I primi amori restano impressi, solo a parlarne ci si emoziona.
E lui è stato il mio primo amore virtuale.
Sapete, quando si è ragazzine si sogna ad occhi aperti ed ogni passo che compi nel mondo ti porta dentro ad un altro sogno.
Ecco, io avrei voluto partire.
La California, le strade che si perdono nell’infinito, lui, il suo pianoforte.
E poi l’oceano, la chitarra, la sabbia, gli hippies.
Lui era un mito, un simbolo della West Coast, era bello, sofferto, impegnato.
Era continuamente on the road e in prima fila nel movimento contro il nucleare.
E poi, poi mi faceva tenerezza, sapete, aveva perso la moglie, una morte tragica, spesso cantata in molte sue canzoni.
Malinconia.
Eravamo ragazzine romantiche, noi.
Avevo il libro con tutti i testi delle sue canzoni, ancora ce l’ho.
E io ogni tanto sento la sua voce, sento che mi dice give up your heart and you lose your way.
Rinuncia al tuo cuore e smarrirai la strada.
E a volte, quando lo ascolto, mi sembra di tornare indietro nel tempo.
E ve l’ho detto, a noi, a quell’età, il cuore batteva all’impazzata.
E i sogni, i nostri sogni erano dolci e impossibili, nulla di reale e realizzabile.
Io a cantare non ci ho mai provato, neanche sono il tipo da mettermi troppo in mostra.
Ma ricordo che alle feste c’era questa sua canzone che ascoltavamo sempre.
E poi c’era uno che arpeggiava sulle corde della chitarra e la si cantava tutti insieme, battendo le mani per tenere il ritmo.
E sapete come sono certi sogni, assoluti e visionari.
Il mio era salire accanto a lui su quel palco, e interpretare la parte femminile di questa sua canzone.
Questo brano lui di solito lo esegue sempre dopo un altro, vanno ascoltati insieme, perchè insieme sono una storia.
Il primo pezzo, The Load out, narra come sia la vita randagia dei musicisti che sono sempre in giro, tra una città e l’altra.
La musica parte piano, poi il ritmo cresce e ti porta via.
E poi arriva quella canzone, Stay, che ha accompagnato il battito del mio cuore.
E’ il 1978, lui è Jackson Browne e questo è uno dei miei sogni.