25 Settembre 1909: i fatti del giorno a Genova e in Liguria

Ritorniamo a camminare nel nostro passato con il più classico dei viaggi nel tempo e immergiamoci nella lettura del quotidiano Il Lavoro del 25 Settembre 1909 e nella cronaca minuta di quel giorno lontano.
Partiamo così dalla disavventura del Signor Bacigalupo che alle 18.30 del 24 Settembre si trovava alla guida della vettura pubblica nr 3 diretta da Piazza Acquaverde a Via Balbi quando, all’improvviso, il cavallo che trainava detta vettura si impennò e dandosi alla fuga andò a infilarsi nella vetrina di un parrucchiere con gran spavento degli avventori mentre contenitori e boccette di profumo esposti in vetrina andavano in mille pezzi!
Per fortuna il cavallo non ha riportato gravi ferite e tutto si è risolto senza problemi!

Ampio spazio è poi lasciato alle notizie che giungono dalla bella Varazze che è appena stata sconquassata da una tremenda alluvione che ha provocato grande devastazione.
E c’era gente che è stata sorpresa dall’acqua nelle proprie case o mentre mangiava all’Osteria, numerosi i gesti di coraggio come quello del giovane uomo che salvò una bambina che dormiva in una stalla sommersa dalle acque.
Grave danno hanno subito anche le campagne circostanti, il signor Persia ha raccontato al giornalista che anche il Cotonificio Ligure è stato gravemente danneggiato, grazie a Dio le persone al suo interno si sono tutte salvate e adesso uomini, donne e ragazzi sono al lavoro con i secchi per sgombrare lo stabilimento.

Tornando in città eccole le solite notizie sui soliti ignoti che hanno messo a segno i soliti tiri: a Ponte Parodi hanno sgraffignato 5 chili di grano, a casa di un tale in Via Madre di Dio qualcuno si è invece impossessato di soldi, preziosi e si è portato via pure 2 camicie e 2 tagli di stoffa.
Poi c’è la vicenda di due camerieri tedeschi che erano a Genova di passaggio e alloggiavano all’Albergo Croce di Ferro in Via Prè.
Uno dei due, verso sera, andò dal padrone dell’albergo e si fece dare la valigia del suo compagno al quale non restò altro che porgere denuncia, nella valigia c’erano tutti i vestiti e 250 marchi, caspita!

Qualcuno ha notizie di Flick? Lo avete visto da qualche parte?
Chi è Flick? È un barboncino bianco di sei mesi che si è perso in Via Cabella, chiunque lo vedesse abbia cura di consegnarlo al portinaio del civico 25, a casa lo aspettano con ansia!
Ah, a Sampierdarena un macellaio ha trovato un cappello da macchinista e lo ha consegnato alla camera del Lavoro.
Il giornalista sagace commenta: il proprietario supposto che non abbia smarrito anche la testa, sa dove trovarlo.
E infine ecco qualche appuntamento per il tempo libero, vorremo pure svagarci un po’!
Al Genovese inizia la stagione teatrale con Il trovatore di Verdi.
Al Lido d’Albaro sono in programma 2 rappresentazioni del trasformista Giuntini con tanto di spettacolo di fuochi d’artificio.
Per quanto mi riguarda ho già fatto la mia scelta, nella giornata del 26 Settembre è in programma una bella gita a Portofino.
Si parte alle 9 del mattino con il Piroscafo Australia e si torna a Genova verso le 16, i biglietti si comprano a bordo.
Tanti saluti a tutti, non mancherò di mandarvi una cartolina da Portofino.

Un soggiorno all’Hotel Royal Aquila

Tic tac, tic tac, si è rimessa in moto la mia macchina del tempo che fa di noi viaggiatori dell’immaginazione e del tempo trascorso, ancora una volta saremo turisti dei giorni lontani di Genova.
Arrivando nella Superba ogni ambizioso viaggiatore desidera trovare una sistemazione comoda e di qualità, in vacanza si aspira ai ben meritati agi che possano rendere il nostro soggiorno semplicemente gradevole e indimenticabile.
E così, arrivando alla Stazione Principe, ci si sistemerà con piacere al Hotel Royal Aquila.

Indicato sulle guide degli inizi come un albergo di prim’ordine, l’Hotel Royal Aquila è una struttura di prestigio.
E dall’Annuario Genovese del Signor Regina dell’anno 1902 si evince che i fratelli Rodino, proprietari dell’Hotel, sono anche proprietari del Grand Hotel di Arenzano del quale ebbi già di scrivere in questo post.
È chiaro, pertanto, che i fratelli Rodino son gente che ci sa fare con l’ospitalità e con l’accoglienza, certamente sapranno rendere memorabile la vostra vacanza.
Ecco qui il meraviglioso Hotel Royal Aquila, vi consiglio una stanza a un piano alto per poter meglio ammirare Genova da lassù.

Come si nota dal dettaglio della cartolina pubblicitaria di mia proprietà, il panorama dell’epoca presenta qualche differenza, certo ai primi del ‘900 c’era di sicuro meno traffico.
Sulla mia Guida Treves del 1911 leggo poi che le camere costano da Lire 3 a Lire 4.50, per una vacanza degna di questo nome direi che potreste concedervi qualche meritato lusso.
L’albergo dei fratelli Rodino, come ogni luogo assai frequentato da clientela varia, ebbe in sorte di finire qualche volta tra le righe di cronaca, ad esempio in una di quelle stanze accadde un fatto assai increscioso che ho già avuto modo di raccontarvi in questo post.
E poi gli anni sono trascorsi e siamo arrivati ad un’altra epoca: anche ai giorni nostri là dove un tempo c’era l’Hotel Royal Aquila ha sede una struttura alberghiera.

Tic tac, tic tac, la macchina del tempo ci ha portato ancora una volta in un altro tempo, alle ore nostalgiche e gloriose dei soggiorni di tempi lontani all’Hotel Royal Aquila.

Camminando nel passato davanti al Monumento a Cristoforo Colombo

Oggi ripartiamo per un viaggio nel passato di Genova, la mia speciale macchina del tempo ci porterà in Piazza Acquaverde davanti al Monumento eretto in onore di Cristoforo Colombo, un genovese che davvero segnò le sorti del mondo.
E in questa passeggiata a ritroso negli anni ammireremo insieme i dettagli di tre diverse cartoline della mia piccola collezione, sono frammenti della Superba che ci restituiscono uno sguardo su giorni distanti.
Così eccoci davanti al maestoso monumento, in un diverso articolo vorrei narrarvi i mutamenti urbanistici di questa parte di Genova ma in questa circostanza desidero semplicemente portarvi là, davanti all’opera che celebra il grande navigatore genovese.

Questa poi è zona di viaggi e di partenze, a pochi metri infatti c’è la Stazione Principe e da lì molti viaggiatori meno avventurosi di Colombo partono alla scoperta di mondi per loro nuovi.
Chi resta, invece, cammina lentamente verso Via Balbi, la vita pare avere un ritmo quieto e tranquillo.

E c’è un carretto trainato da un cavallo, lì in attesa.

La seconda cartolina offre il medesimo scorcio ma alcuni dei protagonisti sono mutati.

C’è ancora il carretto e in questo caso si nota persino un uomo davanti al cavallo.

E un po’ più in là ecco un azzimato passante con bombetta e poi un lavoratore che si guadagna da vivere con una certa fatica: ha una cesta sulla schiena e con in una mano stringe una ramazza, a lui tutti dovrebbero essere grati perché con il suo lavoro rende più pulita e accogliente la città.

Tanta vita e tanti respiri circondano il nostro Colombo, in diversi momenti della quotidianità di Genova.
E non dimentichiamo che nelle vicinanze c’è la Stazione Marittima dalla quale partiranno quegli emigranti che nelle Americhe vanno in cerca di fortuna e di un destino migliore.
Nella terza cartolina ritroviamo altri genovesi in posa per il fotografo: con le mani in tasca e i cappelli calcati sulla testa, grandi e piccini di Genova immortalati nella cornice di una fragile cartolina.

In un tempo che è svanito eppure non sembra neanche tanto distante.
In Piazza Acquaverde, camminando nel passato davanti al Monumento a Cristoforo Colombo.

Agosto 1908: una vicenda incresciosa in Piazza Acquaverde

Questa è una vicenda incresciosa che avvenne molti anni fa, accadde proprio in questi giorni di agosto nel glorioso 1908.
E andiamo a quella calda estate, in Piazza Acquaverde nel lussuoso Hotel Royal Aquila si presenta una giovane coppia.
È gente del bel mondo, i due giovani provengono da un’altra città piuttosto lontana e sfoggiano raffinate eleganze, l’avvocato e la sua signora viaggiano con due bauli carichi di abiti, lei è straniera e lo si capisce dal suo accento.
Chiedono una camera, la più confortevole e costosa, quindi si ritirano per concedersi il meritato riposo.


Certo la loro quiete durerà poco, state un po’ a sentire cosa accadde quella stessa sera.
Le guardie arrivarono nel cuore della notte ed esposero una spinosa questione al direttore dell’albergo, costui si vide così messo con le spalle al muro e si vide costretto ad accompagnare le forze dell’ordine davanti alla camera dove soggiornava la giovane coppia.
Le guardie bussarono, la porta si aprì e i due vennero condotti in centrale per l’interrogatorio del caso e quindi in carcere.
Che trambusto, che confusione, all’albergo non ci potevano credere!
E uscì fuori che quei due non erano l’Avvocato Tal dei Tali e la sua distinta consorte, macché!
Il giovinotto era un nobiluomo di blasonata famiglia, la legittima moglie di lui in quel periodo si trovava sulla riviera ligure in convalescenza.
E la signorina sorpresa in albergo con lui?
Eh, lei era una cameriera svizzera a servizio presso la coppia, lui si era incapricciato di lei e la tresca durava ormai da lungo tempo!
La signora, poverina, sapeva tutto e la piacente ragazza era stata persino licenziata ma il fedifrago continuava a frequentarla e anzi, trascorreva spesso giornate a Genova in compagnia di lei.
E all’epoca, come tutti saprete, c’era il reato di adulterio e così, su intervento della moglie di lui, era successo quello che era successo, ecco lì!
Le guardie, l’interrogatorio e l’intervento della legge.
Ora, chiaramente ho letto la notizia sulle pagine del quotidiano Il Lavoro, venne pubblicata in questi giorni del 1908.
Il giornalista conclude l’ultimo articolo dicendo che il fedifrago supplicava il perdono della moglie e la conseguente libertà, chissà se lei glieli concesse.
E sapete cosa vi dico?
Spero che le protagoniste femminili di questa vicenda abbiano poi trovato nuovi compagni di vita e altre autentiche felicità.
Erano altri tempi, davvero diversi dai nostri.
E accadevano vicende come questa, nella calda estate di Genova del 1908.

Alla Stazione Principe nel 1915

Con i bagagli alla Stazione Principe: in partenza o in arrivo, i viaggiatori del passato dovevano armarsi di pazienza e attendere il tempo necessario per raggiungere la propria meta.
Un saluto, l’aspettativa del viaggio, quella sorta di sensazione che coglie prima di ogni nuovo inizio, attesa e anche speranzoso ottimismo.
Ci si accomoda nel vagone e magari ci si mette accanto al finestrino e si osserva il panorama che scorre davanti agli occhi.
Sarà stato così anche nel passato: a Genova, alla Stazione Principe.

E allora andiamo là, tra i genovesi di un altro tempo, nel lontano 1915.
Ed è inverno, si indossano cappelli e cappotti caldi, bisogna pur difendersi dai rigori di stagione.
A quale binario sarà il nostro treno?
Noi viaggiatori del passato non possiamo certo ricorrere alla tecnologia per restare aggiornati, alcuni però tengono nel portafoglio un prezioso cartoncino con tutte le informazioni necessarie.
E voilà, eccolo, contiene l’orario invernale del 1915 e armati di questa cosa di poco conto possiamo immaginare di partire per molte diverse località, certamente troveremo un treno che ci porterà a destinazione.

Sul fondo di questo cartoncino ci sono gli auguri dei Guardiasala della Stazione, forse doveva essere una sorta di gadget natalizio e di certo sarà stato utile a molti viaggiatori.
Con la mia speciale macchina del tempo vi ho portato là, alla Stazione Principe, in un’altra epoca.
Potete consultare arrivi e partenze, qualunque sia la vostra scelta prestate attenzione, come si legge sull’orario tascabile alcuni treni non fermano a Ronco.
Cose che accadevano in un tempo lontano, nel 1915.

A Cristoforo Colombo, genovese e navigatore

Nella città in cui nacque c’è un monumento dedicato a Cristoforo Colombo, colui che mutò il destino del mondo.
Opera di numerosi artisti, il monumento ebbe una genesi travagliata: la prima pietra venne posata nel lontano 1846, passarono poi 15 anni prima che venisse completato.
Le sue prime fondamenta vennero poste al centro di Piazza Acquaverde ma poi fu il progresso a incidere sulla collocazione: c’era da costruire la ferrovia e si ritenne che il nostro Cristoforo là in mezzo sarebbe stato di impiccio, quindi si decise di porlo nel luogo in cui ancora adesso lo vediamo.
Colombo, il navigatore che partì per un viaggio avventuroso e approdò in terre sconosciute il 12 Ottobre 1492.

Il progetto dell’opera è di Michele Canzio e furono molti gli scultori che contribuirono alla realizzazione del monumento, le notizie che leggerete sono tratte dalla Guida illustrativa della città di Genova di Federico Alizeri.
Mise mano alla statua del navigatore Lorenzo Bartolini che morì disgraziatamente nel 1850, continuò il suo lavoro Pietro Freccia, artista che non ebbe maggior fortuna.
Durante i lavori infatti cadde dal trespolo e in seguito divenne pazzo, morì poi poco tempo dopo.
La statua di Colombo venne terminata da Franzone e Scanascini, il monumento fu inaugurato nel 1862.
Ha lo sguardo saggio e pensoso Cristoforo, guarda lontano, verso orizzonti ignoti.

Attorno alla sua figura quattro bassorilievi narrano l’epopea della sua impresa.
Sul fronte l’opera del Gaggini nella quale si vede Colombo al Congresso di Salamanca.

Il celebre genovese viene poi effigiato da Aristodemo Costoli mentre porta la Croce nel Nuovo Mondo.

E ancora, eccolo davanti ai Sovrani di Spagna, questa è l’opera del talento di G. B. Cevasco.

E infine Colombo in catene eppure fiero, il bassorilievo fu scolpito da Revelli.

Ai piedi di Colombo siede una figura giovane: ha lo sguardo ingenuo e remissivo.
Lei è l’America dai tratti esotici e porta le piume sul capo.

Svetta il navigatore accanto alla sua ancora.

E ci sono parole che celebrano la sua impresa.

La sua figura simboleggia appieno la sua grandezza.

Su un lato è incisa quella data in cui iniziò l’edificazione del monumento.

Colombo è attorniato da quattro figure, sono le allegorie di coloro che furono sue compagne di viaggio e di avventura.

Di fronte, a sinistra, la statua della Nautica, opera del Gaggini.

Regge il mondo in una mano con perizia e sapienza.

Sull’altro lato ancora una figura che per me, da sola, è un autentico capolavoro di bellezza e armonia.
Questa fanciulla aggraziata e gentile venne scolpita da Santo Varni e raffigura la Pietà.

Regge in una mano le Sacre Scritture.

E con l’altra stringe il turibolo con il quale spande odoroso incenso.

E volge lo sguardo all’infinità.

Dietro di lei ancora una fanciulla, la statua è opera dell’abile scalpello di Aristodemo Costoli.
Lei è la prudenza, assisa sotto il cielo chiaro di Genova.

E tiene in una mano uno dei suoi simboli, il serpente.

L’ultima allegoria venne realizzata da Emilio Santarelli e rappresenta la Forza.

L’impresa di Cristoforo Colombo mutò la maniera di percepire il mondo, aprì nuovi orizzonti e fu l’inizio di una nuova epoca: da allora tutto cambiò.

Unus erat Mundus; Duo sint, ait Iste: fuere.
Uno era il Mondo; siano due, disse costui: due furono.

Così si legge sulla corona posta alla base del monumento dedicato a questo illustre concittadino.
Il mondo sempre conosciuto e il mondo del futuro, con la sua ingenua bellezza.
In questo 12 Ottobre, giorno in cui si celebra la sua epica impresa.
A Cristoforo Colombo, genovese e navigatore.

Genova, 1909: vetture pubbliche, omnibus e tram

Siamo nell’anno 1909 e a Genova giungono numerosi turisti.
Alcuni soggiornano in certi eleganti hotel, la loro vacanza è lussuosa ed elegante: luoghi esclusivi, passeggiate incantevoli, ristoranti alla moda, questi turisti cercano il meglio che Genova possa offrire.
Alcuni di questi visitatori hanno un pregevole volumetto: la Guida Treves che svela tutti i segreti della Superba e della Liguria.
E con mia grande gioia posso dirvi che anch’io possiedo quel libro, quindi oggi seguiremo qualche prezioso consiglio fornito da questa Guida, saremo visitatori del 1909.

Ci sarebbe una varietà di argomenti da approfondire ed io oggi vorrei parlarvi dei mezzi di trasporto disponibili in città.
Tra l’altro, il libro si apre proprio con un paragrafo dedicato alle stazioni, la più importante è Principe, là davanti si trovano le vetture pubbliche, i tram e gli omnibus degli alberghi.
Gli omnibus, per chi non lo sapesse, sono carrozze con diversi posti e a trainarle sono cavalli.
Eccoci quindi in Piazza Acquaverde, io naturalmente indosso il mio abito migliore.

E come dice la Guida Treves, qua c’è un’abbondanza di mezzi messi a disposizione dagli alberghi per facilitare i loro graditi clienti.
Qualcuno di voi deve andare all’Excelsior oppure all’Hotel Londra?
Eccovi serviti, cari visitatori, verrete condotti a destinazione con tutti gli agi!
Io per parte mia ringrazio lo spazzino che si vede sulla destra dell’immagine, il suo lavoro è importantissimo!

A Genova, naturalmente, esistono anche le vetture pubbliche a uno o a due cavalli.
Il prezzo della corsa è maggiorato se la stessa si svolge durante il servizio notturno che ha inizio con l’accensione dei pubblici fanali e termina quando questi vengono spenti.
Sono specificati i prezzi del trasporto bagagli e volendo si possono fare anche escursioni fuori città.
Come è logico che sia la vettura a due cavalli costa di più della vettura ad un cavallo, ma volete mettere il vantaggio della velocità?

Non è il solo mezzo che potete scegliere, la Guida Treves precisa che Principe è collegata a De Ferrari dagli omnibus che percorrono Via Balbi e Via Garibaldi, il biglietto costa 10 centesimi.
Lo stesso prezzo si paga per l’intera corsa della Funicolare di Sant’Anna, se invece dalla Zecca volete arrivare fino al Righi il viaggio vi costerà 50 centesimi.
E ne vale la pena, da lassù vedrete tutta la città!

Genova è posata sul mare e dunque dispone anche di un servizio di barche, si paga all’ora ed è offerto in tale maniera: per un massimo di quattro persone si spendono 2 Lire per la prima ora e poi 1 Lira per ogni ora successiva.

La città ha anche un efficientissimo servizio di tram e sulla Guida Treves sono precisati tutti i percorsi, sono indicate anche le linee che vi porteranno nei dintorni.
Poniamo il caso, ad esempio, che dobbiate recarvi a Nervi, il vostro tram partirà da De Ferrari, il biglietto costerà 45 centesimi e la corsa durerà 50 minuti.
E tutto sommato, considerando che siamo nel 1909, non mi sembra niente male!

In libri magnifici come questo si fanno meravigliose scoperte, certi dettagli non si potrebbero conoscere diversamente, neanche guardando le immagini dell’epoca.
E come mai, direte voi? È semplice, le cartoline sono in bianco e nero e invece la vita di ogni giorno, oggi come ieri, ha molteplici colori.
E così leggendo queste pagine ho appreso che le linee del tram avevano le insegne colorate, una particolarità che non avrei mai potuto immaginare.
Ad esempio il tram per Nervi aveva l’insegna bianca, quello che da De Ferrari raggiungeva Principe passando per Circonvallazione a Monte l’aveva verde, altre insegne erano anche a due colori.
Voi viaggiatori muniti della pregevole Guida Treves non avrete alcun problema a districarvi per la Superba, in queste pagine c’è davvero tutto ciò che vi occorre.
Benvenuti a Genova, nell’anno 1909.

Bianca Calvi, la bellezza della Libertà

Proverò a narrarvi di lei, la sua figura emerge nel racconto di tempi lontani: è il 14 Luglio 1797, anniversario della presa della Bastiglia, per celebrare l’occasione il governo della Superba organizza una grandiosa festa patriottica.
Di Bianca Calvi scrive con la consueta maestria Amedeo Pescio nel suo “Settecento Genovese”, di lei delinea un ritratto ben definito.
E allora andiamo a quel tempo, non scenderò troppo nei dettagli a proposito della festa patriottica e mi riservo di approfondire l’argomento in un’altra circostanza, oggi la protagonista è soltanto lei: Bianca Calvi.
Lo scenario che la vede come prima attrice è Piazza Acquaverde, ora decisamente diversa da come era nel 1797.
In nome di quegli ideali ispirati dalla Rivoluzione Francese la piazza assume in quel periodo il toponimo di Piazza della Libertà: qui si svolgono le celebrazioni patriottiche, lo scenografico corteo attraversa la città e qui giunge con la sua magnificente sfilata di carri allegorici.

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Bianca è una fanciulla procace e affascinante, nel trambusto di quella folla festosa emerge in tutta la sua leggiadria.
Desiderata, invidiata, al centro di tutti gli sguardi.
Sospirano gli uomini nel vederla passare, gli occhi si posano sulle sue armoniose fattezze.
Una regina che predomina dal suo carro trainato da sei destrieri, una diva ammirata e desiderata.
Bianca Calvi è una stella lucente, a lei è toccato il ruolo più importante, Bianca veste i panni della Libertà.
E la Libertà è avvenente e sensuale, porta una mezza veste bianca chiusa da una corazza, ad incoronare i suoi capelli è un elmo scintillante.
È bella la Libertà, gli uomini accorsi alla grande festa ammirano la sua venustà, chi non vorrebbe stringerla tra le braccia e accarezzare la sua pelle liscia?
E Bianca sorride, forse si compiace di cotanti apprezzamenti.

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E poi.
E poi la vita prende un altro corso, il destino sembra essere ingeneroso con la giovane Bianca.
Il tempo scorre, si giunge al 1803 e la ragazza pare in difficoltà: quella sua gloria sul carro allegorico è divenuta una sorta di onta, la fanciulla che un tempo si era mostrata agli occhi del mondo non ha ancora trovato marito.
A dire il vero avrebbe uno spasimante ma lui è uno spiantato, non ha il becco di un quattrino e così la giovane Calvi che fa?
Si rivolge a quelli del Governo, chiede una piccola dote per quel suo memorabile contributo.
Si vorrà pure ricompensarla in qualche maniera?
Si ricordano ancora di lei?
Non verrà accontentata e la cronaca dei suoi giorni termina in questa maniera: tutti la desideravano ma poi nessuno volle sposarla.
Ho voluto ricordarla così, pensando che magari ai libri di storia siano sfuggite vicende a noi sconosciute: un amore eterno, una passione ricambiata, un cammino condiviso.
A lei dedico questa rosa, bianca come il suo nome e come la veste che indossava nel giorno del suo trionfo in Piazza Acquaverde.

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Fra Giovanni e la Madonna del Parto, una storia di devozione

Questa è una storia commovente e intensa, per raccontarla dobbiamo andare indietro nel tempo.
Sul finire del ‘700 la città ha un altro aspetto e nella zona di  Piazza Acquaverde c’è la Chiesa della Visitazione dove si trovano i Padri Agostiniani Scalzi, in questo edificio religioso è venerata una particolare statua di Maria: è la Madonna dell’Espettazione del Parto.

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Sono tempi difficili, nel 1797 chiesa e convento vengono soppressi.
L’immagine adorata di Maria in quest’epoca di rivoluzioni viene preservata ed è la fede di un uomo a salvarla, è un laico talmente devoto a Lei da guadagnarsi il nome di Fra Giovanni della Madre di Dio.
Ed è lui a fare in modo che la Madonna sia condotta presso il Convento di San Nicola.
Incombe il destino della storia, sono gli uomini a tracciarlo: nel 1810 il governo napoleonico sopprime diversi conventi, questa sorte toccherà anche a quello di San Nicola.
I religiosi abbandonano così la città e tornano nei loro luoghi di origine: anche Fra Giovanni, a malincuore, lascia San Nicola.
Porta nel cuore autentico affetto per la Madonna a lui così cara, non trova pace Fra Giovanni, si accerta di continuo che la statua sia al sicuro.
E giunge un giorno benedetto: egli scopre che esiste la possibilità di affittare chiesa e convento.
Presto, non c’è un momento da perdere!
Con la questua raccoglie quanto necessario, affitta la chiesa e torna al cospetto della sua Madonna.
Si prega Maria quasi da carbonari, i fedeli entrano da una porticina laterale e si riuniscono davanti allo sguardo dolce di Lei ma la chiesa rimane sempre chiusa.

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Lo zelo di Fra Giovanni non conosce tregua, egli attende il momento propizio per restituire agli occhi del mondo la luce della Madonna del Parto.
Viene a sapere che il governatore della città Giambattista Carrega è particolarmente devoto alla Madonna e così si rivolge proprio a lui.
Ed è la vittoria e il trionfo della costanza, il piccolo uomo devoto ottiene che nel 1815 la chiesa sia finalmente riaperta.
Da allora la Chiesa di San Nicola da Tolentino ha subito diversi ammodernamenti in seguito ai danni subiti durante l’ultima guerra.

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Non è terminata la commovente vicenda di devozione di Fra Giovanni, la figura di quest’uomo mi ha davvero colpita: per il suo fervore, per la sua attenzione, per la bellezza dei suoi gesti.
E andiamo al 1818, si attende un evento importante in città.
E Fra Giovanni, come sempre, è riuscito a far cadere l’attenzione sulla sua Madonna adorata.
Vedete?
Riuscite a scorgere la ripida strada che conduce lassù?
Sentite lo scalpiccio dei cavalli?
E c’è anche una portantina regale che viene condotta su per la sfiancante salita: Vittorio Emanuele I e la Regina Maria Teresa salgono a San Nicola.
Dalla Madonna del Parto.
Da Fra Giovanni.
E noi come abbiamo fatto a dimenticare la grandezza di questo piccolo uomo?
Immenso, per me, per questo voglio ricordarlo.

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Il sovrano viene accolto nella chiesa ornata a festa, Vittorio Emanuele visiterà anche la Madonnetta, Fra Giovanni otterrà che le due chiese siano di nuovo affidate agli Agostiniani.
Così la Madonna del Parto si salvò, grazie alle cure di Fra Giovanni, al termine della sua avventura terrena Fra Giovanni fu posto ai piedi di Lei a dormire il suo sonno eterno.
A San Nicola ho trovato solo traccia di questo sepolcro dove riposano insieme diversi frati dell’ordine.

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Lei è sull’altare della chiesa, la circonda una fiammante luce dorata, la pregevole statua è attribuita a Tommaso Orsolino.

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Candida nel suo manto chiaro, mistica nei suoi gesti, un volo d’angeli illumina il suo ventre, immagine dolce della Madre di Dio.

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Se andrete in questa chiesa La troverete.
E quando sarete davanti a Lei pensate al piccolo uomo, Fra Giovanni della Madre di Dio.
Non conosco il suo volto, non so nulla in più su di lui.
So che questo sorriso lo rasserenò fino alla fine dei suoi giorni, so che i suoi occhi cercarono questo sguardo amorevole per tutta la sua vita.
E mi piace pensare che li abbia ritrovati, per l’eternità.

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