
Ed è una strana sensazione, so di attraversare la stessa strada percorsa da lei, lei della quale non so nulla, lei della quale non esiste ricordo, nessuno nella mia famiglia lo ha tramandato.
Eppure.
Eppure io di lei ho acquisito dati, notizie, trasferimenti.
E per questo vado in Vico di Porta Nuova, forse un giorno suonerò il campanello della casa dove lei visse.
E mentre mi trovo in quei caruggi mi viene alla mente tutto ciò che non potrò mai conoscere, l”elenco è infinito, aggiungo ogni giorno una domanda alla quale non so trovare risposta.
Quante gonne avevi, Maria?
Quante scarpe, camicie e scialli per coprirti dal freddo?
Quante matite nella tua casa? Una per ogni bambino oppure di più?
Cosa mettevi sulla tavola quando veniva l’ora di cena, quando eri qui sola e lui, il tuo amore, non c’era più?
A che ora si accendeva la candela, in quella tua casa nei caruggi?
E dimmi, lo hai mai letto un libro? Eh, cari amici, vi parrà strano ma questo è uno degli interrogativi che mi pongo più spesso.
C’è un confine che separa i freddi dati anagrafici dalla vita reale delle persone, è impossibile valicarlo se nessuno ti ha mai raccontato com’era il quotidiano in quelle stanze dove tu non sei mai stata.
Avevi un anello, una catenina, un ricordo più caro degli altri?
Domande, domande, ancora domande.
E intanto cammino, su e giù per Vico di Porta Nuova.
E non c’è nessuno.
E forse mi pare di vederla, in lontananza, con la sua cesta, va verso casa, l’ultima nella quale ha abitato.
E poi alzo gli occhi verso una finestra, una qualunque.
E c’è un bagliore di verde.
A te piaceva quel colore?
A dire il vero non è tra i miei preferiti ma qui nei caruggi tutto assume una luce diversa, da sempre.

Vico di Porta Nuova (2)

Restano le mie domande, non troverò mai le risposte ed io questo lo so bene.
Lascio così Vico di Porta Nuova, so che tornerò di nuovo, ogni volta che scendo alla Maddalena faccio questa piccola deviazione.
Proseguo il mio giro perdendomi in quei caruggi che tanto amo, sapendo che li ha percorsi anche lei, Maria.
E a volte alzo gli occhi verso il cielo, il cielo non muta, da sempre sovrasta le gioie e gli affanni degli uomini.
Uno sguardo, un solo istante.
E in quel momento un solo pensiero, intimamente spero che anche tu, Maria, abbia guardato questo cielo proprio così, proprio come me.
È il cielo a guardare noi, al di là del tempo che ci separa.

Cielo

Consigli per una ricerca genealogica

Avete mai desiderato conoscere le origini della vostra famiglia? E risalire, passo dopo passo, alle radici del vostro albero genealogico?
Io l’ho fatto e, per quanto posso conoscere, vi lascerò qualche suggerimento ed alcune indicazioni, con la speranza che possano essere utili a qualcuno di voi.
La prima cosa da farsi, ovviamente, è affidarsi alle memorie di casa e risalire quindi al vostro antenato più lontano: presumiamo, come spesso accade, che si tratti dei vostri nonni. Se conoscete la data e il luogo di nascita, questo vi permetterà di recarvi all’ufficio anagrafe e di richiedere il primo documento importante: l’estratto per riassunto atto di nascita. Da questo documento potrete desumere molte informazioni: chi erano i genitori dei vostri nonni, che professione facevano, dove abitavano, potrete così risalire, abbastanza agevolmente, ai vostri bisnonni.
Potrete richiedere certificati di morte e di matrimonio, dai quali desumerete molte preziose informazioni.
L’ufficio anagrafe, però, è solo la prima delle vostre mete e di certo non la più interessante.
Il passo successivo è l’archivio storico della vostra città, dove sono conservati i censimenti: a Genova si trovano all’Archivio Storico del Comune, a Palazzo Ducale.
I libri dei censimenti sono dei volumi altissimi, sui quali sono riportati i dati che riguardano ciascun abitante presente in città. I cognomi sono suddivisi, in ordine sparso, secondo le prime tre lettere: mon sempre sono precisi, se consulterete libri risalenti al 1850, potrebbe capitarvi di leggere i nomi propri a volte storpiati, non dovrete far altro che raccogliere tutte le informazioni e scrivervi, anno per anno, tutti gli indirizzi dei vostri antenati e i dati delle persone che eventualmente trovate come loro conviventi. Può darsi che non vi dicano nulla, può darsi che spesso si tratti di semplici domestici: sono comunque persone correlate alla vostra famiglia e potreste avere delle sorprese.
E adesso, cari lettori, comincia il divertimento.
Esistono, nelle chiese, degli archivi in cui è scritta la storia piccola delle famiglie, sono lì raccolte le vicende umane di coloro che non ci sono più.
Per accedervi dovrete munirvi di un permesso concesso dalla Curia e, quando lo avrete, il passato si dischiuderà davanti a voi.
Dai censimenti e dai certificati reperiti all’anagrafe, sulla base degli indirizzi, recatevi alla parrocchia di appartenenza; potreste, in un primo momento, essere tratti in errore e sbagliare chiesa, ci vuole un po’ di pazienza, in quanto, a volte, alcune parrocchie sono state accorpate ad altre ma, in generale, sappiate che i parroci vi aiuteranno.
Troverete, nelle sacrestie, conservati in armadi di legno scuro, al riparo dalla luce e dallo scorrere del tempo registri di battesimo, registri di matrimonio e di morte.
Leggeteli bene e non lasciatevi sfuggire nessun particolare: padrini, madrine e testimoni di nozze erano spesso parenti stretti, per cui vi consiglio di annotarvi i loro nomi per una successiva ricerca.
A questo punto chiedete al prete di lasciarvi consultare il libro più prezioso, quello che vi affascinerà e vi lascerà a bocca aperta, per lo spaccato che vi aprirà su un mondo antico e dimenticato.
Ha un nome poetico questo libro: si chiama stato delle anime ed è il registro delle benedizioni della parrocchia.
Ogni anno il parroco faceva il giro delle case e, mentre dava la benedizione, prendeva nota degli abitanti.
Scriveva il nome, l’età, la professione, se erano stati battezzati o meno e, se per caso gli veniva detto che qualcuno era morto, accanto al suo nome poneva una croce, se si erano trasferiti segnava in quale luogo erano andati.
Leggere questi libri è un viaggio che può condurvi a sorprendenti scoperte.
E mentre cercate i vostri antenati, guardate anche gli altri, quelli che abitavano nelle vicinanze e leggete quale mestiere facevano: c’è il venditore di canzonette, la liquorista, il venditore di acqua dolce, quello che fabbrica zolfanelli e il venditore di bambagia, un universo antico pieno di fascino.
E quanti figli c’erano in quelle famiglie! E come se la vedeva brutta, il prete, a volte! In una parrocchia dei vicoli su uno stato delle anime ho trovato un’annotazione che mi fa sorridere ogni volta che ci penso.
Sul libro infatti, è scritto:
Interno 3: “Una voce disse: sono a letto e non apro!”
Ma voi ve l’immaginate il prete con tanto di acqua benedetta sul pianerottolo e quell’altro, che da dentro, sotto le coperte, lo invita neanche troppo gentilmente a sloggiare?
Sarà che io ho una fervida fantasia, ma questi due mi mettono sempre di buonumore!
Potrei raccontarvene a decine di storie così, ma spero che vogliate scoprirle da voi.
Non potete sapere cosa c’è nel vostro passato, potreste scoprire intrecci da romanzo.
E siccome la nostra è una nazione che ha una grande storia, se doveste venire a conoscenza del fatto che uno dei vostri antenati era un militare che ha partecipato a qualche impresa del passato, non fermatevi, andate a consultare l’Archivio di Stato, troverete persone competenti che sapranno assistervi nella vostra ricerca.
E se per caso presumete che alcune informazioni si trovino in uffici distanti dal vostro luogo di residenza non desistete: io ho scritto e mi hanno risposto.
Ho telefonato a preti di paesini sperduti e ad impiegati di piccoli comuni che si sono fatti in quattro per aiutarmi e presso gli Archivi di Stato ai quali ho scritto ho trovato persone cortesi ed efficienti che hanno pienamente soddisfatto le mie richieste.
Sono ricerche che richiedono tempo, dedizione e tanta passione, ma una volta intraprese, vi verrà il desiderio di non smettere più.
E magari chissà, potreste imbattervi anche voi in un povero prete che è rimasto con un palmo di naso davanti a una porta chiusa. Certo che se uno sta dormendo, c’è anche da comprenderlo.