Il tempio di Fortuna

“Le pareti sono ricoperte di dipinti e sculture che mostrano il potere di Fortuna sulle vite dei mortali. Ben salda sulle gambe divaricate, la dea innalza e distrugge intere città mentre ai suoi piedi combattono eserciti la cui vittoria non è dettata dalla forza, ma dalla sorte. L’espressione di Fortuna è la stessa in tutte le scene: impassibile all’esultanza tanto quanto al dolore.”

Settembre, 79 d.C, a Roma, qui ritroviamo Amara: un tempo schiava in un sordido lupanare, è ora una liberta che vive negli agi e nelle comodità della città imperiale.
La storia di lei si snoda e si conclude tra le pagine del romanzo Il tempio di Fortuna di Elodie Harper, terzo volume della trilogia di Pompei che comprende Le Lupe di Pompei e La casa dalla porta dorata.
Avvalendosi di una scrittura coinvolgente e di una trama ricca e movimentata l’autrice vi trasporta con facilità nel mondo antico, in quelle strade dense di profumi e di frastuoni a volte spaventosi.
Da Roma a Pompei si compie così il destino di Amara, sempre guidata dalla sua forza interiore e dalla sua caparbia volontà di afferrare e stringere per sempre la libertà.
E là ritornerà, nella sua Pompei, la città sulla quale grava la minaccia incombente del Vesuvio che da lì a breve sommergerà con cenere e lapilli i suoi abitanti e le loro vite.
Pompei dalle molte dolcezze, ignara della furia che sta per travolgerla.

“A Pompei il momento più piacevole della giornata è il tardo pomeriggio, quando il caldo si attenua ma c’è ancora luce, e la brezza marina alleggerisce l’aria. La Campania possiede una frizzantezza che a Roma manca.”

Là Amara ritorna da donna, madre, amica, sorella, in qualche modo sempre figlia, in lei è maturato un senso di crescente consapevolezza di sé.
Ed è facile affezionarsi a lei, sperare che riesca nei suoi intenti, augurarle di colmarsi di amore e felicità e di ritrovare anche se stessa: lei ritroverà persino il suo vero nome, sarà ancora Timarete e non più Amara, il suo nome da schiava.
Il tempio di Fortuna, come gli altri volumi della trilogia, dà voce al variegato universo femminile del mondo antico mostrandone le fragilità e le sfaccettature.

“Anche Drusilla, come Amara, e come Britanna, è una sopravvissuta alla propria vita. Una donna in grado di capire che essere gentili, in un mondo che non lo è affatto, non porta lontano.”

Le pagine di questo romanzo restituiscono al lettore una straordinaria galleria di personaggi indimenticabili: la fiera gladiatrice Britanna, lo schiavo Filone, il crudele Felicio, il saggio e imperscrutabile Plinio il Vecchio che, nella realtà, visse davvero l’eruzione di Pompei e perse la vita in quella circostanza probabilmente per soffocamento.
E poi c’è Pompei, protagonista straordinaria della storia, del dramma e del destino ineluttabile, le pagine che riguardano l’eruzione sono stravolgenti ed efficaci come raramente accade.

“Poi la luce inizia a offuscarsi, come se stesse scendendo il tramonto a velocità innaturale. Amara alza gli occhi: sopra la montagna si leva una colonna nera, che sale perforando il cielo come una lancia scagliata dal regno del dio del fuoco, Vulcano. Dita nere si aprono dalla sommità per afferrare Pompei, allungandosi nell’azzurro. Poi il mondo diventa grigio, il sole si oscura e inizia a piovere; ma è una pioggia diversa da qualsiasi rovescio Amara abbia mai sperimentato.”

Ho volutamente svelato poco della trama, la scoprirete da voi leggendo la trilogia di Pompei e da qui, con semplicità, voglio ringraziare Elodie Harper per avermi fatto conoscere la sua Amara e il suo mondo così raro e prezioso.
I tre romanzi dedicati a Pompei e alle vicende di Amara sono, a mio parere, una delle migliori letture degli ultimi anni e credo che porterò a lungo nella memoria l’intensità di certe pagine e di certe emozioni.
E con l’immaginazione tornerò a Pompei con lo stesso sguardo malinconico di Amara quando, con la mente, ripensa al suo passato.

“Pompei è stata spazzata via, come se non fosse mai esistita, sepolta sotto colline di cenere, ma nella mente di Amara è ancora dolorosamente viva. Le sue strade e le case persistono nella memoria e lei vi torna ogni giorno.”

La casa dalla porta dorata

“Si sente ancora nell’aria l’odore fresco della rugiada.
L’acqua zampilla con un leggero mormorio nella fontana sul bordo della quale è coricata una piccola Venere di marmo. Amara prova un’ondata di felicità. Ecco cosa significa essere liberi: poter godere di tutto questo.”

Una quiete bucolica, una dimora sontuosa: ecco la nuova residenza di Amara, colei che fu una schiava del lupanare e ora, da liberta, vive con un certo agio sotto la protezione del suo patrono Rufo.
Amara e le sue compagne di sventura, già protagoniste del romanzo Le Lupe di Pompei, tornano a rivivere tra le pagine di La casa dalla porta dorata, secondo volume della trilogia scritta da Elodie Harper  pubblicata da Fazi Editore.
E se nella prima parte della trilogia il filo conduttore della vicenda era l’amicizia solidale tra le donne del lupanare, in questo seguito della storia le parole chiave sono timore, disincanto, incertezza.
Tutto ha un prezzo e quella libertà che da principio Amara confidava di aver conquistato per sempre non è realmente quel che lei credeva e quel passato che lei pensava di essersi lasciata alle spalle è ancora una torbida minaccia.
In questa Pompei del 75 d.C. destinata ad essere devastata dall’eruzione del Vesuvio la lotta per la vita non conosce tregua: Amara non solo si batte per la propria libertà ma custodisce nel cuore il senso di giustizia e di amicizia e dovrà affrontare il peggiore dei tradimenti.
Amara poi, in modo del tutto inaspettato, scoprirà quel sentimento che la renderà forte e vulnerabile allo stesso tempo: l’amore vero che non potrà vivere alla luce del sole.

Dietro alla porta dorata si consuma la passione, si compie il destino e vengono commessi i fatali errori che segneranno il futuro di Amara.
Inganno e disillusione fanno crescere inesorabile il senso di insicurezza.

“Solo gli sciocchi pensano che la vita sia come una commedia, e che sia possibile mantenere intatta la propria virtù.”

E Amara, così caparbia e tenace deve continuamente confrontarsi con l’universo maschile: gli uomini della sua vita sono, per la maggior parte prepotenti, prevaricatori e superbi.
E nel destino di lei c’è ancora Felicio, colui che era suo padrone al lupanare e ancora la tormenta e la perseguita, vuole distruggere in ogni modo le sue speranze di felicità.
La Harper, con il consueto raffinato talento, ci trasporta ancora in quel mondo duro, difficile e complesso del quale sa cogliere ogni sfumatura come se lo avesse veduto con i suoi stessi occhi.
Crudo, realistico, incalzante, questo romanzo illumina nuovamente quella Pompei e le usanze di quell’epoca, vi conduce nel luogo dove si acquistano giovani schiave o tra il popolo urlante nell’anfiteatro mentre i gladiatori combattono per la loro sopravvivenza.
Con esaustiva ricchezza di particolari la Harper delinea i diversi ruoli nella società romana e le differenze tra le classi sociali e il suo sguardo si posa su quel travagliato universo femminile, scandagliando le esistenze delle donne e svelando le loro sconfitte e le loro conquiste.
E come chiaramente dice Amara queste ragazze di Pompei sanno anche essere consapevoli del loro valore.

“C’è sempre un prezzo da pagare quando si sottovaluta una donna”.

Ho letto questo romanzo appassionante con autentico coinvolgimento, ogni capitolo, come nel caso del volume precedente, si apre con una dotta citazione latina o con un’antica iscrizione di Pompei e quelle parole del passato trovano riscontro nel trama intessuta dalla Harper.
Sul finire del volume il destino di Amara muta nuovamente, tuttavia nulla lascia presagire cosa le accadrà ma sappiamo che la ritroveremo nel libro che concluderà la trilogia.
Silente e minaccioso, il Vesuvio sovrasta le case di Pompei, i suoi abitanti e le loro felicità.
E il passato e il presente restano intrecciati, nell’anima e nel cuore, in un solo potente battito.

“Amara vede con gli occhi della mente la statuina della divinità protettrice dell’Attica nella casa dei suoi genitori. Pallade Atena, dea della saggezza e della strategia, la più amata di tutti gli immortali nella città natale di Amara. La dea che Amara ha abbandonato in favore di Venere, protettrice di Pompei.”