La migliore focaccia di Genova: i posti che piacciono a me

Chiunque venga a Genova vuole provare una delle nostre più celebri golosità: la focaccia, anche detta fügassa dai veri genovesi.
E allora ho pensato di darvi qualche dritta su dove trovare dell’ottima focaccia, questi sono i miei forni preferiti, in ordine sparso e non in una vera e propria classifica, semplicemente sono posti dove trovate la focaccia che piace a me e se vi fidate di Miss Fletcher incominciamo questo golosissimo tour!
Il viaggiatore che arrivi stanco e affaticato alla Stazione Brignole ha a breve distanza un posto perfetto nel quale comprare una focaccia straordinaria.
La focaccia del Panificio Mario di Via San Vincenzo 59 è sottile, leggera, ottima e assolutamente perfetta, è una focaccia a dir poco leggendaria!

Rimanendo in questa strada, saliamo verso Via XX Settembre e fermiamoci  dal panificio Al Posto Giusto in Via San Vincenzo 185r, io trovo la loro focaccia gustosa e veramente buona.

Spostiamoci poi nei miei amati caruggi e proviamo l’invitante e ottima focaccia dell’Antico Forno Patrone in Via di Ravecca 72 r, una tappa da non perdere.

Ed è un’istituzione la focaccia del Panificio Sebastiano in Via Lomellini 23, una bontà croccante al punto giusto e sempre deliziosa.
E che gioia passeggiare per caruggi degustando una striscia di focaccia calda, cosa c’è di meglio?

Fragrante, gustosa e semplicemente ottima è la focaccia del Panificio Le Bontà del Grano in Piazza del Carmine 11 r, questo è uno dei miei frequenti peccati gola!

Il Gotha della focaccia, però, si trova nel ponente genovese.
E così, se dovesse capitarvi di fare un giretto nella bella Voltri non perdetevi la focaccia di Priano in Via Camozzini 69r.
Sottile, leggera, gradevolissima e molto particolare, è resa croccante dal fatto che la teglia nella quale viene cotta è cosparsa con la farina di mais.

Rimaniamo a Voltri e andiamo in Via Lemerle 13r dove si trova il Panificio Marinetta: la loro focaccia è semplicemente favolosa e sublime, solo a parlarne mi vien voglia di andare a far due passi a Voltri!

Torniamo in centro e andiamo alla Foce, qui vi consiglio di fare un salto all’Antico Forno Borgo Pila di Piazza Paolo da Novi 40-42 rosso, la loro focaccia morbida e profumata è un’autentica delizia!

Naturalmente tutti questi negozi vendono molte altre bontà dolci e salate.
Inoltre, di certo ci saranno a Genova molti altri panifici che io non conosco e che fanno un’ottima focaccia, io vi ho soltanto indicato i miei posti preferiti, come si fa tra amici.
E termino questa passeggiata golosa nella nostra bella Nervi: se dovesse capitarvi di andarci in treno, usciti dalla stazione vi troverete sul Viale delle Palme, al termine di esso si prosegue in Via Franchini e qui, al civico 9r, trovate il Panificio Pasticceria Le Palme.
Croccante, sottile, leggera, la loro focaccia e una vera delizia da gustare passeggiando davanti al mare, godendo delle bellezze e delle bontà della nostra Genova.

Saluti da Corso Torino

Saluti da Corso Torino e dalla giovane donna che, leggera e decisa, attraversa così la strada e il suo tempo nel mondo.
È elegantissima, con l’ombrellino e il cappello vezzoso, lieve incede immersa nei suoi pensieri senza curarsi di ciò che accade attorno a lei.
Sono anni lontani in cui non si saprebbe immaginare che, un giorno, sarà improbabile poter percorrere Corso Torino a questa maniera.

E gli alberi giovani un giorno si staglieranno alti, marcando lo scorrere degli anni.
Saluti da Corso Torino e da coloro che percorrono questa ampia arteria della Foce dirigendosi verso casa o sul lavoro, con il passo affrettato e lo sguardo sul presente.
Il futuro conserverà Corso Torino pur con qualche cambiamento ma in città sorgeranno strade nuove e ampie e costruzioni avveniristiche neanche immaginabili per questi antichi genovesi.

Saluti da Corso Torino e dalle due donne che paiono quasi titubanti nel percorrere la via.

Saluti da Corso Torino e da tutti coloro che vennero immortalati in questa mia cartolina spedita nel 1907.
Ognuna di queste persone portava con sé sogni, progetti, rimpianti, gioie e pensieri.
Era un giorno lontano, in Corso Torino.

Camminando nel passato sul Ponte Pila

Tic tac, tic tac, è ripartita la macchina del tempo e ci porta lontano, con leggerezza, sul Ponte Pila.
È un giorno che porta con sé incombenze, pensieri, a volte preoccupazioni, ma anche felicità e semplici consuetudini di chi si ritrova a percorrere la strada di casa tante volte intrapresa.
Si va al lavoro, si affronta una nuova settimana.

Sull’altro lato del marciapiede ecco due signorine che incedono lente, con l’immancabile ombrellino.

E c’è un gran viavai di mamme con i loro frugoletti, tutti attraversano il Ponte Pila come si attraversa la vita: con fiducia e spirito di avventura.
Sì noterà la bella insegna della cartoleria Sacerdote, l’orologio che segna le ore e il lampione riccamente decorato.

Poi gli anni passeranno, il Bisagno verrà coperto e il Ponte Pila che univa Corso Buenos Aires e Via Cadorna diventerà un ricordo: i lampioni e le ringhiere, come già ebbi modo di scrivere in questo post, sono oggi collocati sul Ponte Giulio Monteverde.

Restiamo ancora in questo passato, mentre i cocchieri dirigono le carrozze con sapienza e abilità nessuno sa immaginare che un giorno scomparirà anche la Corte Lambruschini e cioè il primo edificio sulla sinistra nell’immagine sottostante.

E nessuno sa immaginare che un giorno di un altro secolo qui sorgerà questo edificio moderno e avveniristico.

A vederselo davanti il signore con la paglietta di certo non saprebbe riconoscere questa parte di Genova che per lui era casa.

Così sono i viaggi con la macchina del tempo, restituiscono la memoria di luoghi che non abbiamo vissuto e che oggi hanno mutato aspetto.
E così si cammina insieme nel nostro passato, sul Ponte Pila.

Sulla spiaggia della Foce: l’ultima onda

Era un tempo distante e loro erano là, sulla riva.
Giovani uomini, ragazzini, poco più che bimbetti.
In piedi, sui sassi, sulla spiaggia della Foce.
Scrutando l’orizzonte infinito e seguendo il ritmo dell’ultima onda, l’onda che porta con sé memorie e gioie trascorse.

Ed era forse come quando il mare monta e ruggisce, mescolando le sue inquietudini a quelle dei pensieri degli uomini e preannunciando una tempesta che implacabile si abbatterà sulla costa.

Loro erano là, con i cuori in balia dell’ultima onda.

Le mani in tasca, i cappellini messi per traverso, la maglietta a righe, il fido compagno a quattro zampe con il quale condividere ogni avventura.

E nessuno, in quel momento, avrebbe saputo dire che un giorno tutto sarebbe cambiato, sotto l’onda travolgente della modernità.

C’erano i panni stesi al vento, davanti alle case che guardavano il mare e c’era la chiesa dove ognuno snocciolava le proprie segrete preghiere.

Sulla spiaggia della Foce, davanti ai Bagni San Pietro.

I dettagli provengono tutti da un’unica cartolina di mia proprietà che venne spedita il 27 Agosto 1915, la destinataria era una certa Signorina Ida che all’epoca era in collegio ad Alassio.
Erano tempi davvero incerti, dal 24 Maggio 1915 l’Italia era entrata nella I Guerra Mondiale e onde ancor più minacciose si sarebbero rovesciate sulle vite e sui destini di tutti.
L’ ultima onda calma e quieta era invece ormai passata, dissolvendosi in spuma candida.
E loro erano là, sulla spiaggia della Foce.

Camminando nel passato di Corso Buenos Aires

Ritorniamo a camminare nel passato grazie ai dettagli di una mia bella cartolina e ci ritroviamo ad attraversare Corso Buenos Aires.
È una giornata qualunque: intensa, indaffarata, composta da riti quotidiani e consolidate consuetudini, ognuno si dedica alle proprie occupazioni.
Ci sono studenti e impiegati, c’è una giovane donna che incede con passo deciso in questa Corso Buenos Aires di un tempo diverso.

I negozi hanno le tende tirate in fuori, passa il 304 con il suo carico di passeggeri e poco distante cigola un carretto trainato da un cavallo.

E in quel tempo che era un altro tempo si scorge una parte dell’insegna della Farmacia Ghersi, sul marciapiede c’è il consueto viavai di gente.

E lì vicino, dall’altro lato della strada, si guarda con curiosità verso il fotografo, si osservano il tempo e la vita passare.

Gli anni mutano i luoghi e le loro fisionomie, come sappiamo al posto della vecchia Corte Lambruschini c’è da diversi anni un nuovo scintillante edificio che è ormai entrato nella memoria visiva di tutti noi, mentre ciò che nei tempi recenti ancora c’era è divenuto parte del ricordo di alcuni di noi.

E tuttavia, in qualche modo, tutto si conserva e continua ad appartenere al luogo nel quale abbiamo vissuto.
Così, passando in Corso Buenos Aires, potrebbe capitarvi di vedere con gli occhi dell’immaginazione un gruppo di ragazzini, una signora che attraversa la strada trafelata e tutti coloro che vissero in questo tempo ormai svanito.

Sulla spiaggia della Foce

Ritornando nel passato vi porto con me sulla riva del mare, sulla spiaggia della Foce.
È un tempo lontano e diverso e lentamente svanirà, tutto attorno è destinato in qualche modo a mutare, nel segno della modernità e del cambiamento.
In questo tempo felice sulla spiaggia della Foce c’è una bimbetta con la vestina chiara e ci sono le barche degli instancabili pescatori del borgo.

In lontananza la maestosa Chiesa dei Santi Pietro e Bernardo nella sua favorevolissima posizione.
E poi semplici case, finestre aperte a fare entrare la frizzante brezza marina, panni stesi ad asciugare al sole e tutta una gioia di vita e di autenticità.

Sulla spiaggia si lavora e si fatica, nessun istante può essere sprecato.

Sullo sfondo la costruzione di legno dello stabilimento balneare perché la spiaggia è anche il luogo dello svago, del gioco e della libertà.
Convivono qui diverse anime di un borgo e poi di una città che in questo mare ritrova il proprio cuore e la sua identità.

In un tempo che è poi scivolato via, dissolto come la spuma bianca del mare, sulla spiaggia della Foce.

Antonio Mosto, condottiero dei Carabinieri Genovesi

Torniamo ai giorni eroici, al tempo in cui si fece l’unità d’Italia e mescoliamoci ancora alla folla tonante dei prodi al seguito del Generale Garibaldi nella sua impresa leggendaria.
Tra quei cuori battenti di patriottismo c’è anche un genovese da tempo dedito all’attività politica: il suo nome è Antonio Mosto ed è nato nel 1824 in una famiglia di commercianti, già dal 1848 è animato da ideali democratici.
Profondamente legato a Giuseppe Mazzini, nel 1852 è tra i fondatori della Società del Tiro Nazionale dove si addestreranno coloro che intendono votarsi alle battaglie per l’indipendenza, qui si troveranno anche i suoi amici Francesco Bartolomeo Savi e Antonio Burlando e poi Nino Bixio e molti altri ancora.
Mosto stesso è un tiratore eccelso e proprio alla Società del Tiro Nazionale nascerà il Corpo dei Carabinieri Genovesi.
Nel 1857 partecipa all’organizzazione della fallimentare spedizione di Carlo Pisacane e mentre il suo amico Savi verrà incarcerato, Mosto sarà condannato a morte come Mazzini ma riuscirà a scappare e a raggiungere l’ Inghilterra dove troverà diversi esuli che condividono i suoi ideali patriottici, quel fervore accompagnerà Mosto per gran parte della sua vita.
Tornerà nella sua Genova e il suo destino seguirà quello del Generale Garibaldi: Mosto addestra i volontari che sono dotati di armi ad altissima precisione e quando giunge il 5 Maggio 1860 è tra le fila dei prodi con i suoi carabinieri.
Da quel passato ascoltiamo la voce di un cronista e attento testimone, Giuseppe Cesare Abba che nel suo volume “Da Quarto al Volturno” così ci ha tramandato il ritratto del giovane Mosto:

“Camminavano adunque i Carabinieri genovesi alla testa della colonna, e innanzi, loro comandante, andava Antonio Mosto, che mostrava più anni assai di quelli che aveva. Barba piena e lunga, portamento incurante di parere, sguardo acuto ficcato lontano traverso gli occhiali a suste d’oro; era qualcosa tra un asceta e un archeologo che da quelle parti andasse cercando ove fu Segesta. Quel che valesse per fegato e cuore, chi non lo sapeva, lo indovinava.”

Antonio Mosto – dettaglio di ritratto di ignoto
Opera esposta a Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

Accanto a lui il suo amico di una vita intera, un genovese che è tanto caro anche a me:

Al fianco al Mosto e suo luogotenente marciava Francesco Bartolomeo Savi, uomo piuttosto sopra che sotto la quarantina, filosofo e classicista, mazziniano come lui, per altezza di sentire, e austerità di vita uno dei più somiglianti al Maestro.”

Francesco Bartolomeo Savi
Opera esposta a Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

E ancora, altre parole per tratteggiare il ritratto del nostro eroe:

“Tutti i Genovesi che hanno carabina, forse quaranta, formano un corpo di Carabinieri. Il loro capitano Antonio Mosto chi lo volesse dipingere, è una bella testa di filosofo antico. Di modi e di fisionomia austero, pare uno che abbia fatto penitenza sino ad oggi, per affrettare la resurrezione d’Italia. È conosciuto per coraggiosissimo; e infatti come potrebbe non esserlo, se quei giovani lo tengono per primo?”

Divisa dei Carabinieri Genovesi
Museo del Rosorgimento – Istituto Mazziniano

Con questo sentito fervore questi uomini partiranno per quell’avventura che ci ha lasciato in eredità la nostra nazione.
Antonio Mosto partecipò ad innumerevoli battaglie, da Palermo a Milazzo, con lui il suo corpo dei Carabinieri Genovesi fu vittorioso a Calatafimi e nella battaglia del Volturno, sono molti gli episodi dove figura il suo nome e molti sono i luoghi genovesi nei quali troverete traccia di lui e delle sue imprese.
Entrando nel’atrio di Palazzo Tursi troverete sulla destra una lastra marmorea dedicata alla Società del Tiro Nazionale che si trovava alla Foce e che un tempo era là collocata, su di essa si commemorano i carabinieri deceduti nelle guerre di indipendenza.
Scorrendo quei nomi troverete anche il fratello di Antonio, Carlo Mosto, caduto eroicamente in battaglia.

Un busto dedicato al Colonnello Antonio Mosto è collocato poi a Villetta Di Negro, venne inaugurato nel 1894.

Spostiamoci poi in Via di Vallechiara, così rischiarata dal sole lucente.

Una lapide commemorativa è affissa sulla casa dove visse Antonio Mosto.

La lapide venne realizzata nel 1907, in occasione del centenario della nascita di Garibaldi.
Rammenta ai posteri le gesta di Mosto.

E nella scultura restituisce la tempra e la fierezza di questo patriota.

Non distante da Via di Vallechiara vi è poi il Museo del Risorgimento dove sono custoditi, oltre al ritratto, anche i cimeli della vita di Antonio Mosto.
Una sezione è infatti dedicata ai Carabinieri Genovesi e qui trovate il kepi da carabiniere di Mosto, la sua spada e la sua sciabola.

Sono esposte anche le sue pistole.

Antonio Mosto dedicò gran parte della sua vita all’impegno politico, spendendosi su più fronti e non solo sul campo di battaglia, in uno dei suoi combattimenti riportò anche una grave ferita.
Si spense nella sua città in un giorno d’estate del 1890 e a Genova riposa, nel Cimitero Monumentale di Staglieno a poca distanza dal luogo del sonno eterno di Giuseppe Mazzini.
La sua tomba è purtroppo poco curata e a malapena si leggono le parole scritte in sua memoria che lo celebrano come condottiero dei Carabinieri Genovesi in tutte le pugne per l’unità d’Italia.

Al luogo del suo ultimo sonno sarebbe dovuta maggiore cura.

Fu un genovese coraggioso, prode condottiero di quei carabinieri che portò con sé in nome di un ideale che ardeva nel suo spirito.

Li comandava Antonio Mosto, tutto di Mazzini, uomo non molto sopra i trent’anni, ma che ne mostrava di più: barba piena, lunga, sguardo acuto, ficcato lontano come per guardare se al mondo esistesse il bene quale ei lo sentiva in sè. Quanto al coraggio, era per lui cosa tanto naturale, che non poteva credere vi fosse altri che non ne avesse.

Giuseppe Cesare Abba – Storia dei Mille

Antonio Mosto – ritratto di ignoto
Opera esposta a Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

20 Settembre 1907: un mugugno in Piazza Paolo da Novi

Correva l’anno 1907 ed era proprio il 20 Settembre: tra le pagine del seguitissimo quotidiano Il Lavoro apparve la protesta di un anonimo e assiduo lettore che, non sapendo più a che santo votarsi, pensò bene di rivolgersi al suo giornale preferito.
Il nostro cittadino, al quale di certo non mancava una pungente vena polemica, solleva la questione di Piazza Paolo da Novi.
Povera piazza, qualcuno ha avuto la bizzarra idea di metterci delle palme e per la loro sistemazione hanno pure speso migliaia di lire!
Le palme? A parte che per la loro manutenzione occorre consumare tantissima acqua che non è invece concessa ai cittadini va anche considerato che con la tramontana che spira da quelle parti piante del genere non vanno per niente bene, chiosa puntiglioso il nostro concittadino.
Per non dire del fatto che si permette poi a certa ragazzaglia di guastare e rovinare ogni notte le aiuole in questione!
Ci vorrebbe un vigilante, altroché!
Oltretutto, a peggiorare la situazione, sono anche “certi ciclisti da strapazzo che volteggiando attorno alla aiuole” (testuali parole del sagace lettore!) rischiano di travolgere il malcapitato pedone che dovesse trovarsi da quelle parti.
Ecco lì!
Non so dirvi cosa poi sia successo in seguito ma una volta in più ho potuto constatare che i genovesi di tutti i tempi, quando si tratta di mugugnare, lo fanno con impegno e dedizione.
E allora da Piazza Paolo da Novi e dal lontano 20 Settembre 1907 mando un caro saluto a tutti voi!

Nel passato di Via Luccoli: la favolosa confetteria di Giacomo Vattione

Ritornando ancora nel passato ci troveremo a passeggiare nella nostra Via Luccoli, una strada che si distingue per le sue eleganti vetrine di mode e confezioni, i negozi di sete e le gioiellerie.
È piacevole camminare in questa via così ampia e spaziosa, spesso accarezzata dal sole radioso: come noi la percorse in altri anni un intraprendente giovane di nome Giacomo Vattione.

Giacomo è pasticciere, confettiere e droghiere, il suo negozio si trova proprio in Via Luccoli ma prima di lui qui esercitava questa dolcissima arte il Signor Oliveri, presente come pasticciere sul Lunario Genovese del 1882.
Nel 1887, invece, ecco che il negozio diviene del pasticciere Eugenio Novaro e, in base alle mie ricerche, penso di poter ipotizzare che in qualche modo tra Novaro e Vattione ci fosse un parentela, è solo una mia supposizione ma credo che sia piuttosto fondata.
Nel Lunario del 1894 ecco quindi il nostro Giacomo Vattione che risulta nell’elenco dei confettieri e pasticcieri genovesi, in Via Luccoli 11 rosso, è ancora presente nello stesso luogo anche nel 1902.

Ora, tornando ai giorni nostri vorrei svelarvi quale mia fantasiosa intuizione mi abbia condotto sulle tracce del nostro Giacomo.
Tempo fa, camminando in Via Luccoli, la mia attenzione è stata attirata dai fregi marmorei che decorano questo antico negozio.
A volte mi pare di vivere in epoche diverse nel medesimo istante, a volte ho solo bisogno di leggere in un vecchio libro che ciò che io immagino è stato davvero reale.

E sebbene abbia uno stile più semplice e modesto, a mio parere il negozio di Via Luccoli ricorda molto la celebre confetteria genovese di Romanengo sita nella vicina Soziglia.

Sono ricche e fastose le sculture che abbelliscono Romanengo con un’abbondanza di fiori, frutti e foglie.

Anche in Via Luccoli ci sono dolci frutti e petali odorosi che richiamano quell’antica dolcezza e l’arte sublime dei confettieri.
L’ho immaginato ma avevo bisogno di una conferma e così, con pazienza ed entusiasmo, ho consultato tutte le mie vecchie guide genovesi e i lunari dei passato e ho così scoperto le vicende di questa pasticceria.

E allora, signore e signori, varchiamo insieme la soglia di questo magnifico negozio, Giacomo Vattione ci attende affabile e sorridente dietro al suo bancone.
E mi piace immaginare le confezioni di confetti chiuse da lucidi nastri, i vasi di vetro colmi di bonbon e i vassoi con i cioccolatini e le paste alla crema, i pandolci e chissà quali altre bontà!

Certo, la concorrenza, è forte e di gran pregio.
Le delizie del nostro Giacomo saranno state belle ed invitanti come quelle di Romanengo?

Dolci di Romanengo

Di preciso il nostro esercitò la sua arte sublime per molti diversi anni, ad un certo punto, nel 1912, il negozio di Giacomo Vattione risulta in Piazza delle Vigne, esattamente in questo esercizio commerciale.

Pasticcere, droghiere e confettiere, un uomo che con i suoi pacchetti regalava sorrisi a grandi e piccini, di questo sono più che certa.
Inoltre va ricordato che sui lunari del passato risulta anche un certo Francesco Vattione, droghiere in Piazza Paolo da Novi, anche in questo caso non c’è alcuna certezza ma credo che si possa nuovamente presumere una parentela con Giacomo.
La frutta matura e deliziosa ancora abbellisce il negozio di Via Luccoli.

È simbolo di abbondanza e di dolcezza, io non so dirvi chi sia stato il primo pasticcere ad avere l’idea di questa raffinata decorazione ma di certo restituisce una certa idea di bellezza e armonia.
Nel 1922 il negozio di Via Luccoli si trova ancora nell’elenco dei Pasticceri e Confettieri e risulta del Fratelli Vattione.

Nel 1926 i Fratelli Vattione sono ancora indicati tra i Confettieri e i Droghieri.
Profumo di zucchero, di cannella, dolcezza di cacao e di vaniglia.

Purtroppo non possiedo una collezione completa di annuari e lunari e così non so dirvi in quale anno la gloriosa pasticceria abbia cessato la sua attività, so però dirvi che nel 1937 qui c’era un negozio di scarpe, in seguito fino ai giorni nostri il locale ha ospitato diverse differenti attività.
Il mondo cambia e con esso mutano anche le nostre vie, per me riscoprire una piccola traccia e poi seguire il filo di una storia è sempre un’emozione impareggiabile.
Quando passate in Via Luccoli, alzate lo sguardo verso questo negozio, come bambini che si incantano davanti alla vetrina di una bella pasticceria: qui c’era un tempo il favoloso negozio di Giacomo Vattione.

Le gelaterie di Genova nel 1922

Cosa c’è di meglio di un buon gelato per una speciale merenda golosa?
A dire il vero non saprei suggerire di meglio e intraprendendo uno dei nostri particolari viaggi nel tempo eccoci arrivare spossati in questa estate genovese del 1922, a questo punto ci resta solo da cercare una buona gelateria che faccia al caso nostro.
Consultiamo così il nostro fidatissimo Annuario Genovese – Guida Pagano di questo 1922 e vediamo un po’ dove possiamo andare per gustare la crema e il cioccolato o il gusto che più gradirete.
Dunque, ci sono gelaterie in po’ ovunque: una si trova in Via Paolo Giacometti e una in Via San Giacomo di Carignano.
Mi ispira molto la gelateria del Signor Biscaro in Via del Cigno ma dove mai sarà questa strada? Ammetto di non averla mai sentita prima e così, consultando la mappa della mia Guida, ho scoperto che questo era il nome dell’attuale Via Costantino Morin, una via della Foce che collega Via Cravero e Via Casaregis, per una ragione che non so il grazioso cigno ha perduto l’intitolazione di questa via.
Ritorniamo a camminare sotto il sole di Genova e nei nostri caruggi troveremo la signora Cabona e la signora Carpi che vendono i loro deliziosi gelati in Canneto il Curto, le due signore si chiamano Maria ed evidentemente si fanno concorrenza.
C’è poi una gelateria in Salita a Santa Maria di Castello e in Via San Bernardo un certo signor Francesco fa buoni affari con le sue fresche bontà.

Ritorniamo ancora nel turbinio vorticoso della città e in Via Fiume ecco la Gelateria dei Fratelli Fasciotti mentre in Corso Torino c’è la Grande Gelateria Moderna e il nome di questa attività suscita in me infinite fantasticherie.
Risalendo in Circonvallazione a Monte sappiate che si possono acquistare ottimi gelati anche in Piazza Manin dalla Signora Giustina e in Corso Firenze, invece, possiamo andare dal Signor Ugo e scegliere il nostro gelato preferito.
Ecco, ora conosciamo tutte le gelaterie presenti sull’Annuario del 1922, direi che siamo a posto!
E allora adesso vi saluto, vado dal Signor Ugo in Corso Firenze, spero proprio di trovare un buon gelato al pistacchio ma anche la fragola mi andrebbe bene per rinfrescarmi in questo tempo di giugno del 1922.