La dolcezza delle ortensie di Fontanigorda

Non c’è estate senza la dolcezza delle ortensie di Fontanigorda e mi è bastata una semplice passeggiata per le stradine del paese per poter cogliere questa straordinaria bellezze.

Le magnifiche ortensie dai toni del rosa.

Vivaci di lilla e di sole radioso.

Così generose davanti alle case del mio amato paesino.

Allegre, trionfanti, semplici e straordinarie.

In una sinfonia di delicate sfumature.

Vicino a scalette, fontanelle e panni stesi.

Con i loro petali dai toni rasserenanti e tenui.

Di rosa e d’azzurro d’estate.

Sotto il cielo celeste della Val Trebbia così sbocciano le dolci ortensie di Fontanigorda.

Micetti di Fontanigorda

E tornando sul finire di luglio a Fontanigorda ho incontrato nuovi vivacissimi micetti anche piuttosto circospetti, a dir la verità.

In effetti una certa cautela è più che comprensibile!

Mica ci si può fidare della prima che passa di lì, meglio starsene un po’ distanti dietro la roccia.

Ancor meglio è rimanere vicini alla mamma.

Curiosi ma non troppo!

Sempre prudenti e un po’ diffidenti.

Teneramente vicini in quest’avventura di diventare grandi.

I micetti di Fontanigorda, come sempre, sono delle vere bellezze.

E sua maestà la squamina diventerà un’adorabile regina.

Una delle due mamme mi guardava attentamente, a mio parere a volte i gatti hanno espressioni silenziosamente eloquenti.

Quanta dolcezza in questi piccolI intraprendenti gattini!

Pronti ad affrontare il mondo con curiosità, tenacia ed entusiasmo.

Sono i dolci micetti di Fontanigorda, nei nuovi inizi del tempo d’estate.

Ricordi d’estate degli anni ’70

Quando arriva l’estate il pensiero, inesorabile, scivola nel passato per arrivare a quegli anni ‘70 che mi hanno regalato un patrimonio di ricordi straordinari e preziosissimi.
Noi bambini degli anni ‘70 eravamo semplici e ci divertivamo con poco: ci bastavano una corda per saltare, un elastico o una scatola di perline, la nostra creatività e la vivacità dell’infanzia facevano il resto.
Io ero una bambina felicissima, soprattutto non mi annoiavo mai, avevo sempre qualcosa da fare anche quando ero da sola e questa è una dote che credo di aver conservato nell’età adulta.
Noi bambini degli anni ‘70 desideravamo le cose fortissimo, non saprei come meglio dirlo.
Al martedì, a Fontanigorda, c’era il mercato con il banco dei giocattoli, i due signori che lo gestivano sono rimasti impressi nella mia memoria come i protagonisti di una bella fiaba, arrivavano di mattina presto e sulla piazza allestivano il loro banco con bambole, palloncini variopinti, bacchette magiche e coroncine d’argento per improvvisate fatine di campagna, palloni da calcio e racchette da volano.
E poi, come vi dicevo, noi bambini degli anni ‘70 desideravamo le cose fortissimo e non era mai scontato che poi le avremmo avute: questo forse, in qualche modo, ci ha insegnato ad essere persone migliori.
E allora, in un giorno qualunque di una di quelle estati, ci poteva capitare di volere da matti una semplice confezione di bolle di sapone e di chiederci se la mamma ce l’avrebbe comprata!
E non so descrivere la gioia che provavamo quando poi, alla fine, entravamo in possesso dell’oggetto dei nostri infantili desideri: a quel punto far le bolle di sapone diventava ancor più divertente, potete giurarci.
Quindi, noi che sapevamo desiderare le cose in quel modo fortissimo, naturalmente poi eravamo anche capaci di assaporare la gioia delle nostre piccole conquiste ed è una sensazione che non ho mai dimenticato.
Noi bambini degli anni ‘70 eravamo entusiasti, avventurosi e sempre in movimento.
E avevamo anche le nostre buone abitudini e le nostre debolezze: ad esempio, quei lecca lecca colorati e dolcissimi che ci piacevano tantissimo!
Sì, proprio quei lecca lecca ovali, un po’ trasparenti che se ne stavano tutti allineati nell’espositore in attesa delle nostre golose manine.
Ora, io non so dirvi se ad attirarmi fosse più il colore o il sapore ma io ho sempre avuto un debole per quello all’amarena, era buonissimo e di più non si poteva!
Qualche anno fa, a Fontanigorda, chiacchierando con una cara amica ricordavamo quegli anni e quella delizia succosa e lei, qualche giorno dopo ,si presentò da me con un regalo davvero speciale: i lecca lecca colorati!
Sì, un po’ più tondi di quelli là che mangiavamo da piccoli ma per il resto attraenti, gustosi e invitanti proprio come quelli della nostra infanzia.
E per qualche istante è stato come ritornare indietro ed essere ancora, imprevedibilmente, una bambina degli anni ‘70 in una bella e felicissima estate.

Il colore verde

Il colore verde è grazia, leggerezza e incanto, nella sinfonia dei rami degli alberi davanti al panorama dei monti che circondano la mia Fontanigorda.

Il colore verde ha infinite sfumature che divengono sempre più accese con l’approssimarsi dell’estate.

Il colore verde è intenso, vitale, brioso, nella prospettiva sempre amata del Bosco delle Fate.

Il colore verde è vibrante e vivace, si veste dell’umidità dei muschi e della tenerezza delle piantine appena cresciute.

Il colore verde è respiro, afflato, battito del bosco.

È anima e mistero, culla della vita e della rinascita.

Il colore verde profuma di giovinezza e al tempo stesso di saggezza autentica, il colore verde è la voce della terra.

Accoglie, nel suo cuore, l’infinito del cielo.

E si snoda in straordinarie complessità.

Accudisce piccoli fiori selvatici, insetti e creature.

E si svela nella perfezione delle foglie.

Accompagna il cammino lungo il sentiero, custode della bellezza e degli orizzonti.

Con questa meraviglia l’immensità del creato a noi si dona, nella leggiadra armonia del colore verde.

Sui petali, a Fontanigorda

E così, librandosi in volo verso un fiore che sboccia libero al margine della strada che a Fontanigorda conduce all’incantato Bosco delle Fate.

E ancora, nella dolcezza del clima dolce della Val Trebbia, avvicinarsi alla rosa che gentile si apre al sole.

Lassù, tra i prati e i boschi, gli insetti ronzano beati e felici, così li ho veduti nel corso della mia recente passeggiata nel mio paesino del cuore.
Dondolando su uno stelo, con leggerezza.

E affondando le zampette nel polline, questa è vita, bellezza e felicità!

E poi, ogni piccolo fiore sa essere immenso e straordinario, è pur sempre una questione di punti di vista.

E poi così, in uno splendore di verde lucente, passeggiando su una rosa.

In uno straordinario gioco di contrasti semplicemente inimitabile.

Sui petali, in un giorno di giugno, nella mia Fontanigorda.

Tra le rose di Fontanigorda

E così ho camminato ancora tra le rose di Fontanigorda, là dove l’aria è fresca e pulita.

Le rose dai petali di velluto si stagliano contro l’azzurro.

E i boccioli timidi ancora devono sbocciare.

Rose fluttuanti, generose, leggere.

E profumate, splendide e deliziose, pronte ad accogliere la bella estate.

Le rose eleganti che sempre ho amato e veduto crescere e rifiorire.

Sontuose regine dei giardini e del tempo del sole.

Bianche si aprono una accanto all’altra.

Screziate nella loro magnificenza.

Gareggiano per grazia e beltà.

E alcune, più piccole, dondolano lievi nell’aria di giugno.

Odorose, regali, inimitabili.

Sono le belle rose della mia Fontanigorda, in questo tempo di sole e di luce.

Ad ali spiegate

È bastata solo qualche ora trascorsa ieri nella mia Fontanigorda per ritrovare, ancora, la grazia delle prime farfalle.

Un’armonia perfetta sui fiori selvatici e liberi.

Un incantevole equilibrio che sempre e ancora mi meraviglia.

Sono i nuovi inizi, è il tempo del caldo e del cielo terso.

Ad ali spiegate, con leggerezza.

Luce tra gli alberi

Erano gli alberi di Fontanigorda carichi di foglie di questo inizio d’autunno.
Erano gli alberi che a breve si vestiranno di bronzo e di oro.
Erano gli alberi che sovrastano la strada del Bosco delle Fate, silenziosa e incantevole.
E c’era il sole che filtrava tra le foglie, così improvviso e gentile.
Luce tra gli alberi immensi e meravigliosi di Fontanigorda.

La Bella di Torriglia

Questa è la storia di una fanciulla della quale si narra che sia stata molto desiderata.
Questa fanciulla abitava nella ridente località di Torriglia ed era talmente bella e seducente da avere moltissimi pretendenti e tutti avrebbero voluto sposarla, ma le cose poi andarono in diversa maniera.
Divenne così protagonista del seguente celebre e diffuso detto popolare genovese:

A l’é a bella de Torriggia: tutti a vêuan e nisciûn s’a piggia.
È la bella di Torriglia: tutti la vogliono e nessuno se la piglia.

Ma chi era la Bella di Torriglia?
Raccontano gli ottimi Nello e Ivana Ferrando nel loro volume dal titolo I proverbi genovesi edito da Sagep nel 1997 che la nostra eroina con tutta probabilità doveva essere la giovane Rosa Garaventa che visse fino all’anno 1868.
Rosa divenne talmente celebre che sul giornale umoristico “La Farfalla” fu pubblicato un suo ritratto accompagnato dalla seguente didascalia: “Regina di Torriglia accende i cuor / si chiama Rosa e un fior essa è tra i fior”.
Ma c’è anche una seconda candidata al titolo di bella di Torriglia: si tratta di una certa Clementina vissuta nel XVI Secolo e amata dal Conte Sinibaldo Fieschi di Lavagna.
E infine c’è una terza possibilità ma questa non è citata nel libro dei Ferrando.
Si tratterebbe della giovane Maria Traverso, nata nel 1818 e vissuta fino al 1902, la bella Maria è così raffigurata nel dipinto di Pietro Lumachi collocato sotto il portico di quella che fu un tempo la casa di Maria.

E se osservate la prospettiva è esattamente questa.

È la caratteristica Piazza Fieschi con le sue case colorate.

E chiunque sia stata la Bella di Torriglia possiamo provare a immaginare l’avvenente fanciulla che attraversa le strade del suo paese ammirata da tutti i suoi corteggiatori.
O forse non è mai davvero esistita la Bella di Torriglia, tuttavia la sua figura è ormai parte del nostro immaginario comune.

Ritornando ancora al celebre detto ecco altre varianti riportate nel volume Filastrocche genovesi e liguri di Beatrice Solinas Donghi edito da Sagep nel 2004.
Ritroviamo così l’ambita fanciulla, in queste rime però il detto assume un significato davvero del tutto differente:

A l’é a bella de Torriggia,
tutti a vêuan, nisciûn a piggia,
ma quando poi a s’é maiâ,
tutti orieivan aveila sposâ. 

È la bella di Torriglia,
tutti la vogliono, nessuno la piglia,
ma quando poi si è maritata,
tutti vorrebbero averla sposata.

E ancora:

A bella de Torriggia cô çento galanti a l’é morta figgia.
La bella di Torriglia con cento pretendenti è morta signorina.

E per finire, un monito:

Dixe a figgia de Torriggia: chi vêu troppo, ninte piggia.
Dice la fanciulla di Torriglia: chi troppo vuole niente piglia.

Così la tradizione ha fatto pervenire fino a noi questo detto molto popolare che è ormai parte del nostro comune modo di parlare, ognuno di noi una volta nella vita di certo lo ha usato!
Se doveste andare in Val Trebbia e in particolare a Torriglia, località di villeggiatura molto amata dai genovesi, cercate una certa dimora dove un tempo abitò una certa fanciulla.
E così troverete lei: la Bella di Torriglia con la brocca in mano e il sorriso radioso, una fanciulla divenuta leggenda.

Sulla riva del Trebbia

Quando il caldo è feroce e pressante taluni amano ristorarsi sulla riva del Trebbia.
I sassi, un lettino, una buona lettura e una magnifica pace.

Mentre l’acqua scorre briosa.

Tra il verde intenso d’estate.

Un ombrellone per ripararsi dal sole mentre l’acqua ancora fluisce, sotto il ponte di Montebruno.

Un piccolo angolo di paradiso per bagnanti affezionati a questi luoghi.

Qui dove l’acqua è trasparente e chiara.

Qualcuno poi aveva sistemato il lettino un po’ più avanti.

Un luogo speciale dove ritemprarsi dal caldo prepotente.

E dove l’acqua è fresca, limpida e cristallina.

Nel tempo d’estate, a Montebruno, sulla riva del Trebbia.