Il colore verde

Il colore verde è grazia, leggerezza e incanto, nella sinfonia dei rami degli alberi davanti al panorama dei monti che circondano la mia Fontanigorda.

Il colore verde ha infinite sfumature che divengono sempre più accese con l’approssimarsi dell’estate.

Il colore verde è intenso, vitale, brioso, nella prospettiva sempre amata del Bosco delle Fate.

Il colore verde è vibrante e vivace, si veste dell’umidità dei muschi e della tenerezza delle piantine appena cresciute.

Il colore verde è respiro, afflato, battito del bosco.

È anima e mistero, culla della vita e della rinascita.

Il colore verde profuma di giovinezza e al tempo stesso di saggezza autentica, il colore verde è la voce della terra.

Accoglie, nel suo cuore, l’infinito del cielo.

E si snoda in straordinarie complessità.

Accudisce piccoli fiori selvatici, insetti e creature.

E si svela nella perfezione delle foglie.

Accompagna il cammino lungo il sentiero, custode della bellezza e degli orizzonti.

Con questa meraviglia l’immensità del creato a noi si dona, nella leggiadra armonia del colore verde.

Sui petali, a Fontanigorda

E così, librandosi in volo verso un fiore che sboccia libero al margine della strada che a Fontanigorda conduce all’incantato Bosco delle Fate.

E ancora, nella dolcezza del clima dolce della Val Trebbia, avvicinarsi alla rosa che gentile si apre al sole.

Lassù, tra i prati e i boschi, gli insetti ronzano beati e felici, così li ho veduti nel corso della mia recente passeggiata nel mio paesino del cuore.
Dondolando su uno stelo, con leggerezza.

E affondando le zampette nel polline, questa è vita, bellezza e felicità!

E poi, ogni piccolo fiore sa essere immenso e straordinario, è pur sempre una questione di punti di vista.

E poi così, in uno splendore di verde lucente, passeggiando su una rosa.

In uno straordinario gioco di contrasti semplicemente inimitabile.

Sui petali, in un giorno di giugno, nella mia Fontanigorda.

Tra le rose di Fontanigorda

E così ho camminato ancora tra le rose di Fontanigorda, là dove l’aria è fresca e pulita.

Le rose dai petali di velluto si stagliano contro l’azzurro.

E i boccioli timidi ancora devono sbocciare.

Rose fluttuanti, generose, leggere.

E profumate, splendide e deliziose, pronte ad accogliere la bella estate.

Le rose eleganti che sempre ho amato e veduto crescere e rifiorire.

Sontuose regine dei giardini e del tempo del sole.

Bianche si aprono una accanto all’altra.

Screziate nella loro magnificenza.

Gareggiano per grazia e beltà.

E alcune, più piccole, dondolano lievi nell’aria di giugno.

Odorose, regali, inimitabili.

Sono le belle rose della mia Fontanigorda, in questo tempo di sole e di luce.

Ad ali spiegate

È bastata solo qualche ora trascorsa ieri nella mia Fontanigorda per ritrovare, ancora, la grazia delle prime farfalle.

Un’armonia perfetta sui fiori selvatici e liberi.

Un incantevole equilibrio che sempre e ancora mi meraviglia.

Sono i nuovi inizi, è il tempo del caldo e del cielo terso.

Ad ali spiegate, con leggerezza.

Luce tra gli alberi

Erano gli alberi di Fontanigorda carichi di foglie di questo inizio d’autunno.
Erano gli alberi che a breve si vestiranno di bronzo e di oro.
Erano gli alberi che sovrastano la strada del Bosco delle Fate, silenziosa e incantevole.
E c’era il sole che filtrava tra le foglie, così improvviso e gentile.
Luce tra gli alberi immensi e meravigliosi di Fontanigorda.

La Bella di Torriglia

Questa è la storia di una fanciulla della quale si narra che sia stata molto desiderata.
Questa fanciulla abitava nella ridente località di Torriglia ed era talmente bella e seducente da avere moltissimi pretendenti e tutti avrebbero voluto sposarla, ma le cose poi andarono in diversa maniera.
Divenne così protagonista del seguente celebre e diffuso detto popolare genovese:

A l’é a bella de Torriggia: tutti a vêuan e nisciûn s’a piggia.
È la bella di Torriglia: tutti la vogliono e nessuno se la piglia.

Ma chi era la Bella di Torriglia?
Raccontano gli ottimi Nello e Ivana Ferrando nel loro volume dal titolo I proverbi genovesi edito da Sagep nel 1997 che la nostra eroina con tutta probabilità doveva essere la giovane Rosa Garaventa che visse fino all’anno 1868.
Rosa divenne talmente celebre che sul giornale umoristico “La Farfalla” fu pubblicato un suo ritratto accompagnato dalla seguente didascalia: “Regina di Torriglia accende i cuor / si chiama Rosa e un fior essa è tra i fior”.
Ma c’è anche una seconda candidata al titolo di bella di Torriglia: si tratta di una certa Clementina vissuta nel XVI Secolo e amata dal Conte Sinibaldo Fieschi di Lavagna.
E infine c’è una terza possibilità ma questa non è citata nel libro dei Ferrando.
Si tratterebbe della giovane Maria Traverso, nata nel 1818 e vissuta fino al 1902, la bella Maria è così raffigurata nel dipinto di Pietro Lumachi collocato sotto il portico di quella che fu un tempo la casa di Maria.

E se osservate la prospettiva è esattamente questa.

È la caratteristica Piazza Fieschi con le sue case colorate.

E chiunque sia stata la Bella di Torriglia possiamo provare a immaginare l’avvenente fanciulla che attraversa le strade del suo paese ammirata da tutti i suoi corteggiatori.
O forse non è mai davvero esistita la Bella di Torriglia, tuttavia la sua figura è ormai parte del nostro immaginario comune.

Ritornando ancora al celebre detto ecco altre varianti riportate nel volume Filastrocche genovesi e liguri di Beatrice Solinas Donghi edito da Sagep nel 2004.
Ritroviamo così l’ambita fanciulla, in queste rime però il detto assume un significato davvero del tutto differente:

A l’é a bella de Torriggia,
tutti a vêuan, nisciûn a piggia,
ma quando poi a s’é maiâ,
tutti orieivan aveila sposâ. 

È la bella di Torriglia,
tutti la vogliono, nessuno la piglia,
ma quando poi si è maritata,
tutti vorrebbero averla sposata.

E ancora:

A bella de Torriggia cô çento galanti a l’é morta figgia.
La bella di Torriglia con cento pretendenti è morta signorina.

E per finire, un monito:

Dixe a figgia de Torriggia: chi vêu troppo, ninte piggia.
Dice la fanciulla di Torriglia: chi troppo vuole niente piglia.

Così la tradizione ha fatto pervenire fino a noi questo detto molto popolare che è ormai parte del nostro comune modo di parlare, ognuno di noi una volta nella vita di certo lo ha usato!
Se doveste andare in Val Trebbia e in particolare a Torriglia, località di villeggiatura molto amata dai genovesi, cercate una certa dimora dove un tempo abitò una certa fanciulla.
E così troverete lei: la Bella di Torriglia con la brocca in mano e il sorriso radioso, una fanciulla divenuta leggenda.

Sulla riva del Trebbia

Quando il caldo è feroce e pressante taluni amano ristorarsi sulla riva del Trebbia.
I sassi, un lettino, una buona lettura e una magnifica pace.

Mentre l’acqua scorre briosa.

Tra il verde intenso d’estate.

Un ombrellone per ripararsi dal sole mentre l’acqua ancora fluisce, sotto il ponte di Montebruno.

Un piccolo angolo di paradiso per bagnanti affezionati a questi luoghi.

Qui dove l’acqua è trasparente e chiara.

Qualcuno poi aveva sistemato il lettino un po’ più avanti.

Un luogo speciale dove ritemprarsi dal caldo prepotente.

E dove l’acqua è fresca, limpida e cristallina.

Nel tempo d’estate, a Montebruno, sulla riva del Trebbia.

Quiete d’agosto a Montebruno

In campagna, in quei luoghi accoglienti come un abbraccio, puoi trovare una magnifica quiete.
Così, come in un quadro di bucolica bellezza.
La buca delle lettere dove recapitare parole d’amore e di amicizia.
Le sedie per mettersi fuori di casa a far quattro parole guardando la vita che scorre.
La bicicletta e una sosta ristoratrice.
E un tempo lento, il tempo della quiete d’agosto a Montebruno.

Semplicemente Ferragosto

Semplicemente ferragosto, con i fiori più semplici sbocciati tra l’erba di Fontanigorda.
Sui prati, dove la vita freme e sempre si rinnova.
La perfetta bellezza della natura per augurarvi di trascorrere in serenità questa giornata di festa, buon Ferragosto a tutti voi!

A Fontanigorda, sulle strade già percorse

Ogni volta che ritorno a Fontanigorda, pur brevemente e per poche ore, ogni luogo è memoria e ricordo e sensazione già vissuta in diverse epoche della vita.
La strada che porta al paese, non si riusciva mai a farla tutta senza fermarsi perché nei piccoli paesini si incontra sempre qualcuno che si conosce e allora ci si ferma a parlare o chissà che altro.

E tutto è come sempre è stato, mentre  fiori allegri sbocciano generosi nei vasi.

Il campanile, gli angeli, il cielo azzurro.

E la strada per il Bosco delle Fate, fatta migliaia di volte, di corsa o in bicicletta, con le ginocchia sbucciate e più con calma, poi.

E le ortensie che delicate fioriscono sotto il sole.

Una delle mie panchine, quella dove mi fermavo a guardare le stelle e ad ascoltare le cicale, seduta qui ho letto un intero libro di Stendhal.

Il Bosco delle Fate, gli alberi.

E le foglie che cantano nel vento.

Le piccole mele sui rami protesi verso la luce.

E le zucchine negli orti con i loro fiori densi di sole.

Le finestre fiorite, nel tempo d’estate.

Le nuvole vaghe sui monti, il cielo, un orizzonte che per me è nostalgica e indelebile memoria.