La disavventura del povero Giuseppe accadde in un caldo giorno d’estate ed è narrata con dovizia di particolari sul quotidiano Il Lavoro del 17 Luglio 1910.
Dunque, dovete sapere che questo signore originario di Pisa di lì a poco doveva imbarcarsi su un vapore diretto in America e così, mentre se ne andava su per Via Balbi incontrò un tale che, guarda caso, disse che pure lui doveva partire per l’America, che combinazione!
I due fecero un lungo tratto di strada insieme fino a quando si unì a loro pure un terzo individuo.
A questo punto, come racconta puntuale il cronista, si diressero tutti insieme verso il Cimitero di Staglieno ma durante la strada il primo dei due compari mostrò all’ingenuo Giuseppe una busta che a suo dire conteneva ben 22.000 Lire.
Fatto sta che il tale sostenne di aver paura di essere derubato e quindi pensò bene di nascondere il suo tesoretto sotto il ponte della ferrovia.
I tre ripresero quindi il cammino ma, dopo poco, il tale ci ripensò e infatti chiese a Giuseppe se poteva andare a recuperare la busta e Giuseppe acconsentì.
Il tizio però gli chiese di lasciare come garanzia il suo portamonete con 15 scudi d’argento e Giuseppe, anima candida e ingenua, consegnò fiducioso il portamonete e si diresse verso il ponte.
E sapete, quando recuperò la busta ci rimase con un palmo di naso perché si accorse che conteneva solo un fazzoletto e dei fogli di giornale.
Presto si precipitò in cerca dei due ma di loro, naturalmente, non c’era più traccia.
Il povero Giuseppe, tuttavia, non si si perse d’animo e il giorno dopo si recò alla Stazione Marittima e denunciò l’accaduto a un delegato di polizia.
Le autorità, indomite e attente, poco dopo individuarono al Ponte Federico Guglielmo i due truffatori che avevo teso il beffardo tranello al povero Giuseppe, tra i loro effetti personali trovarono anche un facsimile del biglietto di banca che avevano mostrato alla vittima e quei luccicanti 15 scudi d’argento.
Siccome si temeva che i due compari avessero messo a segno altri tiri simili i due vennero anche fotografati per poter essere identificati da eventuali altre vittime.
Il nostro Giuseppe recuperò le sue preziose monete e infine si imbarcò su quel vapore che lo condusse verso una nuova vita.
E io, leggendo questi fatti raccontati su quel quotidiano genovese, non posso fare a meno di domandarmi che destino abbia avuto l’ingenuo Giuseppe, partito per l’America dalla Stazione Marittima in un giorno di Luglio del 1910 con il suo borsellino con 15 scudi d’argento.

















































