“Spegni la candela, non ho bisogno di vedere il colore dei miei pensieri.”
Emile Zola, Germinal
Jo Lab – Via dei Giustiniani 27 r – Genova
With a proper background women can do anything. (Oscar Wilde)
Camminando nei caruggi si trovano, molto spesso, parole di fede.
Sono negli attributi a Maria, sotto le edicole che ospitano la sua effigie, sono nelle preghiere che accompagnano le immagini dei santi.
E a volte sono incise sopra certi portoni.
Attraversando Via dei Giustiniani e fermandosi davanti al civico nr 3 si trovano scolpite nel marmo alcune parole in francese.
Qui si legge: “Le salut est d. l. croix” e cioè “le salut est dans la croix” che significa la salvezza è nella croce.
Accanto, sopra un’altra porta, troviamo un riferimento al Vangelo.
Qui si legge “S Luc Chap 6 V 31” e andando a ricercare nel Vangelo secondo San Luca il corrispondente versetto troviamo queste parole di Gesù: ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.
In un antico caruggio di Genova, sotto le persiane aperte e le inevitabili finestre dipinte.
Sono parole di fede nella città vecchia, dove ogni luogo regala nuovi emozionanti stupori.
Tra il grigio delle case antiche, in Via dei Giustiniani.
Diverse sfumature di giallo e di altri colori, una fantasia di design.
Diverse sfumature di frutta di stagione, morbida e profumata.
Le foglie dondolanti, la giacca a vento chiara come i girasoli, una magia di Genova e dei caruggi e di diverse sfumature di giallo.
È una bella immagine di Maria e la trovate in una delle strade antiche di Genova.
Nella nostra Via dei Giustiniani, collocata sopra il portone del civico 22, si ammira la dolcezza della Madonna del Soccorso.
In una mattinata dal clima felice ho avuto il privilegio di vederla rischiarata dalla luce del sole che esalta la bellezza di questa sacra rappresentazione che si distingue per la vivezza dei suoi colori.
Tra le case alte di Via dei Giustiniani spesso accarezza dall’ombra.
La circonda una cornice raffinata, un vetro la protegge e forse non la si nota, passando di fretta per questa strada.
Al di sotto della scultura vi è la scritta, in parte sbiadita, che si riferisce al titolo di Nostra Signora del Soccorso.
Scrive il Navone che la statua qui esposta è una copia dell’originale conservata nel Museo di Sant’Agostino, non ho memoria di averla mai veduta e spero di poterlo fare presto.
E tuttavia, passando in Via dei Giustiniani, alzo sempre lo sguardo verso l’immagine di lei e verso la sua luce.
E poi un bacio.
Un bacio nei caruggi, davanti a Palazzo Giustiniani.
Un bacio bianco e rosso, un bacio appassionato, gioioso e colorato.
Un bacio di benvenuto o forse di addio.
Un bacio, un’edicola sul muro, le finestre chiuse.
Un bacio, una carezza sulla guancia, un sospiro dolce.
Semplicemente un bacio nei caruggi.
In quei caruggi antichi che piacciono a me accadono, a volte, straordinari ed effimeri prodigi.
E così, in certe ore del mattino, la luce radiosa e smagliante sa insinuarsi danzando in Via dei Giustiniani.
E rischiara le pietre, le finestre, attraversa l’archivolto, accarezza i contorni delle case.
Luce splendente, brillante e fugace si lascia accogliere nello spazio vuoto di un’edicola sacra.
E voltandosi, poi, la si osserva proseguire ancora il suo viaggio tra queste case alte dei caruggi per perdersi laggiù, rifuggendo caparbia l’ombra.
La luce è vibrante vitalità, improvvisa e fugace sa svelare bellezze armoniose per farle risaltare, come una benedizione lambisce luoghi spesso avvolti nell’abbraccio dell’ombra.
E si incede, come sospesi in questo chiarore.
Così amo sempre ritornare in questi vicoli antichi.
Così, fragile e potente, vira la luce e tutto rischiara in Via dei Giustiniani.
Vi porto ancora con me nel cuore antico di Genova, in Via dei Giustiniani all’angolo con Via Chiabrera, dove si può ammirare una bella edicola che ospita un’armoniosa immagine di Maria.
La scultura risalente al XVII Secolo è stata restaurata negli anni ‘90 e così si staglia, nella fugace e improvvisa luce che a volte attraversa i caruggi.
Questa è l’immagine di Nostra Signora Consolatrice degli Afflitti, il titolo si leggeva su un’iscrizione ormai scomparsa, ugualmente non vi è più traccia di un’altra epigrafe nella quale si leggeva del soccorso fornito dalla Madonna durante un’epidemia di colera.
La figura di Maria è così racchiusa in una bella cornice finemente lavorata.
Vi si distingue anche il monogramma di Lei.
E nella parte superiore si trovano certi piccoli dolcissimi putti.
La bella edicola è così collocata tra le case vetuste della città vecchia, tra le finestre che si affacciano su quei caruggi un tempo percorsi anche dal popolo devoto che alzava lo sguardo verso questa Madonna affidando a Lei dubbi, speranze e incertezze, chiedendo il suo aiuto per una tremenda malattia e il suo soccorso nelle difficoltà della vita.
Là, sotto il cielo chiaro di Genova ancora si ammira questa immagine sacra.
Un velo ricopre il capo di Maria, Lei tiene le mani incrociate sul petto e le palpebre socchiuse, un amorevole sorriso illumina il suo volto, così ancora resta in Via dei Giustiniani l’immagine di Nostra Signora Consolatrice degli Afflitti.
I panni stesi d’inverno sono colorati come nelle altre stagioni, ravvivano i caruggi e regalano allegria a coloro che come me amano le sfumature e i contrasti.
E così attendi il sole, una giornata tersa e la luce catturerà questa bellezza per te.
In Piazza delle Lavandaie, dove un tempo dai truogoli si spandeva odoroso il profumo del sapone.
E più oltre, dove il vento attorciglia il bucato sulle corde.
Azzurro, bianco, tende, salita.
Voci di caruggi, vita, semplicemente.
E un bagliore di giallo e di arancio, denso della luce che fende i caruggi.
Poi sali e scendi, su e giù, sempre in quei vicoli che piacciono a me, ritrovo sempre un arcobaleno di colori e scalette e ocra in Salita della Seta.
E un’edicola, un Piazza Santa Croce, arrivo laggiù e mi siedo un po’ sulla panchina, immagino che lo facciate anche voi!
C’è più bellezza nelle cose semplici e la ritrovi quando la vita di ogni giorno palpita in luoghi dalla lunga storia.
E pare strano, eppure a volte certe tovaglie o certi accessori sembrano perfetti per stare davanti a certe finestre di pietre antiche e contro muri di mattoni.
E a volte, ancora, è rosso su rosso, con toni di bianco candido e verde brillante.
E poi io lo so che devo sempre andare dalle parti di San Bernardo, certi luoghi non mi deludono mai.
E puoi vedere persiane, antichi stemmi, pietra nera e pianticelle.
Sono le cose di caruggi che piacciono a me, in qualsiasi stagione.
Dovrai andare là, nel cuore della città vecchia, dove i Giustiniani avevano le loro case.
Una strada e una piazza portano il nome di questa nobile famiglia e questo edificio appartenne a uno dei suoi membri, questa è la dimora di Marc’Antonio Giustiniani, per suo volere verso la fine del ‘600 il palazzo subì diverse modifiche.
Un edificio annoverato tra i Rolli di Genova ovvero quegli elenchi che comprendevano palazzi privati di una certa importanza che erano a disposizione della Repubblica, vi si ospitavano personaggi di rilievo e capi di stato.
Splendori di Genova e restauri che rendono giustizia a certe bellezze.
E troverai il portone chiuso, attendi con pazienza che qualcuno ti consenta di entrare nell’atrio, non potrai mai dire di conoscere Genova se non hai veduto la magnificenza dei suoi palazzi.
Marmi, colonne e pietra nera, rivive imperioso il fasto del passato.
Un ninfeo, qui un tempo sgorgava generosa l’acqua.
Alla base c’è un fregio di marmo, misteriosa Genova, certe pietre ancora sussurrano di certe sue grandezze.
Qui, nell’atrio del palazzo, vegliano sui visitatori i busti degli eminenti rappresentanti della famiglia Giustiniani.
Uno di essi era un cardinale.
E c’è una lapide sulla quale è effigiato il santo caro a tutti i genovesi, il nostro San Giorgio, immortalato come sempre mentre uccide il drago.
Ancora un altro ninfeo e atmosfere marine, la parte superiore ha l’armonia di una conchiglia.
Meraviglie che puoi vedere nella città vecchia, nel cuore antico di Genova.
L’orgoglio e il senso di appartenenza, una lapide ricorda ancora i proprietari di questa dimora.
E poi sali, sali su per le scale, queste colonne e questi scalini sono la testimonianza di ciò che è stato e rappresentano tutto ciò che dovremmo difendere e valorizzare.
Sali, c’è sempre una ragione per meravigliarsi.
Sali, io sono andata fin lassù, su quel magnifico terrazzo dal quale ho veduto quella magia di tetti che già vi ho mostrato in questo articolo.
Sali, non sai mai quanta bellezza potrai trovare soltanto salendo le scale e affacciandoti dalle finestre.
Tra luce e ombra, si intravede l’edificio antistante.
E poi guarda, guarda fuori.
C’è la città viva, il suo presente e il suo passato si sfiorano e convivono in perfetta armonia.
E se nessuno te lo ha mai raccontato forse non sai che sul muro del Palazzo di Marc’Antonio Giustiniani c’è un antico leone, lo portarono i genovesi da Trieste come bottino di guerra a seguito della battaglia di Chioggia, nel lontano 1380.
Quando sei in questa piazza, guarda in su e vedrai il leone che fu strappato ai nemici.
Marmo silenzioso che racconta la nostra storia.
Vertigine di scale, di bellezza e di simmetrie.
Quando sei nel centro storico, entra nei palazzi, sali i gradini alti, guarda fuori dalle finestre, c’è una città nascosta che ha una luce vivida e calda, è la luce della sua grandezza.
Risplende qui, su queste fattezze acerbe scolpite nel marmo.
Oltre il portone sul quale è affisso orgoglioso lo stemma della famiglia Giustiniani.
Giugno porta il sole e a me porta cose belle.
Pochi giorni fa mi è giunto inatteso uno splendido invito da una lettrice silenziosa.
Lei abita in uno dei palazzi più belli della città vecchia, una dimora annoverata tra i Rolli di Genova.
E il messaggio che mi ha fatto avere è questo: quando vuoi salire all’ultimo piano di Palazzo Giustiniani, fai un fischio!
E vi pare che me lo faccia ripetere due volte? Se mi dite così sappiate che in un battibaleno mi trovate con il ditino sul citofono!
Ed eccolo il fastoso palazzo perfettamente restaurato, è un vero gioiello.
Salgo in questo magnifico appartamento che si affaccia sulla Superba.
E sul tetto c’è un terrazzo, la porta si apre e davanti agli occhi hai gli splendori di Genova.
Ecco la Cattedrale di San Lorenzo, la Torre Grimaldina e la suggestiva Torre dei Maruffo.
Da lassù, dall’antica Torre che svetta sul nostro Canneto avevo veduto questo terrazzo, lo notate sulla destra nell’immagine sottostante.
E ormai lo sapete, nei caruggi della mia Zena basta spostarsi di pochi metri e avrete nuove prospettive sulla città dei tetti.
Colori d’estate, panni stesi e la parte alta di Via dei Giustiniani.
Fiori e la città sullo sfondo.
Spiovenze, ringhiere e ardesie.
Laggiù, in lontananza, la Basilica di Carignano e davanti il Campanile di Sant’Agostino.
E’ misteriosa e affascinante la città dei tetti, si svela piano ai tuoi occhi e ti lascia scoprire ciò che non hai veduto mai.
Guarda, c’è un minuscolo terrazzino, con vasi di piante, sedie e tavolino.
Guarda, è tutto un incanto di finestrelle e persiane.
Guarda, si vedono la chiesa del Gesù e il suo campanile.
Lassù c’è un terrazzino sospeso tra le nuvole e l’azzurro.
E ancora un altro, guarda!
E’ la poesia di Genova che puoi ascoltare solo se sali in alto, sopra i tetti.
E guarda ancora, quegli abbaini dipinti di giallo sono un romanzo tutto da scrivere.
Una coperta rossa spicca allegra, là dietro ecco le alture sinuose, come sempre ho cercato la mia casa!
Un intrico di tegole e tetti e un’insolita prospettiva della Cattedrale.
E ancora altri vasi, altre ringhiere, comignoli e archetti, una sinfonia di grigio di una perfezione assoluta.
E poi voltati verso il mare.
Vedrai la Lanterna e la cupola della Chiesa di San Giorgio.

E poi guarda ancora, ecco il campanile della Chiesa dedicata a questo santo tanto caro ai genovesi.
E poi di nuovo ardesie, bellezze e stupori.
Guarda e pensa.
Pensa all’attesa del nuovo giorno, al temporale e ai lampi, al vento furioso e al tramonto che infuoca l’orizzonte.
E tu sei lì, sul terrazzo oppure affacciato ad una di quelle finestre.
Guarda, guarda ancora.
Tettoie di canne, foglie verdi e vivide, scalette, balaustre e ancora terrazzini.
Sono infinitamente grata a colei che mi ha invitato nella sua casa, mi ha regalato vedute rare e preziose sulla mia città.
E poi quando sei qui, guarda giù!
Oh, le vertigini!
Per un attimo ho temuto che mi cadesse la digitale in Piazza dei Giustiniani!
Io questa Piazza in genere la guardo così.
E poi un giorno invece l’ho vista da lassù.
E puoi capire quanto siano alti certo caruggi della Superba solo ammirandoli dall’alto, questa è la prospettiva su Via dei Giustiniani.
Lasciando quell’appartamento ho voluto fare le scale a piedi.
Sì, sì, c’è l’ascensore ma per carità, in certi casi conviene scendere gradino dopo gradino.
Non si sa mai, potresti trovare una finestra che si apre sui tetti dei vicoli di Genova.
E affacciati, c’è tutta la magia della città vecchia.
E così Genova, con la sua bellezza antica e misteriosa che non smetti mai di scoprire, così la vedi da Palazzo Giustiniani, da un terrazzo sopra le ardesie.