La festa di Maria Bambina, un’antica tradizione in Via Prè

E’ una piccola chiesa, in Via Prè.
Passando potrebbe capitarvi anche di non notarla, San Sisto è tra le case.

Una piccola chiesa, dalla forma dolcemente circolare.
San Sisto lega il suo nome e la sua storia a importanti vicende della nostra città, storie della Superba e storie del popolo genovese, fatti di cronaca che suscitarono molto scalpore.
E se ancora non lo avete letto cliccando qui arriverete al post che ho dedicato a questo luogo di culto sito in uno dei luoghi più caratteristici del nostro centro storico.
Qui, in Via Prè.

Oggi, otto settembre, la chiesa cattolica celebra la Natività di Maria.
E qui, a San Sisto, alla madre di Gesù è dedicata una cappella: è la cappella di Maria Bambina, dove si conserva una statua di lei neonata.

E sapete, come ogni anno nei vicoli si svolgerà una processione, dalla chiesa di San Giovanni Maria verrà condotta qui, a San Sisto, seguita dai suoi fedeli.
Al di là delle convinzioni personali e del credo di ognuno, mi sorgono spontanee alcune riflessioni.
Tante usanze abbiamo perduto, tanta parte del nostro passato si è smarrita, cancellata dallo scorrere del tempo e dalla nostra indifferenza.
Questa tradizione, cara ai genovesi dell’Ottocento, è rimasta.
Era consuetudine di quei tempi e lo è ai giorni nostri.
Accorrevano uomini di mare e lavoratori del porto, gli artigiani e i bottegai, tutto quel mondo che viveva ed abitava in questa parte di Genova.
Genova di altri tempi, non c’era la sopraelevata, non c’era l’acquario, massima attrazione di questi anni.
C’era San Sisto, in Via Prè.
E allora mi piace immaginare i preparativi, ognuno mette da parte il vestito buono, le massaie che si incontrano ai truogoli di Santa Brigida si danno appuntamento per il gran giorno.

Si celebra Maria!
E la gente di Prè è tutta presente, certo!
Ma anche quella di Via del Campo, di San Luca e di tante altre zone di Genova, vengono da ogni parte per Maria Bambina.
E la piccola statua viene condotta per i caruggi e i genovesi l’accompagnano.
Un rito religioso, un’usanza che ancora si conserva, mentre tante altre sono state dimenticate.
Oggi, in questa calda giornata di settembre, Maria Bambina tornerà in processione a Prè.
Saper guardare al futuro senza dimenticarsi del proprio passato è un punto di forza per qualunque società civile ed ogni volta che si reitera un’antica tradizione si restituisce una ricchezza che diventa patrimonio personale di ognuno, la memoria storica di giorni lontani.
I tempi sono cambiati, con Maria non ci saranno solo i genovesi, ma anche coloro che abitano in questa città e vengono dalle più svariate parti del mondo.
Forse qualcuno parteciperà per curiosità, altri avranno preghiere e pensieri da rivolgere a lei, a Maria Bambina.
E la seguiranno, per i caruggi.
Lei è piccina, sul capo porta una corona, è avvolta in fasce di colore chiaro impreziosite di broccato.
Porta il ditino alla bocca e ha gli occhi vispi, come tutti i bimbi piccoli.
E oggi è il suo giorno, il giorno di Maria Bambina.

I truogoli di Santa Brigida e gli incanti di Via Prè

Lassù, in cima a Via Balbi, c’è un archivolto al di là del quale si cela una delle meraviglie del nostro centro storico. Venite con me e non fate rumore, vi prego.


E’ mattina presto, il cielo è limpido e terso e potrete assistere allo spettacolo dei raggi del sole che lentamente scendono sulla Piazza dei Truogoli di Santa Brigida, accarezzando le facciate, riscaldando i suoi muri, facendo luccicare i vetri.

Non c’è nessuno, a quest’ora, in Santa Brigida ma, sapete, da queste parti accadono cose davvero strane.
Mentre ero lì, con la mia macchina fotografica tra le mani, intenta ad inquadrare il panorama, ho visto una signora piuttosto avanti con l’età che, da una finestra calava un cestino nel quale, un giovane, probabilmente il figlio, ha riposto il sacchetto del pane.
Cose d’altri tempi, mi verrebbe da dire.
E adesso chi arriverà? Forse delle massaie con le loro conche piene di panni?
Guardate: usano il turchinetto e nella tasca del grembiule portano una spazzola, quasi tutte, poi, portano i capelli raccolti dentro ad un fazzoletto.
E come chiacchierano queste popolane attorno a quel lavatoio, quasi incuranti della fatica grande che tocca loro in sorte, strigliano e sbattono i panni sulla pietra e intanto ridono, raccontano le vicende di casa, parlano dei loro figli, dei mariti e per tutta la piazza si sente il loro gradevole cicaleccio.
Che magia antica si trova in questo posto.

E poi, dopo il bucato, bisogna tornare a casa.
E quanto è dura quella salita! Se non si ha una certa fibra, ci si sfianca a portare quelle pesantissime conche sulle testa.

La storia racconta che Santa Brigida nel 1346 mentre si recava a Roma dal papa con Santa Cristina, passò sulle alture di Genova e indicando la città profetizzò che un giorno sarebbe stata distrutta e che i viandanti, guardando là dove un tempo si ergeva la Superba, avrebbero detto: là era Genova!
I genovesi alla Santa svedese hanno dedicato questa splendida piazza, forse con la speranza che Brigida, di fronte a tanta bellezza, non faccia mai mancare alla città  la sua protezione.

E se invece scendiamo? Lasciamo le massaie alle loro faccende, c’è ancora molto da scoprire qua intorno.
Andiamo insieme, laggiù, nel più famoso vicolo di Genova, quello dove si incontrano tanti turisti, in cerca del fascino antico della città vecchia, la strada più multietnica, variopinta e particolare di Genova, dalla quale si dipartono vicoletti stretti dai nomi particolari: Via Prè.

E mentre camminate, guardatevi in giro.
Qui c’è il Vico Macellari, poi Vico  Piuma, il Vico dell’Amore, quello delle Foglie Vecchie e quello delle Foglie Nuove.
Poesia, pura poesia.

E mentre siete a Prè, guardate in su.
Guardate sui muri, sopra i portoni, nei luoghi più improbabili potreste imbattervi in particolari che vi sorprenderanno. Eccolo, uno dei simboli di Genova, questo bassorilievo mostra San Giorgio che sconfigge il drago.

E poi, siccome da queste parti c’è gente devota, guardate: l’Agnello di Dio protegge questa casa.

Oh, siamo già in fondo a Via Prè! Torniamo indietro, cari compagni di viaggio, c’è qualcosa che voglio mostrarvi.
Questo è Vico Inferiore del Roso: quello che vedete è Sant’Antonio e accanto, alla sua destra, si possono notare  una pecora e un maiale.

Un tempo assai lontano, in Vico Sant’Antonio c’era un monastero nel quale i frati, a partire dal 1404, ebbero il permesso di tenere dei maiali, considerati sacri.
E questi animali, muniti di un campanello, scorazzavano beatamente indisturbati per i carruggi, nutrendosi della tanta spazzatura che trovavano per strada.
E così, quando passate da queste parti, provate a immaginarvi Vico Sant’Antonio, ora deserto, invaso dai maiali.
Anche questa, a suo modo, è poesia.

Ma qui, in questi caruggi, possono anche succedervi cose belle, che cambieranno la vostra vita.
Se siete una giovane fanciulla, potreste fare l’incontro del destino, proprio qui, in Vico Sant’Antonio.
Oh sì, accade!
E perchè mai non potrebbe capitare a voi quel che è successo a Nicoletta Connio?
Lei era giovane, graziosa e piena di sogni, sapete quei sogni che si fanno, quando si cerca l’amore.
E accadde che un giorno, un uomo di grande talento, uno che con la parola ci sapeva davvero fare, per caso passò di qui.
Dimorava in una locanda questo gentiluomo veneziano, il suo nome era Carlo Goldoni.
E destino volle che, affacciandosi dalla finestra, vide Nicoletta e lei prese dimora nel suo cuore per non lasciarlo più.
Si sposarono proprio a Prè, nella chiesa di San Sisto.

Non so se anche voi, venendo qui, in questi vicoli, troverete l’amore.
Di certo, se saprete vederla, troverete la poesia.