Côte d’Azur

Le piante di agrumi in vaso fornivano una nota superiore intrigante che si mescolava alla fragranza dei pini. Lo scuro promontorio di Cap d’Antibes si stagliava sullo sfondo del cielo all’estremità orientale della grande baia disegnata da una curva di luci tremule che finivano per stemperarsi nell’illuminazione di Juan les-Pens a cinque chilometri di distanza.”

È nell’amena dolcezza della Costa Azzurra che scopriamo un luogo leggendario: lo Château de l’Horizon, magnifica villa in stile Art Deco fatta costruire nel 1932 da Maxine Elliott, attrice statunitense, donna volitiva e affascinante, protagonista della vita mondana della sua epoca.
Allo Château de l’Horizon e a quel mondo dorato è dedicato il volume Côte d’Azur. 1920-1960: gli anni d’oro della Riviera francese di Mary S. Lovell e pubblicato da Neri Pozza.
Il libro è il racconto straordinario di quell’ambiente così vivace ed esclusivo: allo Château de l’Horizon Maxine terrà feste, balli ed eventi mondani ai quali parteciperà tutto il bel mondo.
La narrazione ha inizio dagli anni ‘20, frizzante epoca di nuove eleganze e ricercate sensualità: vanno di moda i capelli a caschetto, i cappelli a cloche e gli abiti di seta impalpabile.
La Lovell, con impareggiabile raffinatezza e con magnifica competenza, interpreta lo spirito di quell’epoca e lo svela attraverso le vicende delle stelle del jet set che brillavano allora sulla riviera francese.
Il volume è infatti un’inesauribile miniera di vicende curiose e intriganti, non manca nessuno tra le pagine di questo libro: da Coco Chanel ad Elsa Maxwell, da William Somerset Maugham alla raffinata socialite Doris Delevingne, prozia dell’incantevole top model Cara.

E non manca Elsa Schiaparelli che della moda fu una vera icona: fu creato per lei il colore rosa Schiaparelli, così intenso da essere appunto definito shocking.
Grande protagonista di questo libro è poi Winston Churchill che era spesso ospite di Maxine al suo Château de l’Horizon, sono moltissimi gli aneddoti che riguardano lo statista.
Churchill era celebre per il suo tagliente umorismo e la Lovell narra che una volta un altro ospite gli chiese se avesse letto il suo libro e Churchill lapidario replicò: No, leggo solo per piacere o per trarne vantaggio.
I fasti dello Château de l’Horizon fatalmente furono, per un certo periodo, oscurati dalle cupezze della II Guerra Mondiale: in quegli anni parte della villa fu trasformata in atelier, le donne del posto producevano abiti per i poveri dei dintorni e in quelle circostanze Maxine fece usare i suoi abiti parigini e le stoffe preziose di cui erano fatti divennero pigiami e scamiciati per i bimbi meno fortunati.
La morte di Maxine, sopravvenuta nel 1940, rappresentò anche l’inizio di una nuova epoca per lo Château de l’Horizon che divenne di proprietà del principe Aly Khan.
È una nuova stagione di mondanità, Aly sposerà l’attrice Rita Hayworth, in un giorno di maggio, proprio allo Château de l’Horizon.
La Lovell racconta la loro vicenda appassionata, il loro sarà un sogno infranto e non un amore destinato a durare per sempre, per un certo periodo poi Aly avrà accanto un’altra celebre attrice di Hollywood: la diafana e sensuale Jane Tierney.
E poi viene narrato un amore giovanile di Gianni Agnelli e tra le pagine di questo libro trovano anche spazio le tormentate vicende di Edoardo Duca di Windsor e di sua moglie Wallis Simpson.
È davvero improbabile pensare di poter citare tutte le celebrità che troverete in questo magnifico volume: la Lovell, con la sua scrittura sapiente, asciutta e coinvolgente, vi porterà proprio là, allo Château de l’Horizon.
Côte d’Azur copre quarant’anni di storia di un luogo che non ha perduto il suo fascino: tutto è mutato ma ancora si cela la memoria di quegli anni gloriosi sulla riviera francese.

“Il mondo di Maxine è ormai scomparso da tempo, ma ogni decennio porta un nuovo gruppo di persone tra queste ville incredibili; più ricche e forse meno affascinanti di quelle che popolavano la terrazza di Maxine, all’epoca in cui il peggior difetto era essere noiosi.”

Winston Churchill, il fine umorismo di un grande statista

Winston Churchill, oltre ad essere un grande statista, era dotato di fine umorismo.
Sense of humour, così lo chiamano gli inglesi e il loro è tagliente e sottile, sono staffilate che finiscono per colpire dritto nell’orgoglio il malcapitato destinatario.
Londra, Camera dei Comuni, un membro della stessa sta tenendo un lungo, noiosissimo discorso.
Churchill, fatalmente, si addormenta.
L’oratore, piccato, lo riprende.
– Signor Churchill, ma deve proprio dormire mentre sto parlando?
E Winston, imperturbabile replica:
– No, lo faccio volontariamente.
Che risposta, da restarci di sale!
E chissà come ci rimase quell’elettrice che, incontrandolo per le strade di Londra lo rimproverò, dicendogli che non approvava né la sua politica né i suoi baffi.
Churchill, lapidario se ne liberò con queste poche parole:
– Non si preoccupi signora, non c’ è rischio che venga in contatto con alcuno dei due!
Che personaggio, eh?
E sentite che scaramuccia si combatté a suon di telegrammi tra lo statista e il celebre commediografo George Bernard Shaw.
Questi, nell’invitare Churchill alla prima di Pigmalione, scrisse:
“Riservati due posti per Lei alla prima. Venga e porti un amico – se ne ha.”
La risposta, tutt’altro che benaugurante fu:
“Impossibile venire alla prima. Attendo la seconda. Se ci sarà.”
Che freddura!
Da buon inglese, poi, il grande Churchill ogni tanto non disdegnava un buon bicchiere di brandy.
E una volta, Bessy Braddock, membro del Parlamento, lo redarduì aspramente in questo modo:
-Winston, sei ubriaco!
E lui:
– E’ vero, Bessy, ma tu sei brutta. E domattina io sarò sobrio, ma tu sarai sempre brutta.
Io non oso immaginare la faccia della povera Braddock.
Misogino e tagliente, Winston Churchill.
Sua acerrima avversaria fu Nancy Astor, prima donna ad assurgere alla carica di deputato in Gran Bretagna.
In un fulmineo scambio di battute, degno della migliore commedia inglese, la Astor se ne uscì con questa frase:
– Winston, se fossi mio marito, ti metterei il veleno nel caffé.
E Churchill, con convinzione, chiosò:
– Nancy, se tu fossi mia moglie, lo berrei.
Vedete, sono sudditi di Sua Maestà, ce l’hanno proprio nel sangue e viene loro naturale esprimersi in questa maniera, poche parole, una battuta e un ineguagliabile senso dell’umorismo.