Nel passato di Via San Luca: la prestigiosa Casa Musicale del Signor De Bernardi

Ritorniamo a camminare nel passato della Superba, saliamo ancora sulla macchina del tempo per ritrovarci sotto il cielo turchese che sovrasta le case antiche di Via San Luca.

E qui ce ne andiamo a far compere, come da consuetudine dei genovesi di ieri e di oggi.

Cerchiamo un prestigioso esercizio commerciale fondato nel lontano 1880 e che ha la sua sede proprio in Via San Luca.
È il negozio del Signor Giuseppe De Bernardi, successore di Enrico.
Qui si trovano strumenti per bande e orchestre, macchine parlanti, pianoforti e accessori di ogni tipo.

Tratto da Guida Pagano del 1922 di mia proprietà

E secondo voi, camminando in Via San Luca, riusciremo a trovare il favoloso negozio del Signor De Bernardi?
Eccoci qua davanti, amici musicisti e melomani, l’emozione è davvero grande ed io sono curiosa di andare a scoprire le meraviglie esposte in vetrina!

E poi balzando all’improvviso dal passato ai tempi moderni, ecco il luogo nel quale un tempo si potevano udire melodiose armonie.

Alzando lo sguardo e ammirando altri dettagli di questa cartolina pubblicitaria che appartiene alla mia piccola collezione noteremo alcuni straordinari particolari.
L’orologio segna le 12.37 ed è lì a testimoniare un’altra importante attività: il Deposito di Orologeria del Signor Carlo Tragni.
Osservate poi con attenzione le finestre, lì sono poste due mampae e cioè quei telai che si usavano a Genova per riflettere la luce nei vicoli scuri, ne scrissi diffusamente anni fa in questo post.

Le finestre sono ancora lì e custodiscono il ricordo di tempi lontani.

All’epoca il nostro Signor De Bernardi sapeva proprio il fatto suo, infatti sul retro della cartolina aveva fatto stampare il dettaglio della ricca offerta della sua Casa Musicale.
Autopiani, armoniums e tutto il resto!
E sale di audizione!
E, badate bene, cataloghi gratis!

In effetti avvicinandosi alle vetrine c’è da rimanere a bocca aperta: spartiti, grammofoni, accessori di ogni tipo.

E dischi per tutti i gusti!

E trombe, flauti, chitarrine e romantici mandolini, ci sono strumenti di ogni genere.

Nel mio girovagare per caruggi, come sempre faccio in questi casi, ho portato con me la cartolina pubblicitaria di questo bel negozio, riconducendo così questa immagine proprio in quel luogo che fu scenario dei successi di questo abile commerciante.

E così, la prossima volta che passerete in Via San Luca, provate a guardare con attenzione: potrebbe capitarvi di vedere con gli occhi dell’immaginazione la prestigiosa Casa Musicale del Signor De Bernardi.

Un festeggiamento in famiglia

È un festeggiamento in famiglia e tutti loro sono attorno al tavolo, nel salotto di casa, luogo di molte domestiche felicità.
Su un vassoio la bottiglia e i bicchieri per il brindisi, per celebrare forse un momento importante.
La tovaglia bella, gli abiti migliori, i sorrisi che illuminano i visi.

La timidezza dei più giovani, la ritrosia della signora.

E l’allegria spontanea di una giovane donna, in un istante per tutti loro da ricordare.

Questa fotografia da me rinvenuta a uno dei soliti mercatini mi ha colpito non tanto per la qualità dell’immagine che non è di certo eccelsa o per la posa dei soggetti ma più che altro per l’ambientazione e i dettagli che costituiscono frammenti di quotidianità.
Alla parete infatti si nota il ritratto di una bimba fotografata con il cerchio, come da consuetudine del tempo.

Al lato opposto del mobile un’altra cornice racchiude la fotografia di un bimbetto più piccino.
Ci sono un vaso con i fiori e un paralume vistoso ed io osservo gli oggetti e mi domando dove siano finiti, saranno stati apprezzati e conservati dai coloro che li hanno ricevuti in eredità? E il mobile austero fa ancora bella mostra in qualche salone?

Su uno dei ripiani, in quei tempi diversi, c’erano un vaso finemente decorato e una bottiglia di Marsala Florio.

E poi l’orologio a pendolo che scandisce gli istanti, una cristalliera con i centrini sui quali sono posati i bicchieri, le coppette e i servizi buoni.

E braccia forti e salde che proteggono e conducono verso il futuro.

Era un tempo felice, era il tempo di un festeggiamento in famiglia.

Una famiglia semplice

È una famiglia semplice, questo ho pensato appena li ho veduti.
Sono persone capaci di apprezzare le piccole felicità, i traguardi del quotidiano e le conquiste di ogni giorno.
Una sorella maggiore e due fratellini.
La bimba ha il vestitino bello, i due ragazzini portano le giacchette con il gilet.

I loro stivaletti raccontano di infinite corse magari giù per certi caruggi, inseguendosi per gioco o affrettandosi verso casa dove i genitori li aspettano.

Mamma è una donna volitiva, energica, di carattere, per l’occasione sfoggia una collana di perle.

Il ritratto in formato cabinet è opera del fotografo Curletto, la fotografia in realtà non è poi così ben conservata, chissà quali peripezie ha attraversato prima di giungere tra le mie mani.
È un dolce ricordo di famiglia, un istante fissato nel tempo.

Il frugoletto di casa ha una testa di boccoli e l’espressione timida.

È un frammento di un tempo lontano, la memoria dolce di una famiglia semplice rischiarata dalla luce delle candele.

Una bella gita di primavera

E venne il tempo di una bella gita di primavera.
Tutti insieme, sotto il sole tiepido che riscalda la pelle, seduti sull’erba e sempre con una certa garbata eleganza, con grazia e rilassatezza.
E tra tutti loro non manca l’amico a quattro zampe, naturalmente.

Una paglietta, un bastone da passeggio per camminate più sicure.
E gli abiti che segnano la vita e l’immancabile parasole per difendere la carnagione candida.

Come sempre accade con le fotografie d’epoca anche in questo caso c’è una persona in particolare che cattura la mia attenzione: è lei, la ragazza con l’abito chiaro, i capelli raccolti e gli occhialini tondi.
Forse è timida e molto studiosa, forse suona il pianoforte e si diletta con il ricamo e la mamma le ricorda sempre di non sforzare gli occhi e di avere cura di se stessa.

Questa fotografia è un ritratto di famiglia che comprende diverse generazioni, un affetto autentico unisce tutte queste persone con un legame indissolubile.

Erano istanti felici, era il tempo di una bella gita di primavera, un tempo da ricordare.

Felice Pasqua a tutti!

Un cestino con gli ovetti, le semplici margheritine e un tenero pulcino.
Un fiocchetto rosso, i colori pastello e tutta la grazia della primavera.
Così, con un semplice cartolina di tempi lontani, vi porto i miei auguri per questo giorno di festa.
Cari amici, buona Pasqua a tutti voi!

Al volante

Sono due amiche intrepide, allegre e sorridenti.
Sono elegantissime, con il busto che segna la loro vita sottile, indossano abiti di buon taglio e camicette candide, portano i gioielli minuti e raffinati.
E sfoggiano ricercati cappelli arricchiti da nastri, pizzi e applicazioni floreali.
Sono due amiche e una regge saldamente un volante, chissà dove le condurrà il viaggio della vita!

Di certo il tempo che verrà presenterà loro strade tortuose ma le due amiche sapranno percorrerle insieme, con coraggio e fiducia.
La fotografia risalente ai primi del ‘900 è opera di Luigi Guerra, fotografo milanese che per i suoi meriti artistici fu premiato con la medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale del 1906.
La vettura a bordo della quale paiono ritratte le due giovani altro non è che un curioso artifizio d’antan e cioè una riuscita sagoma forse di cartone o magari di legno sapientemente dipinta, non crediate poi che tale stratagemma fosse esclusivamente riservato alle signorine, ho alcune fotografie di gagliardi giovanotti ugualmente immortalati nella medesima posa!
In questo caso a tergo della cartolina, sono riportate anche le nostalgiche parole in memoria di quel giorno felice e così si legge:

“Carissima Rita, ti rammenti di questo scherzo? Ci rassomiglia o no? A destra è un’amica ed a sinistra è la tua Maria che ricordandoti viene a portarti tante cose belle ed affettuosissime.”

E così, con tutta la gioia e l’entusiasmo della giovinezza, ecco qua Maria e la sua amica, a bordo della loro rombante automobile.

La festa del papà

Questo è un ritratto di famiglia e racconta la bellezza dell’armonia, da questi sguardi traspare un’autentica serenità che nulla sembra poter scalfire.
La mamma accenna quasi un sorriso e ha gli occhi luminosi e allegri, la bimba ritta tra i due genitori appare timida ma anche curiosa, ha un guizzo di vivacità che si manifesta malgrado la sua posa quieta.
La piccina è figlia unica e così è tanto coccolata dai suoi genitori, la mamma si diletta nel comprarle gli abiti più graziosi e la veste con cura e buon gusto.
Questa famiglia venne ritratta dal sempre bravo fotografo Achille Testa che, a mio personale parere, doveva avere un talento particolare nel cogliere le sfumature dei caratteri.
Questo padre, in particolare, ha colpito la mia attenzione per il suo atteggiamento bonario e benevolo, porta i baffi secondo la moda del suo tempo ma non ha quell’aspetto austero e distaccato che a volte mi è parso di notare in altre fotografie di suoi contemporanei.
Sembra una persona di buon carattere, gioviale, accogliente, incline all’ascolto e alla comprensione, un capofamiglia affidabile e solido, amorevole e affettuoso.
È un giovane uomo e, in quel momento della sua vita, padre di un’unica figlia tanto amata e vezzeggiata, la piccola è la luce dei suoi occhi.
E così, con questo ritratto di famiglia che viene da giorni lontani di Genova, auguro buona festa a tutti i papà.

Genova, 1926: la bottega dei Fratelli Canepa

Ritorniamo nel passato di Genova, siamo nel 1926 e ce ne andiamo a far compere nei nostri caruggi.
Un passaggio rapido di nuvole e il cielo turchese, sapete riconoscere il luogo nel quale ci troviamo?

Percorriamo un altro tratto di strada, dove ci sovrasta un magnifico incrocio di vicoli, uno di quei luoghi autentici della Superba.

Benvenuti in Canneto il Lungo, luogo amatissimo dai genovesi tutti, qui si coglie l’anima semplice e vera della città.
Botteghe e fastosi palazzi, quotidianità e grandiosità e una sapiente armonia.

Andiamo avanti con fiducia, la nostra meta è il fornitissimo negozio dei Fratelli Canepa, abili commercianti che hanno cura della loro clientela.
Qui tutti vengono accolti con un sorriso e con disponibilità: i Fratelli Canepa hanno una bella macelleria al 18 rosso di Canneto il Lungo.
E sapete, all’epoca la concorrenza doveva essere notevole, da quanto risulta dalla mia Guida Pagano dell’anno 1926.
Su queste pagine infatti si legge che in quell’anno in Canneto c’erano altre nove macellerie e quindi le massaie che andavano in giù per far compere avevano una bella scelta, ah sì!
Di conseguenza i negozianti dovevano essere abili nel fidelizzare la propria clientela, secondo me i Fratelli Canepa lo sapevano bene!

Ogni volta che cammino in centro ormai osservo la città vecchia in altra maniera, certo tracce e piccoli indizi anche insignificanti che possano in qualche modo condurmi nel passato.
E così, notando un antico negozio sono andata a cercare notizie di questa bottega del tempo passato e vi ho portato ancora una volta con me, nel magnifico negozio dei Fratelli Canepa in Canneto il Lungo.

Dalla stessa parte

Eccoli qua, loro sono due piccoletti teneri e vispissimi, hanno quella luce negli occhi che racconta proprio una certa vivacità.
E se ne stanno lì, buoni buoni, così vicini.
Devo ammettere che appena li ho visti ho sorriso, è stato inevitabile.
E poi, mi sono domandata se questi due fosssero gemelli o magari cuginetti, è una bella domanda alla quale non so rispondere, direi però che sembrano coetanei.
E poi, subito dopo, un preciso particolare ha suscitato la mia curiosità: i due piccoletti guardano dalla stessa parte.
Sì, erano tempi diversi ma i bambini in realtà sono uguali in qualunque tempo e come poteva fare il bravo fotografo Barone a far rimanere questi due in posa per la fotografia? Un bel problema, ma non certo per un professionista come lui!
E quindi, facendo una personale supposizione, credo di poter sostenere che i due piccoletti guardano verso un punto che attira la loro attenzione: e in quel punto c’è una persona cara, magari una mamma amorosa o un papà affabile che cerca di distrarli.
Non mi è nemmeno tanto difficile immaginare la scena, a dire il vero.

Sì, poi che dolcezza questi due!
Con quelle cuffiette tutte pizzi e fiocchi, con gli abitini candidi e vaporosi e le manine piccine.
Con gli occhi spalancati sul tempo che verrà portando piccole, nuove gioie.
Lì, seduti, con tutta la vita davanti.
E mi piace pensare che la vita sia stata gentile con loro e che siano cresciuti insieme, aiutandosi reciprocamente e ascoltandosi e che siano diventati grandi  guardando ancora dalla stessa parte.

Un amore imperituro

Era un amore intenso e vero.
Era un amore composto di languidi sospiri, tenerezze e dolci corrispondenze.
Un sentimento distante e perduto in un secolo ormai svanito.
Ne è rimasta traccia in alcune cartoline che lui scrisse a lei, dichiarandole la sconfinata grandezza del suo amore.
Da Tiberio alla sua Concettina.

Ricordavo vagamente di aver già sentito questi nomi e in effetti di loro ho già avuto modo di scrivere in questo post dedicato a due cartoline che Tiberio mandò alla sua amata.
Tiberio aveva una certa vena poetica, bisogna riconoscerglielo, in questa terza romantica cartolina così scrive.

Concettina adorata!
L’amore imperituro, il bacio ardente, l’abbraccio appassionato.
Tiberio tuo.

Era un amore potente e sincero, un amore che faceva battere forte il cuore.