Tutti insieme alla spiaggia

E così, quando venne la stagione calda, si ritrovarono tutti insieme alla spiaggia, era una cara consuetudine che scandiva le vite e le stagioni.
Veniva poi anche il tempo della fotografia di rito che non era mai uguale a quella dell’anno precedente: mano a mano che si cresceva e si diventava grandi si acquisiva il diritto di stare in piedi mentre i più piccini stavano sempre seduti per terra.
Con gli sguardi attoniti e meravigliati, le trecce, i cappellini, i sorrisi timidi e un dito in bocca.

A piedi scalzi, sui sassi.

Con i cappelli a tesa larga e i fiocchi, la grazia e l’esitazione dell’infanzia.

Le mamme e le zie eroicamente vestite di tutto punto con le camicie rigorosamente chiuse fino in all’ultimo bottoncino, c’è pure un gentiluomo con giacca, gilet, camicia e cravatta.

Era d’uopo mantenere un certo e un certo stile anche alla spiaggia, saprebbe spiegarvelo meglio la gentile signorina con il grande fiocco in tessuto a pois che le cade sul petto.
Lei porta anche un cappello con i fiori appuntati sopra e sorride, con svagata leggerezza.

E in questo gruppo di gente a colpire la mia attenzione è questo tipetto qui: si dà arie da grande, con questa posa teneramente seria e spavalda.

Tutti insieme, alla spiaggia.

Con gli amici di sempre.
E osservate con attenzione: tra i due bimbetti con il cappellino fa capolino un terzo ragazzetto che si nasconde ma dalla sua posizione privilegiata osserva tutto!

È un tempo lontano, felice, intriso di nostalgia, un tempo trascorso alla spiaggia, sulla riva del mare.

 

Estate ai Bagni di Sturla

Ecco l’estate ai Bagni di Sturla, mentre l’onda lenta lambisce la riva portando con sé la gioia e la spensieratezza della stagione del sole.
Un papà vestito di tutto punto tiene fra le braccia la sua bimbetta, mentre una fanciulla con l’abito candido e il parasole in un mano scende con grazia dalla barca.

Sulla spiaggia si fa sfoggio di ricercate eleganze, forse non è nemmeno tanto caldo o comunque le signore non rinunciano certo allo stile.
Si chiacchiera amabilmente, mentre la brezza marina spira leggera.

È un tempo felice e rilassato, in questa parte del litorale così generoso di molta bellezza.

C’è un bimbetto che corre allegro verso le onde tenendo stretto il suo salvagente, mentre il marinaio, saldo ed affidabile, aiuta i bagnanti a scendere dalla barca.
Ed è tutto un gioco di magnifici equilibri, dondolando sull’acqua del mare.

Nel tempo della bella estate ai Bagni di Sturla.

Sulla riva

Sulla riva del mare, in un giorno d’estate.
Con il cappellino chiaro o a pois, il costume a righe, il sorriso favoloso, la frangetta e le manine che affondano nella sabbia.

Sulla riva del mare, sotto l’occhio vigile di un’elegantissima mamma e di una nonna altrettanto raffinata.
Un fazzoletto scuro a trattenere i capelli, una certa inimitabile semplicità.

E più di tutti stupisce il capofamiglia con questo look straordinariamente moderno.
Camicia chiara, pantalone al ginocchio: non sarebbe fuori posto su una riva dei nostri tempi moderni.

E siamo invece in un giorno lontano, con il costumino scuro, la cuffietta bianca e gli occhi strizzati per il sole.

E poi lui e lei e una barchetta di nome Laura.

Sulla riva del mare, costruendo memorie da ricordare, in un giorno d’estate.

La stagione dei bagni a Sampierdarena

Nel mezzo della calda estate la folla dei bagnanti occupa le spiagge ai piedi della Lanterna.
Una barchetta veleggia sull’acqua chiara e nel tempo dolce dell’estate ognuno trova il proprio svago in questo mare di Sampierdarena tanto amato.
Alcuni nuotano, altri si dilettano con i tuffi dal trampolino.

Altri ancora se ne stanno ad oziare sulla spiaggia, certe signore invece sono là in piedi, tutte intente in un’appassionante conversazione.

E mentre l’onda lambisce la riva alcune bagnanti amano restarsene sedute sul bagnasciuga.

È un tempo che a ognuno riserva una gioia, un istante di spensieratezza e magari al momento non si sa nemmeno comprendere quanto sia fondamentale quella leggerezza capace di scacciare almeno per qualche istante i pensieri dalla mente.
Il tempo poi scorrerà e quella spiaggia un giorno sparirà, lasciando il posto alle navi e alla vita fervente del porto.

Nei giorni di un’altra estate il mare accarezzava la riva e tutti guardavano l’orizzonte, nella stagione dei bagni a Sampierdarena.

I bagnanti di Varazze

I bagnanti di Varazze si godevano la dolce villeggiatura e si lasciavano ritrarre nella foto di gruppo in ricordo di quei giorni memorabili trascorsi sulla Riviera di Ponente.
La fotografia, si intende, è sempre un po’ un’avventura misteriosa per quell’epoca e i bagnanti hanno espressioni incerte, incuriosite, a volte timide.
La giovane sulla destra che si ripara la pelle candida con un vezzoso parasole pare la più disinvolta e sicura di sé.

Sulla spiaggia di Varazze ci si diverte e ci si tuffa con gioia tra le onde del mare e poi si resta per qualche istante in posa, in attesa di tornare ad allietarsi in libertà.

Alcune donne sfoggiano graziosi abitini con le stoffe in fantasia, un tale se ne sta gagliardamente con le mani sui fianchi e sulla barca c’è persino un signore in giacca e cravatta, penso che sia l’affabile nonno del più piccoletto della compagnia, un frugoletto che tiene il ditino tra le labbra mentre osserva perplesso il fotografo.

Tre generazioni di donne, tre maniere diverse di vivere la spiaggia e il mare.
La ragazza seduta a terra è una provetta tuffatrice, ne sono certa, volteggia come una farfalla e quando le sue mani fendono l’acqua del mare lei prova nel profondo del cuore un senso di assoluta felicità.

Seduti poco distante ci sono altri spericolati nuotatori, mentre una signora se ne sta con grazia posata alla barca.

La fotografia appartenente alla mia piccola collezione venne scattata dal fotografo Ferroli che immortalò così un frammento di una stagione felice.
Era un tempo lontano, era il tempo di una bella estate a Varazze.

Un viaggio in treno negli anni ’80

È estate, sul finire degli anni ‘80 e in questo periodo della vita la mia passione è trascorrere le vacanze al mare, nella casa di famiglia della mia nonna paterna.
I genitori sono in campagna, io invece me ne andrò sulla riviera di ponente in quella casa dove troverò gli zii.
Parto in treno dalla Stazione Principe.
E siamo alla fine degli anni ‘80, vi ricordo.
Quei viaggi sono esperienze perdute e irripetibili, se allora lo avessi saputo forse mi sarei guardata attorno con più attenzione o forse no, del resto erano gli anni ‘80 ed ero impegnata solamente ad abbronzarmi e a divertirmi.
Viaggio leggera con un borsone nero pieno di costumi da bagno, vestitini svolazzanti e sandali, comprerò molte delle cose che mi servono direttamente in paese, uno dei piaceri della vacanza è andare a girare per profumerie e cercare l’abbronzante e il doposole perfetti per me, prediligo tra tutti il profumo del cocco.
Il viaggio in treno è lento e famigliare, per non annoiarmi mi sono portata una rivista e sicuramente troverò da fare uno di quei test tipici dell’estate sull’amore e l’amicizia.
Il treno per la riviera aveva gli scompartimenti con 6 posti, come dimenticare quei sedili marroni?
Penso che siano rimasti nella memoria di molti, quei viaggi sui binari parevano non finire mai.
C’era allora una maniera totalmente diversa di vivere, in ogni atteggiamento o consuetudine.
Nessuno aveva un telefono in tasca, nessuno trascorreva il tempo del viaggio a fissare uno schermo isolandosi dai vicini di posto: il mondo intorno era, in quel momento, il nostro mondo.
E magari non sempre si aveva voglia di chiacchierare, eppure fatalmente accadeva.
Binari, stazioni.
Cogoleto, Varazze, la mia meta è lontana, il mio mare è lontano.
I gabbiani fendono l’azzurro e io fantastico su come sarà la mia estate.

Savona.
Il treno si ferma più a lungo, io penso che è un po’ strano non esserci mai stata, eppure non è così distante da Genova, qualche anno dopo mi capiterà di andarci più di una volte per una felice motivazione.
Il treno riparte.
Credo di avere nella borsa un pacchetto di gomme da masticare, quelle rosa con le quali si fanno le bolle grandi.
Ho anche gli occhiali da sole, neri e con le lenti a specchio.
Viaggiamo.
Guardiamo il panorama che scorre come il tempo ma io non me ne rendo neanche conto.
Il treno ha anche i sedili in corridoio e non eri troppo fortunato se ti toccava fare il viaggio a quel modo.
Però, in quel tempo diverso, si poteva abbassare il finestrino del treno, ragioni di sicurezza hanno poi prescritto che i finestrini restassero chiusi e questo è decisamente saggio e giusto.
Però in quel tempo era diverso e io me la ricordo ancora l’aria potentissima che ti arriva in faccia mentre il treno corre verso la sua meta.
Si stava in piedi, un po’ distanti dal finestrino, appena per poco tempo, a dire il vero.
Un viaggio in treno negli anni ‘80 era un’esperienza diversa e racchiudeva pazienza, aspettativa, desiderio di arrivare e di saltare giù dal treno nella solita stazione.
Quella stazione oggi non c’è più, come tante altre cose che sono svanite, passate e trascorse.
E vi dico la verità, se allora lo avessi saputo forse mi sarei guardata attorno con più attenzione.
O forse no.

Alassio, 1 Luglio 1922

Era il 1 Luglio 1922 ad Alassio.
Era un’estate calda e felice e l’onda lenta batteva sulla riva.
Una fresca brezza marina sfiorava la pelle e per stare in spiaggia serviva un bel cappellino per ripararsi dal sole.
Una gioia infantile, una felicità semplice: essere in riva al mare, in libertà.

E i ricciolini biondi, la spallina del costume che scende, un sorriso speciale e quella luce negli occhi.

Mentre il tempo scorre, sempre come l’onda.
Mano nella mano.

Mentre il mare sfiora le caviglie, sulla spiaggia di Alassio, il 1 Luglio 1922.

La stagione balneare a Pegli

E poi venne il caldo ed ebbe inizio la stagione balneare a Pegli.
Così la bella e ampia spiaggia del ponente si affollò di bagnanti accaldati, era il tempo dello svago e della serenità.

Certe signore se ne stavano un po’ distanti dalla riva, qualcuna si riparava con un elegante parasole, altre se ne stavano sedute sui sassi a conversare amabilmente.

C’era chi stava con i piedi in acqua, chi osservava titubante il mare nell’indecisione se buttarsi o no, c’era persino chi se ne stava vestito di tutto punto sulla spiaggia, con giacca e cravatta e pure con il cappello in testa, chissà che caldo!

Alcune signore se ne stavano all’ombra della tenda ad osservare la vita della spiaggia, molti portavano candidi accappatoi.

Alcuni si avventuravano nell’acqua con l’ausilio di un salvagente e altri si sorreggevano con cautela alla corda.

Certi se ne stavano sul bagnasciuga e alcuni bimbetti erano lì sdraiati sulla spiaggia, mentre la signora in bianco si allontanava con passo deciso.

Tutte le immagini sono dettagli tratti da una mia cartolina che venne spedita nel 1910 da una certa Enrichetta alla signorina Dina di Mignanego, era il tempo delle cartoline che facevano questi brevi viaggi da una località all’altra.
E il tempo scorreva, fluendo lieve come l’onda, sulla spiaggia di Pegli.

Tre amiche alla spiaggia

Loro erano tre amiche alla spiaggia in un tempo felice.
Sorridenti, spensierate, spontaneamente allegre.
Con i costumi alla moda rigorosamente scuri e bordati di chiaro, con i cappelli raccolti sotto fazzoletti in fantasia.

Loro erano tre amiche e una portava anche una collana con un ciondolo lucente.
E mentre si facevano immortalare dal fotografo alle loro spalle altri bagnanti si godevano l’estate: c’era chi remava vigorosamente e chi si rinfrescava con una bella nuotata.

Tre amiche alla spiaggia, tre giovani vissute in un periodo certo più complicato del nostro, il loro quotidiano era di sicuro più faticoso e complesso.
Malgrado ciò i loro sorrisi raccontano ancora oggi l’incrollabile forza delle donne, la loro vitalità e la loro energia.

Mentre l’’onda salmastra accarezzava le loro caviglie per poi sciogliersi in candida schiuma.

Erano tre amiche alla spiaggia in un tempo leggero, rimasto nel cuore come incancellabile ricordo.

Un saluto da Pegli

Un saluto da Pegli, dal passato del ponente ligure e dall’ultimo scampolo della stagione estiva.
Un saluto da un manipolo di intrepidi cittadini che se ne stanno su certi leggendari scogli pegliesi: qualcuno agita il cappello, altri restano seduti in placida calma.

Un saluto dalla bella spiaggia sulla quale riposano le barche dei pescatori.
Mentre l’onda lenta canta sulla riva, davanti alle sdraio e agli ombrelloni aperti per ripararsi dal sole.

Vi ho mostrato i dettagli di due mie cartoline di Pegli, a volte leggere il testo a tergo rivela particolari interessanti.
La prima cartolina venne scritta il 17 Agosto 1909 e spedita a certe signorine in Scozia.
È scritta in italiano e la mittente riferisce di aver fatto qualche bagno a Cornigliano e aggiunge:

“Oggi fa burrasca. Il mare è grosso, anche ieri lo fu, ma mi son ancor più divertita. Comincia a venire il sole, tra poco sarà tutto celeste il cielo o tuonerà.”

Ah, il clima bizzarro della fine di agosto, dopo i primi temporali tutto cambia, è sempre stato così!
E allora un saluto da Pegli, dagli scogli Pietra Pulla sferzati dalle onde salmastre.

La seconda cartolina venne scritta e spedita il 13 Agosto 1930.
Chi scrive racconta di essere giunto ottimamente a Genova essendo solo nello scompartimento di 1° che funzionava da 2°. Una bella fortuna!
Anche il nostro visitatore riferisce di aver trovato un clima capriccioso, a tratti nuvolo e piovoso.
E tuttavia si gode la spiaggia, il sole, i giorni felici nell’ozio beato.
Da quei tempi lontani e dalla bella spiaggia luminosa a tutti voi un saluto da Pegli.