La danza della mezzaluna

Chi ama cucinare, io credo, trova appagamento non soltanto nel veder apprezzati i propri manicaretti, la cucina è per molti aspetti anche un magnifico diletto.
È entusiasmante scoprire nuove ricette, fare le liste degli ingredienti da acquistare, apparecchiare la tavola con gusto.
La cucina poi è innanzi tutto condivisione e unità, non c’è nulla di più fraterno di sedersi insieme allo stesso tavolo per un buon pranzo, un brindisi in allegria e un dolce delizioso.
E tra i piaceri della cucina c’è anche la soddisfazione di preparare cose buone per se stessi e per i propri cari.
Ormai, nel procedimento di preparazione di una pietanza, tutti noi possiamo avvalerci del mixer elettrico o di altri piccoli elettrodomestici che sanno rendere la nostra esperienza in cucina assai più semplice.
Tra gli attrezzi del passato, tuttavia, uno conserva intatto per me tutto il suo fascino: la mezzaluna.
Non so come la pensiate voi ma per me la mezzaluna è un rito dal valore impareggiabile.
È un ritmo lento, cadenzato, una piccola fatica felice, un gesto ricco di vera bellezza, è un tempo paziente che non va sprecato.
E si tritano così il sedano, la carota e la cipolla che spandono anche il loro profumo.
È una danza leggera, da un lato all’altro del tagliere.
È una magnifica lentezza, un movimento antico che mi pare colmo di una sapienza semplice e segreta.
Posare la mezzaluna sul tagliere è, in qualche maniera, un gesto amorevole e allo stesso tempo un’attività che a me dona un senso di vera rilassatezza.
E restando nell’ambito delle mie attività personali preferite ho pensato che forse potrei paragonare il gesto di tritare la mezzaluna a quello di muovere l’ago su e giù sulla tela per ricamare.
Piano, piano, senza fretta.
Occorre concentrazione, dedizione, tempo, interesse e tutto poi viene da sé, almeno così mi sembra.
Seguendo la danza lenta della mezzaluna.